Sabato, Dicembre 07, 2019
   
Text Size

ESTERI: EVO MORALES ED IL GOLPE CHE NON SI E' POTUTO EVITARE

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

 

di Jean Georges Almendras
Evo Morales e Álvaro García Linera hanno rinunciato rispettivamente alla presidenza e alla vicepresidenza della Repubblica Plurinazionale della Bolivia dopo essere stati legittimamente eletti il 22 gennaio del 2006, 13 anni fa. Domenica 10 novembre hanno lasciato la casa presidenziale su richiesta delle Forze armate del paese, dopo che Evo Morales ha annunciato la convocazione a nuove elezioni a causa dell’alta conflittualità imperante in Bolivia, teatro di violenze sociali (che hanno già causato tre morti e diversi feriti), di scontri violenti tra gli stessi boliviani e, se ciò non bastasse, di una sollevazione delle forze di polizia contro i loro diretti superiori. Il tutto in risposta alla dura posizione dell’opposizione affinché Evo lasciasse il governo.
Ai conflitti sociali e gli schieramenti frutto delle pressioni ideologiche - di evidente taglio fascista e di una destra in agguato - a seguito delle elezioni presidenziali nazionali che hanno suscitato soprattutto nell'opposizione i sospetti di una frode elettorale, si sono susseguiti una serie di eventi sfociati in un colpo di Stato. Evo Morales, lo storico leader ‘cocalero aymara’ ha dovuto abbandonare la sua alta carica “per evitare che continuino a bruciare le case, intimorendo e minacciando le nostre famiglie, per questo motivo ci dimettiamo", queste le sue parole dalla regione di Chapare. In 13 anni di governo ininterrotto, Evo Morales e Álvaro Linera hanno seminato odio e amore, e l’opposizione ha approfittato di ogni suo punto debole, dei buchi della sua amministrazione, a vantaggio dei settori dell'opposizione, i cui massimi esponenti sono l'ex presidente Carlos Mesa (di centro destra), giornalista di professione e Luis Fernando Camacho, di evidente posizione fascista.
Dove e come è maturato questo nuovo golpe alla democrazia boliviana? Sono nuovamente coinvolti gli Stati Uniti (la CIA) in questo nuovo episodio di colpo di stato in America latina? Quali faccende interne all'amministrazione Morales hanno contribuito o sono state determinanti per questa svolta nella vita politica della Bolivia?


Fermo restando che gli interessi fascisti sono presenti (come purtroppo avviene anche in altre regioni della nostra America Latina che continua a dissanguarsi), la situazione si è resa sempre più complicata durante il governo di Evo Morales. I problemi sociali in Bolivia, in particolar modo quelli legati ai ‘cocaleros’ sono aumentati. Tema già trattato nel precedente articolo “Il presidente boliviano Evo Morales ed il peso della cocaina", scritto da Erika Pais per Antimafia Dos Mil, pubblicato il 1° ottobre del 2018, a proposito dell'intervento di Evo Morales all'ONU (dove si fece interprete di una voce anti imperialista esemplare e che condividiamo). Dovremmo tenerlo presente in questi giorni turbolenti che sta vivendo la Bolivia.
Evo Morales è un uomo coraggioso o è qualcuno ben consapevole di non poter essere toccato, qualsiasi cosa dica o chiunque lui accusi?"
La nostra intenzione non è quella di esprimere una valutazione morale o etica di una posizione politica ed economica, né è un tentativo di legittimare o delegittimare un processo sociale, ma semplicemente cerchiamo di fare luce su una realtà non ben definita.
La Bolivia è il terzo produttore al mondo di coca, dopo la Colombia e il Perù. Il presidente Evo è ancora oggi il leader riconosciuto dei ‘cocaleros’ della zona di Chapare. È colui che solamente abbassando il pollice potrebbe fermare in un secondo l’intera produzione di coca del Paese. E ciò lo rende un uomo intoccabile. Ma fa anche della Bolivia uno Stato che può permettersi di lanciare accuse ben motivate - laddove altri non possono - contro il gigante del Nord, uno Stato che può godere (meno male) dell’ultima parola, senza timore alcuno, nelle sedi opportune.
Nel marzo dell'anno scorso, promossa dal partito al potere, fu promulgata la Legge 906, chiamata ‘Ley General de la coca’, il cui fine è: "Regolarizzare la rivalutazione, la produzione, la circolazione, il trasporto, la commercializzazione, il consumo, la ricerca, l’industrializzazione e la promozione della coca allo stato naturale; stabilire l’ambito istituzionale di regolamentazione, controllo e fiscalizzazione; regolarne la gestione amministrativa”. In poche parole, viene estesa la legalizzazione della coca, e ben lontano dalla lotta per diminuire le coltivazioni, ne viene moltiplicata la produzione, portando gli ettari coltivato dai 12mila del 1988 ai 22mila attuali. Una volta approvata la legge, le dichiarazioni di Evo dicono tutto: "La foglia di coca si è imposta all'impero nordamericano, la coca ha vinto contro gli Stati Uniti questa dura battaglia: gli Stati Uniti vogliono ‘zero coca’, noi vogliamo garantire la coca per tutta la vita".
Questa nuova legge, così come estende la produzione di coca nella zona di Chapare, feudo di Evo Morales, dal quale si è catapultato nella vita politica che lo ha portato alla presidenza, contemporaneamente impone restrizioni. La zona più colpita comprende le valli andine degli Yungas. Nell’articolo 5 vengono spiegati alcuni dei termini contenuti nella legge. Sradicamento è il processo di soppressione totale e definitiva della coltivazione di coca nella zona non autorizzata, a carico delle entità competenti dello Stato.

 



Ed è l'articolo 6 quello che ci illustra con più chiarezza la situazione: "La produzione, la circolazione, il trasporto, la commercializzazione, l’industrializzazione, la ricerca e la promozione della coca sono soggetti a regolamentazione, controllo e fiscalizzazione dello Stato”.
Curiosamente è proprio la coca che si coltiva nella zona del Chapare quella che viene destinata, in gran parte, alla produzione di cocaina; la stessa che prima era esente da ogni tipo di controllo legale in quanto considerata "eccedente" o illegale. Si registra che meno del 10 % della coca prodotta sul posto era destinata a fini legali. Infatti è proprio qui che sono state scoperte delle “cucine” di coca e dove i contadini sono stati perseguitati dalla DEA. Con la ‘Legge della Coca’ vengono eliminate le tasse, perciò si incoraggia la produzione ed è il Governo di Evo che ne controlla (o protegge) il commercio.
Al contrario, la coca coltivata nella zona degli Yungas è destinata, per la maggior parte, a uso medico e a consumo culturale e religioso. Con la nuova legge si estende (o si legittima qualcosa che stava già avvenendo) la zona di Chapare e si controlla e sradica parte dell’area coltivata dagli Yungas.
Questo è costato a Evo (che è proprietario di piantagioni di coca nella zona di Cochabamba) duri scontri tra le due fazioni dei ‘cocaleros’. Rappresentanti degli Yungas sostengono che il Presidente non può legiferare in materia per conflitto d’interesse, essendo parte in causa. Morales infatti è stato dirigente sindacale durante gli ultimi venti anni a Chapare, zona beneficiata dalla legge. Area inoltre in cui l'investimento del governo in infrastrutture è palese, avendo costruito persino un aeroporto internazionale... Il fine invece non è ancora chiaro.
Questi scontri hanno costato la vita a più di un dirigente sindacale durante le repressioni della polizia da parte dello Stato. E ci sono anche voci di dirigenti sindacali ‘cocaleros’ che hanno denunciato che il tipo di foglia che si coltiva nella zona di influenza di Morales non è adatto al "pijcheo" (forma di consumo abituale). La matematica è una scienza esatta e questa indica che dei 22mila ettari coltivati - sebbene secondo l’‘Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine’ (UNODC) alla fine del 2017 si siano calcolati in totale circa 24.500 ettari - solo 14mila sarebbero utilizzati a fini medici e legali. Il resto… Il resto possiamo immaginare dove vada a finire.
E mentre questo accade, mentre alcuni applaudono, altri pensano e altri indagano. Per adesso quello che ci è chiaro è che lui ha il peso del potere appeso al suo dito.
Il peso della coca.

A poche ore dalla partenza di Evo Morales e di Álvaro García Linera dal Palacio Quemado, in Piazza Murillo della città di La Paz, inevitabilmente sorge una domanda spontanea: la questione dei cocaleros ha a che vedere con questo epilogo? E ancora, negli ultimi tempi, all'interno delle comunità indigene sono state avanzate pubbliche critiche ad Evo Morales, per aver permesso l’accesso all'energia nucleare in territorio boliviano, coinvolgendolo anche nei recenti incendi della regione amazzonica, dopo l’approvazione del decreto 3973 che consentiva un disboscamento che ha causato l’incendio di oltre 2 milioni di ettari. I difensori della terra, della Pachamama, hanno denunciato che quegli ettari sarebbero stati utilizzati per l'estensione della monocoltura della soia e l'industrializzazione della foglia di coca.
Dobbiamo anche denunciare il golpismo da parte dei settori di destra della Bolivia che hanno macchinato per liberarsi di un emblematico, e mediatico, governante dei popoli originari.
Poche ore dopo l’uscita di Evo Morales, è parsa decisamente sfrontata la presenza fascista dell'opposizione nella persona di uno dei suoi recalcitranti esponenti: Luis Fernando Camacho (che si presenta alla società boliviana come "civico"), ed è entrato nel Palazzo Quemado (come veniva chiamata in passato la sede del governo) e ha depositato per terra una bandiera della Bolivia ed una bibbia.
Perché non è stata accettata la decisione di Evo Morales di convocare elezioni nazionali, per neutralizzare le tensioni, e invece si sono inaspriti gli episodi di tensione facendo precipitare la situazione con la richiesta di dimissioni del presidente in carica? Quali intrighi di Palazzo sono in gioco, per giungere a questa inaspettata conclusione, con un paese diviso e lo stupore del popolo latinoamericano scioccato dall'allontanamento di Evo Morales dalla presidenza della Bolivia? I mandanti del Nord stanno ora celebrando questa situazione?
Tutte le strade hanno portato alla caduta di Evo Morales ed ora sono tante le questioni in sospeso: Chi assumerà la presidenza? Quando ci saranno le elezioni? I comandi militari che ruolo giocano? Cosa faranno i movimenti che sostengono Evo Morales? Cosa faranno Evo Morales e Álvaro García Linare, entrambi adesso installati nella regione di El Chaparé?
La sera di domenica, dal suo account Twitter, Evo Morales ha ribadito che si è dimesso per far in modo che "Carlos Mesa e Camacho non continuino a perseguire, sequestrare e maltrattare i miei ministri, i dirigenti sindacali ed i loro famigliari. Voglio che il popolo boliviano sappia che non ho motivo di scappare, che dimostrino se sto rubando qualcosa. Se dicono che non abbiamo lavorato, che guardino le migliaia di opere costruite grazie alla crescita economica. Agli umili e i poveri che amano la Patria dico che continueremo la lotta".
Il 22 gennaio 2006, nel momento di entrare al Palazzo Quemado, nella Piazza Murillo, accadeva un avvenimento senza uguali in Bolivia: per la prima volta un indigeno aymara assumeva la più alta carica del paese, Evo Morales disse: "Voglio dirvi, affinché lo sappia la stampa internazionale, ai primi aymara quechua che impararono a leggere e scrivere, vennero cavati gli occhi, e tagliate le mani affinché non imparassero a leggere e scrivere mai più. Siamo stati sottomessi, ora stiamo cercando di risolvere questo storico problema, non con la vendetta, non siamo rancorosi. E voglio dire soprattutto ai fratelli indigeni dell'America che sono qui in Bolivia: la campagna di 500 anni di resistenza popolare-nero-indigena non è stata vana; la campagna popolare di resistenza indigena incominciata nell'anno 1988, 1989 non è stata vana".
Gli eventi storici del passato, quando i "bianchi illuminati e razzisti" bloccavano qualsiasi strada che potesse portare gli indigeni al governo della Bolivia trovano somiglianza con i fatti storici di oggi, dove golpisti e fascisti che dal 2006 fino allo scorso 10 novembre, che loro malgrado, hanno visto un indigeno al Palazzo Quemado, non hanno cessato la loro lotta per riconquistare posizioni e guadagnare di nuovo posto sui seggi del potere nel paese fratello. E ci sono riusciti.
Denunciamo il colpo di stato in Bolivia, per sé stesso; denunciamo la violazione dello stato di Diritto in Bolivia, per sé stesso; e denunciamo anche il possibile coinvolgimento degli Stati Uniti nello sfascio della democrazia boliviana in mezzo ad un confronto carico di violenza. Violenza da sempre generata dall'impero del Nord. E denunciamo anche che la presenza del narcotraffico nel periodo di Evo Morales al potere, non è un aspetto di cui lui possa andare orgoglioso, perché negli ultimi quattro anni il flusso di attività dei narcos, dalla Bolivia all'Europa, si è intensificato in Bolivia, sicuramente con la complicità degli alti vertici di comando del paese.
Al popolo boliviano, in caso di convocazione di elezioni nazionali - al momento della stesura del presente articolo c’è un vuoto di potere e non è ancora stata fissata la data- spetta l'ultima parola per un ritorno alla democrazia.
Solo il popolo boliviano avrà l'ultima parola, applicando il maggiore discernimento possibile: un profondo discernimento ideologico.

 

CONDIVIDI / SOCIAL NETWORK

Video in evidenza

Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie. Cookie Policy.