Giovedì, Dicembre 13, 2018
   
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Pianeta Oggi News

PIANETA OGGI REPORTER - SETTIMANALE

DA VILLA VARDA INCONTRO CON IL GRUPPO MUSICA RACCONTA.

SI RINGRAZIA PER LA COLLABORAZIONE L'ASSOCIAZIONE TERRA MATER

www.blogterramater.it

TRASMISSIONI IN ONDA SUL CIRCUITO DEL D.T. DIGITALE TERRESTRE - RST SAIUZ WEB - R.D.E. RADIO DIFFUSIONE EUROPEA AM.

 

PIANETA OGGI REPORTER - SETTIMANALE

 

DA VILLA VARDA INTERVISTA CON L' EDUCATRICE KATIA AURILIO

IN COLLABORAZIONE CON L'ASSOCIAZIONE TERRA MATER DI BRUGNERA

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PIANETA OGGI REPORTER - SETTIMANALE

DA VILLA VARDA INTERVISTA CON L' EDUCATRICE KATIA AURILIO

IN COLLABORAZIONE CON L'ASSOCIAZIONE TERRA MATER DI BRUGNERA

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PTV NEWS

IN COLLABORAZIONE CON PANDORA TV ALLNEWS - ROMA.

   

PTV SPECIALE

"PARIGI MASSIMA ALLERTA"

IN COLLABORAZIONE CON PANDORA TV ALLNEWS ROMA.

 

   

ESTERI

 

Le prime voci contro le ingerenze sioniste

 

di Margherita Furlan

Con un colpo di spugna, negli Stati Uniti il senatore repubblicano Rand Paul ha posto un “blocco” all’iter legislativo dello "United States - Israel Security Assistance Authorization Act”, legge che autorizzerebbe il più gigantesco finanziamento di uno stato estero, letteralmente a fondo perduto, che gli Stati Uniti abbiano mai elargito in tutta la loro storia, un “prestito” di 38 miliardi di dollari, con buona pace del contribuente americano. [http://sakeritalia.it/america-del-nord/il-congresso-usa-nelle-mani-disraele/] Immediatamente l’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) ha attivato una massiccia campagna di denigrazione contro il senatore Paul, anche via Facebook. In aiuto all’AIPAC è arrivato il gruppo Christians United for Israel (CUFI), che, per esercitare una forte pressione sul senatore repubblicano, ha organizzato un’operazione di mail bombing indirizzata all’ufficio del politico e, allo stesso tempo, ha pesantemente investito in pubblicità diretta verso gli elettori di Paul nel Kentucky.

L’attuale "sospensione" nel dibattito parlamentare del pacchetto di 38 miliardi di dollari a Israele, deriva dallo scetticismo da sempre dimostrato dal senatore nei confronti degli aiuti degli USA a Paesi stranieri in generale, ma a Washington, fa notare Paul Craig Roberts dalle colonne del suo blog, sono già in molti gli analisti a osservare come sia difficilmente giustificabile un’esborso di siffatto genere dalle casse del Tesoro americano a favore di un Paese dotato di un arsenale nucleare composto da almeno 200 testate, seppure non dichiarate ufficialmente. Fornire aiuti a Israele dovrebbe infatti essere illegale ai sensi dell'emendamento Symington del 1961 [http://legcounsel.house.gov/Comps/Foreign%20Assistance%20Act%20Of%201961.pdf], nonché a causa del fatto che Tel Aviv ha sempre rifiutato di firmare il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP). Come non ha mai ratificato la Convenzione sulle armi chimiche CWC (Chemical Weapons Convention) né la Convenzione sulle armi biologiche BTW (Biological and Toxin Weapons Convention).

Per giustificare le forniture militari, nel 1969 il presidente americano Lyndon B. Johnson e il primo ministro israeliano, Golda Meòr, giunsero a un accordo: Washington non avrebbe fatto pressioni per indurre Tel Aviv a firmare il TNP, a condizione che quest’ultima s’impegnasse scrupolosamente a mantenere una forte ambiguità sulle sue attività nucleari. E’ così che Shimon Peres, il padre della bomba, nel suo libro, “Il nuovo Medio Oriente”, potè affermare in tutta tranquillità che la centrale di Dimona fu costruita semplicemente “a scopo dissuasivo”.

Oggi, ancor più di ieri, la lobby anglo-israeliana trae vantaggio dalla sua capacità e di plasmare la narrativa dei media a suo favore e di utilizzare incentivi finanziari. Per i politici che non soccombono subito alla corruzione, c'è sempre l'opzione di una pressione diretta, che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna consiste nell'interferenza nel sistema politico diretta a rimuovere i critici, o attraverso la promozione di uno scandalo ad hoc, o con il sostegno finanziario a candidature alternative. Come nel caso di William Fulbright [https://www.wrmea.org/1995-april-may/j.-william-fulbright-a-giant-passes.html]. D’altronde le campagne elettorali non sono gratuite per nessuno.

Eppure sembra d’intravedere un’inversione di tendenza.

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ESTERI

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Segnali generali di disordine prodotti da un cambio d’epoca

 

di Margherita Furlan

Con una mossa a sorpresa, il Qatar lascia l’Opec, Organisation of Petroleum Exporting Countries, a partire da gennaio. Ad annunciarlo è il nuovo ministro per l'Energia qatarina, Saad al-Kaabi in una conferenza stampa tenuta a Doha, capitale dell’Emirato. "Il ritiro riflette il desiderio del Qatar di concentrare i suoi sforzi nello sviluppo della produzione di gas naturale, portandola da 77 milioni di tonnellate all'anno a 110", spiega al-Kaabi. La decisione, confermata alle emittenti televisive panarabe anche dalla Qatar Petroleum, compagnia petrolifera statale di Doha, arriva a pochi giorni dalla prossima riunione Opec, prevista il 6 dicembre. Voci di corridoio insistono che in quella sede l’Organizzazione, spinta da Arabia Saudita e Russia, rispettivamente il membro e il partner più grandi, deciderà nuovi tagli alle forniture dell’oro nero. I due Paesi hanno infatti concordato la continuazione della cooperazione nella gestione dell'approvvigionamento petrolifero nel 2019.

Il Qatar si è unito al cartello petrolifero nel 1961, un anno dopo la sua nascita. L’Emirato, che ha un Pil pro capite tra i più alti al mondo, con oltre 100 dollari ad abitante, è oggi l’undicesimo produttore di petrolio tra i Paesi aderenti Opec (620mila barili al giorno) ed è il più grande esportatore al mondo di gas naturale. Secondo quanto scrive il Financial Times, però, la decisione di Doha deriverebbe non tanto da ragioni di carattere squisitamente economico ma sarebbe l'ultima tappa (per ora) dello scontro politico in essere nella regione dal 5 giugno 2017.

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RDE RADIO DIFFUSIONE EUROPEA ACCELERA

DA IERI LA NUOVA FREQUENZA STORICA  819 KHZ IN AM DI R.D.E. HA INIZIATO A TRASMETTERE IN UNA FASE SPERIMENTALE REGOLARE, RICEZIONE IN TUTTO L' ALTO ADRIATICO. L'EMITTENTE TRIESTINA PUNTA ORA AL NUOVO PALINSENSTO NATALIZIO.

   

NOTIZIA FLASH

VIOLENTISSIMO TERREMOTO IN ALASKA LOCALITA' ANCHORAGE MAGNITUDO 7.0 GRAVI DANNI ALLE INFRASTRUTTURE.

   

SPOT R.E.A. PER UN EFFICIENTE STATO SOCIALE

Il filmato descrive l'impegno della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) a costruire un nuovo ed efficiente Stato Sociale

   

ESTERI - AGGIORNAMENTI

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Provocazione di Poroshenko e della NATO contro la Russia

Margherita Furlan

Nella giornata di ieri, domenica 25 novembre, tre imbarcazioni militari ucraine – un rimorchiatore e due cannoniere - hanno tentato di forzare lo stretto di Kerch. Allo sconfinamento nelle acque territoriali, la guardia costiera russa, dopo avere dato l’ordine di non muoversi, ha risposto speronando il rimorchiatore e danneggiandone i motori. Le altre due imbarcazioni della Marina militare ucraina stazionavano a sei miglia dal Ponte di Kerch.

Mosca ha così disposto la chiusura temporanea dello Stretto – ora revocata per le navi commerciali dirette in Russia - mentre la Marina, dopo un breve conflitto a fuoco che ha provocato tre feriti, ha sequestrato le tre imbarcazioni e arrestato 23 marinai ucraini.

Riunitosi d’urgenza, il Consiglio Supremo di Difesa ucraino ha deciso il richiamo di parte della riserva delle forze armate e lo stato di massima allerta. Mentre quasi tutte le unità navali ucraine hanno preso il mare da Odessa, il ministero degli Esteri russo ha reso noto stamani, in un comunicato pubblico, che "la linea perseguita da Kiev in coordinamento con gli Stati Uniti e l'Unione europea, volta a provocare un conflitto con la Russia nelle acque del Mar d'Azov e del Mar Nero, potrebbe provocare gravi conseguenze. La Federazione russa, sottolinea il comunicato, reagirà fermamente a ogni tentativo di violare la sua sovranità e la sicurezza”.

Il presidente ucraino, Petro Poroshenko ha nel frattempo ratificato la legge marziale. Per trenta giorni quest’ultima permetterà a Kiev di limitare ulteriormente la libertà di stampa nel Paese e di rinviare le elezioni presidenziali previste a marzo. Si teme, in particolare modo, il rafforzamento degli attacchi bellici sul Donbass, mentre imperversano le proteste davanti alle sedi diplomatiche russe in tutta l’Ucraina. L'Osce riferisce che circa 70 persone, in gran parte giovani, si sono radunati davanti al consolato russo di Kharkiv lanciando fumogeni verso l'edificio e tentando di dare fuoco a cumuli di pneumatici. A Kiev, un'auto in dotazione ai funzionari russi è stata bruciata. Petardi sono stati lanciati contro il consolato di Odessa, davanti al quale si sono radunati un centinaio di manifestanti.

Mentre scriviamo, è in corso una seduta del Consiglio di sicurezza dell’Onu, richiesta da Mosca e a Bruxelles è appena terminata una riunione straordinaria della

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ESTERI: QUALI ARMI CHIMICHE? LE AVETE GIA' TUTTE

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di Margherita Furlan

Oltre cento persone sono rimaste intossicate nei quartieri residenziali della città di Aleppo, Khaldieh, Calle Nilo e Jameyit Zahraa, in un attacco al cloro perpetrato, sabato 24 novembre, dai terroristi di Jabhat al-Nusra. Il direttore del Dipartimento della Salute della città siriana, Ziad Hajj Taha, ha riferito all’agenzia di stampa governativa Sana che le persone colpite soffrono di asfissia e di altri sintomi tipici dell’avvelenamento provocato da sostanze chimiche. Le squadre speciali di esperti militari russi arrivate sul luogo dell’accaduto confermano alla stampa, attraverso la voce del rappresentante del ministero della Difesa russo, generale Igor Konashenkov che, secondo i dati preliminari, la popolazione sarebbe stata bombardata con “proiettili contenenti cloro".

L’alto funzionario ha aggiunto che "la Russia intende discutere questo evento con la Turchia, Paese che, in base agli accordi di Astana, è garante del rispetto della cessazione delle ostilità da parte dell'opposizione armata nella de-escalation nel governatorato di Idlib.” Parole confermate dalla portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova, che chiede alla comunità internazionale la condanna incondizionata dell'attacco, “chiaramente volto a sabotare il processo di pace in Siria”, afferma, mentre il ministero degli Esteri siriano esorta il Consiglio di sicurezza dell'ONU a prendere misure contro i tagliagole. Ma l'Occidente resta immobile. “Lo standard è il solito", spiega il capo della diplomazia iraniana, Javad Zarif: “Nessuna condanna, da parte di Washington e sudditi, se si crede che a usare le armi chimiche sia stato un qualche tipo di alleato”. Lo stesso ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, aveva in precedenza più volte osservato come Stati Uniti e tagliagole abbiano un obiettivo comune in Siria, il rovesciamento di Bashar al-Assad. "Gli Usa guardano all'Isis quasi come a un alleato nella lotta contro Damasco", aveva detto Lavrov. A pensare male si fa peccato, cita un noto proverbio, ma forse non è un caso che la stampa internazionale, che in passato non ha esitato a condannare Damasco nonostante l'assenza di prove, oggi usi il condizionale. E non riprenda nemmeno le dichiarazioni rilasciate dal governatore di Aleppo, Hussein Diab, per cui “il recente attacco terroristico rappresenterebbe una conferma del fatto che i gruppi terroristici in Siria sono in possesso di arsenali di armi chimiche”.

Vista la grande confusione mediatica,

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PIANETA OGGI REPORTER - SETTIMANALE

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R.D.E. RADIO DIFFUSIONE EUROPEA,  LA NUOVA EMITENTE RADIOFONICA INTERREGIONALE DA TRIESTE IN AM 1584 / 819 KHZ

INTERVISTA AL PRESIDENTE MAURIZIO CASTELLI, COLUI CHE RAPPRESENTA ANCHE LA MANO TECNICA DELLA STAZIONE RADIO.

www.radiodiffusioneeuropea.net

PROGRAMMA IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV D.T. RST SAIUZ WEB, R.D.E. AM

 

   

PIANETA OGGI REPORTER - SETTIMANALE

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CAMBIAMENTI CLIMATICI

INTERVISTA ALL' ING. ALESSANDRO PATTARO "ESPERTO IN IDRAULICA DEL TERRITORIO" CON FABRIZIO ZABEO "RAPPRESENTANTE COMITATO ALLAGATI INTERVENEZIANO" SUBITO DOPO LA DIRETTA DI OPEN SPACE A RDE RADIO DIFFUSIONE EUROPEA AM 1584 / 819 KHZ.

PROGRAMMA IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV D.T.  RST SAIUZ, R.D.E. AM

   

OUR VOICE STASERA H 23.00 IN DIRETTA

 

2018112324 limbo montevideodi Our Voice
Our Voice Italia, Uruguay e Argentina presenteranno insieme una versione rinnovata dello spettacolo ”Limbo” presso la città di Montevideo, Uruguay. Gli shows si terranno rispettivamente: venerdì 23 Novembre alle ore 21 presso il teatro “Stella di Italia” in via Mercedes 1805 e sabato 24 novembre alle ore 19 nella sala di teatro “Casa Inju” in via 18 de Julio 1865. Gli ingressi saranno entrambi liberi e gratuiti.Clicca qui per seguire la diretta streaming degli eventi sulla pagina Facebook di Our Voice!

 

   

ESTERI

 (SI RINGRAZIA PER LA COLLABORAZIONE MARGHERITA FURLAN)

 L’espansionismo d’Israele è nei numeri

 In un solo anno la popolazione israeliana, dalle ultime stime, è salita di quasi il 2 percento, confermando la tendenza degli ultimi anni. Secondo l’Ufficio Centrale delle Statistiche di Tel Aviv, attualmente il Paese ospita 8 milioni abitanti. A pubblicare i dati è il sito Times of Israel, secondo il quale la popolazione israeliana sta crescendo grazie a diversi fattori, non ultimo un vero e proprio boom delle nascite, con 174mila bambini nati in un anno, contro 44mila decessi. Si noti che con l'attuale tasso di natalità, pari a 3,1 bambini per famiglia, entro la metà del secolo, il Paese è in grado di raggiungere una densità di popolazione pari a 700 persone per chilometro quadrato. Una bella cifra se consideriamo che la densità israeliana attuale (400 persone per chilometro quadrato) supera già, se pur di di poco, quella europea (368 persone per chilometro quadrato). Sulla base di questi dati si è calcolato che entro il 2060 la densità della popolazione d’Israele si avvicinerà alle 800 persone per chilometro quadrato. Considerato che oggi in Cina in ogni chilometro quadrato vivono mediamente circa 600 persone, è evidente che ciò che sta avvenendo in Israele è un passaggio cruciale nella storia del Paese che tanta influenza ha non solo nel Medio Oriente, ma anche nelle politiche degli USA.

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NO ALLO SMANTELLAMENTO DI RADIO E TV LOCALI

In questo video Massimo Bonella, editorialista di PianetaOggiTv.net si sofferma sul pericolo che 800 radio e 400 TV siano costrette a chiudere e a lasciare senza lavoro migliaia di lavoratori del settore.

Un ringraziamento per la collaborazione a Rainero Schembri della R.E.A.

www.reasat.eu

   

RDE RADIO DIFFUSIONE EUROPEA INFORMA

R.D.E. PROVE TECNICHE DI TRASMISSIONE SULLA FREQUENZA DEGLI 819 KHZ IN AM

TRASMISSIONI REGOLARI SULLA FREQUENZA 1584 KHZ RICEZIONE ALTO MEDIO ADRIATICO E COSTA DELL'ISTRIA CROAZIA.

INFO: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

oppure 345-9945637

   

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