Lunedì, Dicembre 11, 2017
   
Text Size

Osservatorio Planetario

IL COMUNE DI CORCIANO CONFERISCE LA CITTADINANZA ONORARIA A NINO DI MATTEO

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

Di Francesca Panfili
Giovedì 22 giugno si è svolta a Corciano, comune in provincia di Perugia, la cerimonia ufficiale di consegna della cittadinanza onoraria al pm Nino Di Matteo, alla presenza del Consiglio Comunale, delle autorità locali e di numerosi cittadini presenti.
La proposta era stata presentata dalla consigliera comunale Simonetta Checcobelli e votata all'unanimità lo scorso dicembre. "Oggi siamo qui per ribadire la volontà di non adeguarci ad un paese che a volte è insofferente verso queste tematiche e per non lasciare soli i servitori dello stato come Nino Di Matteo che ogni giorno lotta per la legalità e la giustizia" ha affermato la consigliera.

Leggi tutto: IL COMUNE DI CORCIANO CONFERISCE LA CITTADINANZA ONORARIA A NINO DI MATTEO

 

LA FAMIGLIA RIINA E IL MARCHIO DI CAINO

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA DI PALERMO.

di Giorgio Bongiovanni
Una provocazione e un'offesa al Capo dello Stato, agli italiani onesti ma soprattutto ai parenti delle vittime di mafia spietatamente uccise da Totò Riina. È ciò che sembra essere la richiesta di Lucia Riina, figlia del boss corleonese e del marito Vincenzo Bellomo, che annunciano di chiedere l'esonero dalla cittadinanza italiana insieme alla loro bimba di pochi mesi. Richiesta che dovrebbe essere recapitata al Presidente della Repubblica, tra l'altro parente di vittima di mafia pure lui, Sergio Mattarella, fratello di quel Piersanti presidente della Regione Siciliana ucciso nel 1980, per il cui assassinio proprio Totò Riina si beccò un ergastolo insieme ad altri boss di Cosa nostra.

Leggi tutto: LA FAMIGLIA RIINA E IL MARCHIO DI CAINO

 

LETTERA APERTA A GIUSEPPE GRAVIANO

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA DI PALERMO.

di Giorgio Bongiovanni
Signor Giuseppe Graviano, Le scrivo dopo aver letto con grande attenzione le trascrizioni delle conversazioni che lei ha intrattenuto con il suo compagno di ora d’aria, il camorrista Umberto Adinolfi. Ho letto anche le risposte che il 28 marzo scorso ha dato ai pm della Procura di Palermo che sono venuti ad interrogarla. Ancora una volta, così come aveva fatto al processo del suo compaesano, Marcello Dell’Utri, ha preferito mantenere il silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Eppure ha voluto dare uno spiraglio di apertura dicendo che “quando sarò in condizioni sarò io stesso a cercarci e a chiarire alcune cose che mi avete detto”. La causa, a suo dire, riguarda le “condizioni di salute che oggi non mi consentono di potere sostenere un interrogatorio così importante ed anche a causa del mio stato psicologico derivante dalle condizioni carcerarie che mi trovo costretto a vivere”. “Io - ha detto ancora ai pm - sono distrutto psicologicamente e fisicamente con tutte le malattie che ho, perché da 24 anni subisco vessazioni denunciate alle procure e le procure niente. Da quando mi è arrivato questo avviso di garanzia, entrano in stanza, mi mettono tutto sottosopra. I documenti processuali sono strappati. Mi hanno fatto la risonanza magnetica perché mentre cammino perdo l’equilibrio e hanno trovato una patologia che mi porterà a perdere la memoria, sarà tra cinque o dieci anni. Io assumo ogni giorno cinque capsule di antidepressivi, solo di antidepressivi e subisco vessazioni dalla mattina alla sera. Entrano in stanza e mi fanno tre perquisizioni a settimana”.
Vede Signor Graviano, c’è qualcosa che lei, capomandamento di Brancaccio assieme a suo fratello Filippo, deve comprendere: voi non avete alcun potere. Voi siete appartenenti ad una struttura denominata Cosa nostra, è certo che siete al vertice di uno dei mandamenti più “importanti” della città di Palermo e assieme al vostro “Capo dei capi”, Totò Riina (Bernardo Provenzano è ormai defunto) indubbiamente vi siete macchiati di crimini efferati, avete ucciso ed ordinato la morte di decine di persone. Non solo. Avete compiuto le stragi in Continente, ucciso bambini (su tutti le ricordo Nadia e Caterina Nencioni, di nove anni ed appena 50 giorni di vita che hanno perso la vita in via dei Georgofili nel maggio 1993) e per quanto lei ne dica ci sono prove più che sufficienti che dimostrano le responsabilità sue e della sua famiglia mafiosa di Brancaccio, nelle stragi del 1992. In particolare in quella di via d’Amelio.
Lei è perfettamente a conoscenza dei segreti

Leggi tutto: LETTERA APERTA A GIUSEPPE GRAVIANO

 

DIRETTA DA FIUMICELLO - CONFERENZA

"GIUSTIZIA E VERITA'"

 

 

BORSELLINO SU CASSAZIONE - RIINA: "PAGANO LA CAMBIALE CHE HANNO FIRMATO 25 ANNI FA"

Da La Torre a Gratteri: pioggia di critiche sulla possibile scarcerazione del boss
di Aaron Pettinari
“Non è possibile, non è possibile. Lo sapevano da 25 anni da quando gli hanno commissionato la strage di Via D’Amelio assicurandogli che non sarebbe morto in carcere. Stanno pagando la cambiale che hanno firmato 25 anni fa. A che serve continuare a gridare giustizia e verità, la giustizia non esiste e la verità è che viviamo in un paese in cui è al potere una banda di assassini. Hanno avuto forse una morte dignitosa quelli che sono stati fatti a pezzi in Via D'Amelio?”. Con queste parole Salvatore Borsellino, dal profilo Facebook, commenta la decisione della Corte di Cassazione di accogliere il ricorso del difensore di Totò Riina nel richiedere il differimento della pena o, in subordine, la detenzione domiciliare a causa delle “precarie condizioni di salute del suo assistito, gravato da diverse patologie”. Una richiesta che lo scorso anno era stata respinta dal tribunale di sorveglianza di Bologna, che però, secondo la Cassazione, nel motivare il diniego aveva omesso “di considerare il complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico”. I giudici, quindi, ribadiscono il principio per cui ad ogni detenuto va assicurato il “diritto a morire dignitosamente” ed ora la decisione tornerà al Tribunale di Sorveglianza di Bologna. Se da una parte la Suprema Corte riconosce lo “spessore criminale” del boss corleonese, si suggerisce di verificare se lo stesso possa ancora considerarsi pericoloso “vista l’età avanzata e le gravi condizioni di salute”. Così, in un colpo solo si spazzano via i crimini commessi da “la belva” (così è soprannominato). I morti ammazzati, le stragi ed anche le condanne a morte più recenti nei confronti del pm Nino Di Matteo e di don Luigi Ciotti.

Leggi tutto: BORSELLINO SU CASSAZIONE - RIINA: "PAGANO LA CAMBIALE CHE HANNO FIRMATO 25 ANNI FA"

 

L'ULTIMO COLPO DI RASOIO ALLA MEMORIA DI GIOVANNI FALCONE

IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA

di Saverio Lodato
Caro Giovanni Falcone, tutto avremmo potuto pensare, e prevedere, tranne che, proprio in occasione del venticinquesimo anniversario del tuo sacrificio, insieme a quello di Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, la Cassazione avrebbe aperto la cella del tuo carnefice, Totò Riina.
Che avrebbe messo nero su bianco che chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato.
Che lo avrebbe fatto qualche giorno dopo avere santificato il vostro sacrificio in quel di Capaci, in un lontanissimo 23 maggio 1992.
Che questo nostro Stato fosse quello che è, lo sappiamo da tempo.
E anche tu, caro Giovanni, lo avevi cominciato a capire benissimo quando, all’indomani del fallito attentato dell’Addaura contro la tua persona, mi parlasti apertamente di "menti raffinatissime".
Da allora quanta acqua è passata sotto i ponti: acqua sempre torbida, inquinata, avvelenata. Nonostante i cittadini chiedessero che scorresse acqua finalmente limpida, cristallina, in materia di mafia e di lotta alla mafia. Ma non c’è verso. E’ uno scenario nero che sembra non cambiare mai.

Leggi tutto: L'ULTIMO COLPO DI RASOIO ALLA MEMORIA DI GIOVANNI FALCONE

   

DA PALMANOVA IN DIFFERITA, VI PROPONIAMO "L'ARTE CHE UCCIDE LA MAFIA" A CURA DI OUR VOICE

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA www.antimafiaduemila.com

PRESENTE ANCHE LA NOSTRA EMITTENTE ONLINE DI VENEZIA E RST SAIUZ DI TREVISO www.radiosaiuz.it

Relatori

Cristian Sergo, consigliere regionale M5S

Luana De Francisco, co-autore del libro "Mafia a Nord-Est"

Francesco Cautero, Libera FVG

Andrea Del Zozzo, Agende Rosse e Scorta Civica

Didier François Belle, Associazione Mandi Dal Cil

Matias Lucas Guffanti, compagnia teatrale Our Voice


L'evento è organizzato dal Movimento 5 Stelle Friuli Venezia Giulia in collaborazione con l'Associazione culturale Mandi dal Cil e Our Voice. Ingresso gratuito.

 


 

   

SPETTACOLO DI OUR VOICE "L'ARTE UCCIDE LA MAFIA" PALMANOVA E GEMONA DEL FRIULI 1-3 GIUGNO

Diretta streaming!
Sabato 3 giugno
alle ore 18, in occasione del dibattito sulla proposta della legge antimafia del Movimento 5 Stelle in FVG, la compagnia teatrale Our Voice presenterà il suo spettacolo "L'arte uccide la mafia" presso il Teatro Gustavo Modena di Palmanova in via Dante Alighieri, 18 (UD).

Our Voice è un movimento culturale internazionale di giovani che attraverso l'arte teatrale vuole dare un messaggio di lotta culturale contro quei mali che affliggono la società come la mafia.
Lo spettacolo del 3 giugno sarà una replica dell'esibizione che si svolgerà il giugno alle ore 11 alla scuola Santa Maria degli Angeli di Gemona del Friuli (UD). Il tema verrà approfondito da:
Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafia Duemila Cristian Sergo, consigliere regionale M5SLuana De Francisco, co-autore del libro "Mafia a Nord-Est"Francesco Cautero, Libera FVGAndrea Del Zozzo, Agende Rosse e Scorta CivicaDidier François Belle, Associazione Mandi Dal CilMatias Lucas Guffanti, compagnia teatrale Our Voice

Leggi tutto: SPETTACOLO DI OUR VOICE "L'ARTE UCCIDE LA MAFIA" PALMANOVA E GEMONA DEL FRIULI 1-3 GIUGNO

   

23 MAGGIO, GIOVANNI FALCONE E BERTOLT BRECHT

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

di Saverio Lodato
Giugno, che viene dopo maggio, sarà il mese in cui nessuno parlerà più di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani. La grande saga in cui si piangono i Santi, gli Eroi, i Martiri dell'Antimafia, per il momento, è sospesa. Se ne riparlerà nel maggio successivo, nel 2018, anche se trattandosi di Anniversario N. 26 sarà tutto in tono un po' minore. Anniversario N. 50 - al momento lontanino, si capisce - sarà il più grandioso mai celebrato sino ad allora. Gli anniversari, come gli Antichi Dei - si sa - sono capricciosi e pretendono loro di decidere quando si sentono in gran spolvero. Agli uomini tocca assecondarli. Non se ne esce.
Ciò premesso, fra un altro quarto di secolo, con altissima probabilità, il panorama politico, istituzionale e televisivo italiano sarà cambiato. In meglio, in peggio, nessuno oggi può dirlo. Ma di sicuro quelli che ci saranno non dimenticheranno la strage di Capaci, e anche quella di via d’Amelio. E sarà un bene.
Ci sarà ancora la Mafia?
A occhio e croce diremmo di sì, anche se vorremmo cominciare sin da subito a essere smentiti. Ma queste sono opinioni, magari la mafia non ci sarà più.
Qualche settimana fa, in vista del venticinquesimo, avevo scritto qui "Perché il 23 maggio non andrò all'anniversario di Capaci". E non mi sono ricreduto per quella scelta.

Leggi tutto: 23 MAGGIO, GIOVANNI FALCONE E BERTOLT BRECHT

   

A 25 ANNI DALLE STRAGI, TRE LIBRI PER CAPIRE

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

“Quel terribile '92”, “L'Assedio” e “Giovanni Falcone, Paolo Borsellino. Le cose non dette e quelle non fatte"
di Giorgio Bongiovanni
Il 25° annivversario della strage di Capaci, così come è già accaduto con le commemorazioni degli anni passati, resterà nella memoria collettiva come il trionfo della retorica, dell'ipocrisia e della vigliaccheria da parte delle istituzioni. Una “passerella istituzionale” che è andata in scena per quasi l'intera durata delle 24 ore trascorse il 23 maggio. I tantissimi giovani e ragazzi sbarcati con le “Navi della legalità” a Palermo, purtroppo, hanno assistito a questo “scempio” ascoltando storie e racconti falsati dalle testimonianze di chi è salito sul “carro dei vincitori” soltanto dopo che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano stati uccisi.

Leggi tutto: A 25 ANNI DALLE STRAGI, TRE LIBRI PER CAPIRE

   

DI MATTEO: "MAFIA FATTORE DI CONDIZIONAMENTO DELLA DEMOCRAZIA"

 

IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA ONLINE

di Francesca Mondin - Video all'interno!
Il magistrato palermitano: “Impegno politico di un pm non mi scandalizza ma scelta definitiva”

“La lotta alla mafia dovrebbe essere quello che finora non è stato: il primo obiettivo di ogni governo di qualsiasi colore e orientamento politico" ha detto ieri alla Camera il magistrato Nino Di Matteo, che vanta oltre vent’anni di indagini sulla mafia e corruzione, intervenuto al convegno del Movimento 5 stelle "Questioni e visioni di giustizia - Prospettive di Riforma".
Infatti, “la questione mafiosa - ha spiegato il pm - costituisce oggi un gravissimo fattore di condizionamento della democrazia, una intollerabile violazione dei diritti costituzionali”.

Il magistrato palermitano non ha fatto sconti alla politica ed ha puntato il dito sull’assurdità di aver avuto al potere figure poi risultate contigue alla mafia: “Per troppo tempo, fingendo di rispettare la presunzione di innocenza, la politica ha sovrapposto due tipi di responsabilità che sono ontologicamente diversi: la responsabilità penale e quella politica. E' - ha continuato Di Matteo - grazie a questo meccanismo perverso che si è creata la santificazione di Andreotti, per cui Cuffaro e Dell'Utri sono stati rieletti ed è per questo che l'onorevole Berlusconi è ancora in grado di ricoprire un ruolo importante nel contesto politico nazionale. Da cittadino, ancora prima che da magistrato, questo mi sembra paradossale".
Una situazione assurda che si riflette tutt’ora nel contesto politico italiano: “Un Parlamento che mentre dibatteva sulla decadenza di un membro condannato, si poneva negli stessi giorni il problema di fare norme per non far candidare magistrati" è lo specchio di "un mondo al contrario” ha dichiarato il pm antimafia. Per questo motivo “è invece necessario richiamare i meccanismi di responsabilità politica” ha detto Di Matteo complimentandosi per “l’approvazione del codice del M5s" che richiamandosi all'articolo 54 della Costituzione, richiede di "adempiere funzioni pubbliche con disciplina ed onore".
Sulla possibilità che un magistrato si candidi in politica il pm palermitano ha detto: “L'eventuale impegno politico di un pm non mi scandalizza ma penso che un'eventuale scelta di questo tipo debba essere fatta in maniera definitiva e irreversibile, ovvero è incompatibile con la pretesa poi di tornare a fare il giudice". E sulla sua disponibilità di scendere in campo, rispondendo a Marco Travaglio, Di Matteo ha detto: “Io non rispondo alla domanda che riguarda l'eventuale mio impegno politico, ma dico che non sono d'accordo con Davigo e Cantone e con chi pensa che l'esperienza di un magistrato non possa essere utile alla politica”.
Il 23 maggio scorso ci sono state le commemorazioni per il venticinquesimo dalla strage di Capaci, in riferimento ad alcune manifestazioni avvenute a Palermo il pm ha detto: "Nei giorni dell'anniversario della strage di Capaci abbiamo assistito al trionfo dell'ipocrisia, alla sterile retorica di chi fingeva di commemorare i morti dopo averli mortificati da vivi. Mi sono volutamente astenuto dal partecipare al coro di dichiarazioni, di passerelle televisive".
"Oggi per non tradire e calpestare la memoria di Falcone - ha quindi concluso il pm - abbiamo una sola strada che costerà sangue a chi avrà il coraggio di tracciarla: dobbiamo pretendere noi cittadini verità e giustizia. Solo così la memoria di Falcone continuerà a vivere oggi".

 

 

   

"QUEL TERRIBILE '92" 25 VOCI PER RACCONTARE L'ANNO CHE CAMBIO' LA STORIA

 

Pubblicato il 16 mag 2017

Di tutti gli anni della nostra storia recente, uno di quelli che resterà per sempre impresso nella mente degli italiani è sicuramente il 1992.Un anno a metà tra la speranza di un cambiamento possibile e il tragico dolore. Tutto ha inizio il 17 febbraio 1992, quando scoppia il caso Tangentopoli con l'arresto dell'ingegnere Mario Chiesa. Quella “mazzetta” da 7 milioni, ricevuta dall'imprenditore Luca Magni, dà il via all'inchiesta Mani Pulite. Basta scorrere ancora il calendario fino al 23 maggio per precipitare dallo scandalo alla guerra fra il potere criminale e lo Stato quando, alle 17.56, i killer di Cosa nostra innescano con un radiocomando a distanza mille chilogrammi di esplosivo, nascosti in un tombino dell'autostrada Palermo-Trapani, all'altezza dell'uscita per Capaci. Muoiono così Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Appena 57 giorni dopo, alle 16.58, Palermo, e con essa l'Italia intera, sobbalza allo scoppio di una nuova bomba, stavolta in via D'Amelio. Una nuova strage in cui a perdere la vita sono Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. È il secondo colpo al cuore dello Stato da parte di Cosa nostra. Grazie ai ricordi di 25 voci il libro attraversa quella stagione di rivoluzione e cambiamenti fino a giungere ai giorni nostri. Un modo per fare memoria, 25 anni dopo.Le voci
Manuel Agnelli, Maurizio Bologna, Salvatore Borsellino, Ninni Bruschetta, Loredana Cannata, Fabio Caressa, Giancarla Codrignani, Lella Costa, Giobbe Covatta, Jacopo Fo, Annalisa Insardà, Canio Loguercio, Fiorella Mannoia, Neri Marcorè, Bruno Morchio, Alberta Nunziante, Michela Ponzani, Carmela Ricci, David Riondino, Andrea Satta, Vauro Senesi, Daniele Silvestri, Sergio Staino, Flavio Tranquillo, Dario Vergassola e Stefano Vigilante
Aaron Pettinari (1984), giornalista pubblicista, è capo redattore di «Antimafia Duemila». Dal 2014 inviato a Palermo. Ha collaborato con «I Siciliani Giovani», «L'Ora Quotidiano», «Il Resto del Carlino», «La Gazzetta dello Sport» e il quotidiano on line www.laprovinciadifermo.com.

 

   

LA STRAGE DI CAPACI . . .

DALLA RETE: "LOTTE ALLE MAFIE. OSSERVATORIO SU CRIMINALITA' E MALAPOLITICA"

 

 

   

LA MEMORIA E L'IMPEGNO A 25 ANNI DALLE STRAGI - CAPACI 22 MAGGIO

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

L'Istituto di Istruzione superiore “U.Mursia” di Carini, in collaborazione con il Movimento delle Agende Rosse e Antimafia Duemila organizzano l'incontro dibattito “La memoria e l'impegno, a 25 anni dalle stragi”, per ricordare i due eccidi di Capaci e di via d'Amelio in cui, un quarto di secolo fa, rimasero uccisi prima il giudice Giovanni Falcone, con la moglie Francesca Morvillo, e poi il giudice Paolo Borsellino, insieme agli agenti delle loro scorte.

Interverranno all'incontro il sindaco di Capaci, Sebastiano Napoli, Brizio Montinaro, fratello di Antonio, rimasto ucciso nella strage di Capaci, i coniugi Domino, genitori del piccolo Claudio, vittima innocente di mafia a soli 11 anni, Roberta Gatani, coordinatrice del Movimento delle Agende Rosse e nipote di Paolo Borsellino, Massimo Sole, fratello di Giammatteo, ennesima vittima innocente di mafia.  
Francesca Mondin, redattrice di Antimafia Duemila, modererà l'incontro, che avverrà il 22 maggio, alle ore 11.30 a Palazzo Pilo, in piazza Matrice, a Capaci (Palermo).
A far da cornice all’evento, sarà allestita una mostra con i lavori dei ragazzi del Liceo Artistico di Cantù Lomazzo e con le tavole dei disegni del fumetto "1,10,100 agende rosse… quale democrazia?" a cura del gruppo Peppino Impastato di Milano del Movimento delle Agende Rosse.

Leggi tutto: LA MEMORIA E L'IMPEGNO A 25 ANNI DALLE STRAGI - CAPACI 22 MAGGIO

   

DIRETTA DA BARI - CONFERENZA

"ECCE HOMO"

LE PROVE STORICHE CHE GESU' E' ESISTITO.

SEMINARIO CON IL RICERCATORE STORICO FLAVIO CIUCANI

DOMENICA 21-05 H 16.30

PRESSO CAFFE' DEI CENTO PASSI CORSO BENEDETTO CROCE  N°18, BARI.

PER ASCOLTARE IN DIR. CLICCARE SUL LINK SPECIFICO:

www.youtube.com/watch?v=F2_ptUs4Grc

 

 

   

25° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

25° Anniversario della strage di Capaci: ''Seguite i soldi, troverete la mafia''

Diretta streaming!
Palermo
, sabato 20 maggio,
ore 17, presso l'Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza (via Maqueda, 172) in occasione del 25° anniversario della strage di Capaci avrà luogo la conferenza “Seguite i soldi, troverete la mafia”. Dalle parole di Falcone ad oggi. Cosa è cambiato 25 anni dopo Capaci. L'evento è organizzato dall'Associazione culturale Falcone e Borsellino in collaborazione con la Rete Universitaria Mediterranea e ContrariaMente.

Interverranno in qualità di relatori Roberto Scarpinato, procuratore generale di Palermo; Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto di Messina; Gianni Dragoni, giornalista del Sole24Ore, e il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni. Alla conferenza, moderata da Aaron Pettinari,  caporedattore di ANTIMAFIADuemila, daranno i loro saluti Brizio Montinaro, fratello di Antonio Montinaro, e Valentina Muratore, portavoce di ContrariaMente.

Leggi tutto: 25° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI

   

IL TESTIMONE ANGELO NICETA: "ECCO CHI COMANDA VERAMENTE A PALERMO E IN ITALIA"

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

di Giorgio Bongiovanni - Intervista
“Cosa nostra siamo noi, ma la mafia, quella, è un’altra cosa”. Così in un’intervista che gli feci ormai 15 anni fa Salvatore Cancemi, ex boss della cupola e collaboratore di giustizia, cercava di farmi capire che esisteva una differenza sostanziale tra la mafia militare, con le sue regole ferree e i suoi crimini efferati, e la mafia cosiddetta “invisibile”, la “zona grigia” composta da professionisti, banchieri e bancari, funzionari infedeli e persino magistrati, con le sue regole di collusione e compiacenza e i suoi crimini in denaro. In una parola: gli “intoccabili”. Almeno fino ad ora.
Per quanto a bocca amara, nessuno ormai può negare il contributo fondamentale che i collaboratori di giustizia hanno dato alla lotta alla mafia. Da Buscetta in poi, se non fosse stato per loro, brancoleremmo ancora nel buio. Gli inquirenti da sempre auspicano, o forse meglio dire, sognano, che un “pentito di Stato” possa finalmente fare la propria parte, basti pensare quali scenari si sono potuti aprire già con le timide ammissioni dei vari Martelli, Ferraro ecc... costretti dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino.
Ma cosa accadrebbe se oggi potessimo avere un collaboratore o un testimone di giustizia disposto a raccontare i retroscena della “borghesia mafiosa”?

Leggi tutto: IL TESTIMONE ANGELO NICETA: "ECCO CHI COMANDA VERAMENTE A PALERMO E IN ITALIA"

   

PIO LA TORRE, UN POLITICO DALLA "SCHIENA DRITTA" CONTRO MAFIA E POTERE

 IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

Cosa resta della sua memoria trentacinque anni dopo il delitto
di Aaron Pettinari
Trentacinque anni. Tanto è passato da quando il 30 aprile 1982 è stato ucciso mentre stava raggiungendo la sede del suo partito.
Da non molto erano passate le nove del mattino. Assieme a lui, a bordo della Fiat 132, c’era anche Rosario Di Salvo. Le cronache raccontano che ad un certo punto la macchina è stata affiancata da una moto e che alcuni uomini dal volto coperto dal casco hanno sparato una lunga raffica di colpi. A completare l’opera ci pensarono altri uomini, scesi da un’auto. Pio La Torre morì all'istante mentre Di Salvo ebbe il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni colpi, prima di soccombere.
Grazie alle rivelazioni di pentiti come Tommaso Buscetta, Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo e Pino Marchese quel delitto è stato classificato come omicidio di mafia e così sono stati condannati i boss Giuseppe Lucchese, Nino Madonia, Salvatore Cucuzza e Pino Greco.
Sempre grazie ai pentiti, a cui si è successivamente aggiunto anche Cucuzza, è stato ricostruito il quadro dei mandanti identificati nei boss Totò Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Antonino Geraci.
Il quadro delle sentenze ha permesso di individuare nell’impegno antimafia di Pio La Torre la causa determinante della condanna a morte inflitta dalla mafia del politico siciliano. E’ stato lui, infatti, a scrivere la legge-svolta sul 416 bis, che ha introdotto il reato di associazione mafiosa punibile con una pena da tre a sei anni per i membri, pena che saliva da quattro a dieci nel caso di gruppo armato. Viene stabilita la decadenza per gli arrestati della possibilità di ricoprire incarichi civili e soprattutto, cosa ancor più temuta, l’obbligatoria confisca dei beni direttamente riconducibili alle attività criminali perpetrate dagli arrestati. Una legge che verrà approvata soltanto dopo la sua morte.
Non solo. Da componente della Commissione Parlamentare Antimafia, nel 1976, fu tra i redattori della relazione di minoranza in cui, accanto alla ricostruzione storica del fenomeno, si poneva l’accento sull’analisi dei traffici internazionali di droga, sulle ramificazioni orizzontali e verticali, nel Palazzo, di Cosa Nostra, sulla capacità di penetrazione nell’economia e nelle banche.
La Torre in quel documento scriveva anche i nomi di importanti uomini politici, in particolare della Democrazia Cristiana in rapporti con la mafia corleonese in un tempo in cui quegli stessi nomi non comparivano in alcuna relazione delle forze dell’ordine o nelle sentenze della magistratura.
Nomi come quello di Vito Ciancimino, assessore ai lavori pubblici del comune di Palermo dal 1959 al 1964 e poi sindaco del capoluogo siciliano fino al 1975, di Salvo Lima e dell’imprenditore Francesco Vassallo.
Nero su bianco si parlava anche della vicenda che aveva portato all’uccisione del sindaco di Camporeale Pasquale Almerico, reo di essersi opposto alla penetrazione della cosca di Vanni Sacco nel partito. La Torre scriveva che, l’allora segretario provinciale della DC, il fanfaniano Giovanni Gioia “non batté ciglio e proseguì imperterrito nell’opera di assorbimento delle cosche mafiose nella DC”. E poi ancora indicazioni sul ruolo dell’imprenditore Cassina, per decenni unico collettore degli appalti pubblici a Palermo e subappaltatore a ditte dichiaratamente mafiose, e di Pino Mandalari, gran maestro massone

Leggi tutto: PIO LA TORRE, UN POLITICO DALLA "SCHIENA DRITTA" CONTRO MAFIA E POTERE

   

CONFERENZA DA ANCONA

 

 

   

VEGANOK ANIMAL PRESS INFO

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

COMUNICATO


ITALIAN HORSE PROTECTION CHIEDE IL SEQUESTRO DEI CAVALLI DELLA 'NDRANGHETA

Le Forze dell'Ordine bloccano corse clandestine di cavalli dopati a Reggio Calabria, l'associazione IHP Italian Horse Protection chiede il sequestro degli animali e si costituirà parte civile al processo.

Reggio Calabria: maxi operazione contro la ‘Ndrangheta. Tra i reati anche corse
clandestine di cavalli, scommesse e uso di sostanze proibite
Ieri mattina i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria e gli agenti della
Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria hanno eseguito 15 arresti per conto della
Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

Leggi tutto: VEGANOK ANIMAL PRESS INFO

   

Pagina 2 di 27

CONDIVIDI / SOCIAL NETWORK

Video in evidenza

Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie. Cookie Policy.