Venerdì, Maggio 25, 2018
   
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Osservatorio Planetario

PROCESSO ROSTAGNO: CONDANNA PER IL MANDANTE, VIRGA. ASSOLTO MAZZARA

di Aaron Pettinari
E’ stata la mafia ad uccidere Mauro Rostagno il 16 settembre 1988. Si parte da questo dato, a quasi trent’anni di distanza dal delitto, grazie alla sentenza della Corte di Assise di Appello di Palermo che ha confermato la condanna all’ergastolo per il boss di Cosa nostra trapanese, Vincenzo Virga. Tuttavia il collegio, presieduto da Matteo Frasca e con giudice a latere Roberto Murgia, ha assolto per non aver commesso il fatto Vito Mazzara, accusato di essere stato il killer del sociologo e giornalista. La sentenza di primo grado, dunque, è stata riformata solo in parte con i giudici della Corte d’Assie d’Appello che, evidentemente, non hanno ritenuto sufficienti per una condanna le analisi delle impronte genetiche trovate sui resti del fucile a canne mozze rinvenuti per terra sul luogo del delitto (la canna di legno si ruppe al momento dell’esplosione dei primi colpi), effettuati dai periti della Corte d'Assise di Trapani Paola De Simone, Elena Carra e Silvano Presciuttini. Su questo punto la difesa di Mazzara aveva tentato di far riaprire l’istruttoria dibattimentale e di produrre una nuova perizia sul dna, richiesta che però non è stata accolta dai giudici d’Appello.

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PROCESSO ROSTAGNO: CONDANNA PER IL MANDANTE, VIRGA. ASSOLTO MAZZARA

 

In appello riformata in parte la sentenza di primo grado
di Aaron Pettinari
E’ stata la mafia ad uccidere Mauro Rostagno il 16 settembre 1988. Si parte da questo dato, a quasi trent’anni di distanza dal delitto, grazie alla sentenza della Corte di Assise di Appello di Palermo che ha confermato la condanna all’ergastolo per il boss di Cosa nostra trapanese, Vincenzo Virga. Tuttavia il collegio, presieduto da Matteo Frasca e con giudice a latere Roberto Murgia, ha assolto per non aver commesso il fatto Vito Mazzara, accusato di essere stato il killer del sociologo e giornalista. La sentenza di primo grado,

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PROCESSO ROSTAGNO: CONDANNA PER IL MANDANTE, VIRGA. ASSOLTO MAZZARA

In appello riformata in parte la sentenza di primo grado
di Aaron Pettinari
E’ stata la mafia ad uccidere Mauro Rostagno il 16 settembre 1988. Si parte da questo dato, a quasi trent’anni di distanza dal delitto, grazie alla sentenza della Corte di Assise di Appello di Palermo che ha confermato la condanna all’ergastolo per il boss di Cosa nostra trapanese, Vincenzo Virga. Tuttavia il collegio, presieduto da Matteo Frasca e con giudice a latere Roberto Murgia, ha assolto per non aver commesso il fatto Vito Mazzara, accusato di essere stato il killer del sociologo e giornalista. La sentenza di primo grado, dunque, è stata riformata solo in parte con i giudici della Corte d’Assie d’Appello che, evidentemente, non hanno

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A CHI SONO UTILI LE "INUTILI GUERRE"

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di Manlio Dinucci - Firma la petizione!
La canzone meritoriamente vincitrice del Festival di Sanremo è accompagnata da un videoclip che mostra drammatiche scene di guerra e attentati in un mondo in cui la vita, nonostante ciò, deve andare avanti "perché tutto va oltre le vostre inutili guerre". Proviamo a sostituire al videoclip un docufilm degli ultimi fatti.
In Europa la Nato sta schierando crescenti forze (comprese quelle italiane) sul fronte orientale contro la Russia, presentata quale minacciosa potenza aggressiva.
Nel quadro di un riarmo nucleare del costo di 1.200 miliardi di dollari, gli Stati uniti si preparano a schierare dal 2020 in Italia, Germania, Belgio e Olanda, e probabilmente anche in Polonia e altri paesi dell’Est, le nuove bombe nucleari B61-12, di cui saranno armati i caccia F-35.
Alle esercitazioni di guerra nucleare partecipa l’Aeronautica italiana, che lo scorso settembre ha inviato un suo team presso il Comando strategico degli Stati uniti.
Gli Usa accusano inoltre la Russia di schierare sul proprio territorio missili a raggio intermedio con base a terra, in violazione del Trattato Inf del 1987, e si preparano a schierare in Europa missili analoghi ai Pershing 2 e ai Cruise degli anni Ottanta.
Si crea in tal modo un confronto militare analogo a quello della guerra fredda, che accresce l’influenza Usa in Europa e ricompatta gli alleati nella comune strategia mirante a mantenere la supremazia in un mondo che cambia.
Ciò comporta una crescente spesa militare: l’Italia la porterà da 70 a 100 milioni di euro al giorno; la Spagna a 50 milioni con un aumento del 73% entro il 2024; la Francia la accrescerà del 40% superando i 135 milioni al giorno. Per potenziare il proprio arsenale nucleare la Francia spenderà 37 miliardi di euro entro il 2025.

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L'URANIO IMPOVERITO PUO' ESSERE CAUSA DI TUMORI

(TRATTO DA ANTIMAFIA DUEMILA ONLINE)

L'uranio impoverito può essere causa di tumori. Lo ha stabilito la commissione parlamentare d'inchiesta. Ma per lo Stato maggiore sono accuse infondate.
Sigfrido #Ranucci fu tra i primi a seguire questa vicenda, ieri era ospite di @AntDiBella a #Telegram @RaiNews.

Guarda il video: clicca qui!Tratto da: twitter.com/reportrai3

 

 

 

MACERATA, IN TRENTAMILA AL CORTEO ANTIFASCISTA

(TRATTO DALLA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA ALLNEWS DI PALERMO)

www.antimafiaduemila.com

 

di Miriam Cuccu - Foto
La manifestazione dopo la sparatoria: un segnale di svolta per ripartire

La città blindata, le vetrine dei negozi difese da pannelli di compensato e il centro storico, deserto, presidiato dalle forze dell’ordine. Così si presentava Macerata, dove invece è un pacifico fiume di trentamila manifestanti, secondo le stime degli organizzatori, a circondarne le mura. Qui, dopo l’omicidio di Pamela Mastropietro e la successiva sparatoria contro sei migranti per mano di Luca Traini, si sono radunati movimenti, associazioni, centri sociali e cittadini maceratesi e di tutta Italia per urlare il proprio “no” contro il razzismo e il fascismo. “Siamo tantissimi, questa è una vera e propria boccata di ossigeno” dicono gli organizzatori in testa al corteo, al termine di una settimana di fuoco in cui solo ieri il sindaco, Romano Carancini, ha dato l’effettiva autorizzazione all’evento.
Tra i manifestanti anche Cècile Kyenge, ex ministro dell’integrazione con il governo Letta: “Ogni persona deve avere libertà di camminare in tutta libertà e nel rispetto dei valori di uguaglianza” dichiara, mentre il corteo comincia a prendere forma. Giunti a Macerata anche il vignettista Sergio Staino, il giornalista Adriano Sofri e Pippo Civati di Leu. Sofri afferma di essere qui “per testimoniare solidarietà a chi è stato colpito da questa rinascita del fascismo”, la punta “di un iceberg molto più grosso che sta crescendo in Italia” e per questo “bisogna essere presenti”. “Non bisogna avere paura” sono state invece le parole di Gino Strada, presidente di Emergency, ugualmente presente al corteo. “Le istituzioni che mettono sullo stesso piano questa manifestazione con gli assassini, chi ha cercato di stoppare questa manifestazione è ideologicamente corrotto e colluso”.

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CASO MANCA: E RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE FU!

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(TRATTO DALLA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA ALLNEWS DI PALERMO)

www.antimafiaduemila.com

Depositata l’istanza della Procura di Roma, una (nuova) pietra tombale sulla morte del giovane urologo
di Lorenzo Baldo
Sei mesi. Tanto è passato da quando Antonio Ingroia, legale della famiglia Manca assieme a Fabio Repici, aveva anticipato pubblicamente la decisione del Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone. “La procura di Roma si appresta – non lo ha ancora formalizzato – a richiedere l’archiviazione in merito alle indagini sull’omicidio di Attilio Manca. Lo dico fin d’ora: noi faremo opposizione contro questa richiesta di archiviazione. Non si può mettere una pietra tombale sull’indagine di Attilio Manca”. “Sono convinto – aveva sottolineato Ingroia –, e ci sono anche le prove, che Manca è stato ucciso dall’apparato mafioso istituzionale che ha coperto la latitanza di Bernardo Provenzano prima del suo arresto! Per anni c’era chi aveva interesse a coprirne la latitanza perché Provenzano era il garante mafioso della trattativa Stato mafia. Questa è la verità! E’ possibile che non si sia trovato un ufficio giudiziario che si sia appassionato alla ricerca della verità? Neppure la procura nazionale antimafia a cui avevamo depositato un esposto... la speranza ora è rivolta a Nino Di Matteo”.

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DELL'UTRI, LA LETTERA E L'OFFESA ALLE VITTIME DI MAFIA

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(DALLA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA ALLNEWS DI PALERMO www.antimafiaduemila.com )

 

di Giorgio Bongiovanni
Richieste di scarcerazione, di sospensione della pena, di revoca della sentenza. Tramite i suoi legali l’ex senatore, Marcello Dell’Utri, in questi anni ci ha provato più volte. Stavolta però, dopo la decisione del Tribunale di Sorveglianza che ha detto “No!” all’ennesima istanza di scarcerazione per motivi di salute presentata dai legali del fondatore di Forza Italia, alla voce di familiari, avvocati e politici, ha voluto affiancare le sue stesse parole. Nella missiva scritta dal carcere di Rebibbia, dove sta scontando una condanna a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa parla di “amarezza”, di “sorpresa” per “l’ennesimo atto di crudeltà compiuto” nei suoi confronti. Ritiene le motivazioni dei giudici come “fantasiose” e ci racconta che il suo tentativo di latitanza in Libano “è una leggenda”, addirittura chiedendo ai propri difensori di “far acclarare una volta per tutte la verità dei fatti”.
E’ sicuramente legittimo richiedere per i detenuti la giusta assistenza e, soprattutto per chi è credente, è anche un insegnamento evangelico. Tuttavia non si può non prendere atto dei criteri della giustizia italiana che, con le autorità preposte, valuta i singoli casi di detenzione e lo stato di salute tramite l’utilizzo di periti e medici legali super partes. Ebbene negli ultimi due casi il Tribunale di Sorveglianza ha riconosciuto che Dell’Utri, allo stato attuale, nonostante le malattie di cui è affetto, può essere tranquillamente assistito e curato in carcere, in conformità con il regime detentivo.

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PAOLO BORSELLINO

IN COLLABORAZIONE CON PANDORA TV ALLNEWS ONLINE

Tratto da Teleregione.

   

DA RST SAIUZ: "PIANETA OGGI EVENTI NEL MONDO"

SPECIALE UFO CHANNEL

IN COLLEGAMENTO SKYPE IL NOTO RICERCATORE REPORTAGISTA PIERGIORGIO CARIA

REGIA RST

   

PROCESSO TRATTATIVA STATO-MAFIA

"CHIESTE LE CONDANNE PER GLI IMPUTATI"

 

di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari - Video
15 anni chiesti per Mori, 12 per Dell’Utri, Subranni e De Donno. 16 anni per il boss Bagarella e 12 per Cinà. Ancora chiesta condanna di Mancino (imputato per falsa testimonianza) a 6 anni. Per Ciancimino chiesta condanna per il reato di calunnia.

I pm del processo trattativa Stato-mafia, Nino Di Matteo, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia hanno concluso oggi la propria requisitoria presentando alla corte le richieste di pena. In particolare, per il reato contestato con l’art.338 (minaccia e violenza a Corpo politico dello Stato, ndr) è stata richiesta la condanna a sedici anni per il boss Leoluca Bagarella, cognato del padrino corleonese Riina deceduto, e a dodici anni per Antonino Cinà, medico fedelissimo di Riina. Per lo stesso reato è stato chiesto il “non doversi procedere” per intervenuta prescrizione a Giovanni Brusca mentre sono state chieste le condanne per l’ex capo del Ros Antonio Subranni (12 anni), il suo vice del tempo Mario Mori (15 anni) e l’allora capitano Giuseppe De Donno (12 anni).
Di minaccia a Corpo politico dello Stato era anche accusato Marcello Dell'Utri, ex senatore di Forza Italia che già sta scontando una condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Per lui i pm hanno chiesto la condanna a 12 anni. L’accusa ha anche chiesto la condanna a 6 anni per l’ex ministro Nicola Mancino che rispondeva del reato di falsa testimonianza. Inoltre hanno chiesto la condanna a 5 anni per il reato di calunnia nei confronti di Massimo Ciancimino mentre hanno chiesto di dichiararsi il “non doversi procedere per intervenuta prescrizione” per il reato di concorso in associazione mafiosa in quanto “ritenuto conclusosi in data 15 gennaio 1993”. Infine è stato dichiarato il “non doversi procedere” nei confronti del capomafia defunto, Totò Riina.
Prima di effettuare le richieste di pena il sostituto procuratore Teresi ha dichiarato: “Sono stati messi in fila fatti che abbiamo cercato di raccogliere nel pieno rispetto delle norme di legge. Come in un puzzle abbiamo preso queste tessere e le abbiamo messe insieme. Come in un puzzle ogni singola tessera non fa vedere il quadro generale ma diventa rilevante e importante soltanto se si incastra perfettamente in quello che sarà il quadro generale.

Noi siamo convinti che tutte le tessere che abbiamo ricostruito ed abbiamo offerto, a partire dagli anni Settanta fino ai fatti alla metà degli anni Novanta, siano tutte tessere che si incastrano in un disegno unico, esclusivo ed univoco di un quadro di insieme che ha a che fare con i reati contestati. Un quadro di insieme nel quale qualche tessera è sporca di sangue di quelle vittime delle stragi. Fatti che hanno avuto a che fare in qualche modo con le stragi. Possiamo dire che la strage di Capaci è una strage consumata per vendetta e per fermare quella grande evoluzione normativa che Falcone aveva impresso all’interno del Ministero..
. Una strage di conservazione per contrasto ed innovazione. Falcone è l’ultima strage della Prima Repubblica. I fatti poi si sono evoluti. Paolo Borsellino probabilmente era visto come un ostacolo al cambiamento che si voleva e si pensava al momento in cui è stata fatta l’ignobile trattativa. E probabilmente la strage di via d’Amelio è la prima strage della Seconda Repubblica. Poi hanno seguito le altre”.

 

 

 

   

TRATTATIVA, DI MATTEO: "CERCATO LA VERITA' CON ORGOGLIO, NEL RISPETTO DELLA LEGGE"

di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari
“Noi siamo arrivati al temine della nostra requisitoria - ha evidenziato il pm Nino Di Matteo al termine del suo intervento -. Personalmente, lo stesso vale per il collega Del Bene, la nostra applicazione al processo cessa con l’udienza di oggi. Per me questa è un'ultima udienza di un impegno in due procure particolarmente esposte come Palermo e Caltanissetta, che è durato 25 anni. Questo processo, che ho seguito fin dalle indagini preliminari assieme al collega Ingroia, si è portato dietro, ed è destinato a portarsi dietro, una scia infinita di veleni e di polemiche. Man mano che andavo avanti, già nella fase delle investigazioni, iniziavo ad avere contezza del costo che avrei pagato con questo processo e credo di non essermi sbagliato. Hanno più volte affermato che l’azione di noi Pubblici ministeri è stata caratterizzata perfino da finalità eversiva, nessuno ci ha difeso da accuse così gravi. Ma noi l’avevamo messo nel conto, perché così avviene in quei casi, sempre meno frequenti, in cui l’accertamento giudiziario non si limita alla ricostruzione minimalista degli aspetti criminali più ordinari, ma si rivolge all’individuazione di profili più alti e di causali più complesse. Quelle che, come in questo processo, corrono parallele non per un singolo fatto criminoso, ma ad una vera e propria strategia. Nel nostro caso quella strategia stragista con la quale Cosa Nostra ricattò lo Stato con la complicità di uomini di quello Stato. Siamo veramente onorati di avere avuto l’occasione di confrontarci con la eccezionale, serena, profonda autorevolezza di questa Corte di Assise. Abbiamo una sola ulteriore consapevolezza che ci fa vivere con umiltà, ma anche con un orgoglio che nessuno ci potrà togliere, di aver sempre agito esclusivamente per cercare la verità nel rispetto della legge rifuggendo da ogni calcolo di convenienza o opportunità. Ma in ogni momento anche in quelli più difficili, nei quali abbiamo avvertito la sensazione di profondo isolamento, senza paura, con la serena determinazione di chi sa che prestando obbedienza ai principi della nostra Costituzione ed in primo luogo quello di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge sta semplicemente compiendo il suo dovere di magistrato”.

 

   

MAFIA-STATO: L'ASSE REGGIO CALABRIA-PALERMO

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‘Ndrangheta e Cosa nostra stragiste
di Giorgio Bongiovanni
Con la requisitoria dei pm di Palermo e le conseguenti richieste di pena per gli imputati si è chiuso un importante capitolo del processo trattativa Stato-mafia che si celebra a Palermo. Dopo aver ultimato le proprie discussioni i sostituti procuratori nazionali antimafia, Antonino Di Matteo e Francesco Del Bene si sono di fatto “congedati” di fronte alla Corte d’assise formata dal presidente Alfredo Montalto, dal giudice a latere Stefania Brambille e dai giudici popolari.  
Non possiamo non sottolineare alcuni dati che proprio Di Matteo ha evidenziato nel suo ultimo intervento in aula. “Man mano che andavo avanti - ha ricordato il magistrato - già nella fase delle investigazioni, iniziavo ad avere contezza del costo che avrei pagato con questo processo e credo di non essermi sbagliato. Hanno più volte affermato che l’azione di noi Pubblici ministeri è stata caratterizzata perfino da finalità eversiva, nessuno ci ha difeso da accuse così gravi. Ma noi l’avevamo messo nel conto, perché così avviene in quei casi, sempre meno frequenti, in cui l’accertamento giudiziario non si limita alla ricostruzione minimalista degli aspetti criminali più ordinari, ma si rivolge all’individuazione di profili più alti e di causali più complesse. Quelle che, come in questo processo, corrono parallele non per un singolo fatto criminoso, ma ad una vera e propria strategia. Nel nostro caso quella strategia stragista con la quale Cosa Nostra ricattò lo Stato con la complicità di uomini di quello Stato”.
E’ così che si è concluso il periodo di applicazione al processo per i due sostituti procuratori nazionali che torneranno a Roma, dove continueranno la lotta contro le organizzazioni criminali e contro le collusioni che le stesse mantengono con settori deviati delle istituzioni, della politica, dell’imprenditoria e della finanza.

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IN PRIMO PIANO, PROCESSO TRATTATIVA, CHIESTE LE CONDANNE PER GLI IMPUTATI

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di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari
15 anni chiesti per Mori, 12 per Dell’Utri, Subranni e De Donno. 16 anni per il boss Bagarella e 12 per Cinà. Ancora chiesta condanna di Mancino (imputato per falsa testimonianza) a 6 anni. Per Ciancimino chiesta condanna per il reato di calunnia.

I pm del processo trattativa Stato-mafia, Nino Di Matteo, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia hanno concluso oggi la propria requisitoria presentando alla corte le richieste di pena. In particolare, per il reato contestato con l’art.338 (minaccia e violenza a Corpo politico dello Stato, ndr) è stata richiesta la condanna a sedici anni per i boss Leoluca Bagarella, cognato del padrino corleonese Riina deceduto, e a dodici anni per Antonino Cinà, medico fedelissimo di Riina. Per lo stesso reato è stato chiesto il “non doversi procedere” per intervenuta prescrizione a Giovanni Brusca mentre sono state chieste le condanne per l’ex capo del Ros Antonio Subranni (12 anni), il suo vice del tempo Mario Mori (15 anni) e l’allora capitano Giuseppe De Donno (12 anni).
Di minaccia a Corpo politico dello Stato era anche accusato Marcello Dell'Utri, ex senatore di Forza Italia che già sta scontando una condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Per lui i pm hanno chiesto la condanna a 12 anni. L’accusa ha anche chiesto

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RST OSSERVATORIO ANTIMAFIA

CONDUCONO ANTONELLA INTRANO' E UGO LOMBARDI

OSPITE AARON PETTINARI CAPOREDATTORE DELLA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA ALLNEWS

REGIA CENTRALE ROSARIO MORENO RST SAIUZ

AGGIORNAMENTI DELLE NOTIZIE MASSIMO BONELLA DIR. DI PIANETA OGGI TV ALLNEWS

 

   

RICORDANDO SALVADOR MEDINA

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di Jorge Figueredo
Omaggio al giornalista paraguaiano Salvador Medina, ucciso dalla mafia 17 anni fa
Salvador Medina e Gaspar, suo fratello, viaggiavano lungo una strada di sabbia, tortuosa, caratteristica della campagna paraguaiana, quando furono vittime di un agguato. Era il 5 gennaio del 2001, quindici minuti prima delle 20:00, e iniziava ad imbrunire. Una pallottola centrò il cuore di Salvador. Lui cadde dalla moto sulla quale viaggiavano e dopo qualche minuto di agonia espirò tra le braccia di suo fratello. Il suo assassino, Milciades Mailyn, sparò ancora. La sua intenzione era uccidere anche Gaspar, ma il colpo andò a vuoto. Nella penombra un terzo sparo, ma il proiettile miracolosamente non esplose. Gaspar ebbe salva la vita, Salvador la perse. Il sicario fuggì protetto dall’ombra della notte.
Il giovane giornalista Salvador Medina era un rivoluzionario. Pochi secondi dopo lo sparo che gli trafisse il cuore, ebbe il coraggio e la forza necessaria per guardare in faccia il suo carnefice e dirgli in lingua guaranì: “Che japireiete” (mi hai sparato senza alcun motivo). Dopo aver pronunciato queste parole si spense la luce di Salvador su questa terra. Il buio del crimine organizzato e della mafia aveva vinto ancora una battaglia. Ma non la guerra, che ancora continua.
Sono trascorsi circa due decenni dal suo assassinio e possiamo sostenere che l’esempio di vita di Salvador Medina è

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GIULIETTO CHIESA: "ECCO COME DIFENDERCI DALL'ATTACCO DEI PADRONI UNIVERSALI"

 

di Aaron Pettinari - Foto
Secondo il giornalista “Dal nostro agire si determina l’effetto per l’intero Pianeta”

Un mondo in guerra, la crisi economica, quella energetica, gli scontri tra i quattro Giganti (Stati Uniti, Europa, Cina e Russia), il rischio di un conflitto planetario, l’assenza di informazioni. Sono questi solo alcuni dei temi che martedì scorso sono stati affrontati dal giornalista Giulietto Chiesa, (a lungo corrispondente da Mosca per l’Unita e La Stampa, autore di svariati libri, direttore di Pandoratv.it e fondatore del movimento politico Alternativa e, insieme all’ex pm Antonio Ingroia, della lista civica “Lista del popolo”) intervistato dal direttore di ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni. Un incontro che è stato utile proprio per comprendere non solo riguardo agli accadimenti del tempo presente ma anche per riflettere su quello che potrebbe divenire il nostro domani.
Noi siamo sotto attacco - ha detto Chiesa - Quelli che possiamo chiamare i Padroni universali stanno vivendo un momento di grande preoccupazione. Non sono solo i Padroni dell’economia, ma molto di più. Hanno come obiettivo quello di sottometterle nostre menti e lo fanno toccando i bottoni giusti nell’intero sistema della Comunicazione”.
Rispondendo alle domande di Bongiovanni il direttore di “Pandoratv.it” ha ribadito che è sbagliato parlare dell’esistenza di un “Nuovo ordine mondiale costituito dalle grandi potenze Stati Uniti, Europa, Russia e Cina” in quanto “se esistesse vivremmo in tempi di pace ma non è affatto così”. Tuttavia Chiesa ha evidenziato come “il vero potere del Mondo è attualmente in mano ad un gruppo ristretto di persone che non sono visibili nel palcoscenico mondiale. Questi sono i padroni universali, non i vari Renzi, Berlusconi, Trump che non sono altro che i maggiordomi del potere. Le decisioni vengono prese in altre sedi”. Tra questi, secondo Chiesa, vi sarebbe la Banca per il regolamento Internazionale. “Questo istituto ha sede a Basilea ed è la banca di tutte le banche centrali del Mondo - ha aggiunto - Ha un Cda composto da una ventina di persone e che ogni due mesi si incontrano per prendere le decisioni più importanti muovendo centinaia di migliaia di miliardi, decidendo quanti soldi produrre e come distribuirli. Firmano documenti e sanciscono persino lo scoppio di una guerra”.

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PIANETA OGGI REPORTER, IL SETTIMANALE

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LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE, DA TRIESTE INTERVISTA A GIULIETTO CHIESA GIORNALISTA PRESIDENTE DI PANDORA TV ONLINE

A SEGUIRE, L'ARTE CONTRO LE MAFIE, INTERVISTE AI RAGAZZI DI OUR VOICE.

PROGRAMMA IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO DDT E RST SAIUZ. (www.radiosaiuz.it)

 

 

   

LA MAFIA POLITICA, IL TESTAMENTO DI TOMMASO BUSCETTA

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA

di Giorgio Bongiovanni
Repetita iuvant” dicevano i latini. Un detto più che mai vero se si riguarda lo splendido docufilm del collega del Tg2 Francesco Vitale, “Il codice Buscetta”, andato in onda per la prima volta nel 2014 ma che è possibile rivedere su RaiPlay.
Tommaso Buscetta è il collaboratore di giustizia le cui dichiarazioni furono un vero terremoto all’interno dell’universo di Cosa nostra. Un contributo importante che permise ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino di Istruire il maxi processo. Il dossier di approfondimento sul “boss dei due mondi”, visto diciassette anni dopo la sua morte, ripropone importanti interrogativi. Nell’inchiesta viene ricostruita la sua figura carismatica ma anche il ruolo cardine avuto in senso all’organizzazione mafiosa. Vitale ha raccolto testimonianze di giornalisti come Saverio Lodato (nostro editorialista ed autore del libro “La mafia ha vinto” in cui negli Stati Uniti intervista per l’ultima volta lo storico pentito) o anche quelle di altri pentiti come Gaspare Mutolo. Ma non è solo la storia dell’ex boss a suscitare interesse.

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TRATTATIVA, DI MATTEO: "DAI FAMILIARI DI CIANCIMINO CONFERME A SUE DICHIARAZIONI"

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA

 

Il pm su Brusca: “E' attendibile. Dipinge un quadro in cui manca solo il mediatore”
di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari
Dalle dichiarazioni di Giovanni Brusca a quelle dei familiari di Massimo Ciancimino, passando per le testimonianze di Pino Lipari, Angelo Siino, Rosario Naimo, Giuseppe Di Giacomo e Salvatore Annacondia. Sono questi i temi affrontati dal sostituto procuratore nazionale antimafia, Nino Di Matteo, in questo terzo giorno di requisitoria al processo trattativa Stato-mafia.
E' un dato di fatto che il primo a parlare di “papello” e di trattativa non è stato il figlio di don Vito ma il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca. E' l'ex boss di San Giuseppe Jato a raccontare le confidenze fatte da Riina sul fatto che le istituzioni “si erano fatte sotto” e che il Capo dei capi aveva presentato un “papello di richieste grande così” dicendogli di desistere dal progetto di attentato a Mannino.
“Questi discorsi – ricorda Di Matteo rivolgendosi alla Corte – Brusca li colloca tra le due stragi, quella di Capaci e quella di via d'Amelio. Brusca ha anche riferito che in quella stessa circostanza Riina gli confidò che il terminale della trattativa era Mancino e che la sinistra democristiana sapeva”. Parole che per l'accusa confermerebbero quanto detto da Ciancimino jr rispetto

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