Domenica, Ottobre 22, 2017
   
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Osservatorio Planetario

DON CIOTTI: "DIVENTARE CERCATORI DI VERITA' IN UN PAESE SENZA VERITA' SULLE STRAGI"

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di Lorenzo Baldo e Miriam Cuccu - 22 marzo 2014
Il grido del fondatore di Libera nella diciannovesima giornata della memoria e dell’impegno
Latina. Uno per uno sono stati scanditi gli oltre 900 nomi delle vittime innocenti di mafia, mentre un corteo di centomila persone si è snodato lungo le vie di Latina, capitale antimafia per la 19esima Giornata della memoria e dell’impegno promossa dall’associazione Libera. Oggi, con il sottofondo di musiche come “The sound of silence” o “L’adagio” di Albinoni, ancora una volta si è voluto  ribadire che c’è un Paese che non può dimenticare i suoi morti ammazzati, né tantomeno intende farlo. È una vera e propria folla di 100mila persone quella che si è data appuntamento per l’occasione stringendosi in un abbraccio virtuale intorno ai familiari delle vittime, che ha sfilato insieme a cittadini di tutte le età. Molti anche i giovani che hanno sfilano con gli striscioni più diversi, ma con la stessa urgenza di testimoniare la propria presenza e il proprio desiderio di scrollarsi di dosso quell’indifferenza che spesso ha contraddistinto le posizioni dell’opinione pubblica.

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PROCESSO TRATTATIVA STATO - MAFIA, UDIENZA 11 MARZO 2014

 

Processo trattativa Stato-mafia, udienza dell'11 Marzo in diretta dal Corriere.it
 

A partire da martedì 11 marzo, alle ore 14, fino a venerdì 14 si terrà la trasferta romana al carcere di Rebibbia per il processo sulla trattativa Stato-mafia. Vengono interrogati in questi giorni i collaboratori di giustizia Gaspare Spatuzza e Paolo Bellini, ex esponente di Avanguardia nazionale e latitante per un periodo in Brasile, trafficante di mobili d'arte e indagato per la strage alla stazione di Bologna.
Nel processo, di competenza della Procura di Palermo, i pubblici ministeri dovranno accertare le responsabilità di chi è accusato di aver aperto un dialogo con Cosa nostra, al fine di far cessare la strategia stragista messa in atto nei primi anni ’90. Tra gli imputati, oltre a boss mafiosi (Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà) figurano anche collaboratori di giustizia (GiovanniBrusca), ex politici (Nicola Mancino, Marcello Dell’Utri), ex ufficiali del Ros (Mario Mori, Antonio Subranni, Giuseppe De Donno) e MassimoCiancimino.
Del processo si occupano i pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia eVittorioTeresi.

 

 

L'ULTIMA RIVELAZIONE DI RIINA: "TELECOMANDO NEL CITOFONO". BORSELLINO AZIONO' LA SUA BOMBA

 

DALLA TESTATA GIORNALISTICA ONLINE ALL NEWS www.antimafiaduemila.com RIPORTIAMO:

 

di Salvo Palazzolo - 12 marzo 2014
Il capomafia ha fatto nuove confidenze al compagno di socialità. I pm di Caltanissetta indagano sul misterioso tecnico che il pentito Spatuzza dice di aver visto il giorno prima dell'attentato. E dai vecchi atti dell'inchiesta salta fuori una relazione di servizio: una telefonata anonima al 113 aveva annunciato la strage, due ore prima.

Sono una continua sorpresa i dialoghi di Totò Riina con il suo compagno di ora d'aria, il boss pugliese Alberto Lorusso: gli investigatori della Dia stanno finendo di trascrivere le intercettazioni proprio in questi giorni. A novembre, il capo di Cosa nostra è tornato a parlare delle stragi e al suo interlocutore ha raccontato un retroscena del tutto inedito sulla bomba che il 19 luglio 1992 scoppiò in via d'Amelio, a Palermo: Riina spiega che il telecomando della carica era stato sistemato nel citofono del palazzo dove abitava la madre del procuratore Borsellino. Il capomafia ha un tono compiaciuto quando descrive la scena a Lorusso. Paolo Borsellino, citofonando alla madre, avrebbe azionato la bomba piazzata dentro la Fiat 126, la bomba che non lasciò scampo al magistrato e ai cinque poliziotti della scorta.

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MILANO, CONFERENZA CON GIULIETTO CHIESA - PRIMAPARTE

INCONTRO AL CENTRO CONCETTO MARCHE, MARZO 2014.

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MILANO, CONFERENZA CON GIULIETTO CHIESA - QUARTA PARTE

SI RINGRAZIA PER LA COLLABORAZIONE NICOLA ALBERI DI ALTERNATIVA PIEMONTE.

MARZO 2014

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PROCESSO TRATTATIVA STATO - MAFIA, UDIENZA DEL 6 MARZO 2014

L'udienza è terminata. E' stata rinviata all'11 marzo, ore 14
Mafia: processo trattativa, difesa Cina' si oppone ad audizione pentito Naimo
6 marzo 2014 - Ore 11.56
Palermo. La difesa di Antonino Cina', uno degli imputati del processo per la trattativa tra Stato e mafia, si oppone all'audizione del pentito di mafia Rosario Naimo, chiesta nell'ultima udienza dall'accusa. Il legale del medico detenuto al 41 bis si oppone perche' la Procura "non ha depostato il verbale illustrativo" del verbale con le dichiarazioni del pentito Naimo. Ma il pm Nino Di Matteo replica di avere depositato "a disposizione delle parti soltanto le dichiarazioni rese da Naimo sul ruolo svolto da Cina' nel '92 su fatti oggetto del processo" e si riserva di esibire il verbale illustrativo.

   

DI MATTEO CHIEDE DI ANDARE ALLA DNA: "MA NON ABBANDONO IL PROCESSO STATO-MAFIA"

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I legali di Mori chiedono di spostare la sede del processo
di AMDuemila - 5 marzo 2014

Palermo. Tra le 68 domande presentate dai magistrati di tutta Italia per tre posti da sostituti procuratori della Direzione Nazionale Antimafia ci sono anche quelle dei due pm del processo sulla trattativa Stato-mafia Nino Di Matteo e Francesco Del Bene. La domanda per la Dna, a Palermo, è stata presentata, tra gli altri, anche dal gup Lorenzo Matassa e dai pm Laura Vaccaro, Paolo Guido e Gaetano Paci. Per quanto riguarda l’istanza inoltrata dai magistrati Di Matteo e Del Bene non significa che entrambi abbandoneranno il dibattimento in corso. Nell’eventualità che le loro domande siano accettate potrà essere richiesta la successiva “applicazione” al procedimento che si sta celebrando davanti alla Corte di Assise di Palermo.

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DAI LINCIAGGI MEDIATICO-POLITICI AI CONFLITTI D'ATTRIBUZIONE: CASELLI E INGROIA RACCONTANO "VENT'ANNI CONTRO"

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di Aaron Pettinari - 5 marzo 2014
“L'azione di Napolitano ha stoppato l'inchiesta sulla trattativa”
Oltre vent'anni sono passati dalle stragi di Capaci e via D'Amelio. Due ex magistrati, Gian Carlo Caselli ed Antonio Ingroia, nella loro ultima opera, curata da Maurizio De Lucia, tra aneddoti e considerazioni tracciano il filo di una lotta che li ha visti a lungo protagonisti in prima linea contro la mafia, e non solo. Un percorso tra inchieste, processi, imputati più e meno eccellenti, pentiti, che ripercorre la storia del nostro Paese, sempre più pervaso dai capitali mafiosi. E' questo il contenuto di “Vent'anni Contro”, edito da Laterza, scritto a quattro mani dai due ex magistrati. Ieri sera alla Feltrinelli di Palermo si è tenuta la presentazione all'interno di una sala gremita. Tra il pubblico si scorgono i volti di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992, ed il pm del pool “trattativa”, Francesco Del Bene. A moderare il dibattito, a cui hanno partecipato l’editrice e politica Gea Schirò e il giornalista Saverio Lodato, il curatore dell’opera, il cronista Maurizio De Luca.

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BOSS MAFIOSI A PIEDE LIBERO

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L’allarme della Dia alla Commissione antimafia
di Miriam Cuccu - 4 marzo 2014
L’allarme lanciato alla Commissione antimafia dal colonnello della Dia Giuseppe D’Agata (in foto) non può essere sottovalutato: da un anno e mezzo a questa parte stanno progressivamente tornando a piede libero decine di boss mafiosi, uomini d’onore che hanno terminato di scontare il debito con la giustizia per rientrare attivamente tra i ranghi di Cosa nostra. Nomi come Giuseppe Guttadauro, boss di Brancaccio ed ex aiuto primario della Chirurgia del Civico. A marzo 2012 è tornato in libertà dopo aver scontato 13 anni e 4 mesi, usufruendo di uno sconto di pena pari a 800 giorni per buona condotta. Guttadauro era stato condannato per aver favorito Cosa nostra in quanto il suo nome era al centro delle inchieste riguardanti l’ex assessore Mimmo Miceli e l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro.

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BENI CONFISCATI: PER LA BINDI "NORME DA RIVEDERE E DIVERSE RESPONSABILITA' ANCHE DELLE BANCHE"

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di Aaron Pettinari - 4 marzo 2014
E Fava lancia un allarme “scarcerazione” dei boss
Si è concentrata particolarmente sulla gestione dei beni confiscati la due giorni della Commissione parlamentare Antimafia, giunta a Palermo per ascoltare i magistrati, esponenti delle forze dell'ordine ed amministratori giudiziari. Un modo per fare chiarezza sulle parole espresse dal prefetto Giuseppe Caruso, direttore uscente dell'Agenzia per i beni confiscati, che parlando della gestione dei patrimoni requisiti ha accusato gli amministratori di privilegiare i propri interessi rispetto all'effettivo utilizzo dei beni. Durante la conferenza stampa conclusiva, che si è tenuta questa mattina presso la sede dell'Ars, la presidente Rosy Bindi ha ribadito ancora una volta la necessità di rivedere le norme in materia di sequestri e confische di beni dei mafiosi in quanto “seppur l'Italia sia un passo avanti rispetto agli altri Stati d'Europa, la legge va cambiata

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BINDI ALL'ARS

IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA GIORNALISTICA ANTIMAFIA DUEMILA E BLOG SICILIA TV

   

LA VERA STORIA DEL GIUDICE DI MATTEO

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Già condannato a morte dalla mafia. (E dallo Stato?)
di Giorgio Bongiovanni e Anna Petrozzi - 5 marzo 2014
Minacciato, condannato, calunniato, sotto procedimento disciplinare, attaccato da ogni lato e accusato persino di essersi orchestrato da solo l’ordine di morte. Nino di Matteo come Giovanni Falcone nel tritacarne del gioco grande che ha mosso le sue pedine secondo la classica procedura della delegittimazione. Ma perché questo magistrato è finito nel mirino? Chi è?
Ha indossato la toga per la prima volta quando ha chiesto di essere tra i volontari che hanno vegliato la bara semi-vuota del giudice Paolo Borsellino adagiata nel corridoio del tribunale di Palermo. Il destino ha fatto sì che il suo primo incarico si svolgesse a Caltanissetta dove si è  occupato dell’omicidio del giudice Saetta e di suo figlio, ottenendo il primo ergastolo di una lunga serie per Totò Riina. Poi gli è stato affidato il processo ai danni del giudice Giuseppe Prinzivalli, condannato a 10 anni di reclusione per aver agevolato la mafia e deceduto prima che terminasse il secondo processo d’appello rinviato dalla Cassazione dopo l’assoluzione di secondo grado.

Sulla base di nuovi indizi Di Matteo fa riaprire le indagini sull’efferata strage che aveva ucciso, nell’estate del 1983, il giudice istruttore Rocco Chinnici, padre dello storico pool antimafia di Palermo. La condanna ottenuta in questo caso non è solo per gli esecutori ma anche per i mandanti esterni: i cugini Nino e Ignazio Salvo potentissimi non solo perché esponenti politici della DC legati ad Andreotti, ma anche perché essi stessi uomini d’onore.

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GIULIETTO CHIESA SALA SAN GIOVANNI CUNEO PRIMA PARTE

LA CRISI OGGI

 

   
   

GIULIETTO CHIESA A CUNEO TERZA PARTE

SI RINGRAZIA PER LA COLLABORAZIONE NICOLA ALBERI.

   

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