Lunedì, Agosto 20, 2018
   
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Osservatorio Planetario

DI MATTEO: "STATO NON HA DIMOSTRATO DI VOLER RECIDERE LEGAMI MAFIA"

 

Magistrato cittadino onorario di nove comuni abruzzesi
di AMDuemila
'’E’ nel dna della mafia la ricerca di rapporti con la politica, le istituzioni economiche, finanziarie e il mondo delle professioni, che risultano fondamentali per il consolidamento del potere criminale. Purtroppo lo Stato e le istituzioni politiche non hanno ancora dimostrato coi fatti di voler rescindere definitivamente quei legami (con la mafia, ndr). Ecco perchè c'è stata qualche vittoria ma non è ancora stata vinta la guerra''. Il magistrato palermitano Nino Di Matteo ha parlato con chiarezza e fermezza alla platea di giovani (18 istituì superiori e medi di Pescara) presenti all’ex-Aurum di Pescara all’iniziativa pubblica "Dalla parte della legalità" assieme ai cittadini e rappresentanti di alcuni comuni abruzzesi che hanno voluto stringersi attorno al pm. Sono ben nove infatti i comuni (Pescara, Chieti, Montesilvano, Spoltore, Città Sant'Angelo, Bucchianico, Miglianico, Mosciano Sant'Angelo e Pineto) che questa mattina  hanno conferito la cittadinanza onoraria ad Antonino Di Matteo, magistrato condannato a morte dal capo dei capi Totò Riina. Il titolo per lui, secondo le dichiarazioni di alcuni pentiti, sarebbe già a Palermo.

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STATO-MAFIA, QUEGLI ANNI DI FUOCO CON BOLZONI

 IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

di Saverio Lodato
Giovanni Falcone non si fidava di molti poliziotti e di molti carabinieri, di uomini della Criminalpol, di funzionari del Sisde, dell’intero ambiente dell’Alto commissariato per la lotta alla mafia, di suoi stessi colleghi. I giornalisti che in quegli anni lavoravano a Palermo lo sapevano benissimo. Era una circostanza pacifica e risaputa. Questa sua sfiducia fu il "fil rouge" del suo lavoro investigativo, e già da parecchi anni prima della strage di Capaci. C’è infatti un grumo nero di fatti, e di interpretazioni tendenziose di quei fatti, che andrebbero spiegati sino in fondo se si volesse davvero capire l’interminabile "antefatto" della sua esecuzione.

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DI MATTEO, FALCONE E L'EREDITA' TRADITA

 

di Aaron Pettinari
“Oggi il pensiero, il sogno, l'eredità morale di Falcone sono stati purtroppo da noi tutti, nei fatti, disattesi e persino traditi”. E' una constatazione amara quella del sostituto procuratore di Palermo, Antonino Di Matteo, intervenuto ieri pomeriggio al dibattito sul tema “Giovanni Falcone e il Consiglio superiore della Magistratura” assieme a Piergiorgio Morosini (componente del Csm) e Stefano Racheli (già Componente del Csm proprio negli anni di Falcone).
Un evento inserito all'interno del ciclo di incontri organizzato dalla Scuola Superiore della magistratura.
Nel suo intervento il magistrato ha ricordato come la storia di Giovanni Falcone “nel suo rapporto con la magistratura è quella di un eterno perdente, segnata da pesanti, dolorose e reiterate sconfitte, un tragico paradosso rispetto alla straordinarietà e all'eccellenza di un contributo riconosciuto anche all'estero”. Ricordando la dolorosa

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FALCONE - DI MATTEO: IL PASSATO CHE NON PASSA

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di Saverio Lodato
L’isolamento di Giovanni Falcone, da parte dei suoi stessi colleghi. Le ripetute sconfitte di Giovanni Falcone che fu bocciato per la guida dell’ufficio istruzione di Palermo, per la sua nomina nel Consiglio superiore della magistratura, per la direzione della Procura nazionale antimafia. Le calunnie nei suoi confronti, per il suo stile di lavoro, per il suo impianto teorico innovativo nel fronteggiare Cosa Nostra, per aver contribuito, insieme ai colleghi del pool antimafia di Palermo, all’istruzione del primo storico maxi processo alle cosche mafiose.
E le insinuazioni - persino - sul mancato agguato dinamitardo nella sua villa dell’Addaura, quasi fosse stato lui stesso a mettersi i candelotti di dinamite per farsi pubblicità.
"E’ la storia di un eterno perdente, quella di Giovanni Falcone", osserva Nino Di Matteo. La sua strada fu eternamente in salita. Dovette fronteggiare innanzitutto i "nemici interni", quelli dell’ufficio accanto. Poi i "nemici esterni", a cominciare da Cosa Nostra. Infine, a macabro coronamento della sua intera esistenza umana e professionale, quelle "menti raffinatissime" la cui presenza tangibile Falcone riuscì ad individuare proprio dietro il fallito attentato dell’Addaura ai suoi danni.
Perché dovette pagare un prezzo talmente alto e sotto ogni profilo? Non poteva essere diversamente. E non lo diciamo con il senno di poi. Ma già con il senno di allora.  
Se è vero, come è vero, che nel 1980 un nutrito gruppo di sostituti procuratori palermitani scrisse e sottoscrisse un documento per

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ROMA: INTERVENTO DI OLIVIERO BEHA ALLA MANIFESTAZIONE DEL 14 NOVEMBRE 2015 A SOSTEGNO DEL MAGISTRATO ANTONINO DI MATTEO

SI RINGRAZIA PER LA COLLABORAZIONE NICOLA ALBERI - PANDORA TV RM.

   
   
   

E' ORA CHE MATTARELLA DICA LA SUA. E LA DICA CON MOLTA FORZA

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di Saverio Lodato
Lo vogliono isolato. Lo vogliono accerchiato. Lo vogliono a mani nude. Lo vogliono delegittimato. Lo vogliono esposto al tiro dei cecchini. Povero Nino Di Matteo, finito nella fossa dei leoni.   
Povero Nino Di Matteo, che deve restare sereno, per continuare a occuparsi delle indagini sulla trattativa Stato-Mafia, mentre tantissimi suoi colleghi continuano a fare come fa il gatto quando gioca con il topo.
Povero Nino Di Matteo, che deve trovarsi i duecento chili di tritolo perché se no le Mummie Imbalsamate non gli credono e non gli crederanno mai.
Povero Nino Di Matteo, che quotidianamente deve trangugiare il veleno di una stampa avvelenata contro la sua persona perché,

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NIENTE DNA PER DI MATTEO: GIOCO SEMPRE PIU' SPORCO

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA GIORNALISTICA ANTIMAFIA DUEMILA

Il pm: “Non fuggo da Palermo, né dal processo sulla trattativa”
di Giorgio Bongiovanni
  e Lorenzo Baldo.
“Nessuna volontà di fuggire da Palermo. Ho già rifiutato, nei mesi scorsi, la proposta del Csm di essere trasferito altrove per 'eccezionali ragioni di sicurezza'”. E' il pm Nino Di Matteo ad affidare all'Adnkronos la sua replica dopo gli articoli di stampa usciti oggi su una sua possibile “fuga” da Palermo - e soprattutto dal processo sulla trattativa - a seguito dell'ennesima azione pilatesca in merito alla sua domanda di nomina alla Dna. La scena che si consuma davanti agli occhi di un'opinione pubblica anestetizzata è tanto semplice quanto machiavellica. Mentre si attende l’udienza del Tar Lazio sul ricorso del pm contro il Csm, il Consiglio giudiziario decide di non esprimere alcun parere e di rimettere gli atti al Csm. Il Consiglio avrebbe motivato la decisione spiegando che nella domanda per la nomina alla Dna mancherebbe il parere per merito e attitudini del mini Csm del distretto giudiziario di Palermo, Agrigento e Trapani. O meglio, il parere ottenuto da Di Matteo quando si era candidato per la procura di Enna non basta più. Il cavillo burocratico sul quale fa perno il Consiglio giudiziario girerebbe attorno al fatto che Enna è un ufficio di piccole e medie dimensioni mentre il posto di Consigliere alla Dna riguarda un ufficio classificato come “specializzato”. In soldoni: viene modificata una clausola relativa alla presentazione di un'istanza di avanzamento di carriera e invece di avvisare il diretto interessato in tempo reale, affinchè possa aggiungere alla sua domanda quanto richiesto ex-novo, lo si informa a giochi fatti per dirgli

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MAFIA: ARRESTATO AVVOCATO PALERMITANO, GESTIVA AFFARI CLAN

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA www.antimafiaduemila.com

 

Attentato a Di Matteo: soldi per tritolo da vendita garage
di AMDuemila

Secondo gli inquirenti gestiva gli affari dei boss del clan Acquasanta di Palermo. La Guardia di Finanza ha arrestato l’avvocato palermitano, Marcello Marcatajo, 69 anni, insieme al quale sono finite in carcere altre otto persone, accusate a vario titolo di associazione mafiosa.
Il legale, che si sarebbe occupato soprattutto della gestione degli immobili del costruttore mafioso Vincenzo Graziano e del boss Vito Galatolo, è accusato di riciclaggio e reimpiego di capitali illeciti, con l'aggravante di aver agevolato Cosa nostra.

Il ruolo di Marcatajo negli affari del clan sarebbe emerso da alcuni documenti sequestrati all'imprenditore dagli investigatori e poi confermato da Galatolo, passato tra le fila dei collaboratori di giustizia. Il professionista è stato intercettato per mesi: dalle conversazioni registrate emergono i timori di Marcatajo che, dopo il pentimento del capomafia, era preoccupato di essere arrestato. In carcere è finito anche un ingegnere,

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BOMBA ATOMICA. LA FOLLE CORSA VERSO L'AUTODISTRUZIONE

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ENERGIA NUCLEARE=ENERGIA DELLA MORTE.

 

DAL CIELO ALLA TERRA

HIROSHIMA 6 AGOSTO 1945 - 1° BOMBA ATOMICA
NAGASAKI 9 AGOSTO   1945 - 2° BOMBA ATOMICA
300.000 MORTI CIRCA E DECINE DI MIGLIAIA DI MORTI NEGLI ANNI SUCCESSIVI
A CAUSA DELLE RADIAZIONI.

PER NON DIMENTICARE!

"E SATANA CONDIZIONERÀ LA MENTE DEGLI SCIENZIATI A TAL PUNTO DA FAR COSTRUIRE ARMI CHE IN POCHI MINUTI POSSONO ANNIENTARE L’UMANITA’…" (SEGRETO 3° DI FATIMA).

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BOMBA ATOMICA. LA FOLLE CORSA VERSO L'AUTODISTRUZIONE

ENERGIA NUCLEARE=ENERGIA DELLA MORTE.

DAL CIELO ALLA TERRA
HIROSHIMA 6 AGOSTO 1945 - 1° BOMBA ATOMICA
NAGASAKI 9 AGOSTO   1945 - 2° BOMBA ATOMICA
300.000 MORTI CIRCA E DECINE DI MIGLIAIA DI MORTI NEGLI ANNI SUCCESSIVI
A CAUSA DELLE RADIAZIONI.
 
PER NON DIMENTICARE!
"E SATANA CONDIZIONERÀ LA MENTE DEGLI SCIENZIATI A TAL PUNTO DA FAR COSTRUIRE ARMI CHE IN POCHI MINUTI POSSONO ANNIENTARE L’UMANITA’…" (SEGRETO 3° DI FATIMA).

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PROGRAMMA NO COMMENT - UFO SOPRA I CIELI DI GERUSALEMME

ASTRONAVE EXTRATERRESTRE A GERUSALEMME 10-01-2016

SI RINGRAZIA PER LA COLLABORAZIONE SYDONIA TV (AP).

   

ANNO DOMINI 2016 E IL SEGNO DEL FIGLIO DELL'UOMO

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UN SEGNO VISTO IN PIU' PARTI DEL NOSTRO PIANETA,

COMMENTO DEL NOTO REPORTAGISTA DI T3RCERMILENIO.TV JAIME MAUSSAN

www.3rcermilenio.tv

 

   

INTERVISTA ESCLUSIVA AL MAGISTRATO DI PALERMO ANTONINO DI MATTEO

A CURA DI GIULIETTO CHIESA

ESCLUSIVA DI PANDORA TV - ROMA.

   

IL NATALE DEGLI AYLAN DIMENTICATI

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

 

di Massimo Del Papa
Era l'estate che declinava, era il 3 di settembre quando il mondo si vergognò davanti alla fotografia di un piccolo profugo senza vita sulla spiaggia turca di Bodrum.
E ancora non si sapeva che anche il suo fratellino di cinque anni aveva subito la stessa sorte, insieme alla mamma. Si vergognava il mondo e promise a se stesso: mai più bambini spiaggiati, mai più fotografie come questa. Le foto sono finite, i bambini hanno continuato ad affogare e a spiaggiarsi, ogni giorno, ogni notte. E noi non siamo più “tutti Aylan”.
E questo è un Natale negato, rinnegato perché dobbiamo sapere, perché non possiamo non sapere che quest'anno sono già troppi. Uno è già troppo, ma sono più di 700 gli Aylan senza nome, senza storia. Senza foto.

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INTERVISTA A SAVERIO LODATO ANTIMAFIA DUEMILA TV

"ROMPIAMO IL SILENZIO CON SAVERIO LODATO GIORNALISTA DI ANTIMAFIA DUEMILA E GIULIETTO CHIESA GIORNALISTA".

A CURA DI GIORGIO BONGIOVANNI DIRETTORE DI ANTIMAFIA DUEMILA ALL NEWS.

 

   

LA FINE DI GELLI, LE PAROLE DI VERITA' DI TINA ANSELMI

 

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

 

di Anna Vinci
È morto Licio Gelli, nella sua casa, era il 15 dicembre del 2015.
Che riposi in pace. Ogni morte chiede rispetto e preghiere, per chi crede. Resta che se i morti sono tutti uguali, appunto bisognosi di rispetto, le vite restano diverse.
Una impronta di un uomo che ha voluto segnare la vita del nostro paese non è  quella caduca sulla neve di primavera. Resta e va mantenuta “viva”. Purtroppo c’è una tradizione nel nostro paese: sulle impronte nefaste si tenta di gettare il fango dell’oblio, è fatto di fango infatti, e uso un eufemismo, quel procedimento per cui si vuole celare, confondere: tutti in qualche modo, colpevoli, nessuno colpevole fino in fondo.
Ho conosciuto Gelli attraverso i tanti colloqui avuti con Tina Anselmi, una donna che lo ha combattuto a viso aperto, in prima persona, durante la sua presidenza della Commissione Bicamerale inquirente sulla loggia Massonica P2 di Licio Gelli. E forte di ciò, mi permetto alcune considerazioni, nella speranza che servano, se non altro a far sentire una voce, e quanto autorevole – parlo di Tina – a cui cerco di dare parola

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GINO STRADA, UNA DELLE ULTIME SPERANZE PER L'UMANITA'

Gino Strada, chirurgo e fondatore di EMERGENCY, è tra i vincitori del Right Livelihood Award 2015, il "premio Nobel alternativo", "per la sua grande umanità e la sua capacità di offrire assistenza medica e chirurgica di eccellenza alle vittime della guerra e dell'ingiustizia, continuando a denunciare senza paura le cause della guerra"

   

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