Mercoledì, Giugno 28, 2017
   
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Osservatorio Planetario

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Ora Mosca colpisce Daesh dal Mediterraneo
In fondo al barile
La resa dei socialisti

In collaborazione con Pandora Tv Roma.

 

PROCESSO CATTAFI, LA CORTE D'APPELLO ORDINA LA SCARCERAZIONE

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IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA www.antimafiaduemila.com

 

di Aaron Pettinari
E' possibile che un condannato per mafia, seppur non in via definitiva, passi dal regime di detenzione al 41 bis alla libertà perché non ci sarebbe il pericolo delle reiterazione del reato per il quale è stato condannato in secondo grado a 7 anni di carcere? In Italia sì, accade anche questo.
La Corte d’Appello di Messina ha infatti disposto la scarcerazione di Rosario Pio Cattafi, detenuto in regime di carcere duro dal 24 luglio del 2012, quando fu arrestato con l’accusa di essere il capo della mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, anello di congiunzione con i clan di Catania e Palermo.

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RE GIORGIO E LA FATTORIA DEGLI ANIMALI

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di Saverio Lodato
Detesta giudici, Tribunali e Corti d’Assise. Ha una personalissima concezione del principio che la legge è uguale per tutti. Si considera detentore di un posto speciale nella fattoria degli animali; se per investitura divina, per il nome che porta, per la carica eccellente che una volta ha ricoperto, per il totale delle cariche istituzionali e politiche che per oltre mezzo secolo ha ricoperto e continua a ricoprire, per la pesantezza dei segreti che custodisce, questo nessuno di noi comuni mortali è in grado di spiegarlo. E’ così, e basta. Impossibile spiegarlo. Meglio: è proibito persino domandarselo.
Fatto sta che da una parte ci sono sessanta milioni di italiani che hanno tutti i medesimi obblighi di legge; e dall’altra c’è

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CONSEGNATELO! EDITORIALE DI GIORGIO BONGIOVANNI DIRETTORE DI ANTIMAFIA DUEMILA

 

Consegnatelo!

 

Pubblicato: 01 Dicembre 2015

Matteo Messina Denaro, boss assassino e stragista
di Giorgio Bongiovanni
Da Riina a Matteo Messina Denaro, passando per Provenzano. Storie di latitanze decennali, fondate
su una fitta rete di protezioni politico-istituzionali, ma anche da un consenso ben lungi dall'essere scalfito. Cambiano i volti ma le domande sono sempre le stesse. Chi c'è dietro al latitante più ricercato d'Italia? Di quali protezioni gode? Perché non si è arrivati ancora al suo arresto? “Totò u' curtu” si nascondeva in una villa a Palermo, “Binnu u' tratturi” in una masseria a Montagna dei Cavalli (contrada distante appena due chilometri da Corleone). E Matteo Messina Denaro?
C'è chi dice che è all'estero, chi in qualche città italiana, chi nella sua terra, nel suo paese natale, Castelvetrano.
Identikit dopo identikit la ricerca del boss trapanese non si è mai fermata ed è stata persino messa una taglia con tanto di ricompensa nei confronti di chi può fornire importanti elementi per arrivare alla cattura. Sulle sue tracce in Sicilia sono impegnati poliziotti, carabinieri, guardia di finanza e corpi speciali, sotto il coordinamento della Procura di Palermo.
Eppure, nonostante questo spiegamento di forze dal 1993 ad oggi, l'arresto appare come una chimera. La dottoressa Teresa Principato, procuratore aggiunto titolare delle indagini per la cattura del superlatitante, ha parlato apertamente di “protezioni ad altissimo livello tra borghesia mafiosa, massoneria deviata e politica”. Protezioni istituzionali che vanno oltre a quella rete che in questi anni è stata duramente colpita dagli stessi inquirenti.
Leggendo tra le righe della storia delle latitanze spaventose che abbiamo vissuto (basti pensare ai 23 anni di Riina o ai 40 di Provenzano), si scorgono le coperture su cui i boss hanno potuto contare. C'è un processo in corso a Palermo (in appello) sulla mancata cattura di Provenzano a Mezzojuso, nel 1995: un'azione frutto di quella trattativa tra Stato e mafia che c'è stata nei primi anni Novanta? Che potrebbe ripetersi con la mancata cattura di Matteo Messina Denaro?
C'è però un'altra responsabilità di cui si è parlato poco in questi anni sul perché i boss di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro in testa, possono darsi alla latitanza senza colpo ferire: il consenso e l'omertà della gente.
Come Riina e Provenzano è altamente probabile che Matteo Messina Denaro si nasconda

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ARGENTINA: MACRI PROMETTE AI POPOLI INDIGENI LA RESTITUZIONE DELLE LORO TERRE

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di Giorgio Bongiovanni e Matias Guffanti
Il neo presidente eletto ha firmato un contratto dopo mesi di proteste

Il presidente appena eletto in Argentina, Mauricio Macri, a pochi giorni dal ballottaggio che lo ha portato, grazie ad una manciata di voti in più rispetto al suo avversario, ad occupare la massima carica dello Stato, ha promesso alle popolazioni autoctone di restituire le terre a loro sottratte dal governatore della provincia di Formosa, Gildo Insfrán. Durante l’incontro con il leader della protesta, Félix Díaz, durato circa 25 minuti, Macri ha firmato un contratto che contempla l’avvio del dialogo e la cessione delle terre nelle mani dei popoli originari e all'Istituto di Asuntos Indígenas.  


Sono quattro le comunità indigene (Qom, Pilagá, Wichí e Nivaclé), che da nove mesi si sono istallate con alcune tende in un accampamento permanente in pieno centro a Buenos Aires, in condizioni precarie ed alla mercè di un clima a volte ostile, ma non vi è stata ancora alcuna risposta dal governo nazionale né da quello provinciale. Non solo, non sono mancati gli ostacoli nel tentativo di fermare la loro insistente rivendicazione delle terre sottratte loro con persecuzioni, uccisioni, di fronte ad una assoluta omertà da parte dei mezzi di comunicazione e delle autorità giudiziarie.


Ed è lì, lungo il famoso viale 9 de Julio, ad alcuni metri dall'Obelisco, a Buenos Aires, sotto un clima gradevole che preannuncia l’intensa estate della capitale, che siamo andati per toccare con mano questa ingiusta e spietata realtà che le popolazioni native affrontano quotidianamente, supportati dalla solidarietà di quei cittadini sensibili che portano loro cibo, acqua ed indumenti. Arrivati sul posto, i rappresentanti aborigeni ci hanno accolto con educazione e rispetto, all’interno di un tendone colmo di sofferenza, dolore e pianto, al suono della loro antica musica impegnati a vendere i loro prodotti artigianali. Epifanio, uno dei leader ci ha raccontato in brevi parole perché sono lì e cosa rivendicano.   

Perché siete qui?

Noi siamo qui da 9 mesi per reclamare le terre delle popolazioni indigene che il governatore di Formosa, da tempo sta sottraendo

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ABBATTIMENTO DEL JET RUSSO: DA MOSCA LA CORRISPONDENZA DI GIULIETTO CHIESA

IN COLLABORAZIONE CON PANDORA TV ONLINE

NOV. 2015

 

   

STRAGI ANNUNCIATE E SILENZI DI STATO. UN FIUME DI GENTE PER DI MATTEO

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

VIDEO DELLA MANIFESTAZIONE DURANTE IL CORTEO A ROMA DAL COLOSSEO A PIAZZA VENEZIA.

http://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/57704-stragi-annunciate-e-silenzi-di-stato-un-fiume-di-gente-per-di-matteo.html

 

   

GIULIETTO CHIESA A PIAZZA SANTI APOSTOLI IN ROMA

Giulietto Chiesa interviene in piazza Santi Apostoli a Roma, nel nel corso della manifestazione di solidarietà in favore del pubblico ministero Antonino Di Matteo. “L’unico modo possibile per difendersi è non avere paura”.

Riprese a cura di Nicola Alberi, 14-11-2015

In collaborazione con Pandora Tv Roma.

   

IL PUNTO DI GIULIETTO CHIESA: "LA GUERRA E' ARRIVATA IN EUROPA"

IN COLLABORAZIONE CON PANDORA TV ONLINE ALLNEWS ROMA.

   
   
   

PANDORA TV LE PROSPETTIVE

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PER VEDERE CLICCARE QUI':

http://www.pandoratv.it/?p=4645

   

LOTTA ALLA MAFIA A MONTEPULCIANO (SI)

 

COMUNE DI MONTEPULCIANO

Provincia di Siena

COMUNICATO STAMPA

Sabato 14 novembre, alle 10.00, al Teatro Poliziano si parla di lotta alla mafia

Un magistrato può essere una persona normale: Marzia Sabella e “Nostro Onore”

Incontro con gli studenti e la comunità, partecipa anche l’On. Rosy Bindi

La lotta alla mafia raccontata dalla viva voce di chi, ogni giorno, si misura con il principale nemico dello Stato ma cerca di rimanere ancorato ad una vita per quanto possibile normale.

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SPECIALE: ROMPIAMO IL SILENZIO ATTORNO AL MAGISTRATO DI PALERMO ANTONINO DI MATTEO

ROMPIAMO IL SILENZIO CON ALESSANDRO DI BATTISTA E GIULIA SARTI.

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA TV

NOV 2015

   

SPECIALE: ROMPIAMO IL SILENZIO ATTORNO AL MAGISTRATO DI PALERMO ANTONINO DI MATTEO

INTERVISTA AD ANTONIO INGROIA A CURA DI AARON PETTINARI ANTIMAFIA DUEMILA.

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA TV ALLNEWS.

NOVEMBRE 2015

   

SPECIALE: ROMPIAMO IL SILENZIO ATTORNO AL MAGISTRATO DI PALERMO ANTONINO DI MATTEO

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA TV PALERMO

   

IN DIRETTA DA CINISELMO BALSAMO (MI)

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CONFERENZA SPIRITUALE DI GIORGIO BONGIOVANNI STIGMATIZZATO DOCUMENTATO

http://original.livestream.com/giorgiobongiovanni?utm_campaign=footerlinks&utm_medium=embed&utm_source=lsplayer

   

DIRETTA DA UDINE 4 NOVEMBRE 2015

Un dibattito pubblico con la partecipazione di Sabina Guzzanti, Giorgio Bongiovanni (Direttore del periodico "Antimafia Duemila") e Cristian Sergo Portavoce regionale del MoVimento5stelle in Friuli.Inizio ore 21:30/22:00Il dibattito segue la proiezione dell film documentario di Sabina Guzzanti "La Trattativa".

   

SAVERIO LODATO: 40 ANNI DI STATO - MAFIA

INTERVISTA AL GIORNALISTA SCRITTORE SAVERIO LODATO A CURA DI GIORGIO BONGIOVANNI DIRETTORE DI ANTIMAFIA DUEMILA

www.antimafiaduemila.com

   

SPECIALE: ROMPIAMO IL SILENZIO ATTORNO AL MAGISTRATO DI PALERMO ANTONINO DI MATTEO

Continua la campagna delle Agende Rosse e Scorta Civica per diffondere l'appello #Rompiamo il silenzio attorno al pm Nino Di Matteo raccogliendo le testimonianze di personaggi pubblici della società civile, istituzioni e mondo dello spettacolo. Questa volta a richiamare tutti a Roma è il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e l'attore Giorgio Tirabassi che nelle miniserie Tv "Paolo Borsellino", andata in onda nel novembre 2004 su Canale 5 e in replica quattro anni più tardi su Rete4, ha interpretato il giudice palermitano ucciso dalla mafia. A sottolineare l'importanza di esprimere il sostegno al magistrato Di Matteo ci sono anche altri uomini dello spettacolo: Giulio Cavalli, Maurizio Bologna e Marco Manera. Il primo è attore teatrale e scrittore che oltre a mettere in scena diversi spettacoli per denunciare le realtà di mafia e corruzione ha scritto alcuni libri. Ultima sua opera letteraria uscita a settembre è il romanzo "Mio padre in una scatola da scarpe". Il secondo anch'esso attore e autore oltre che regista ha recentemente partecipato a due film importanti sul tema mafia: “La mafia uccide solo d’estate” di Pif e “La Trattativa” di Sabina Guzzanti, dove interpreta la parte di Marcello Dell’Utri. Infine a chiudere l'appello c'è appunto Marco Manera, coinvolgente attore comico palermitano che si occupa anche di teatro e cabaret.Questo entusiasmo contagiante che si sta diffondendo tra cittadini e personaggi pubblici speriamo che coinvolga il più possibile e stimoli la cittadinanza ad una partecipazione cosciente e massiva che riempia la piazza romana il 14 novembre prossimo.

   

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