Giovedì, Aprile 19, 2018
   
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Osservatorio Planetario

Da Antimafia Duemila

Brusca: “Berlusconi e Dell'Utri con le stragi del '93 non c'entrano”. No, Berlusconi c'entra e Dell'Utri peggio!

di Giorgio Bongiovanni

4 maggio 2011

 

Leggo le dichiarazioni di Giovanni Brusca rilasciate al processo Tagliavia e rimango profondamente perplesso e dubbioso: “Berlusconi e Dell'Utri non c'entrano nulla con le stragi del '93”, “infiltrati dei servizi segreti all'interno di Cosa nostra? Fantapolitica giudiziaria”.

Conosco bene la storia giudiziaria di Giovanni Brusca, lo ritengo per altro un collaboratore di giustizia serio e attendibile. Recentemente ha avuto alcuni problemi giudiziari che però non riguardano l'apporto fornito negli anni attraverso la sua collaborazione con dichiarazioni coerenti e soprattutto riscontrate. Ciò non toglie che Giovanni Brusca possa non essere a conoscenza di tutte le strategie in atto all'interno di Cosa Nostra in quel momento. E questo è bene che sia chiaro, soprattutto a lui stesso.

 

 

Nei primi anni '90 Giovanni Brusca non sa che già Dell'Utri e Berlusconi sono stati contattati da Riina, ne viene a conoscenza successivamente come racconta nei verbali depositati. Apprende infatti che

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Pianeta Oggi Reporter

Da Cordenons - PN  intervista a Giulietto Chiesa "Giornalista e Deputato Parlamentare Europeo" per quanto concerne le attuali emergenze planetarie con riferimento in primo piano al Progetto Alternativa. A cura di Massimo Bonella Direttore di Pianeta Oggi Tv online. Trasmssione in collaborazione con TeleIdea Chianciano Terme e TeleJato Sicilia. Vi inviatiamo a seguire i nuovi canali televisivi in rete Internet www.pandoratv.it e www.youtube.com/megachannelzero

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Nucleare

UNA DATA FINALE? (NOTE SPARSE SUL FUTURO NUCLEARE CHE CI PREPARANO)
di Giulietto Chiesa - 25 aprile 2011

Se esistiamo è perché il livello di radioattività alla superficie della terra è compatibile con noi. Per meglio dire noi, esseri umani e esseri viventi in generale, siamo nati compatibili con un determinato livello radioattivo.
Il fatto è che noi umani abbiamo esteso la tavola di Mendeleev, aggiungendo altri elementi, tutti variamente radioattivi.

Poi abbiamo fatto anche di peggio, creando centinaia di sostanze che in natura non esistono, molecole che la natura non riconosce. Come tali queste sostanze, che continuiamo a immettere nella natura, non possono essere riciclate, perché la natura ricicla se stessa e non prevede le nostre follie.  Dunque resteranno per sempre, fino a che soffocheranno l'ecosistema.
Se non si tiene presente questi “dettagli” la discussione sul nucleare non ha molto senso e rischia di avere poca efficacia, o di ridursi a una questione di economia, o di energia. Non è così.  Coloro che continuano a sostenere il nucleare, nonostante Fukushima, non provano paura. Noi, invece, dobbiamo in certo qual senso alzare il livello di paura. Lo affermo con decisione, pur sapendo che la paura è un sentimento, una emozione, e in genere non aiuta a prendere decisioni razionali. Cercherò tuttavia di dare un contributo all'innalzamento della paura  perché temo che sia l'unico modo per aumentare le possibilità di sopravvivenza.
Il 12-13 giugno, per esempio, in Italia si dovrebbe votare un referendum per abrogare la legge che sintetizza il programma nucleare del governo Berlusconi: un programma che prevede la costruzione di alcune centrali nucleari sul territorio italiano.
Ho messo il condizionale “si dovrebbe”, perchè al momento

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Il caso Massimo Ciancimino da Antimafia Duemila

Ciancimino resta in carcere

Tra esplosivi e calunnie troppe le spiegazioni che non convincono i magistrati

di Anna Petrozzi - 25 aprile 2011

 

Ha trascorso il giorno di Pasqua in cella di isolamento Massimo Ciancimino dopo che il Gip di Parma ha convalidato l’arresto per calunnia aggravata secondo l’accusa dei pm di Palermo.

 

Non hanno convinto i magistrati le sue spiegazioni tra le lacrime, non gli hanno creduto quando ha giurato di non essere stato lui a falsificare quel documento in cui è stato aggiunto posticciamente – per gli esperti della scientifica – il nome dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Troppa confusione, troppi tentennamenti anche quando ha cercato di ritrattare la dichiarazione resa a verbale nella quale affermava di aver visto il padre aggiungere di suo pugno il nome del super poliziotto amico di Falcone e allo stesso tempo amico dei mafiosi. Niente da fare. Stavolta a Massimo Ciancimino non resta che tacere e riflettere chiuso nella sua cella.

 

L’interrogatorio di sabato però, non si è limitato alla verifica degli atti, per niente. Si è trasformato, invece, in un altro colpo di scena. Su indicazione del testimone, la polizia giudiziaria e gli artificieri hanno rinvenuto nel cortiletto interno del suo appartamento di Palermo, in via Torrearsa, 13 candelotti, 21 detonatori e 2 micce. Secondo Ciancimino sarebbero stati contenuti in un

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Corrispondenza da Bologna

11° Giornata di Studio Mistica e parapsicologia

 

Ieri 16 aprile si è svolta a Bologna la “11° giornata di studio mistica e parapsicologia” organizzata dalla Fondazione Biblioteca Bozzano - De Boni e che ha visto la partecipazione dello stigmatizzato Giorgio Bongiovanni e del ricercatore Pier Giorgio Caria, invitati personalmente dalla nota scrittrice Paola Giovetti.

Alla presenza di un folto pubblico Giorgio Bongiovanni ha parlato della sua esperienza di stigmatizzato, iniziata nel 1989 a Fatima e dei tre aspetti fondamentali che caratterizzano la sua opera: la lotta per la legalità attraverso la sua rivista AntimafiaDuemila di cui è direttore, il sostegno verso i più deboli e indifesi, i bambini, attraverso la Onlus Funima International di cui è socio fondatore e la divulgazione del  messaggio celeste che gli è stato affidato.

Ha focalizzato il suo intervento appunto su quello che è l’aspetto fondamentale della sua missione: l’annuncio del Ritorno di Cristo, spiegando nei dettagli in che modo il Figlio dell’Uomo si manifesterà a questa umanità, sottolineando che il tempo è questo, gli eventi mondiali, anche catastrofici e i segni divini che si manifestano in ogni luogo lo annunciano, anche se nessuno conosce il giorno né l’ora.

Pier Giorgio Caria ha fatto vedere le analisi effettuate recentemente alle stigmate, che ancora oggi, dopo oltre 20 anni continuano a sanguinare quasi quotidianamente, come segno di redenzione, di richiamo al ravvedimento.

In conclusione Giorgio ha risposto alle molte domande del pubblico che ha seguito con molta attenzione il suo intervento.

 

 

Per la Redazione

Maria Josè Lastra

 

17 aprile 2011

 

Ricordando il Giornalista Vittorio Arrigoni

La morte di un eroe del nostro tempo

di Giulietto Chiesa.

La morte di un eroe del nostro tempo, che, sempre di più, avrà bisogno di eroi.

Vittorio Arrigoni è stato ucciso perché chi uccide non tollera testimoni. Ma anche perchè la spirale di follia in cui questo mondo sta scivolando richiederà sangue sull’altare dei potenti. Il modo migliore di onorare la sua memoria sarà quello di prepararci a fronteggiare un’ondata di violenza che sarà proporzionale alla gravità della crisi in cui si dibattono i poteri che hanno condotto il pianeta nella tempesta che è già cominciata.

Useranno l’inganno per perpetrare le loro violenze. Come in questo caso orribile. Hanno usato la sigla “salafita” perchè si riversasse sul mondo islamico l’esecrazione inevitabile. Ma era un trucco, ovviamente ignobile, per dirottare l’attenzione. Non volevano nessuno scambio di prigionieri. Volevano uccidere Vittorio.

Un ragazzo meraviglioso. Coraggioso, pieno di abnegazione, di idee buone. Scriveva “restiamo umani”: era la sua sigla. Niente è stato detto di più aderente alla realtà di cui avremmo bisogno, di fronte alla disumanità che lui ci aveva raccontato: la ferocia dell’assalto contro Gaza, la determinazione di uccidere i civili, di sterminare “gli scarafaggi” che osano esistere in un luogo che Israele ha deciso essere suo.

Ma Vittorio è stato ucciso perchè resisteva contro un nemico molto più grande.

Dovremo “restare umani” mentre ci assalgono, mentre colpiscono tutti i nostri “territori”, a cominciare dal nostro cervello, dal nostro corpo, dall’acqua che noi siamo, dall’aria che respiriamo, dalla terra a cui siamo ancorati. Il mostro Mercato ha ormai bisogno, per crescere, di annientare la nostra umanità.

Fukushima, la crisi finanziaria, la guerra in Libia, la rivolta araba, sono solo i lampi all’orizzonte.

Dovremo “restare umani” anche perché, se cedessimo – per rabbia, per angoscia – loro avrebbero già vinto.

http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/5993-la-morte-di-un-eroe-del-nostro-tempo.html

   

Aria di morte in Sardegna......

SINDROME DI QUIRRA

 

La guerra di Villaputzu con il poligono della morte.

Bambini malformati. Pastori malati di leucemia.

Animali con due teste. L’hanno chiamata “sindrome di Quirra” perché le patologie sono simili a quelle dei soldati inviati nelle missioni internazionali, che partono sani e tornano con tumori e linfomi in dote. Il Salto di Quirra, costa sudorientale della Sardegna, è invece un luogo di pace, almeno apparente.

Un luogo di pascoli e di filo spinato: 12.700 ettari che ospitano il più grande poligono militare d’Europa, con la testa sprofondata a Perdas de fogu – che, tradotto dal sardo, significa “Pietre di fuoco”, una profezia nel nome – e i piedi tuffati nel mare di Quirra, nelle spiagge di Murtas e Capo San Lorenzo.

Qui, in realtà, si combattono due guerre: la guerra simulata degli eserciti internazionali, che prendono in affitto la terra sarda per sperimentare aerei, armi e missili di ultima generazione, e la guerra civile, silenziosa e muta, dei pastori, che portano al pascolo le pecore nei terreni contaminati.

Pastori divisi tra la necessità di lavorare per produrre latte che venderanno a 60 centesimi al litro e la paura, che è quasi una scommessa, di contrarre un tumore. Perché portare le greggi al pascolo a Quirra, come ha dimostrato la recente indagine condotta dai veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari, significa avere il 65 per cento delle possibilità di ammalarsi di una leucemia o di linfoma.

 

A Quirra, piccola frazione di Villaputzu che conta neanche 150 anime, epicentro dell’indagine che ha accertato un impressionante numero di tumori del sistema emolinfatico, in pochi accettano di parlare del poligono militare. Al bar del paese, il giovane che serve il caffè si trincera dietro un cupo no comment. Ed è dal tono che comprendi di camminare su un terreno minato. Un terreno su cui, in realtà, si può passeggiare quasi liberamente: una vasta area del poligono è aperta, non recintata da filo spinato, ma accessibile, coltivata, adibita a pascolo. Nel cuore della base interforze sorgono agrumeti, oliveti e piccole aziende d’allevamento a conduzione familiare: si tratta di una zona cuscinetto che fino a poco tempo fa veniva sgomberata nei giorni delle esercitazioni militari. «Ci davano un indennizzo per la giornata lavorativa persa e ci mandavano via» spiega un anziano signore. «Caricavano gli abitanti di Quirra su un pullman – conferma Mariella Cao, attivista del comitato pacifista “Gettiamo le basi” - e li lasciavano su uno spiazzo per l’intera giornata, fino ad esercitazione conclusa. Oggi no, non succede più: oggi non si preoccupano neppure di mandarli

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Il caso Pasquasia

Sicilia radioattiva: il caso Pasquasia

di Giorgio Bongiovanni e Monica Centofante

 

In tempi in cui il nucleare torna a sembrare l’unica risposta possibile al fabbisogno energetico del nostro Paese c’è una piccola località, nel cuore della Sicilia, che è pronta a dimostrare che così non può e non deve essere.

Si chiama Pasquasia, provincia di Enna, e se oggi è una cittadina sconosciuta ai più, in passato ha raggiunto una certa fama grazie alla sua miniera di Sali alcalini misti ed in particolare Kainite per la produzione di solfato di potassio. Un sito che dagli anni Sessanta fino al 1992 ha dato lavoro a migliaia di persone e che da allora, a quanto pare, semina morte.

Negli anni d’oro la Italkali, azienda gestore della miniera di superficie, era infatti la terza fornitrice di Sali potassici di tutto il mondo - la prima per qualità nel settore - e impiegava 500 dipendenti diretti e altrettanti indotti. E così avrebbe potuto continuare per decenni se in quel 1992, per cause non ancora appurate, non avesse dovuto chiudere i battenti. Senza preavviso e per sempre, mandando a casa quegli stessi dipendenti nel totale (e sospettoso) disinteresse della politica, che in un’area con un alto numero di disoccupati avrebbe dovuto come minimo creare un certo dibattito.

 

I motivi di quella improvvisa chiusura non sono mai stati

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Il caso Quirra

Il poligono della morte Salto di Quirra

di Mariella Cao - 12 apriel 2011

Quirra, una manciata di modeste case rurali sparse in una vallata racchiusa tra un aspro altopiano di selvaggia bellezza e un’ampia spiaggia da incanto, greggi al pascolo, vigneti, orti, aranceti. Un eden sconvolto da inquietanti presenze aliene: postazioni radar occupano le cime dei rilievi, il filo spinato ferisce la spiaggia, esplosioni e rombi di missili fanno tremare la terra.

Quirra si trova lungo la strada orientale di collegamento sud nord Sardegna, nel varco lasciato aperto dal Pisq (Poligono missilistico sperimentale Interforze Salto di Quirra), “il gioiello della Corona” come amano definirlo i generali, ossia il poligono terrestre, aereo e marittimo più grande d’Europa: 130 kmq a terra, laddove a mare una sola delle zone sottoposte a schiavitù militare, con i suoi 28.400 kmq, supera la superficie dell’intera Sardegna. Si articola nel poligono a mare di Capo San Lorenzo e di Perdasdefogu sull’altopiano. Il poligono, come indica bene il termine inglese bombing test range e lo spagnolo campo de bombardeo, è adibito a manovre di guerra life fire (a fuoco vivo, con vero munizionamento da guerra), sperimentazioni, collaudo di armamenti, esercitazioni delle truppe Nato e extra Nato. È a disposizione delle imprese private produttrici di sistemi d’arma al prezzo di un milione e duecentomila euro al giorno (ultimo prezzo reso noto nel 2003, però parrebbe fermo a quello richiesto negli anni ’70). Considerato che i clienti abituali (Oerlikon-Contraves, Aerospatiale, Finmeccanica, Alenia, Oto Melara, Iveco ecc.) sono in media tre per volta, il “reddito” supera i 100 milioni al giorno, un fiume di denaro che non transita in Sardegna.

Nella striscia di Quirra si muore di “sindrome Golfo-Balcani”, gli animali nascono con terribili alterazioni genetiche come i bambini di Escalaplano, paese confinante con il lato ovest del Pisq.

Indagine dei veterinari. La strage interminabile – denunciata ininterrottamente dal 2001, monitorata dalle associazioni base e dalla stampa sarda, ignorata da “quelli che contano” – di recente è diventata visibile anche fuori dall’isola grazie alla fuga da cassetti blindati dell’indagine anamnestica dei veterinari delle ASL e al suo approdo in internet e nei PC di alcuni giornalisti.

 

Lo studio esamina i ventuno allevamenti stanziali di ovini, rileva «l'insorgere contemporaneo di problematiche genetiche (malformazione) negli animali e gravi malattie tumorali nelle persone che si

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Ufologia: la Verita' da sotto il moggio viene alla Luce

Nelle carte Fbi nuova luce sugli Ufo

 

Corpi umanoidi in New Mexico nel 1950 e un avvistamento nello Utah nel 1949

 

MILANO - Chi crede all'esistenza degli Ufo ha ora qualche ragione in più: negli anni Quaranta ci credeva anche l'Fbi, come risulta senza ombra di dubbio dalle carte riservate, in pieno stile X-Files, appena pubblicate sul sito del Bureau, (The Vault). I documenti, scovati dal giornale Salt Lake Tribune ma accessibili a tutti, danno conto di almeno due avvistamenti, uno nello Utah e uno nel New Mexico (il famoso incidente di Roswell). Cominciamo dal secondo, di cui si parla da tempo ma adesso reso un po' più credibile appunto dai nuovi documenti. Il rapporto dell'Fbi,

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Intervista a Giulietto Chiesa

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Vi spiego perché gli Usa torneranno alla Maddalena

Giulietto Chiesa analizza le crisi del mondo occidentale

Intervista Giulietto Chiesa – 8 aprile 2011 

 

Che cosa c'entra il terremoto in Giappone con quanto sta succedendo in queste ultime settimane in Nord Africa? E che relazione c'è tra lo scioglimento dei ghiacci in Antartide e il disastro ecologico nel Golfo del Messico?

 

Secondo Giulietto Chiesa - 70 anni, giornalista (per tanti anni inviato a Mosca per La Stampa), parlamentare europeo dal 2005 al 2009 - una relazione esiste. La tesi, semplice quanto terrificante, è questa:

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Emergenze planetarie parte prima

Incontro con Giorgio Bongiovanni "Direttore della rivista Antimafia Duemila www.antimafiaduemila.com e stigmatizzato a Fatima" attento osservatore dei fatti che accadono nel mondo. Riflessioni sullo stato attuale del nostro pianeta Terra. A cura di Massimo Bonella "Direttore di Pianeta Oggi Tv online". In collaborazione con TeleIdea Chianciano e TeleJato Sicilia.

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Emergenze planetarie

Incontro con Giorgio Bongiovanni: riflessioni sullo stato attuale del nostro pianeta Terra. Parte 2

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Presentazione di Alternativa

Manifesto dI Alternativa 

Marzo 2011

 

Alternativa è il movimento politico e culturale fondato da Giulietto Chiesa a Roma il 17 aprile 2010. Il nostro punto di partenza è rappresentato dalla convinzione che il modello economico e sociale attualmente dominante nel mondo, basato sull'idea di una illimitata espansione di produzione e consumi, è ormai diventato una megamacchina distruttrice della natura, della società, dello stesso equilibrio psichico individuale, ed è destinato al collasso in tempi relativamente rapidi, cioè nel corso di questa e delle prossime due generazioni umane.

La causa di fondo di questa svolta è l’esaurimento delle risorse, l’apparizione simultanea dei limiti allo sviluppo in molte direzioni essenziali, il superamento delle soglie oltre le quali il pianeta e i suoi complessi ecosistemi sono in grado di rigenerarsi La transizione ad un diverso modello di produzione e consumo è inevitabile, ma sta a noi far sì che essa si traduca nel passaggio ad una società più umana e solidale e non in una drammatica e sanguinosa crisi di civiltà, esito inevitabile se la lasciamo nelle mani di coloro che ci governano..

L’unico modo per evitare una transizione catastrofica e per guidarla verso un esito che permetta di ridurre grandi sofferenze è cominciare una vasta e multilaterale opera culturale, organizzativa, trasformatrice delle attuali forme di produzione e di consumo. In particolare il criterio principale per una tale riorganizzazione sarà quello della decrescita della produzione di beni e servizi materiali e di un progressivo aumento di beni esterni alla sfera del mercato.

Il dogma della crescita è ormai il cancro che ferisce a morte la natura e l’uomo; che erode il livello di vita della maggior parte delle popolazioni; che attacca selvaggiamente tutti i beni comuni per assoggettarli allo sfruttamento privato.

 

Alternativa ritiene che, proseguendo sulla strada di uno sviluppo dissennato come l’attuale, si finirà in guerra. Il tendenziale esaurimento delle risorse, la compromissione degli equilibri climatici produrrà una crescente competizione per il controllo dei flussi delle risorse. Una politica di pace e di convivenza tra le civiltà non può essere perseguita finché non si darà vita e sostanza a una nuova architettura istituzionale internazionale basata sul rispetto dei diritti fondamentali di tutti all’esistenza, a parità

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Megachip info

Inverecondo pasticcio all'ONU

di Giulietto Chiesa - «La Voce delle Voci»- 4 aprile 2011

 

Ha scritto molto bene il generale Fabio Mini, su Repubblica (20 marzo 2011), che stiamo assistendo, senza accorgercene, alla «trasformazione del Nord Africa in una confederazione di compagnie petrolifere», che andrà dalla ex Mauritania all’ex Egitto, all’ex Sudan, fino alla Penisola Arabica (finché continuerà a chiamarsi così).

I nuovi “stati” si chiameranno - chissà? - Total, BP, Exxon, Mobil, Chevron. Sicuramente nell’elenco non ci sarà ENI, che si è comportato male.

E non ci saranno neppure Gazprom, Lukoil, perchè Putin e Medvedev hanno votato male (cioè si sono astenuti) la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha permesso “tutte le misure necessarie” contro la Libia.

Quello che è accaduto al Palazzo di Vetro sarà ricordato, senza dubbio, come il più inverecondo pasticcio mai cucinato dall’Onu in tutta la sua non sempre onorata carriera. Cioè l’Onu ha approvato un documento che viola appunto una serie di fondamentali principi dell’Onu. Cioè ancora, l’Onu si è sparato nei piedi.

 

O, forse, potremmo dire che il premio Nobel per la pace, Barack Obama, gli ha sparato nelle palle, essendo evidente che è stato lui (sebbene non sia stato così evidente...) a guidare le bellicose azioni del piccolo capo Sarkozy

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"Gli Ultimi Giorni di Paolo Borsellino" di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo

La speranza e la sete di giustizia di Paolo Borsellino

 

Venerdì 1 aprile si è svolta presso l'Auditorium della Regione di Pordenone la presentazione del libro "Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino" scritto da Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo. Quasi 300 persone hanno partecipato all'incontro organizzato dall'associazione "Il Sicomoro", moderato dalla caporedattrice di Antimafia Duemila, Anna Petrozzi. Oltre gli autori del libro ha partecipato come relatore il fratello del giudice Paolo Borsellino, Salvatore. Riportiamo di seguito un primo estratto della serata.

 

La sala si riempie velocemente, uomini, donne, alcuni anziani e tanti giovani. La vibrazione che si percepisce dal pubblico è quella di una grande attenzione e di molta sensibilità verso i temi trattati. Giorgio riesce ad arrivare poco prima dell'inizio della conferenza nonostante grandi difficoltà e una profonda stanchezza dovuta ad un lungo periodo di continui viaggi tra il nord e il sud del nostro Paese. Salvatore arriva poco prima e anche lui porta su di sè una sorta di "accelerazione" costante dovuta alle molteplici attività che lo vedono schierato sul fronte dell'impegno civile e che lo costringeranno a ripartire al termine dell'incontro per poter essere a Milano al mattino presto. Un volta giunti, sia Salvatore che Giorgio, si scrollano di dosso ogni pensiero e preoccupazione e riacquistano quell'energia che anima i loro spiriti capace di andare oltre ogni limite umano. Ed è Domenico Santin, in rappresentanza dell'associazione "Il Sicomoro", ad introdurre la presentazione del libro dando successivamente la parola ad Anna Petrozzi che con grande maestria traccia i punti salienti che costituiscono l'ossatura del libro collegandoli agli avvenimenti attuali. Dopo un breve accenno sul significato del nostro libro e sull'importanza di una pretesa di giustizia e verità sulle stragi del '92 e del '93 passo la parola ad Anna che chiede subito a Salvatore Borsellino il ruolo della società civile in questa ricerca della verità. Salvatore osserva attentamente le persone presenti e inizia a raccontare come gli stessi magistrati impegnati nelle nuove indagini sui mandanti esterni delle stragi '92/'93 e sulla cosiddetta "trattativa" tra Stato e mafia gli abbiano trasmesso l'altissimo valore del sostegno della società civile in questa fase determinante per poter giungere alla verità. La voce di Salvatore si incrina più volte mentre racconta il periodo prima e dopo la strage di Capaci. Il fratello di Paolo Borsellino trattiene l'emozione mentre ricorda quei momenti, rivive la consapevolezza della minaccia di morte che aleggiava su Falcone e ancora di più su suo fratello dopo l'assassinio di Capaci. Tutti sapevano che il prossimo a morire sarebbe stato Paolo Borsellino ed il primo era lui. L'atto d'amore più grande di quest'uomo è racchiuso proprio nella piena coscienza della sua imminente fine di fronte alla quale non vi è alcuna resa, ma solo un ultimo incondizionato gesto d'amore verso il  prossimo che si traduce in una corsa contro il tempo per rendere giustizia al suo amico e fratello Giovanni Falcone, così come per le generazioni che verranno. Salvatore riesce a trasmetterlo con tutta l'anima, la gente applaude profondamente emozionata. Ma il grido di Salvatore è fatto anche di tanta rabbia per i misteri che ruotano attorno alla strage di via D'Amelio, uno su tutti riguarda la scomparsa dell'agenda rossa di suo fratello dentro la quale vi erano scritte le sue considerazioni più importanti sulla strage di Capaci e su quella "tratattiva" tra pezzi dello Stato e la mafia di cui verosimilmente Borsellino era stato messo a conoscenza da uomini delle istituzioni dell'epoca e contro la quale lui si sarebbe opposto con tutte le sue forze decretando così la propria morte. Salvatore sente nell'aria un clima simile a quello del 1992 e teme fortemente la possibilità di nuovi attentati nei confronti di magistrati. Nella sala non vola una mosca, quel timore appartiene a molti dei presenti. Di seguito Anna chiede a Giorgio di delineare un quadro dell'attuale situazione che ruota attorno alle nuove rivelazioni della conoscenza di una "trattativa" tra mafia e Stato

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"Gli Ultimi Giorni di Paolo Borsellino"

La speranza e la sete di giustizia di Paolo Borsellino

 

Venerdì 1 aprile si è svolta presso l'Auditorium della Regione di Pordenone la presentazione del libro "Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino" scritto da Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo. Quasi 300 persone hanno partecipato all'incontro organizzato dall'associazione "Il Sicomoro", moderato dalla caporedattrice di Antimafia Duemila, Anna Petrozzi. Oltre gli autori del libro ha partecipato come relatore il fratello del giudice Paolo Borsellino, Salvatore. Riportiamo di seguito un primo estratto della serata.

 

La sala si riempie velocemente, uomini, donne, alcuni anziani e tanti giovani. La vibrazione che si percepisce dal pubblico è quella di una grande attenzione e di molta sensibilità verso i temi trattati. Giorgio riesce ad arrivare poco prima dell'inizio della conferenza nonostante grandi difficoltà e una profonda stanchezza dovuta ad un lungo periodo di continui viaggi tra il nord e il sud del nostro Paese. Salvatore arriva poco prima e anche lui porta su di sè una sorta di "accelerazione" costante dovuta alle molteplici attività che lo vedono schierato sul fronte dell'impegno civile e che lo costringeranno a ripartire al termine dell'incontro per poter essere a Milano al mattino presto. Un volta giunti, sia Salvatore che Giorgio, si scrollano di dosso ogni pensiero e preoccupazione e riacquistano quell'energia che anima i loro spiriti capace di andare oltre ogni limite umano. Ed è Domenico Santin, in rappresentanza dell'associazione "Il Sicomoro", ad introdurre la presentazione del libro dando successivamente la parola ad Anna Petrozzi che con grande maestria traccia i punti salienti che costituiscono

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L'industria delle armi non e' mai in crisi

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Sipri: l’Unione Europea è il maggior esportatore mondiale di armamenti

Giorgio Beretta - Fonte: Unimondo - 15 marzo 2011

 

L’Unione Europea nel suo insieme è oggi il principale esportatore mondiale di armamenti. Lo si apprende analizzando con attenzione uno studio dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), uno degli istituti tra i più autorevoli del settore, che ieri ha presentato i dati sui trasferimenti internazionali di armi convenzionali relativi al quinquennio 2006-2010 (qui il Factsheet in .pdf).

Nonostante la crisi finanziaria e la successiva recessione globale, nel quinquennio dal 2006 al 2010 il volume medio dei trasferimenti globali di sistemi militari è cresciuto del 24% rispetto al quinquennio precedente. Ed è soprattutto nell’ultimo quinquennio che – se si analizzando attentamente i dati forniti dal SIPRI Arms Transfers Database – i paesi dell’Unione Europea superano ampiamente gli Stati Uniti e la Russia nel commercio mondiale di armamenti.

Va tenuto presente che le cifre riportate dal SIPRI sono molto contenute rispetto a quelle presentate nei rapporti ufficiali internazionali e dei singoli paesi in quanto si riferiscono solo agli armamenti convenzionali e soprattutto ai “grandi sistemi d’arma” (aerei, elicotteri, navi, cannoni, missili, blindati ecc) e non riportano i dati relativi alle cosiddette “piccole armi” ad uso militare e nemmeno quelli delle singole componenti dei sistemi militari. Le cifre, inoltre, cercano di misurare “il trend del volume dei trasferimenti” più che il “valore del commercio internazionale” che nei report annuali dell’istituto di ricerca svedese è segnalato in cifre ampiamente superiori.

 

Il SIPRI – pur riportando nell’Arms Transfers Database i dati annuali – analizza nel suo studio i valori quinquennali del commercio di armamenti in quanto i dati annuali possono variare significativamente a seconda delle diverse commesse. Come mostra la Figura 1 del Factsheet (in .pdf), dal 2001 il trend dei trasferimenti dei principali sistemi di armamento convenzionali è in crescita e nel 2010 si è attestato attorno ai 25 miliardi di dollari: nel 2002, con meno 18 miliardi di dollari, era sceso al minimo storico dal periodo della Guerra Fredda, ma già dall’anno successivo – a seguito dell’effetto 11 settembre – era tornato a crescere fino al

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Giulietto Chiesa

Dal disordine non programmato al disordine programmato

Intervista a Giulietto Chiesa da Agenzia Stampa Italia – Megachip – 17 marzo 2011

 

Ci sono corsi e ricorsi storici e la storia ci insegna che certi eventi sono epocali e che possono ripetersi. Nel 2001 ci fu quello che sappiamo che anticipò la crisi finanziaria che era già nei fatti in stato di maturazione, anche se non era ancora esplosa. Secondo lei, i fatti che stanno accadendo nel Nord Africa a che cosa preludono?

 

Sono sintomi generali di un disordine non programmato che deriva dall'inizio della fine del dominio imperiale statunitense. Una parte dell'umanità avverte che sta venendo meno la funzione di dominio. E comincia a cercare proprie risposte ai drammatici problemi che vive. L'età media dei paesi in rivolta è vicina ai 30 anni. Una nuova generazione – la generazione non di Twitter o di Facebook, ma di Al Jazeera, che legge gli avvenimenti mondiali su una tv in arabo.

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Guerra nel Mediterraneo

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No all'intervento militare contro la Libia

di Giulietto Chiesa - 18 marzo 2011 - Megachip 

 

 

Mi proponevo di scadenzare i miei interventi a ritmi più lunghi, ma la crisi mondiale galoppa a tale velocità che non si può restare indietro. Poiché temo che siamo alla vigilia di una guerra, questa volta alle nostre porte, ritengo mio dovere dire cosa sta succedendo.

 

Lo faccio non da solo, ma insieme ad altre persone che stimo. Forse contiamo poco, ma, per quel poco, abbiamo deciso di far sentire la nostra voce. Per un dovere non solo politico ma soprattutto morale. Noi non usiamo due pesi e due misure. E ricordiamo, per esempio, il silenzio che accompagnò l'eccidio dei palestinesi della striscia di Gaza. Allora nessuno gridò all'intervento militare contro i massacratori e contro uno stato sovrano quale Gaza era già divenuto.

Adesso ci risiamo con gl'interventi "umanitari". Stare zitti non si può. Quello che segue è il parere comune di un gruppo di privati cittadini. Altri, se vorranno, potranno aggiungersi.

 

Dopo il voto, inaccettabile, del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha autorizzato, insieme alla no-flight zone, il ricorso a “tutte le misure necessarie” (di fatto il via libera ai bombardamenti), si moltiplicano le notizie di un imminente

Leggi tutto: Guerra nel Mediterraneo

   

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