Giovedì, Agosto 24, 2017
   
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Megachip - Giulietto Chiesa

Presentazione di Alternativa

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Manifesto dI Alternativa 

Marzo 2011

 

Alternativa è il movimento politico e culturale fondato da Giulietto Chiesa a Roma il 17 aprile 2010. Il nostro punto di partenza è rappresentato dalla convinzione che il modello economico e sociale attualmente dominante nel mondo, basato sull'idea di una illimitata espansione di produzione e consumi, è ormai diventato una megamacchina distruttrice della natura, della società, dello stesso equilibrio psichico individuale, ed è destinato al collasso in tempi relativamente rapidi, cioè nel corso di questa e delle prossime due generazioni umane.

La causa di fondo di questa svolta è l’esaurimento delle risorse, l’apparizione simultanea dei limiti allo sviluppo in molte direzioni essenziali, il superamento delle soglie oltre le quali il pianeta e i suoi complessi ecosistemi sono in grado di rigenerarsi La transizione ad un diverso modello di produzione e consumo è inevitabile, ma sta a noi far sì che essa si traduca nel passaggio ad una società più umana e solidale e non in una drammatica e sanguinosa crisi di civiltà, esito inevitabile se la lasciamo nelle mani di coloro che ci governano..

L’unico modo per evitare una transizione catastrofica e per guidarla verso un esito che permetta di ridurre grandi sofferenze è cominciare una vasta e multilaterale opera culturale, organizzativa, trasformatrice delle attuali forme di produzione e di consumo. In particolare il criterio principale per una tale riorganizzazione sarà quello della decrescita della produzione di beni e servizi materiali e di un progressivo aumento di beni esterni alla sfera del mercato.

Il dogma della crescita è ormai il cancro che ferisce a morte la natura e l’uomo; che erode il livello di vita della maggior parte delle popolazioni; che attacca selvaggiamente tutti i beni comuni per assoggettarli allo sfruttamento privato.

 

Alternativa ritiene che, proseguendo sulla strada di uno sviluppo dissennato come l’attuale, si finirà in guerra. Il tendenziale esaurimento delle risorse, la compromissione degli equilibri climatici produrrà una crescente competizione per il controllo dei flussi delle risorse. Una politica di pace e di convivenza tra le civiltà non può essere perseguita finché non si darà vita e sostanza a una nuova architettura istituzionale internazionale basata sul rispetto dei diritti fondamentali di tutti all’esistenza, a parità

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Inverecondo pasticcio all'ONU

di Giulietto Chiesa - «La Voce delle Voci»- 4 aprile 2011

 

Ha scritto molto bene il generale Fabio Mini, su Repubblica (20 marzo 2011), che stiamo assistendo, senza accorgercene, alla «trasformazione del Nord Africa in una confederazione di compagnie petrolifere», che andrà dalla ex Mauritania all’ex Egitto, all’ex Sudan, fino alla Penisola Arabica (finché continuerà a chiamarsi così).

I nuovi “stati” si chiameranno - chissà? - Total, BP, Exxon, Mobil, Chevron. Sicuramente nell’elenco non ci sarà ENI, che si è comportato male.

E non ci saranno neppure Gazprom, Lukoil, perchè Putin e Medvedev hanno votato male (cioè si sono astenuti) la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha permesso “tutte le misure necessarie” contro la Libia.

Quello che è accaduto al Palazzo di Vetro sarà ricordato, senza dubbio, come il più inverecondo pasticcio mai cucinato dall’Onu in tutta la sua non sempre onorata carriera. Cioè l’Onu ha approvato un documento che viola appunto una serie di fondamentali principi dell’Onu. Cioè ancora, l’Onu si è sparato nei piedi.

 

O, forse, potremmo dire che il premio Nobel per la pace, Barack Obama, gli ha sparato nelle palle, essendo evidente che è stato lui (sebbene non sia stato così evidente...) a guidare le bellicose azioni del piccolo capo Sarkozy

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Giulietto Chiesa

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Dal disordine non programmato al disordine programmato

Intervista a Giulietto Chiesa da Agenzia Stampa Italia – Megachip – 17 marzo 2011

 

Ci sono corsi e ricorsi storici e la storia ci insegna che certi eventi sono epocali e che possono ripetersi. Nel 2001 ci fu quello che sappiamo che anticipò la crisi finanziaria che era già nei fatti in stato di maturazione, anche se non era ancora esplosa. Secondo lei, i fatti che stanno accadendo nel Nord Africa a che cosa preludono?

 

Sono sintomi generali di un disordine non programmato che deriva dall'inizio della fine del dominio imperiale statunitense. Una parte dell'umanità avverte che sta venendo meno la funzione di dominio. E comincia a cercare proprie risposte ai drammatici problemi che vive. L'età media dei paesi in rivolta è vicina ai 30 anni. Una nuova generazione – la generazione non di Twitter o di Facebook, ma di Al Jazeera, che legge gli avvenimenti mondiali su una tv in arabo.

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Guerra nel Mediterraneo

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No all'intervento militare contro la Libia

di Giulietto Chiesa - 18 marzo 2011 - Megachip 

 

 

Mi proponevo di scadenzare i miei interventi a ritmi più lunghi, ma la crisi mondiale galoppa a tale velocità che non si può restare indietro. Poiché temo che siamo alla vigilia di una guerra, questa volta alle nostre porte, ritengo mio dovere dire cosa sta succedendo.

 

Lo faccio non da solo, ma insieme ad altre persone che stimo. Forse contiamo poco, ma, per quel poco, abbiamo deciso di far sentire la nostra voce. Per un dovere non solo politico ma soprattutto morale. Noi non usiamo due pesi e due misure. E ricordiamo, per esempio, il silenzio che accompagnò l'eccidio dei palestinesi della striscia di Gaza. Allora nessuno gridò all'intervento militare contro i massacratori e contro uno stato sovrano quale Gaza era già divenuto.

Adesso ci risiamo con gl'interventi "umanitari". Stare zitti non si può. Quello che segue è il parere comune di un gruppo di privati cittadini. Altri, se vorranno, potranno aggiungersi.

 

Dopo il voto, inaccettabile, del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha autorizzato, insieme alla no-flight zone, il ricorso a “tutte le misure necessarie” (di fatto il via libera ai bombardamenti), si moltiplicano le notizie di un imminente

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Giulietto Chiesa

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Un fantasma si aggira per il mondo arabo

di Giulietto Chiesa - 22 febbraio 2011

 

Non è quello del comunismo. E, per ora, non lo si può chiamare “fantasma della democrazia”. E’ una rivolta da fine dell’Impero.

  

E’ uno dei sintomi della crisi globale del pianeta, che progressivamente sta sostituendo, e sostituirà completamente in pochi anni, tutte le agiografie adoranti della globalizzazione imperiale.

E’ un figlio di molti fattori, che non possono essere ridotti a uno, come gran parte della stampa occidentale sta scribacchiando in questi giorni.

Non è la rivoluzione dei “social network” americani, anche se vi hanno contribuito. Non è la rivoluzione democratica all’occidentale, anche se questo aspetto fa capolino, per esempio in Egitto.

 

 

E’ piuttosto la rivoluzione di Al Jazeera. Nel senso che milioni di arabi, e non solo arabi, stanno ormai guardando quelle notizie prima d’ogni altre, e capiscono di non essere isolati. Ma è soprattutto la rivoluzione di milioni di giovani, nati guardando Al Jazeera, che vedono le ingiustizie del mondo e guardano all’occidente con disincanto, perchè l’occidente è stato amico e sodale dei loro aguzzini. Ed è anche la rivoluzione dei

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M. Gorbaciov

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Gorbaciov: «Mi vergogno di Abramovich»
L’ex leader sovietico attacca il «ricco debosciato» e il suo stile di vita
 

 

MOSCA

 

— Ora che sta per compiere ottant’anni, Mikhail Gorbaciov sembra deciso ad abbandonare la prudenza che ha caratterizzato la sua condotta da quando lasciò nel 1991 il posto di presidente dell’Unione Sovietica. E spara ad alzo zero sugli oligarchi che si sono impadroniti delle ricchezze della Russia e sul tandem che guida il Paese, Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev. «La classe dirigente di questo Paese sta mostrando a tutti noi la sua anima depravata... Il loro ideale

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E' di Twitter o Facebook la sollevazione egiziana?

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di Giulietto Chiesa - 15 febbraio 2011

 
Vien da sorridere a leggere i commenti dei nostri autorevoli inviati, ivi inclusi i più rispettabili, come Bernardo Valli su «Repubblica», che sabato apriva il suo pezzo dal Cairo, appiccicando sulla rivolta egiziana l'etichetta di “rivoluzione del web”. Questo è stato del resto, ormai da tempo, il cliché mediatico che viene imposto

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Guantanamo di Giulietto Chiesa

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I 173 di Guantánamo e il Carceriere in Capo
di Giulietto Chiesa – da «La Voce delle Voci», Febbraio 2011.

 

In questo inizio d’anno che apre il Decennale dell’11 settembre (2001) si celebra il nono anniversario dell’apertura della prigione di Guantánamo Bay. Ora io capisco che, di fronte al Bunga Bunga berlusconiano, non c’è notizia mondiale che regga. Ma faccio uno sforzo, anche questa volta, per allargare l’orizzonte. Serve anche a capire meglio cosa possiamo aspettarci da Barack Obama, ex Imperatore. Il quale si fece eleggere anche avendo promesso che Guantánamo Bay la avrebbe chiusa.
Per fortuna mia io non fui, sebbene invitato, tra quegli elettori del Partito Democratico che inneggiavano in anticipo al novello, e democraticissimo, finalmente, Presidente nero d’America.

 

Così, adesso posso tranquillamente scrivere che Obama non solo non è democraticissimo, ma è il degno continuatore del suo predecessore. Infatti ha firmato la legge che non solo non chiude Guantánamo Bay, ma rende impossibile la sua chiusura anche in un

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GIULIETTO CHIESA - MEGACHIP

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Padrone debole, Vassalli morti

di Giulietto Chiesa – Megachip.


L'Egitto è in fiamme e il regime di Mubarak è alle corde. È la terza rivolta popolare che scuote le rive del Mediterraneo in poche settimane. Tunisia, Albania, Egitto. Più in là Algeri. A prima vista non c'è connessione tra le tre situazioni. A prima vista Berisha, Ben Alì e Mubarak sono tre problemi del tutto sconnessi tra di loro. Ma certe “serie” difficilmente sono del tutto casuali. L'impressione è che una stessa onda – al tempo stesso di inquietudine e di speranza - stia volando sull'intera area.

 

Questa impressione potrebbe avere un'origine non immediatamente visibile, ma

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USA pratiche di Fallimento

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USA: pratiche di fallimento

di Giulietto Chiesa – 6 novembre 2010

 

La notizia del giorno, che non avete trovato sulle prime pagine dei giornali, è questa: gli Stati Uniti d'America hanno iniziato le pratiche di fallimento.

Senza dirlo esplicitamente, ma si capisce lo stesso.

 

Come? La Federal Reserve, cioè la Banca Centrale americana,

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Giulietto Chiesa

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Sovranità, bombe atomiche e patacche
di Giulietto Chiesa – 18 novembre 2010

 

Tra due giorni il vertice NATO di Lisbona deciderà dove dislocare le circa 200 testate nucleari tattiche attualmente sul suolo europeo, sparse tra Belgio, Italia, Germania, Olanda e Turchia.

 


Dislocare dove, visto che Belgio, Olanda, Germania e altri - avendo male

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