Sabato, Agosto 19, 2017
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

IN PRIMO PIANO: "NEL NOME DEL PADRE" (BELVA ASSASSINA)

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

 

Le elucubrazioni di Giuseppe Salvatore Riina
di Giorgio Bongiovanni
“Onora il padre e la madre” è il quarto dei Dieci comandamenti. Un concetto che può valere anche per i figli dei mafiosi. Giuseppe Salvatore Riina, detto Salvo (39 anni a maggio), già condannato per associazione mafiosa a 8 anni e 10 mesi (pena interamente scontata) ha voluto rendere “onore” al padre, il boss stragista Totò Riina, pubblicando un libro dal titolo “Riina. Family Life” (testo pubblicato da edizioni Anordest), che da dopodomani sarà presente negli scaffali delle librerie italiane. Una biografia inedita sulla vita del “Capo dei capi” che vorrebbe consegnarci l'immagine di un padre premuroso, amorevole, di solidi principi. E' vero che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli ma è altrettanto vero che di fronte alle nefandezze compiute da “u curtu” non si può tacere o rimanere silenti, come nulla fosse accaduto. Nei comandamenti è scritto anche “Non uccidere”, “Non dire falsa testimonianza” ed è singolare che proprio Riina jr, nel suo faccia a faccia con il collega del Corriere della Sera, quando questi gli ricorda le parole del padre intercettate in carcere (dalla “fine del tonno” fatta fare a Falcone, agli altri delitti), abbia detto: “Io difendo la dignità di un uomo e della sua famiglia. E la sua coerenza, quando ha rifiutato di collaborare con i magistrati. 'Non ci si pente di fronte agli uomini, solo davanti a Dio', mi ripeteva”.
Di che dignità si parla se si raccontano falsità, omettendo o coprendo volutamente misfatti, crimini e bestemmie contro lo Spirito Santo, come quello di essere stato responsabile di stragi e della morte di donne e bambini? Questo significa esserne complici almeno dal punto di vista etico.
Le parole scritte nel libro che uscirà, così come quelle rilasciate da Riina jr (che oggi vive a Padova in regime di sorveglianza, mentre il fratello Giovanni sconta l'ergastolo al 41bis, come il padre) riportate dal quotidiano, sono un'offesa all'intelligenza delle vittime di mafia, dei cittadini, ed anche alla verità.
Come si può definire un “eroe” un uomo che, pur non avendo fatto mancare nulla alla propria famiglia, ha commesso le più grandi bestialità?
Come ci si può lamentare che “è dal gennaio del 1993 che non faccio una carezza a mio padre, e così le mie sorelle e mia madre”?
Cosa dovrebbero dire allora tutte quelle famiglie che per colpa del padre sono state distrutte, chi per la perdita di un proprio familiare chi, come è avvenuto con le stragi del 1993, ha visto i propri cari diventare invalidi?

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RADIO SAIUZ INTERVISTA IL PM NINO DI MATTEO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

A CURA DI UGO LOMBARDI IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA, www.antimafiaduemila.com

 

DI MATTEO A BARI E QUELLE PAROLE CHE PESANO COME MACIGNI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Non solo mafia nell'intervento del magistrato alla conferenza tenutasi all’Università

Non accade con frequenza che il magistrato più noto del nostro Paese, ma anche il più tutelato oltre che invidiato e da una buona parte di italiani,  ammirato, raggiunga i nostri lidi per parlarci di “illegalità”. Nella giornata di mercoledì, trenta aprile, nelle ore pomeridiane il dott. Di Matteo, pm presso la procura di Palermo, è stato ospitato dalla facoltà di giurisprudenza della università di Bari, invitato dal promotore dell'incontro e presidente della associazione ”Gens Nova Onlus”, prof. Antonio Maria La Scala, avvocato penalista del foro di Bari. Hanno partecipato alla conferenza, che ha avuto per titolo ”L'illegalità tra criminalità organizzata e criminalità economica”, altri illustri relatori come il magnifico rettore della Università di Bari prof. Antonio Felice Uricchio ed il moderatore dott. Mario Valentino, esperto giornalista.
Erano presenti il Neo Prefetto di Bari, Ufficiali dell'Arma dei Carabinieri, della Polizia, della Finanza.

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PTV NEWS

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- Libia, giochi irresponsabili
- Migranti, chiusa la rotta dei Balcani
- Maduro richiama l’ambasciatore in Usa

 

MORI E I "BUFFONI" DI STATO

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA www.antimafiaduemila.com

 

Mori e i ''buffoni'' di Stato

di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari
“I servizi segreti deviati? Non esistono”. “L'intelligence italiana? Si occupa solo di 'corna' e 'marmellata'”. “I nostri politici? Non hanno idea di cosa sia un Servizio. L'unico che capiva il nostro lavoro era Cossiga”. Sono queste le parole del generale Mario Mori, ex comandante del Ros dei carabinieri e direttore del Sisde dal 2001 al 2006, intervenuto giovedì pomeriggio alla libreria Feltrinelli di Palermo per presentare il suo ultimo saggio “Servizi segreti - introduzione allo studio dell'intelligence”. Il concetto che ha espresso (“Ho sempre lavorato per lo Stato”) è chiaro quanto perverso ed è molto simile a quanto sostenuto in passato da Bruno Contrada, ex poliziotto e numero 3 del Sisde (servizio segreto civile) condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ovvia, comoda e scontata la scelta di non parlare dei fatti giudiziari che lo riguardano alla domanda di un cronista, proprio sui servizi deviati, sui dubbi

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GIULIETTO CHIESA: "IL MONDO E' IN PERICOLO" SECONDA PARTE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Intervista di Giorgio Bongiovanni
“Il mondo è in pericolo”. Non si tratta di congetture apocalittiche ma di una serie di fatti e testimonianze enunciati dal giornalista e scrittore Giulietto Chiesa, che illustra i motivi per cui oggi vi è un maggiore pericolo di arrivare ad una guerra fredda. “E’ la crisi dell’Occidente che produce questo cambio - assicura - che aveva sempre cercato di scaricare sulla Russia ed è venuta meno con la sparizione dell’Unione Sovietica. Così l’Occidente ha dovuto inventarsi un nemico, quello islamico”. Nel corso dell’intervista Chiesa spiega come e perché l’umanità sta andando incontro al terzo conflitto mondiale, e verso "una crisi che non ammette soluzione negoziale".

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA TV www.antimafiaduemila.com

 

   

GIULIETTO CHIESA: "IL MONDO E' IN PERICOLO" PRIMA PARTE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Intervista di Giorgio Bongiovanni
“Il mondo è in pericolo”. Non si tratta di congetture apocalittiche ma di una serie di fatti e testimonianze enunciati dal giornalista e scrittore Giulietto Chiesa , sul possesso della bomba atomica da parte dell’Arabia Saudita. “Tutti gli organi di stampa italiani ed europei hanno taciuto di fronte a questa rivelazione - ha dichiarato - Israele e Arabia Saudita hanno collaborato con il Pakistan, con il beneplacito degli Stati Uniti”. E questo, secondo il giornalista, costituisce “un pericolo mondiale senza precedenti”. Nel corso dell’intervista Chiesa spiega come e perché l’umanità sta andando incontro alla terza guerra mondiale.

 

 

   

"TERZA GUERRA MONDIALE IN ATTO", DALLA CRISI AL RISCHIO NUCLEARE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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''Terza Guerra Mondiale in atto'', dalla crisi al rischio nucleare

di Sonia Cordella
Conferenza a Buja con Chiesa, Bongiovanni e Piccin
E' una casa della gioventù da “tutto esaurito” a Buja in occasione della conferenza “Terza guerra mondiale in atto - Le menzogne degli stati canaglia” organizzata dall'associazione “Il Sicomoro”, “Pandora TV”, il movimento “Alternativa”, “Antimafia Duemila” e l'associazione locale “Mandi dal Cil”.
A dare il via ai lavori è il responsabile di quest'ultima, Gilberto Cossettini, dopodiché ha inizio la conferenza. A proiettare il pubblico nell'argomento sono la visione di due filmati sui conflitti, gli attentati terroristici, le crisi internazionali degli ultimi due anni, e le dichiarazioni dell'analista politico saudita Daham al-Anzi, portavoce di Riyadh, che rivela l'acquisto dell'Arabia Saudita di ordigni nucleari dal Pakistan già da due anni con il consenso degli USA. “Nell'ultimo anno il percorso verso la guerra ha proceduto a grandi passi - esordisce Giulietto Chiesa - ciò che sta accadendo è di una gravità senza precedenti, ci troviamo in una situazione di estremo allarme e la gente non ha consapevolezza di questo, accetta tutto perché non sa ciò che sta accadendo e questa è la cosa più grave”.
“L'unico mezzo per difendersi - sostiene il giornalista - è quello di informare la gente su quanto sta accadendo. E' ciò che 'Pandora tv' si prefigge di fare attraverso il sito web 'Pandora tv.it' le cui trasmissioni vengono ripetute da altri canali digitali terrestri ed emittenti radio nazionali. Nel momento in cui il governo italiano aprirà la campagna di guerra in Libia, Pandora tv manderà in onda un collegamento permanente in streaming per chiedere agli italiani di sollevarsi contro l'entrata in guerra”.
“Il nostro governo sta dicendo che i nostri aerei, le nostre navi, i nostri soldati devono cominciare a combattere e uccidere dall'altra riva del Mediterraneo e si andrà a bombardare le propaggini libiche dell'esercito islamico - prosegue Chiesa - Ci dobbiamo rendere conto che se noi continuiamo a bombardare il resto del mondo, prima o dopo verranno a casa nostra”.

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MAFIA NUOVA VITA NUOVA

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di Saverio Lodato
La tesi secondo la quale la mafia, quando non ricorre all’uso delle armi, non uccide i servitori dello Stato, non mette a segno stragi, è una mafia snaturata, ripiegata su se stessa, degenerata rispetto al suo codice genetico che invece le imporrebbe costantemente la pratica del "delitto", è tesi che qualcuno ripropone - e da sempre - a ondate ricorrenti. Il ragionamento che porta a questa tesi è, più o meno, riassumibile così: se la mafia tace la mafia non c’è; se la mafia non uccide non è mafia; se la mafia si inabissa, ciò accade perché finalmente ha paura di uno Stato che è riuscito a infliggerle colpi mortali.
Sarebbe molto bello se fosse vero. Sarebbe molto bello se questa "ricetta" interpretativa avesse un fondamento. Ma, purtroppo, così non è. Ovviamente la fine dello spargimento

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IN PRIMO PIANO: PALERMO, IN AULA BUNKER IL RICONOSCIMENTO DI "FACCIA DA MOSTRO".

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA E VIDEO DI BLOG SICILIA TV.

Un giorno importante che potrebbe vedere la conferma giudiziaria dell’identità di ‘faccia da mostro’ l’uomo dei servizi deviati che interloquiva con alcuni uomini di Cosa nostra secondo l’accusa. un giorno che potrebbe squarciare il mistero di anni di insabbiamenti.

 

 

   

VINCENZO AGOSTINO: "CERCHERO' DI DARE RISPOSTE AD UN BIMBO MAI NATO"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA WWW.ANTIMAFIADUEMILA.COM

di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari
Oggi il confronto all’americana con “faccia da mostro”

Dopo una lunga attesa, il giorno del “confronto all’americana tra Vincenzo Agostino, padre di Nino, trucidato assieme alla moglie incinta Ida Castelluccio, a Palermo, il 5 agosto 1989, e Giovanni Aiello “alias faccia da mostro”, è arrivato.
All’aula bunker dell’Ucciardone già dalle otto di questa mattina i rappresentanti delle associazioni Libera, Agende Rosse e Scorta civica e tanti cittadini si sono radunati davanti ai cancelli della struttura per esprimere la propria vicinanza e sostegno ad un padre che dal giorno dell’omicidio non si è più tagliato la barba.

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DI MATTEO: "STATO NON HA DIMOSTRATO DI VOLER RECIDERE LEGAMI MAFIA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Magistrato cittadino onorario di nove comuni abruzzesi
di AMDuemila
'’E’ nel dna della mafia la ricerca di rapporti con la politica, le istituzioni economiche, finanziarie e il mondo delle professioni, che risultano fondamentali per il consolidamento del potere criminale. Purtroppo lo Stato e le istituzioni politiche non hanno ancora dimostrato coi fatti di voler rescindere definitivamente quei legami (con la mafia, ndr). Ecco perchè c'è stata qualche vittoria ma non è ancora stata vinta la guerra''. Il magistrato palermitano Nino Di Matteo ha parlato con chiarezza e fermezza alla platea di giovani (18 istituì superiori e medi di Pescara) presenti all’ex-Aurum di Pescara all’iniziativa pubblica "Dalla parte della legalità" assieme ai cittadini e rappresentanti di alcuni comuni abruzzesi che hanno voluto stringersi attorno al pm. Sono ben nove infatti i comuni (Pescara, Chieti, Montesilvano, Spoltore, Città Sant'Angelo, Bucchianico, Miglianico, Mosciano Sant'Angelo e Pineto) che questa mattina  hanno conferito la cittadinanza onoraria ad Antonino Di Matteo, magistrato condannato a morte dal capo dei capi Totò Riina. Il titolo per lui, secondo le dichiarazioni di alcuni pentiti, sarebbe già a Palermo.

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STATO-MAFIA, QUEGLI ANNI DI FUOCO CON BOLZONI

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 IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

di Saverio Lodato
Giovanni Falcone non si fidava di molti poliziotti e di molti carabinieri, di uomini della Criminalpol, di funzionari del Sisde, dell’intero ambiente dell’Alto commissariato per la lotta alla mafia, di suoi stessi colleghi. I giornalisti che in quegli anni lavoravano a Palermo lo sapevano benissimo. Era una circostanza pacifica e risaputa. Questa sua sfiducia fu il "fil rouge" del suo lavoro investigativo, e già da parecchi anni prima della strage di Capaci. C’è infatti un grumo nero di fatti, e di interpretazioni tendenziose di quei fatti, che andrebbero spiegati sino in fondo se si volesse davvero capire l’interminabile "antefatto" della sua esecuzione.

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DI MATTEO, FALCONE E L'EREDITA' TRADITA

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di Aaron Pettinari
“Oggi il pensiero, il sogno, l'eredità morale di Falcone sono stati purtroppo da noi tutti, nei fatti, disattesi e persino traditi”. E' una constatazione amara quella del sostituto procuratore di Palermo, Antonino Di Matteo, intervenuto ieri pomeriggio al dibattito sul tema “Giovanni Falcone e il Consiglio superiore della Magistratura” assieme a Piergiorgio Morosini (componente del Csm) e Stefano Racheli (già Componente del Csm proprio negli anni di Falcone).
Un evento inserito all'interno del ciclo di incontri organizzato dalla Scuola Superiore della magistratura.
Nel suo intervento il magistrato ha ricordato come la storia di Giovanni Falcone “nel suo rapporto con la magistratura è quella di un eterno perdente, segnata da pesanti, dolorose e reiterate sconfitte, un tragico paradosso rispetto alla straordinarietà e all'eccellenza di un contributo riconosciuto anche all'estero”. Ricordando la dolorosa

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FALCONE - DI MATTEO: IL PASSATO CHE NON PASSA

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di Saverio Lodato
L’isolamento di Giovanni Falcone, da parte dei suoi stessi colleghi. Le ripetute sconfitte di Giovanni Falcone che fu bocciato per la guida dell’ufficio istruzione di Palermo, per la sua nomina nel Consiglio superiore della magistratura, per la direzione della Procura nazionale antimafia. Le calunnie nei suoi confronti, per il suo stile di lavoro, per il suo impianto teorico innovativo nel fronteggiare Cosa Nostra, per aver contribuito, insieme ai colleghi del pool antimafia di Palermo, all’istruzione del primo storico maxi processo alle cosche mafiose.
E le insinuazioni - persino - sul mancato agguato dinamitardo nella sua villa dell’Addaura, quasi fosse stato lui stesso a mettersi i candelotti di dinamite per farsi pubblicità.
"E’ la storia di un eterno perdente, quella di Giovanni Falcone", osserva Nino Di Matteo. La sua strada fu eternamente in salita. Dovette fronteggiare innanzitutto i "nemici interni", quelli dell’ufficio accanto. Poi i "nemici esterni", a cominciare da Cosa Nostra. Infine, a macabro coronamento della sua intera esistenza umana e professionale, quelle "menti raffinatissime" la cui presenza tangibile Falcone riuscì ad individuare proprio dietro il fallito attentato dell’Addaura ai suoi danni.
Perché dovette pagare un prezzo talmente alto e sotto ogni profilo? Non poteva essere diversamente. E non lo diciamo con il senno di poi. Ma già con il senno di allora.  
Se è vero, come è vero, che nel 1980 un nutrito gruppo di sostituti procuratori palermitani scrisse e sottoscrisse un documento per

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ROMA: INTERVENTO DI OLIVIERO BEHA ALLA MANIFESTAZIONE DEL 14 NOVEMBRE 2015 A SOSTEGNO DEL MAGISTRATO ANTONINO DI MATTEO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

SI RINGRAZIA PER LA COLLABORAZIONE NICOLA ALBERI - PANDORA TV RM.

   

ROMA: INTERVENTO DI VAURO SENESI ALLA MANIFESTAZIONE DEL 14 NOVEMBRE A SOSTEGNO DEL MAGISTRATO DI PALERMO ANTONINO DI MATTEO

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COLLABORAZIONE ESTERNA DI NICOLA ALBERI

   

ROMA: INTERVENTO DI ANTONIO INGROIA ALLA MANIFESTAZIONE DEL 14 NOVEMBRE A SOSTEGNO DEL MAGISTRATO DI PALERMO ANTONINO DI MATTEO

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COLLABORAZIONE ESTERNA DI NICOLA ALBERI

   

E' ORA CHE MATTARELLA DICA LA SUA. E LA DICA CON MOLTA FORZA

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di Saverio Lodato
Lo vogliono isolato. Lo vogliono accerchiato. Lo vogliono a mani nude. Lo vogliono delegittimato. Lo vogliono esposto al tiro dei cecchini. Povero Nino Di Matteo, finito nella fossa dei leoni.   
Povero Nino Di Matteo, che deve restare sereno, per continuare a occuparsi delle indagini sulla trattativa Stato-Mafia, mentre tantissimi suoi colleghi continuano a fare come fa il gatto quando gioca con il topo.
Povero Nino Di Matteo, che deve trovarsi i duecento chili di tritolo perché se no le Mummie Imbalsamate non gli credono e non gli crederanno mai.
Povero Nino Di Matteo, che quotidianamente deve trangugiare il veleno di una stampa avvelenata contro la sua persona perché,

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