Mercoledì, Giugno 28, 2017
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Pier Luigi Vigna

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

In occasione di Eticamente 2010 intervista a Pier Luigi Vigna "ex Procuratore nazionale Antimafia" a cura di Massimo Bonella. In collaborazione con TeleIdea Chianciano e TeleJato Sicilia. (6 Giugno 2010).

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Giorgio Bongiovanni Editoriale

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Dallo studio 1 di Pianeta Oggi Tv online l'editoriale di Giorgio Bongiovanni "Direttore della Rivista Antimafia Duemila" www.antimafiaduemila.com  (Maggio 2010).

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Giorgio Bongiovanni

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Intervista a Giorgio Bongiovanni "Direttore della rivista Antimafia Duemila www.antimafiaduemila.com e stigmatizzato a Fatima" in collaborazione con TeleIdea Chianciano - Prima parte.

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Giorgio Bongiovanni

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Intervista a Giorgio Bongiovanni - seconda parte.

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Giorgio Bongiovanni

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Intervista a Giorgio Bongiovanni - terza parte.

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Giorgio Bongiovanni

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Intervista a Giorgio Bongiovanni "Direttore della rivista Antimafia Duemila www.antimafiaduemila.com e stigmatizzato a Fatima" in collaborazione con TeleIdea Chianciano - quarta parte.

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Intervista a Giorgio Bongiovanni

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

L'esperienza di Giorgio Bongiovanni "Direttore della rivista Antimafia Duemila e stigmatizzato a Fatima" www.antimafiaduemila.com  www.giorgiobongiovanni.it, intervista realizzata dall'emittente nonsoloanimatv

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"L'ACCORDO" di Giorgio Bongiovanni ed Anna Petrozzi

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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Un inquietante negoziato sul 41bis irrompe nel panorama delle indagini sui moventi e sui mandanti esterni delle stragi del 1993. Già il pm Gabriele Chelazzi aveva seguito questa pista che però non è stata mai ripresa. Il ministro della giustizia Giovanni Conso rivela che nelle alte sfere della prima repubblica già si conoscevano le intenzioni conciliatorie di Provenzano, il vero stratega della Cosa Nostra vincente, l’ideatore della mafia invisibile che, senza indugi, indicava ai suoi fedelissimi i nuovi referenti della

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GLI ULTIMI GIORNI DI PAOLO BORSELLINO

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Valutazione attuale: / 1
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di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo - 16 dicembre 2010
Un lungo viaggio negli ultimi 57 giorni di vita di Paolo Borsellino. La sua corsa contro il tempo per individuare gli assassini di Giovanni Falcone. La consapevolezza del giudice della “trattativa” in corso tra mafia e Stato e la sua lotta incondizionata per opporvisi. Il dolore e la solitudine di un uomo fino all'estremo sacrificio.


Dietro di lui

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KABUL

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LIBERATE KABUL

di Massimo Fini

 

 

Un'ottantina di celebrità del mondo dello spettacolo, della letteratura, della politica ha firmato sul Times un appello, inviato formalmente all'ayatollah Alì Kamenei e al presidente iraniano Ahmadinejad, intitolato "liberate Ashtiani", più universalmente nota come Sakineh. È una bella compagnia. Ci sono il premio Nobel per la Letteratura V.S. Naipaul, gli attori Robert Redford, Juliette Binoche, Robert De Niro, Colin Firth, il cantante Sting, il leader dei laburisti britannici Ed Miliband, l'ex ministro degli Esteri francese Kouchner, la vedova di Harold Pinter Antonia Fraser e naturalmente l'immancabile Bernard-Henry Lévy che si è auto eletto campione dei "diritti umani". Nell'appello si sottolinea, fra le altre cose, che Sakineh, data a priori per innocente, è in carcere da cinque anni, mentre l'uomo accusato dell'omicidio del marito di lei, dato, chissà perché, per sicuro colpevole, è libero. Costoro che si rivolgono alle autorità iraniane non conoscono nemmeno

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GIUGLIETTO CHIESA: GUANTANAMO

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SEGRETI E TORTURE: BATTAGLIA LEGALE SULLA VIA PER GUANTANAMO

di Giulietto Chiesa - 13 dicembre 2010

La Corte d’Appello di San Francisco, nella seduta plenaria di settembre 2010, ha rifiutato la richiesta di cinque vittime delle “extraordinary renditions” di poter portare in giudizio una filiale della Boeing, la Jeppesen Dataplan, che fu direttamente responsabile della logistica dei trasferimenti illegali di numerosi sospetti di terrorismo, arrestati in diversi Stati direttamente dal - o sotto richiesta del - governo americano, e trasferiti in prigioni segrete al di fuori degli Stati Uniti, prima di essere infine portati a Guantanamo e, in quelle prigioni segrete, torturati. (AFP/ 09 dicembre 2010).

Le cinque vittime sono un egiziano, un italiano, uno yemenita, un iracheno e un etiope, gli ultimi due sono residenti legalmente in Gran Bretagna e sono difesi dai legali dell'Associazione Americana per la difesa delle Libertà Civili (Aclu).

La Corte d'Appello di San Francisco ha deliberato con un voto di stretta misura, 6 contro 5, di respingere la richiesta delle 5 vittime adducendo la prevalenza del segreto di stato su ogni altra considerazione legale.

Ora le cinque vittime hanno fatto ricorso contro quella decisione alla Corte Suprema, che deve deliberare in merito, ma che potrebbe anche rifiutare di esaminare il dossier.

 

Siamo di fronte a una decisione di enorme rilievo, che influenzerà

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UN PIANETA PRONTO AD AUTODISTRUGGERSI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

SULLA TERRA SI VENDONO ARMI COME PANE QUOTIDIANO, CHI DOVREBBE DENUNCIARE QUESTO COMMERCIO CHE FALCIA MOLTE VITE INNOCENTI NON LO FA. . .QUESTO È IL VERO POTERE, QUESTO È CIO CHE PORTERÀ ALL'AUTODISTRUZIONE L'ITALIA ED IL MONDO INTERO, PERCHÈ TUTTO IL MONDO È COINVOLTO NEL MERCATO DI MORTE CHE PRODUCE LA VENDITA DELLE ARMI.

DIFESA, L'INVESTIMENTO PERPETUO

 

Per comprare nuovi armamenti spenderemo tre miliardi e mezzo in più rispetto al 2010

L'Italia continua a spendere in armamenti. Decine e decine di macchine da guerra, costose e inutili, verranno costruite nei prossimi 10-15 anni nel nostro Paese. Invecchieranno senza essere utilizzate in teatri di guerra, foss'anche perché le nostre sono solo 'missioni di pace'. Molte arrugginiranno, o funzioneranno solo per essere mantenute, qualora vi sia la capacità di mantenerle. Molte altre verranno costruite per far girare l'industria, italiana e internazionale.

I numeri. Lo stanziamento a bilancio per il settore Difesa per il 2011 è di 20,494 miliardi di euro. L'aumento totale è di 130 milioni di euro rispetto all'anno precedente (0,6 percento in più rispetto al 2010, 1,28 percento del Pil). La Funzione Difesa è cresciuta di 32,6 milioni di euro; la Funzione Sicurezza del territorio di 145,2 milioni di euro; le Funzioni Esterne sono diminuite di 49,8 milioni di euro; il Trattamento di Ausiliaria (personale) è cresciuto di 2,3 milioni di euro.

Sono i fondi destinati agli 'acquisti' che sono lievitati: più 8,4 percento, 3,453 miliardi, 266 milioni in più rispetto al 2010.

Dove vanno questi soldi? In gran parte saranno destinati al programma F-35 (471,8 milioni di euro) e all'acquisto degli elicotteri Nh-90 AgustaWestland (309,5 milioni), di due sottomarini U-212 (164,3 milioni), e di altri elicotteri Ch-47 F Chinhook (137 milioni), oltre all'ammodernamento dei Tornado (178,3 milioni). Per le altre acquisizioni, già avviate (caccia Typhoon, addestratore

Aermacchi M-346, fregate Fremm e veicoli da combattimento Freccia), verranno reperite risorse (poco meno di un miliardo di euro) dal ministero dello Sviluppo economico.

C'è da chiedersi quale impiego strategico avrà il cacciabombardiere con capacità di trasporto di ordigni nucleari F-35, che il nostro Paese dovrà acquistare in quantità abnormi (131 unità, di cui è stata tuttavia promessa - ancora senza conferma - una riduzione), o l'elicottero Ch-47 Chinhook, acquistato in numero di sedici dall'Aviazione Italiana, con eventuale aggiunta di quattro unità. Oppure ancora l'elicottero da assalto Nh 90 (116 mezzi dal 2000 al 2018). Fregate Fremm: secondo la stessa ammissione del ministro La Russa (Farnborough, Gran Bretagna, 20 luglio), sul progetto italo-francese il governo italiano ha "rinviato la decisione" per le altre quattro navi del programma originale (sei arriveranno sicuramente), affrettandosi ad aggiungere che "magari non sono indispensabili" per la Difesa ma "puo essere indispensabile costruirle" per garantire l'occupazione nei cantieri navali italiani "per venderle ad altri Paesi". La portaerei Cavour, come ha dimostrato la missione ad Haiti, è stata concepita con una vasta gamma di impieghi, rivolti anche alla protezione civile: il tutto, com'è ovvio, per acquisire benevolenza politica a livello di stanziamenti.

Il carburante, i ricambi e le munizioni non mancheranno certo ai mezzi e alle truppe in Afghanistan. Mancheranno sicuramente ai nuovi armamenti che i nostri politici spendaccioni hanno deciso di acquistare, incuranti della crisi economica e in controtendenza con il buonsenso dei loro colleghi. Uno fra tutti, David Cameron, che drasticamente - e coraggiosamente - ha tagliato le spese militari dell'otto percento nei prossimi quattro anni.

Luca Galassi

 

PEACE REPORTER 8 DICEMBRE 2010

   

ANTIMAFIA DUEMILA INFORMA

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Domani in edicola uscirà sul Fatto Quotidiano la recensione del libro "Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino (di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo, Aliberti Editore).
 
Il libro "Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino" sarà in tutte le librerie da giovedì 9 dicembre 2010.
 
Info:
 
   

ANTIMAFIA DUEMILA

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L'accordo

di Giorgio Bongiovanni e Anna Petrozzi - 7 dicembre 2010

 

Un inquietante negoziato sul 41bis irrompe nel panorama delle indagini sui moventi e sui mandanti esterni delle stragi del 1993. Già il pm Gabriele Chelazzi aveva seguito questa pista che però non è stata mai ripresa. Il ministro della giustizia Giovanni Conso rivela che nelle alte sfere della prima repubblica già si conoscevano le intenzioni conciliatorie di Provenzano, il vero stratega della Cosa Nostra vincente, l’ideatore della mafia invisibile che, senza indugi, indicava ai suoi fedelissimi i nuovi referenti della pax mafiosa: votate Forza Italia.

 

Una trattativa, due, tre, quattro…, una dentro l’altra, una parallela all’altra, una che nasconde l’altra...

 

Più passano gli anni e più i fatti e le testimonianze dimostrano, ormai senza ulteriore dubbio,

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ANTIMAFIADUEMILA

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Giuseppe Ayala contro Salvatore Borsellino:

Commiserazione, rabbia e sete di veritÀ

di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo - 6 dicembre 2010

 

Avevamo già scritto una lettera aperta a Giuseppe Ayala contestando le sue infelici dichiarazioni sulla revoca delle scorte ai magistrati impegnati in prima linea, a Palermo. Che lui riteneva opportuna mentre sottolineava con tono sprezzante che alcuni giudici l'avrebbero vissuta come “il venir meno di uno status symbol”.

 

 

All'ex senatore della Repubblica avevamo contestato anche le affermazioni sarcastiche

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EDITORIALE DI GIORGIO BONGIOVANNI DIRETTORE DI ANTIMAFIADUEMILA WWW.ANTIMAFIADUEMILA.COM

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

"Dalla mafia mi guardo io, dallo Stato mi guardi Dio!"

Di Giorgio Bongiovanni – 22 novembre 2010 

 

Traditori. Non mi viene in mente nessun altro termine per indicare questi presunti uomini dello Stato che spuntano vergognosamente, dopo 17 anni, a riferire retroscena terribili e cruciali del biennio stragista. Sono traditori, della patria e della Costituzione e hanno costruito carriere e ricchezze sul sangue dei martiri, come Falcone e Borsellino e degli innocenti come le vittime delle stragi di Firenze e Milano.

 

Dopo tutto questo tempo e soprattutto solo dopo che hanno testimoniato Massimo Ciancimino, il figlio di un mafioso, che da tempo ha fatto la scelta coraggiosa di rispondere ai magistrati e Gaspare Spatuzza, un efferato assassino che si è pentito ed è diventato collaboratore di giustizia, i lorsignori tra politica, magistratura e forze dell’ordine che tanto disprezzo mostrano per “questi infami che parlano”, si ricordano di dettagli, incontri, appunti in agenda, provvedimenti d’emergenza, cambi di strategie politiche che avvenivano alle spalle e sulla pelle di chi quello Stato lo stava servendo e forse avrebbe potuto salvarlo.

Partiamo da via d’Amelio, la madre dei misteri del biennio stragista.

 

Di certo a questo punto sappiamo solo che il 19 luglio 1992 un commando di Cosa Nostra, su ordine dei vertici dell’organizzazione mafiosa ha osservato tutti gli spostamenti del giudice e della sua scorta.  Ce l’hanno raccontato tra gli atri i fratelli Ganci, Salvatore Cancemi e Giovan Battista Ferrante. Quest’ultimo ha poi segnalato l’arrivo di Borsellino in via d’Amelio a qualcuno

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DA ANTIMAFIA DUEMILA A CURA DI JEAN GEORGES ALMENDRAS

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

UN BAMBINO MESSICANO È UN SICARIO BEN PAGATO

DEL CARTELLO DEL PACIFICO SUD

Jean Georges Almendras – 16  novembre 2010

 

Un giornalista ha riportato la notizia che nella città di Morelos, Messico, un bambino di 12 anni, soprannominato “El Ponchis” si è trasformato in un sicario del Cartello del Pacifico del Sud, e riscuote 3.000 dollari per ogni omicidio. Sempre in Messico, un altro giornalista ha scritto che Marisol Valles, di 20 anni e madre di un bambino di pochi mesi, è il capo della polizia della località di Práxedis Guadalupe Guerrero: un centro sferzato dalla violenza, attualmente uno dei transiti più usati dai cartelli per introdurre droga negli Stati Uniti. Entrambe le notizie si stanno ormai diffondendo in tutto il mondo. Il male, riflesso nell’orrenda novità di un bambino quasi adolescente trasformato in un assassino a pagamento, e il bene, rispecchiato dalla giovane età di una funzionaria della polizia disposta ad affrontare i narcos della regione in cui vive perchè desidera che suo figlio viva in una comunità diversa, nella quale poter crescere senza paura.

 

 

Non si conosce il vero nome del precoce sicario e secondo le autorità locali questo adolescente è un vero problema, in un contesto di sfrenata violenza, dentro al territorio dominato dal Cartello del Pacifico Sud. Da una pubblicazione del sud ovest messicano che si chiama “Diario del Norte” apprendiamo che il ragazzo porta avanti i suoi crimini sotto il comando del capo del Cartello che opera nello Stato di Morelos, il narco Julio Jesús Radilla, la cui giurisdizione si trova in una zona molto vicina alla città di Cuernavaca. Sono più di 28 mila i morti addebitabili alla feroce attività dei narcos messicani nel

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DA ANTIMAFIA DUEMILA ARTICOLO DI JEAN GEORGES ALMENDRAS

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FRANCESCO  SALERNO, MAFIOSO ITALIANO PRESO IN URUGUAY 

ASPETTANDO LA SUA ESTRADIZIONE

                                                    Di Jean Georges Almendras

 

Il Carcere Centrale è un luogo di reclusione nella città di Montevideo, capitale dell’Uruguay. In uno dei piani della Questura in via San José, tra Carlos Quijano e Yaguarón, in pieno centro della città, in una delle celle è detenuto un cittadino italiano di 52 anni. Si tratta di Francesco Salerno, esponente della mafia italiana, accusato di tre omicidi nella sua terra natale, ragion per cui è stato condannato all’ergastolo e si aspetta la sua estradizione in Italia, prevista a metà del 2011.

Quando e come è stato arrestato Salerno a Montevideo?

In realtà non è stato catturato dalle autorità uruguayane, nonostante pendesse sul suo capo un ordine di cattura internazionale dal 2004.Risulta che questo buon signore qualche mese fa, vale a dire il giorno 5 marzo di questo 2010, si è presentato nella sede del Consolato Italiano, in via Jorge Canning, 2535, a Montevideo dichiarando ai funzionari della delegazione diplomatica italiana che desiderava mettersi a disposizione della giustizia del suo Paese perchè sapeva – queste le sue parole – di “avere delle pene da scontare. Da un quotidiano di quel giorno risulta che qualche ora dopo aver lasciato la sede diplomatica il signor Salerno è stato interrogato dalla giudice Gabriela Merialdo a proposito delle imputazioni a suo carico in Italia, e che lui abbia risposto senza esitazioni: “non ne sono a conoscenza e desidero conoscerle”. Informato dei dettagli delle accuse Salerno avrebbe risposto con una certa ironia: “mi ritengo informato in questo momento”. Francesco Salerno si è rivolto in questi termini al funzionario dello Stato uruguayano, in perfetto stile mafioso. Con sorprendente sfrontatezza si è dichiarato completamente estraneo alle accuse della giustizia italiana, che nel 2004 aveva provato che i crimini per i quali era stato condannato in contumacia insieme ad altre persone erano strettamente legati al mondo del traffico della droga e a rivalità  tra le bande dei narcos, la cui missione principale nella città di Milano era quella dello spaccio di sostanze stupefacenti.

 

Secondo quanto è trapelato dall’Italia il dossier Salerno è molto voluminoso e include, oltre ai tre omicidi a lui imputati, altre accuse come il porto illegale di armi e collegamenti con organizzazioni di narcotrafficanti con basi operative in Italia, e possibilmente anche in altri paesi europei e in Sudamerica. É trapelato inoltre che Salerno, oltre ad essere condannato all’ergastolo, è stato condannato ad un anno e mezzo di isolamento diurno nel 2002. Infine, altre informazioni dall’Italia aggiungono che Salerno non riusulterebbe coinvolto con la falsificazione di documenti di varie automobili.

In sostanza, Francesco Salerno è accusato di aver preso parte a tre omicidi tra l’anno 1991 e l’anno 1993, con la complicità di altre persone facenti parte della criminalità organizzata. Questi personaggi erano già dietro le sbarre. Mancava solo la cattura di Salerno.

I quotidiani di Montevideo hanno inoltre divulgato la notizia che Salerno è stato l’autore materiale di due omicidi ma non del terzo, dove il suo ruolo sarebbe stato esclusivamente quello di ideologo e mandante.  Nel giornale El Pais, per esempio, si cita il fatto che Salerno accusava una delle vittime di aver fornito droga a sua sorella, la quale poi era morta per overdose. D’altra parte Salerno è stato anche condannato per porto illegale di due grosse armi: una 9 millimetri e una 357 magnum.

 

 

 

 

 

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

 

Riguardo il caso Salerno i mezzi di comunicazione di Montevideo hanno riferito che i termini dell’estradizione di Salerno sono allo studio della Suprema Corte di Giustizia.

Cosa deve studiare la Suprema Corte di Giustizia? Dovrá determinare il magistrato responsabile della pratica di estradizione, per il semplice motivo che esiste un problema di competenza tra la giudice Gabriela Merialdo ed il giudice Eduardo Pereyra. Infatti, dopo che Salerno si è presentato alle autorità consolari, la Merialdo ha disposto l’arresto di Salerno, rinviando il caso al suo collega Pereyra che però ritiene che debba essere la giudice a farsi carico dell’estradizione.

Nel quotidiano El Pais si è specificato anche che, in accordo alle abituali procedure relative alle estradizioni, la Giustizia uruguayana non analizzerà le accuse pendenti su Salerno, limitandosi a garantire che la richiesta di estradizione da parte dell’Italia avvenga con tutti i requisiti legali previsti nel trattato con questo paese.

Ebbene, i giornalisti del quotidiano montevideano hanno consultato degli avvocati penalisti e questi hanno spiegato che a livello giudiziale è possibile negare l’estradizione in quanto in Uruguay viene considerato illegale l’ergastolo, e che il giudice responsabile della pratica potrebbe chiedere in alternativa che Salerno sia condannato a 30 anni, pena massima prevista in Uruguay.

Una cosa è certa: al di là della contesa sulla competenza dei giudici per l’estradizione, Francesco Salerno, parte integrante della criminalità organizzata italiana,  è dietro le sbarre. Al di là delle sue espressioni di ironia e sarcasmo la sua sorte è stata decretata nel momento in cui ha deciso di presentarsi (“consegnarsi”) nella sede della diplomazia italiana.

 

 

2 novembre 2010

   

AUNG SAN SUU KYI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

È LIBERA AUNG SAN SUU KYI, COMBATTENTE DELLA PACE IN BIRMANIA

Di Jean Georges Almendras – 19 novembre 2010

 

 

Dopo sette anni e mezzo dall’ultima condanna la dittatura birmana ha concesso la libertà a una donna che stava agli arresti domiciliari: è finalmente libera Aung San Suu Kyi, un emblema nella lotta per la democrazia nel suo Paese. Una combattente esemplare, considerata uno dei più audaci nemici della giunta militare al governo. È finalmente libera Aung San Suu Kyi, nobel per la pace nel 1991; una donna che la stampa internazionale ha definito “il Mandela asiatico”.

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EMILIO EDUARDO MASSERA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

LA TOMBA DI EMILIO EDUARDO MASSERA, REPRESSORE DEGLI ARGENTINI

Di Jean Georges Almendras – 15 novembre 2010

 

"Sulla sua tomba cadranno gli sputi dell'indignazione pubblica come pioggia intermittente" questa la profetica frase espressa anni addietro dallo scrittore argentino Osvaldo Bayer in riferimento ad Emilio Eduardo Massera, membro della Giunta Militare responsabile del colpo di Stato in Argentina del 24 marzo 1976. Questo militare della Marina argentina, simbolo della repressione e dell'orrore della dittatura, ha lasciato questo mondo all'età di 85 anni, nell'Ospedale Navale di Buenos Aires, alle quattro del pomeriggio dell’8 novembre del 2010. 

La triste scia e l'infelice fama di repressore ha fatto sì che la notizia della sua scomparsa fisica, a causa di un ictus, fosse subito annunciata dai mezzi di comunicazione. Una notizia che ha fatto il giro del mondo. 

 

Purtroppo, la morte di migliaia di argentini, in quei tenebrosi giorni del ‘76, non fece notizia

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