Martedì, Giugno 27, 2017
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

PALERMO, MORTO IL GIORNALISTA RAI MARCO SACCHI: NEL '92 FU TRA I PRIMI AD ARRIVARE A CAPACI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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Marco Sacchi era bordo del suo scooter e si è scontrato con una Volkswagen Lupo. L'impatto è stato violentissimo. I vigili del fuoco, intervenuti sul posto, non hanno potuto fare altro che constatarne la morte. La nostra collega Elisabetta Marinelli lo aveva intervistato pochi giorni fa nel corso della preparazione dello speciale dedicato alla strage di Capaci.

Sacchi, che aveva 61 anni, era uno dei cineoperatori giornalisti storici della sede Rai Tgr Sicilia. Il 23 maggio 1992 era stato il primo a riprendere le immagini della strage di Capaci. Sul tratto dell'autostrada, saltato per la terrificante esplosione, era riuscito ad arrivare con la sua Vespa. E con una staffetta era riuscito a far arrivare negli studi la cassetta con le riprese.

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Di Matteo: "Storia di Falcone è piena di ostacoli e polemiche"

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di AMDuemila
“La storia di Falcone è una storia di continue polemiche contro di lui ma è stato un grande vincitore per la fama che ha raggiunto a livello mondiale all’estero ricordato come colui che meglio ha saputo combattere e analizzare i sistemi criminali ”. Nino Di Matteo ha quindi ricordato i molti ostacoli che Falcone incontrò anche prima di istituire il maxi processo: “Ricordiamo quello che costò a Giovanni Falcone l’attività istruttoria per istruire quel processo, le polemiche generalizzate sul Falcone carrierista, politicizzato. O quando venne nominato Meli invece che Falcone a capo dell’ufficio istruzione, Meli fu pregato dai suoi colleghi di fare domanda all’ultimo momento -ha raccontato Di Matteo - “per fottere Falcone” “. “A chi oggi ogni volta che c’è un processo per concorso esterno - ha concluso Di Matteo - dice che Falcone non avrebbe mai inseguito un reato da connotati fumosi ricordiamo che lui utilizzò per incriminare Vito Ciancimino il concorso esterno in associazione mafiosa. Non perdiamo la memoria che è l’unica ancora di salvezza rispetto alcune mistificazioni”.

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UNA IDEA SOLIDALE IN ESPANSIONE PER TUTTO IL PIANETA

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Frigorifero sociale, un'idea solidale che si espande in tutto il mondo

Frigoriferi Solidali ed Empori
E’ una pratica già diffusa in alcuni paesi: nato in Spagna ha raggiunto l’India per poi fare il giro del mondo fino al Brasile.
Cosa sono e come funzionano?
L’obbiettivo è quello della lotta allo spreco alimentare da un lato, e l’aiuto ai più bisognosi dall’altro. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, circa un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato, a fronte di circa 800 milioni di persone non hanno abbastanza cibo per sopravvivere.

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"Tu ammazzasti a me figghhiu"

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Felicia Impastato, boom di ascolti per il film di Rai1
di Giorgio Bongiovanni
“Ammazzasti a me figghiu”. Sono le parole toccanti che Felicia Impastato, madre di Peppino, pronuncia puntando il dito contro il boss Tano Badalamenti, condannato per essere stato il mandante dell'omicidio del figlio, così scomodo per la Cosa nostra degli anni '70. Parole che emergono nel film diretto da Gianfranco Albano (Felicia Impastato è magistralmente interpretata da Lunetta Savino) andato in onda ieri, 10 maggio, in prima serata su Rai 1.
Un film elegante e commovente, a giudicare dai dati la dimostrazione che certi temi e valori, a maggior ragione se veicolati dal servizio pubblico, fanno presa sugli italiani (6 milioni 871 mila spettatori e il 26.98% di share vincendo la sfida degli ascolti della prima serata). Ma anche di denuncia, che racconta ai telespettatori la storia di Peppino Impastato e la rivoluzione da lui portata avanti, insieme al suo gruppo di amici, per combattere la mafia di Cinisi attraverso l'irriverente Radio Aut.

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UN FIUME CHE SCORRE

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La difesa di Pino Maniaci: una controffensiva senza esclusione di colpi
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo  - 06 Maggio 2016
Palermo. Un fiume. Che scorre veloce. E' questa l'immagine che rimane impressa dopo la conferenza stampa di Pino Maniaci e dei suoi legali Antonio Ingroia e Bartolo Parrino. Sì, perchè, al di là delle tante parole gridate oggi dal direttore di Telejato e dai suoi avvocati, è come se ci fosse un corso d'acqua che continua a scorrere portandosi via ogni cosa. Ed è soprattutto la disillusione di tanti ragazzi ad essere trascinata via dalle correnti. Quei ragazzi che hanno visto in Maniaci un punto di riferimento e che di fronte alle notizie delle indagini su di lui speravano si potesse sgombrare definitivamente il campo dalle accuse pesanti che gli sono piovute addosso. Dal canto suo il direttore della combattiva televisione di Partinico ha negato tutto. Le estorsioni?

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OSSERVATORIO ANTIMAFIA - EDIZIONE SPECIALE

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IL CASO TELEJATO PINO MANIACI

IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RADIO SAIUZ DI TREVISO

www.radiosaiuz.it

   

UNA GRAVE FERITA (DA SANARE)

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Pino Maniaci indagato e la disillusione dei giovani
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo
“Apprendo, con indicibile amarezza e inesprimibile delusione, delle indagini coinvolgenti il direttore di Telejato. Aspetto una telefonata da Pino Maniaci. Aspetto che il mio amico mi chiami e smentisca risultati di indagini e parole dei giornali. Aspetto che lo faccia, in nome della sua storia e della mia. Mi aspetto che lo faccia, in nome di tutti quei ragazzi che, a distanza di anni da quell'evento, mi chiedono sue notizie quando m'incontrano per strada. Mi aspetto che lui lo faccia, in nome dello spirito con cui sempre presi le sue difese, senza mai dubitare. Mi aspetto che lui lo faccia. Intanto, tra un dolore e l'altro, osservo le mie ferite. E quelle della mia terra”. Probabilmente basterebbero queste parole scritte da Giuseppe Di Fini, noto alle cronache per aver costituito a Centuripe (En), nel 2008, a soli 12 anni, “l’Associazione antimafia giovanile”, per commentare la notizia di Pino Maniaci indagato per il reato di estorsione. E’ soprattutto a ragazzi come Giuseppe Di Fini che Pino Maniaci deve rendere conto. Ragazzi che si sentono

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FIUMICELLO (UD) CONFERISCE LA CITTADINANZA ONORARIA AL MAGISTRATO ANTONINO DI MATTEO

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Nel pomeriggio di venerdì 29 aprile 2016, presso l’ex scuola elementare di Fiumicello (UD), durante il consiglio comunale, è stata conferita la cittadinanza onoraria al dottor Antonino Di Matteo, magistrato che si occupa del processo sulla trattativa stato-mafia e per questo condannato a morte da Cosa Nostra.
L’approvazione di questo progetto ha richiesto un impegno da parte nostra iniziato il 18 giugno 2015, serata in cui è stato proiettato, su nostra iniziativa e con il patrocinio del Comune di Fiumicello e di 6 Comuni limitrofi, il film La Trattativa di Sabina Guzzanti, cui è seguito un dibattito con il pubblico alla presenza della stessa Guzzanti e del direttore di ANTIMAFIA Duemila Giorgio Bongiovanni, attivo sostenitore di Nino Di Matteo. Ora, dopo quasi un anno di attesa, siamo felicissimi che finalmente la nostra accorata richiesta sia stata concretizzata. Ogni qualvolta una città gli conferisce la cittadinanza onoraria, viene apposto un ulteriore tassello a formare uno scudo di protezione, da parte della Istituzioni, intorno a questo coraggioso e ammirevole magistrato.
Giangiacomo e Jessica Savogin

www.antimafiaduemila.com

 

 

   

MANIACI INDAGATO, BUFERA SU TELEJATO

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LA REDAZIONE DI PIANETA OGGI TV ALLNEWS PUBBLICA L'ARTICOLO DI ANTIMAFIA DUEMILA IN ATTESA DEGLI ESITI RELATIVI ALLE  INDAGINI DELLA PROCURA DI PALERMO NEI CONFRONTI DI PINO MANIACI.

 

Il direttore: ''Mi faccio una risata''
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo
La notizia e' dirompente: il direttore di Telejato, Pino Maniaci (in foto), è indagato per estorsione. A leggere l’edizione odierna del quotidiano la Repubblica si rimane basiti. Secondo gli inquirenti Maniaci avrebbe chiesto soldi e favori ai sindaci di Borgetto e Partinico in cambio di una sorta di trattamento di favore da parte della sua emittente nei loro confronti. La vicenda sarebbe emersa nel corso di un'altra inchiesta condotta dai Carabinieri. Secondo la ricostruzione

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IN PRIMO PIANO, RIINA JR A "PORTA A PORTA?"

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Interviste che non si possono rifiutare
di Saverio Lodato
Salvatore Riina è un Mafioso di Stato. E non ci vuole molto a capirlo. Sta tranquillamente scontando il suo ergastolo nella speranza che ai suoi figli, alla famiglia che porta il suo nome, venga garantito un futuro economico, ben retribuito, soprattutto al riparo da quelle vicissitudini giudiziarie che non lo hanno risparmiato e che lui, stoicamente, sta sopportando.
Quando diciamo che è un Mafioso di Stato, ci riferiamo al fatto che, periodicamente, gli viene aperto il microfono, come accadde un paio di anni fa nel carcere di Opera, per lanciare segnali, messaggi, avvertimenti, se non addirittura sentenze di morte. La più clamorosa quella contro il giudice Nino Di Matteo, quando Riina si spinse addirittura a solidarizzare con l’ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, affermando che al posto suo non sarebbe mai andato a deporre al processo di Palermo sulla Trattativa Stato-Mafia, nel quale Di Matteo è il principale rappresentante dell’accusa. E quelle frasi, apparentemente in libertà, tennero banco per mesi e mesi nei principali TG e quotidiani italiani.
Pensate: a lui che da oltre vent’anni è in "isolamento", qualche zampina o zampona (in divisa) aveva messo accanto, durante l’ora d’aria, un rappresentante della Sacra Corona Unita. Così, giusto per socializzare, per fare conversazione. Il vecchio "Don Totò" parlava e parlava con l’altro brutto ceffo. Credete che non sapesse di essere intercettato e registrato? Suvvia. Più semplicemente si prestava al giochino, accontentando i suoi invisibili interlocutori.
Di fronte a queste evidenze, in un vecchio articolo, affermammo che Riina è diventato da tempo una "Escort di Stato", disponibile per servizietti sporchi, quali, appunto, lo smistare minacce per conto di altri ("Riina, una escort dello Stato-Mafia per tutte le stagioni", 1° settembre 2014).
E scrivemmo in quell’occasione: "E’ davvero curioso che almeno una volta al mese, in Italia, scoppia la polemica perché qualcuno ha parlato da qualche parte, spesso capita nelle facoltà universitarie, senza avere gli adeguati requisiti morali. Oddio ci fosse qualcuno che si levasse indignato al cospetto degli sproloqui del Riina.

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IN PRIMO PIANO: "NEL NOME DEL PADRE" (BELVA ASSASSINA)

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IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

 

Le elucubrazioni di Giuseppe Salvatore Riina
di Giorgio Bongiovanni
“Onora il padre e la madre” è il quarto dei Dieci comandamenti. Un concetto che può valere anche per i figli dei mafiosi. Giuseppe Salvatore Riina, detto Salvo (39 anni a maggio), già condannato per associazione mafiosa a 8 anni e 10 mesi (pena interamente scontata) ha voluto rendere “onore” al padre, il boss stragista Totò Riina, pubblicando un libro dal titolo “Riina. Family Life” (testo pubblicato da edizioni Anordest), che da dopodomani sarà presente negli scaffali delle librerie italiane. Una biografia inedita sulla vita del “Capo dei capi” che vorrebbe consegnarci l'immagine di un padre premuroso, amorevole, di solidi principi. E' vero che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli ma è altrettanto vero che di fronte alle nefandezze compiute da “u curtu” non si può tacere o rimanere silenti, come nulla fosse accaduto. Nei comandamenti è scritto anche “Non uccidere”, “Non dire falsa testimonianza” ed è singolare che proprio Riina jr, nel suo faccia a faccia con il collega del Corriere della Sera, quando questi gli ricorda le parole del padre intercettate in carcere (dalla “fine del tonno” fatta fare a Falcone, agli altri delitti), abbia detto: “Io difendo la dignità di un uomo e della sua famiglia. E la sua coerenza, quando ha rifiutato di collaborare con i magistrati. 'Non ci si pente di fronte agli uomini, solo davanti a Dio', mi ripeteva”.
Di che dignità si parla se si raccontano falsità, omettendo o coprendo volutamente misfatti, crimini e bestemmie contro lo Spirito Santo, come quello di essere stato responsabile di stragi e della morte di donne e bambini? Questo significa esserne complici almeno dal punto di vista etico.
Le parole scritte nel libro che uscirà, così come quelle rilasciate da Riina jr (che oggi vive a Padova in regime di sorveglianza, mentre il fratello Giovanni sconta l'ergastolo al 41bis, come il padre) riportate dal quotidiano, sono un'offesa all'intelligenza delle vittime di mafia, dei cittadini, ed anche alla verità.
Come si può definire un “eroe” un uomo che, pur non avendo fatto mancare nulla alla propria famiglia, ha commesso le più grandi bestialità?
Come ci si può lamentare che “è dal gennaio del 1993 che non faccio una carezza a mio padre, e così le mie sorelle e mia madre”?
Cosa dovrebbero dire allora tutte quelle famiglie che per colpa del padre sono state distrutte, chi per la perdita di un proprio familiare chi, come è avvenuto con le stragi del 1993, ha visto i propri cari diventare invalidi?

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RADIO SAIUZ INTERVISTA IL PM NINO DI MATTEO

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A CURA DI UGO LOMBARDI IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA, www.antimafiaduemila.com

   

DI MATTEO A BARI E QUELLE PAROLE CHE PESANO COME MACIGNI

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Non solo mafia nell'intervento del magistrato alla conferenza tenutasi all’Università

Non accade con frequenza che il magistrato più noto del nostro Paese, ma anche il più tutelato oltre che invidiato e da una buona parte di italiani,  ammirato, raggiunga i nostri lidi per parlarci di “illegalità”. Nella giornata di mercoledì, trenta aprile, nelle ore pomeridiane il dott. Di Matteo, pm presso la procura di Palermo, è stato ospitato dalla facoltà di giurisprudenza della università di Bari, invitato dal promotore dell'incontro e presidente della associazione ”Gens Nova Onlus”, prof. Antonio Maria La Scala, avvocato penalista del foro di Bari. Hanno partecipato alla conferenza, che ha avuto per titolo ”L'illegalità tra criminalità organizzata e criminalità economica”, altri illustri relatori come il magnifico rettore della Università di Bari prof. Antonio Felice Uricchio ed il moderatore dott. Mario Valentino, esperto giornalista.
Erano presenti il Neo Prefetto di Bari, Ufficiali dell'Arma dei Carabinieri, della Polizia, della Finanza.

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PTV NEWS

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- Libia, giochi irresponsabili
- Migranti, chiusa la rotta dei Balcani
- Maduro richiama l’ambasciatore in Usa

   

MORI E I "BUFFONI" DI STATO

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA www.antimafiaduemila.com

 

Mori e i ''buffoni'' di Stato

di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari
“I servizi segreti deviati? Non esistono”. “L'intelligence italiana? Si occupa solo di 'corna' e 'marmellata'”. “I nostri politici? Non hanno idea di cosa sia un Servizio. L'unico che capiva il nostro lavoro era Cossiga”. Sono queste le parole del generale Mario Mori, ex comandante del Ros dei carabinieri e direttore del Sisde dal 2001 al 2006, intervenuto giovedì pomeriggio alla libreria Feltrinelli di Palermo per presentare il suo ultimo saggio “Servizi segreti - introduzione allo studio dell'intelligence”. Il concetto che ha espresso (“Ho sempre lavorato per lo Stato”) è chiaro quanto perverso ed è molto simile a quanto sostenuto in passato da Bruno Contrada, ex poliziotto e numero 3 del Sisde (servizio segreto civile) condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ovvia, comoda e scontata la scelta di non parlare dei fatti giudiziari che lo riguardano alla domanda di un cronista, proprio sui servizi deviati, sui dubbi

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GIULIETTO CHIESA: "IL MONDO E' IN PERICOLO" SECONDA PARTE

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Intervista di Giorgio Bongiovanni
“Il mondo è in pericolo”. Non si tratta di congetture apocalittiche ma di una serie di fatti e testimonianze enunciati dal giornalista e scrittore Giulietto Chiesa, che illustra i motivi per cui oggi vi è un maggiore pericolo di arrivare ad una guerra fredda. “E’ la crisi dell’Occidente che produce questo cambio - assicura - che aveva sempre cercato di scaricare sulla Russia ed è venuta meno con la sparizione dell’Unione Sovietica. Così l’Occidente ha dovuto inventarsi un nemico, quello islamico”. Nel corso dell’intervista Chiesa spiega come e perché l’umanità sta andando incontro al terzo conflitto mondiale, e verso "una crisi che non ammette soluzione negoziale".

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA TV www.antimafiaduemila.com

 

   

GIULIETTO CHIESA: "IL MONDO E' IN PERICOLO" PRIMA PARTE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Intervista di Giorgio Bongiovanni
“Il mondo è in pericolo”. Non si tratta di congetture apocalittiche ma di una serie di fatti e testimonianze enunciati dal giornalista e scrittore Giulietto Chiesa , sul possesso della bomba atomica da parte dell’Arabia Saudita. “Tutti gli organi di stampa italiani ed europei hanno taciuto di fronte a questa rivelazione - ha dichiarato - Israele e Arabia Saudita hanno collaborato con il Pakistan, con il beneplacito degli Stati Uniti”. E questo, secondo il giornalista, costituisce “un pericolo mondiale senza precedenti”. Nel corso dell’intervista Chiesa spiega come e perché l’umanità sta andando incontro alla terza guerra mondiale.

 

 

   

"TERZA GUERRA MONDIALE IN ATTO", DALLA CRISI AL RISCHIO NUCLEARE

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''Terza Guerra Mondiale in atto'', dalla crisi al rischio nucleare

di Sonia Cordella
Conferenza a Buja con Chiesa, Bongiovanni e Piccin
E' una casa della gioventù da “tutto esaurito” a Buja in occasione della conferenza “Terza guerra mondiale in atto - Le menzogne degli stati canaglia” organizzata dall'associazione “Il Sicomoro”, “Pandora TV”, il movimento “Alternativa”, “Antimafia Duemila” e l'associazione locale “Mandi dal Cil”.
A dare il via ai lavori è il responsabile di quest'ultima, Gilberto Cossettini, dopodiché ha inizio la conferenza. A proiettare il pubblico nell'argomento sono la visione di due filmati sui conflitti, gli attentati terroristici, le crisi internazionali degli ultimi due anni, e le dichiarazioni dell'analista politico saudita Daham al-Anzi, portavoce di Riyadh, che rivela l'acquisto dell'Arabia Saudita di ordigni nucleari dal Pakistan già da due anni con il consenso degli USA. “Nell'ultimo anno il percorso verso la guerra ha proceduto a grandi passi - esordisce Giulietto Chiesa - ciò che sta accadendo è di una gravità senza precedenti, ci troviamo in una situazione di estremo allarme e la gente non ha consapevolezza di questo, accetta tutto perché non sa ciò che sta accadendo e questa è la cosa più grave”.
“L'unico mezzo per difendersi - sostiene il giornalista - è quello di informare la gente su quanto sta accadendo. E' ciò che 'Pandora tv' si prefigge di fare attraverso il sito web 'Pandora tv.it' le cui trasmissioni vengono ripetute da altri canali digitali terrestri ed emittenti radio nazionali. Nel momento in cui il governo italiano aprirà la campagna di guerra in Libia, Pandora tv manderà in onda un collegamento permanente in streaming per chiedere agli italiani di sollevarsi contro l'entrata in guerra”.
“Il nostro governo sta dicendo che i nostri aerei, le nostre navi, i nostri soldati devono cominciare a combattere e uccidere dall'altra riva del Mediterraneo e si andrà a bombardare le propaggini libiche dell'esercito islamico - prosegue Chiesa - Ci dobbiamo rendere conto che se noi continuiamo a bombardare il resto del mondo, prima o dopo verranno a casa nostra”.

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MAFIA NUOVA VITA NUOVA

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di Saverio Lodato
La tesi secondo la quale la mafia, quando non ricorre all’uso delle armi, non uccide i servitori dello Stato, non mette a segno stragi, è una mafia snaturata, ripiegata su se stessa, degenerata rispetto al suo codice genetico che invece le imporrebbe costantemente la pratica del "delitto", è tesi che qualcuno ripropone - e da sempre - a ondate ricorrenti. Il ragionamento che porta a questa tesi è, più o meno, riassumibile così: se la mafia tace la mafia non c’è; se la mafia non uccide non è mafia; se la mafia si inabissa, ciò accade perché finalmente ha paura di uno Stato che è riuscito a infliggerle colpi mortali.
Sarebbe molto bello se fosse vero. Sarebbe molto bello se questa "ricetta" interpretativa avesse un fondamento. Ma, purtroppo, così non è. Ovviamente la fine dello spargimento

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IN PRIMO PIANO: PALERMO, IN AULA BUNKER IL RICONOSCIMENTO DI "FACCIA DA MOSTRO".

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA E VIDEO DI BLOG SICILIA TV.

Un giorno importante che potrebbe vedere la conferma giudiziaria dell’identità di ‘faccia da mostro’ l’uomo dei servizi deviati che interloquiva con alcuni uomini di Cosa nostra secondo l’accusa. un giorno che potrebbe squarciare il mistero di anni di insabbiamenti.

 

 

   

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