Lunedì, Agosto 21, 2017
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

CACCIATE FUORI I SOLDI DI PROVENZANO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA ONLINE

Un tesoro di miliardi di euro
di Saverio Lodato
Ora che Bernardo Provenzano è morto, qualche riflessione si impone. Abbiamo letto avidamente cronache e ritratti, analisi e opinioni, ricostruzioni della storia che fu e previsioni sul prossimo futuro, perché quando un gran capo muore nessun vuole mancare all'appuntamento, partecipando alle esequie mediatiche, dicendo la sua, perfino tirando ad indovinare. Non c'è da scandalizzarsi, Bernardo Provenzano avendo fatto notizia sia da vivo, sia da morto.
C'è chi lo ha descritto come la copia conforme di Totò Riina.
C'è chi lo ha rappresentato come figura silente, ma antitetica, per decenni, a quella di Riina.
Chi ha intravisto nella sua scomparsa la fine di un'epoca di Cosa Nostra.
C'è chi è convinto che il suo erede sarà naturalmente Matteo Messina Denaro e chi invece non è propenso a credere che si verificherà una sostituzione meccanica e scontata.
Tutte opinioni accettabilissime, legittime, visto e considerato che degli oltre quarant'anni vissuti in latitanza dal soggetto in questione non si sa nulla.
Persino il presidente del Senato, Piero Grasso, che l'argomento lo conosce essendosi occupato di Provenzano prima da procuratore di Palermo poi da procuratore nazionale antimafia, ha desolatamente ammesso che il morto illustre si è portato nella tomba segreti e chiavi di quei segreti. Se lo dice lui, del vero ci sarà.
Ma - e questo è ciò che adesso ci preme di più - si sarebbe persino portato dietro la chiave di quello scrigno in cui custodiva gelosamente i tesori insanguinati accumulati in mezzo secolo di Onorata Carriera Criminale.

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16 LUGLIO 2016, L'UNIONE ITALIANA COMPIE 25 ANNI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Il 16 luglio 1991 al Palazzo Modello di Fiume nasceva la nuova Unione Italiana.
25 anni fa, dopo una netta rottura con la UIIF, iniziava un nuovo percorso di emancipazione e di crescita della Comunità Nazionale Italiana, attraverso un profondo rinnovamento dell’assetto organizzativo e un necessario ricambio generazionale, a seguito delle prime libere, pluralistiche e democratiche elezioni a suffragio universale tra tutti gli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana della allora Jugoslavia.
Sono disponibili online nelle pagine de La Voce del Popolo, della rivista Panorama e sul profilo Facebook dell'UI, gli interventi del Presidente dell’Unione Italiana, On. Furio Radin e dal Presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, in cui raccontano di questi importanti 25 anni a cavallo tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo.

 

DIRETTA DA PALERMO

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''Verità, non vendetta''. Via d'Amelio 24 anni dopo, le risposte che mancano - Palermo, 18 Luglio

Diretta streaming!
Palermo
, lunedì 18 luglio 2016 ore 20:30, presso l'atrio della Facoltà di Giurisprudenza (via Maqueda, 172) avrà luogo la conferenza “Verità, non vendetta. Via d'Amelio 24 anni dopo, le risposte che mancano”, organizzata dall'Associazione Culturale Falcone e Borsellino assieme all’associazione ContrariaMente-Rete Universitaria Mediterranea, in occasione del 24° anniversario della strage di via d'Amelio.

A tanti anni di distanza sono davvero molteplici gli interrogativi che restano su quanto avvenuto in quel 19 luglio '92, quando l’esplosione di una 126 imbottita di tritolo uccise il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina. I processi di Palermo e Caltanissetta, in questi anni hanno contribuito a far emergere contorni sempre più evidenti di un accordo, stretto tra Cosa nostra e altri poteri in nome dei medesimi interessi.

Anche di questo si parlerà durante il dibattito in cui interverranno in qualità di relatori Salvatore Borsellino, fondatore del movimento Agende Rosse e fratello di Paolo; Giuseppe Lombardo, pm di Reggio Calabria; Antonio Ingroia, ex pm e avvocato; i giornalisti e scrittori Giuseppe Lo Bianco e Stefania Limiti; Giorgio Bongiovanni, direttore della rivista Antimafia Duemila.

Modera l’incontro Lorenzo Baldo, vicedirettore di Antimafia Duemila.

Durante il dibattito verrà proiettato un estratto del docu-film “A Very Sicilian Justice”

L’ingresso è libero.

L'evento facebook.com/events/1081352875286785

L'evento sarà trasmesso in diretta streaming!

 

 

 

 

E' MORTO IL BOSS CORLEONESE BERNARDO PROVENZANO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Il capomafia, detenuto al 41 bis, si è spento nel carcere di San Vittore
di Miriam Cuccu e Aaron Pettinari - 13 Luglio 2016
E’ morto qualche ora fa, all’età di 83 anni, il capomafia corleonese Bernardo Provenzano. “Binnu u tratturi” (così era anche chiamato) era detenuto in regime carcerario 41 bis nel reparto ospedaliero San Paolo di Milano. Qui si trovava ormai da due anni a causa di una grave malattia (gli era stato diagnosticato un cancro alla vescica). Provenzano era ricoverato nella struttura sanitaria dal 9 aprile 2014, proveniente dal centro clinico degli istituti penitenziari di Parma. I familiari del boss, giunti a Milano il 10 luglio, lo hanno incontrato prima della morte. Diverse perizie lo indicavano come poco più di un vegetale e più volte i familiari e i legali del capomafia hanno chiesto la revoca del carcere duro. Lo scorso aprile il ministro di grazia e giustizia Orlando aveva prorogato il 41 bis nonostante il parere favorevole di diverse procure e anche della Direzione nazionale antimafia.

Storia criminale

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I BASTARDI DI FERMO

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In collaborazione con Antimafia Duemila

 

di Nando dalla Chiesa
Che un giovane africano sfugga per miracolo a tutte le sventure della terra per poi, giunto in terra civile e pacifica, trovare sulla sua strada i bastardi di Fermo è qualcosa che grida vendetta al cielo, se qualcuno da lassù è in grado di ascoltare. Intanto però proviamo a pensarci noi. Qui all’appello non sfugge proprio nessuno. La più nera delle provincie marchigiane, con le sue imbecillità da tempo libero. Il calcio con i suoi cosiddetti ultrà, sempre accolti generosamente, ed è una delle ragioni per cui del nostro calcio non mi occupo più, mi fa schifo come i suoi protagonisti. Però chiamiamoli nazisti prima che ultrà. Non dimentichiamo gli “ultrà” che hanno generato i massacri jugoslavi. E soprattutto non sfugge il linguaggio degli animali politici (nel senso scientifico di “animal spirit”) che per raccattar voti, ossia per la loro poltrona, fomentano odi e incitano gli uomini a essere bestie (nel senso scientifico di bestie), chiamando scimmie degli esseri umani. A loro piccola attenuante sta il fatto che, a causa della propria ignoranza, non sanno misurare l’effetto delle parole. Non capiscono che spesso, passando di bocca in bocca, il fiato genera mostri.

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EMMANUEL, MORTO DI RAZZISMO. COSA RESTA DELL'ACCOGLIENZA?

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Fuga da Boko Haram, poi ucciso a Fermo: la moglie racconta l'inferno sul barcone
di AMDuemila - Video e fotogallery all'interno!
Quanto è accaduto a Fermo chiama in causa tutti in prima persona. La tragica morte di Emmanuel Chidi Nnamdi, scampato alla violenza terroristica di Boko Haram insieme all'amata moglie Chimiary, morto per mano di un ultra' fermano, non può che interrogarci su quale accoglienza siamo in grado, come comunità locale, di offrire a coloro che dai barconi approdano in terra marchigiana. Emmanuel e Chimiary dopo aver perso casa e famiglia in Nigeria volevano ricominciare un'altra vita in un'altra terra. Erano persino riusciti farsi sposare da don Vinicio Albanesi, che li ha accolti presso il seminario arcivescovile, nonostante ancora non disponessero di documenti regolari. Poi quell'incontro: “Scimmia africana” così la apostrofa uno dei due ultrà mentre Chimiary passeggiava in compagnia del marito. Dopo i diverbi, la colluttazione: Emmanuel (al di là delle dinamiche dell'accaduto che saranno chiarite dalle indagini) è in fin di vita ed entra in coma irreversibile. Il cuore batte, ma l'attività cerebrale non c'è più. E dopo le ore necessarie per attendere l'accertamento del coma si decreta ufficialmente la morte.

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DI MATTEO, LA CONDANNA A MORTE E IL PROCESSO TRATTATIVA

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“A very Sicilian Justice”, il docu-film di Al Jazeera
di Giorgio Bongiovanni - 08 Luglio 2016
Ci voleva un'emittente televisiva come Al-Jazeera per realizzare un docu-film serio, profondo, basato su fatti veri, per far conoscere la storia di un magistrato condannato a morte come il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo. Un documentario in cui, attraverso le parole dello stesso magistrato, di giornalisti come Saverio Lodato, Salvo Palazzolo e Lorenzo Baldo, di familiari di vittime di mafia come Salvatore Borsellino, e poi ancora collaboratori di giustizia e testimoni del tempo si illustra il palcoscenico criminale che ha visto Palermo e la Sicilia come protagoniste e che si è sviluppato nel corso del tempo fino ad arrivare ai fatti del processo trattativa Stato-mafia.
Tanti pezzi di una storia che viene sapientemente messa in evidenza grazie alla straordinaria regia di Paul Sapin, al lavoro di produzione di Toby Follett, senza trascurare i dettagli della sceneggiatura e della fotografia. Un lavoro avvalorato dalla presenza del Premio Oscar Helen Mirren, voce narrante capace di trasmettere tutto il proprio sentimento e passione (così come ha espresso nell'intervista che leggerete anche nel nostro giornale) arrivando ad esprimere la propria solidarietà a tutti quei magistrati che rischiano la morte e che sono in prima linea nella lotta contro la mafia e la corruzione, come Nino Di Matteo.

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QUANDO LA FOTO DEL MORTO PARLA

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ARTICOLI TRATTI DALLA TESTATA GIORNALISTICA ANTIMAFIA DUEMILA

www.antimafiaduemila.com

 

Il libro di Lorenzo Baldo sulla fine di Attilio Manca
di Saverio Lodato
Prima o poi sarà introdotto il divieto di "fotografare il morto", di lasciare a futura memoria l’immagine dello scempio di chi si è accanito, di documentare gli effetti delle torture di uomini su altri uomini, perché il Potere non può più concedersi il lusso di essere clamorosamente smentito nelle sue versioni ufficiali, imbastite sulla menzogna e nel categorico rifiuto di prendere atto della verità. Il "morto", infatti, può parlare, può indicare la colpa e i colpevoli, può smentire all’infinito i Burocrati del Terrore quando si danno da fare, sui giornali, in televisione, o nelle aule di tribunali e corti d’assise, per troncare e sopire, dichiarando che "non è successo nulla".
Forse questa è una previsione paradossale, avveniristica. Ma in cosa differisce dall’eterno tentativo del Potere, della Politica, del Governo, di regolamentare, tacitare, rendere inutilizzabili, mettere al bando le intercettazioni telefoniche perché raccontano ai cittadini quanto accadde, cosa si dissero i coinvolti, e perché svelano contenuti scabrosi che è meglio rimangano all’oscuro nelle segrete stanze? Se la gente non deve sentire, la gente non deve neanche vedere.
Una foto, un clic, un’istantanea, raggiungono il bersaglio più di un milione di editoriali e di articolesse.

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PROCESSO TRATTATIVA STATO-MAFIA

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STATO-MAFIA, MARTELLI: "SCAMBI DI FAVORI TRA MAFIA, P2, SERVIZI DEVIATI E MASSONERIA DEVIATA"

 

di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari
Rispondendo ad una domanda del pm Di Matteo sulle pubblicazioni avvenute nel 1992, di Gelli, nel settimanale “Candido” che anticiparono le vicende che portarono alle dimissioni dal ruolo di Guardasigilli, l’ex ministro Claudio Martelli risponde con un’affermazione alquanto inquietante: “Non è la prima volta che si scambiano favori tra la mafia, associazioni tipo la P2, servizi deviati, massoneria deviata”. Quindi spiega: “L’articolo di Gelli è di fine agosto primi di settembre e quello di “Candido” è di ottobre c’è un episodio che è importante: il grande accusatore, collaboratore di Craxi, Silvano Larini, che mi coinvolge nel Conto Protezione è ospitato, fino a quando si consegna all'autorità giudiziaria di Milano, nella villa di Florio Fiorini in Costa Azzurra. Fiorini era un uomo della P2. Non è la prima volta che si scambiano favori tra la mafia, associazioni tipo la P2, servizi deviati, massoneria deviata. Potrebbe esserci stato anche in questo caso”.
Successivamente è tornato sul decreto “Falcone”. “Imposi il voto di fiducia. Io lo dissi ad Amato e lui acconsentì. Mancino favorevole o contrario? Non lo ricordo”.
Durante la deposizione Martelli parla anche della “singolare commissione parlamentare di indagine che ha escluso responsabilità politiche in questa vicenda della trattativa e si è concentrata sulle responsabilità che riguarderebbero gli ufficiali dei Carabinieri... ma le responsabilità politiche sono conclamate! Quando il ministro della giustizia sostituito (Conso, ndr) dichiara che togliendo il 41 bis a centinaia di detenuti mafiosi si voleva dare un segnale di disponibilità all'ala moderata di Cosa Nostra al fine di evitare le stragi, non ci sono dubbi”.
Quindi riporta anche un diverbio a distanza con Giuliano Amato, rispetto al fatto che Craxi non voleva la riconferma di Martelli al ministero della Giustizia.
“C'è stato un diverbio a distanza - ricorda - eravamo presenti nello stesso momento alla Commissione antimafia. Di questa vicenda, dell'ambasciata di Giuliano Amato, ne ho riferito anche alla Commissione antimafia e, dopo che io ho riferito questi fatti, fanno la stessa domanda ad Amato e lui comunica dicendo di poterlo escludere. A quel punto io intervengo e chiedo un giurì d'onore perché intendo denunciarlo per spergiuro in quanto ci sono almeno 10 testimoni che possono confermare che le cose sono andate come le ho raccontate io”. Rispondendo ad una specifica domanda dell'avvocato Anania se avesse mai saputo di una trattativa tra Sato e mafia Martelli dice: "Io posso parlare di quello che hanno detto anche altri.

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IL BRASILE STA IMPLODENDO

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di S.B.
Il Brasile è in crisi. La sua presidentessa Dilma Rouseff è stata sospesa dal proprio incarico lo scorso 12 maggio perché la maggioranza dei senatori ha votato a favore del suo rinvio a giudizio. Sarà giudicata dal Senato per aver mentito sulle dimensioni del deficit di bilancio. Il verdetto è praticamente scontato.

Questi i fatti. Quello che, invece, è volutamente taciuto dai principali mass media è che tutta questa manovra ha il sapore di un golpe. Un golpe bianco. I militari (per ora) non si sono visti. Ma è innegabile che la richiesta di impeachment sa di vendetta più che di strategia politica. Vendetta della classe ricca, bianca che negli anni ha dovuto rivedere – anche se solo in minima parte – l’enorme blocco di privilegi su cui poggiava il proprio benessere a discapito di una moltitudine di miserabili.

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PALERMO, MORTO IL GIORNALISTA RAI MARCO SACCHI: NEL '92 FU TRA I PRIMI AD ARRIVARE A CAPACI

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Marco Sacchi era bordo del suo scooter e si è scontrato con una Volkswagen Lupo. L'impatto è stato violentissimo. I vigili del fuoco, intervenuti sul posto, non hanno potuto fare altro che constatarne la morte. La nostra collega Elisabetta Marinelli lo aveva intervistato pochi giorni fa nel corso della preparazione dello speciale dedicato alla strage di Capaci.

Sacchi, che aveva 61 anni, era uno dei cineoperatori giornalisti storici della sede Rai Tgr Sicilia. Il 23 maggio 1992 era stato il primo a riprendere le immagini della strage di Capaci. Sul tratto dell'autostrada, saltato per la terrificante esplosione, era riuscito ad arrivare con la sua Vespa. E con una staffetta era riuscito a far arrivare negli studi la cassetta con le riprese.

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Di Matteo: "Storia di Falcone è piena di ostacoli e polemiche"

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di AMDuemila
“La storia di Falcone è una storia di continue polemiche contro di lui ma è stato un grande vincitore per la fama che ha raggiunto a livello mondiale all’estero ricordato come colui che meglio ha saputo combattere e analizzare i sistemi criminali ”. Nino Di Matteo ha quindi ricordato i molti ostacoli che Falcone incontrò anche prima di istituire il maxi processo: “Ricordiamo quello che costò a Giovanni Falcone l’attività istruttoria per istruire quel processo, le polemiche generalizzate sul Falcone carrierista, politicizzato. O quando venne nominato Meli invece che Falcone a capo dell’ufficio istruzione, Meli fu pregato dai suoi colleghi di fare domanda all’ultimo momento -ha raccontato Di Matteo - “per fottere Falcone” “. “A chi oggi ogni volta che c’è un processo per concorso esterno - ha concluso Di Matteo - dice che Falcone non avrebbe mai inseguito un reato da connotati fumosi ricordiamo che lui utilizzò per incriminare Vito Ciancimino il concorso esterno in associazione mafiosa. Non perdiamo la memoria che è l’unica ancora di salvezza rispetto alcune mistificazioni”.

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UNA IDEA SOLIDALE IN ESPANSIONE PER TUTTO IL PIANETA

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Frigorifero sociale, un'idea solidale che si espande in tutto il mondo

Frigoriferi Solidali ed Empori
E’ una pratica già diffusa in alcuni paesi: nato in Spagna ha raggiunto l’India per poi fare il giro del mondo fino al Brasile.
Cosa sono e come funzionano?
L’obbiettivo è quello della lotta allo spreco alimentare da un lato, e l’aiuto ai più bisognosi dall’altro. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, circa un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato, a fronte di circa 800 milioni di persone non hanno abbastanza cibo per sopravvivere.

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"Tu ammazzasti a me figghhiu"

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Felicia Impastato, boom di ascolti per il film di Rai1
di Giorgio Bongiovanni
“Ammazzasti a me figghiu”. Sono le parole toccanti che Felicia Impastato, madre di Peppino, pronuncia puntando il dito contro il boss Tano Badalamenti, condannato per essere stato il mandante dell'omicidio del figlio, così scomodo per la Cosa nostra degli anni '70. Parole che emergono nel film diretto da Gianfranco Albano (Felicia Impastato è magistralmente interpretata da Lunetta Savino) andato in onda ieri, 10 maggio, in prima serata su Rai 1.
Un film elegante e commovente, a giudicare dai dati la dimostrazione che certi temi e valori, a maggior ragione se veicolati dal servizio pubblico, fanno presa sugli italiani (6 milioni 871 mila spettatori e il 26.98% di share vincendo la sfida degli ascolti della prima serata). Ma anche di denuncia, che racconta ai telespettatori la storia di Peppino Impastato e la rivoluzione da lui portata avanti, insieme al suo gruppo di amici, per combattere la mafia di Cinisi attraverso l'irriverente Radio Aut.

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UN FIUME CHE SCORRE

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La difesa di Pino Maniaci: una controffensiva senza esclusione di colpi
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo  - 06 Maggio 2016
Palermo. Un fiume. Che scorre veloce. E' questa l'immagine che rimane impressa dopo la conferenza stampa di Pino Maniaci e dei suoi legali Antonio Ingroia e Bartolo Parrino. Sì, perchè, al di là delle tante parole gridate oggi dal direttore di Telejato e dai suoi avvocati, è come se ci fosse un corso d'acqua che continua a scorrere portandosi via ogni cosa. Ed è soprattutto la disillusione di tanti ragazzi ad essere trascinata via dalle correnti. Quei ragazzi che hanno visto in Maniaci un punto di riferimento e che di fronte alle notizie delle indagini su di lui speravano si potesse sgombrare definitivamente il campo dalle accuse pesanti che gli sono piovute addosso. Dal canto suo il direttore della combattiva televisione di Partinico ha negato tutto. Le estorsioni?

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OSSERVATORIO ANTIMAFIA - EDIZIONE SPECIALE

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IL CASO TELEJATO PINO MANIACI

IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RADIO SAIUZ DI TREVISO

www.radiosaiuz.it

   

UNA GRAVE FERITA (DA SANARE)

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Pino Maniaci indagato e la disillusione dei giovani
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo
“Apprendo, con indicibile amarezza e inesprimibile delusione, delle indagini coinvolgenti il direttore di Telejato. Aspetto una telefonata da Pino Maniaci. Aspetto che il mio amico mi chiami e smentisca risultati di indagini e parole dei giornali. Aspetto che lo faccia, in nome della sua storia e della mia. Mi aspetto che lo faccia, in nome di tutti quei ragazzi che, a distanza di anni da quell'evento, mi chiedono sue notizie quando m'incontrano per strada. Mi aspetto che lui lo faccia, in nome dello spirito con cui sempre presi le sue difese, senza mai dubitare. Mi aspetto che lui lo faccia. Intanto, tra un dolore e l'altro, osservo le mie ferite. E quelle della mia terra”. Probabilmente basterebbero queste parole scritte da Giuseppe Di Fini, noto alle cronache per aver costituito a Centuripe (En), nel 2008, a soli 12 anni, “l’Associazione antimafia giovanile”, per commentare la notizia di Pino Maniaci indagato per il reato di estorsione. E’ soprattutto a ragazzi come Giuseppe Di Fini che Pino Maniaci deve rendere conto. Ragazzi che si sentono

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FIUMICELLO (UD) CONFERISCE LA CITTADINANZA ONORARIA AL MAGISTRATO ANTONINO DI MATTEO

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Nel pomeriggio di venerdì 29 aprile 2016, presso l’ex scuola elementare di Fiumicello (UD), durante il consiglio comunale, è stata conferita la cittadinanza onoraria al dottor Antonino Di Matteo, magistrato che si occupa del processo sulla trattativa stato-mafia e per questo condannato a morte da Cosa Nostra.
L’approvazione di questo progetto ha richiesto un impegno da parte nostra iniziato il 18 giugno 2015, serata in cui è stato proiettato, su nostra iniziativa e con il patrocinio del Comune di Fiumicello e di 6 Comuni limitrofi, il film La Trattativa di Sabina Guzzanti, cui è seguito un dibattito con il pubblico alla presenza della stessa Guzzanti e del direttore di ANTIMAFIA Duemila Giorgio Bongiovanni, attivo sostenitore di Nino Di Matteo. Ora, dopo quasi un anno di attesa, siamo felicissimi che finalmente la nostra accorata richiesta sia stata concretizzata. Ogni qualvolta una città gli conferisce la cittadinanza onoraria, viene apposto un ulteriore tassello a formare uno scudo di protezione, da parte della Istituzioni, intorno a questo coraggioso e ammirevole magistrato.
Giangiacomo e Jessica Savogin

www.antimafiaduemila.com

 

 

   

MANIACI INDAGATO, BUFERA SU TELEJATO

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LA REDAZIONE DI PIANETA OGGI TV ALLNEWS PUBBLICA L'ARTICOLO DI ANTIMAFIA DUEMILA IN ATTESA DEGLI ESITI RELATIVI ALLE  INDAGINI DELLA PROCURA DI PALERMO NEI CONFRONTI DI PINO MANIACI.

 

Il direttore: ''Mi faccio una risata''
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo
La notizia e' dirompente: il direttore di Telejato, Pino Maniaci (in foto), è indagato per estorsione. A leggere l’edizione odierna del quotidiano la Repubblica si rimane basiti. Secondo gli inquirenti Maniaci avrebbe chiesto soldi e favori ai sindaci di Borgetto e Partinico in cambio di una sorta di trattamento di favore da parte della sua emittente nei loro confronti. La vicenda sarebbe emersa nel corso di un'altra inchiesta condotta dai Carabinieri. Secondo la ricostruzione

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IN PRIMO PIANO, RIINA JR A "PORTA A PORTA?"

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Interviste che non si possono rifiutare
di Saverio Lodato
Salvatore Riina è un Mafioso di Stato. E non ci vuole molto a capirlo. Sta tranquillamente scontando il suo ergastolo nella speranza che ai suoi figli, alla famiglia che porta il suo nome, venga garantito un futuro economico, ben retribuito, soprattutto al riparo da quelle vicissitudini giudiziarie che non lo hanno risparmiato e che lui, stoicamente, sta sopportando.
Quando diciamo che è un Mafioso di Stato, ci riferiamo al fatto che, periodicamente, gli viene aperto il microfono, come accadde un paio di anni fa nel carcere di Opera, per lanciare segnali, messaggi, avvertimenti, se non addirittura sentenze di morte. La più clamorosa quella contro il giudice Nino Di Matteo, quando Riina si spinse addirittura a solidarizzare con l’ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, affermando che al posto suo non sarebbe mai andato a deporre al processo di Palermo sulla Trattativa Stato-Mafia, nel quale Di Matteo è il principale rappresentante dell’accusa. E quelle frasi, apparentemente in libertà, tennero banco per mesi e mesi nei principali TG e quotidiani italiani.
Pensate: a lui che da oltre vent’anni è in "isolamento", qualche zampina o zampona (in divisa) aveva messo accanto, durante l’ora d’aria, un rappresentante della Sacra Corona Unita. Così, giusto per socializzare, per fare conversazione. Il vecchio "Don Totò" parlava e parlava con l’altro brutto ceffo. Credete che non sapesse di essere intercettato e registrato? Suvvia. Più semplicemente si prestava al giochino, accontentando i suoi invisibili interlocutori.
Di fronte a queste evidenze, in un vecchio articolo, affermammo che Riina è diventato da tempo una "Escort di Stato", disponibile per servizietti sporchi, quali, appunto, lo smistare minacce per conto di altri ("Riina, una escort dello Stato-Mafia per tutte le stagioni", 1° settembre 2014).
E scrivemmo in quell’occasione: "E’ davvero curioso che almeno una volta al mese, in Italia, scoppia la polemica perché qualcuno ha parlato da qualche parte, spesso capita nelle facoltà universitarie, senza avere gli adeguati requisiti morali. Oddio ci fosse qualcuno che si levasse indignato al cospetto degli sproloqui del Riina.

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