Domenica, Ottobre 22, 2017
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

VEGANOK ANIMAL PRESS INFO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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COMUNICATO


ITALIAN HORSE PROTECTION CHIEDE IL SEQUESTRO DEI CAVALLI DELLA 'NDRANGHETA

Le Forze dell'Ordine bloccano corse clandestine di cavalli dopati a Reggio Calabria, l'associazione IHP Italian Horse Protection chiede il sequestro degli animali e si costituirà parte civile al processo.

Reggio Calabria: maxi operazione contro la ‘Ndrangheta. Tra i reati anche corse
clandestine di cavalli, scommesse e uso di sostanze proibite
Ieri mattina i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria e gli agenti della
Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria hanno eseguito 15 arresti per conto della
Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

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RISCHIO ATTENTATO DI MATTEO. LO SPECIALE DI RADIO IN

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Il direttore Bongiovanni ospite de L’altroparlante
di Francesca Mondin
Nino Di Matteo, magistrato condannato a morte dal capo dei capi Totò Riina; il rischio attentato nei suoi confronti confermato da alcuni pentiti; il trasferimento alla Direzione Nazionale Antimafia posticipato a novembre. Sono questi i temi che verranno affrontati questa sera alle ore 20.30 nella puntata speciale de L’altroparlante di Radio In, condotto da Mauro Faso e Dario Costantino. A discutere dell’attuale situazione di pericolo che corre il magistrato Di Matteo, pubblica accusa assieme a Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi al processo trattativa Stato-mafia, sarà Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, che segue passo passo l’intero processo e che ha curato un dossier d’approfondimento sul rischio attentato nei confronti del pm palermitano.Ascolta la diretta audio-streaming alle ore 20.30: Radio In

 

 

CIAMPI E QUELL'ESTATE DEL '93: TRA BOMBE E POSSIBILI PRESSIONI

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA

di Aaron Pettinari
In agosto la Dia era alla ricerca di un vecchio dossier dell'Alto Commissarato, datato 1989, in cui emergevano contatti tra il Governatore di Bankitalia e un uomo all'epoca ritenuto in odor di mafia

C'è un nuovo spunto investigativo su cui il pool che indaga sulla trattativa Stato-mafia sta concentrando le proprie attenzioni. Nel pieno della stagione delle bombe, pochi giorni dopo la notte del 28 luglio, quella degli attentati contemporanei al Padiglione di arte contemporanea di Milano e alle basiliche di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio al Velabro, a Roma, uomini della Dia si recarono all'Alto Commissariato a recuperare alcuni documenti. Ad attestarlo un appunto dell'organo investigativo, datato 5 agosto 1993, firmato dal tenente colonnello Filippo Calcaterra, in cui si riporta la notizia che che il giorno prima “Il capitano Sorgente, appartenente al secondo reparto (indagini giudiziarie) su specifico incarico del Direttore della Dia (Gianni De Gennaro, ndr) delegato dal colonnello Tomaselli, ha estratto copia di documenti (…) contenenti intercettazioni telefoniche preventive eseguite su richiesta dell’Alto commissariato antimafia, nel periodo di giugno 1989, concernenti conversazioni del noto presunto mafioso Rosario Spadaro attivo nell’isola di Saint Maarten e riguardanti presunti incontri e colloqui da questi avuto con l’allora Governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, in visita nell’isola”.

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CASO MORO: E ADESSO RIMETTIAMO IN CARCERE GLI ASSASSINI A PIEDE LIBERO

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di Giorgio Bongiovanni
Sconvolgenti verità sono quelle emerse a quasi quarant'anni di distanza dal lavoro della “Commissione Fioroni”, commissione parlamentare d'inchiesta sull'eccidio di via Fani, sul rapimento e la morte di Aldo Moro. Obiettivo dichiarato, appunto, “accertare eventuali nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite dalle precedenti commissioni (...) e eventuali responsabilità riconducibili ad apparati”. Dopo diciotto mesi di lavoro, cinquanta sedute per 82 ore complessive e quarantadue audizioni si può dire che l'operato ha portato frutti importanti. L’Onorevole Gero Grassi, Vicepresidente del gruppo PD alla Camera dei Deputati, membro della suddetta Commissione e dimostra nel merito come i brigatisti non hanno agito da soli nel compiere il delitto.

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DI MATTEO ALLA DNA? FORSE SI, ANZI NO, NON ANCORA

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Dopo la nomina alla Procura nazionale antimafia Lo Voi chiede che il pm resti a Palermo per sei mesi
di Lorenzo Baldo

Partiamo dalla fine. Il Procuratore di Palermo Francesco Lo Voi ha chiesto al Ministero della Giustizia il “post possesso” del nuovo incarico del pm Nino Di Matteo alla Dna. Dalle prime notizie sarebbe quindi posticipato di sei mesi l’insediamento alla Procura nazionale antimafia per consentire a Di Matteo di portare avanti il processo sulla Trattativa Stato-mafia e le relative indagini tutt’ora aperte di cui si sta occupando il magistrato palermitano. Solamente un giorno fa le agenzie avevano rilanciato uno stralcio del testo della mail che lo stesso Lo Voi aveva inviato a tutti i magistrati della Procura. L’oggetto in questione? “Solidarietà”.

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PIANETA OGGI REPORTER

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TEMA: ANTIMAFIA, DA SAN DONA' DI PIAVE, PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI LORENZO BALDO "SUICIDATE ATTILIO MANCA".

INTERVISTE A LORENZO BALDO VICEDIRETTORE DELLA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA E AUTORE DEL LIBRO, A SEGUIRE,

GIORGIO BONGIOVANNI DIRETTORE DI ANTIMAFIA DUEMILA, GIANLUCA MANCA FRATELLO DI ATTILIO

E LA NOTA ATTRICE ANNALISA INSARDA'.

PROGRAMMA IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV INTERREGIONALE TERRESTRE CENTRO-NORDEST ITALIA.

   

DI MATTEO: "HO CHIESTO APPLICAZIONE AL PROCESSO TRATTATIVA. LA DNA NON E' UNA FUGA"

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“In passato sulla mia nomina veti istituzionali"


di Aaron Pettinari - Audio
“La mia scelta di presentare domanda come sostituto alla Pna non è una resa, ma la ferma volontà di continuare a dare un contributo alla lotta alla mafia”. E’ così che il pm di Palermo Antonino Di Matteo, poco prima che avesse inizio l’udienza del processo trattativa Stato-mafia, ha commentato la decisione del Csm di dare l’ok alla sua nomina. Il magistrato ha subito chiarito che la sua “non è una fuga dal processo” tanto che ha già chiesto l’applicazione al Procuratore capo, Francesco Lo Voi ed al Procuratore nazionale, Franco Roberti: “Subito dopo la proposta della Commissione (avvenuta lo scorso febbraio, ndr) ho preannunciato al Procuratore Capo di Palermo ed al Procuratore Nazionale la mia volontà di essere applicato al processo trattativa Stato-mafia e a qualche indagine collegata alla stessa. Questo lo reputo come un dovere in quanto io, assieme al dottor Ingroia, ho iniziato queste indagini. Con i colleghi Teresi, Del Bene e Tartaglia in questi anni abbiamo attraversato un percorso difficile, irto di ostacoli, anche strumentalmente posti lungo il nostro cammino. E reputo serio e doveroso tentare di concludere il mio sforzo. Questa dunque non è una fuga ma una scelta per poter continuare a lavorare in maniera continua”.

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IN PRIMO PIANO, SCARPINATO: DIETRO PIANI ATTENTATI A TOGHE NON SOLO MAFIA

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Il procuratore generale in Commissione antimafia parla di rapporti mafia-massoneria
di Miriam Cuccu
"Sono stato informato di progetti di attentati, nel tempo, nei confronti di magistrati di Palermo orditi da Matteo Messina Denaro per interessi che, da vari elementi, sembrano non essere circoscritti alla mafia ma riconducibili a entità di carattere superiore". A dichiararlo è stato il Procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, in audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia, sui rapporti mafia-massoneria. “Il contributo che io credo posso dare a questa Commissione - ha detto il magistrato - è quello di una rilettura organica, alla luce delle più recenti conoscenze, di una serie di risultanze processuali acquisite nel corso degli anni in vari processi di cui sono a conoscenza essendomi occupato da tempo di questi temi per i delitti politici mafiosi e per la revisione del processo della strage di via d'Amelio. Per capire quello che sta accadendo oggi - ha proseguito - credo bisogna conoscere quello che è accaduto in passato”. Il resto dell'audizione è stato completamente secretato in quanto Scarpinato ha affermato di dover fare riferimento “a fatti delicati ed esporre ipotesi ricostruttive che hanno un margine di soggettività".
Scarpinato ha poi avanzato alcuni suggerimenti legislativi, nello specifico facendo richiesta di innalzare le pene per i reati previsti dalla legge Anselmi e sostenendo l'importanza di potenziare la stessa legge. Il procuratore generale ha quindi parlato dell’attendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustiziaTuzzolino e Galatolo.
Stando alle parole di Giulia Sarti, capogruppo dei Cinque Stelle in Commissione parlamentare Antimafia,

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PRESENTAZIONE DEL LIBRO "SUICIDATE ATTILIO MANCA" A RST RADIO SAIUZ TV ONLINE TREVISO

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1 MARZO ORE 22.00 SU RST

www.radiosaiuz.it

intervista, in diretta, all'autore del libro "Suicidate Attilio Manca" Lorenzo Baldo

In collaborazione con Pianeta Oggi Tv online allnews.

 

 

   

OGGI A SANDONA' DI PIAVE PRESENTAZIONE DEL LIBRO"SUICIDATE ATTILIO MANCA"

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Domenica 26 Febbraio alle ore 17.00 al Centro culturale "Leonardo Da Vinci" in piazza Indipendenza 12 a San Donà di Piave (VE), si terrà la presentazione del libro di Lorenzo Baldo "Suicidate Attilio Manca". Interverranno, insieme all'autore:

Gianluca Manca

Elisabetta Bustreo

Annalisa Insardà


Angela Manca
(in collegamento telefonico). Evento organizzato dall'Associazione Nazionale Amici di Attilio Manca A.N.A.A.M con il patrocinio della Città di San Donà di Piave.È il 12 febbraio 2004. A Viterbo, in un appartamento di via Monteverdi viene ritrovato il cadavere di Attilio Manca. Il corpo del giovane urologo di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), che operava all’ospedale di Viterbo, è riverso trasversalmente sul piumone del letto, seminudo. A causarne la morte, come accertato dall’autopsia, l’effetto combinato di tre sostanze: alcolici, eroina e Diazepam. Sul suo braccio sinistro i segni di due iniezioni. Per la Procura di Viterbo non c’è dubbio, si è trattato di un suicidio. Ma Attilio Manca è un mancino puro. Non ha alcun motivo per suicidarsi. E, soprattutto, dietro a questa misteriosa vicenda si intravede l’ombra di Cosa nostra. Il giovane urologo, specializzato nella tecnica laparoscopica, potrebbe aver assistito all’intervento alla prostata al quale nel 2003 era stato sottoposto Bernardo Provenzano in una clinica di Marsiglia, o quanto meno potrebbe averlo visitato prima o dopo l’intervento. Sullo sfondo gli apparati deviati di uno Stato che non ha alcun interesse a fare luce su questa strana morte.

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CARO TOTO' RIINA, NON METTERTI ANCHE TU A FARE IL PAGLIACCIO

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ALLNEWS ANTIMAFIA DUEMILA

 

di Saverio Lodato
Stai buono "don" Totò, non ti allargare, fatti l’ergastolo da soldatino disciplinato, quale sei sempre Stato, non metterti in testa di sottoporti a un interrogatorio in Corte d’assise; ne hanno solo da perdere i tuoi figlioli che stanno fuori e che, tra interviste alle televisioni svizzere, come Lucia, e comparsate da Bruno Vespa a "Porta a Porta" per promuovere l’opera prima, come Salvo, tentano di sbarcare il lunario; cercando di entrare in possesso di tutti i soldi che non ti hanno trovato, sperando così di affrancarsi una volta per tutte da questo cognome maledetto che li azzoppa. Insomma: non metterti anche tu in testa di fare il pagliaccio.
Ma come ti era saltato in mente, caro "don" Totò, di annunciare urbi et orbi, che eri pronto a sottoporti al fuoco di fila delle domande del presidente Alfredo Montalto, dei pubblici ministeri, Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia, quando sai benissimo che non puoi dire le cose che sai?

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ESCOBAR JR: MIO PADRE SI ISPIRO' A RIINA E COSA NOSTRA

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA

di Jean Georges Almendras e Matías Guffanti
Scagliandosi letteralmente contro la continuità che vuole che ogni figlio debba doverosamente seguire i passi del padre, come modello della propria vita, il figlio del più grande - e mediatico - narcotrafficante degli ultimi tempi - principalmente del Sud-America, negli anni '80 e '90 - Juan Pablo Escobar (o Sebastián Marroquín) ha presentato il suo recente libro "Pablo Escobar: In Fraganti. Lo que mi padre nuca me contó" nella città di Buenos Aires. Una pubblicazione che dà il via libera alle riconciliazioni di pace, ma allo stesso tempo - per il suo contenuto e le sue rivelazioni - apre le porte alle restrizioni, come quella di non poter mettere più piede negli Stati Uniti. Il motivo? Nel libro racconta che suo padre lavorava per la Cia vendendo cocaina per finanziare la lotta contro il comunismo in America Centrale.
A 39 anni (ne compirà 40 il prossimo 24 febbraio), Escobar jr, primogenito del capo narco, risiede in Argentina vicino alla sua famiglia. Architetto di professione e designer industriale, decide di ribaltare la situazione rispetto allo stigma di essere un Escobar, e dopo aver cambiato la propria identità (come hanno fatto sua sorella e sua madre), si appresta a stupire il mondo intero presentando nel dicembre del 2009 il documentario biografico "Pecados de mi padre", spezzando così la catena della spirale mafiosa nella quale è cresciuto fino al momento di uscire dalla Colombia, trasformandosi in un “Escobar antimafioso”, pur senza rinnegare l'affettività paterna, che valorizza e riconosce in ogni momento, nonostante la più che evidente discrepanza con il ruolo criminale del padre.
Cinque anni dopo esce il suo libro “Pablo Escobar, mi padre”, per arrivare al suo più recente lavoro “Pablo Escobar: In Fraganti. Lo que mi padre nuca me contó". Ed è proprio la presentazione di questo libro che ci porta a Buenos Aires, all'Auditorio BajaLibros, il pomeriggio del 16 Febbraio. In questa occasione Escobar jr ha dichiarato pubblicamente che suo padre si ispirava a Cosa Nostra per i metodi violenti che utilizzò in Colombia negli anni del terrore.

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ANTIMAFIA DUEMILA DOSSIER, ATTENTATO A DI MATTEO: CHI E PERCHE' VUOLE UCCIDERE IL PM DI PALERMO :

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Attentato a Di Matteo: chi e perché vuole uccidere il pm di Palermo

Stillicidio: tra lettere minatorie, proiettili e pedinamenti arriva il nuovo “corvo”                                                                 Dalle minacce degli “amici romani” alla condanna di Totò Riina

Tribunale ad alta tensione: quale protezione dagli “strali” di Opera?

Scarpinato nel mirino e quel “peso” sulla coscienza di Galatolo

Dal tritolo calabrese alla lettera di “Diabolik”: le memorie del pentito dell'Acquasanta

Un cecchino al Tc2 e le parole dei collaboratori di giustizia

Attentato a Di Matteo: un colpo di Stato

 

 

di Giorgio Bongiovanni e Miriam Cuccu
Perché colpire il magistrato Nino Di Matteo? Le ripetute minacce e incursioni, i pedinamenti, le lettere anonime, fino ad arrivare agli “strali” di Totò Riina e alla rivelazione di un vero e proprio piano per ucciderlo hanno alzato fino ai massimi livelli l'allerta sulla sicurezza del pm più scortato d'Italia, tra i rappresentanti della pubblica accusa al processo trattativa Stato-mafia. Matteo Messina Denaro si giustifica, con i boss palermitani, dicendo che “Di Matteo si è spinto troppo oltre”. Parole che non sono però farina del suo sacco: qualcun altro avrebbe detto alla primula rossa di Castelvetrano di predisporre un piano di morte, con tanto di tritolo acquistato, per fermare Di Matteo costi quel che costi. Siamo a fine dicembre 2012 ma per comprendere l'escalation di pressioni ed episodi intimidatori è necessario risalire ad alcuni anni prima, per poi ripercorrere passo passo le mosse di una misteriosa “regia”, facente capo non a una singola organizzazione criminale ma a un complesso di poteri forti, che mira a bloccare l'operato di Di Matteo e non solo. Altri magistrati, giudicati “scomodi” o “pericolosi” per le carte scottanti da loro maneggiate, diventano bersagli di incursioni, scritte minacciose e strane “consegne” di ordigni esplosivi. Sono anni di fuoco tra Palermo e Reggio Calabria, che vale la pena ricordare per comprendere in quale contesto matura la volontà di eliminare un magistrato, Di Matteo, con il chiaro proposito di colpirne uno per educarne cento.

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ESCLUSIVA A PIANETA OGGI REPORTER

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INTERVISTA ALLO STORICO COLLABORATORE DI GIUSTIZIA GASPARE MUTOLO REALIZZATA DAL DIRETTORE DELLA TESTATA ANTIMAFIADUEMILA.COM GIORGIO BONGIOVANNI.

www.antimafiaduemila.com

PROGRAMMA IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV INTERREGIONALE TERRESTRE.

   

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "SUICIDATE ATTILIO MANCA" PN 17 DICEMBRE 2016

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Il progetto “Indagine sulla legalità. Percorso di educazione alla legalità e vivere civile” ideato dall’Associazione Culturale "Terra Mater" promuove la Cultura della Legalità nella realtà scolastica favorendo, nell’ambito dei valori di cittadinanza attiva, la collaborazione fra il mondo dell’associazionismo e la scuola.
Il Progetto nasce come premessa socio-culturale atta a sviluppare ed avviare negli studenti la conoscenza e la funzione delle regole, a far comprendere loro come il vivere civile si fondi su un sistema di relazioni giuridiche nella consapevolezza che valori come la dignità, la libertà, l’uguaglianza, la democrazia e la sicurezza vadano perseguiti e protetti ponendosi in contrasto contro ogni forma e fenomeno di illegalità.
Il percorso di educazione alla legalità promosso nelle scuole secondarie di primo grado dell’Istituto Comprensivo “Villa Varda” di Brugnera e dell’Istituto Comprensivo “Rita Levi Montalcini” di Fontanafredda
ha visto coinvolti più di 170 ragazzi sul tema legalità. Fotogra e, video e componimenti raccontano questa esperienza nello scenario del Canevon di Villa Varda.

SABATO 17 DICEMBRE ore 16
Introduzione a cura dell’avv. Tamara Tonus
Presentazione del libro “Suicidate Attilio Manca” (Imprimatur
editore)

Intervengono:
Lorenzo Baldo,
autore del libro
Angela Manca,
madre di Attilio Manca

Premiazione Testi Concorso “Io parlo di...Legalità”
realizzati dagli alunni delle scuole coinvolte nel progetto Intervengono:
Amministrazione Comunale di Brugnera
Amministrazione Comunale di Fontanafredda
dott. Maurizio Malachin
(dirigente I.C. Fontanafredda)
dott.ssa Armida Muz
(dirigente I.C. Brugnera)

Musiche di Pablo Perissinotto (cantautore)
Letture di Alviano Appi

 

   

"ATTILIO MANCA E' VIVO!"

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di Maria Marzullo
Attilio Manca è vivo. È vivo nella memoria di chi ancora, a distanza di 12 anni dal suo inscenato suicidio, cerca la Verità e insegue la Giustizia. Attilio è vivo nei ricordi della sua famiglia, dei suoi colleghi di lavoro e in quanti (pochi, troppo pochi) cercano la Verità sulla sua morte. Perché non basta che qualcuno racconti con convinzione che Attilio fosse un tossicodipendente; perché non basta iniettargli dosi di eroina in un braccio sbagliato ed una combinazione di alcolici e DIAZEPAM per affermare che si tratti di suicidio. A ricostruire i tasselli di una vicenda sulla quale il nostro Paese parrebbe avviarsi ad un’archiviazione piuttosto che ad un’indagine è il giornalista Lorenzo Baldo, vice direttore della rivista AntimafiaDuemila che nel suo ultimo libro “La mafia ordina suicidate Attilio Manca” (Imprimatur edizioni con prefazione di don Luigi Ciotti), pone l’attenzione su uno dei casi irrisolti della storia nera di questo paese. All’incontro di presentazione promosso dall’Associazione Culturale “Il Sicomoro” e svoltosi nell’ Auditorium della Regione Friuli Venezia Giulia di Pordenone sabato 12 novembre sono in molti a voler conoscere la storia di Attilio Manca. Con l’autore intervengono Gianluca Manca (fratello di Attilio), Giorgio Bongiovanni e Anna Petrozzi rispettivamente direttore e capo redattore della rivista AntimafiaDuemila. Ad introdurre la tragica storia del giovane urologo

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IN PRIMO PIANO: VINCE TRUMP, "IL CAVALLO DI TROIA".

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IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA.

di Giorgio Bongiovanni
Vince infine Donald Trump, il candidato repubblicano sfornato dagli Stati Uniti, colui che farà gli interessi della macroeconomia mondiale. Noto per le sue ideologie discriminatorie e nazionaliste, per ragioni meramente politiche e strategiche è colui per il quale il presidente Putin simpatizza, in quanto il neopresidente americano, durante i suoi comizi, ha dichiarato più volte che la politica estera che avrebbe portato avanti sarebbe stata di totale rispetto nei confronti della Russia, dell'Europa, dei ruoli ricoperti dalle superpotenze mondiali, tra cui la Cina. Una politica prevalentemente di osservazione, contraria ad ogni intervento militare all'estero. I disordini sociali ed economici, la sanità, l'immigrazione, la crescita sono stati infatti i punti a cui Trump ha dato maggiormente spazio durante la sua campagna. Mentre nulla ha anticipato quanto al contrasto alla criminalità organizzata o al traffico mondiale di droga, vero flagello globale di questo secolo.

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DI MATTEO RIFIUTA IL TRASFERIMENTO: "LASCIARE PALERMO SAREBBE UNA RESA"

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Il Csm aveva offerto un posto alla Dna per motivi di sicurezza
di Miriam Cuccu

Resta a Palermo Nino Di Matteo, pubblico ministero del processo trattativa Stato-mafia. Il magistrato ha rifiutato la proposta del Consiglio superiore della magistratura di essere trasferito per motivi di sicurezza. "Non sono disponibile al trasferimento d'ufficio - ha dichiarato Di Matteo - Accettare un trasferimento con una procedura straordinaria connessa solo a ragioni di sicurezza costituirebbe a mio avviso un segnale di resa personale ed istituzionale che non intendo dare. Alla direzione nazionale antimafia eventualmente andrò solo e quando supererò una procedura concorsuale".
La proposta di lasciare Palermo per la Direzione nazionale antimafia era arrivata a seguito delle parole di un boss di Cosa nostra che, intercettato, aveva detto: “A quello (Di Matteo) lo devono ammazzare”. Una frase registrata quasi per caso nell'ambito di

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PABLO MEDINA LA MORTE DI UN GIUSTO

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L'ex sindaco di Ypejhú, Vilmar Neneco Acosta Marques, principale sospettato del duplice assasinio Medina-Almada è stato catturato il giorno 4 marzo 2015 nella località di Naviraí dello stato brasiliano del Mato Grosso del Sur, circa 300 km a est del dipartimento di Canindeyú (Paraguay).
Vilmar Neneco Acosta, ricercato dalla polizia paraguaiana dall'ottobre scorso è stato arrestato grazie al lavoro congiunto degli agenti della Sezione di Investigación de Delitos di Asunción e degli agenti della Polizia Civile del Brasile.
Ora la giustizia paraguaiana sta attendendo l'estradizione dal Brasile per poterlo finalmente processare. Estradizione però negata pochi giorni fa dalle autorità brasiliane. A riguardo le autorità competenti non si sono ancora espresse ma il motivo potrebbe ricondursi alla questione della doppia nazionalità Paraguay - Brasile dell'ex primo cittadino di Ypejhù.
Lo stesso Vilmar Neneco Acosa infatti sosterrebbe di avere solo la nazionalità brasiliana, negando di essere un cittadino paraguaiano.
Al momento il presunto capo dei narcos e mandante dell'omicidio Medina-Almada è recluso in carcere preventivo, nella sede centrale della Polizia Federale di Campo Grande, capitale dello stato di Mato Grosso del Sud. SEGUI gli AGGIORNAMENTI sull'OMICIDIO MEDINA-ALMADA
http://www.antimafiaduemila.com/20141...

   

PABLO MEDINA IN MEMORIA DI UN GIUSTO

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di AMDuemila - Segui la DIRETTA della manifestazione
Due anni fa l'omicidio del giornalista e della sua assistente
In ricordo di Pablo Medina, giornalista paraguaiano ucciso insieme all'assistente Antonia Almada il 16 ottobre 2014, la redazione ripropone il documentario che lo ricorda. Medina, cronista per diverse testate tra cui Antimafia Duemila, è stato autore di numerose inchieste sul narcotraffico in Paraguay.

Leggi il dossier: Pablo Medina, morte di un giustoLa manifestazione in diretta!

 

 

   

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