Sabato, Agosto 19, 2017
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

ESCLUSIVA A PIANETA OGGI REPORTER

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

INTERVISTA ALLO STORICO COLLABORATORE DI GIUSTIZIA GASPARE MUTOLO REALIZZATA DAL DIRETTORE DELLA TESTATA ANTIMAFIADUEMILA.COM GIORGIO BONGIOVANNI.

www.antimafiaduemila.com

PROGRAMMA IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV INTERREGIONALE TERRESTRE.

 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "SUICIDATE ATTILIO MANCA" PN 17 DICEMBRE 2016

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Il progetto “Indagine sulla legalità. Percorso di educazione alla legalità e vivere civile” ideato dall’Associazione Culturale "Terra Mater" promuove la Cultura della Legalità nella realtà scolastica favorendo, nell’ambito dei valori di cittadinanza attiva, la collaborazione fra il mondo dell’associazionismo e la scuola.
Il Progetto nasce come premessa socio-culturale atta a sviluppare ed avviare negli studenti la conoscenza e la funzione delle regole, a far comprendere loro come il vivere civile si fondi su un sistema di relazioni giuridiche nella consapevolezza che valori come la dignità, la libertà, l’uguaglianza, la democrazia e la sicurezza vadano perseguiti e protetti ponendosi in contrasto contro ogni forma e fenomeno di illegalità.
Il percorso di educazione alla legalità promosso nelle scuole secondarie di primo grado dell’Istituto Comprensivo “Villa Varda” di Brugnera e dell’Istituto Comprensivo “Rita Levi Montalcini” di Fontanafredda
ha visto coinvolti più di 170 ragazzi sul tema legalità. Fotogra e, video e componimenti raccontano questa esperienza nello scenario del Canevon di Villa Varda.

SABATO 17 DICEMBRE ore 16
Introduzione a cura dell’avv. Tamara Tonus
Presentazione del libro “Suicidate Attilio Manca” (Imprimatur
editore)

Intervengono:
Lorenzo Baldo,
autore del libro
Angela Manca,
madre di Attilio Manca

Premiazione Testi Concorso “Io parlo di...Legalità”
realizzati dagli alunni delle scuole coinvolte nel progetto Intervengono:
Amministrazione Comunale di Brugnera
Amministrazione Comunale di Fontanafredda
dott. Maurizio Malachin
(dirigente I.C. Fontanafredda)
dott.ssa Armida Muz
(dirigente I.C. Brugnera)

Musiche di Pablo Perissinotto (cantautore)
Letture di Alviano Appi

 

 

"ATTILIO MANCA E' VIVO!"

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di Maria Marzullo
Attilio Manca è vivo. È vivo nella memoria di chi ancora, a distanza di 12 anni dal suo inscenato suicidio, cerca la Verità e insegue la Giustizia. Attilio è vivo nei ricordi della sua famiglia, dei suoi colleghi di lavoro e in quanti (pochi, troppo pochi) cercano la Verità sulla sua morte. Perché non basta che qualcuno racconti con convinzione che Attilio fosse un tossicodipendente; perché non basta iniettargli dosi di eroina in un braccio sbagliato ed una combinazione di alcolici e DIAZEPAM per affermare che si tratti di suicidio. A ricostruire i tasselli di una vicenda sulla quale il nostro Paese parrebbe avviarsi ad un’archiviazione piuttosto che ad un’indagine è il giornalista Lorenzo Baldo, vice direttore della rivista AntimafiaDuemila che nel suo ultimo libro “La mafia ordina suicidate Attilio Manca” (Imprimatur edizioni con prefazione di don Luigi Ciotti), pone l’attenzione su uno dei casi irrisolti della storia nera di questo paese. All’incontro di presentazione promosso dall’Associazione Culturale “Il Sicomoro” e svoltosi nell’ Auditorium della Regione Friuli Venezia Giulia di Pordenone sabato 12 novembre sono in molti a voler conoscere la storia di Attilio Manca. Con l’autore intervengono Gianluca Manca (fratello di Attilio), Giorgio Bongiovanni e Anna Petrozzi rispettivamente direttore e capo redattore della rivista AntimafiaDuemila. Ad introdurre la tragica storia del giovane urologo

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IN PRIMO PIANO: VINCE TRUMP, "IL CAVALLO DI TROIA".

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IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA.

di Giorgio Bongiovanni
Vince infine Donald Trump, il candidato repubblicano sfornato dagli Stati Uniti, colui che farà gli interessi della macroeconomia mondiale. Noto per le sue ideologie discriminatorie e nazionaliste, per ragioni meramente politiche e strategiche è colui per il quale il presidente Putin simpatizza, in quanto il neopresidente americano, durante i suoi comizi, ha dichiarato più volte che la politica estera che avrebbe portato avanti sarebbe stata di totale rispetto nei confronti della Russia, dell'Europa, dei ruoli ricoperti dalle superpotenze mondiali, tra cui la Cina. Una politica prevalentemente di osservazione, contraria ad ogni intervento militare all'estero. I disordini sociali ed economici, la sanità, l'immigrazione, la crescita sono stati infatti i punti a cui Trump ha dato maggiormente spazio durante la sua campagna. Mentre nulla ha anticipato quanto al contrasto alla criminalità organizzata o al traffico mondiale di droga, vero flagello globale di questo secolo.

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DI MATTEO RIFIUTA IL TRASFERIMENTO: "LASCIARE PALERMO SAREBBE UNA RESA"

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Il Csm aveva offerto un posto alla Dna per motivi di sicurezza
di Miriam Cuccu

Resta a Palermo Nino Di Matteo, pubblico ministero del processo trattativa Stato-mafia. Il magistrato ha rifiutato la proposta del Consiglio superiore della magistratura di essere trasferito per motivi di sicurezza. "Non sono disponibile al trasferimento d'ufficio - ha dichiarato Di Matteo - Accettare un trasferimento con una procedura straordinaria connessa solo a ragioni di sicurezza costituirebbe a mio avviso un segnale di resa personale ed istituzionale che non intendo dare. Alla direzione nazionale antimafia eventualmente andrò solo e quando supererò una procedura concorsuale".
La proposta di lasciare Palermo per la Direzione nazionale antimafia era arrivata a seguito delle parole di un boss di Cosa nostra che, intercettato, aveva detto: “A quello (Di Matteo) lo devono ammazzare”. Una frase registrata quasi per caso nell'ambito di

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PABLO MEDINA LA MORTE DI UN GIUSTO

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L'ex sindaco di Ypejhú, Vilmar Neneco Acosta Marques, principale sospettato del duplice assasinio Medina-Almada è stato catturato il giorno 4 marzo 2015 nella località di Naviraí dello stato brasiliano del Mato Grosso del Sur, circa 300 km a est del dipartimento di Canindeyú (Paraguay).
Vilmar Neneco Acosta, ricercato dalla polizia paraguaiana dall'ottobre scorso è stato arrestato grazie al lavoro congiunto degli agenti della Sezione di Investigación de Delitos di Asunción e degli agenti della Polizia Civile del Brasile.
Ora la giustizia paraguaiana sta attendendo l'estradizione dal Brasile per poterlo finalmente processare. Estradizione però negata pochi giorni fa dalle autorità brasiliane. A riguardo le autorità competenti non si sono ancora espresse ma il motivo potrebbe ricondursi alla questione della doppia nazionalità Paraguay - Brasile dell'ex primo cittadino di Ypejhù.
Lo stesso Vilmar Neneco Acosa infatti sosterrebbe di avere solo la nazionalità brasiliana, negando di essere un cittadino paraguaiano.
Al momento il presunto capo dei narcos e mandante dell'omicidio Medina-Almada è recluso in carcere preventivo, nella sede centrale della Polizia Federale di Campo Grande, capitale dello stato di Mato Grosso del Sud. SEGUI gli AGGIORNAMENTI sull'OMICIDIO MEDINA-ALMADA
http://www.antimafiaduemila.com/20141...

   

PABLO MEDINA IN MEMORIA DI UN GIUSTO

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di AMDuemila - Segui la DIRETTA della manifestazione
Due anni fa l'omicidio del giornalista e della sua assistente
In ricordo di Pablo Medina, giornalista paraguaiano ucciso insieme all'assistente Antonia Almada il 16 ottobre 2014, la redazione ripropone il documentario che lo ricorda. Medina, cronista per diverse testate tra cui Antimafia Duemila, è stato autore di numerose inchieste sul narcotraffico in Paraguay.

Leggi il dossier: Pablo Medina, morte di un giustoLa manifestazione in diretta!

 

 

   

LA SOCIETA' CIVILE SI MOBILITA PER NINO DI MATTEO

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di AMDuemila
Al Palazzo delle Aquile torna lo striscione a sostegno dei magistrati del processo Trattativa Stato-Mafia: “Palermo sta con Di Matteo e il pool antimafia”.
Dopo l’ultimo grave allarme sul progetto di morte contro il magistrato Nino Di Matteo, emerso da un’intercettazione di poche settimane fa, il comune di Palermo ha deciso di esporre, come già in passato aveva fatto, nel balcone centrale questo chiaro messaggio di sostegno.
L’iniziativa parte dalla società civile che ieri pomeriggio si è riunita dopo che la stampa ha reso nota l’intercettazione in cui un mafioso direbbe alla moglie di non andare nei luoghi frequentati dal pm perchè “A quello (Di Matteo) lo devono ammazzare”.

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CONDANNA A MORTE PER DI MATTEO: QUEL SILENZIO (ISTITUZIONALE) COLPEVOLE

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di Lorenzo Baldo
E' un fermo immagine. Sono poche frasi che appaiono sullo schermo nella parte finale del documentario di Al-jazeera “A very sicilian justice”. Le parole sono chiare: “I produttori del film hanno chiesto al Presidente della Repubblica Mattarella e al Primo Ministro Renzi un commento sui rischi del dott. Di Matteo”. Subito dopo appare un'altra scritta: “Un portavoce del Presidente della Repubblica ha dichiarato che Mattarella sostiene i giudici che combattono le organizzazioni criminali 'includendo, ovviamente, anche il dott. Di Matteo'”. La terza scritta è ancora più sintetica: “Il Primo Ministro Renzi non ha voluto rilasciare alcun commento”. Era il 7 luglio di quest'anno quando l'emittente televisiva Al-Jazeera trasmetteva per un'intera settimana, in diverse fasce orarie,

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SU LA 7 IL "TG PORCO" DI SABINA GUZZANTI

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Nel caos italiano uno dei pochi telegiornali attendibili
di Giorgio Bongiovanni
Sbarca in tv il Tg Porco dell'attrice Sabina Guzzanti. E lo farà, il 22 settembre, negli studi di Piazza pulita, programma televisivo di La7 condotto da Corrado Formigli, che da sempre tratta con grande professionalità temi di politica, terrorismo, criminalità, mafia. E che ora ha dato spazio al telegiornale della Guzzanti (la cui assenza dagli schermi è stata per lungo tempo voluta e programmata) che grazie alla sua grande presenza artistica racconterà anche in tv fatti e verità con un'impronta fortemente satirica. Così come già fa sulla rete, dove il Tg Porco ha  un numerosissimo seguito. E questo in un'Italia che, d'altra parte, tende ad essere un Paese senza memoria, dove buona parte della rappresentanza politica è ben lungi dall'essere onesta e trasparente, e ciò che riguarda episodi di mafia e corruzione finisce con l'essere relegato in ultima pagina (eccetto pochissimi giornali che hanno fatto dell'informazione seria la propria bandiera).

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IL TRADIMENTO DELLE COOP ED IL RAZZISMO DI STATO

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di Giorgio Bongiovanni

"Sono riuscito a entrare e uscire, così come fanno gangster nigeriani che vanno a prelevare le ragazzine da prostituire nelle bidonville. Qualche volta ci sono regolamenti di conti nei confronti delle persone indifese che non vogliono sottostare alle regole dei caporali". Così il collega Fabrizio Gatti ha descritto, a SkyTg24, i suoi quattro giorni (interamente raccontati su L'Espresso) al Cara di Borgo di Mezzanone, vicino a Foggia, dove è entrato come sudafricano diretto a Londra. "Si sono accorti della mia presenza - ha detto - e mi hanno interrogato. Non la polizia, ma uno sgherro della mafia nigeriana". Perché lì, i militari, stanno di guardia unicamente dell'ingresso. A controllare l'area, invece, è la mafia nigeriana, così come alcuni afghani. Sono i nigeriani, infatti, a gestire la prostituzione di alcune ragazze del centro, la maggior parte appena maggiorenni.

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INTERVISTA A GASPARE MUTOLO - PARTE 1.

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IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA DI PALERMO.

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Parla il pentito Gaspare Mutolo
di Giorgio Bongiovanni - Videointervista (Prima parte)
L’omicidio Scopelliti, i rapporti tra Cosa nostra, ‘Ndrangheta e massoneria. Sono questi alcuni dei temi affrontati nell’intervista al collaboratore di giustizia, Gaspare Mutolo, ex sicario e regista dei traffici di droga con l'Asia per i palermitani, autista personale di Riina e braccio destro di Rosario Riccobono, capomandamento di Partanna-Mondello. Dal 1991 inizia a parlare con i giudici Falcone e Borsellino e grazie alle sue dichiarazioni vengono emesse numerose ordinanze di custodia.

   

INTERVISTA A GASPARE MUTOLO - PARTE 2

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IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA DI PALERMO.

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Dopo aver riferito in merito ai rapporti tra la mafia siciliana e quella calabrese, in particolare per quel che concerne l’omicidio del giudice Scopelliti, Gaspare Mutolo, collaboratore di giustizia dal 1991, in questa seconda parte dell’intervista parla dei rapporti tra le mafie ed i cosiddetti “poteri forti” della politica e dell’imprenditoria.

 

   

DALLA CHIESA, VIA CARINI E LA STRAGE DI STATO

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Dalla Chiesa, via Carini e la strage di Stato

03 Settembre 2016

Trentaquattro anni dopo quello che non si può dimenticare
di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari
“Appena è uscito lui con sua moglie, lo abbiamo seguito a distanza. Potevo farlo là, per essere più spettacolare, nell’albergo, però queste cose a me mi danno fastidio… L’indomani gli ho detto: ‘Pino, Pino (si riferisce a Pino Greco detto "Scarpuzzedda", uno dei più famigerati killer di Cosa Nostra) vedi di andare a cercare queste cose che … prepariamo armi'. A primo colpo, a primo colpo ci siamo andati noialtri… eravamo qualche sette, otto di quelli terribili, eravamo terribili. Nel frattempo lui era morto ma pure che era morto gli abbiamo sparato là dove stava, appena è uscito fa… ta… ta..., ta… ed è morto”.

Così il boss corleonese Totò Riina, indiscusso capo di Cosa nostra, ha descritto l’omicidio del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso il 3 settembre 1982, assieme alla giovane moglie, Emanuela Setti Carraro, e all’agente di scorta, Domenico Russo. Un massacro avvenuto in pochi attimi quando i killer della mafia hanno affiancato le auto in movimento sparando all’impazzata con i kalashnikov AK-47.

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SISMA IN CENTRO ITALIA, INIZIATIVA A MONTEPULCIANO (SI)

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Bravìo delle Botti 2016 – Montepulciano (SI)

 

Comune di Montepulciano                                          Magistrato delle Contrade

 

COMUNICATO STAMPA

 

Domani, 28 agosto, la rievocazione storica porterà i segni del lutto

Le iniziative del Bravìo delle Botti di Montepulciano per i terremotati

In tutte le contrade Pici all’amatriciana a scopo benefico e raccolta di fondi

Il Bravìo delle Botti, la tipica rievocazione storica della Montepulciano del ‘300, riconosciuta “Patrimonio d’Italia” dal Ministero dei beni culturali e del turismo, si schiera con azioni concrete di solidarietà e sostegno al fianco delle popolazioni colpite dal terremoto del 24 agosto.

Domenica 28 agosto, in occasione della 43.a edizione della sfida tra le otto contrade cittadine, saranno attuate una serie di iniziative che da una parte esprimeranno la partecipazione al lutto dell’intera comunità e da un’altra punteranno ad offrire un aiuto tangibile ai terremotati.

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LO GIUDICE: "FACCIA DA MOSTRO DIETRO VIA D'AMELIO"

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di AMDuemila - 09 Agosto 2016
Il pentito calabrese: "Fu lui a premere il pulsante per la strage"

Un altro pentito torna a parlare di "faccia da mostro", l'uomo dei servizi che secondo alcuni collaboratori di giustizia (tra cui i siciliani Vito Galatolo e Vito Lo Forte, e il calabrese Consolato Villani) avrebbe preso parte a molte stragi ed omicidi eccellenti. È Nino "il nano" Lo Giudice, scrive Il Fatto Quotidiano, a parlare nuovamente di quel personaggio che sarebbe stato riconosciuto nell'ex poliziotto Giovanni Aiello. “È stato il poliziotto Giovanni Aiello, alias 'faccia da mostro', a far saltare in aria Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta" ha detto il pentito calabrese, aggiungendo che "fu lui a schiacciare il pulsante in via d’Amelio" e a confidarglielo è stato, ha precisato, "Pietro Scotto quando eravamo in carcere all’Asinara. E anni dopo me lo confermò Aiello in persona" ma "quando ho raccontato tutto sono stato minacciato dai servizi”. Scotto, condannato in primo grado ma poi assolto in appello per aver intercettato i telefoni di casa Borsellino, è fratello di Gaetano, imputato per l’omicidio dell'agente Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, uccisi da Cosa nostra nel 1989, oggi in libertà.

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IL PM CHE SMASCHERA I POTENTI DELLA 'NDRANGHETA

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA GIORNALISTICA ANTIMAFIA DUEMILA

di Giorgio Bongiovanni
La Calabria è una delle regioni dove più si tocca con mano il problema della povertà e della disoccupazione. Eppure, per il giro di denaro prodotto, questa stessa regione si qualifica come la più ricca, superiore persino alla California (lo stato più ricco degli Usa con un Pil di circa 2,2 trilioni di dollari). Parliamo di decine di miliardi di euro, cifre da capogiro di cui però la punta del nostro stivale non vede che le briciole. Perché quei miliardi sono gestiti in toto dai capi della 'Ndrangheta, i veri padroni della Calabria, che dispongono di pacchetti azionari nelle banche off shore e non solo di tutto il mondo, e denaro liquido ricavato dal traffico di droga (in particolare cocaina, di cui le cosche calabresi detengono il monopolio nel mondo occidentale). Da tempo ormai la 'Ndrangheta ha scalato la classifica nel settore del narcotraffico piazzandosi al primo posto, per anni occupato da Cosa nostra. Oggi, dai confini dell'ex Jugoslavia al Portogallo, dall'Alaska alla Terra del Fuoco, la polvere bianca viaggia per mare, terra e aria sotto l'occhio vigile dei calabresi. La 'Ndrangheta "fattura" ogni anno 70/80 miliardi di euro solo in traffico di droga. Sono dati in realtà forfettari, ricavati dai maggiori esperti a seguito dei sequestri di stupefacenti. Ma molti di più sono i carichi di cocaina purissima che riescono a passare inosservati, continuando ad alimentare quello che è il settore criminale di gran lunga più redditizio.

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IN PRIMO PIANO: STRAGE DI BOLOGNA, 36 ANNI DOPO IL DEPISTAGGIO E' LEGGE

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di Francesca Mondin
Oggi, in occasione nel giorno della memoria, il reato entra ufficialmente nel codice

2 agosto 1980. Ore 10.25 un gran boato travolge la stazione di Bologna. Un'esplosione tanto forte da investire il treno in sosta al primo binario e distruggere l’ala della sala d’aspetto, la pensilina e il parcheggio dei taxi. Ottantacinque le vite umane spezzate in un soffio, duecento le persone ferite. Un'altra tragica ferita segna l'Italia.
C'erano già state le stragi di Piazza Fontana a Milano (12 dicembre '69), quella di Piazza della Loggia a Brescia e la strage dell'Italicus nella linea ferroviaria Firenze-Bologna rispettivamente 28 maggio e 4 agosto 1974. Qualche anno più in là ci sarà la strage del Rapido 904. Altre vite umane spazzate via, ancora “strategia della tensione”. E poi, come la storia insegna per molti fatti tragici italiani, ci furono depistaggi, inter giudiziari interminabili e mandanti invisibili, ancora senza volto dopo 36 anni.
Nel 2007 la Cassazione stabilì che a portare all'interno della stazione la valigia con l'esplosivo fu Luigi Ciavardini. Assieme a lui condannati definitivamente come esecutori materiali nel '95 Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, tutti ex terroristi neri dei Nar (nuclei armati rivoluzionari). Un inter giudiziario lungo e difficile che vide molte piste d'indagine aprirsi in uno scenario alquanto torpido. Tra le persone condannate, per aver depistato le indagini emerge il nome di Licio Gelli il fondatore della loggia massonica P2.

Un 2 agosto di speranza
Oggi però, a distanza di 36 anni, l'Italia può ricordare quella strage con la speranza che le cose possano cambiare. Finalmente dopo oltre “23 anni di attese” e ostacoli, la legge sul reato di depistaggio proprio oggi entra in vigore. "Più bello di così. Se avessimo cercato di farlo apposta non ci saremmo riusciti...una cosa eccezionale" ha detto Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione delle vittime del 2 agosto e deputato Pd, nonché primo firmatario della legge, alla celebrazione del 36° anniversario a Palazzo d'Accursio nei giorni scorsi.
Una legge ottenuta con molta fatica attraverso un iter fatto di lunghe pause e attese. Basti pensare che come ha spiegato Bolognesi

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A VERY SICILIAN JUSTICE - UNA VERA GIUSTIZIA SICILIANA

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IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

Il documentario sulla mafia realizzato dal regista inglese Paul Sapin e dal produttore Toby Follet.Al centro, il processo sulla trattativa Stato-mafia attraverso il racconto del Pm Nino Di Matteo e altre numerose testimonianze.

   

L'ANGELO DEL MALE

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Morto Provenzano, il boss sanguinario di Cosa nostra
di Giorgio Bongiovanni
Sarà anche stato l'alter ego “ragioniere” della “belva”, ovvero di Totò Riina. Ma Bernardo Provenzano, deceduto oggi al San Paolo di Milano, rimane comunque boss sanguinario di Cosa nostra, colui che non si è opposto e anzi sposò la terribile strategia stragista del compaesano corleonese, u' curtu. Del resto, il conto che gli è stato addebitato dalla giustizia è tra i più salati: venti ergastoli, 33 anni e 6 mesi di isolamento diurno, 49 anni e un mese di reclusione e 13mila euro di multa. Tra i delitti per i quali “Binnu u' Tratturi” era stato condannato ci sono la strage di Capaci, la strage di via d'Amelio, le stragi di Firenze, Milano e Roma del 1993 e altri delitti eccellenti come quello del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, di Rocco Chinnici, Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Cesare Terranova. Nel 2009 Provenzano era stato condannato all'ergastolo anche per la strage di viale Lazio, datata 1969 e uno dei più cruenti regolamenti di conti della storia di Cosa nostra.
E proprio nel rammentare questo suo essere sia stratega politico che autore e mandante di stragi e omicidi ci sovviene alla mente un'altra figura sanguinaria, diversa per contesto e tempo storico: quella di Heinrich Himmler, comandante della Gestapo del Terzo Reich (nominato dallo stesso Hitler, di cui era braccio destro, ministro dell'interno nel 1943) nonché uno dei maggiori responsabili dell'instaurazione del nazionalsocialismo.

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