Martedì, Agosto 22, 2017
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

DI MATTEO: "MAFIA FATTORE DI CONDIZIONAMENTO DELLA DEMOCRAZIA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA ONLINE

di Francesca Mondin - Video all'interno!
Il magistrato palermitano: “Impegno politico di un pm non mi scandalizza ma scelta definitiva”

“La lotta alla mafia dovrebbe essere quello che finora non è stato: il primo obiettivo di ogni governo di qualsiasi colore e orientamento politico" ha detto ieri alla Camera il magistrato Nino Di Matteo, che vanta oltre vent’anni di indagini sulla mafia e corruzione, intervenuto al convegno del Movimento 5 stelle "Questioni e visioni di giustizia - Prospettive di Riforma".
Infatti, “la questione mafiosa - ha spiegato il pm - costituisce oggi un gravissimo fattore di condizionamento della democrazia, una intollerabile violazione dei diritti costituzionali”.

Il magistrato palermitano non ha fatto sconti alla politica ed ha puntato il dito sull’assurdità di aver avuto al potere figure poi risultate contigue alla mafia: “Per troppo tempo, fingendo di rispettare la presunzione di innocenza, la politica ha sovrapposto due tipi di responsabilità che sono ontologicamente diversi: la responsabilità penale e quella politica. E' - ha continuato Di Matteo - grazie a questo meccanismo perverso che si è creata la santificazione di Andreotti, per cui Cuffaro e Dell'Utri sono stati rieletti ed è per questo che l'onorevole Berlusconi è ancora in grado di ricoprire un ruolo importante nel contesto politico nazionale. Da cittadino, ancora prima che da magistrato, questo mi sembra paradossale".
Una situazione assurda che si riflette tutt’ora nel contesto politico italiano: “Un Parlamento che mentre dibatteva sulla decadenza di un membro condannato, si poneva negli stessi giorni il problema di fare norme per non far candidare magistrati" è lo specchio di "un mondo al contrario” ha dichiarato il pm antimafia. Per questo motivo “è invece necessario richiamare i meccanismi di responsabilità politica” ha detto Di Matteo complimentandosi per “l’approvazione del codice del M5s" che richiamandosi all'articolo 54 della Costituzione, richiede di "adempiere funzioni pubbliche con disciplina ed onore".
Sulla possibilità che un magistrato si candidi in politica il pm palermitano ha detto: “L'eventuale impegno politico di un pm non mi scandalizza ma penso che un'eventuale scelta di questo tipo debba essere fatta in maniera definitiva e irreversibile, ovvero è incompatibile con la pretesa poi di tornare a fare il giudice". E sulla sua disponibilità di scendere in campo, rispondendo a Marco Travaglio, Di Matteo ha detto: “Io non rispondo alla domanda che riguarda l'eventuale mio impegno politico, ma dico che non sono d'accordo con Davigo e Cantone e con chi pensa che l'esperienza di un magistrato non possa essere utile alla politica”.
Il 23 maggio scorso ci sono state le commemorazioni per il venticinquesimo dalla strage di Capaci, in riferimento ad alcune manifestazioni avvenute a Palermo il pm ha detto: "Nei giorni dell'anniversario della strage di Capaci abbiamo assistito al trionfo dell'ipocrisia, alla sterile retorica di chi fingeva di commemorare i morti dopo averli mortificati da vivi. Mi sono volutamente astenuto dal partecipare al coro di dichiarazioni, di passerelle televisive".
"Oggi per non tradire e calpestare la memoria di Falcone - ha quindi concluso il pm - abbiamo una sola strada che costerà sangue a chi avrà il coraggio di tracciarla: dobbiamo pretendere noi cittadini verità e giustizia. Solo così la memoria di Falcone continuerà a vivere oggi".

 

 

 

"QUEL TERRIBILE '92" 25 VOCI PER RACCONTARE L'ANNO CHE CAMBIO' LA STORIA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Pubblicato il 16 mag 2017

Di tutti gli anni della nostra storia recente, uno di quelli che resterà per sempre impresso nella mente degli italiani è sicuramente il 1992.Un anno a metà tra la speranza di un cambiamento possibile e il tragico dolore. Tutto ha inizio il 17 febbraio 1992, quando scoppia il caso Tangentopoli con l'arresto dell'ingegnere Mario Chiesa. Quella “mazzetta” da 7 milioni, ricevuta dall'imprenditore Luca Magni, dà il via all'inchiesta Mani Pulite. Basta scorrere ancora il calendario fino al 23 maggio per precipitare dallo scandalo alla guerra fra il potere criminale e lo Stato quando, alle 17.56, i killer di Cosa nostra innescano con un radiocomando a distanza mille chilogrammi di esplosivo, nascosti in un tombino dell'autostrada Palermo-Trapani, all'altezza dell'uscita per Capaci. Muoiono così Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Appena 57 giorni dopo, alle 16.58, Palermo, e con essa l'Italia intera, sobbalza allo scoppio di una nuova bomba, stavolta in via D'Amelio. Una nuova strage in cui a perdere la vita sono Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. È il secondo colpo al cuore dello Stato da parte di Cosa nostra. Grazie ai ricordi di 25 voci il libro attraversa quella stagione di rivoluzione e cambiamenti fino a giungere ai giorni nostri. Un modo per fare memoria, 25 anni dopo.Le voci
Manuel Agnelli, Maurizio Bologna, Salvatore Borsellino, Ninni Bruschetta, Loredana Cannata, Fabio Caressa, Giancarla Codrignani, Lella Costa, Giobbe Covatta, Jacopo Fo, Annalisa Insardà, Canio Loguercio, Fiorella Mannoia, Neri Marcorè, Bruno Morchio, Alberta Nunziante, Michela Ponzani, Carmela Ricci, David Riondino, Andrea Satta, Vauro Senesi, Daniele Silvestri, Sergio Staino, Flavio Tranquillo, Dario Vergassola e Stefano Vigilante
Aaron Pettinari (1984), giornalista pubblicista, è capo redattore di «Antimafia Duemila». Dal 2014 inviato a Palermo. Ha collaborato con «I Siciliani Giovani», «L'Ora Quotidiano», «Il Resto del Carlino», «La Gazzetta dello Sport» e il quotidiano on line www.laprovinciadifermo.com.

 

 

LA STRAGE DI CAPACI . . .

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

DALLA RETE: "LOTTE ALLE MAFIE. OSSERVATORIO SU CRIMINALITA' E MALAPOLITICA"

 

 

 

LA MEMORIA E L'IMPEGNO A 25 ANNI DALLE STRAGI - CAPACI 22 MAGGIO

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L'Istituto di Istruzione superiore “U.Mursia” di Carini, in collaborazione con il Movimento delle Agende Rosse e Antimafia Duemila organizzano l'incontro dibattito “La memoria e l'impegno, a 25 anni dalle stragi”, per ricordare i due eccidi di Capaci e di via d'Amelio in cui, un quarto di secolo fa, rimasero uccisi prima il giudice Giovanni Falcone, con la moglie Francesca Morvillo, e poi il giudice Paolo Borsellino, insieme agli agenti delle loro scorte.

Interverranno all'incontro il sindaco di Capaci, Sebastiano Napoli, Brizio Montinaro, fratello di Antonio, rimasto ucciso nella strage di Capaci, i coniugi Domino, genitori del piccolo Claudio, vittima innocente di mafia a soli 11 anni, Roberta Gatani, coordinatrice del Movimento delle Agende Rosse e nipote di Paolo Borsellino, Massimo Sole, fratello di Giammatteo, ennesima vittima innocente di mafia.  
Francesca Mondin, redattrice di Antimafia Duemila, modererà l'incontro, che avverrà il 22 maggio, alle ore 11.30 a Palazzo Pilo, in piazza Matrice, a Capaci (Palermo).
A far da cornice all’evento, sarà allestita una mostra con i lavori dei ragazzi del Liceo Artistico di Cantù Lomazzo e con le tavole dei disegni del fumetto "1,10,100 agende rosse… quale democrazia?" a cura del gruppo Peppino Impastato di Milano del Movimento delle Agende Rosse.

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25° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI

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25° Anniversario della strage di Capaci: ''Seguite i soldi, troverete la mafia''

Diretta streaming!
Palermo
, sabato 20 maggio,
ore 17, presso l'Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza (via Maqueda, 172) in occasione del 25° anniversario della strage di Capaci avrà luogo la conferenza “Seguite i soldi, troverete la mafia”. Dalle parole di Falcone ad oggi. Cosa è cambiato 25 anni dopo Capaci. L'evento è organizzato dall'Associazione culturale Falcone e Borsellino in collaborazione con la Rete Universitaria Mediterranea e ContrariaMente.

Interverranno in qualità di relatori Roberto Scarpinato, procuratore generale di Palermo; Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto di Messina; Gianni Dragoni, giornalista del Sole24Ore, e il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni. Alla conferenza, moderata da Aaron Pettinari,  caporedattore di ANTIMAFIADuemila, daranno i loro saluti Brizio Montinaro, fratello di Antonio Montinaro, e Valentina Muratore, portavoce di ContrariaMente.

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IL TESTIMONE ANGELO NICETA: "ECCO CHI COMANDA VERAMENTE A PALERMO E IN ITALIA"

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IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

di Giorgio Bongiovanni - Intervista
“Cosa nostra siamo noi, ma la mafia, quella, è un’altra cosa”. Così in un’intervista che gli feci ormai 15 anni fa Salvatore Cancemi, ex boss della cupola e collaboratore di giustizia, cercava di farmi capire che esisteva una differenza sostanziale tra la mafia militare, con le sue regole ferree e i suoi crimini efferati, e la mafia cosiddetta “invisibile”, la “zona grigia” composta da professionisti, banchieri e bancari, funzionari infedeli e persino magistrati, con le sue regole di collusione e compiacenza e i suoi crimini in denaro. In una parola: gli “intoccabili”. Almeno fino ad ora.
Per quanto a bocca amara, nessuno ormai può negare il contributo fondamentale che i collaboratori di giustizia hanno dato alla lotta alla mafia. Da Buscetta in poi, se non fosse stato per loro, brancoleremmo ancora nel buio. Gli inquirenti da sempre auspicano, o forse meglio dire, sognano, che un “pentito di Stato” possa finalmente fare la propria parte, basti pensare quali scenari si sono potuti aprire già con le timide ammissioni dei vari Martelli, Ferraro ecc... costretti dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino.
Ma cosa accadrebbe se oggi potessimo avere un collaboratore o un testimone di giustizia disposto a raccontare i retroscena della “borghesia mafiosa”?

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PIO LA TORRE, UN POLITICO DALLA "SCHIENA DRITTA" CONTRO MAFIA E POTERE

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 IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

Cosa resta della sua memoria trentacinque anni dopo il delitto
di Aaron Pettinari
Trentacinque anni. Tanto è passato da quando il 30 aprile 1982 è stato ucciso mentre stava raggiungendo la sede del suo partito.
Da non molto erano passate le nove del mattino. Assieme a lui, a bordo della Fiat 132, c’era anche Rosario Di Salvo. Le cronache raccontano che ad un certo punto la macchina è stata affiancata da una moto e che alcuni uomini dal volto coperto dal casco hanno sparato una lunga raffica di colpi. A completare l’opera ci pensarono altri uomini, scesi da un’auto. Pio La Torre morì all'istante mentre Di Salvo ebbe il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni colpi, prima di soccombere.
Grazie alle rivelazioni di pentiti come Tommaso Buscetta, Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo e Pino Marchese quel delitto è stato classificato come omicidio di mafia e così sono stati condannati i boss Giuseppe Lucchese, Nino Madonia, Salvatore Cucuzza e Pino Greco.
Sempre grazie ai pentiti, a cui si è successivamente aggiunto anche Cucuzza, è stato ricostruito il quadro dei mandanti identificati nei boss Totò Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Antonino Geraci.
Il quadro delle sentenze ha permesso di individuare nell’impegno antimafia di Pio La Torre la causa determinante della condanna a morte inflitta dalla mafia del politico siciliano. E’ stato lui, infatti, a scrivere la legge-svolta sul 416 bis, che ha introdotto il reato di associazione mafiosa punibile con una pena da tre a sei anni per i membri, pena che saliva da quattro a dieci nel caso di gruppo armato. Viene stabilita la decadenza per gli arrestati della possibilità di ricoprire incarichi civili e soprattutto, cosa ancor più temuta, l’obbligatoria confisca dei beni direttamente riconducibili alle attività criminali perpetrate dagli arrestati. Una legge che verrà approvata soltanto dopo la sua morte.
Non solo. Da componente della Commissione Parlamentare Antimafia, nel 1976, fu tra i redattori della relazione di minoranza in cui, accanto alla ricostruzione storica del fenomeno, si poneva l’accento sull’analisi dei traffici internazionali di droga, sulle ramificazioni orizzontali e verticali, nel Palazzo, di Cosa Nostra, sulla capacità di penetrazione nell’economia e nelle banche.
La Torre in quel documento scriveva anche i nomi di importanti uomini politici, in particolare della Democrazia Cristiana in rapporti con la mafia corleonese in un tempo in cui quegli stessi nomi non comparivano in alcuna relazione delle forze dell’ordine o nelle sentenze della magistratura.
Nomi come quello di Vito Ciancimino, assessore ai lavori pubblici del comune di Palermo dal 1959 al 1964 e poi sindaco del capoluogo siciliano fino al 1975, di Salvo Lima e dell’imprenditore Francesco Vassallo.
Nero su bianco si parlava anche della vicenda che aveva portato all’uccisione del sindaco di Camporeale Pasquale Almerico, reo di essersi opposto alla penetrazione della cosca di Vanni Sacco nel partito. La Torre scriveva che, l’allora segretario provinciale della DC, il fanfaniano Giovanni Gioia “non batté ciglio e proseguì imperterrito nell’opera di assorbimento delle cosche mafiose nella DC”. E poi ancora indicazioni sul ruolo dell’imprenditore Cassina, per decenni unico collettore degli appalti pubblici a Palermo e subappaltatore a ditte dichiaratamente mafiose, e di Pino Mandalari, gran maestro massone

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VEGANOK ANIMAL PRESS INFO

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COMUNICATO


ITALIAN HORSE PROTECTION CHIEDE IL SEQUESTRO DEI CAVALLI DELLA 'NDRANGHETA

Le Forze dell'Ordine bloccano corse clandestine di cavalli dopati a Reggio Calabria, l'associazione IHP Italian Horse Protection chiede il sequestro degli animali e si costituirà parte civile al processo.

Reggio Calabria: maxi operazione contro la ‘Ndrangheta. Tra i reati anche corse
clandestine di cavalli, scommesse e uso di sostanze proibite
Ieri mattina i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria e gli agenti della
Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria hanno eseguito 15 arresti per conto della
Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

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RISCHIO ATTENTATO DI MATTEO. LO SPECIALE DI RADIO IN

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Il direttore Bongiovanni ospite de L’altroparlante
di Francesca Mondin
Nino Di Matteo, magistrato condannato a morte dal capo dei capi Totò Riina; il rischio attentato nei suoi confronti confermato da alcuni pentiti; il trasferimento alla Direzione Nazionale Antimafia posticipato a novembre. Sono questi i temi che verranno affrontati questa sera alle ore 20.30 nella puntata speciale de L’altroparlante di Radio In, condotto da Mauro Faso e Dario Costantino. A discutere dell’attuale situazione di pericolo che corre il magistrato Di Matteo, pubblica accusa assieme a Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi al processo trattativa Stato-mafia, sarà Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, che segue passo passo l’intero processo e che ha curato un dossier d’approfondimento sul rischio attentato nei confronti del pm palermitano.Ascolta la diretta audio-streaming alle ore 20.30: Radio In

 

   

CIAMPI E QUELL'ESTATE DEL '93: TRA BOMBE E POSSIBILI PRESSIONI

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA

di Aaron Pettinari
In agosto la Dia era alla ricerca di un vecchio dossier dell'Alto Commissarato, datato 1989, in cui emergevano contatti tra il Governatore di Bankitalia e un uomo all'epoca ritenuto in odor di mafia

C'è un nuovo spunto investigativo su cui il pool che indaga sulla trattativa Stato-mafia sta concentrando le proprie attenzioni. Nel pieno della stagione delle bombe, pochi giorni dopo la notte del 28 luglio, quella degli attentati contemporanei al Padiglione di arte contemporanea di Milano e alle basiliche di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio al Velabro, a Roma, uomini della Dia si recarono all'Alto Commissariato a recuperare alcuni documenti. Ad attestarlo un appunto dell'organo investigativo, datato 5 agosto 1993, firmato dal tenente colonnello Filippo Calcaterra, in cui si riporta la notizia che che il giorno prima “Il capitano Sorgente, appartenente al secondo reparto (indagini giudiziarie) su specifico incarico del Direttore della Dia (Gianni De Gennaro, ndr) delegato dal colonnello Tomaselli, ha estratto copia di documenti (…) contenenti intercettazioni telefoniche preventive eseguite su richiesta dell’Alto commissariato antimafia, nel periodo di giugno 1989, concernenti conversazioni del noto presunto mafioso Rosario Spadaro attivo nell’isola di Saint Maarten e riguardanti presunti incontri e colloqui da questi avuto con l’allora Governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, in visita nell’isola”.

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CASO MORO: E ADESSO RIMETTIAMO IN CARCERE GLI ASSASSINI A PIEDE LIBERO

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di Giorgio Bongiovanni
Sconvolgenti verità sono quelle emerse a quasi quarant'anni di distanza dal lavoro della “Commissione Fioroni”, commissione parlamentare d'inchiesta sull'eccidio di via Fani, sul rapimento e la morte di Aldo Moro. Obiettivo dichiarato, appunto, “accertare eventuali nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite dalle precedenti commissioni (...) e eventuali responsabilità riconducibili ad apparati”. Dopo diciotto mesi di lavoro, cinquanta sedute per 82 ore complessive e quarantadue audizioni si può dire che l'operato ha portato frutti importanti. L’Onorevole Gero Grassi, Vicepresidente del gruppo PD alla Camera dei Deputati, membro della suddetta Commissione e dimostra nel merito come i brigatisti non hanno agito da soli nel compiere il delitto.

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DI MATTEO ALLA DNA? FORSE SI, ANZI NO, NON ANCORA

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Dopo la nomina alla Procura nazionale antimafia Lo Voi chiede che il pm resti a Palermo per sei mesi
di Lorenzo Baldo

Partiamo dalla fine. Il Procuratore di Palermo Francesco Lo Voi ha chiesto al Ministero della Giustizia il “post possesso” del nuovo incarico del pm Nino Di Matteo alla Dna. Dalle prime notizie sarebbe quindi posticipato di sei mesi l’insediamento alla Procura nazionale antimafia per consentire a Di Matteo di portare avanti il processo sulla Trattativa Stato-mafia e le relative indagini tutt’ora aperte di cui si sta occupando il magistrato palermitano. Solamente un giorno fa le agenzie avevano rilanciato uno stralcio del testo della mail che lo stesso Lo Voi aveva inviato a tutti i magistrati della Procura. L’oggetto in questione? “Solidarietà”.

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PIANETA OGGI REPORTER

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TEMA: ANTIMAFIA, DA SAN DONA' DI PIAVE, PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI LORENZO BALDO "SUICIDATE ATTILIO MANCA".

INTERVISTE A LORENZO BALDO VICEDIRETTORE DELLA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA E AUTORE DEL LIBRO, A SEGUIRE,

GIORGIO BONGIOVANNI DIRETTORE DI ANTIMAFIA DUEMILA, GIANLUCA MANCA FRATELLO DI ATTILIO

E LA NOTA ATTRICE ANNALISA INSARDA'.

PROGRAMMA IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV INTERREGIONALE TERRESTRE CENTRO-NORDEST ITALIA.

   

DI MATTEO: "HO CHIESTO APPLICAZIONE AL PROCESSO TRATTATIVA. LA DNA NON E' UNA FUGA"

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“In passato sulla mia nomina veti istituzionali"


di Aaron Pettinari - Audio
“La mia scelta di presentare domanda come sostituto alla Pna non è una resa, ma la ferma volontà di continuare a dare un contributo alla lotta alla mafia”. E’ così che il pm di Palermo Antonino Di Matteo, poco prima che avesse inizio l’udienza del processo trattativa Stato-mafia, ha commentato la decisione del Csm di dare l’ok alla sua nomina. Il magistrato ha subito chiarito che la sua “non è una fuga dal processo” tanto che ha già chiesto l’applicazione al Procuratore capo, Francesco Lo Voi ed al Procuratore nazionale, Franco Roberti: “Subito dopo la proposta della Commissione (avvenuta lo scorso febbraio, ndr) ho preannunciato al Procuratore Capo di Palermo ed al Procuratore Nazionale la mia volontà di essere applicato al processo trattativa Stato-mafia e a qualche indagine collegata alla stessa. Questo lo reputo come un dovere in quanto io, assieme al dottor Ingroia, ho iniziato queste indagini. Con i colleghi Teresi, Del Bene e Tartaglia in questi anni abbiamo attraversato un percorso difficile, irto di ostacoli, anche strumentalmente posti lungo il nostro cammino. E reputo serio e doveroso tentare di concludere il mio sforzo. Questa dunque non è una fuga ma una scelta per poter continuare a lavorare in maniera continua”.

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IN PRIMO PIANO, SCARPINATO: DIETRO PIANI ATTENTATI A TOGHE NON SOLO MAFIA

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Il procuratore generale in Commissione antimafia parla di rapporti mafia-massoneria
di Miriam Cuccu
"Sono stato informato di progetti di attentati, nel tempo, nei confronti di magistrati di Palermo orditi da Matteo Messina Denaro per interessi che, da vari elementi, sembrano non essere circoscritti alla mafia ma riconducibili a entità di carattere superiore". A dichiararlo è stato il Procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, in audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia, sui rapporti mafia-massoneria. “Il contributo che io credo posso dare a questa Commissione - ha detto il magistrato - è quello di una rilettura organica, alla luce delle più recenti conoscenze, di una serie di risultanze processuali acquisite nel corso degli anni in vari processi di cui sono a conoscenza essendomi occupato da tempo di questi temi per i delitti politici mafiosi e per la revisione del processo della strage di via d'Amelio. Per capire quello che sta accadendo oggi - ha proseguito - credo bisogna conoscere quello che è accaduto in passato”. Il resto dell'audizione è stato completamente secretato in quanto Scarpinato ha affermato di dover fare riferimento “a fatti delicati ed esporre ipotesi ricostruttive che hanno un margine di soggettività".
Scarpinato ha poi avanzato alcuni suggerimenti legislativi, nello specifico facendo richiesta di innalzare le pene per i reati previsti dalla legge Anselmi e sostenendo l'importanza di potenziare la stessa legge. Il procuratore generale ha quindi parlato dell’attendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustiziaTuzzolino e Galatolo.
Stando alle parole di Giulia Sarti, capogruppo dei Cinque Stelle in Commissione parlamentare Antimafia,

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PRESENTAZIONE DEL LIBRO "SUICIDATE ATTILIO MANCA" A RST RADIO SAIUZ TV ONLINE TREVISO

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1 MARZO ORE 22.00 SU RST

www.radiosaiuz.it

intervista, in diretta, all'autore del libro "Suicidate Attilio Manca" Lorenzo Baldo

In collaborazione con Pianeta Oggi Tv online allnews.

 

 

   

OGGI A SANDONA' DI PIAVE PRESENTAZIONE DEL LIBRO"SUICIDATE ATTILIO MANCA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Domenica 26 Febbraio alle ore 17.00 al Centro culturale "Leonardo Da Vinci" in piazza Indipendenza 12 a San Donà di Piave (VE), si terrà la presentazione del libro di Lorenzo Baldo "Suicidate Attilio Manca". Interverranno, insieme all'autore:

Gianluca Manca

Elisabetta Bustreo

Annalisa Insardà


Angela Manca
(in collegamento telefonico). Evento organizzato dall'Associazione Nazionale Amici di Attilio Manca A.N.A.A.M con il patrocinio della Città di San Donà di Piave.È il 12 febbraio 2004. A Viterbo, in un appartamento di via Monteverdi viene ritrovato il cadavere di Attilio Manca. Il corpo del giovane urologo di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), che operava all’ospedale di Viterbo, è riverso trasversalmente sul piumone del letto, seminudo. A causarne la morte, come accertato dall’autopsia, l’effetto combinato di tre sostanze: alcolici, eroina e Diazepam. Sul suo braccio sinistro i segni di due iniezioni. Per la Procura di Viterbo non c’è dubbio, si è trattato di un suicidio. Ma Attilio Manca è un mancino puro. Non ha alcun motivo per suicidarsi. E, soprattutto, dietro a questa misteriosa vicenda si intravede l’ombra di Cosa nostra. Il giovane urologo, specializzato nella tecnica laparoscopica, potrebbe aver assistito all’intervento alla prostata al quale nel 2003 era stato sottoposto Bernardo Provenzano in una clinica di Marsiglia, o quanto meno potrebbe averlo visitato prima o dopo l’intervento. Sullo sfondo gli apparati deviati di uno Stato che non ha alcun interesse a fare luce su questa strana morte.

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CARO TOTO' RIINA, NON METTERTI ANCHE TU A FARE IL PAGLIACCIO

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ALLNEWS ANTIMAFIA DUEMILA

 

di Saverio Lodato
Stai buono "don" Totò, non ti allargare, fatti l’ergastolo da soldatino disciplinato, quale sei sempre Stato, non metterti in testa di sottoporti a un interrogatorio in Corte d’assise; ne hanno solo da perdere i tuoi figlioli che stanno fuori e che, tra interviste alle televisioni svizzere, come Lucia, e comparsate da Bruno Vespa a "Porta a Porta" per promuovere l’opera prima, come Salvo, tentano di sbarcare il lunario; cercando di entrare in possesso di tutti i soldi che non ti hanno trovato, sperando così di affrancarsi una volta per tutte da questo cognome maledetto che li azzoppa. Insomma: non metterti anche tu in testa di fare il pagliaccio.
Ma come ti era saltato in mente, caro "don" Totò, di annunciare urbi et orbi, che eri pronto a sottoporti al fuoco di fila delle domande del presidente Alfredo Montalto, dei pubblici ministeri, Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia, quando sai benissimo che non puoi dire le cose che sai?

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ESCOBAR JR: MIO PADRE SI ISPIRO' A RIINA E COSA NOSTRA

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA

di Jean Georges Almendras e Matías Guffanti
Scagliandosi letteralmente contro la continuità che vuole che ogni figlio debba doverosamente seguire i passi del padre, come modello della propria vita, il figlio del più grande - e mediatico - narcotrafficante degli ultimi tempi - principalmente del Sud-America, negli anni '80 e '90 - Juan Pablo Escobar (o Sebastián Marroquín) ha presentato il suo recente libro "Pablo Escobar: In Fraganti. Lo que mi padre nuca me contó" nella città di Buenos Aires. Una pubblicazione che dà il via libera alle riconciliazioni di pace, ma allo stesso tempo - per il suo contenuto e le sue rivelazioni - apre le porte alle restrizioni, come quella di non poter mettere più piede negli Stati Uniti. Il motivo? Nel libro racconta che suo padre lavorava per la Cia vendendo cocaina per finanziare la lotta contro il comunismo in America Centrale.
A 39 anni (ne compirà 40 il prossimo 24 febbraio), Escobar jr, primogenito del capo narco, risiede in Argentina vicino alla sua famiglia. Architetto di professione e designer industriale, decide di ribaltare la situazione rispetto allo stigma di essere un Escobar, e dopo aver cambiato la propria identità (come hanno fatto sua sorella e sua madre), si appresta a stupire il mondo intero presentando nel dicembre del 2009 il documentario biografico "Pecados de mi padre", spezzando così la catena della spirale mafiosa nella quale è cresciuto fino al momento di uscire dalla Colombia, trasformandosi in un “Escobar antimafioso”, pur senza rinnegare l'affettività paterna, che valorizza e riconosce in ogni momento, nonostante la più che evidente discrepanza con il ruolo criminale del padre.
Cinque anni dopo esce il suo libro “Pablo Escobar, mi padre”, per arrivare al suo più recente lavoro “Pablo Escobar: In Fraganti. Lo que mi padre nuca me contó". Ed è proprio la presentazione di questo libro che ci porta a Buenos Aires, all'Auditorio BajaLibros, il pomeriggio del 16 Febbraio. In questa occasione Escobar jr ha dichiarato pubblicamente che suo padre si ispirava a Cosa Nostra per i metodi violenti che utilizzò in Colombia negli anni del terrore.

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ANTIMAFIA DUEMILA DOSSIER, ATTENTATO A DI MATTEO: CHI E PERCHE' VUOLE UCCIDERE IL PM DI PALERMO :

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

 

Attentato a Di Matteo: chi e perché vuole uccidere il pm di Palermo

Stillicidio: tra lettere minatorie, proiettili e pedinamenti arriva il nuovo “corvo”                                                                 Dalle minacce degli “amici romani” alla condanna di Totò Riina

Tribunale ad alta tensione: quale protezione dagli “strali” di Opera?

Scarpinato nel mirino e quel “peso” sulla coscienza di Galatolo

Dal tritolo calabrese alla lettera di “Diabolik”: le memorie del pentito dell'Acquasanta

Un cecchino al Tc2 e le parole dei collaboratori di giustizia

Attentato a Di Matteo: un colpo di Stato

 

 

di Giorgio Bongiovanni e Miriam Cuccu
Perché colpire il magistrato Nino Di Matteo? Le ripetute minacce e incursioni, i pedinamenti, le lettere anonime, fino ad arrivare agli “strali” di Totò Riina e alla rivelazione di un vero e proprio piano per ucciderlo hanno alzato fino ai massimi livelli l'allerta sulla sicurezza del pm più scortato d'Italia, tra i rappresentanti della pubblica accusa al processo trattativa Stato-mafia. Matteo Messina Denaro si giustifica, con i boss palermitani, dicendo che “Di Matteo si è spinto troppo oltre”. Parole che non sono però farina del suo sacco: qualcun altro avrebbe detto alla primula rossa di Castelvetrano di predisporre un piano di morte, con tanto di tritolo acquistato, per fermare Di Matteo costi quel che costi. Siamo a fine dicembre 2012 ma per comprendere l'escalation di pressioni ed episodi intimidatori è necessario risalire ad alcuni anni prima, per poi ripercorrere passo passo le mosse di una misteriosa “regia”, facente capo non a una singola organizzazione criminale ma a un complesso di poteri forti, che mira a bloccare l'operato di Di Matteo e non solo. Altri magistrati, giudicati “scomodi” o “pericolosi” per le carte scottanti da loro maneggiate, diventano bersagli di incursioni, scritte minacciose e strane “consegne” di ordigni esplosivi. Sono anni di fuoco tra Palermo e Reggio Calabria, che vale la pena ricordare per comprendere in quale contesto matura la volontà di eliminare un magistrato, Di Matteo, con il chiaro proposito di colpirne uno per educarne cento.

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