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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

AGGIORNAMENTI SULL'OMICIDIO DEL COLLABORATORE DI ANTIMAFIA DUEMILA NOSTRO AMICO PABLO MEDINA E ANTONIA ALMADA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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Arrestato autista di Vilmar “Neneco” Acosta
di AMDuemila - 10 dicembre 2014
Arnaldo Javier Cabrera (in foto), un sicario dell’ex sindaco di Ypejhù, Vilmar Acosta, è stato catturato l’8 dicembre nel suo nascondigilio tra i monti che circondano Canindeyú, esattamente a circa 15 km dalla tenuta “Dos Naciones” di proprietà della famiglia Acosta Marques. All’operazione che ha portato all’arresto ha partecipato anche il Gruppo Speciale di Operazioni (GEO).
Da oltre un mese viveva nei monti, senza contatti con il suo capo, lo avrebbe abbandonato e si troverebbe insieme alla famiglia in Brasile.
Ha confessato di essere uno degli autori materiali dell’omicidio del giornalista dell’ABC Color, Pablo Medina, e della sua assistente Antonia Almada. Ha confermato inoltre che Acosta decise di ucciderlo durante la festa del suo compleanno, lo scorso 13 luglio, “perché Medina lo stava danneggiando politicamente, e Neneco stava già pensando alla ricandidatura. Disse che avrebbe portato suo fratello Wilson dal Brasile per l’attentato” e ha aggiunto “Diceva sempre che era stanco della persecuzione di Pablo Medina, e lui e la sua famiglia nutrivano un odio viscerale nei suoi confronti, principalmente quando Vilmar e suo padre, Vidal Acosta, finirono nel carcere di Coronel Oviedo nel febbraio del 2011, dopo che nella tenuta di famiglia “Dos Naciones”, furono ritrovati resti umani, di probabili vittime del clan”.
Cabrera ha raccontato ai giudici Lorenzo Lezcano e Sandra Quiñónez di aver conosciuto Vilmar due anni fa. Successivamente, nel 2013, era stato nominato autista del Municipio di Ypejhù e Acosta gli avrebbe concesso una casa dove abitava con sua moglie e tre figli. “Neneco era molto temuto nella zona, nessuno poteva dirgli di no, altrimenti ci minacciava di portarci a Cerro Guy”, dove si trova appunto la tenuta, Dos Naciones.
Ha aggiunto che Acosta manteneva costanti riunioni con politici paraguaiani, come la deputata Maria Cristina Villalba e il governatore di Canindeyú, Alfonso Noria Duarte.
Secondo quanto ha dichiarato, sarebbe stato lui a sparare con una pistola calibro 9mm, insieme a Wilson Acosta, che avrebbe utilizzato un fucile calibro 12.
Il terzo sospettato di aver premuto il grilletto, Flavio Acosta, secondo quanto ha dichiarato l’autista, si sarebbe limitato a inseguire Medina da casa sua al dipartimento dove si era recato per un servizio giornalistico poco prima dell’agguato.
La famiglia dell’arrestato è stata prelevata e portata in una località protetta.

Una nuova persona coinvolta
L’autista ha affermato inoltre che dopo il duplice omicidio, lui e Wilson furono prelevati dalla scena del crimine da Lorenzo Acosta, di 35 anni, un altro fratello di Vilmar e Wilson che al momento non era neppure sospettato, ma che di fronte alle nuove accuse, i pm a carico del caso, Sandra Quiñónez, Lorenzo Lezcano e Cristian Roig, potrebbero imputare oggi stesso.

L’omicidio Medina rivoluziona la vita politica in Paraguay

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GIULIO CAVALLI: CARO RENZI, FACCIAMO FINTA CHE ...

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

 


di Giuseppe Pipitone - 11 dicembre 2014

Video-appello del regista teatrale al premier per chiedere il bomb jammer per Nino Di Matteo. Stamane, l’autore di numerosi testi di teatro civile, al Senato per il lancio di un libro, presenta la sua raccolta di firme: l’obiettivo è chiedere se lo Stato sta facendo tutto il possibile per proteggere il pm della trattativa

Stamattina a Palazzo Madama, Giulio Cavalli chiederà a Matteo Renzi se lo Stato sta facendo tutto il possibile per proteggere il pm Nino Di Matteo. Una petizione lanciata dal regista teatrale sul suo blog, che ha già raccolto oltre quattromila firme, e che Cavalli rilancerà oggi al Senato, dove parteciperà alla presentazione del libro La Catturandi – la verità oltre la fiction, di Imd, il poliziotto che da anni è autore di saggi firmati soltanto con le iniziali. Di seguito il testo della petizione, che si può firmare qui

Caro Renzi,
facciamo finta che il tritolo acquistato e nascosto nei bidoni su ordine di Matteo Messina Denaro (così come la racconta un pentito) sia esploso. Facciamo che sia esploso questa mattina mentre Nino Di Matteo e la sua scorta stavano raggiungendo il tribunale di Palermo, dove si continua ad attendere la nomina del procuratore capo, con l’ostinata avversione da parte della Presidenza della Repubblica alla nomina di Lo Forte che sarebbe stato certamente eletto con il vecchio plenum del CSM ed oggi è fuori dai giochi.

Facciamo che esploda la bomba che ammazzi Di Matteo e la sua scorta, ovviamente sprovvista del dispositivo bomb jammer lungamente promesso dal ministro Alfano e mai arrivato. Cominciano le edizioni speciali dei telegiornali di mezzo mondo e sicuramente cominciano a parlare gli esperti, la morte viene proiettata in giro per tutto il mondo e al solito insieme alla retorica di Stato si accendono i riflettori su un “CSM che rischia di essere schiacciato e condizionato nelle sue scelte di autogoverno dalle pretese correntizie e politiche e dalle indicazioni sempre più strigenti del suo presidente” (sono le parole di Di Matteo e quindi risuoneranno a raffica).

Poi facciamo che il popolo abbia un’ondata di sdegno. L’ennesima. La solita.

Tratto da: loraquotidiano.it

 

 

 

IL SACRIFICIO DI UN GIUSTO - PABLO MEDINA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

 

IN PRIMO PIANO AGGIORNAMENTI SUL BARBARO OMICIDIO AI DANNI DI PABLO MEDINA COLLABORATORE DI ANTIMAFIA DUEMILA E NOSTRO AMICO CON ANTONIA ALMADA

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Caso Medina, giudizio politico contro tre ministri della Corte Suprema
di AMDuemila - 6 dicembre 2014
Durante una conferenza stampa, il presidente della Camera dei Deputati, Hugo Velázquez, insieme ad altri capigruppo della maggioranza, ha ufficializzato la convocazione di una sessione straordinaria per il prossimo 10 dicembre per avviare il giudizio politico contro alcuni magistrati, ministri della Corte Suprema di Giustizia: Sindulfo Blanco, César Garay Zuccolitto e Óscar Bajac. Tra gli accusati si trovava anche Victor Núñez, presidente della Corte, che si è dimesso martedì scorso.
Velázquez ha affermato di aver preso tale decisione perché è responsabilità della Camera di nei confronti della cittadinanza procedere ad una riforma corretta del Potere Giudiziario.
Uno degli accusati, Sindulfo Blanco, ha affermato che “finalmente

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VOLEVANO COLPIRE DI MATTEO A PALAZZO DI GIUSTIZIA

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Il pentito Galatolo svela uno dei progetti per uccidere il pm
di Aaron Pettinari - 3 dicembre 2014
Il tritolo c'era, il progetto di morte pure: far saltare in aria il pm Nino Di Matteo colpendolo in prossimità del Palazzo di Giustizia. Vito Galatolo, l'ex boss dell'Acquasanta, dopo aver rivelato che per l'attentato erano stati raccolti centocinquanta chili di esplosivo, nascosto in un bidone, il pentito ha fornito ulteriori indicazioni sulle fasi di preparazione dell'attentato. Il piano prevedeva l'utilizzo di un'auto imbottita di tritolo da far saltare al momento del passaggio del corteo di macchine che scortano il magistrato. Un attentato che sarebbe stato altamente spettacolare ma che avrebbe potuto coinvolgere troppe persone, con il rischio di suscitare l'indignazione della società civile. Un aspetto quest'ultimo che i boss di Cosa nostra vogliono evitare ad ogni costo.
Si parla anche di questi aspetti i primi di dicembre, quando i capimafia si riuniscono la prima volta per discutere del progetto, sospinti anche dall'arrivo della lettera di Matteo Messina Denaro in cui si ordina la strage parlando anche delle motivazioni per cui si deve uccidere il magistrato ('si è spinto troppo oltre'), e l'idea Tribunale viene scartata. Da quel momento in poi le interlocuzioni con il superlatitante di Castelvetrano si fanno sempre più fitte. Il tritolo viene acquistato dopo una raccolta fondi da 600mila euro. C'è il problema della preparazione dell'autobomba e in un'ulteriore comunicazione “Diabolik” fa sapere che “non c'è problema” perché era già pronto “un artificiere” che sarebbe giunto al momento opportuno. Del resto il capomafia trapanese aveva già comunicato ai palermitani dell'interesse “di entità esterne” per la morte del magistrato della trattativa Stato-mafia. Cosa nostra prosegue nella propria “mission” e da dicembre 2012 a marzo 2013 inizia a studiare i movimenti quotidiani di Di Matteo, il cui livello di scorta al tempo non era ancora a livello massimo.

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SI DIMETTE IL PRESIDENTE DELLA CORTE SUPREMA VICTOR NUNEZ

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La sorella dell'assassino di Pablo Medina, "Neneco" Acosta, consigliere al municipio di Ypejhù
di AMDuemila - 2 dicembre 2014
Il ministro della Corte Suprema di Giustizia, Víctor Núñez (in foto), si è dimesso. Una decisione presa prima che il Congresso approvasse un giudizio politico per toglierlo dall'incarico. A darne notizia è David Ortiz, dell'ufficio Comunicazione della Corte stessa. Il caos politico contro il Ministro è esploso in particolare dopo che questi aveva denigrato le inchieste giornalistiche di Pablo Medina. Lo scorso 18 novembre, durante la manifestazione in memoria del giornalista di Abc Color, il direttore della rivista ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni, dinnanzi alla televisione nazionale aveva chiesto a Víctor Núñez di dimettersi. “Signor ministro si dimetta - aveva detto con forza - Io credo più al mio amico Pablo che diceva che lei è amico dei narcos che non che Pablo scrivesse falsità. Lei offende la costituzione del suo paese”.

Nel Paraguay transitano 20mila kg di cocaina al mese

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IN PRIMO PIANO: ULTIME NOTIZIE SUL BRUTALE OMICIDIO DEL NOSTRO AMICO PABLO MEDINA COLLABORATORE DI ANTIMAFIA DUEMILA

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Megaoperazione congiunta di polizia e Segreteria Nazionale antidroga tra Ypejhù e Villa Ygatimí
di AMDuemila - 25 novembre 2014
La polizia e la Senad (Segreteria Nazionale antidroga) hanno avviato un’operazione congiunta per eliminare la grande quantità di marijuana nella zona dominata dal clan Acosta Marques, responsabile dell’omicidio del giornalista Pablo Medina e della sua assistente Antonia Almada.
L’operativo, supportato da elicotteri, è composto da cento uomini che perlustrano la zona anche alla ricerca del clan ancora latitante.
L’intervento è maturato in seguito alla denuncia della popolazione del luogo che afferma che oltre la metà degli abitanti del posto lavorano nella coltivazione e nel commercio di marijuana.

Con gli occhi “umidi” il presidente Cartes mette in guardia sulle conseguenze della “guerra” ai narcos
Il titolare della Senad, Luis Rojas, ha dichiarato ai microfoni di diversi mezzi di comunicazione che l’omicidio Medina ha infranto i codici della mafia scatenando reazioni nella stampa, nella cittadinanza e nella classe politica. Ha assicurato che il presidente della Repubblica Horacio Cartes (in foto) ha dato ordine di incentivare la repressione del narcotraffico mettendolo però in guardia dalle conseguenze che ne potrebbero derivare: “Mi ha detto con gli occhi ‘umidi’, durante una riunione privata – ha dichiarato Rojas – di aver parlato anche con la sua famiglia dei pericoli di questa offensiva e delle possibili conseguenze. Mi ha chiesto se lo avrei sostenuto fino alla fine e gli ho detto di sì”, ha assicurato.
Lo stesso Cartes era stato indagato dalla DEA degli Usa per possibili vincoli con il narcotraffico.
Rojas ha poi aggiunto che il malcontento dei narcos sta aumentando, poiché hanno finanziato diversi politici che adesso non rispondono al telefono dopo lo scandalo.

Una Commisione indagherà sul caso Medina

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ANTIMAFIA DUEMILA NEWS: ULTIME SULL'OMICIDIO DI PABLO MEDINA

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La figlia di Pablo Medina accusa il giornale ABC Color di lucrare sulla morte del padre
di AMDuemila - 21 novembre 2014
Dal palco in Plaza de la Democracia, in occasione della manifestazione indetta da AntimafiaDuemila per chiedere giustizia per Pablo Medina, la figlia del giornalista ucciso, Dhyrsen Medina ha chiesto al giornale ABC Color di non lucrare sulla morte del padre. Secondo la figlia l’azienda non avrebbe mai protteto suo padre durante i servizi giornalistici e avrebbe percepito uno stipendio “miserabile”. “La direzione di ABC Color sapeva bene dei rischi che correva mio padre, sapeva delle minacce, ma mai lo hanno protetto. A volte pagava di tasca sua la protezione per qualche copertura giornalistica. Lo hanno lasciato solo. E poi solo adesso ho saputo che non godeva di alcun tipo di assicurazione”.

Un mese dopo l’omicidio Medina
Le pallottole dei sicari del narcotraffico che un mese fa hanno falciato la vita del giornalista Pablo Medina e della sua giovane assistente Antonia Almada hanno tracciato una linea invisibile, ma che divide il Paraguay antecedente e posteriore al duplice omicidio.
Bisogna dire che Medina ha rappresentato molto di più che un giornalista donchisciottesco impegnato nelle denunce contro il narcotraffico nel dipartimento di Curuguaty dove risiedeva. L’assassino di due dei suoi fratelli non lo ha mai fermato, anzi, ha continuato a ‘perforare’ la struttura pubblica e segreta del crimine organizzato rendendo noti gli intrecci politici che coprono attività illecite.


Le verità emerse dai suoi lavori giornalistici hanno portato alla luce anche responsabilità politiche nel contrabbando di legname frutto della deforestazione selvaggia della zona, che procura enormi guadagni per le loro tasche e gravi danni all’ecosistema nazionale.
Senza quella sicurezza personale che tanto le autorità come il giornale per cui lavorava erano in obbligo di assicurargli, Medina ha lasciato una sorta di testamento accusatorio nel suo computer personale, e si apprestava a realizzare un lavoro che inevitabilmente ha segnato la sua sentenza di morte: un documentario sull’enorme portata del narcotraffico e della narcopolitica a Curuguaty.
Le grandi mafie che gestiscono il massivo traffico di droga verso il vicino Brasile, e anche in ambienti politici, mai avrebbero immaginato l’impatto che avrebbe provocato in tutta la società l’omicidio di Medina e Almada, mentre ritornavano da un servizio giornalistico sui danni che la fumigazione tossica dei latifondi confinanti reca alla popolazione contadina e le loro colture. Tanto meno lo hanno immaginato il mandante e i suoi sicari.
Mentre prima era  un segreto ad alta voce, accessibile soltanto ad una parte della società paraguaiana, i nomi e cognomi di chi si arricchiva con attività illegali, adesso sono pubblicati dai mezzi stampa, gridati nelle manifestazioni in strada.
L’organigramma politico, i tre poteri dello Stato sono stati toccati da una valanga di denunce che hanno generato scandali che non sembrano attenuarsi. Il Parlamento è oggetto di continue segnalazioni di funzionari e legislatori, coinvolti in qualche modo non solo in fatti attinenti all’omicidio di Medina e Almada, ma anche vicini alle attività illegali esistenti in un paese considerato il secondo produttore di marijuana in America Latina.
Il Partito Colorado è quello che più funzionari e legislatori “questionabili”accusati ha nelle sue file. Ma anche il potere giudiziario ha un considerevole numero di giudici e pubblici ministeri corruttibili.

Clan Acosta avrebbe violato “codici” della mafia
La decisione del clan Acosta di uccidere un giornalista avrebbe infranto il “codice” della mafia, causando perdite millionarie all’“affare” del narcotraffico, a seguito dell’aumento di controlli della Senad (Segreteria nazionale antidroga).
Il ministro della Senad, Luis Rojas, ha dichiarato che “la morte di Medina ha danneggiato i produttori della regione. Uccidere un giornalista o un poliziotto infrange i codici della mafia, perché implica una reazione forte da parte delle autorità”.
Intere piantagioni di marijuana continuano ad essere distrutte: dal 17 ottobre ad oggi, circa 76 ettari, che significherebbero circa 228 tonnelate di erba. Un danno economico di oltre 6 milioni e mezzo di dollari.
Sono stati perquisiti 9 centri di elaborazione della droga su larga scala, in tutto 3.500 kg di droga già distribuita in borse. Diverse persone sono state tratte in arresto.

Si indaga sul militare che avrebbe coperto “Neneco” Acosta
È stata aperta un’inchiesta contro il colonello Felipe Orrego per confermare se ha aiutato o meno l’ex sindaco Vilmar Acosta a fuggire. Si sospetta che lo abbia aiutato a scappare dieci minuti prima dell’irruzione della Polizia Nazionale per una perquisizione. Il colonello Adolfo Piers ha dichiarato che Orrego è stato destituito dalla sua carica per essere sottomesso ad indagini da parte di una commisione delle Forze Armate insieme a degli assessori giuridici.
“Appena avremmo i risultati di questa prima indagine li trasmetteremo ad un’altra sede per continuare l’investigazione”.  Orrego sarà interrogato dal magistrato Sandra Quiñonez a carico delle indagini sull’omicidio Medina-Almada.
Vilmar Acosta e i suoi sicari si troverebbero in territorio paraguiano, probabilmente nascosti nei boschi attorno a Ypejhù.

 

   

LA CHIESA E I FIGLI DELLA MAFIA

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di Giorgio Bongiovanni - 24 novembre 2014
Probabilmente si può in parte condividere la scelta della curia di Palermo nel rifiutare la cresima al figlio del boss Giuseppe Graviano. La cerimonia si sarebbe dovuta celebrare insieme ad altri 49 coetanei nella cattedrale in cui sono conservate le spoglie del beato Pino Puglisi, la cui morte è stata ordinata proprio dal boss insieme al fratello Filippo. Invece, per il 17enne figlio di mafia, le porte del duomo di Palermo si sono chiuse.

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LETTERA DI MORTE A DI MATTEO

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Messina Denaro galoppino dei poteri occulti?
di Giorgio Bongiovanni - 20 novembre 2014

“C'è un progetto di morte nei suoi confronti, ancora valido. L'esplosivo è nascosto in un bidone. I mandanti per lei sono gli stessi di quelli di Borsellino. E sono interessate anche entità esterne a Cosa nostra”. Sono più o meno queste le parole che l'ultimo pentito dell'Acquasanta, secondo gli investigatori ritenuto attendibile, Vito Galatolo, ha riferito al sostituto procuratore Nino Di Matteo. Il collaboratore di giustizia agli inquirenti ha anche parlato di una lettera, indirizzata ai capimandamento di Cosa nostra, alla fine del 2012, in cui il superlatitante Matteo Messina Denaro ordina di preparare l'attentato nei confronti del magistrato palermitano poiché, secondo quanto riferito nella missiva, “Mi hanno detto che si è spinto troppo oltre”. Se l'esistenza della lettera venisse confermata Matteo Messina Denaro, già condannato all'ergastolo per le bombe di Firenze, Roma e Milano del 1993, entra completamente, ancora una volta, nel “gioco grande” dello stragismo.
La domanda è sempre la stessa. Chi ha ordinato a Messina Denaro l'eliminazione del magistrato palermitano? Chi sono i mandanti esterni a cui si riferisce l'ex boss de l'Acquasanta?

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BONGIOVANNI E DHIRSEN MEDINA AL TG NAZIONALE

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di AMDuemila - 19 novembre 2014
A margine della manifestazione la tv nazionale paraguayana Tele Futuro ha intervistato in diretta per il tg serale il direttore Bongiovanni e Dhirsen Medina, figlia di Pablo. “Che si consegni alla giustizia, si penta e riveli i nomi dei mandanti esterni dell’assassinio di Pablo” ha detto Bongiovanni riferendosi a "Neneco" Acosta, appartenente all’omonimo clan locale e considerato colui che ha ordinato l’omicidio del giornalista. La figlia Dhirsen ha poi fatto un appello ad ABC Color, giornale per cui lavorava il padre, affinchè non pubblichi più i suoi articoli perché, stando alle sue parole, la testata non si è mai preoccupata davvero delle condizioni di sicurezza di Pablo Medina.


Fratelli Medina: “Dopo trenta giorni non abbiamo preso i responsabili dell’assassinio”
di AMDuemila - 19 novembre 2014

“Abbiamo già perso tre membri della nostra famiglia, mio padre e mia madre hanno terminato le lacrime” così hanno parlato dal palco i due fratelli di Pablo Medina, un uomo, hanno detto, che “merita rispetto”. E rivolgendosi al ministro Núñez, che dopo la morte di Pablo aveva accusato il giornalista di aver scritto leggerezze: “Mai, signor ministro, mio fratello ha scritto di cose che non sapeva, mai è caduto in contraddizione, lui aveva le sue fonti! Che le sue idee, le idee di Pablo continuino per sempre”. E ancora: “Da trenta giorni viviamo senza Pablo e senza Antonia Almada, e non abbiamo preso chi li ha uccisi, questo perchè esiste una protezione dall'interno dello stato. Abbiamo bisogno di cambiare il modello sociale”.


Giornalista: “In Parlamento forza occulta che gestisce il potere”
di AMDuemila - 19 novembre 2014
“E’ un dovere di giornalista e di cittadino partecipare e chiedere giustizia per Pablo e per gli oltre trenta colleghi uccisi in 25 anni di democrazia, anche se in realtà democrazia non c’è e queste morti ne sono la prova”. L’ha detto il giornalista della “Ultima Hora” e rappresentante del coordinamento dei giornalisti, nel corso della manifestazione Justicia para Pablo per l’uccisione del cronista di ABC Color e della collaboratrice Antonia Almada. “Se in Paraguay tutti i cittadini non si organizzeranno - ha proseguito l’intervento - significherà che lasceremo il nostro destino nelle mani di assassini. Dobbiamo capire cosa c’è all'interno del parlamento, la narcopolitica, questa forza occulta gestisce il potere, solo ora stiamo cominciando a comprendere, grazie anche alla rete. Siamo obbligati a informarci - ha concluso - dobbiamo entrare nella vita politica”.


Figlia Medina: "non lasciamo che la sua morte sia impunita"
di AMDuemila - 19 novembre 2014
“Grazie a tutti siamo qui per chiedere giustizia per mio padre, un grande uomo che ha dato la vita per dire la verità, non lasciamo che la sua morte sia impunita.” A dirlo è Dhirsen Medina, Figlia di Pablo Medina che ha poi evidenziato che “Se non siamo tutti uniti siamo condannati a morire tutti. Basta all'impunità! Il Paraguay merita una giustizia, io e la mia famiglia come famigliari chiediamo un processo politico, vogliamo un Paraguay pulito e questo dipende da ciascuno di noi.”  “Mio padre ci ha lasciato un ideale valido per il quale lottare, non possiamo più tollerare altri morti.” Dhirsen Medina in lacrime ha poi denunciato gridando la mancanza di protezione del padre anche da parte del giornale nel quale lavorava. “Voglio fare una denuncia pubblica, all’ABC Color perché sono molto indignata che si utilizzi il nome di mio padre, si stanno approfittando in questo momento della figura di mio padre. So tante cose che dirò a tempo debito.” “Perchè gli avete tolto la scorta quando più ne aveva bisogno? Tre morti nella stessa casa sono troppi.”


Bongiovanni, l’appello al mandante dell’omicidio Medina: “Consegnati alla giustizia”
di AMDuemila - 19 novembre 2014
“Davanti alla figlia di Pablo ti chiedo: consegnati alla giustizia, esci allo scoperto” l’appello di Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafia Duemila, è per Neneco Acosta, attualmente latitante e considerato il mandante dell’omicidio di Pablo Medina. “Parla, e confessa chi ha voluto l’assassinio, perché altri personaggi più potenti l’hanno ordinato e questa famiglia deve avere giustizia”. Bongiovanni ha poi auspicato che in Paraguay venga finalmente istituita una legge antimafia “per evitare il rischio che questo paese diventi uno Stato-mafia. Il popolo non lo deve permettere, deve protestare e questo è l’inizio di un nuovo cammino di rivoluzione civile”.
Rivolgendosi poi al Ministro Núñez, che aveva denigrato le inchieste giornalistiche di Pablo Medina, il direttore della rivista ANTIMAFIADuemila  dinnanzi alla televisione nazionale ha chiesto a Víctor Núñez di dimettersi: “Signor ministro si ritiri! Io credo più al mio amico Pablo che diceva che lei è amico dei narcos che non che Pablo scrivesse falsità. Lei offende la costituzione del suo paese.”

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CONFERENZA STAMPA DEL DIRETTORE DI ANTIMAFIA DUEMILA GIORGIO BONGIOVANNI SUL BRUTALE ASSASSINIO A PABLO MEDINA COLLABORATORE DI ANTIMAFIA DUEMILA E NOSTRO AMICO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Pubblicato il 17/nov/2014

Si è svolta questa mattina ad Asunción la conferenza stampa di Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafia Duemila, per invitare la cittadinanza alla manifestazione “Justicia para Pablo” che si terrà domani alle 18,30 in Plaza de la Democracia. La mobilitazione, che vedrà la partecipazione di numerosi giornalisti giunti anche dall’estero e della famiglia del giornalista assassinato, è stata indetta per chiedere giustizia e verità sulla sua tragica morte e per esortare lo Stato ad intraprendere una dura lotta contro la mafia e il crimine organizzato.

Relatore delle conferenza stampa il direttore Giorgio Bongiovanni.
Modera Jean Georges Almendras.

 

 

   

NON SOLO MAFIA E NARCOS NELL'OMICIDIO DI PABLO MEDINA

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di Giorgio Bongiovanni - 15 novembre 2014

Asunción (Paraguay).
Al nostro arrivo, vediamo una miseria sempre più grave: ogni volta che mettiamo piede in questo Paese l'immagine che abbiamo di fronte è quella di un intero popolo schiacciato da una classe dirigente opulenta e dedita unicamente ai propri affari personali.
C'è una grande attesa per la manifestazione organizzata da ANTIMAFIADuemila in Plaza de la Democracia ad Asunción, "Justicia Ya!" per chiedere verità sull'assassinio del giornalista Pablo Medina. Un omicidio, ha dichiarato il pubblico ministero Jorge Figueredo, amico personale di Pablo, "di chiara origine politico-mafiosa". Secondo il giudice, (che ad ogni modo non è il titolare delle indagini sull'assassinio di Medina) esistono prove evidenti del fatto che Pablo Medina non è stato ucciso solo dal sindaco di Ypehjú "Neneco" Acosta, attualmente latitante e accusato di essere il mandante dell'attentato insieme al fratello e al nipote, considerati gli esecutori. "Probabilmente - ha continuato Figueredo - personaggi potenti hanno incaricato questa famiglia mafiosa".
Medina, prima di essere ucciso, aveva tra le mani un'inchiesta che coinvolgeva personaggi potenti del Paraguay appartenenti alla politica, alla finanza ed ai poteri occulti del paese, che sarebbero

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MINACCE DI MORTE A DI MATTEO

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Quello che il popolo italiano non deve sapere
di Giorgio Bongiovanni - 16 novembre 2014
Nell'era dell'informazione che viaggia sulla rete si può essere in ogni angolo del globo per essere raggiunti da una notizia e farsi un'idea di quel che sta accadendo. La notizia di un nuovo progetto di attentato nei confronti del magistrato, Nino Di Matteo, mi raggiunge qui in Paraguay, ad Asunción, la terra dove poco tempo fa è stato ucciso il nostro collega ed amico Pablo Medina. In Italia ancora una volta, centinaia di chili di tritolo vengono nascosti nella città di Palermo. La condanna a morte lanciata dal carcere di Opera, da parte di Totò Riina, nei confronti del magistrato che indaga sulla trattativa Stato-mafia, appare materializzarsi nelle parole del neo pentito, Vito Galatolo. Ai pm dice che a volere la morte del sostituto procuratore ci sono “entità esterne oltre Cosa nostra”.

La famiglia Galatolo, inserita da tempo nell'organizzazione criminale, già all'epoca del “regno” di Riina (ammesso che si sia mai concluso) è da sempre legata con i Servizi segreti. Basti pensare al

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MINACCE DI MORTE A DI MATTEO

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Quello che il popolo italiano non deve sapere
di Giorgio Bongiovanni - 16 novembre 2014
Nell'era dell'informazione che viaggia sulla rete si può essere in ogni angolo del globo per essere raggiunti da una notizia e farsi un'idea di quel che sta accadendo. La notizia di un nuovo progetto di attentato nei confronti del magistrato, Nino Di Matteo, mi raggiunge qui in Paraguay, ad Asunción, la terra dove poco tempo fa è stato ucciso il nostro collega ed amico Pablo Medina. In Italia ancora una volta, centinaia di chili di tritolo vengono nascosti nella città di Palermo. La condanna a morte lanciata dal carcere di Opera, da parte di Totò Riina, nei confronti del magistrato che indaga sulla trattativa Stato-mafia, appare materializzarsi nelle parole del neo pentito, Vito Galatolo. Ai pm dice che a volere la morte del sostituto procuratore ci sono “entità esterne oltre Cosa nostra”.

La famiglia Galatolo, inserita da tempo nell'organizzazione criminale, già all'epoca del “regno” di Riina (ammesso che si sia mai concluso) è da sempre legata con i Servizi segreti. Basti pensare al fallito attentato all'Addaura, che Falcone aveva dichiarato essere opera di “menti raffinatissime”, organizzato proprio da quella famiglia.

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MORTE DI UN GIUSTO

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di Giorgio Bongiovanni - 15 novembre 2014
Asunción (Paraguay).
Al nostro arrivo, vediamo una miseria sempre più grave: ogni volta che mettiamo piede in questo Paese l'immagine che abbiamo di fronte è quella di un intero popolo schiacciato da una classe dirigente opulenta e dedita unicamente ai propri affari personali.
C'è una grande attesa per la manifestazione organizzata da ANTIMAFIADuemila in Plaza de la Democracia ad Asunción, "Justicia Ya!" per chiedere verità sull'assassinio del giornalista Pablo Medina. Un omicidio, ha dichiarato il pubblico ministero Jorge Figueredo, amico personale di Pablo, "di chiara origine politico-mafiosa". Secondo il giudice, (che ad ogni modo non è il titolare delle indagini sull'assassinio di Medina) esistono prove evidenti del fatto che Pablo Medina non è stato ucciso solo dal sindaco di Ypehjú "Neneco" Acosta, attualmente latitante e accusato di essere il mandante dell'attentato insieme al fratello e al nipote, considerati gli esecutori. "Probabilmente - ha continuato Figueredo - personaggi potenti hanno incaricato questa famiglia mafiosa".
Medina, prima di essere ucciso, aveva tra le mani un'inchiesta che coinvolgeva personaggi potenti del Paraguay appartenenti alla politica, alla finanza ed ai poteri occulti del paese, che sarebbero coinvolti nel giro del narcotraffico. Tra questi, anche rappresentanti dell'attuale governo. Intanto,

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GRANDE MANIFESTAZIONE IN PARAGUAY CONTRO IL BRUTALE ATTENTATO AL GIORNALISTA PABLO MEDINA COLLABORATORE DI ANTIMAFIA DUEMILA E NOSTRO AMICO E AD ANTONIA ALMADA ASSISTENTE DI REDAZIONE DI PABLO MEDINA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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Il 18 novembre 2014 alle ore 18:30 è indetta una manifestazione in Plaza de la Democracia (Asunción) per chiedere giustizia per Pablo Medina, giornalista paraguayano ucciso lo scorso 16 ottobre insieme all’assistente Antonia Almada. Da tempo Medina, corrispondente per ABC Color, era minacciato per le sue indagini su gruppi di narcotrafficanti che controllano la produzione di marjuana locale.

Alla manifestazione, organizzata dalla rivista Antimafia Duemila, hanno aderito diversi coordinamenti di giornalisti, avvocati e studenti del Paraguay. Tutti per chiedere che si accerti la verità sull’assassinio di Medina e degli altri giornalisti, uccisi per difendere quell’informazione libera in cui anche Pablo credeva.

L'evento sarà trasmesso in diretta streaming!

Migliaia i volantini distribuiti in tutta la città di Asunción

PREVISTA ANCHE LA DIRETTA DI PIANETA OGGI TV IN COLLABORAZIONE CON SAIUZ WEB NETWORK

 

   

RISCHIO ATTENTATO PER DI MATTEO: INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PER IL BOMB JAMMER

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

di Lorenzo Baldo - 13 novembre 2014
Sono quindici i parlamentari che hanno firmato l’interrogazione parlamentare a “carattere di urgenza” (Campanella, Pepe, Vacciano, Bencini, Molinari, Maurizio Romani, Girotto, Orellana, Bocchino, Bignami, Gambaro, Cervellini, Scilipoti, Cappelletti e Mussini). Chiedono espressamente di sapere quali siano le misure che i Ministri dell'Interno e della Giustizia intendono adottare “per garantire la massima protezione nei confronti del dottor Nino Di Matteo e della sua scorta”. Nel documento i firmatari chiedono altresì ai due ministri di sapere “se non ritengano di dover dotare con la massima urgenza il convoglio utilizzato dal pubblico ministero del dispositivo bomb jammer e quali siano ad oggi le valutazioni che lascerebbero preferire di non muoversi in tal senso”. L’interrogazione reca la data di ieri, giusto poche ore dopo la diffusione delle notizie del progetto di attentato da fare a Palermo o a Roma nei confronti del pm palermitano Nino Di Matteo. Nel documento viene evidenziato che è cresciuta “l'allerta intorno al palazzo di giustizia, anche a causa delle minacce di Salvatore Riina, delle incursioni di estranei nei diversi uffici giudiziari e di falsi allarmi bomba, mentre ad oggi il Pm Antonino Di Matteo non è stato dotato di alcuno strumento di tipo bomb jammer atto a scongiurare attentati”.

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MORTE DI UN GIUSTO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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Riera, giudici corrotti in Paraguay: “Siamo al 25 percento”
Le dichiarazioni del presidente del Consiglio della Magistratura


Componenti del Consiglio della Magistratura riuniti con Horacio Cartes

Traduzione a cura di AMDuemila - 12 novembre 2014
Il presidente del Consiglio della Magistratura Enrique Riera, designato dal Governo di Horacio Cartes per rinnovare l’obsoleta Giustizia del paese, afferma che la corruzione interessa un 25 percento dei giudici.  
"Da quando sono in carica abbiamo constatato un 25 percento che secondo il mio criterio giuridico dovremmo avere sanzionato", ha dichiarato in un'intervista a Efe. Riera ha affermato che molti dei magistrati in questione riescono a sfuggire alla sospensione grazie ai voti del tribunale del “Jurado de Enjuiciamiento” (Csm, ndr).
Secondo il Consiglio della Magistratura, ci sono circa 1.300 funzionari giudiziari in Paraguay, tra giudici, pubblici ministeri e difensori pubblici, dei quali circa 500 sono stati denunciati dinnanzi al “Jurado de Enjuiciamiento dei Magistrati” per corruzione, narcotraffico ed altri presunti reati.

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