Mercoledì, Giugno 28, 2017
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

PAPA FRANCESCO E LA LOTTA ALLA MAFIA

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA ONLINE.

 

di Giorgio Bongiovanni - 23 marzo 2015
In Italia le mafie, in particolare Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra, esistono da quasi 200 anni, la Chiesa Cattolica invece da oltre 2000.
Questo giornale, che ha fatto della lotta alla mafia una scelta di vita, è convinto del valore universale dell’antimafia. Pertanto, sebbene lo scrivente sia credente e segua un percorso spirituale fortemente cristiano, la testata ANTIMAFIADuemila, che, da 15 anni, ha l’onore di ospitare editorialisti e cronisti esperti di mafia, prima con l’edizione cartacea poi con la rivista e il quotidiano on line, si è imposta la regola della laicità.

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IN PRIMO PIANO, IL BRASILE NEGA L'ESTRADIZIONE IMMEDIATA DI "NENECO" ACOSTA

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di Jean Georges Almendras - 11 marzo 2015

La speranza che le autorità brasiliane avrebbero concesso l'estradizione immediata di Vilmar Acosta è durata ben poco. Nonostante i magistrati paraguaiani si fossero trasferiti in Brasile, per gestire personalmente le pratiche, il responso negativo è stato categorico. Ad incidere in maniera significativa, secondo quanto reso noto, le affermazioni dello stesso Vilmar Acosa il quale sostiene di avere la nazionalità brasiliana, negando di essere un cittadino paraguaiano. Le autorità competenti ancora non si sono espresse in merito. Alcuni corrispondenti del diario Ultima Ora in servizio a Campo Grande, nello Stato del Mato Grosso, in Brasile, hanno chiesto i motivi della decisione negativa

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IN PRIMO PIANO: STRISCIONE CONTRO LA MAFIA E PRO DI MATTEO AL BARBERA DI PALERMO

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di Sonia Cordella - 14 marzo 2015
Uno striscione lungo 14 metri con la scritta: “NO MAFIA! PROTEGGIAMO DI MATTEO!” viene esposto nella tribuna centrale dello stadio La Favorita di Palermo durane l'attesa partita Palermo-Juventus che ha contato un grande numero di tifosi. Una delle numerose iniziative realizzata da Scorta Civica, rappresentata in campo da Alfredo Russo, Armando Carta, Adriana Gnani e Giorgio Bongiovanni, che non perde occasione per inventarsi qualsiasi attività pur di allargare quel cerchio di persone che hanno preso a cuore la sicurezza dell'uomo più esposto in questo momento nel nostro Paese: il magistrato Nino Di Matteo.

Quindici giorni fa un altro striscione con la scritta “SIAMO TUTTI DI MATTEO” calato da Monte Pellegrino, montagna che sovrasta lo stadio palermitano “Renzo Barbera”, era stato ripreso dalle telecamere di SKY durante la partita Palermo-Empoli. Vorremmo essere molto più numerosi ma si sa, la sensibilità e l'amore per la Verità e la Giustizia non appartiene a tutti, anzi, da come ultimamente vanno le cose potremo dire tranquillamente che appartiene a pochi. É molto più facile infatti chiudersi egoisticamente alle necessità della propria famiglia e dei propri interessi personali che pensare a proteggere coloro che stanno invece rinunciando al proprio tempo libero e alle loro famiglie per il futuro dei nostri figli.

PER LA FOTOGALLERY www.antimafiaduemila.com

http://www.antimafiaduemila.com/2015031454140/primo-piano/striscione-contro-la-mafia-e-pro-di-matteo-alla-qbarberaq-di-palermo.html

 

 

 

 

 

   

BREAKING NEWS - ASSASSINATO GERARDO SERVIAN GIORNALISTA

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Dopo Pablo Medina un'altra voce dell’informazione stroncata
di AMDuemila - 7 marzo 2015
Si tratta del cronista Gerardo Servián, fratello del noto giornalista di radio Amambay, Kiko Servián.
Erano circa le 16 di giovedì scorso e il giornalista stava viaggiando a bordo della sua moto in direzione Pedro Juan Caballero, percorrendo la strada dal lato brasiliano quando, a soli 200 metri dal confine paraguaiano, è stato raggiunto da due individui a bordo di una motocicletta, che hanno aperto il fuoco contro di lui dandosi subito alla fuga e lasciando il corpo di Gerardo a terra ormai privo di vita. Un’immagine toccante riprende la vittima crivellata dai proiettili.
Gerardo aveva 45 anni e lavorava come cronista in diverse radio locali, ultimamente conduceva un programma nella radio Ciudad Nueva, di Zanja Pytã, una comunità del Dipartimento di Amambay, a circa dieci km dal distretto di Pedro Juan Caballero.

Al momento non si conoscono ancora le motivazioni dell’omicidio, ma si presume siano da ricercare in ambito politico e del narcotraffico.
Un duro colpo per il fratello della vittima, Kiko Servián. Meno di un anno fa, a maggio del 2014, infatti venne ucciso a casa sua, a Pedro Juan Caballero, Fausto Alcaraz , un suo collega della radio, che denunciava apertamente i narcos della zona.
Sono ormai circa una dozzina i giornalisti assassinati in Paraguay negli ultimi anni, ricordiamo l’uccisione del giornalista di ABC Color, Pablo Medina, nell’ottobre scorso. Una barbarie iniziata con la morte di Santiago Leguizamón, anche lui a Pedro Juan Caballero, il 26 aprile di 1991, proprio nella Giornata del Giornalista, divenuto poi il simbolo della lotta dei giornalisti paraguaiani.

 

 

TORINO: CONFERENZA ANTIMAFIA IN CORSO

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Interverranno:Antonino Di Matteo - Sost. Procuratore di Palermo

Marco Travaglio
- Direttore de "Il Fatto Quotidiano"

Sabina Guzzanti
- Attrice e Regista del film "La Trattativa"

Renato Accorinti
- Sindaco di Messina

Salvatore Borsellino
- Fratello del giudice Paolo

 

 

http://www.antimafiaduemila.com/2015022053803/dibattiti/la-lotta-alla-mafia-un-movimento-culturale-e-morale-7-marzo.html

 

   

IN PRIMISSIMO PIANO: ARRESTATO VILMAR ACOSTA, MANDANTE DELL'OMICIDIO DEL GIORNALISTA PABLO MEDINA IN PARAGUAY

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 PABLO MEDINA NOSTRO COLLEGA ED AMICO COLLABORATORE DI ANTIMAFIA DUEMILA ONLINE.

Arrestato Vilmar Acosta, mandante dell’omicidio del giornalista Pablo Medina in Paraguay
di Jean Georges Almendras - 5 marzo 2015

"Neneco" è stato fermato in Brasile, ma gli autori materiali del crimine rimangono latitanti 
A circa 250 chilometri della città di Ypejhú, nella località di Navirai, in Brasile, è stato fermato dopo quattro mesi di latitanza Vilmar Acosta, alias "Neneco". Agenti della Polizia brasiliana, sicuramente contando anche sull'appoggio della polizia paraguaiana, hanno fermato l’ex sindaco accusato di essere il mandante  dell’omicidio a colpi d'arma da fuoco del giornalista Pablo Medina e della sua assistente Antonia Almada, avvenuto lo scorso 16 ottobre 2014 in una poco frequentata strada rurale vicina alla città di Curuguaty, nel dipartimento di Canindeyú, in territorio paraguaiano. È da quel giorno che Vilmar Acosta, che secondo l'accusa avrebbe ingaggiato i due sicari, si era dato alla latitanza. Su di lui, ed i due assassini del giornalista dell'Abc color e dell'assistente pendeva un mandato di cattura nazionale ed internazionale. Il duplice omicidio aveva causato una forte commozione nella popolazione del Paraguay ed aveva contribuito a far rappresentare a livello istituzionale, sia locale che regionale, il grave problema delle attività dei narcos, fortemente vincolati al sistema politico.

Con la cattura di “Neneco” non si interrompe certo l'attività giudiziaria e di polizia, visto che ci sono ancora da catturare due dei suoi complici più stretti, vale a dire gli autori dell'attentato mortale. Inoltre, secondo alcune fonti, la doppia nazionalità dell'ex sindaco potrebbe dare origine ad un conflitto di competenze legali con conseguenze sull'estradizione in Paraguay. Un passaggio quest'ultimo che potrebbe essere ostacolato o rallentato causando un serio e grave problema etico e giuridico, considerando che la società paraguaiana reclama ansiosamente che il crimine del giornalista non rimanga impunito. 

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"SIAMO TUTTI DI MATTEO", DAL MONTE PELLEGRINO SCORTA CIVICA LANCIA IL SUO MESSAGGIO

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“Siamo tutti Di Matteo”, dal Monte Pellegrino Scorta civica lancia il suo messaggio

di AMDuemila - 2 marzo 2015
La solidarietà al magistrato dopo le ultime notizie di minaccia
Venti metri. Tanto era lungo lo striscione srotolato ieri pomeriggio dal costone del Monte Pellegrino, visibile dallo stadio “Renzo Barbera” di Palermo, e ripreso dalle telecamere di Sky durante il match che ha visto il Palermo affrontare l'Empoli. “Siamo tutti Di Matteo” il messaggio che gli attivisti di Scorta civica hanno voluto lanciare per manifestare sostegno al magistrato del pool trattativa Stato-mafia oggetto di una vera e propria condanna a morte. “E allora organizziamola questa cosa! Facciamola grossa e non ne parliamo più” diceva il “Capo dei capi” Totò Riina al boss della Sacra Corona Unita Alberto Lorusso durante quella che viene definita l'ora della 'socialità' nel carcere milanese di Opera. E poi ancora: “Questo Di Matteo non se ne va, gli hanno rinforzato la scorta e allora, se fosse possibile, ad ucciderlo... Una esecuzione come eravamo a quel tempo a Palermo con i militari. Ti farei diventare il primo tonno, il tonno buono”.

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SABINA GUZZANTI A ZUGLIANO - UDINE

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Vi informiamo che domani 26 Febbraio ore 20.30, ci sarà a Zugliano - Udine presso il Centro Balducci la proiezione del film "La Trattativa" alla presenza di Giorgio Bongiovanni e Sabina Guzzanti.

Per seguire lo streaming del dibattito:

- accesso al sito del Centro Balducci http://www.centrobalducci.org/

   

IN PRIMO PIANO: CHIUDE L'ORA: SI SPEGNE UNA VOCE LIBERA

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di AMDuemila - 20 febbraio 2015

"Fine di un giornale eretico" scrive Sandra Rizza nel suo editoriale. Da oggi il sito de l'Ora Quotidiano non verrà più aggiornato. Dopo quattro mesi si spegne quindi una voce libera nel panorama dell'informazione siciliana. "Chiudiamo un giornale che ha fatto nell'ultimo mese un milione di visualizzazioni - scrive la Rizza -, e che in quasi quattro mesi di vita (di cui tre sotto la mia direzione) ha scalato il vertice delle classifiche regionali dell'informazione online. È forse la prima volta che un giornale chiude mentre il bacino dei suoi lettori cresce a dismisura". Il direttore della testata on line spiega che la ragione "è meramente finanziaria". "Gli inserzionisti più impegnati - si legge nell'editoriale -, quelli che avevano assicurato il loro sostegno etico ad un progetto di informazione indipendente in Sicilia, attraverso l'acquisto di spazi pubblicitari, all'inizio di quest'anno non hanno più rinnovato i contratti".

L'Ora Quotidiano chiude, resta la grande amarezza per i tanti giovani che hanno lavorato a questo progetto (al quale anche Antimafia Duemila ha collaborato durante la reggenza Lo Bianco-Rizza-Corradino) ai quali viene impedito di poter proseguire questa avventura editoriale. A tutti loro va la nostra piena solidarietà nella speranza che si possa ricostruire al più presto un'alternativa a questa ferita della libera informazione che si è venuta a creare.
La Redazione

Info: loraquotidiano.it

 

   

OMICIDIO MEDINA, SI CERCANO ANCORA I RESPONSABILI

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A quattro mesi dall'attentato del giornalista restano ancora impuniti

di AMDuemila – 22 febbraio 2015
Sono trascorsi quattro mesi dall’omicidio del giornalista Pablo Medina e della sua assistente Antonia Almada, crivellati di colpi da sicari del narcotraffico lo scorso 16 ottobre mentre in macchina ritornavano da un servizio giornalistico. L’agguato è avvenuto a Villa Ygatimí, a circa 45 km da Curuguaty, nel Dipartimento di Canindeyú. Il giornalista era oggetto di continue minacce da parte della criminalità organizzata.

Il  caso è praticamente chiuso, sono stati identificati sia il mandante che gli esecutori del duplice omicidio con numerose prove a loro carico. Si tratta dell’ex sindaco di Ypejhù, Vilmar “Neneco” Acosta, capo dell’omonimo clan, suo fratello Wilson e suo nipote Flavio Acosta (quest’ultimi esecutori materiali). È noto che le stesse armi hanno ucciso almeno cinque persone, tra cui l’ex sindaco di Ypejhú Julián Núñez, ma fino a questo momento, solo un membro del clan Acosta, Arnaldo Cabrera Lopez, ex autista di Vilmar, è stato arrestato

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IN PRIMO PIANO LA MORTE DI UN GIUSTO

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Vedova di Pablo Medina chiede di essere intervistata dal direttore di ANTIMAFIADuemila

di Omar Cristaldo e Jorge Figueredo
La vedova del giornalista Pablo Medina, Olga Bianconi (in foto) ha richiesto ai giornalisti di Antimafia Dos Mil - Redazione del Paraguay, andati a trovarla nel suo domicilio di Curuguaty, di avere un colloquio con il direttore e fondatore della Rivista AntimafiaDuemila in Italia, Giorgio Bongiovanni. Ci ha pregato di informare il direttore che Pablo Medina non aveva soltanto una figlia, Dyrsen, ma anche altri due figli nati dal suo secondo matrimonio. Ha aggiunto anche che suo marito era un uomo integro ed unico.

La mattina del sabato 31 gennaio 2015, ci siamo recati dalla vedova del giornalista Pablo Medina, Olga Bianconi, presso il suo domicilio al centro della Città di Curuguaty.  La donna si è rivolta subito a Jorge Figueredo dicendo: “Figueredo, è da tempo che avevo bisogno di parlare con lei e con il direttore italiano di AntimafiaDuemila.

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LOTTA ALLA MAFIA PRIORITARIA? SPERIAMO!

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di Giorgio Bongiovanni - 3 febbraio 2015
Il neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, oggi a Palazzo Montecitorio dove ha prestato giuramento, ha pronunciato un discorso tecnicamente ineccepibile. Toccati tutti i punti “dolenti”: la sofferenza di un’Italia provata dalla crisi economica, il sostegno ai cittadini, il lavoro ai giovani, la scuola, la sanità, la complessa situazione internazionale… ma anche un punto nodale e, oseremo dire, storico: la lotta alla mafia e alla corruzione (“priorità assolute”), il ricordo dei giudici Falcone e Borsellino, l’incoraggiamento per la magistratura e le forze dell’ordine che combattono la criminalità organizzata.
Cosa speriamo del nuovo Capo dello Stato? Che “faccia atti”, come ha auspicato Salvatore Borsellino commentandone il discorso. Perché gli appelli non sono sufficienti.

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BUSTA CON POLVERE DA SPARO PER PROCURATORE DI MARSALA E DI GIROLAMO

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Recapitata a giornalista. Minacce anche a sezione Pg della Gdf
di AMDuemila - 3 febbraio 2015
Marsala (Trapani). Pervenuta presso l'abitazione del giornalista Giacomo Di Girolamo una lettera contenente minacce di morte indirizzate al procuratore capo di Marsala, Alberto Di Pisa, e alla sezione di pg della Guardia di finanza. La busta gialla lasciata nella cassetta delle lettere del giornalista, direttore del sito tp24.it, contiene l'invito a recapitare la missiva "al procuratore Di Pisa e ai caini dei finanziEri della Procura".

Di Girolamo ieri dopo averla trovata l'ha consegnato alla sezione di pg delle Fiamme Gialle. Nel plico c'era un'altra busta con polvere da sparo e un foglio con la scritta "Ne abbiamo tanta... Boom!". La frase è stata scritta con un normografo. "Sono sereno- ha scritto il giornalista su Facebook ringraziando tutti per la solidarietà-" Ho ancora molte cose da raccontare e da scrivere, su Marsala, Trapani, la Sicilia, le vecchie e nuove mafie e tutto il resto."

La redazione tutta esprime la propria solidarietà per il vile atto subito. Ci auguriamo che si faccia presto chiarezza su tale minaccia.

 

   

IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA'

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di Giorgio Bongiovanni - 27 gennaio 2015

Il pm Nino Di Matteo all’Università statale di Milano
Quando si parla di legalità e giustizia la retorica e il politichese sono solo degli inutili addobbi che distolgono l’attenzione dal reale punto d’interesse.
Tanto più se il pubblico è formato da giovani studenti come nell’incontro 'Gli strumenti contro la criminalità organizzata' tenutosi questo 26 gennaio presso l’Università statale di Milano a cui hanno partecipato il sostituto procuratore Nino Di Matteo, il procuratore aggiunto di Palermo Bernardo Petralia, il giornalista Lirio Abbate e il giurista Bruno Giordano.
Di fronte ai ragazzi il pm Di Matteo è andato dritto al punto: Cosa Nostra "ha ancora la capacità di condizionare la politica ai più alti livelli nazionali”. "L'organizzazione - ha continuato il magistrato di Palermo - ha saputo allacciare rapporti con soggetti politici di altissimo livello come Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi e con ex presidenti della Regione Sicilia come Cuffaro e Lombardo".
In un paese all’incontrario dove sono pochi i rappresentanti dello Stato che hanno il coraggio di dire  ai ragazzi come stanno le cose, senza ambiguità e ipocrisia, i politici nominati dal pm Di Matteo (che hanno governato l’Italia per decenni), sono ancora considerati innocenti dalla maggior parte della gente. Eppure sono tutti nomi scritti non solo nelle indagini ma nelle sentenze definitive. Il magistrato palermitano non ha rivelato nessun segreto delle sue indagini ma ha solo ricordato la verità scritta nei processi e nelle sentenze pubbliche. "Nella sentenza definitiva a carico di Marcello Dell'Utri - ha infatti sottolineato Nino Di Matteo - c'è scritto che è stato promotore e garante di un patto di protezione tra Berlusconi e i capi delle famiglie mafiose palermitane".
Per quanto riguarda i rapporti tra mafia e politica al giorno d’oggi il pm ha dichiarato: "Rispetto all'epoca di Falcone e Borsellino la situazione è peggiorata". "Oggi ci sono sentenze definitive, come quella su Dell'Utri - ha aggiunto - eppure non mi risulta che le persone coinvolte vengano allontanate dalla politica, ma discutono ancora su come riformare la Costituzione".
Proprio perchè "dalle stragi di mafia sono stati fatti grossi passi in avanti con la repressione dell'ala militare di Cosa Nostra, oggi sarebbe il momento giusto per fare un salto di qualità colpendo pesantemente chi è colluso con le organizzazioni mafiose - ha spiegato Di Matteo - ma non mi sembra che i politici abbiano la consapevolezza di questa necessità". Infatti per contrastare fenomeni come la corruzione e il voto di scambio "gli strumenti e le pene sono assolutamente inadeguate". "Il problema non sono le preferenze - ha inoltre spiegato Di Matteo rispondendo ad un ragazzo - ma piuttosto il voto di scambio, che non è adeguatamente punito".

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PIANETA OGGI SETTIMANALE

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"ENNESIMO ATTO INTIMIDATORIO ALLA NOTA TELEVISIONE ALL NEWS TELEJATO"

INTERVISTA AL DIRETTORE PINO MANIACI

COMMENTO DEL DIRETTORE DI ANTIMAFIA DUEMILA GIORGIO BONGIOVANNI

A CURA DI MASSIMO BONELLA DIRETTORE DI PIANETA OGGI TV ONLINE

IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV TERRESTRE.

   
   

THE DARK SIDE OF THE MOON

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Il lato oscuro della luna
di Giorgio Bongiovanni - 20 dicembre 2014
Il ricordo floydiano dell'album più venduto del secolo scorso può spiegare la bellezza e la profondità di questa foto sublime. Un bambino, in strada, lascia un volantino sul tergicristallo di una macchina. Quel volantino è stato scritto da alcune associazioni antimafia in difesa del nostro giudice italiano, le cui condanne a morte ricevute da Cosa nostra e dallo Stato-mafia ormai non si contano più. Ma quel bambino in quella strada si trova a Montevideo, Uruguay, dall'altra parte del mondo. In una città simile alla nostra, Palermo, nella quale ho vissuto cinque anni, e lontana oltre una decina di migliaia di chilometri dalla nostra piccola e amata Sicilia. Qui vengono distribuiti volantini per le strade e alle ambasciate italiane si inviano appelli per salvare la vita al pm Nino Di Matteo, che con i colleghi Teresi, Tartaglia e Del Bene conduce il processo sulla trattativa tra Stato e mafia, così scomodo a tanti, da entrambe le parti.

In molti paesi del Sudamerica, Paraguay, Uruguay, Argentina, Cile, Messico, una parte della società civile sta prendendo coscienza del pericolo corso ogni giorno da questo magistrato, dell'importanza che riveste la lotta alla mafia, in Sicilia come in tutto il mondo. Questo però a casa nostra succede poco, o quasi per nulla. Prendiamone esempio, invece, di ciò che accade nell'altra faccia della luna.

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AGGIORNAMENTI OMICIDIO MEDINA-ALMADA.

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PARAGUAY: IL SENATO BLOCCA GIUDIZIO POLITICO CONTRO MINISTRI DELLA CORTE SUPREMA

 

di AMDuemila - 16 dicembre 2014
I senatori hanno convocato una conferenza stampa per dare l’annuncio. Sono stati 17 i voti contro il processo politico a carico dei tre ministri della Corte Suprema di Giustizia, in questo modo non si è raggiunto il quorum necessario per procedere.
La senatrice Mirta Gusinky, che appoggia il blocco, ha detto: “Non appoggiamo la scelta del giudizio politico in quanto non condividiamo le condizioni in cui è maturato e che riteniamo non corrette. Il processo politico non presuppone l’impegno serio di avviare una vera trasformazione della giustizia dove l’eventuale rimozione di ministri è una componente, ma non la priorità”, e ha aggiunto “Abbiamo dei sospetti che il giudizio politico nasconda altri interessi”.

Oggi incontro del Procuratore Generale del Paraguay con il collega del paese vicino
Il Procuratore Generale Díaz Verón si incontra oggi con il collega brasiliano Rodrigo Janod. La posizione di Díaz, che sarà accompagnato da Sandra Quiñónez e Juan Emilio Oviedo, è dimostrare con carte alla mano che Vilmar Acosta è nato ad Ypejhù, e quindi cittadino paraguaiano, seppure successivamente abbia acquisito anche la cittadinanza brasiliana, e quindi, se trovato nel loro territorio, deve essere estradato o espulso. Chiederà inoltre che siano intensificate le ricerche.

Poliziotti di Ypejhù indagati per presunta protezione al clan Acosta

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A PALERMO TORNA LA "TRATTATIVA" - GLI INTERVENTI

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Repici: trattativa "umanitaria"? Smentita da qualsiasi manuale di diritto
di AMDuemila - 11 dicembre 2014
"Le teorie del professor Fiandaca, questa presunta insindacabilità della trattativa o questo suo carattere quasi umanitario, sono smentite da qualunque manuale di diritto, probabilmente anche dal suo". L'ha detto l'avvocato Fabio Repici nel corso dell'incontro a Palermo, a seguito della proiezione del film #LaTrattativa di Sabina Guzzanti. "Si è sostenuto, una volta essere stati costretti ad ammettere che ci furono interlocuzioni tra stato e mafia, che c'era una condizione che necessitava quegli accordi". "Mori - ha continuato Repici - ha riferito di avere chiesto a Vito Ciancimino di riferire ai capi di Cosa nostra di costituirsi in cambio di un buon trattatamento per i familiari. Quindi si parla di uno scambio, proposto a Riina e Provenzano. Non è un'operazione di polizia giudiziaria. Inoltre Mori dice che quando avvia la trattativa, lo Stato era in condizioni di assoluta debolezza.

Ma allora come si può pensare che nel momento di maggiore potere di Cosa nostra lo Stato poteva chiedere un accordo svantaggioso per loro?". Anche perchè, ha sottolineato il legale, nel '92 "la condizione era che lo Stato aveva vinto, con il maxiprocesso. Questo per dire che è assolutamente ridicola l'ipotesi di poter riflettere, nel 1992, sull'ipotesi di una condizione di necessità. Qualunque studente di legge verrebbe bocciato all'esame di diritto penale". Secondo Repici, è più che mai necessario fare delle riflessioni: "Siamo sicuri che è stata una trattativa alla pari? Oppure ci sono stati alcuni apparati dello Stato, c'è stata una dimensione politica individuata in alcuni soggetti istituzionali, che ha deciso anche di utilizzare la forza violenta di Cosa nostra per instradare l'Italia in un percorso diverso da quello che si stava prendendo? Più che di trattativa, parlerei di ipotesi eversiva".
Repici ha poi sottolineato il contributo apportato da Massimo Ciancimino, teste-chiave ma anche imputato al processo trattativa, sottolineando che "è buona regola per gli operatori processuali essere laici: non mi piacciono quelli che dicono “Massimo Ciancimino non è credibile a prescindere” e nemmeno quelli che dicono “è credibile a prescindere”. Nei processi le dichiarazioni devono essere avvalorate da elementi che devono diventare prove. Certo è che riscontri a certe dichiarazioni di Massimo Ciancimino sono venuti anche dagli stessi politici". Quando Ciancimino ha iniziato a parlare, ha proseguito Repici, "ha raccontato la storia e le modalità di quel pezzo di trattativa" ma, ha concluso, "l'impostazione accusatoria (del processo, ndr) non è basata solo sulla sua testimonianza, poiché poi sono arrivate una montagna di prove sulla collusione di alcuni uomini di Stato".


Bongiovanni: “Una trattativa fondata su un’economia criminale”
di AMDuemila - 11 dicembre 2014
“Oggi assistiamo ad una storia che si sta ripetendo – ha esordito il direttore di Antimafia Duemila intervenendo al dibattito dopo la proiezione del film ‘La trattativa’ – così come nel ’92 c’è il rischio di nuovi attentati. Questa volta nei confronti del pm Nino Di Matteo. A detta del neo collaboratore di giustizia, Vito Galatolo, l’ordine verrebbe dal boss latitante Matteo Messina Denaro. E’ evidente che se Cosa Nostra fosse stata sconfitta non ci sarebbe stata questa direttiva. Allo stesso modo è un dato di fatto che in questo momento a Cosa Nostra, nello specifico a Messina Denaro, non conviene fare un attentato così eclatante. Ma potrebbero essere gli stessi ‘apparati’ dello Stato che si sono resi colpevoli nel ’92 a chiedere di farlo a Messina Denaro in cambio di altri 10 anni di latitanza. Lo stesso Galatolo afferma che i mandanti del progetto di attentato nei confronti di Di Matteo sono gli stessi che hanno chiesto la strage di via D’Amelio. Non dimentichiamo che la famiglia mafiosa dei Galatolo da sempre è in contatto con i Servizi, fa parte di quelle menti raffinatissime di cui parlava Falcone”. “Se vogliono fare una strage contro Di Matteo – ha specificato Bongiovanni – mi sembra logico pensare che la mafia sia il ‘braccio esecutivo’ di quei sistemi criminali che vogliono uccidere i magistrati che ‘vanno oltre’”. “Perché lo Stato coabita con la mafia?”, si è chiesto provocatoriamente il direttore di Antimafia Duemila. “Perché ci sono questi sistemi criminali che si servono del potere politico che a volte si basa anche sulle stragi!”. Ma soprattutto perchè “è una questione di soldi”, ha ribadito Bongiovanni. Che ha ricordato il fatturato annuo delle mafie “stimato” attorno ai 150 miliardi di euro. “Se la mafia dovesse entrare in borsa potrebbe comprarsi tutta la borsa di Milano e avrebbe una liquidità di 500 miliardi. Ecco perché lo Stato e i servizi segreti trattano con la mafia. E' per questo che non viene fatta una lotta seria contro la criminalità organizzata”. “Quando nel ’96 la Procura di Palermo diretta da Giancarlo Caselli era sicura di avere quasi sconfitto Cosa Nostra (numerosi pentiti, arresti di boss, confische ecc.), sotto il governo di Centrosinistra, a un certo punto si è verificata un’interruzione. Uno stop che è avvenuto quando Romano Prodi ha spiegato all’Italia che bisognava fare sacrifici per entrare in Europa. In quel momento nei confronti della procura di Palermo (e delle altre procure che lavoravano contro la mafia) si è materializzata l’indifferenza di quel governo, così come di quelli che si sono succeduti”. “Uomini come Falcone, Borsellino, dalla Chiesa ed altri – ha quindi proseguito il direttore di Antimafia Duemila – sono state delle ‘anomalie’ che hanno cercato di dare un contributo alla lotta alla mafia. Ma noi non possiamo sconfiggere queste organizzazioni criminali fino a quando hanno nelle mani questa immensa economia”. Collegandosi al ragionamento sulla questione economica Bongiovanni ha quindi specificato l’importanza di “cercare di capire fino in fondo perché ci sono state le stragi, Renzi ed altri personaggi che stanno al Governo lo sanno, ma non sanno cosa fare. Ci vorrebbe un’azione di coraggio e la volontà da parte di tutti noi per cambiare lo stato delle cose, anche a costo di farci sbattere fuori dall’Europa”. Dobbiamo realizzare che l’Italia è basata soprattutto su un’economia criminale e questo rientra in tutte le trattative che si fanno anche fuori dal nostro Paese, Colombia in primis”. “Ma chi ha dato questo potere a Riina, Provenzano, ed ora Matteo Messina Denaro? – ha chiesto infine il direttore di Antimafia Duemila – Quando le statistiche diranno che la mafia ha fatturato poco allora forse verranno fuori nuovi pentiti…”. “Penso che quando Falcone disse: ‘siamo entrati del <gioco grande>’, aggiungendo che la mafia era entrata in Borsa, volesse intendere proprio questo”. “Probabilmente nell’agenda rossa di Paolo Borsellino ci sarà scritto che il giudice aveva scoperto che gli assassini del suo amico fraterno non erano mafiosi comuni, bensì personaggi che avevano il potere e la capacità di comandare i Servizi segreti”. “State attenti – ha concluso Bongiovanni –  siamo all’interno di una gravissima crisi economica, il Presidente della Repubblica sta per dimettersi, probabilmente tra qualche mese, o al massimo entro un anno, potrebbero esserci nuove elezioni, siamo insomma in un contesto nel quale potrebbe maturare un tentativo di attentato come quello del 23 maggio ’92. E visto che lo abbiamo imparato dalla Storia lo dobbiamo evitare: dobbiamo fare da scudo a questi magistrati!”.


Il grido della società civile: "la mafia si sconfigge partecipando"
di AMDuemila - 11 dicembre 2014
"Vedo la speranza nei giovani, i ragazzi non vogliono che si ripeta quello che è successo a Falcone e Borsellino". Con queste parole la coordinatrice delle Agende Rosse (tra gli organizzatori dell'evento) di Palermo, Rosanna Melilli, intervenendo al dibattito succeduto alla visione del film "#LaTrattativa", presso l'aula ex cinema Edison dell'ex facoltà di Giurisprudenza (UNIPA), ha voluto evidenziare la grossa importanza che rivestono i ragazzi e la loro educazione affinché si verifichi un reale cambiamento. Cambiamento che, come ha evidenziato Giorgio Colajanni di Scorta Civica, e possibile solo con la partecipazione di ogni cittadino perchè "Se non difendiamo noi cittadini la Costituzione non possiamo sperare che chi ha violato le leggi, ha commesso reati tradendo anche lo Stato stesso avrà rispetto di noi".


Guzzanti: "molti indizi che dimostrano che non è solo mafia"

di AMDuemila - 11 dicembre 2014
La regista racconta le difficoltà incontrate nel diffondere "#LaTrattativa”

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