Domenica, Ottobre 22, 2017
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

UN ALTRO PENTITO CONFERMA: C'E' L'ESPLOSIVO PER DI MATTEO"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Si tratta di Francesco Chiarello: “E' stato trasferito in un nascondiglio sicuro”
di Aaron Pettinari
“L’esplosivo per l’attentato al pm Nino Di Matteo è stato trasferito in un altro nascondiglio sicuro”. E' la rivelazione dell'ultimo pentito, ex boss di Borgo Vecchio, Francesco Chiarello. A dare la notizia è il quotidiano La Repubblica, incredibilmente soltanto nell'edizione locale di Palermo e non in quella nazionale, che mette in evidenza come il collaboratore di giustizia, con le sue dichiarazioni, ha già fatto riaprire le indagini sull'omicidio dell'avvocato Enzo Fragalà. In particolare Chiarello riferisce di aver appreso dell'esistenza dell'esplosivo dal suo compagno di cella, Camillo Graziano, figlio di quel Vincenzo Graziano accusato dal pentito Vito Galatolo di aver conservato l'esplosivo, acquistato in Calabria tra il 2012 ed il 2013, che doveva essere usato contro il pm del pool trattativa Stato-mafia. “Camillo Graziano – ha detto il pentito ai pm di Palermo Caterina Malagoli e Francesca Mazzocco, che stanno raccogliendo le sue dichiarazioni - mi disse che per fortuna suo padre era stato scarcerato, così aveva potuto spostare il tritolo”. Immediatamente il verbale su Vincenzo Graziano è stato trasmesso alla Procura di Caltanissetta che indaga proprio sul progetto di attentato nei confronti di Di Matteo.

Si tratta di un importante riscontro a quanto dichiarato da Vito Galatolo lo scorso anno. L'ex boss dell'Acquasanta, saputo che Graziano era stato scarcerato nel luglio dal tribunale del riesame, aveva deciso di collaborare con i giudici di Palermo. Con una lettera aveva chiesto un

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TRITOLO PER DI MATTEO, SILENZIO DI MORTE

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di Giorgio Bongiovanni
“I centocinquanta chili di tritolo per uccidere Nino Di Matteo? Non si trovano, le ricerche non hanno dato esito. Sicuri che esistono?”. Nessuno lo ha detto direttamente ma non sono mancati i “perbenisti” e “benpensanti” che hanno parlato di “psicosi dilagante” fatta di continui allarmi “il cui protrarsi da alcuni anni può indurre al dubbio” sul rischio che il magistrato che indaga sulla trattativa Stato-mafia corre da quando il Capo dei capi, Totò Riina, ha lanciato i suoi strali di morte dal carcere “Opera” di Milano.
Cosa diranno oggi che un nuovo pentito, l'ex boss di Borgo Vecchio Francesco Chiarello, conferma in qualche modo quanto riferito dai collaboratori di giustizia Vito Galatolo, Antonino Zarcone e Carmelo D'Amico? Forse che Nino Di Matteo “si è fatto il pentito da solo”. Ce lo aspettiamo da un momento all'altro che qualcuno, qualche “mente raffinatissima”, qualche oscuro potente, “giovane rampante” o “vecchio saggio”, dica che “il pm della trattativa si crea pentiti a suo uso e consumo”.
Chiarello dice chiaramente che il tritolo si trova in qualche luogo di questa disgraziata città, nascosto chissà dove. E la sua fonte altri non è che il figlio del boss dell'Acquasanta Vincenzo Graziano. Proprio quest'ultimo, arrestato nel dicembre 2014, secondo quanto riportato da Vito Galatolo, era l'uomo incaricato di custodire i centocinquanta chili di esplosivo. In un primo momento erano stati nascosti dentro dei barili. Oggi ancora non è dato saperlo.
La notizia delle nuove rivelazioni di Chiarello viene riportata dal quotidiano

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ALMENO 700 MORTI ALLA MECCA

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CALCA DI FEDELI ALLA MECCA, ALMENO 700 MORTI


Strage nella città saudita nel primo giorno della Festa del Sacrificio. Centinaia i feriti


Strage alla Mecca nella Festa del Sacrificio, il momento culminante del pellegrinaggio al luogo santo dell’Islam: alle porte della città saudita, la ressa di fedeli che si accalcavano per il rituale della “lapidazione di Satana” ha provocato almeno 717 morti e oltre 800 feriti.  


LA RESSA  
L’incidente è avvenuto nella valle di Mina, a una decina di chilometri dalla Mecca, mentre i fedeli si riversavano dai campi dove dormono al luogo dove compiono il rito della lapidazione dei tre pilastri che rappresentano le tentazioni del diavolo. La calca si è formata intorno alle 7 all’incrocio tra le strade 204 e 223. La 204 è una delle principali arterie che portano dai campi di Mina a Jamarat, il luogo dove i pellegrini lapidano il diavolo: la ressa si è scatenata quando centinaia persone che si allontanavano si sono scontrate con l’enorme flusso di pellegrini che vi volevano accedere.


LA STRAGE PIÙ GRAVE  

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IN PRIMO PIANO: GIORNALISTA COLOMBIANA UCCISA, ANCORA LACRIME IN AMERICA LATINA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Giornalista colombiana uccisa, ancora lacrime in America Latina

Dettagli

Pubblicato: 17 Settembre 2015

di Jean Georges Almendras
Flor Alba Núñez Vargas, 28 anni, cammina lentamente verso la sede della stazione radio “La Preferida”, nel dipartimento di Huila – al centro della Colombia - dove lavora come giornalista e direttrice. La giornalista indossa una maglietta bianca e non può immaginare che dietro, a pochi metri, è inseguita da un uomo con il viso coperto da un casco da motociclista. Sono passate le 11 e 30 della mattina di giovedì 10 settembre del 2015.
Una videocamera a circuito chiuso di un negozio situato di fronte all’ingresso della radio filma il momento in cui la giornalista entra alla stazione radio dalla porta principale, a sud della città di Pitalito, nel quartiere Cálamo.
Si vede Flor Alba Núñez attraversare la soglia d’ingresso della radio, di spalle alla strada, e attendere qualche secondo che qualcuno apra la porta. In quel preciso istante lo sconosciuto con il casco, giacca nera e bordi di colore azzurro, si avvicina a lei, estrae un'arma da fuoco - una pistola di grosso calibro – e le spara dietro la schiena. Un colpo alla nuca e l'altro alla zona dorsale. L'autore degli spari si gira e torna sui suoi passi. Lascia dietro il corpo di Flor Alba dissanguardi sul pavimento della radio.
I suoi colleghi, vincendo lo shock, si apprestano a portarla in un ospedale vicino. Ma è già tardi, i proiettili hanno distrutto gli organi vitali.
Flor Alba è morta.

Ancora una volta il giornalismo dell'America Latina deve registrare una nuova perdita

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I DE STEFANO. LA 'NDRANGHETA E I POTENTI "INVISIBILI"

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di Giorgio Bongiovanni
Tornano in libertà i boss De Stefano, un cognome e una garanzia negli ambienti di 'ndrangheta, una delle colonne portanti dell'organizzazione criminale calabrese. Orazio, Giovanni, Carmine tra meno di due anni, e poi c'è Paolo Rosario, inserito fino al 2009 nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia e a piede libero da alcuni giorni per liberazione anticipata, dovuta ad una brillante carriera universitaria iniziata dietro le sbarre. Dal 2008, dopo l'arresto del cugino Giuseppe, aveva assunto il ruolo di guida della cosca fino al momento della sua cattura.
Purtroppo, non crediamo che il provocatorio appello lanciato da Klaus Davi a Paolo Rosario ("Ci può dire se rinnega la 'ndrangheta?") verrà mai raccolto dal laureando in giurisprudenza. Le regole dell'organizzazione sono troppo ferree, al pari di quelle di Cosa nostra, per poter pensare che un De Stefano decida, dalla sera alla mattina, di tagliare i ponti con la famiglia di sangue e di mafia, essendo insieme ai suoi consanguinei tra i rappresentanti della 'ndrangheta a livello mondiale. Da lì si può uscire solo collaborando totalmente con la giustizia. Oppure da morto.

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PRONTA UNA CELLA PER NENECO

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Pronta una cella per “Neneco”

di Jean Georges Almendras - 27 agosto 2015
A metà settembre o giù di lì, salvo contrattempi, sbarcherà in Paraguay l'ex sindaco di Ypejhú, Vilmar "Neneco" Acosta dopo che lo scorso 25 agosto il Tribunale Supremo del Brasile ha deliberato all'unanimità per la sua estradizione. Una notizia che, appena resa ufficiale dalle autorità brasiliane, è stata resa nota su tutti gli organi d'informazione paraguaiani. All'emittente Abc Color è stata persino effettuata una manifestazione pubblica. I giornalisti si sono radunati di fronte alla sede del giornale, come fecero in quel pomeriggio di ottobre, quando dei criminali misero fine alla vita del loro collega Pablo Medina  e della giovane Antonia Almada.  
Subito dopo il duplice omicidio i cittadini paraguaiani e le autorità identificarono i volti degli assassini: gli esecutori materiali ed i mandanti. I primi erano il fratello di Vilmar Acosta e suo nipote, cioè: Wilson Acosta e Flavio Acosta, attualmente latitanti. In quanto ai mandanti: i sospetti caddero subito sull’ex sindaco della città di Ypejhú, Vilmar Acosta, alias "Neneco", ma non si esclude che altri personaggi della malavita e del sistema politico abbiano preso parte alla decisione di uccidere il giornalista. Esecuzione portata a termine nelle prime ore del pomeriggio del 16 ottobre del 2014, in una zona rurale di Villa Ygatimí, nel dipartimento di Canindeyú. 

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IN PRIMO PIANO DA ANTIMAFIA DUEMILA: STRAGE DI BOLOGNA, TRENTACINQUE ANNI DOPO ANCORA SENZA MANDANTI

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Oggi una città intera si stringe attorno ai familiari. “Impossibile dimenticare”
di Aaron Pettinari - 2 agosto 2015
“35 anni senza mandanti”. Dice tutto il manifesto della commemorazione della strage di Bolgona. C'è il grido e lo sdegno dei familiari delle vittime e di una città intera. C'è la richiesta di verità e giustizia, che ancora manca come troppo spesso accade nei grandi attentati che hanno insanguinato il nostro Paese, sulla bomba che esplose il 2 agosto 1980, alle ore 10.35, uccidendo 85 persone e ferendone altre 200 alla stazione di Bologna. Fu talmente violenta che investì persino il treno Ancona-Chiasso che era in sosta al primo binario. L'ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini la definì come “L'impresa più criminale mai avvenuta in Italia”.
“Bologna non dimentica” era scritto nello striscione che sfilava davanti al corteo lo scorso anno. Del resto è impossibile dimenticare tanta violenza, tanti morti (tra cui diversi bambini), con i corpi delle vittime che vennero portati in ospedale con gli autobus della linea 37.

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MATTEO RENZI, IL PREMIER CHE GETTO' LA MASCHERA

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA GIORNALISTICA ANTIMAFIA DUEMILA www.antimafiaduemila.com

 

di Saverio Lodato - 1° agosto 2015
Detesta la magistratura. Detesta il controllo di legalità. Detesta le inchieste. Mal sopporta Procure e investigatori. Non ritiene che il Paese abbia bisogno di grandi verità sul passato recente e remoto. Non gliene frega niente di stragi, grandi delitti e mandanti esterni. Una volta a Firenze, a una giornalista che gli chiese che ne pensasse della strage di via dei Georgofili, rispose infastidito: "chieda alla mia segretaria". Elegante, non c’è che dire. E soprattutto rispettoso del dolore dei parenti delle vittime.
Detesta il confronto. Detesta la dialettica parlamentare. Gli piace la Cavalcata delle Valchirie, ma a colpi di voti di fiducia.
Non capisce perché lo Stato debba reggersi sull’equilibrio di tre poteri, quando ne basterebbe uno solo, il suo. Odia i giornali e i giornalisti, quelle rare volte che lo mettono in cattiva luce. Gli va il sangue al cervello, e metterebbe, metaforicamente, s’intende, la mano alla fondina, al solo sentir parlare di intercettazioni telefoniche, soprattutto se è anche lui a finirci dentro, come è accaduto quando anticipava che avrebbe licenziato Letta senza preavviso.

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VERA MEMORIA PER I MARTIRI CADUTI, SILENZIO IPOCRITA PER I MAGISTRATI VIVI

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Come abbiamo vissuto questo 19 luglio
di Giorgio Bongiovanni - 21 luglio 2015
E' uno strano clima quello che si è respirato quest'anno a Palermo in occasione dell'anniversario della strage di via d'Amelio. Sulla memoria ed il ricordo nei confronti del giudice Borsellino e dei cinque agenti della scorta (Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina) che ha visto la partecipazione di tanti cittadini onesti, provenienti da più parti d'Italia, che sono voluti essere presenti in questi quattro giorni di eventi, si è abbattuto con forza il ciclone del caso “Tutino-Crocetta” e quell'intercettazione, vera o falsa che sia, accompagnata dalla querelle tra il settimanale “L'Espresso” e la Procura di Palermo, ha completamente veicolato l'attenzione mediatica nazionale.
Saverio Lodato ha scritto in questo giornale un commento chiaro “Crocetta vattene e vattene subito” che condividiamo e su cui è inutile tornare.

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STRETTA SU INTERCETTAZIONI, GRATTERI: "FINE DELLE INDAGINI PER MAFIA"

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di Miriam Cuccu - 28 luglio 2015
La proposta di riduzione di un'inchiesta a soli tre mesi "segnerebbe la fine delle indagini per mafia. Tre mesi non bastano neppure per dimostrare un'estorsione. Siamo al ridicolo". E' la protesta del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri (in un'intervista al Fatto Quotidiano). La norma in questione obbliga il pm “a esercitare l’azione penale o a richiedere l’archiviazione entro il termine di tre mesi” dalla scadenza delle indagini preliminari. Diversamente, il procuratore generale dovrà disporre “con decreto motivato l’avocazione delle indagini” e l'inchiesta scivolerebbe via dalle mani del pm. Un giro di vite che ha fatto preoccupare anche a Palermo: il procuratore generale Roberto Scarpinato, infatti, ha parlato del rischio di “disincentivare il contributo dei cittadini all'accertamento dei reati. Non solo quelli di mafia"

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MANFREDI BORSELLINO: "LUCIA HA PORTATO LA CROCE. LEI LA PIU' DEGNA DEI FIGLI DI SUO PADRE"

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di Aaron Pettinari - 18 luglio 2015
Intervento a sorpresa del figlio del giudice alla manifestazione dell'Anm al Palazzo di giustizia
Una lezione di dignità ed integrità morale di fronte alle tante ipocrisie istituzionali che ad ogni commemorazione delle stragi, da Capaci a via d'Amelio, si consuma nella città di Palermo. Al Palazzo di Giustizia doveva essere il giorno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ma sono soprattutto le parole di Manfredi Borsellino a scuotere i presenti. Il suo è un intervento a sorpresa, commovente ma al tempo stesso determinato. Un grido di giustizia di fronte a quanto avvenuto non solo negli ultimi giorni, con le indiscrezioni giornalistiche sull'esistenza di un'intercettazione, “vera o falsa” che sia, tra il Presidente della Regione Rosario Crocetta ed il suo medico personale, il primario dell'ospedale palermitano Villa Sofia, Matteo Tutino. Quest'ultimo, finito in manette dal 29 giugno nell'ambito dell'inchiesta sulla Sanità ed ora ai domiciliari, avrebbe detto “La Borsellino (all’epoca Assessore alla Sanità della Regione Siciliana) va fatta fuori. Come suo padre”.

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"LA CASA DI PAOLO BORSELLINO"

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...e di tutti gli italiani onesti che sentono ancora il fresco profumo della libertà.Con: Salvatore BorsellinoRealizzato da:
Matteo Pasi, Massimo Venieri, Fabrizio VarescoPer info:
www.associazionepereira.it

   

PALERMO, IL PROGRAMMA DEGLI EVENTI

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19luglio1992.com
Il Movimento Agende Rosse, in occasione del XXIII Anniversario della strage di via D'Amelio, organizza a Palermo una serie di iniziative nelle giornate comprese tra venerdì 17 e lunedì 20 luglio 2015. Gli eventi sono organizzati in collaborazione con il periodico AntimafiaDuemila, Il Fatto Quotidiano, Scorta Civica Palermo, il Sindacato Italiano Appartenenti Polizia (SIAP), il Centro Studi Paolo Borsellino, il Laboratorio Zen Insieme, l'Agesci e con il patrocinio del comune di Palermo. Di seguito il programma preliminare delle iniziative (ultimi aggiornamenti).


Venerdì 17 luglio 2015

Ore 17,00 - Inaugurazione della 'Casa di Paolo' in via Vetriera con Salvatore e Rita Borsellino con la partecipazione di Lina La Mattina, Michelangelo Balistreri, Francesca Amato, Maurizio Bologna,Vito Parrinello, Giusi Contrafatto, Gaetano Interlandil, del teatro Ditirammu (Marco Manera e Vito Parrinello) e di Angelo Sicilia (museo dei pupi antimafia). All'evento parteciperanno Luigi de Magistris (sindaco di Napoli) e Renato Accorinti (sindaco di Messina) (siamo in attesa di conferma della partecipazione anche di altri ospiti che sono stati invitati).

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LA TRATTATIVA? NON SI E' MAI FERMATA

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di Aaron Pettinari - 11 luglio 2015
In piazza a Napoli oltre 2000 spettatori per la proiezione del film "La Trattativa" di Sabina Guzzanti
“La trattativa? Certo che continua. Quando ci sarà una cesura, un taglio netto tra mafie e quei poteri che hanno sgovernato l'Italia, convivendo pari a pari potremo iniziare la nostra Seconda Repubblica perché quella nata dopo le stragi, ormai è chiaro, è la continuazione della prima”. Bastano queste parole di Marco Travaglio, ospite ieri sera a Napoli all'incontro dibattito che si è svolto nella piazza del Municipio dopo la proiezione del film di Sabina Guzzanti, a fornire una prima chiave di lettura del nostro tempo presente. Il pubblico napoletano non ha fatto mancare il proprio calore e la propria attenzione alla regista-attrice che ha avuto il coraggio di portare nelle sale cinematografiche #LaTrattativa. Peccato però che al cinema il film è durato poco e quindi da mesi, la stessa Guzzanti gira l'Italia partecipando alle proiezioni organizzate grazie alla forza di volontà di associazioni e cittadini. “Siamo giunti alla 670° proiezione - ha detto la Guzzanti - Prima abbiamo incontrato difficoltà a produrre il film, poi per proiettarlo, nonostante a Venezia sia stato il film più applaudito. Ora c'è questa distribuzione diversa che sta portando tanti a conoscere fatti importanti della nostra storia.

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Ndrangheta e poteri criminali - 4 Luglio

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In diretta da Reggio Calabria, conferenza Antimafia.

 

http://www.antimafiaduemila.com/2015062055792/am-duemila/ndrangheta-e-poteri-criminali-4-luglio.html

 

   

NOTE FREDDE SUL PROSSIMO REFERENDUM GRECO

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di Giulietto Chiesa - 30 giugno 2015
In caso di vittoria al referendum, la battaglia non è finita. Invece comincia. Sono in gioco interessi enormi e i maggiordomi saranno feroci

(risposta a una lettera del signor Barone che qui riproduco in parte)
 [...] Se il governo greco avesse accettato le condizioni poste dai burattinai della finanza mondiale si sarebbe rischiata la rivoluzione ma un simile artifizio non solo stoppa la reazione sul nascere ma anche se qualche fazione si arrischiasse a sollevarsi ne giustificherebbe anche la repressione. L'uscita della Grecia dall'euro innescherebbe dei meccanismi che metterebbero a rischio l'attuale status quo politico europeo e forse l'esistenza stessa della Nato, una cosa del genere non puo' essere affidata, da chi gestisce davvero il potere, all'esito incerto di un referendum senza trucchi. Signor Chiesa, che ne pensa?

Caro Barone, rispondo a lei per cercare un po' di chiarezza nel mare di congetture che sta dilagando.
Innanzitutto starei cauto nel valutare la situazione.
Syriza è andata al governo con il 37% dei voti. Non con il 95%. Tant'è che ha dovuto fare coalizione con un partito di destra per formare un governo.
Dunque non è così scontato

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COME IL PENSIERO UNICO VUOLE LA RESA DELLA GRECIA

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di Giuseppe Masala e Pino Cabras - 2 luglio 2015
Crisi greca: l'ora delle manipolazioni orwelliane. Le lettere di Tsipras agli usurai: dimezzate dal Financial Times, tradotte male dal Corriere
La guerra alla Grecia di Tsipras, come tutte le guerre, si combatte prima sui media. Il gioco del cerino che vede impegnati in una serie di proposte e controproposte Bruxelles e Atene entra nella fase più importante dall'inizio della crisi. Più è alta la posta in gioco, più grande diventa la manipolazione.
Il messaggio parte dal centro del centro del potere, e tutti i media si adeguano, modellandosi sull'impronta iniziale. Il Financial Times, organo della City di Londra (e più in generale di tutta la comunità finanziaria globale) pubblica una lettera di Alexis Tsipras indirizzata alla Commissione Europea dove - a detta del giornale - il premier greco accetta quasi in toto le condizioni imposte dalla ex (?) trojka (UE, BCE e FMI).

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CIANCIMINO JR E LA VIOLAZIONE DELLA SORVEGLIANZA: DUPLICE DECISIONE DELLA CASSAZIONE

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di Aaron Pettinari - 2 luglio 2015
“La decisione della Suprema corte di annullare il 'non luogo a procedere' nei confronti di Massimo Ciancimino ci lascia perplessi, specie se consideriamo che appena pochi giorni prima la stessa Quinta sezione penale aveva confermato il proscioglimento dalla stessa accusa di non aver rispettato gli orari di sorveglianza”. Così Roberto D'Agostino, legale assieme a Francesca Russo di Massimo Ciancimino, teste chiave ed imputato al processo sulla trattativa Stato-mafia, ha commentato la decisione della Cassazione. “Siamo curiosi di leggere le motivazioni – prosegue l'avvocato - dove si dovrà spiegare perché la scorsa settimana si è presa tutta un'altra decisione”.

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SALVATORE BORSELLINO SOTTO ATTACCO

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di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari - 1° luglio 2015
Quando si getta fango raccontando una storia senza i fatti

Titolo: “Giustizia beffa. Paga la causa coi soldi di Borsellino”. Sottotitolo: “Salvatore, fratello del pm ucciso nel ’92, condannato per diffamazione Ha 'confessato' di aver usato il denaro raccolto dalla 'Casa di Paolo'”. E' così che questa mattina, su iltempo.it (ma la notizia è stata ripresa anche da altri siti), è partito un duro attacco nei confronti di Salvatore Borsellino.

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