Lunedì, Maggio 16, 2022
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

PIANETA OGGI - SPECIALE XXVI ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI VIA D'AMELIO (PARTE 2)

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

INTERVISTE A:

ON. PIERA AIELLO A CURA DI ADRIANA G. GNANI

I RAGAZZI SI OUR VOICE MOVIMENTO CULTURALE INTERNAZIONALE

ROBERTO DOMINICI ASSOCIAZIONE LIBERA

PROGRAMMA IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO INTERREGIONALE DT, RST SAIUZ E ANTIMAFIA DUEMILA.

CONDUZIONE, REDAZIONE E REGIA DI MASSIMO BONELLA DIR. DI PIANETA OGGI TV ALL NEWS

www.antimafiaduemila.com

www.radiosaiuz.it

 

 

 

IL FURTO DELL'AGENDA ROSSA DI PAOLO BORSELLINO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

arcangioli borsa borsellino video

di Giorgio Bongiovanni
Le indagini dei mandanti esterni del pm Di Matteo 


Un collage di foto e video, alcuni inediti, che può aiutare le autorità giudiziarie nel far luce sulla misteriosa e vergognosa scomparsa della agenda rossa di Paolo Borsellino il giorno della strage (che pubblichiamo integrale per gentile concessione del movimento Agende Rosse). Grazie al lavoro di Angelo GaravagliaFragetta (agenda rossa e collaboratore di Salvatore Borsellino) di raccolta e analisi dei vari filmati e foto di quel giorno, si possono vedere, da diverse inquadrature e riprese, dei personaggi chiave che nei minuti successivi allo scoppio della bomba in via d'Amelio si muovono attorno all'auto ancora in fiamme.
A partire dalla prima foto ritrovata: il carabiniere Giovanni Arcangioli con la valigia di Borsellino in mano pochi minuti dopo la tragedia, immagine scoperta dal collega e vicedirettore di questo giornale Lorenzo Baldo che informò le autorità competenti e da cui ebbe inizio l'indagine sulla agenda rossa. Per continuare a tracciare gli spostamenti di Arcangioli con la valigia fino a individuarlo mentre parla e stringe la mano ad un personaggio sconosciuto in camicia e occhiali scuri che poi sembra ricomparire in altri frame che si aggira vicino all'auto distrutta.
Dal video emergono anche i vari movimenti di Giuseppe Ayala, che nelle sue testimonianze è riuscito a dare più differenti versioni e che ci auguriamo ora, grazie all'indagine giornalistica di Garavaglia si riesca a ricostruirne una unica. Emergono infatti possibili nuovi testimoni da sentire, come il magistrato Nicola Mazzamuto, spesso presente vicino all'auto di Borsellino. Si intravede spesso, anche vicino ad Ayala, la figura del colonnello dei carabinieri Emilio Borghini, che per il grado avrebbe potuto coordinare le azioni di Arcangioli o altri carabinieri in quei frangenti.
Delle tante persone sentite riguardo la borsa di Paolo Borsellino, nessuna ha mai detto di aver visto l'agenda rossa ma nella borsa consegnata nell’ufficio del dirigente della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera dell'agenda rossa non c'è traccia. Eppure la moglie Agnese, e i figli Manfredi, Lucia e Fiammetta hanno sempre confermato che Paolo Borsellino mise l'agenda rossa dentro la valigia di cuoio la mattina del 19 luglio prima di recarsi dalla madre. I famigliari hanno raccontato anche che quando chiesero spiegazioni a La Barbera per l'assenza della agenda dentro la borsa riconsegnata, dopo la strage, lo stesso (riconosciuto come principale responsabile del depistaggio delle prime indagini sulla strage, secondo la sentenza del Borsellino Quater) li screditò in modo irrispettoso. A testimoniare l'esistenza dell'agenda rossa e l'importanza che aveva per le indagini di Paolo Borsellino, oltre a video e filmati dell'epoca, ci sono anche testimonianze e ricordi di amici o collaboratori, come il maresciallo Canale ad esempio, che racconta come il magistrato annotasse tutto in quella agenda rossa. Che fine ha fatto quindi quell'agenda rossa tanto importante?
Resta certamente l'interrogativo sul perchè Arcangioli si sia allontanato dall'auto con la borsa in mano per poi rimetterla dentro l'auto ancora fumante. Interrogativo al quale, a nostro avviso e secondo anche i giudici della Corte d'Assise di Caltanissetta che hanno emesso la sentenza del Borsellino quater, Arcangioli non ha fornito risposte soddisfacenti anzi, ha rilasciato “una deposizione ben poco convincente” oltre ad aver avuto un comportamento “molto grave”.
La possibilità che in via d'Amelio ci fossero gli uomini dei servizi segreti era già stata sollevata dalle delicatissime indagini di Nino Di Matteo e Luca Tescaroli, su Bruno Contrada, per concorso in strage, e per chiarire se l'ex numero 2 del Sisde fosse stato presente quel giorno.
Un'ipotesi che fu scandagliata incriminando l’allora funzionario di Polizia Roberto Di Legami che avrebbe rivelato quell’informazione a due suoi colleghi: Umberto Sinico e Raffaele Del Sole, al tempo in forza al ROS. A far emergere l’intera vicenda era stato il tenente dei Carabinieri Carmelo Canale, stretto collaboratore di Paolo Borsellino, processato e poi prosciolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Tuttavia la ricostruzione fornita da tutti questi ufficiali non è mai combaciata e “tra non ricordo”, ritrattazioni e smentite si è messa una pietra tombale sulla questione. Bruno Contrada ha sempre sostenuto di aver appreso della strage (circa un minuto dopo l’esplosione secondo i tabulati) mentre si trovava in mare aperto a bordo dell’imbarcazione dell’amico Gianni Valentino che ha sempre confermato il suo racconto.
La presunta confidenza di Di Legami a Sinico raccontava anche di una relazione di servizio che attestava la presenza di Contrada in via D’Amelio, andata però distrutta.
Ma come mai l'agenda rossa doveva essere fatta sparire quando costituiva una importantissima fonte per le indagini future? Forse perchè Borsellino aveva scoperto la trattativa in corso, confermata da ben due sentenze (una definitiva e una in primo grado) oppure c'erano altre scoperte inquietanti e drammatiche che aveva fatto Paolo riguardo la strage del suo amico e fratello Falcone, ucciso solo 57 giorni prima della bomba in via d'Amelio? Supponiamo che in quella agenda ci fossero i nomi che i pentiti come Salvatore Cancemi rivelano a Di Matteo: Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Nomi che ritornano nei dialoghi del boss Giuseppe Graviano che in carcere parla di Berlusca come se le avesse chiesto un favore.
Oggi Dell'Utri è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa (sentenza definitiva) e per attentato a corpo politico dello Stato (primo grado nel processo trattativa Stato-mafia) ma ricordiamo i duri attacchi che si sollevarono contro i magistrati quando, durante le indagini sulla strage portate avanti principalmente da Nino Di Matteo e Anna Maria Palma, per la prima volta i pentiti fanno il nome di Berlusconi e Marcello Dell'Utri come supposti mandanti esterni delle stragi.
Il lavoro d'indagine “dal basso” fatto da semplici cittadini che vogliono contribuire alla ricerca della verità come ha fatto in questo caso Angelo Garavaglia è sicuramente un prezioso contributo che noi ci auguriamo che la procura e la Dia di Caltanissetta, composte da professionisti e uomini delle forze dell’ordine specializzati in materia, possano accogliere e approfondire per trovare finalmente la verità sulla strage del 19 luglio 1992.

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LE PAROLE DI MARTA FIORE BORSELLINO E L'INIZIO DI UNA NUOVA ANTIMAFIA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

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SALVATORE BORSELLINO: "RITUCCIA, ADESSO AVRO' ANCHE IL TUO SOGNO PER CUI COMBATTERE"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

di Salvatore Borsellino
Ciao Rituccia, ormai ero rimasto forse solo io a chiamarti così, come ti chiamava nostro padre che tra tutti i figli vedeva solo te, prendeva in braccio solo te, la più piccola, provocando la gelosia di noi, i figli maschi più grandi che per indispettirti ti raccontavamo che tu non eri, come noi, figlia dei nostri genitori ma eri stata adottata da una famiglia di povera gente che non ti avevano chiamato Rita, ma Scurpidda. E tu scoppiavi a piangere ma poi, poco dopo, dimenticavi tutto e tornavi a cercarci per avere le nostre carezze con quel tuo sorriso che ti faceva splendere il viso già da piccola e al quale non potevamo resistere.

Quel tuo sorriso che hai voluto portarti via troppo presto per andare a cercare quella Verità per cui hai tanto combattuto direttamente da Paolo, da nostra madre, da Adele, l’altra nostra sorella, la più grande, quella che chiamavamo ‘materna’ solo perché aveva qualche anno più di noi e per questo preferiva stare con i ‘grandi’ piuttosto che partecipare ai nostri giochi troppo ‘da piccoli’.Tu adesso sai la Verità ma mi hai lasciato da solo a lottare, su questa terra, per la Verità e per la Giustizia per quelle stragi che nel ’92 hanno cambiato la nostra vita.Ma non temere, non smetterò di lottare, non mi sento solo, non mi sento più debole.Se prima avevo soltanto la luce di Paolo a rischiararmi la strada, a dare forza alle mie gambe, alle mie parole, adesso ci sarà anche la tua.Se prima avevo solo il sogno di Paolo per cui combattere fino all’ultimo giorno della nostra vita, come ci aveva fatto promettere nostra madre quando ci aveva chiamati il giorno dopo quel tremendo 19 luglio, adesso avrò anche il tuo sogno per cui combattere e non sarà difficile perché il tuo, come quello di Paolo, è soltanto un sogno d’amore.Tratto da: 19luglio1992.com

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LA STRAGE DI GENOVA DEL PONTE MORANDI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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benetton luciano gilberto giuliana carlo

(IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIADUEMILA ALLNEWS)

E adesso arrestate i Benetton
di Giorgio Bongiovanni
Ci complimentiamo con il governo Conte per aver tolto la concessione per le autostrade ai fratelli Benetton dopo il tragico crollo del ponte Morandi che martedì 14 agosto ha causato ben 43 morti. Ora però aspettiamo che venga data alla magistratura la possibilità di indagare a fondo sulle responsabilità di questa evitabile tragedia ed arrestare i Benetton per omicidio colposo (art.589 del cod.p.p.), reato che una volta provato, può prevedere fino a quindici anni di carcere. Difficile pensare che i Benetton, a capo di Aspi (Autostrade per l’Italia), non abbiano responsabilità, dal momento che, malgrado l’allerta e la segnalazione della pila 9, poi crollata, non si è messo in sicurezza il ponte. Ancora una volta i Benetton si sono dimostrati avidi di denaro, non attenti al fatto che lasciare il ponte in quello stato poteva portare alla perdita di vite umane. Un ‘modus operandi’ che sembra caratterizzare spesso il business di questa famiglia imprenditoriale veneta. Un esempio è la vergognosa ingiustizia che la Benetton sta continuando a imporre al popolo Mapuche in Argentina, sottraendogli le terre in cui da millenni il popolo nativo vive. Terre che negli anni ’90, la famiglia Benetton acquisì, grazie all’allora presidente Carlos Menem ad un prezzo irrisorio, confinando i Mapuche in zone marginali e improduttive, o costringendoli alla migrazione nei centri urbani. Nel 2007 però il popolo nativo della Patagonia decise di recuperare il suo territorio ancestrale, e per anni ha dovuto affrontare continui e violenti tentativi di sgombero, nonostante, più tardi nel 2014 l’Istituto Nazionale degli Affari Indigeni (INAI) riconobbe il diritto dei Mapuche sul territorio.

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PIANETA OGGI - SPECIALE 38° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA FS

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

DA BOLOGNA FS: INTERVISTE AI RESPONSABILI ALTARE BUS 37 CHE TRASPORTO' MORTI E FERITI,

A SEGUIRE, I NARRATORI DEL CANTIERE 2 AGOSTO DELLA COMMEMORAZIONE 2017,INSIEME ALLA REGIONE

PRESIDENTE CAMERA DEPUTATI ROBERTO FICO,

PRESIDENTE ASSOCIAZIONE PARENTI DELLE VITTIME PAOLO BOLOGNESI

DA SAN BENEDETTO VAL DI SAMBRO: IMMAGINI ED INTERVISTA AL SINDACO ALESSANDRO SANTONI.

REDAZIONE INVIATO CONDUZIONE E REGIA MASSIMO BONELLA DIRETTORE DELLA TESTATA PIANETA OGGI TV ALLNEWS

PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO SETTIMANALE IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO DT INTERREGIONALE ED ONLINE RST SAIUZ.

 

   

CIAO RITA!

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

borsellino rita paolo falcone c ansadi Lorenzo Baldo
Il ricordo è indelebile: l’anniversario della strage di via D’Amelio del 2000. Fiaccole che ardono sul sentiero sterrato che porta alla “Vignicella”. In un flashback riaffiora il vecchio edificio appartenuto ai Gesuiti (venduto alla fine del 1880 a un’Opera Pia che ha realizzato la “Real casa dei matti”) dove per qualche tempo si è svolta la manifestazione “Legami di memoria”. Molto più che una semplice manifestazione per Rita Borsellino: un’agorà dove ritrovarsi per fare il punto della situazione e per progettare. Ed è quella l’immagine che ci torna alla mente in queste ore. Era il primo anno di Antimafia Duemila, la passione civile di Rita ci colpì immediatamente. Conoscevamo la sua storia dai libri e dagli articoli dei giornali; l’avevamo incontrata in alcune occasioni, ma quella sera le sue parole fecero breccia dentro di noi. Ed è ripensando alla profondità delle sue parole pronunciate in questi anni che vogliamo ricordarla.Zona rimozione
Sono quelle inascoltate, nei 57 giorni tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, le prime parole che vogliamo rammentare. In quel periodo, così come ai tempi del Maxiprocesso, sotto casa di Paolo Borsellino era tornata la ronda dei Carabinieri e la zona rimozione. In Prefettura avevano studiato gli appuntamenti fissi del magistrato durante la settimana: Palazzo di Giustizia, la chiesa di Santa Luisa di Marillac e la visita alla madre in via Mariano D’Amelio. Gli agenti addetti alla sicurezza avevano sollecitato invano l’istituzione di una zona rimozione in quella stessa via. Negli anni successivi Rita Borsellino aveva ricordato la sua grande preoccupazione dopo la strage di Capaci. In quei giorni era stata lei stessa ad avvertire le forze dell’ordine della presenza in via D’Amelio di una macchina abbandonata con i finestrini abbassati. Ma era stata costretta a chiamare tre volte prima che un carro attrezzi portasse via la carcassa. La zona rimozione in via D’Amelio non sarebbe mai stata disposta.Il Cavaliere alla porta
Il 10 ottobre del ’94 l’ex premier Silvio Berlusconi si era recato in via D’Amelio e – a favor di telecamera – aveva suonato senza preavviso al campanello di Rita Borsellino chiedendo inutilmente di salire. Rita si era limitata a rispondere al citofono alla sua domanda su cosa potesse fare per combattere la mafia: “Tutto – aveva risposto di getto –, perché siete al Governo”, lasciando di stucco il Cavaliere che aveva sperato inutilmente di strumentalizzare a suo uso e consumo quell’incontro.L’agenda rossa
Nella motivazione della sentenza della Cassazione che aveva prosciolto l’ufficiale dei Carabinieri Giovanni Arcangioli, nell’ambito dell’inchiesta sulla sparizione dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, veniva messo addirittura in dubbio la presenza di quell’agenda. Sconcerto, disillusione, e un briciolo di speranza nelle parole di Rita: “Il momento attuale è peggiore del ’92. Allora sapevamo chi erano gli amici e chi i nemici, con tutti i limiti del caso si sapeva a chi affidare la propria fiducia. Oggi non è così. Sappiamo che non possiamo fidarci praticamente di nessuno. Per anni ci sono state dette bugie proposte come verità. Oggi sappiamo che non c’è verità. La caparbietà dei magistrati che continuano a cercarla è il modo più bello per raccogliere l’eredità di Paolo”.La protezione che le mancava
Non si era risparmiata Rita Borsellino quando

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PIANETA OGGI REPORTER - SPECIALE XXVI ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI VIA D'AMELIO (PARTE 3)

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

DA PALERMO INTERVISTE A:

ANTONIO  INGROIA COLUI CHE HA AVVIATO IL PROCESSO STATO MAFIA, A SEGUIRE

ANNALISA  INSARDA'  ATTRICE,

ALFREDO  RUSSO  SCORTA CIVICA DI PALERMO.

IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO DT INTERREGIONALE,

REDAZIONE, CONDUZIONE, E REGIA DI MASSIMO BONELLA DIRETTORE DI PIANETA OGGI TV ALLNEWS.

   

PIANETA OGGI REPORTER - SPECIALE XXVI ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI VIA D'AMELIO (PARTE 2)

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

INTERVISTE A:

ON. PIERA AIELLO A CURA DI ADRIANA G. GNANI

I RAGAZZI SI OUR VOICE MOVIMENTO CULTURALE INTERNAZIONALE

ROBERTO DOMINICI ASSOCIAZIONE LIBERA

PROGRAMMA IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO INTERREGIONALE DT, RST SAIUZ E ANTIMAFIA DUEMILA.

CONDUZIONE, REDAZIONE E REGIA DI MASSIMO BONELLA DIR. DI PIANETA OGGI TV ALL NEWS

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PIANETA OGGI TV INFORMA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

XXVI ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI VIA D'AMELIO, ALTRE INTERVISTE DA VIA D'AMELIO E NON SOLO PROGRAMMATE PROSSIMAMENTE SU PIANETA OGGI TV.

 

   

RST SAIUZ "OSSERVATORIO ANTIMAFIA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

DA PALERMO, INTERVISTA A MAURO FASO COLLABORAZTORE DI RADIO IN DI PALERMO.

   

IN CHE STATO E' LA MAFIA? - 17 LUGLIO 2017

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Trasmesso dal vivo in streaming il 17 lug 2017 - DA ANTIMAFIA DUEMILA TV 2017

Palermo, lunedì 17 luglio 2017 ore 20, presso l'Atrio della Facoltà di Giurisprudenza (via Maqueda, 172) in occasione dell'anniversario della strage di via d'Amelio avrà luogo la conferenza “In che Stato è la mafia?”, organizzato dall'Associazione culturale Falcone e Borsellino in collaborazione con la Rete Universitaria Mediterranea e ContrariaMente. A 25 anni dalla bomba che uccise Paolo Borsellino insieme agli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, resta ancora senza volto chi, dietro Cosa nostra, volle e ordinò l'eliminazione del magistrato a soli 57 giorni dalla strage di Capaci. Ferite ancora aperte, che non potranno essere sanate fino a che non sarà data piena risposta a questi interrogativi irrisolti. Interverranno in qualità di relatori Nino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia; Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto di Reggio Calabria; Gianfranco Donadio, magistrato e attuale componente della commissione Moro; Antonio Ingroia, avvocato ed ex pm di Palermo; Saverio Lodato, giornalista e scrittore; Salvatore Borsellino, fondatore del movimento Agende Rosse e fratello di Paolo Borsellino; e il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni. La conferenza sarà moderata dallo scrittore e giornalista Maurizio Torrealta. L'ingresso è libero!
 
 
 
 

 

   

SPECIALE: VIA D'AMELIO 19 LUGLIO 2018

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

   

"PAOLO BORSELLINO: PEZZI MANCANTI DI UNA STRAGE ANNUNCIATA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Trasmesso dal vivo in streaming il 17 lug 2018
Palermo, lunedì 17 luglio 2018 ore 20,30 presso l'Atrio della Facoltà di Giurisprudenza (via Maqueda, 172) in occasione dell'anniversario della strage di via d'Amelio avrà luogo la conferenza "Paolo Borsellino: pezzi mancanti di una strage annunciata", organizzato dall'Associazione culturale Falcone e Borsellino in collaborazione con la Rete Universitaria Mediterranea e ContrariaMente. Ventisei anni dopo la bomba che uccise il giudice Paolo Borsellino insieme agli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, due sentenze (trattativa Stato-Mafia e Borsellino quater) hanno offerto nuovi segmenti di verità su quella stagione di stragi facendo sorgere, alla luce dei numerosi pezzi mancanti, ulteriori interrogativi su una strage "annunciata". Oltre al depistaggio il quesito che resta ancora aperto è chi, dietro Cosa nostra, volle e ordinò l'eliminazione del magistrato a soli 57 giorni dalla strage di Capaci. Dopo i saluti di Giuseppe Di Chiara, professore ordinario di diritto processuale penale, e di Manfredi Germanà per Contrariamente, interverranno in qualità di relatori Antonio Ingroia, avvocato ed ex pm di Palermo; Salvatore Borsellino, fondatore del movimento Agende Rosse e fratello di Paolo Borsellino; Giorgio Bongiovanni ed Anna Petrozzi, direttore e capo redattrice di ANTIMAFIADuemila; e l'attrice Annalisa Insardà che leggerà alcuni stralci della requisitoria del processo Trattativa.
 
 
 
 

 

   

XXVI ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI VIA D'AMELIO - PALERMO 17-19 LUGLIO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

 

20180711 anniversario strage via damelio palermoCome tutti gli anni dal 2009, anche quest’anno ci troviamo a Palermo insieme a Salvatore Borsellino in occasione del 19 luglio, 26° anniversario della strage in cui persero la vita Paolo Borsellino e cinque dei suoi agenti di scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli.
La manifestazione si articolerà su tre giorni con una serie di iniziative.PROGRAMMA MARTEDÌ 17 LUGLIOVia della Vetriera, 57, Palermo
ore 17 - 3° compleanno della "Casa di Paolo"-
ore 18 - 4° edizione del triangolare di calcetto "La legalità scende in campo".Facoltà di Giurisprudenza, Via Maqueda 172, Palermo
ore 20:30Convegno promosso da AntimafiaDuemila "Paolo Borsellino: pezzi mancanti di una strage annunciata".MERCOLEDÌ 18 LUGLIOore 17 - Presentazione del libro della ciclostaffetta "L’agenda ritrovata - Il diario", Prospero Editore (Cantieri culturali della Zisa sala Deseta)
ore 21 - "Acchianata" (salita) in notturna al monte Pellegrino (partenza da via D’Amelio)
ore 23 - Veglia in via D’AmelioGIOVEDÌ 19 LUGLIOParco Uditore, Palermo
ore 9 - Piantumazione di alberi in memoria di Agende Rosse (parco Uditore)Via D’Amelio Palermo
ore 15Interventi dal palco in Via D’Amelio “Le nuove generazioni respireranno il fresco profumo di libertà?”
Concorso Laura Borruso “Un giorno questa terra sarà bellissima”ore 16.58 - Minuto di silenzio
ore 18 - Presentazione del libro “La Repubblica delle Stragi”. Intervengono Salvatore Borsellino, Roberto Scarpinato, Giovanni Spinosa, Fabio Repici e Giuseppe Lo Bianco.
ore 19.30 - Video con materiale inedito “Nuove ipotesi sul furto dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino”Per accrediti stampa: Clicca qui!Fonte: 19luglio1992.com

 

PRESENTE RST SAIUZ / PIANETA OGGI TV ALLNEWS

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RAPPORTO ECOMAFIE, UN BUSINESS DA 14 MILIARDI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

rapporto ecomafie 2018Nel 2017 cresciuti il numero di arresti ed inchieste
di AMDuemila
Quattordici miliardi di euro. E' questo il "fatturato" che il business delle Ecomafie è stato capace di "chiudere" lo scorso anno, con un incremento del 9,4%, secondo i dati del rapporto "Ecomafie 2018" stilato da Legambiente e presentato oggi alla Camera.
Dal traffico dei rifiuti agli abusi edilizi, ancora una volta sono stati messi in fila i danni che le criminalità organizzate mettono in atto. Osservando il dato delle Regioni emerge che la Campania è ancora una volta in testa per il numero di reati seguita da Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio. Il settore più a rischio è proprio quello dei rifiuti dove si concentra quasi un quarto dei crimini ambientali. A seguire ci sono quello degli animali e della fauna selvatica (23%), incendi boschivi (21%) e ciclo illegale del cemento e abusivismo edilizio (13%) con ben 17mila costruzioni illegali.
Di fronte a questa situazione c'è però un dato confortante, ovvero che nel 2017 c'è stata un'importante crescita nel numero di arresti per crimini contro l'ambiente e di inchieste sui traffici illegali di rifiuti come mai prima nel nostro Paese.
Infatti nel 2017 sono state avviate 76 inchieste per traffico organizzato di rifiuti (erano 32 nel 2016), con 177 arresti, 992 presunti trafficanti denunciati a cui si aggiunge il sequestro di 4,4 milioni di tonnellate di spazzatura.
E Legambiente per rendere l'immagine la paragona ad "una fila ininterrotta di 181.287 tir per 2.500 km” con fanghi industriali, polveri di abbattimento fumi, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, materiali plastici, scarti metallici, carta e cartone tra i tipi di rifiuti più trafficati.
Importanti le inchieste sviluppate dalla Dda di Brescia e Noe di Milano che ha fatto luce sulle nuove rotte del traffico di rifiuti da Sud a Nord, o ancora le inchieste condotte dalla Dda di Firenze, dalla Procura di Livorno ed i Carabinieri forestali.
Purtroppo diminuiscono solo in maniera lieve i reati sull'edilizia con 3908 infrazioni e quasi 5mila persone denunciate. Secondo Legambiente la flessione “testimonia come - dopo anni di recessione significativa - l’edilizia, e quindi anche quella in nero, abbia ricominciato a lavorare”.
Ed è proprio in questo settore che per il Presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, è necessario un nuovo impegno per "completare la rivoluzione avviata con la legge sugli ecoreati e affidare allo Stato la competenza sulle demolizioni degli abusi edilizi".
In questo momento, infatti, "solo pochi e impavidi sindaci hanno il coraggio di far muovere le ruspe, rischiando in prima persona. Più in generale, le poche demolizioni realizzate sono da attribuire al lavoro delle procure”.

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I MANDANTI ESTERNI DELLA STRAGE DI VIA D'AMELIO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

borsellino paolo tg1 agenda rossadi Giorgio Bongiovanni
Il 19 luglio 1992, in via d'Amelio, è andata in scena una vera e propria strage di Stato. Ecco quel che è accaduto ormai 26 anni fa. Le motivazioni della sentenza della Corte d'Assise di Caltanissetta sul processo Borsellino quater mettono in evidenza i contorni del depistaggio e di quelle zone d'ombra su cui oggi è necessario far luce.
La mafia ha eseguito materialmente una parte della strage ma, possiamo dirlo, è sempre più evidente che non fosse da sola.
Quando intervistai il collaboratore di giustizia, Totò Cancemi, mi disse che “Riina è stato preso per la manina per fare le stragi”. I giudici nisseni, parlando dell'accelerazione sulla strage, appena 57 giorni dopo quella di Capaci, hanno ricordato le parole dell'ex boss di Porta nuova, il quale aveva spiegato che da giugno 1992 i "discorsi" su Borsellino diventarono più pressanti e che lo stesso capo dei capi si assumeva la responsabilità e la paternità di uccidere subito il giudice. E anche le parole del collaboratore Nino Giuffré sui sondaggi e le "tastate di polso" esterne a Cosa nostra non possono essere dimenticate.
Ed è espressamente chiarito che il magistrato palermitano "rappresentava un pesantissimo ostacolo alla realizzazione dei disegni criminali non soltanto dell’associazione mafiosa, ma anche di molteplici settori del mondo sociale, dell’economia e della politica compromessi con 'Cosa Nostra'".
Quindi, senza entrare nel merito della questione "trattativa Stato-mafia" (oggetto di altro procedimento su cui si è espressa lo scorso 20 aprile la Corte d'assise di Palermo -, i giudici scrivono che "appare incontestabile come la strage di Via D’Amelio, inserita nella complessiva strategia stragista di cui si è ampiamente riferito, oltre a soddisfare un viscerale istinto vendicativo, si proponesse il fine di “spargere terrore” allo scopo di “destare panico nella popolazione”, di creare una situazione di diffuso allarme che piegasse la resistenza delle Istituzioni, così costringendo gli organi dello Stato a sedere da 'vinti' al tavolo della 'trattativa' per accettare le condizioni che il Riina ed i suoi sodali intendevano imporre".
Come giustamente ha ricordato Saverio Lodato le sentenze di Palermo e di Caltanissetta hanno il merito di mettere alla luce le responsabilità che pezzi di Stato e delle istituzioni hanno avuto negli anni delle bombe.
Il "nodo” dei mandanti esterni si intreccia anche con la scomparsa dell'agenda rossa ed il depistaggio che è stato definito come il "più grande della storia".
I processi che si sono fin qui celebrati hanno offerto una parte della verità. E non è un caso se anche la sentenza del "quater" riprende le motivazioni del "Borsellino ter". Proprio in quest'ultimo si parla delle piste che portano al possibile collegamento tra l’accelerazione della strage di via d'Amelio e la trattativa Ciancimino-Ros dei Carabinieri; ma anche del fatto (così come riferiva sempre Cancemi) che Riina citava Berlusconi e Dell’Utri come soggetti da appoggiare "ora e in futuro", e rassicurava gli altri componenti della Cupola che fare quella strage sarebbe stato alla lunga "un bene per tutta Cosa nostra".
La motivazioni della sentenza, depositate sabato, affrontano anche il tema degli "elementi di verità" con cui è stato imboccato Scarantino chiarendo che il depistaggio, così come aveva spiegato il pm Nino Di Matteo in Commissione antimafia, era iniziato immediatamente dopo la strage (due anni prima dal momento in cui Di Matteo si era occupato delle indagini).
Una "pista" viene indicata in seno a quei Servizi di sicurezza che già il giorno dopo la strage furono coinvolti direttamente dal Procuratore capo di Caltanissetta, Gianni Tinebra. Fu lui a chiedere aiuto per le indagini all'ex numero due del Sisde Bruno Contrada. E pesano come macigni le note che lo stesso Servizio segreto civile diffuse proprio nelle prime fasi delle indagini.
La prima è quella del 13 agosto 1992 dove il Centro di Palermo comunicava alla Direzione del Sisde di Roma che “a seguito di ‘contatti informali’ con gli investigatori della Questura di Palermo, anticipazioni sullo sviluppo delle indagini relative alla strage di via d’Amelio circa gli autori del furto della macchina ed il luogo ove la stessa ‘sarebbe stata custodita prima di essere utilizzata nell’attentato'”.
Un'informazione incredibile tenuto conto della tempistica che precede di diverso tempo la comparsa sulla scena di Candura e Scarantino (ufficialmente le prime fonti di accusa che portavano in direzione della Guadagna). Poi ci sono le note del 17 ottobre '92, firmata da Lorenzo Narracci (vice capocentro del Sisde di Palermo), in cui venivano inseriti i nomi di Luciano Valenti, Roberto Valenti e Salvatore Candura; e sempre di ottobre è la nota del centro Sisde di Palermo che informò gli uffici centrali del servizio e quindi la Questura di Caltanissetta circa le parentele mafiose “importanti” di Scarantino. Tra queste non vi era solo il cognato Salvatore Profeta, uomo d’onore della famiglia mafiosa di S. Maria di Gesù ma che con Scarantino non aveva alcun legame di collaborazione criminale. L'intelligence ipotizzava, infatti, una lontana, ma mai accertata, parentela con la famiglia Madonia di Resuttana. Ci fu dunque una spinta dei Servizi verso quella falsa verità? La Corte d'Assise punta il dito contro gli investigatori ed in particolare contro l'allora Capo della Polizia, Arnaldo La Barbera, stabilendo un collegamento anche con la vicenda della sparizione dell'Agenda Rossa.
Misteri su misteri. Questi elementi, a cui si aggiungono le dichiarazioni coincidenti tra Gaspare Spatuzza e Scarantino sulle modalità del furto dell'auto e del ricovero in un garage; ma anche gli aspetti riguardanti la presenza di un uomo "non appartenente a Cosa

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LA MUSICA E' CAMBIATA. LO STATO DIETRO VIA D'AMELIO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

lodato saverio cprof c paolo bassani 2018di Saverio Lodato
"È uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana". Che si poteva dire di più? Parole che non potrebbero essere più chiare. Parole che sono alla base della riapertura delle indagini su poliziotti ancora in servizio, sospettati di reati pesantissimi. Parole che definiscono un orrendo scenario sullo sfondo della strage in cui persero la vita Paolo Borsellino e uomini e donne della sua scorta. E che si spingono oltre, indicando in quell'Arnaldo La Barbera, poliziotto che guidava la task force sulle indagini, il Depistatore Principe con un ruolo diretto nella sparizione "dell'Agenda rossa".
Le motivazioni della sentenza quater su via d'Amelio, Corte d'Assise presieduta da Antonio Balsamo, giudice a latere, Janos Barlotti, andranno a fare il paio con quelle, che presto leggeremo, di Alfredo Montalto, presidente della seconda Corte d'Assise di Palermo, e di Stefania Brambille, a seguito della pesante condanna inflitta agli imputati per la Trattativa Stato-Mafia.
Cosa diranno ora i minimalisti della materia, quelli che volevano convincerci che avevamo assistito a uno stragismo straccione, frutto solo di responsabilità mafiose?
La suoneranno ancora la musichetta dei pubblici ministeri che, divorati dal protagonismo, inseguono "entità superiori", oltre Cosa Nostra, che invece non esistono in natura?
E certi storici la diranno qualche parolina per spiegarci i comportamenti di interi pezzi deviati dello Stato?
Capiranno tutti, minimalisti, storici e opinionisti del travestimento della verità, che la musica è cambiata? Che, un quarto di secolo dopo, con piede lento, la magistratura sta rimettendo ordine?
Si rassegneranno all'evidenza che non di solo Mafia fu insanguinata l'Italia?
Ne dubitiamo. Ci sono sempre sembrati troppo ostinati nell'errore, quasi avessero qualche peccatuccio da farsi perdonare.Foto © Paolo Bassani Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. La rubrica di Saverio Lodato

 

   

PANDORA TV - SPECIALE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

TOLTA LA SCORTA AD ANTONIO INGROIA.

   

STRAGE USTICA, DARIA BONFIETTI: "IL NUOVO GOVERNO SI IMPEGNI PER LA VERITA'"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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Erano quasi le ore 21 del 27 giugno 1980 quando il Dc-9 I-Tigi Itavia, in volo da Bologna a Palermo con il nominativo radio IH870, scomparve dagli schermi del radar del centro di controllo aereo di Roma. Il caso di quell'aereo, precipitato nel mar Tirreno, in acque internazionali, tra le isole di Ponza e Ustica, con ben 81 vittime (77 passeggeri, tra cui 11 bambini e quattro membri dell'equipaggio) è uno dei tanti misteri su cui non vi è ancora una verità.
A 38 anni di distanza è ancora forte il grido di chi chiede di conoscerla.
Daria Bonfietti, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica, dice con forza, nel corso del suo intervento in Comune a Bologna, di credere ancora "che sia possibile la piena verità sulla Strage di Ustica e dare in ogni modo sostegno all'impegno della Magistratura". Un appello accorato rivolto, in particolare, al Governo appena insediato, "per operare con determinazione sia a livello internazionale, per ottenere risposte adeguate alle rogatorie, sia sul piano interno per una puntuale attuazione della direttiva Renzi che deve permettere effettivamente di rendere pubblica tutta la documentazione delle amministrazioni dello Stato sulle stragi". A questo riguardo ha, tra l'altro, chiesto direttamente a Matteo Piantedosi, fino a pochi giorni fa prefetto di Bologna, nuovo capo gabinetto di Salvini "di affrontare, dalla sua nuova posizione, la questione non irrilevante di totale mancanza di documentazione proveniente dalla Prefettura di Bologna". "Il susseguirsi di sentenze civili definitive - ha sottolineato Bonfietti - che facendo propria la ricostruzione sulle cause dell'evento formulata dal giudice Priore e cioè che il Dc9 è stato abbattuto, riconoscono la colpevolezza dei Ministeri dei Trasporti e della Difesa, il primo per non aver garantito la sicurezza del volo e il secondo per avere ostacolato in ogni modo l'accertamento della verità".
Sono infatti tre le sentenze della Cassazione civile che hanno stabilito che il DC9 fu abbattuto da un missile, condannando i ministeri della Difesa e dei Trasporti a pagare un risarcimento ai familiari delle vittime e agli eredi di Aldo Davanzali, patron dell'Itavia, per non avere garantito la sicurezza del nostro spazio aereo.
Dall'altra parte c'è una sentenza della Cassazione penale, del 2004 in cui fu assolto dall'accusa di depistaggio il vertice dell'Aeronautica del 1980 (che però era stato condannato in primo grado), concludendo che "le ipotesi dell'abbattimento dell'aereo ad opera di un missile o di una esplosione a bordo non hanno trovato conferma" poiché "in termini di certezza nulla è emerso dalle perizie e dalle consulenze tecniche delle varie commissioni che si sono succedute nel tempo".
Tuttavia non si spiega come sia stato possibile piazzare l'eventuale ordigno. Non solo. Non si tiene conto che non vi è presenza di tracce di esplosivo sull'asse della toilette, che sarebbe stata a mezzo metro di distanza dalla suddetta bomba e che fu poi ripescata integra. Tanti dunque gli interrogativi che sono rimasti aperti.
Oggi si apprende che i magistrati della Procura della Repubblica di Roma, che indagano sulla strage sarebbero pronti a partire per gli Stati Uniti, dove vorrebbero interrogare Brian Sandlin, ex membro dell'equipaggio della USS Saratoga (CV 60), che la sera del 27 giugno 1980 era in servizio sul ponte della portaerei USS Saratoga (CV 60) e che afferma di aver visto due F-4J Phantom della squadriglia "Fighting 103" rientrare al termine di una missione di combattimento contro due Mig libici senza più l'armamento sotto le ali.
Andrea Purgatori, conduttore della trasmissione Atlantide, rivela che anche un altro soggetto, un secondo membro dell'equipaggio della USS Saratoga (S.G.) anche lui di guardia quella sera sul ponte, avrebbe confermato la stessa versione in un'intervista telefonica che verrà trasmessa questa sera. Insomma la ricerca della verità prosegue e, così come ha detto il Presidente della Camera Roberto Fico, "la legittima aspettativa di vedere finalmente restituita la verità su questa pagina drammatica della nostra storia, frustrata da depistaggi, complotti e silenzi anche da parte di alcuni settori deviati dell'apparato statale, non può essere ulteriormente disattesa"

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