Sabato, Agosto 19, 2017
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

SAVERIO LODATO: 40 ANNI DI STATO - MAFIA

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INTERVISTA AL GIORNALISTA SCRITTORE SAVERIO LODATO A CURA DI GIORGIO BONGIOVANNI DIRETTORE DI ANTIMAFIA DUEMILA

www.antimafiaduemila.com

 

SPECIALE: ROMPIAMO IL SILENZIO ATTORNO AL MAGISTRATO DI PALERMO ANTONINO DI MATTEO

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Continua la campagna delle Agende Rosse e Scorta Civica per diffondere l'appello #Rompiamo il silenzio attorno al pm Nino Di Matteo raccogliendo le testimonianze di personaggi pubblici della società civile, istituzioni e mondo dello spettacolo. Questa volta a richiamare tutti a Roma è il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e l'attore Giorgio Tirabassi che nelle miniserie Tv "Paolo Borsellino", andata in onda nel novembre 2004 su Canale 5 e in replica quattro anni più tardi su Rete4, ha interpretato il giudice palermitano ucciso dalla mafia. A sottolineare l'importanza di esprimere il sostegno al magistrato Di Matteo ci sono anche altri uomini dello spettacolo: Giulio Cavalli, Maurizio Bologna e Marco Manera. Il primo è attore teatrale e scrittore che oltre a mettere in scena diversi spettacoli per denunciare le realtà di mafia e corruzione ha scritto alcuni libri. Ultima sua opera letteraria uscita a settembre è il romanzo "Mio padre in una scatola da scarpe". Il secondo anch'esso attore e autore oltre che regista ha recentemente partecipato a due film importanti sul tema mafia: “La mafia uccide solo d’estate” di Pif e “La Trattativa” di Sabina Guzzanti, dove interpreta la parte di Marcello Dell’Utri. Infine a chiudere l'appello c'è appunto Marco Manera, coinvolgente attore comico palermitano che si occupa anche di teatro e cabaret.Questo entusiasmo contagiante che si sta diffondendo tra cittadini e personaggi pubblici speriamo che coinvolga il più possibile e stimoli la cittadinanza ad una partecipazione cosciente e massiva che riempia la piazza romana il 14 novembre prossimo.

 

PABLO MEDINA COLLEGA ED AMICO GIORNALISTA ANTIMAFIA, IL RICORDO

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DUCUMENTARIO DI JEAN GIORGES ALMENDRAS

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA.

 

INTERVISTA A DON LUIGI CIOTTI"NOI STIAMO CON DI MATTEO"

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA www.antimafiaduemila.com

ANTIMAFIA DUEMILA TV.

 

TIERRA VIVA TV - PROGRAMMAZIONE

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LIVE:

http://original.livestream.com/tierraviva

 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "COLLUSI" OGGI A VENEZIA

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Presentazione del libro 'Collusi' - Venezia, 5 Ottobre

Dettagli

Pubblicato: 22 Settembre 2015

Il Movimento Agende Rosse di Venezia - gruppo Eddie Walter Cosina è lieto di invitarvi all'incontro 'Il gioco grande del malaffare - Perché parlare ancora di mafia?' Il dibattito sarà l'occasione per presentare il libro 'Collusi' scritto da Antonino di Matteo e Salvo Palazzolo (Ed. BUR).
L'incontro avrà luogo lunedì 5 ottobre 2015 alle ore 18.30 presso l'Hotel Cà Sagredo a Venezia (Campo Santa Sofia,

Ca' D'Oro, Cannaregio 4198).

L'evento sarà trasmesso in diretta streaming!

 

   

SAVIANO E DI MATTEO

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di Sabina Guzzanti
Aiutatemi a capire.
Oggi si parla di SAVIANO che avrebbe plagiato delle notizie e ne avrebbe riportate altre senza citare le fonti.
Se ne parla perché ne ha parlato il Daily Beast, ma è una notizia vecchia come il cucco, che non riguarda solo zero zero zero, ma anche e soprattutto Gomorra e le osservazioni fatte dal giornalista americano le ha fatte in modo assai più puntuale e documentato Alessandro Dal lago in un libro intitolato Eroi di Carta, a suo tempo accusato nemmeno troppo velatamente di complicità con la camorra, quando le sue osservazioni erano di semplice buon senso.
C'è un libro di Balestrini, che si intitola Sandokan che contiene molti episodi identici a Gomorra ed è uscito nel 2004.
Oggi però è uscita anche UN'ALTRA notizia di cui non parla nessuno se non Repubblica e solo nell’edizione di Palermo.
La notizia è che “L’ESPLOSIVO per l’attentato al pm Nino Di Matteo è stato trasferito in un altro nascondiglio sicuro” a detta di un mafioso.
E’ il terzo pentito che parla del progetto di questo attentato se

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UN ALTRO PENTITO CONFERMA: C'E' L'ESPLOSIVO PER DI MATTEO"

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Si tratta di Francesco Chiarello: “E' stato trasferito in un nascondiglio sicuro”
di Aaron Pettinari
“L’esplosivo per l’attentato al pm Nino Di Matteo è stato trasferito in un altro nascondiglio sicuro”. E' la rivelazione dell'ultimo pentito, ex boss di Borgo Vecchio, Francesco Chiarello. A dare la notizia è il quotidiano La Repubblica, incredibilmente soltanto nell'edizione locale di Palermo e non in quella nazionale, che mette in evidenza come il collaboratore di giustizia, con le sue dichiarazioni, ha già fatto riaprire le indagini sull'omicidio dell'avvocato Enzo Fragalà. In particolare Chiarello riferisce di aver appreso dell'esistenza dell'esplosivo dal suo compagno di cella, Camillo Graziano, figlio di quel Vincenzo Graziano accusato dal pentito Vito Galatolo di aver conservato l'esplosivo, acquistato in Calabria tra il 2012 ed il 2013, che doveva essere usato contro il pm del pool trattativa Stato-mafia. “Camillo Graziano – ha detto il pentito ai pm di Palermo Caterina Malagoli e Francesca Mazzocco, che stanno raccogliendo le sue dichiarazioni - mi disse che per fortuna suo padre era stato scarcerato, così aveva potuto spostare il tritolo”. Immediatamente il verbale su Vincenzo Graziano è stato trasmesso alla Procura di Caltanissetta che indaga proprio sul progetto di attentato nei confronti di Di Matteo.

Si tratta di un importante riscontro a quanto dichiarato da Vito Galatolo lo scorso anno. L'ex boss dell'Acquasanta, saputo che Graziano era stato scarcerato nel luglio dal tribunale del riesame, aveva deciso di collaborare con i giudici di Palermo. Con una lettera aveva chiesto un

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TRITOLO PER DI MATTEO, SILENZIO DI MORTE

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di Giorgio Bongiovanni
“I centocinquanta chili di tritolo per uccidere Nino Di Matteo? Non si trovano, le ricerche non hanno dato esito. Sicuri che esistono?”. Nessuno lo ha detto direttamente ma non sono mancati i “perbenisti” e “benpensanti” che hanno parlato di “psicosi dilagante” fatta di continui allarmi “il cui protrarsi da alcuni anni può indurre al dubbio” sul rischio che il magistrato che indaga sulla trattativa Stato-mafia corre da quando il Capo dei capi, Totò Riina, ha lanciato i suoi strali di morte dal carcere “Opera” di Milano.
Cosa diranno oggi che un nuovo pentito, l'ex boss di Borgo Vecchio Francesco Chiarello, conferma in qualche modo quanto riferito dai collaboratori di giustizia Vito Galatolo, Antonino Zarcone e Carmelo D'Amico? Forse che Nino Di Matteo “si è fatto il pentito da solo”. Ce lo aspettiamo da un momento all'altro che qualcuno, qualche “mente raffinatissima”, qualche oscuro potente, “giovane rampante” o “vecchio saggio”, dica che “il pm della trattativa si crea pentiti a suo uso e consumo”.
Chiarello dice chiaramente che il tritolo si trova in qualche luogo di questa disgraziata città, nascosto chissà dove. E la sua fonte altri non è che il figlio del boss dell'Acquasanta Vincenzo Graziano. Proprio quest'ultimo, arrestato nel dicembre 2014, secondo quanto riportato da Vito Galatolo, era l'uomo incaricato di custodire i centocinquanta chili di esplosivo. In un primo momento erano stati nascosti dentro dei barili. Oggi ancora non è dato saperlo.
La notizia delle nuove rivelazioni di Chiarello viene riportata dal quotidiano

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ALMENO 700 MORTI ALLA MECCA

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CALCA DI FEDELI ALLA MECCA, ALMENO 700 MORTI


Strage nella città saudita nel primo giorno della Festa del Sacrificio. Centinaia i feriti


Strage alla Mecca nella Festa del Sacrificio, il momento culminante del pellegrinaggio al luogo santo dell’Islam: alle porte della città saudita, la ressa di fedeli che si accalcavano per il rituale della “lapidazione di Satana” ha provocato almeno 717 morti e oltre 800 feriti.  


LA RESSA  
L’incidente è avvenuto nella valle di Mina, a una decina di chilometri dalla Mecca, mentre i fedeli si riversavano dai campi dove dormono al luogo dove compiono il rito della lapidazione dei tre pilastri che rappresentano le tentazioni del diavolo. La calca si è formata intorno alle 7 all’incrocio tra le strade 204 e 223. La 204 è una delle principali arterie che portano dai campi di Mina a Jamarat, il luogo dove i pellegrini lapidano il diavolo: la ressa si è scatenata quando centinaia persone che si allontanavano si sono scontrate con l’enorme flusso di pellegrini che vi volevano accedere.


LA STRAGE PIÙ GRAVE  

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IN PRIMO PIANO: GIORNALISTA COLOMBIANA UCCISA, ANCORA LACRIME IN AMERICA LATINA

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Giornalista colombiana uccisa, ancora lacrime in America Latina

Dettagli

Pubblicato: 17 Settembre 2015

di Jean Georges Almendras
Flor Alba Núñez Vargas, 28 anni, cammina lentamente verso la sede della stazione radio “La Preferida”, nel dipartimento di Huila – al centro della Colombia - dove lavora come giornalista e direttrice. La giornalista indossa una maglietta bianca e non può immaginare che dietro, a pochi metri, è inseguita da un uomo con il viso coperto da un casco da motociclista. Sono passate le 11 e 30 della mattina di giovedì 10 settembre del 2015.
Una videocamera a circuito chiuso di un negozio situato di fronte all’ingresso della radio filma il momento in cui la giornalista entra alla stazione radio dalla porta principale, a sud della città di Pitalito, nel quartiere Cálamo.
Si vede Flor Alba Núñez attraversare la soglia d’ingresso della radio, di spalle alla strada, e attendere qualche secondo che qualcuno apra la porta. In quel preciso istante lo sconosciuto con il casco, giacca nera e bordi di colore azzurro, si avvicina a lei, estrae un'arma da fuoco - una pistola di grosso calibro – e le spara dietro la schiena. Un colpo alla nuca e l'altro alla zona dorsale. L'autore degli spari si gira e torna sui suoi passi. Lascia dietro il corpo di Flor Alba dissanguardi sul pavimento della radio.
I suoi colleghi, vincendo lo shock, si apprestano a portarla in un ospedale vicino. Ma è già tardi, i proiettili hanno distrutto gli organi vitali.
Flor Alba è morta.

Ancora una volta il giornalismo dell'America Latina deve registrare una nuova perdita

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I DE STEFANO. LA 'NDRANGHETA E I POTENTI "INVISIBILI"

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di Giorgio Bongiovanni
Tornano in libertà i boss De Stefano, un cognome e una garanzia negli ambienti di 'ndrangheta, una delle colonne portanti dell'organizzazione criminale calabrese. Orazio, Giovanni, Carmine tra meno di due anni, e poi c'è Paolo Rosario, inserito fino al 2009 nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia e a piede libero da alcuni giorni per liberazione anticipata, dovuta ad una brillante carriera universitaria iniziata dietro le sbarre. Dal 2008, dopo l'arresto del cugino Giuseppe, aveva assunto il ruolo di guida della cosca fino al momento della sua cattura.
Purtroppo, non crediamo che il provocatorio appello lanciato da Klaus Davi a Paolo Rosario ("Ci può dire se rinnega la 'ndrangheta?") verrà mai raccolto dal laureando in giurisprudenza. Le regole dell'organizzazione sono troppo ferree, al pari di quelle di Cosa nostra, per poter pensare che un De Stefano decida, dalla sera alla mattina, di tagliare i ponti con la famiglia di sangue e di mafia, essendo insieme ai suoi consanguinei tra i rappresentanti della 'ndrangheta a livello mondiale. Da lì si può uscire solo collaborando totalmente con la giustizia. Oppure da morto.

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PRONTA UNA CELLA PER NENECO

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Pronta una cella per “Neneco”

di Jean Georges Almendras - 27 agosto 2015
A metà settembre o giù di lì, salvo contrattempi, sbarcherà in Paraguay l'ex sindaco di Ypejhú, Vilmar "Neneco" Acosta dopo che lo scorso 25 agosto il Tribunale Supremo del Brasile ha deliberato all'unanimità per la sua estradizione. Una notizia che, appena resa ufficiale dalle autorità brasiliane, è stata resa nota su tutti gli organi d'informazione paraguaiani. All'emittente Abc Color è stata persino effettuata una manifestazione pubblica. I giornalisti si sono radunati di fronte alla sede del giornale, come fecero in quel pomeriggio di ottobre, quando dei criminali misero fine alla vita del loro collega Pablo Medina  e della giovane Antonia Almada.  
Subito dopo il duplice omicidio i cittadini paraguaiani e le autorità identificarono i volti degli assassini: gli esecutori materiali ed i mandanti. I primi erano il fratello di Vilmar Acosta e suo nipote, cioè: Wilson Acosta e Flavio Acosta, attualmente latitanti. In quanto ai mandanti: i sospetti caddero subito sull’ex sindaco della città di Ypejhú, Vilmar Acosta, alias "Neneco", ma non si esclude che altri personaggi della malavita e del sistema politico abbiano preso parte alla decisione di uccidere il giornalista. Esecuzione portata a termine nelle prime ore del pomeriggio del 16 ottobre del 2014, in una zona rurale di Villa Ygatimí, nel dipartimento di Canindeyú. 

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IN PRIMO PIANO DA ANTIMAFIA DUEMILA: STRAGE DI BOLOGNA, TRENTACINQUE ANNI DOPO ANCORA SENZA MANDANTI

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Oggi una città intera si stringe attorno ai familiari. “Impossibile dimenticare”
di Aaron Pettinari - 2 agosto 2015
“35 anni senza mandanti”. Dice tutto il manifesto della commemorazione della strage di Bolgona. C'è il grido e lo sdegno dei familiari delle vittime e di una città intera. C'è la richiesta di verità e giustizia, che ancora manca come troppo spesso accade nei grandi attentati che hanno insanguinato il nostro Paese, sulla bomba che esplose il 2 agosto 1980, alle ore 10.35, uccidendo 85 persone e ferendone altre 200 alla stazione di Bologna. Fu talmente violenta che investì persino il treno Ancona-Chiasso che era in sosta al primo binario. L'ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini la definì come “L'impresa più criminale mai avvenuta in Italia”.
“Bologna non dimentica” era scritto nello striscione che sfilava davanti al corteo lo scorso anno. Del resto è impossibile dimenticare tanta violenza, tanti morti (tra cui diversi bambini), con i corpi delle vittime che vennero portati in ospedale con gli autobus della linea 37.

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MATTEO RENZI, IL PREMIER CHE GETTO' LA MASCHERA

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA GIORNALISTICA ANTIMAFIA DUEMILA www.antimafiaduemila.com

 

di Saverio Lodato - 1° agosto 2015
Detesta la magistratura. Detesta il controllo di legalità. Detesta le inchieste. Mal sopporta Procure e investigatori. Non ritiene che il Paese abbia bisogno di grandi verità sul passato recente e remoto. Non gliene frega niente di stragi, grandi delitti e mandanti esterni. Una volta a Firenze, a una giornalista che gli chiese che ne pensasse della strage di via dei Georgofili, rispose infastidito: "chieda alla mia segretaria". Elegante, non c’è che dire. E soprattutto rispettoso del dolore dei parenti delle vittime.
Detesta il confronto. Detesta la dialettica parlamentare. Gli piace la Cavalcata delle Valchirie, ma a colpi di voti di fiducia.
Non capisce perché lo Stato debba reggersi sull’equilibrio di tre poteri, quando ne basterebbe uno solo, il suo. Odia i giornali e i giornalisti, quelle rare volte che lo mettono in cattiva luce. Gli va il sangue al cervello, e metterebbe, metaforicamente, s’intende, la mano alla fondina, al solo sentir parlare di intercettazioni telefoniche, soprattutto se è anche lui a finirci dentro, come è accaduto quando anticipava che avrebbe licenziato Letta senza preavviso.

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VERA MEMORIA PER I MARTIRI CADUTI, SILENZIO IPOCRITA PER I MAGISTRATI VIVI

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Come abbiamo vissuto questo 19 luglio
di Giorgio Bongiovanni - 21 luglio 2015
E' uno strano clima quello che si è respirato quest'anno a Palermo in occasione dell'anniversario della strage di via d'Amelio. Sulla memoria ed il ricordo nei confronti del giudice Borsellino e dei cinque agenti della scorta (Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina) che ha visto la partecipazione di tanti cittadini onesti, provenienti da più parti d'Italia, che sono voluti essere presenti in questi quattro giorni di eventi, si è abbattuto con forza il ciclone del caso “Tutino-Crocetta” e quell'intercettazione, vera o falsa che sia, accompagnata dalla querelle tra il settimanale “L'Espresso” e la Procura di Palermo, ha completamente veicolato l'attenzione mediatica nazionale.
Saverio Lodato ha scritto in questo giornale un commento chiaro “Crocetta vattene e vattene subito” che condividiamo e su cui è inutile tornare.

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STRETTA SU INTERCETTAZIONI, GRATTERI: "FINE DELLE INDAGINI PER MAFIA"

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di Miriam Cuccu - 28 luglio 2015
La proposta di riduzione di un'inchiesta a soli tre mesi "segnerebbe la fine delle indagini per mafia. Tre mesi non bastano neppure per dimostrare un'estorsione. Siamo al ridicolo". E' la protesta del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri (in un'intervista al Fatto Quotidiano). La norma in questione obbliga il pm “a esercitare l’azione penale o a richiedere l’archiviazione entro il termine di tre mesi” dalla scadenza delle indagini preliminari. Diversamente, il procuratore generale dovrà disporre “con decreto motivato l’avocazione delle indagini” e l'inchiesta scivolerebbe via dalle mani del pm. Un giro di vite che ha fatto preoccupare anche a Palermo: il procuratore generale Roberto Scarpinato, infatti, ha parlato del rischio di “disincentivare il contributo dei cittadini all'accertamento dei reati. Non solo quelli di mafia"

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MANFREDI BORSELLINO: "LUCIA HA PORTATO LA CROCE. LEI LA PIU' DEGNA DEI FIGLI DI SUO PADRE"

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di Aaron Pettinari - 18 luglio 2015
Intervento a sorpresa del figlio del giudice alla manifestazione dell'Anm al Palazzo di giustizia
Una lezione di dignità ed integrità morale di fronte alle tante ipocrisie istituzionali che ad ogni commemorazione delle stragi, da Capaci a via d'Amelio, si consuma nella città di Palermo. Al Palazzo di Giustizia doveva essere il giorno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ma sono soprattutto le parole di Manfredi Borsellino a scuotere i presenti. Il suo è un intervento a sorpresa, commovente ma al tempo stesso determinato. Un grido di giustizia di fronte a quanto avvenuto non solo negli ultimi giorni, con le indiscrezioni giornalistiche sull'esistenza di un'intercettazione, “vera o falsa” che sia, tra il Presidente della Regione Rosario Crocetta ed il suo medico personale, il primario dell'ospedale palermitano Villa Sofia, Matteo Tutino. Quest'ultimo, finito in manette dal 29 giugno nell'ambito dell'inchiesta sulla Sanità ed ora ai domiciliari, avrebbe detto “La Borsellino (all’epoca Assessore alla Sanità della Regione Siciliana) va fatta fuori. Come suo padre”.

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"LA CASA DI PAOLO BORSELLINO"

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...e di tutti gli italiani onesti che sentono ancora il fresco profumo della libertà.Con: Salvatore BorsellinoRealizzato da:
Matteo Pasi, Massimo Venieri, Fabrizio VarescoPer info:
www.associazionepereira.it

   

PALERMO, IL PROGRAMMA DEGLI EVENTI

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19luglio1992.com
Il Movimento Agende Rosse, in occasione del XXIII Anniversario della strage di via D'Amelio, organizza a Palermo una serie di iniziative nelle giornate comprese tra venerdì 17 e lunedì 20 luglio 2015. Gli eventi sono organizzati in collaborazione con il periodico AntimafiaDuemila, Il Fatto Quotidiano, Scorta Civica Palermo, il Sindacato Italiano Appartenenti Polizia (SIAP), il Centro Studi Paolo Borsellino, il Laboratorio Zen Insieme, l'Agesci e con il patrocinio del comune di Palermo. Di seguito il programma preliminare delle iniziative (ultimi aggiornamenti).


Venerdì 17 luglio 2015

Ore 17,00 - Inaugurazione della 'Casa di Paolo' in via Vetriera con Salvatore e Rita Borsellino con la partecipazione di Lina La Mattina, Michelangelo Balistreri, Francesca Amato, Maurizio Bologna,Vito Parrinello, Giusi Contrafatto, Gaetano Interlandil, del teatro Ditirammu (Marco Manera e Vito Parrinello) e di Angelo Sicilia (museo dei pupi antimafia). All'evento parteciperanno Luigi de Magistris (sindaco di Napoli) e Renato Accorinti (sindaco di Messina) (siamo in attesa di conferma della partecipazione anche di altri ospiti che sono stati invitati).

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