Mercoledì, Giugno 28, 2017
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

CONSEGNATELO! EDITORIALE DI GIORGIO BONGIOVANNI DIRETTORE DI ANTIMAFIA DUEMILA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Consegnatelo!

 

Pubblicato: 01 Dicembre 2015

Matteo Messina Denaro, boss assassino e stragista
di Giorgio Bongiovanni
Da Riina a Matteo Messina Denaro, passando per Provenzano. Storie di latitanze decennali, fondate
su una fitta rete di protezioni politico-istituzionali, ma anche da un consenso ben lungi dall'essere scalfito. Cambiano i volti ma le domande sono sempre le stesse. Chi c'è dietro al latitante più ricercato d'Italia? Di quali protezioni gode? Perché non si è arrivati ancora al suo arresto? “Totò u' curtu” si nascondeva in una villa a Palermo, “Binnu u' tratturi” in una masseria a Montagna dei Cavalli (contrada distante appena due chilometri da Corleone). E Matteo Messina Denaro?
C'è chi dice che è all'estero, chi in qualche città italiana, chi nella sua terra, nel suo paese natale, Castelvetrano.
Identikit dopo identikit la ricerca del boss trapanese non si è mai fermata ed è stata persino messa una taglia con tanto di ricompensa nei confronti di chi può fornire importanti elementi per arrivare alla cattura. Sulle sue tracce in Sicilia sono impegnati poliziotti, carabinieri, guardia di finanza e corpi speciali, sotto il coordinamento della Procura di Palermo.
Eppure, nonostante questo spiegamento di forze dal 1993 ad oggi, l'arresto appare come una chimera. La dottoressa Teresa Principato, procuratore aggiunto titolare delle indagini per la cattura del superlatitante, ha parlato apertamente di “protezioni ad altissimo livello tra borghesia mafiosa, massoneria deviata e politica”. Protezioni istituzionali che vanno oltre a quella rete che in questi anni è stata duramente colpita dagli stessi inquirenti.
Leggendo tra le righe della storia delle latitanze spaventose che abbiamo vissuto (basti pensare ai 23 anni di Riina o ai 40 di Provenzano), si scorgono le coperture su cui i boss hanno potuto contare. C'è un processo in corso a Palermo (in appello) sulla mancata cattura di Provenzano a Mezzojuso, nel 1995: un'azione frutto di quella trattativa tra Stato e mafia che c'è stata nei primi anni Novanta? Che potrebbe ripetersi con la mancata cattura di Matteo Messina Denaro?
C'è però un'altra responsabilità di cui si è parlato poco in questi anni sul perché i boss di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro in testa, possono darsi alla latitanza senza colpo ferire: il consenso e l'omertà della gente.
Come Riina e Provenzano è altamente probabile che Matteo Messina Denaro si nasconda

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ARGENTINA: MACRI PROMETTE AI POPOLI INDIGENI LA RESTITUZIONE DELLE LORO TERRE

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di Giorgio Bongiovanni e Matias Guffanti
Il neo presidente eletto ha firmato un contratto dopo mesi di proteste

Il presidente appena eletto in Argentina, Mauricio Macri, a pochi giorni dal ballottaggio che lo ha portato, grazie ad una manciata di voti in più rispetto al suo avversario, ad occupare la massima carica dello Stato, ha promesso alle popolazioni autoctone di restituire le terre a loro sottratte dal governatore della provincia di Formosa, Gildo Insfrán. Durante l’incontro con il leader della protesta, Félix Díaz, durato circa 25 minuti, Macri ha firmato un contratto che contempla l’avvio del dialogo e la cessione delle terre nelle mani dei popoli originari e all'Istituto di Asuntos Indígenas.  


Sono quattro le comunità indigene (Qom, Pilagá, Wichí e Nivaclé), che da nove mesi si sono istallate con alcune tende in un accampamento permanente in pieno centro a Buenos Aires, in condizioni precarie ed alla mercè di un clima a volte ostile, ma non vi è stata ancora alcuna risposta dal governo nazionale né da quello provinciale. Non solo, non sono mancati gli ostacoli nel tentativo di fermare la loro insistente rivendicazione delle terre sottratte loro con persecuzioni, uccisioni, di fronte ad una assoluta omertà da parte dei mezzi di comunicazione e delle autorità giudiziarie.


Ed è lì, lungo il famoso viale 9 de Julio, ad alcuni metri dall'Obelisco, a Buenos Aires, sotto un clima gradevole che preannuncia l’intensa estate della capitale, che siamo andati per toccare con mano questa ingiusta e spietata realtà che le popolazioni native affrontano quotidianamente, supportati dalla solidarietà di quei cittadini sensibili che portano loro cibo, acqua ed indumenti. Arrivati sul posto, i rappresentanti aborigeni ci hanno accolto con educazione e rispetto, all’interno di un tendone colmo di sofferenza, dolore e pianto, al suono della loro antica musica impegnati a vendere i loro prodotti artigianali. Epifanio, uno dei leader ci ha raccontato in brevi parole perché sono lì e cosa rivendicano.   

Perché siete qui?

Noi siamo qui da 9 mesi per reclamare le terre delle popolazioni indigene che il governatore di Formosa, da tempo sta sottraendo

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STRAGI ANNUNCIATE E SILENZI DI STATO. UN FIUME DI GENTE PER DI MATTEO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA

VIDEO DELLA MANIFESTAZIONE DURANTE IL CORTEO A ROMA DAL COLOSSEO A PIAZZA VENEZIA.

http://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/57704-stragi-annunciate-e-silenzi-di-stato-un-fiume-di-gente-per-di-matteo.html

 

     

LOTTA ALLA MAFIA A MONTEPULCIANO (SI)

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COMUNE DI MONTEPULCIANO

Provincia di Siena

COMUNICATO STAMPA

Sabato 14 novembre, alle 10.00, al Teatro Poliziano si parla di lotta alla mafia

Un magistrato può essere una persona normale: Marzia Sabella e “Nostro Onore”

Incontro con gli studenti e la comunità, partecipa anche l’On. Rosy Bindi

La lotta alla mafia raccontata dalla viva voce di chi, ogni giorno, si misura con il principale nemico dello Stato ma cerca di rimanere ancorato ad una vita per quanto possibile normale.

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SPECIALE: ROMPIAMO IL SILENZIO ATTORNO AL MAGISTRATO DI PALERMO ANTONINO DI MATTEO

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ROMPIAMO IL SILENZIO CON ALESSANDRO DI BATTISTA E GIULIA SARTI.

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA TV

NOV 2015

   

SPECIALE: ROMPIAMO IL SILENZIO ATTORNO AL MAGISTRATO DI PALERMO ANTONINO DI MATTEO

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INTERVISTA AD ANTONIO INGROIA A CURA DI AARON PETTINARI ANTIMAFIA DUEMILA.

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA TV ALLNEWS.

NOVEMBRE 2015

   

SPECIALE: ROMPIAMO IL SILENZIO ATTORNO AL MAGISTRATO DI PALERMO ANTONINO DI MATTEO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA TV PALERMO

   

DIRETTA DA UDINE 4 NOVEMBRE 2015

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Un dibattito pubblico con la partecipazione di Sabina Guzzanti, Giorgio Bongiovanni (Direttore del periodico "Antimafia Duemila") e Cristian Sergo Portavoce regionale del MoVimento5stelle in Friuli.Inizio ore 21:30/22:00Il dibattito segue la proiezione dell film documentario di Sabina Guzzanti "La Trattativa".

   

SAVERIO LODATO: 40 ANNI DI STATO - MAFIA

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INTERVISTA AL GIORNALISTA SCRITTORE SAVERIO LODATO A CURA DI GIORGIO BONGIOVANNI DIRETTORE DI ANTIMAFIA DUEMILA

www.antimafiaduemila.com

   

SPECIALE: ROMPIAMO IL SILENZIO ATTORNO AL MAGISTRATO DI PALERMO ANTONINO DI MATTEO

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Continua la campagna delle Agende Rosse e Scorta Civica per diffondere l'appello #Rompiamo il silenzio attorno al pm Nino Di Matteo raccogliendo le testimonianze di personaggi pubblici della società civile, istituzioni e mondo dello spettacolo. Questa volta a richiamare tutti a Roma è il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e l'attore Giorgio Tirabassi che nelle miniserie Tv "Paolo Borsellino", andata in onda nel novembre 2004 su Canale 5 e in replica quattro anni più tardi su Rete4, ha interpretato il giudice palermitano ucciso dalla mafia. A sottolineare l'importanza di esprimere il sostegno al magistrato Di Matteo ci sono anche altri uomini dello spettacolo: Giulio Cavalli, Maurizio Bologna e Marco Manera. Il primo è attore teatrale e scrittore che oltre a mettere in scena diversi spettacoli per denunciare le realtà di mafia e corruzione ha scritto alcuni libri. Ultima sua opera letteraria uscita a settembre è il romanzo "Mio padre in una scatola da scarpe". Il secondo anch'esso attore e autore oltre che regista ha recentemente partecipato a due film importanti sul tema mafia: “La mafia uccide solo d’estate” di Pif e “La Trattativa” di Sabina Guzzanti, dove interpreta la parte di Marcello Dell’Utri. Infine a chiudere l'appello c'è appunto Marco Manera, coinvolgente attore comico palermitano che si occupa anche di teatro e cabaret.Questo entusiasmo contagiante che si sta diffondendo tra cittadini e personaggi pubblici speriamo che coinvolga il più possibile e stimoli la cittadinanza ad una partecipazione cosciente e massiva che riempia la piazza romana il 14 novembre prossimo.

   

PABLO MEDINA COLLEGA ED AMICO GIORNALISTA ANTIMAFIA, IL RICORDO

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DUCUMENTARIO DI JEAN GIORGES ALMENDRAS

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA.

   

INTERVISTA A DON LUIGI CIOTTI"NOI STIAMO CON DI MATTEO"

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA www.antimafiaduemila.com

ANTIMAFIA DUEMILA TV.

   

TIERRA VIVA TV - PROGRAMMAZIONE

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LIVE:

http://original.livestream.com/tierraviva

   

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "COLLUSI" OGGI A VENEZIA

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Presentazione del libro 'Collusi' - Venezia, 5 Ottobre

Dettagli

Pubblicato: 22 Settembre 2015

Il Movimento Agende Rosse di Venezia - gruppo Eddie Walter Cosina è lieto di invitarvi all'incontro 'Il gioco grande del malaffare - Perché parlare ancora di mafia?' Il dibattito sarà l'occasione per presentare il libro 'Collusi' scritto da Antonino di Matteo e Salvo Palazzolo (Ed. BUR).
L'incontro avrà luogo lunedì 5 ottobre 2015 alle ore 18.30 presso l'Hotel Cà Sagredo a Venezia (Campo Santa Sofia,

Ca' D'Oro, Cannaregio 4198).

L'evento sarà trasmesso in diretta streaming!

 

   

SAVIANO E DI MATTEO

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di Sabina Guzzanti
Aiutatemi a capire.
Oggi si parla di SAVIANO che avrebbe plagiato delle notizie e ne avrebbe riportate altre senza citare le fonti.
Se ne parla perché ne ha parlato il Daily Beast, ma è una notizia vecchia come il cucco, che non riguarda solo zero zero zero, ma anche e soprattutto Gomorra e le osservazioni fatte dal giornalista americano le ha fatte in modo assai più puntuale e documentato Alessandro Dal lago in un libro intitolato Eroi di Carta, a suo tempo accusato nemmeno troppo velatamente di complicità con la camorra, quando le sue osservazioni erano di semplice buon senso.
C'è un libro di Balestrini, che si intitola Sandokan che contiene molti episodi identici a Gomorra ed è uscito nel 2004.
Oggi però è uscita anche UN'ALTRA notizia di cui non parla nessuno se non Repubblica e solo nell’edizione di Palermo.
La notizia è che “L’ESPLOSIVO per l’attentato al pm Nino Di Matteo è stato trasferito in un altro nascondiglio sicuro” a detta di un mafioso.
E’ il terzo pentito che parla del progetto di questo attentato se

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UN ALTRO PENTITO CONFERMA: C'E' L'ESPLOSIVO PER DI MATTEO"

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Si tratta di Francesco Chiarello: “E' stato trasferito in un nascondiglio sicuro”
di Aaron Pettinari
“L’esplosivo per l’attentato al pm Nino Di Matteo è stato trasferito in un altro nascondiglio sicuro”. E' la rivelazione dell'ultimo pentito, ex boss di Borgo Vecchio, Francesco Chiarello. A dare la notizia è il quotidiano La Repubblica, incredibilmente soltanto nell'edizione locale di Palermo e non in quella nazionale, che mette in evidenza come il collaboratore di giustizia, con le sue dichiarazioni, ha già fatto riaprire le indagini sull'omicidio dell'avvocato Enzo Fragalà. In particolare Chiarello riferisce di aver appreso dell'esistenza dell'esplosivo dal suo compagno di cella, Camillo Graziano, figlio di quel Vincenzo Graziano accusato dal pentito Vito Galatolo di aver conservato l'esplosivo, acquistato in Calabria tra il 2012 ed il 2013, che doveva essere usato contro il pm del pool trattativa Stato-mafia. “Camillo Graziano – ha detto il pentito ai pm di Palermo Caterina Malagoli e Francesca Mazzocco, che stanno raccogliendo le sue dichiarazioni - mi disse che per fortuna suo padre era stato scarcerato, così aveva potuto spostare il tritolo”. Immediatamente il verbale su Vincenzo Graziano è stato trasmesso alla Procura di Caltanissetta che indaga proprio sul progetto di attentato nei confronti di Di Matteo.

Si tratta di un importante riscontro a quanto dichiarato da Vito Galatolo lo scorso anno. L'ex boss dell'Acquasanta, saputo che Graziano era stato scarcerato nel luglio dal tribunale del riesame, aveva deciso di collaborare con i giudici di Palermo. Con una lettera aveva chiesto un

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TRITOLO PER DI MATTEO, SILENZIO DI MORTE

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di Giorgio Bongiovanni
“I centocinquanta chili di tritolo per uccidere Nino Di Matteo? Non si trovano, le ricerche non hanno dato esito. Sicuri che esistono?”. Nessuno lo ha detto direttamente ma non sono mancati i “perbenisti” e “benpensanti” che hanno parlato di “psicosi dilagante” fatta di continui allarmi “il cui protrarsi da alcuni anni può indurre al dubbio” sul rischio che il magistrato che indaga sulla trattativa Stato-mafia corre da quando il Capo dei capi, Totò Riina, ha lanciato i suoi strali di morte dal carcere “Opera” di Milano.
Cosa diranno oggi che un nuovo pentito, l'ex boss di Borgo Vecchio Francesco Chiarello, conferma in qualche modo quanto riferito dai collaboratori di giustizia Vito Galatolo, Antonino Zarcone e Carmelo D'Amico? Forse che Nino Di Matteo “si è fatto il pentito da solo”. Ce lo aspettiamo da un momento all'altro che qualcuno, qualche “mente raffinatissima”, qualche oscuro potente, “giovane rampante” o “vecchio saggio”, dica che “il pm della trattativa si crea pentiti a suo uso e consumo”.
Chiarello dice chiaramente che il tritolo si trova in qualche luogo di questa disgraziata città, nascosto chissà dove. E la sua fonte altri non è che il figlio del boss dell'Acquasanta Vincenzo Graziano. Proprio quest'ultimo, arrestato nel dicembre 2014, secondo quanto riportato da Vito Galatolo, era l'uomo incaricato di custodire i centocinquanta chili di esplosivo. In un primo momento erano stati nascosti dentro dei barili. Oggi ancora non è dato saperlo.
La notizia delle nuove rivelazioni di Chiarello viene riportata dal quotidiano

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ALMENO 700 MORTI ALLA MECCA

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CALCA DI FEDELI ALLA MECCA, ALMENO 700 MORTI


Strage nella città saudita nel primo giorno della Festa del Sacrificio. Centinaia i feriti


Strage alla Mecca nella Festa del Sacrificio, il momento culminante del pellegrinaggio al luogo santo dell’Islam: alle porte della città saudita, la ressa di fedeli che si accalcavano per il rituale della “lapidazione di Satana” ha provocato almeno 717 morti e oltre 800 feriti.  


LA RESSA  
L’incidente è avvenuto nella valle di Mina, a una decina di chilometri dalla Mecca, mentre i fedeli si riversavano dai campi dove dormono al luogo dove compiono il rito della lapidazione dei tre pilastri che rappresentano le tentazioni del diavolo. La calca si è formata intorno alle 7 all’incrocio tra le strade 204 e 223. La 204 è una delle principali arterie che portano dai campi di Mina a Jamarat, il luogo dove i pellegrini lapidano il diavolo: la ressa si è scatenata quando centinaia persone che si allontanavano si sono scontrate con l’enorme flusso di pellegrini che vi volevano accedere.


LA STRAGE PIÙ GRAVE  

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