Sabato, Agosto 19, 2017
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

DA RADIO AUT MARCHE INTERVISTA AD AARON PETTINARI AUTORE DEL LIBRO "QUEL TERRIBILE '92"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

IN COLLABORAZIONE CON RST SAIUZ DI TREVISO.

CONDUCONO IN STUDIO MAURO CARUSO CON LUDOVICA DI CHIARA

 

 

IN PRIMO PIANO: IL SISTEMA CRIMINALE INTEGRATO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA DI PALERMO

www.antimafiaduemila.com

 

di Giorgio Bongiovanni
Che non esistono più mafie singole, ma una sola con una volontà unitaria, è finalmente un dato di fatto. A darne prova la procura di Reggio Calabria con l’inchiesta coordinata dal procuratore Federico Cafiero de Raho e dall’aggiunto Giuseppe Lombardo, che hanno spiccato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del boss Giuseppe Graviano (Cosa nostra) e Rocco Santo Filippone (‘Ndrangheta). Dopo l’indagine palermitana sui Sistemi Criminali (poi archiviata) e il processo “Gotha” che, sul versante calabrese, riunisce le più importanti inchieste dell’anno scorso, da “Mammasantissima” a “Reghion”, si può dire che, con “‘Ndrangheta stragista”, l’esistenza del sistema criminale integrato è stata acclarata. E che questo sistema è in funzione dei centri di potere facenti capo a uomini delle istituzioni, servizi segreti deviati, apparati dell’alta finanza e massonerie deviate. Ma il percorso processuale per arrivare fin qui non è stato facile.
Torniamo alla metà degli anni ‘90, quando la mafia (Cosa nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita) stava per essere sconfitta all’indomani

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FUORI LE CORRENTI POLITICHE E MASSONICHE DAL CSM

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di Giorgio Bongiovanni
La desecretazione dei numerosi verbali di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, tra questi le audizioni davanti al Csm all’indomani della torrida “estate dei veleni” del 1988 - quando Borsellino pubblicamente denunciò lo “smantellamento” del pool antimafia - volute dal vicepresidente Legnini, sono in realtà azioni degne degli ignavi di Dante Alighieri. Da un lato, infatti, il Legnini cura la pseudo-immagine del Consiglio superiore della magistratura che, per i suoi magistrati, funge da sinedrio inquisitore; dall’altro cerca di guadagnare consensi all’interno di una magistratura ormai sfibrata e a pezzi, che corre il rischio di un grave fallimento. E malgrado ciò è riabilitata dall’eroico lavoro di quei magistrati impegnati in prima linea nel contrasto a tutte le mafie ed alla corruzione dilagante. Non possiamo, a questo proposito, non citare le Procure più a rischio - tra queste Palermo, Reggio Calabria, Napoli - ma anche molte altre - Caltanissetta, Roma, Milano, Torino - che con esse lavorano in sinergia nella lotta al terrorismo ed alla criminalità, comune ed organizzata.
C’è però un paradosso: ovvero che proprio quei magistrati che risollevano l’azione della magistratura in Italia, il cui lavoro investigativo di pregio è tuttora riconosciuto, sono proprio coloro che il Csm non valorizza nè promuove, perseguita e, nella maggior parte dei casi, mette sotto azione disciplinare. Proprio come accadde a Falcone e Borsellino,

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DI MATTEO: "RISPETTARE DOLORE FAMILIARI E CHI IN QUESTI ANNI HA CERCATO LA VERITA'"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

di AMDuemila
Fiammetta Borsellino: 25 anni di schifezze e menzogne

"Bisogna rispettare la memoria di Paolo Borsellino e il dolore dei familiari, io so e tanti sanno fuori e dentro la mafia, e fuori e dentro le istituzioni, chi, in questi anni, ha continuato a cercare la verità sulla strage e ha esposto se stesso e la propria famiglia a rischi gravissimi, sacrificando la propria libertà e anche la carriera”. A dirlo è il pm Nino Di Matteo all'Ansa, a margine della manifestazione per il venticinquesimo anniversario della strage di via d’Amelio, rispondendo così a Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato Paolo, che stamani nel Corriere della Sera ha parlato dei depistaggi delle indagini sulla strage e dei pm, come Di Matteo, che svolsero le indagini.
"Credo che questo sia giusto ricordarlo - ha aggiunto il magistrato - per evitare che certe parole possano essere strumentalizzate da chi non vuole che si vada avanti nel completare il percorso di verità sulle stragi che, in questo momento, deve essere completato. Anche cercando di capire con gli elementi nuovi che sono stati scoperti in questi anni chi eventualmente assieme agli uomini di Cosa nostra ha ucciso Paolo Borsellino".
“Il problema non è soltanto il depistaggio - ha spiegato il magistrato, pubblica accusa assieme a Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi, al processo trattativa Stato-mafia - ma capire i tanti elementi concreti emersi in 25 anni di inchieste, e capire se insieme a Cosa nostra hanno agito ambienti esterni, forse anche istituzionali”.

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VIA D'AMELIO, DOPO 25 ANNI NESSUN SILENZIO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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Sul palco i familiari delle vittime di mafia, un unico filo che lega le mancate verità
di Miriam Cuccu e Francesca Mondin -


Nessun minuto di silenzio quest’anno in via Mariano d’Amelio, ma un lungo momento in cui un migliaio di persone hanno scandito i nomi di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e Agostino Catalano, uccisi 25 anni fa nella strage del 19 luglio 1992. All’evento organizzato dal Movimento Agende Rosse sono presenti, tra gli altri, Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia, pm del processo trattativa Stato-mafia, Antonio Ingroia, ex magistrato di Palermo, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e quello di Messina, Renato Accorinti, Ferdinando Imposimato, Presidente della Corte di Cassazione, e Giulia Sarti, componente M5S e della Commissione parlamentare antimafia.
Mentre una giovane sul palco canta l’inno d’Italia, sul balcone della famiglia Borsellino campeggiano sei figure di cartone a grandezza naturale: sono quelle del giudice ucciso e dei cinque agenti di scorta. Quasi a voler osservare la folla che applaude attorno al palco ed ai familiari delle vittime. Che, ancora una volta, denunciano l’amara condizione dell’essere defraudati della verità sull’uccisione dei loro cari.

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ANNIVERSARIO STRAGE VIA D'AMELIO, DI MATTEO: "AMORE PER LA PATRIA E LA VERITA'"

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Grandi emozioni ieri all’anniversario della strage di via d’Amelio, dove alcuni parenti delle vittime della strage e di molti altri omicidi mafiosi hanno chiesto, a gran voce dal palco, verità e giustizia. Voci di padri, mamme, fratelli, sorelle e nipoti, che hanno condiviso le loro drammatiche storie e le loro testimonianze di verità negate. Storie che come ha detto Antonino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia, a chiusura degli interventi, sono unite da un unico filo. Pubblichiamo la trascrizione integrale del suo intervento.
“E' sempre un emozione particolare prendere la parola in questo luogo, il mio intervento non era previsto ma quando Salvatore me lo ha chiesto non ho esitato un momento perché è sempre una bella occasione rivolgermi a voi che rappresentate la parte del nostro Paese che continua a credere nella vera giustizia e nella verità e che è veramente innamorata della nostra Costituzione. Oggi, nonostante conoscevo molte delle cose dette dai famigliari delle vittime, ho ascoltato non solo con grande attenzione, ma anche con emozione e passione, perché è vero che il magistrato nel momento della valutazione deve essere freddo e distaccato, ma non nel momento in cui deve condurre l’indagine.

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IN DIRETTA DA PALERMO, IN CHE STATO E' LA MAFIA? 17 LUGLIO PALERMO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

IN COLLABORAZIONE CON RST RADIO SAIUZ TV

 

 

   

PALERMO, STACCATI TESTA E BUSTO A STATUA FALCONE

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Ancora una volta è stata danneggiata la statua di Giovanni Falcone, che si trova davanti alla scuola dedicata al magistrato ucciso a Capaci il 23 maggio ’92. La scuola si trova in via Pensabene, nel quartiere dello Zen, a Palermo. E’ stata aperta un’indagine sulla vicenda, accaduta a poco più di una settimana dall’anniversario della strage di via d’Amelio, dove fu ucciso il giudice Paolo Borsellino insieme a cinque agenti di scorta.

Alla statua è stata staccata la testa e un pezzo del busto, poi usati come ariete contro il muro dell'istituto scolastico.

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DA PALMANOVA, "L'ARTE UCCIDE LA MAFIA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

PIANETA OGGI REPORTER

INTERVISTE A GIORGIO BONGIOVANNI DIR. DI ANTIMAFIA DUEMILAwww.antimafiaduemila.com

A SEGUIRE CRISTIAN SERGO CONSIGLIERE REGIONALE M5S, I RAGAZZI DI OUR VOICE CON MARA TESTASECCA DELL'ASSOCIAZIONE FUNIMA INTERNATIONAL CHE ATTUALMENTE SEGUE I RAGAZZI OUR VOICE.

IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV INTERREGIONALE DTT(CENTRO - NORDEST) ED IL CIRCUITO ONLINE DI RST SAIUZ TREVISO.

   

IL COMUNE DI CORCIANO CONFERISCE LA CITTADINANZA ONORARIA A NINO DI MATTEO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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Di Francesca Panfili
Giovedì 22 giugno si è svolta a Corciano, comune in provincia di Perugia, la cerimonia ufficiale di consegna della cittadinanza onoraria al pm Nino Di Matteo, alla presenza del Consiglio Comunale, delle autorità locali e di numerosi cittadini presenti.
La proposta era stata presentata dalla consigliera comunale Simonetta Checcobelli e votata all'unanimità lo scorso dicembre. "Oggi siamo qui per ribadire la volontà di non adeguarci ad un paese che a volte è insofferente verso queste tematiche e per non lasciare soli i servitori dello stato come Nino Di Matteo che ogni giorno lotta per la legalità e la giustizia" ha affermato la consigliera.

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LA FAMIGLIA RIINA E IL MARCHIO DI CAINO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA DI PALERMO.

di Giorgio Bongiovanni
Una provocazione e un'offesa al Capo dello Stato, agli italiani onesti ma soprattutto ai parenti delle vittime di mafia spietatamente uccise da Totò Riina. È ciò che sembra essere la richiesta di Lucia Riina, figlia del boss corleonese e del marito Vincenzo Bellomo, che annunciano di chiedere l'esonero dalla cittadinanza italiana insieme alla loro bimba di pochi mesi. Richiesta che dovrebbe essere recapitata al Presidente della Repubblica, tra l'altro parente di vittima di mafia pure lui, Sergio Mattarella, fratello di quel Piersanti presidente della Regione Siciliana ucciso nel 1980, per il cui assassinio proprio Totò Riina si beccò un ergastolo insieme ad altri boss di Cosa nostra.

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LETTERA APERTA A GIUSEPPE GRAVIANO

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IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA DI PALERMO.

di Giorgio Bongiovanni
Signor Giuseppe Graviano, Le scrivo dopo aver letto con grande attenzione le trascrizioni delle conversazioni che lei ha intrattenuto con il suo compagno di ora d’aria, il camorrista Umberto Adinolfi. Ho letto anche le risposte che il 28 marzo scorso ha dato ai pm della Procura di Palermo che sono venuti ad interrogarla. Ancora una volta, così come aveva fatto al processo del suo compaesano, Marcello Dell’Utri, ha preferito mantenere il silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Eppure ha voluto dare uno spiraglio di apertura dicendo che “quando sarò in condizioni sarò io stesso a cercarci e a chiarire alcune cose che mi avete detto”. La causa, a suo dire, riguarda le “condizioni di salute che oggi non mi consentono di potere sostenere un interrogatorio così importante ed anche a causa del mio stato psicologico derivante dalle condizioni carcerarie che mi trovo costretto a vivere”. “Io - ha detto ancora ai pm - sono distrutto psicologicamente e fisicamente con tutte le malattie che ho, perché da 24 anni subisco vessazioni denunciate alle procure e le procure niente. Da quando mi è arrivato questo avviso di garanzia, entrano in stanza, mi mettono tutto sottosopra. I documenti processuali sono strappati. Mi hanno fatto la risonanza magnetica perché mentre cammino perdo l’equilibrio e hanno trovato una patologia che mi porterà a perdere la memoria, sarà tra cinque o dieci anni. Io assumo ogni giorno cinque capsule di antidepressivi, solo di antidepressivi e subisco vessazioni dalla mattina alla sera. Entrano in stanza e mi fanno tre perquisizioni a settimana”.
Vede Signor Graviano, c’è qualcosa che lei, capomandamento di Brancaccio assieme a suo fratello Filippo, deve comprendere: voi non avete alcun potere. Voi siete appartenenti ad una struttura denominata Cosa nostra, è certo che siete al vertice di uno dei mandamenti più “importanti” della città di Palermo e assieme al vostro “Capo dei capi”, Totò Riina (Bernardo Provenzano è ormai defunto) indubbiamente vi siete macchiati di crimini efferati, avete ucciso ed ordinato la morte di decine di persone. Non solo. Avete compiuto le stragi in Continente, ucciso bambini (su tutti le ricordo Nadia e Caterina Nencioni, di nove anni ed appena 50 giorni di vita che hanno perso la vita in via dei Georgofili nel maggio 1993) e per quanto lei ne dica ci sono prove più che sufficienti che dimostrano le responsabilità sue e della sua famiglia mafiosa di Brancaccio, nelle stragi del 1992. In particolare in quella di via d’Amelio.
Lei è perfettamente a conoscenza dei segreti

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DIRETTA DA FIUMICELLO - CONFERENZA

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"GIUSTIZIA E VERITA'"

 

   

BORSELLINO SU CASSAZIONE - RIINA: "PAGANO LA CAMBIALE CHE HANNO FIRMATO 25 ANNI FA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Da La Torre a Gratteri: pioggia di critiche sulla possibile scarcerazione del boss
di Aaron Pettinari
“Non è possibile, non è possibile. Lo sapevano da 25 anni da quando gli hanno commissionato la strage di Via D’Amelio assicurandogli che non sarebbe morto in carcere. Stanno pagando la cambiale che hanno firmato 25 anni fa. A che serve continuare a gridare giustizia e verità, la giustizia non esiste e la verità è che viviamo in un paese in cui è al potere una banda di assassini. Hanno avuto forse una morte dignitosa quelli che sono stati fatti a pezzi in Via D'Amelio?”. Con queste parole Salvatore Borsellino, dal profilo Facebook, commenta la decisione della Corte di Cassazione di accogliere il ricorso del difensore di Totò Riina nel richiedere il differimento della pena o, in subordine, la detenzione domiciliare a causa delle “precarie condizioni di salute del suo assistito, gravato da diverse patologie”. Una richiesta che lo scorso anno era stata respinta dal tribunale di sorveglianza di Bologna, che però, secondo la Cassazione, nel motivare il diniego aveva omesso “di considerare il complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico”. I giudici, quindi, ribadiscono il principio per cui ad ogni detenuto va assicurato il “diritto a morire dignitosamente” ed ora la decisione tornerà al Tribunale di Sorveglianza di Bologna. Se da una parte la Suprema Corte riconosce lo “spessore criminale” del boss corleonese, si suggerisce di verificare se lo stesso possa ancora considerarsi pericoloso “vista l’età avanzata e le gravi condizioni di salute”. Così, in un colpo solo si spazzano via i crimini commessi da “la belva” (così è soprannominato). I morti ammazzati, le stragi ed anche le condanne a morte più recenti nei confronti del pm Nino Di Matteo e di don Luigi Ciotti.

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L'ULTIMO COLPO DI RASOIO ALLA MEMORIA DI GIOVANNI FALCONE

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA

di Saverio Lodato
Caro Giovanni Falcone, tutto avremmo potuto pensare, e prevedere, tranne che, proprio in occasione del venticinquesimo anniversario del tuo sacrificio, insieme a quello di Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, la Cassazione avrebbe aperto la cella del tuo carnefice, Totò Riina.
Che avrebbe messo nero su bianco che chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato.
Che lo avrebbe fatto qualche giorno dopo avere santificato il vostro sacrificio in quel di Capaci, in un lontanissimo 23 maggio 1992.
Che questo nostro Stato fosse quello che è, lo sappiamo da tempo.
E anche tu, caro Giovanni, lo avevi cominciato a capire benissimo quando, all’indomani del fallito attentato dell’Addaura contro la tua persona, mi parlasti apertamente di "menti raffinatissime".
Da allora quanta acqua è passata sotto i ponti: acqua sempre torbida, inquinata, avvelenata. Nonostante i cittadini chiedessero che scorresse acqua finalmente limpida, cristallina, in materia di mafia e di lotta alla mafia. Ma non c’è verso. E’ uno scenario nero che sembra non cambiare mai.

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DA PALMANOVA IN DIFFERITA, VI PROPONIAMO "L'ARTE CHE UCCIDE LA MAFIA" A CURA DI OUR VOICE

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IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA www.antimafiaduemila.com

PRESENTE ANCHE LA NOSTRA EMITTENTE ONLINE DI VENEZIA E RST SAIUZ DI TREVISO www.radiosaiuz.it

Relatori

Cristian Sergo, consigliere regionale M5S

Luana De Francisco, co-autore del libro "Mafia a Nord-Est"

Francesco Cautero, Libera FVG

Andrea Del Zozzo, Agende Rosse e Scorta Civica

Didier François Belle, Associazione Mandi Dal Cil

Matias Lucas Guffanti, compagnia teatrale Our Voice


L'evento è organizzato dal Movimento 5 Stelle Friuli Venezia Giulia in collaborazione con l'Associazione culturale Mandi dal Cil e Our Voice. Ingresso gratuito.

 


 

   

SPETTACOLO DI OUR VOICE "L'ARTE UCCIDE LA MAFIA" PALMANOVA E GEMONA DEL FRIULI 1-3 GIUGNO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Diretta streaming!
Sabato 3 giugno
alle ore 18, in occasione del dibattito sulla proposta della legge antimafia del Movimento 5 Stelle in FVG, la compagnia teatrale Our Voice presenterà il suo spettacolo "L'arte uccide la mafia" presso il Teatro Gustavo Modena di Palmanova in via Dante Alighieri, 18 (UD).

Our Voice è un movimento culturale internazionale di giovani che attraverso l'arte teatrale vuole dare un messaggio di lotta culturale contro quei mali che affliggono la società come la mafia.
Lo spettacolo del 3 giugno sarà una replica dell'esibizione che si svolgerà il giugno alle ore 11 alla scuola Santa Maria degli Angeli di Gemona del Friuli (UD). Il tema verrà approfondito da:
Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafia Duemila Cristian Sergo, consigliere regionale M5SLuana De Francisco, co-autore del libro "Mafia a Nord-Est"Francesco Cautero, Libera FVGAndrea Del Zozzo, Agende Rosse e Scorta CivicaDidier François Belle, Associazione Mandi Dal CilMatias Lucas Guffanti, compagnia teatrale Our Voice

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23 MAGGIO, GIOVANNI FALCONE E BERTOLT BRECHT

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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di Saverio Lodato
Giugno, che viene dopo maggio, sarà il mese in cui nessuno parlerà più di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani. La grande saga in cui si piangono i Santi, gli Eroi, i Martiri dell'Antimafia, per il momento, è sospesa. Se ne riparlerà nel maggio successivo, nel 2018, anche se trattandosi di Anniversario N. 26 sarà tutto in tono un po' minore. Anniversario N. 50 - al momento lontanino, si capisce - sarà il più grandioso mai celebrato sino ad allora. Gli anniversari, come gli Antichi Dei - si sa - sono capricciosi e pretendono loro di decidere quando si sentono in gran spolvero. Agli uomini tocca assecondarli. Non se ne esce.
Ciò premesso, fra un altro quarto di secolo, con altissima probabilità, il panorama politico, istituzionale e televisivo italiano sarà cambiato. In meglio, in peggio, nessuno oggi può dirlo. Ma di sicuro quelli che ci saranno non dimenticheranno la strage di Capaci, e anche quella di via d’Amelio. E sarà un bene.
Ci sarà ancora la Mafia?
A occhio e croce diremmo di sì, anche se vorremmo cominciare sin da subito a essere smentiti. Ma queste sono opinioni, magari la mafia non ci sarà più.
Qualche settimana fa, in vista del venticinquesimo, avevo scritto qui "Perché il 23 maggio non andrò all'anniversario di Capaci". E non mi sono ricreduto per quella scelta.

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A 25 ANNI DALLE STRAGI, TRE LIBRI PER CAPIRE

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“Quel terribile '92”, “L'Assedio” e “Giovanni Falcone, Paolo Borsellino. Le cose non dette e quelle non fatte"
di Giorgio Bongiovanni
Il 25° annivversario della strage di Capaci, così come è già accaduto con le commemorazioni degli anni passati, resterà nella memoria collettiva come il trionfo della retorica, dell'ipocrisia e della vigliaccheria da parte delle istituzioni. Una “passerella istituzionale” che è andata in scena per quasi l'intera durata delle 24 ore trascorse il 23 maggio. I tantissimi giovani e ragazzi sbarcati con le “Navi della legalità” a Palermo, purtroppo, hanno assistito a questo “scempio” ascoltando storie e racconti falsati dalle testimonianze di chi è salito sul “carro dei vincitori” soltanto dopo che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano stati uccisi.

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