Domenica, Giugno 24, 2018
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

L'ATTACCO DI SALVINI: "PROTEZIONE A SALVIANO? VEDREMO SE HA BISOGNO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

(IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA ALLNEWS DI PALERMO)

L’autore di ‘Gomorra' risponde: “È il ministro della malavita”
di Francesca Mondin

La carica di ministro dell'Interno non sembra aver conferito a Matteo Salvini maggior raziocinio nell'uso delle parole, anzi la sue esternazioni sono rimbalzate su giornali e televisioni a più non posso da quando è al governo. Ieri però il ministro dell'Interno, facendo un baffo alla riservatezza su argomenti delicati come la tutela di chi è sotto minacciato dalle mafie, si è scagliato contro il giornalista e scrittore Roberto Saviano sollevando un botta e risposta dai toni aspri. La miccia è partita ieri mattina quando il leader della Lega ad Agorà su Rai3 ha risposto in merito ad una sua dichiarazione di un anno fa (“se andiamo al governo a Saviano gli leviamo l’inutile scorta”). “Saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio - ha detto Salvini - anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero…”. Aggiungendo poi cheRoberto Saviano è l’ultimo dei miei problemi: gli mando un bacione se ci sta guardando. È una persona che mi provoca tanta tenerezza e tanto affetto, ma è giusto valutare come gli italiani spendono i loro soldi”. Dichiarazioni che, anche non contenendo un esplicito attacco, rappresentano un sostanziale isolamento da parte del ministero dell'Interno nei confronti di un giornalista minacciato di morte dalle mafie che vive sotto scorta dal 2006.
In seguito Salvini ha precisato che: “Non sono io a decidere sulle scorte, ci sono organismi preposti” per annunciare poi una verifica ad ampio raggio: “Verificheremo tutti i servizi di vigilanza, sono quasi 600 e occupano 2.000 uomini delle forze dell’ordine”.
Non si è fatta attendere la risposta dell'autore di 'Gomorra' che, nel video pubblicato su Facebook, non ha fatto sconti al leader della Lega (mai entrato nelle sue simpatie, si sa): “E secondo te, Salvini, io sono felice di vivere così da 11 anni, minacciato dalla camorra e dai narcos messicani? Buffone”. Poi Saviano è passato al contro attacco definendo Salvini “il ministro della malavita. È stato eletto in Calabria e in un suo comizio a Rosarno in prima fila c’erano uomini della cosca Pesce. Lui, da codardo, non ha detto niente contro la ’ndrangheta”. In merito all'importanza di informare i cittadini sui "soldi degli italiani", il giornalista ricorda: “Salvini restituisca i soldi della maxi-truffa della Lega ai danni della Repubblica italiana e poi parli del denaro che gli italiani devono sapere come viene speso”.saviano grasso c imagoeconomica

Già nei giorni scorsi Saviano aveva definito il leader della Lega “il ministro della crudeltà" per la complessa vicenda della nave Aquarius, ieri ha rinnovato l'invito a togliere "al ministro della malavita, la possibilità di continuare ad armare odio e disprezzo”.
La critica alle dichiarazioni di Salvini è arrivata dal suo predecessore Marco Minniti che ha detto: “Le scorte non si assegnano né si tolgono in tv”. “Non vogliamo altri Pippo Fava, Peppino Impastato, Mario Francese, ha rincarato Pietro Grasso. Mentre Graziano Delrio ha proposto “tolga a me la scorta e la lasci a Saviano”. Il pentastellato presidente della Camera Roberto Fico, senza fare nomi, ha ricordato la serietà con cui bisogna parlare di mafia: "L'Italia è il Paese che ha nel suo ventre tre fra le più grandi organizzazioni criminali internazionali: mafia, camorra, 'ndrangheta. Tutti i cittadini, gli imprenditori e gli intellettuali che hanno avuto il coraggio di opporsi alla criminalità organizzata devono essere protetti dallo Stato. Spero che al più presto questo male possa essere definitivamente sradicato, diventando così solo un brutto ricordo. In questo modo nessuno dovrà più essere scortato perché finalmente libero".
In difesa e sostegno del giornalista si sono schierati diversi colleghi anche dall'estero. Il presidente di Articolo21 Paolo Borrometi anche lui minacciato di recente di morte, ha scritto: “Le scorte non si chiedono e chi vive sotto scorta non è un privilegiato, ma un condannato”. "Chi ricopre cariche istituzionali - è invece l'avvertimento lanciato dai microfoni del Tg1 da parte del Pm Nino Di Matteo - dovrebbe conoscere bene la mentalità dei mafiosi in modo da evitare che certe dichiarazioni siano interpretate come un segnale di indebolimento".Foto © Imagoeconomica

 

'NDRANGHETA STRAGISTA, PALMIERI: "SERVIZI SEGRETI DIETRO A PROGETTO DI DESTABILIZZAZIONE DELLO STATO"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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"Da quegli incontri Milazzo usciva molto turbato - ha aggiunto il pentito rispondendo alle domande del procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo - Mi diceva 'questi sono pazzi scatenati' e che quello che volevano fare avrebbe portato alla fine di Cosa nostra e che non avrebbe portato beneficio a nessuno. Milazzo non era favorevole ma rispondeva con un 'Ni' a quel progetto. Se avesse detto no sarebbe stato un gran rifiuto e ci avrebbero ammazzato".
Non è la prima volta che l'ex autista del capomafia di Alcamo parla di queste cose. In merito è stato riascoltato di recente anche dai pm di Caltanissetta che indagano sui mandanti esterni delle stragi che uccisero Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle scorte.

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TOLTA LA SCORTA A INGROIA

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(IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA ALL NEWS DI PALERMO)

 

ingroia antonio c imagoeconomica 0Continua l'azione del "governo del (non) cambiamento"
di Giorgio Bongiovanni - Video
Mentre il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto esulta per la mancata nomina del magistrato Nino Di Matteo al Dap (a suo tempo aveva definito "terrificanti" le voci su una tale eventualità) continuano le "gaffe" del ministro degli Interni, Matteo Salvini, e del "governo del (non) cambiamento". Il leader leghista ieri ha dimostrato ancora una volta tutta la propria ignoranza, al di là dei proclami, in materia di lotta alla mafia attaccando Roberto Saviano che si è permesso di criticarlo sull'operato (assolutamente discutibile) che il Governo ha messo in atto sui migranti. "Io dico che l’Italia ha il record europeo di servizi di scorta e vigilanza, non dipendono da me le scelte su simpatia o antipatia - ha detto Salvini - Saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero. Valuteranno come si spendono i soldi degli italiani. Gli mando un bacione”.
L'Italia, purtroppo, è il Paese che al suo interno ha le organizzazioni criminali più potenti del mondo (Cosa nostra, 'Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita) e ancora oggi, sisto francesco paolo c imagoeconomicacosì come in passato, le mafie (ma anche i sistemi criminali) non vogliono che si parli di loro. La nostra storia è intrisa del sangue di giornalisti uccisi dalle mafie e ancora oggi minacce ed intimidazioni non mancano. L'autore di Gomorra, che ha raccontato la storia dei Casalesi, da oltre undici anni è sotto scorta ma, evidentemente, il ministro fa finta di non sapere che quando si entra nel mirino della mafia è come una sentenza "fine pena mai". Ma non è solo la vicenda Saviano a destare indignazione.
È grave la mancata azione del ministro, e di conseguenza del governo, rispetto alla scorta che è stata tolta all'ex pm, oggi avvocato, Antonio Ingroia. A dare la notizia è stato ieri il sostituto procuratore antimafia, Nino Di Matteo, intervenuto in un convegno a Milano. "La mafia e i potenti che colludono con la mafia non dimenticano - ha denunciato - Eppure lo Stato ha deciso di togliere la scorta ad Antonio Ingroia. Ci sono personaggi della politica che restano sotto scorta e alcuni da anni non hanno più alcun ruolo pubblico. Ingroia invece è lasciato senza protezione”. Ugualmente anche il sostituto procuratore nazionale antimafia Francesco Del Bene ed il sociologo Nando dalla Chiesa hanno evidenziato la gravità della situazione. Ad Ingroia la scorta è stata tolta appena 15 giorni dopo la sentenza emessa dalla Corte d'assise di Palermo sulla trattativa Stato-Mafia. Un processo inizialmente da lui istruito e poi condotto fino alla sentenza di primo grado dai pm Di Matteo, Del Bene, Teresi e Tartaglia. Un processo che ha portato alla condanna di boss, rappresentanti delle istituzioni e politici: gli ufficiali dei carabinieri Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, i boss di Cosa nostra come Leoluca Bagarella e Antonino Cinà e dell'ex senatore e fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri.
dimatteo nino c imagoeconomicaMa erano già 27 anni che Ingroia era sotto scorta. È stato allievo di Paolo Borsellino, ha condotto inchieste e processi contro la mafia ma anche contro quei sistemi criminali che con essa fanno affari. Ha portato alla sbarra soggetti come l'ex numero tre del Sisde, Bruno Contrada, e l'ex senatore e fondatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri, ottenendo (assieme ai colleghi Alfredo Morvillo e Domenico Gozzo) le condanne poi divenute definitive per concorso esterno in associazione mafiosa.
La decisione di togliere la scorta ad Ingroia è stata presa quando al governo c'era Paolo Gentiloni e ministro degli Interni era Minniti. Cosa c'era da aspettarsi rispetto ad un governo nefasto come quello del Pd, poi bocciato alle urne? Ma è il tempo presente che ora conta. Ed è assurdo che il governo attuale abbia confermato quella decisione e non muova un dito per il ripristino della scorta. Non possono esserci ideologie di fronte alle sentenze di "condanna a morte" che le mafie hanno emesso.
Questo era il "governo del cambiamento" e se "cambiamento" c'è la sensazione è che si stia andando verso il peggio. Già ieri abbiamo pubblicato la notizia della relazione degli agenti del GOM in cui si dice che dei boss ergastolani mafiosi, dal carcere, hanno espresso il proprio "no" all'eventuale nomina come direttore del Dap del sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo. Fatti alla mano il ministro alla Giustizia, Alfonso Bonafede, anziché dare un segnale forte, proponendo al Csm il nome di Di Matteo per l'incarico, ha preferito orientare la propria scelta verso altre figure. Nessuna risposta è arrivata (per ora) dal Guardasigilli, rispetto a quella relazione se ne era venuto a conoscenza o se questa, in qualche maniera, ha condizionato la sua scelta. Ed anche sulla vicenda di Roberto Saviano il ministro della Giustizia ha preferito "lavarsi le mani" come Pilato (“Non commento: le scorte sono competenza del Viminale”). Diversamente ha fatto il Presidente della Camera, Roberto Fico: “Chi ha avuto il coraggio di denunciare e opporsi alla criminalità organizzata deve essere protetto dallo Stato”.
Intervistato dal Tg1 anche Di Matteo ha commentato le parole di Salvini: "Su Saviano non conosco nello specifico la sua situazione di rischio quindi non mi permetto di entraresalvini matteo c imagoeconomica 2 nel merito però mi sarei aspettato che questioni così delicate fossero trattate soltanto ed esclusivamente davanti gli organismi competenti. Io credo che chi ricopre incarichi istituzionali dovrebbe conoscere bene la mentalità dei mafiosi per evitare che determinate dichiarazioni possano diventare nella mente dei mafiosi un segnale di delegittimazione e di isolamento di un bersaglio. Io vorrei che in italia si ricordasse un po' di più che soprattutto in terra di mafia molti scortati, assieme ai carabinieri i poliziotti che li proteggevano, sono saltati in aria e sono morti. Questo è un paese che non può perdere la memoria. Io penso e spero tanto che tutte le istituzioni e anche questo governo si rendano conto finalmente che la questione mafiosa, la lotta alla mafia, èe deve essere una delle questioni principali delle agende di qualsiasi governo, di qualsiasi colore esso sia". Ed è proprio questo il nocciolo. Allo stato attuale il nuovo Governo rischia di fare anche cose peggiori del precedente. Speriamo che arrivino nuove risposte.In foto dall'alto: l'ex pm Antonio Ingroia, il deputato di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto, il sostituto procuratore antimafia, Nino Di Matteo e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini (© Imagoeconomica)

 

 

 

DA PALERMO, PRESENTAZIONE DEL LIBRO "AVANTI MAFIA! PERCHE' LE MAFIE HANNO VINTO"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

ANTIMAFIA DUEMILA TV

www.antimafiaduemila.com

Lo scorso 27 maggio, presso l’Atrio “Paolo Borsellino” della Biblioteca Casa Professa è stato presentato, in anteprima nazionale, il libro “Avanti Mafia! Perché le Mafie hanno vinto” (edizioni ACFB-Corsiero Ed.) a firma di Saverio Lodato, giornalista, scrittore ed editorialista per ANTIMAFIADuemila. Una pubblicazione in questi giorni disponibile in tutte le librerie ed anche nelle edicole siciliane. ANTIMAFIADuemila TV, avvalendosi della collaborazione dell'agenzia di pubblicità e comunicazione Sydonia Production, specializzata nei settori delle produzioni video, ha voluto documentare l'evento. Un vero e proprio docufilm, con la regia di Luca Trovellesi Cesana che racconta l'evento a cui, oltre all'autore, hanno partecipato, l'attore e regista Pif, il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, che firma la prefazione del libro, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e gli attori Lunetta Savino e Carmelo Galati.

 

 

LE PAROLE CORAGGIO DI GIUSEPPE CONTE SULLA MAFIA

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di Saverio Lodato
Sono parole al vento che mai diventeranno fatti? Può essere. Sono l’appendice verbale di una campagna elettorale permanente, visto che fra poco torneranno a votare sette milioni di italiani? Possibile, probabile.
Però, che belle parole. Ascoltiamole insieme: “Contrasteremo con ogni mezzo le mafie. Aggrediremo le loro finanze, le loro economie”. Che c’è di sbagliato in parole come queste? Sono musica per le orecchie di milioni di italiani.
E che bel coro da stadio, risuonato in oltre mezzo Senato: “Fuori la mafia dallo Stato”. Sembrava di sentire le dirette radio, a Cinisi, di Peppino Impastato, quarant’anni fa; tornava alla memoria l’avvertimento di Giovanni Falcone sulle “intelligenze raffinatissime” che si nascondevano, guidandola, dietro le spalle della mafia; o le tesi accusatorie di quei Pm che hanno portato avanti il processo sulla Trattativa Stato-Mafia.
Quando un premier, in questo caso Giuseppe Conte, a guida di un governo 5 Stelle e Lega, legge le sue dichiarazioni programmatiche, è innanzitutto con le parole che è chiamato a fare i conti. Per la scelta di queste parole viene giudicato, applaudito, ignorato o fischiato. E’ il discorso della corona, bellezza. E da che mondo è mondo, sempre “parole” sono.
Guardo i filmati di quel passaggio sulle mafie, e vedo impietriti, fra gli altri, Paolo Romani e Maurizio Gasparri, Renato Schifani e Anna Maria Bernini, ma i conti mi tornano. Mi tornano benissimo.
Poi le telecamere inquadrano Matteo Renzi e, al suo fianco, il fedele tesoriere del “suo” PD, Francesco Bonifazi: non applaudono

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SI INSEDIA IL GOVERNO CONTE. COSA NE SARA' DELLA LOTTA ALLA MAFIA?

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di Giorgio Bongiovanni
Dopo numerose e rocambolesche vicissitudini tutte all’italiana, rinunce improvvise e repentini cambi di marcia, ecco che si è insediato il nuovo governo sotto il nome del (rispettabilissimo, fino a prova contraria) professor Giuseppe Conte. Un governo dove nuovi sono, in massima parte, anche i nomi dei ministri; e nuova, se non inedita, la coalizione dalla quale è scaturito. Ma, al cambiare delle alleanze e dei nomi di coloro che occupano le cariche istituzionali più forti, non cambiano e non devono, a nostro parere, cambiare, le priorità che il governo del momento deve affrontare in maniera seria, continuativa, programmata. La lotta alla mafia, sia chiaro, non ha "colore" politico, e come tale deve restare al centro dell'agenda di qualsiasi governo, anche del più "bizzarro", perché figlio di un movimento - M5s - e di un partito - Lega - quantomai ideologicamente distanti. Che, nonostante ciò, si ritrovano oggi a capo di un Paese ormai, dal punto di vista della penetrazione delle organizzazioni criminali, quasi alla deriva.
Proprio perché contrastare la mafia non è prerogativa di destra, di centro o di sinistra, non possiamo che attendere le prossime mosse di questa coalizione giallo-verde che - è nostra speranza - sul punto sia fautrice di una vera presa di posizione. Ricordando che, a scrivere la storia della lotta alla mafia nelle aule di un Palazzo di Giustizia - stiamo parlando dello storico pool antimafia di Palermo - sono stati proprio due magistrati, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (insieme a Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello) le cui idee politiche opposte non ostacolarono un'azione giudiziaria d'avanguardia contro Cosa nostra e le sue ramificazioni con soggetti ad essa esterni.

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PIANETA OGGI REPORTER - SPECIALE

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PALERMO: RICORRENZA DELLE STRAGI DI MAFIA.

INTERVISTA ESCLUSIVA AL PM DI PALERMO ANTONINO DI MATTEO (PROCESSO STATO - MAFIA).

A SEGUIRE,

INTERVISTE A

LUNETTA SAVINO ATTRICE

SAVERIO LODATO GIORNALISTA SCRITTORE

ARMANDO CARTA SCORTA CIVICA

ADRIANA GNANI SCORTA CIVICA

IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA ED IL CIRCUITO RTV DTT INTERREGIONALE CON RADIO SAIUZ TV ONLINE DI TREVISO RST

 

REDAZIONE E CONDUZIONE

M. BONELLA DIRETTORE DI PIANETA OGGI TV

   

TUTTI GLI INTERVENTI DEI RELATORI NEL CONVEGNO

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA ALLNEWS DI PALERMO.

 

Libro: Avanti Mafia! Perché le Mafie hanno vinto
Editore
: ACFB - Corsiero Editore
Pagine: 352
EAN: 9788898420865
Prezzo: € 15,00
Prenota il libro: ibs.it - amazon.it
Social: facebook.com/avantimafia

Da giugno in libreria

SINOSSI
2012-2018. Anni di fatti, inchieste, stravolgimenti politici, promesse, rivelazioni ed evoluzioni. Anni di mafia e di antimafia.
avanti mafia internaUn fenomeno quello della criminalità organizzata che, nonostante gli arresti continui, resiste da oltre centocinquant’anni di storia d’Italia. Un fenomeno che mostra sempre più quei sintomi, fino quasi a confondersi con quell’altra metastasi chiamata corruzione. Lo dicono gli addetti ai lavori e lo dimostrano i numeri. In questo spazio-tempo si inserisce l’occhio dell’osservatore esterno che si trova ad analizzare gli accadimenti.
La penna è quella di Saverio Lodato che di questi temi, con analisi spesso spietate, si è occupato a lungo nella propria carriera di giornalista e scrittore.
È così che nasce questa raccolta di articoli. È l’occasione per offrire un punto di vista ulteriore, magari “controcorrente” su argomenti sempre più spesso accantonati dal grande mainstream. Un modo per ribadire che ad oltre vent’anni dalle stragi che hanno insanguinato il Paese nei primi anni Novanta, c’è ancora molto da fare e che “antimafia” non è una parola morta. Perché, come spiega lo stesso Lodato “il bello non è scrivere per scrivere. Il bello è scrivere per scrivere ciò che si pensa”.

L'AUTORE
Saverio Lodato è tra le più autorevoli firme del giornalismo italiano in materia di mafia e di antimafia, ha iniziato a scrivere nel 1979 sul quotidiano “L’Ora”. Per trent’anni inviato de “l’Unità” a Palermo, oggi scrive sul sito www.antimafiaduemila.com.
È autore di articoli e saggi in cui affronta e sviluppa i temi e le connessioni della politica italiana, con particolare attenzione alla mafia. È autore di una cronaca del fenomeno mafioso, continuamente aggiornata; l’ultima edizione (Quarant’anni di mafia, Rizzoli) è stata pubblicata nel 2018. lodato saverio autore avanti mafiaTra le sue opere più note: I miei giorni a Palermo. Storie di mafia e di giustizia raccontate a Saverio Lodato (con Antonino Caponnetto, 1992, Garzanti), Potenti. Sicilia, anni Novanta (1992, Garzanti), Vademecum per l’aspirante detenuto (1993, Garzanti), Dall’altare contro la mafia (1994, Rizzoli), C’era una volta la lotta alla mafia (con Attilio Bolzoni, 1998, Garzanti), Ho ucciso Giovanni Falcone (con Giovanni Brusca, 1999, Mondadori), La mafia ha vinto (con Tommaso Buscetta, 1999, Mondadori), La Linea della Palma. Saverio Lodato fa raccontare Andrea Camilleri (con Andrea Camilleri, 2002, Rizzoli), Intoccabili (con Marco Travaglio, 2005, Rizzoli), Il ritorno del principe (con Roberto Scarpinato, 2008, Chiarelettere; 2012, Tea) Un inverno italiano (con Andrea Camilleri, 2009, Chiarelettere; 2011, Tea), Di testa nostra (con Andrea Camilleri, 2010, Chiarelettere).


GLI INTERVENTI DELL'ANTEPRIMA DEL LIBRO

Lodato: sentenza trattativa ''boiata pazzesca''? Se la sono dovuta rimangiare
lodato avanti mafia c paolo bassanidi AMDuemila

“La sentenza della corte d’assise” sulla trattativa Stato-mafia, ha detto Saverio Lodato alla presentazione del libro “Avanti Mafia!” scritto dal giornalista, scrittore ed editorialista di Antimafia Duemila, “ha messo nero su bianco quello che ormai sapevano e sappiamo tutti” e cioè “le complicità enormi dello Stato nella storia della mafia e viceversa. Forse che oggi con semplice sentenza crediamo di aver capito tutto? Ci mancherebbe, ma in un Paese in cui per cinquant’anni tutte le grandi stragi si sono concluse con decine e centinaia di processi che si concludevano con un nulla di fatto, finalmente abbiamo una sentenza che dice  che sì, dietro la mafia c’era lo Stato” mentre nel frattempo “c’era una parte pulita dello Stato che cadeva, e quella che rimaneva in piedi era la parte sporca che noi ci siamo tirati avanti fino ad oggi”.
“Sappiamo bene - ha proseguito Lodato - che questa è una sentenza di primo grado. Ma noi oggi questa sentenza di primo grado ce la godiamo” perché alla fine “non eravamo poi così visionari. E non erano visionari Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia, Vittorio Teresi e Nino Di Matteo che “si sono dovuti sentire dal fior fiore di studiosi e opinionisti che questo processo era una boiata pazzesca”. Certo, ha aggiunto Lodato, della sentenza “se ne è parlato solo due giorni” ma “in questi due giorni nessuno ha più adoperato le parole ‘boiata pazzesca’: se le sono dovute rimangiare”.
L’ultima lettura, a due voci, di Lunetta Savino e Carmelo Galati sulla sentenza trattativa Stato-mafia, ha concluso l’evento a Casa Professa: “Colpevoli. Colpevoli per essere scesi a patti con Cosa Nostra. Colpevoli per aver trattato in nome di uno Stato che mai avrebbe dovuto trattare. Colpevoli per aver creduto che la divisa che indossavano, gli alamari, le mostrine, gli alti gradi di comando che rappresentavano, li esentassero dal dovere istituzionale di non scendere a compromesso con chi stava riducendo l’Italia a un mattatoio. Colpevoli di avere fatto pervenire a Silvio Berlusconi e al suo governo le richieste avanzate dalla mafia per porre fine allo stragismo. Colpevoli, in altre parole, di intelligenza con il nemico. Le prove, dunque, c’erano. Le prove erano state raccolte e portate in dibattimento da un ristretto gruppo di PM che non si sono rivelati né visionari, né persecutori incattiviti: Nino Di Matteo, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia. E non dimentichiamolo Antonio Ingroia, il quale, per aver creduto per primo da pubblico ministero in quello che sembrava un teorema impossibile, vide le pene dell’inferno. Le prove hanno retto al vaglio di un dibattimento durato oltre cinque anni”. Le considerazioni di Lodato sono datate 20 aprile, giorno in cui fu pronunciata la sentenza al processo trattativa.
“Si diceva, infine, che Lo Stato non avrebbe mai processato se stesso. - hanno continuato i due attori - Questo Stato - rappresentato dalla seconda corte d’assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto - non solo il processo lo ha celebrato. Ha avuto anche il coraggio, non da poco nell’Italia di oggi, di dire le parole più scomode che si potessero sentire sull’argomento: la verità su come andarono davvero le cose negli anni delle stragi; stragi in cui, ricordiamolo en passant, persero la vita, fra gli altri, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani, Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, Agostino Catalano, per non parlare delle vittime civili di Roma, Firenze e Milano. Le pene sono ‘pesanti’. Ma questa non è una sentenza "pesante". È una sentenza ‘storica’, e non ci vuole molto a capire perché”.
Di Matteo: oggi c'è chi fa finta di onorare Falcone
dimatteo lodato c acfbdi AMDuemila
“Ho avuto l’onere e l’onore di occuparmi di molti delitti eccellenti: Pio La Torre, Chinnici, Saetta, Falcone e Borsellino. E, indirettamente, Cassarà, Montana, Mattarella, Reina”. Elencando i nomi delle vittime di mafia il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, alla presentazione del libro “Avanti Mafia!” a Casa Professa, ha spiegato come ci sia “una costante” nelle vite di chi è stato ucciso da Cosa nostra: “Quegli uomini dello Stato costituivano rispettivamente un’anomalia rispetto ad una situazione in cui l’altra parte dello Stato tollerava il fenomeno mafioso”.
“E’ utile ed esaltante ricordare Falcone come vero eroe civile - ha quindi proseguito il magistrato -
però dobbiamo ricordare che la sua è stata una storia di sconfitte, di isolamenti, di delegittimazioni. Ogni volta che Falcone faceva domanda al Csm come dirigente dell’ufficio istruzione o procuratore aggiunto - ha ricordato Di Matteo - veniva bocciato. Quando si candidò al Csm non venne eletto.

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IL LIBRO DI LODATO "AVANTI MAFIA!" : PAROLA ALLA STAMPA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

lodato saverio tg3 anteprima avanti mafiadi Giorgio Bongiovanni
Domenica scorsa, presso l’Atrio “Paolo Borsellino” della Biblioteca Casa Professa è stato presentato in anteprima nazionale il libro“Avanti Mafia! Perché le Mafie hanno vinto” (edizioni ACFB-Corsiero Ed.) a firma di Saverio Lodato, giornalista, scrittore ed editorialista per ANTIMAFIADuemila. Una pubblicazione che dalla prossima settimana sarà disponibile in tutte le librerie ed anche nelle edicole siciliane.
Dell'evento, a cui hanno partecipato oltre all'autore, l'attore e regista Pif, il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, che firma la prefazione del libro e gli attori Lunetta Savino e Carmelo Galati, hanno parlato diverse testate giornalistiche, locali, nazionali ed internazionali. Tra questi anche lavocedinewyork.it, presente con l'inviata Laura Bercioux che ha dedicato uno speciale e l'approfondimento di Pianeta Oggi Tv, diretto da Massimo Bonella. Di seguito vogliamo riportare alcuni articoli dove è possibile vedere i servizi ed apprezzare nuovamente gli interventi.Avanti Mafia! Perché le Mafie hanno vinto, e cosa possiamo fare per sconfiggerle

Su TGR Sicilia il libro di Saverio Lodato


Mafia, antimafia e processo trattativa nel libro di Lodato


Presentazione su radiovocedellasperanza.it



Radio In 102 - trasmissione l'Altrastoria


Prenota il libro:ibs.it - amazon.it

 

  

   

IL LIBRO DI LODATO "AVANTI MAFIA!" : PAROLA ALLA STAMPA

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di Giorgio Bongiovanni
Domenica scorsa, presso l’Atrio “Paolo Borsellino” della Biblioteca Casa Professa è stato presentato in anteprima nazionale il libro“Avanti Mafia! Perché le Mafie hanno vinto” (edizioni ACFB-Corsiero Ed.) a firma di Saverio Lodato, giornalista, scrittore ed editorialista per ANTIMAFIADuemila. Una pubblicazione che dalla prossima settimana sarà disponibile in tutte le librerie ed anche nelle edicole siciliane.
Dell'evento, a cui hanno partecipato oltre all'autore, l'attore e regista Pif, il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, che firma la prefazione del libro e gli attori Lunetta Savino e Carmelo Galati, hanno parlato diverse testate giornalistiche, locali, nazionali ed internazionali. Tra questi anche lavocedinewyork.it, presente con l'inviata Laura Bercioux che ha dedicato uno speciale e l'approfondimento di Pianeta Oggi Tv, diretto da Massimo Bonella. Di seguito vogliamo riportare alcuni articoli dove è possibile vedere i servizi ed apprezzare nuovamente gli interventi.Avanti Mafia! Perché le Mafie hanno vinto, e cosa possiamo fare per sconfiggerle

Su TGR Sicilia il libro di Saverio Lodato


Mafia, antimafia e processo trattativa nel libro di Lodato


Presentazione su radiovocedellasperanza.it


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LODATO: "SENTENZA TRATTATIVA "BOIATA PAZZESCA"? SE LA SONO DOVUTA RIMANGIARE

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di AMDuemila
“La sentenza della corte d’assise” sulla trattativa Stato-mafia, ha detto Saverio Lodato alla presentazione del libro “Avanti mafia!” scritto dal giornalista, scrittore ed editorialista di Antimafia Duemila, “ha messo nero su bianco quello che ormai sapevano e sappiamo tutti” e cioè “le complicità enormi dello Stato nella storia della mafia e viceversa. Forse che oggi con semplice sentenza crediamo di aver capito tutto? Ci mancherebbe, ma in un Paese in cui per cinquant’anni tutte le grandi stragi si sono concluse con decine e centinaia di processi che si concludevano con un nulla di fatto, finalmente abbiamo una sentenza che dice  che sì, dietro la mafia c’era lo Stato” mentre nel frattempo “c’era una parte pulita dello Stato che cadeva, e quella che rimaneva in piedi era la parte sporca che noi ci siamo tirati avanti fino ad oggi”.
“Sappiamo bene - ha proseguito Lodato - che questa è una sentenza di primo grado. Ma noi oggi questa sentenza di primo grado ce la godiamo” perchè alla fine “non eravamo poi così visionari. E non erano visionari Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia, Vittorio Teresi e Nino Di Matteo” che “si sono dovuti sentire dal fior fiore di studiosi e opinionisti che questo processo era una boiata pazzesca”. Certo, ha aggiunto Lodato, della sentenza “se ne è parlato solo due giorni” ma “in questi due giorni nessuno ha più adoperato le parole ‘boiata pazzesca’: se le sono dovute rimangiare”.
L’ultima lettura, a due voci, di Lunetta Savino e Carmelo Galati sulla sentenza trattativa Stato-mafia, ha concluso l’evento a Casa Professa: “Colpevoli. Colpevoli per essere scesi a patti con Cosa Nostra. Colpevoli per aver trattato in nome di uno Stato che mai avrebbe dovuto trattare. Colpevoli per aver creduto che la divisa che indossavano, gli alamari, le mostrine, gli alti gradi di comando che rappresentavano, li esentassero dal dovere istituzionale di non scendere a compromesso con chi stava riducendo l’Italia a un mattatoio. Colpevoli di avere fatto pervenire a Silvio Berlusconi e al suo governo le richieste avanzate dalla mafia per porre fine allo stragismo. Colpevoli, in altre parole, di intelligenza con il nemico. Le prove, dunque, c’erano. Le prove erano state raccolte e portate in dibattimento da un ristretto gruppo di PM che non si sono rivelati né visionari, né persecutori incattiviti: Nino Di Matteo, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia. E non dimentichiamolo Antonio Ingroia, il quale, per aver creduto per primo da pubblico ministero in quello che sembrava un teorema impossibile, vide le pene dell’inferno. Le prove hanno retto al vaglio di un dibattimento durato oltre cinque anni”. Le considerazioni di Lodato sono datate 20 aprile, giorno in cui fu pronunciata la sentenza al processo trattativa.
“Si diceva, infine, che Lo Stato non avrebbe mai processato se stesso. - hanno continuato i due attori  - Questo Stato - rappresentato dalla seconda corte d’assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto - non solo il processo lo ha celebrato. Ha avuto anche il coraggio, non da poco nell’Italia di oggi, di dire le parole più scomode che si potessero sentire sull’argomento: la verità su come andarono davvero le cose negli anni delle stragi; stragi in cui, ricordiamolo en passant, persero la vita, fra gli altri, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani, Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, Agostino Catalano, per non parlare delle vittime civili di Roma, Firenze e Milano. Le pene sono ‘pesanti’. Ma questa non è una sentenza "pesante". È una sentenza ‘storica’, e non ci vuole molto a capire perché”.Di Matteo: oggi c'è chi fa finta di onorare Falcone
dimatteo lodato c acfbdi AMDuemila
“Ho avuto l’onere e l’onore di occuparmi di molti delitti eccellenti: Pio La Torre, Chinnici, Saetta, Falcone e Borsellino. E, indirettamente, Cassarà, Montana, Mattarella, Reina”. Elencando i nomi delle vittime di mafia il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, alla presentazione del libro “Avanti mafia!” a Casa Professa, ha spiegato come ci sia “una costante” nelle vite di chi è stato ucciso da Cosa nostra: “Quegli uomini dello Stato costituivano rispettivamente un’anomalia rispetto ad una situazione in cui l’altra parte dello Stato tollerava il fenomeno mafioso”.
“E’ utile ed esaltante ricordare Falcone come vero eroe civile - ha quindi proseguito il magistrato -
però dobbiamo ricordare che la sua è stata una storia di sconfitte, di isolamenti, di delegittimazioni. Ogni volta che Falcone faceva domanda al Csm come dirigente dell’ufficio istruzione o procuratore aggiunto - ha ricordato Di Matteo - veniva bocciato. Quando si candidò al Csm non venne eletto. Sono gli stessi che oggi, per contrapporre falsamente l’esempio dei morti all’azione dei vivi, dicono che Falcone quella cosa non l’avrebbe mai fatta: per questo sono stati organizzati convegni al Palazzo di Giustizia”, come ad esempio per dire “che non avrebbe mai indagato un politico per un reato inesistente. Eppure tutti fanno finta di onorarlo”. Di Matteo, nel corso del suo intervento, ha ringraziato i colleghi con i quali ha rappresentato la pubblica accusa del processo trattativa Stato-mafia, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, e l’ex pm Antonio Ingroia, per i loro “grandi sacrifici”.
Carmelo Galati legge: “Nino Di Matteo, che da solo scalò la montagna”
di AMDuemila

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DIRETTA DOMENICA ORE 18.00, PRESENTAZIONE DEL LIBRO "AVANTI MAFIA! PERCHE' LE MAFIE HANNO VINTO" DI SAVERIO LODATO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Domenica 27 maggio ore 18, presso l’Atrio “Paolo Borsellino” della Biblioteca Casa Professa (piazza Casa Professa, 1) sarà presentato in anteprima nazionale il libro “Avanti Mafia! Perché le mafie hanno vinto (edizioni ACFB-Corsiero) a firma di Saverio Lodato, giornalista, scrittore ed editorialista per ANTIMAFIADuemila.

All'evento, organizzato dall'Associazione culturale Falcone e Borsellino, interverranno insieme all’autore,PIF, attore e regista, Nino DI MATTEO, sostituto procuratore nazionale antimafia, che firma la prefazione del libro, gli attori Lunetta SAVINO e Carmelo GALATI, il sindaco di Palermo Leoluca ORLANDO e Giorgio BONGIOVANNI, direttore di ANTIMAFIADuemila.Disponibile in libreria dalla prima settimana di Giugno
avanti mafia relatoriSINOSSI
2012-2018. Anni di fatti, inchieste, stravolgimenti politici, promesse, rivelazioni ed evoluzioni. Anni di mafia e di antimafia.
avanti mafia internaUn fenomeno quello della criminalità organizzata che, nonostante gli arresti continui, resiste da oltre centocinquant’anni di storia d’Italia. Un fenomeno che mostra sempre più quei sintomi, fino quasi a confondersi con quell’altra metastasi chiamata corruzione. Lo dicono gli addetti ai lavori e lo dimostrano i numeri. In questo spazio-tempo si inserisce l’occhio dell’osservatore esterno che si trova ad analizzare gli accadimenti.
La penna è quella di Saverio Lodato che di questi temi, con analisi spesso spietate, si è occupato a lungo nella propria carriera di giornalista e scrittore.
È così che nasce questa raccolta di articoli. È l’occasione per offrire un punto di vista ulteriore, magari “controcorrente” su argomenti sempre più spesso accantonati dal grande mainstream. Un modo per ribadire che ad oltre vent’anni dalle stragi che hanno insanguinato il Paese nei primi anni Novanta, c’è ancora molto da fare e che “antimafia” non è una parola morta. Perché, come spiega lo stesso Lodato “il bello non è scrivere per scrivere. Il bello è scrivere per scrivere ciò che si pensa”.L'AUTORE
Saverio Lodato è tra le più autorevoli firme del giornalismo italiano in materia di mafia e di antimafia, ha iniziato a scrivere nel 1979 sul quotidiano “L’Ora”. Per trent’anni inviato de “l’Unità” a Palermo, oggi scrive sul sito www.antimafiaduemila.com.
È autore di articoli e saggi in cui affronta e sviluppa i temi e le connessioni della politica italiana, con particolare attenzione alla mafia. È autore di una cronaca del fenomeno mafioso, continuamente aggiornata; l’ultima edizione (Quarant’anni di mafia, Rizzoli) è stata pubblicata nel 2018. lodato saverio autore avanti mafiaTra le sue opere più note: I miei giorni a Palermo. Storie di mafia e di giustizia raccontate a Saverio Lodato (con Antonino Caponnetto, 1992, Garzanti), Potenti. Sicilia, anni Novanta (1992, Garzanti), Vademecum per l’aspirante detenuto (1993, Garzanti), Dall’altare contro la mafia (1994, Rizzoli), C’era una volta la lotta alla mafia (con Attilio Bolzoni, 1998, Garzanti), Ho ucciso Giovanni Falcone (con Giovanni Brusca, 1999, Mondadori), La mafia ha vinto (con Tommaso Buscetta, 1999, Mondadori), La Linea della Palma. Saverio Lodato fa raccontare Andrea Camilleri (con Andrea Camilleri, 2002, Rizzoli), Intoccabili (con Marco Travaglio, 2005, Rizzoli), Il ritorno del principe (con Roberto Scarpinato, 2008, Chiarelettere; 2012, Tea) Un inverno italiano (con Andrea Camilleri, 2009, Chiarelettere; 2011, Tea), Di testa nostra (con Andrea Camilleri, 2010, Chiarelettere).
La presentazione sarà trasmessa in diretta streaming!
L'ingresso è libero.

 

   

DI MATTEO, LA STRAGE DI CAPACI E LA TRATTATIVA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

20180523 dimatteo nino radio capital video"Sentenza storica. Inquietanti omertà istituzionali"
di AMDuemila - Intervista

"La sentenza sulla trattativa è storica perché attesta che, mentre saltavano in aria i miei colleghi, una parte dello Stato trattava"
. E' con queste parole che Nino Di Matteo, magistrato della Direzione nazionale antimafia, in occasione del 26esimo anniversario della strage di Capaci in cui perse la vita Giovanni Falcone è intervenuto questa mattina a 'Circo Massimo' su Radio Capital (in studio Jean Paul Bellotto e Massimo Giannini). Il magistrato ha sottolineato come "i soggetti che sono stati condannati appartenevano ad un livello alto dell'amministrazione per cui prestavano servizio. Questi non hanno agito spontaneamente. Sono stati mandati, o in qualche modo garantiti, da un livello politico". E poi ancora. "Siamo consapevoli che il livello delle responsabilità non si esaurisce con i soggetti processati e in gran parte condannati. Durante l'inchiesta la cosa più devastante per chi rappresenta le istituzioni è stata constatare in diversi momenti l'omertà istituzionale. E' stata forte la sensazione e la convinzione che, di fronte agli elementi che andavamo acquisendo, molte persone all'interno dello Stato sapessero di più di quel che hanno detto".

Per ascoltare l'intervista integrale
: Clicca qui!

 

 

   

STRAGE FALCONE: NON VOGLIONO LA VERITA'

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

di Giorgio Bongiovanni
Ventisei anni sono passati da "L'Attentatuni", la strage di Capaci, che costò la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo ed i ragazzi della scorta. Anche quest'anno a Palermo è tornata la Nave della Legalità, e migliaia di studenti provenienti da tutta Italia sono giunti a Palermo per ricordare le vittime della mafia. Le immagini dell'aula bunker gremita, il fiume di giovani che vuole essere presente, che vuole conoscere e comprendere i motivi per cui il 23 maggio si arrivò a sventrare un'autostrada per colpire un solo uomo. Sulla Rai sono andate in onda le immagini di una lunga passerella (come troppo spesso è avvenuto in questi anni di commemorazioni ufficiali) di figure istituzionali, politici, addetti ai lavori finanche alla gente dello spettacolo. Sicuramente c'è chi si è commosso nel ricordo di chi ha pagato il caro prezzo della vita in una lotta che andava oltre alla sola Cosa nostra.
Ascoltando le varie testimonianze che si sono succedute, però, non si può non notare l'assordante silenzio proprio nella richiesta di verità e giustizia.
Quella pretesa che sembra non avere più la Fondazione Falcone. Lo si evince non dalle parole dette, ma da quelle taciute. Vi era un tempo in cui Maria Falcone diceva chiaramente che ad uccidere il fratello non fu solo la mafia. Un tempo in cui puntava il dito contro i mandanti esterni delle stragi, nascosti dietro la grande finanza, dietro ai servizi segreti deviati, le massonerie deviate, ed affini.
Una pretesa di verità che è assente nella dialettica istituzionale mentre si attende la nascita di un nuovo governo.
Il "neo" Presidente della Camera, Roberto Fico, ha dichiarato che "ogni Governo e ogni Parlamento devono avere come priorità la lotta alla mafia".

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STRAGI'92, SCARPINATO: ANCORA TROPPI SEGRETI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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Il procuratore generale di Palermo al convegno su Falcone e Borsellino
di AMDuemila
"C'è una parte della storia" sulle stragi di mafia "che è una storia segreta, ma purtroppo non è una novità, perché è cominciata con la strage di Portella della Ginestra e tutta la sequenza delle stragi che hanno insanguinato la storia italiana hanno una parte che non è stata rivelata e che non credo che, a questo punto, emergerà". A denunciarlo è il Procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, nel corso del suo intervento a un incontro sulle stragi del '92 nel capoluogo siciliano. “Sappiamo, però, - ha subito aggiunto - con sentenze definitive che, ad esempio, per la strage di Bologna ci sono stati i servizi segreti che hanno depistato le indagini. Ed è angosciante dovere prendere atto che la storia dei depistaggi non si ferma alle stragi neofasciste, ma arriva fino ai nostri giorni. E il processo Borsellino è una summa di tutti i depistaggi della storia italiana”.I buchi neri dietro via d’Amelio
Scarpinato ha poi elencato i tanti pezzi mancanti della strage di via d’Amelio: “Documenti spariti, la famosa agenda rossa, che sparisce nella immediatezza di un fatto immane quando ancora tutti sono stravolti dell’esplosione, c’è qualcuno che lucidamente prende la borsa e pochi minuti dopo la rimette nell’auto in fiamme. E non si capisce perché, perché se prendi la borsa la dai ai magistrati come corpo di reato”. E ancora: “Abbiamo dei falsi collaboratori, c’è un processo a carico di esponenti delle forze di Polizia che sono accusati di avere costruito a tavolino questi falsi collaboratori, abbiamo una intercettazione tra il collaboratore di giustizia Santino Di Matteo (il padre del piccolo Giuseppe Di Matteo sciolto nell’acido, ndr) e la moglie, che parlano dopo pochi giorni dal sequestro del figlio. La moglie dice al marito: Hai capito perché hanno sequestrato nostro figlio? Ricordati che abbiamo un altro figlio, non parlare mai degli infiltrati nella polizia nelle stragi e non abbiamo mai saputo niente su questa”.
Scarpinato ha quindi ricordato i testimoni eccellenti che tuttora restano in silenzio, a cominciare “dai Graviano” che “hanno ancora 50 anni e potrebbero rifarsi una vita, eppure stanno in silenzio”. “C’è una storia inquietante anche da questo punto di vista - ha ribadito Scarpinato - Abbiamo avuto uno degli infiltrati, Luigi Ilardo, il primo che ci ha dato notizie preziose sull’artificiere della strage di Capaci, ci fece arrestare 15 capi importanti di Cosa nostra. Incontrò anche Provenzano per mesi, aveva anticipato che avrebbe rivelato degli scenari politici dietro le stragi. Ma è stato assassinato poco dopo”.Falcone e Borsellino: verità storiche a metà
A ridosso del 26° anniversario della strage di Capaci ha parlato anche di Falcone, a cui sarebbe stato "impedito di indagare sull'omicidio" del Presidente della Regione Piersanti Mattarella, assassinato il 6 gennaio 1980, ma anche della "verità storica da raccontare ai giovani".
Scarpinato ha sostenuto che "questo paese ha un grave problema”, cioè “non riesce ancora oggi a fare i conti con il proprio passato. E, quindi, non può capire il presente. Io sono del 1952 e quando frequentavo il liceo il corso di storia finiva alla prima guerra mondiale. Non si poteva parlare del fascismo perché tanti professori, presidi, erano coinvolti e non si sapeva come raccontare questa storia alle giovani generazioni. A me pare che la storia di Giovanni e Paolo - ha quindi proseguito - ce la raccontiamo fermandoci al maxiprocesso. E se io oggi avessi 26 anni, che idea mi farei di Falcone e Borsellino? Due eroici magistrati che si sono battuti contro la mafia che ha esclusivamente i volti di Riina o Liggio, di persone che hanno difficoltà a esprimersi in italiano e che poi li hanno uccisi. È questa la verità storica? - si è chiesto il procuratore generale - Ma è questo che raccontiamo ai nostri giovani. Lo raccontiamo tacendo la storia che c'è stata dopo le stragi".

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IN PRIMO PIANO: DIFFAMAZIONE CONTRO DI MATTEO, CONDANNATI SGARBI E SALLUSTRI

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Su "Il Giornale" Riina veniva definito "complice" del magistrato
di Aaron Pettinari*
Vittorio Sgarbi, ex assessore regionale alla Cultura in Sicilia ed oggi deputato, è stato condannato a 6 mesi di reclusione per aver diffamato, su "Il Giornale", il sostituto procuratore nazionale antimafia, Antonino Di Matteo. A tre mesi, per omesso controllo, è stato invece condannato il direttore del quotidiano Alessandro Sallusti. E' questa la decisione del giudice monocratico di Monza, Francesca Bianchetti. Se venissero confermate in secondo grado e in Cassazione le condanne entrambi dovrebbero scontare la pena in carcere, qualora non chiedessero una misura alternativa alla detenzione, come l'affidamento in prova. Inoltre dovranno risarcire i danni al pm, da liquidarsi in sede civile.
L'accusa nei confronti di Sgarbi traeva origine da quanto messo nero su bianco nella rubrica "Sgarbi quotidiani", pubblicata nel gennaio 2014.
Un articolo in cui il noto critico andava ben oltre il "diritto di critica" o di "opinione". “Gli unici complici che ha Riina sono i magistrati che diffondono i suoi pensieri - scriveva allora - Se Riina è reso inoffensivo dallo Stato che lo ha arrestato, perché dobbiamo ritenerlo pericoloso e potente anche in carcere? Perché dobbiamo alimentarne la leggenda? Riina non è, se non nelle intenzioni, nemico di Di Matteo. Nei fatti è suo complice. Ne garantisce il peso e la considerazione”. Ed ancora insinuava: "c’è qualcosa di inquietante nella vocazione al martirio (del magistrato ndr)".
Parole incresciose in un momento storico in cui erano emersi i contenuti delle parole che il Capo dei capi aveva espresso durante il passeggio con il compagno d'ora d'aria al carcere Opera di Milano, Alberto Lorusso.
"Di questo processo - diceva il boss corleonese, oggi deceduto - questo pubblico ministero di questo processo, che mi sta facendo uscire pazzo, per dire, come non ti verrei ad ammazzare a te, come non te la farei venire a pescare, a prendere tonni. Ti farei diventare il primo tonno, il tonno buono. Ancora ci insisti? Minchia... perché me lo sono tolto il vizio? Me lo toglierei il vizio? Inizierei domani mattina”.
E poi ancora. “Ed allora organizziamola questa cosa. Facciamola grossa e dico e non ne parliamo più”. Dal canto suo Alberto Lorusso risponde affermativamente con la testa. Riina insiste: “Perché questo Di Matteo non se ne va, ci hanno chiesto di rinforzare... gli hanno rinforzato la scorta, e allora se fosse possibile... ad ucciderlo... un’esecuzione come eravamo a quel tempo a Palermo partivamo la mattina da Palermo a Mazara, c’erano i soldati poverini a fila indiana a quel tempo”. “Ecco perché incominciamo da Di Matteo - proseguiva l’anziano boss - , perché in questi giorni Di Matteo, Di Matteo perché Di Matteo tutte, tutte, tutte le cosa le impupa lui. Perché... perché lui pensa ma se questo è Riina ma questo è così freddoso, così terrificante, ma così malvagio... questo, ci macina a tutti e ci mette a tutti sotto i piedi, a tutti... minchia”.
di matteo nino c imagoeconomica 0La difesa di Sgarbi, rappresentata dall'avvocato Marco Milani, ovviamente durante la discussione ha cercato di sminuire il significato delle considerazioni espresse dal critico d'arte come se non vi fosse alcun attacco "personale" o "denigratorio". Ma come si può ritenere una semplice "critica" l'affermazione per cui "Riina non è, se non nelle intenzioni, nemico di Di Matteo. Nei fatti è suo complice"?
Anche recentemente l'ex assessore regionale si era reso protagonista di affermazioni deliranti nei confronti del magistrato ribadendo che “Di Matteo ha tratto beneficio dalle minacce di morte ricevute dal carcere da Totò Riina. Ha cavalcato l'onda per fare il martire”. E come dimenticare i ripetuti attacchi contro lo stesso Processo trattativa ed i magistrati che hanno sostenuto l'accusa (oltre a Di Matteo i pm Francesco Del Bene, Vittorio Teresi e Roberto Tartaglia) dichiarando che "Il Tribunale di Palermo non può processare lo Stato” e che nel comportamento della Procura “ci sono profili eversivi"? Affermazioni fatte proprio mentre era in corso la requisitoria dei magistrati.
Il processo contro Sgarbi e Sallusti ha avuto inizio lo scorso 24 gennaio con l’esposizione da parte dello stesso Di Matteo dei motivi che lo portarono alla querela. Il pm aveva rilevato che il titolo stesso dell'articolo, "Quando la mafia si combatte solo a parole", riferito alla sua persona offendeva la propria dignità di uomo e di magistrato. In quell'udienza Di Matteo aveva anche ricordato le vicissitudini successive a quelle minacce di Riina, a cominciare dalle Commissioni speciali per la Sicurezza convocate sia a Roma che a Palermo, non certo su sua iniziativa. Da allora vi fu un potenziamento della scorta con tanto di assegnazione (seppur dopo un lunghissimo iter) del bomb jammer.
Anche l'accusa ieri, durante la discussione, ha ribadito quanto esposto da Di Matteo, aggiungendo che il mezzo della stampa è stato usato al solo scopo di attaccare il Magistrato ("E’ stato indicato un uomo delle

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ESCE IL LIBRO DI LODATO: AVANTI MAFIA! (PERCHE' LE MAFIE HANNO VINTO)

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

20180527 avanti mafia palermoA Palermo il 27 maggio con Nino Di Matteo, Pif, Lunetta Savino, Carmelo Galati e Leoluca Orlando
di Giorgio Bongiovanni
Esce per la prima volta alla Biblioteca Casa Professa il nuovo libro di Saverio Lodato. Dopo il successo di “Quarant’anni di mafia” si attendeva da tempo di poter immergerci nuovamente nelle parole e nelle analisi dello scrittore e giornalista esperto di mafia. Una raccolta, introdotta dalla prefazione del magistrato Nino Di Matteo, degli articoli che Lodato ha scritto dal 2012 ad oggi sul nostro giornale, dalla quale emerge, grazie alla penna perspicace tipica dell’autore, un grido di sarcastico ammonimento: Avanti mafia! (Perché le mafie hanno vinto).
Sì, proprio quando l’onda del “ben pensare comune” spinge, più o meno esplicitamente, all’idea che la mafia è in ritirata e i pezzi grossi sono in carcere o morti, Saverio Lodato, uscendo dagli schemi, sostiene che la mafia è più forte di prima. E lo spiega con lo scandire del tempo e dei fatti raccolti in questo libro che siamo onorati di esserne gli editori assieme alla casa editrice Corsiero.
In queste pagine si può leggere l’opinione di un giornalista e scrittore che ha conosciuto personalmente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e che ha raccolto le parole e i vissuti di grandi pentiti come Buscetta e Brusca. Un opinione basata su fatti. E di fronte al fatto che la mafia: ’Ndrangheta, Camorra, Cosa nostra e Sacra corona Unita, è la holding criminale più potente del mondo non possiamo che consigliare di leggere l’analisi di chi ha vissuto a Palermo negli anni del pool antimafia di Falcone e Borsellino e di tutte le stragi dagli anni ’80 ad oggi seguendo fino ai giorni nostri l’evolversi della mafia.
SINOSSI
2012-2018. Anni di fatti, inchieste, stravolgimenti politici, promesse, rivelazioni ed evoluzioni. Anni di mafia e di antimafia.
avanti mafia internaUn fenomeno quello della criminalità organizzata che, nonostante gli arresti continui, resiste da oltre centocinquant’anni di storia d’Italia. Un fenomeno che mostra sempre più quei sintomi, fino quasi a confondersi con quell’altra metastasi chiamata corruzione. Lo dicono gli addetti ai lavori e lo dimostrano i numeri. In questo spazio-tempo si inserisce l’occhio dell’osservatore esterno che si trova ad analizzare gli accadimenti.
La penna è quella di Saverio Lodato che di questi temi, con analisi spesso spietate, si è occupato a lungo nella propria carriera di giornalista e scrittore.
È così che nasce questa raccolta di articoli. È l’occasione per offrire un punto di vista ulteriore, magari “controcorrente” su argomenti sempre più spesso accantonati dal grande mainstream. Un modo per ribadire che ad oltre vent’anni dalle stragi che hanno insanguinato il Paese nei primi anni Novanta, c’è ancora molto da fare e che “antimafia” non è una parola morta. Perché, come spiega lo stesso Lodato “il bello non è scrivere per scrivere. Il bello è scrivere per scrivere ciò che si pensa”.
L'AUTORE
Saverio Lodato è tra le più autorevoli firme del giornalismo italiano in materia di mafia e di antimafia, ha iniziato a scrivere nel 1979 sul quotidiano “L’Ora”. Per trent’anni inviato de “l’Unità” a Palermo, oggi scrive sul sito www.antimafiaduemila.com.
È autore di articoli e saggi in cui affronta e sviluppa i temi e le connessioni della politica italiana, con particolare attenzione alla mafia. È autore di una cronaca del fenomeno mafioso, continuamente aggiornata; l’ultima edizione (Quarant’anni di mafia, Rizzoli) è stata pubblicata nel 2018. lodato saverio autore avanti mafiaTra le sue opere più note: I miei giorni a Palermo. Storie di mafia e di giustizia raccontate a Saverio Lodato (con Antonino Caponnetto, 1992, Garzanti), Potenti. Sicilia, anni Novanta (1992, Garzanti), Vademecum per l’aspirante detenuto (1993, Garzanti), Dall’altare contro la mafia (1994, Rizzoli), C’era una volta la lotta alla mafia (con Attilio Bolzoni, 1998, Garzanti), Ho ucciso Giovanni Falcone (con Giovanni Brusca, 1999, Mondadori), La mafia ha vinto (con Tommaso Buscetta, 1999, Mondadori), La Linea della Palma. Saverio Lodato fa raccontare Andrea Camilleri (con Andrea Camilleri, 2002, Rizzoli), Intoccabili (con Marco Travaglio, 2005, Rizzoli), Il ritorno del principe (con Roberto Scarpinato, 2008, Chiarelettere; 2012, Tea) Un inverno italiano (con Andrea Camilleri, 2009, Chiarelettere; 2011, Tea), Di testa nostra (con Andrea Camilleri, 2010, Chiarelettere).

 

   

PIANETA OGGI SETTIMANALE PROGETTO LE.GI.IN.

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

LEGALITA', GIUSTIZIA, INFORMAZIONE

INTERVISTA A PINO ROVEREDO  "GARANTE PER I DIRITTI DEI DETENUTI IN FVG", A CURA DI MARIA MARZULLO PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE  TERRA MATER DI BRUGNERA (PN)  www.blogterramater.it

A SEGUIRE, LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO "QUEL TERRIBILE '92" DI AARON PETTINARI. www.antimafiaduemila.com

IMPORTANATE INTERVENTO DI BEATRICE DEL GRUPPO OUR VOICE MOVIMENTO CULTURALE INTERNAZIONALE.

IN  COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV TERRESTRE INTERREGIONALE ED RST SAIUZ ONLINE

 

 

   

PIANETA OGGI SETTIMANALE PROGETTO LE.GI.IN.

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LEGALITA', GIUSTIZIA, INFORMAZIONE

INTERVISTA A ANTONIO FOJADELLI "RESPONSABILE DELLA PROCURA DISTRETTUALE ANTIMAFIA DI VENEZIA NEGLI ANNI '90" A CURA DI MARIA MARZULLO "PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE TERRA MATER DI BRUGNERA (PN).

www.blogterramater.it

IN  COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV TERRESTRE INTERREGIONALE ED RST SAIUZ ONLINE

 

   

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LEGALITA', GIUSTIZIA, INFORMAZIONE

INTERVISTA A MARCELLO M. FRACANZANI  "COMPONENTE DEL COMITATO SCIENTIFICO DELL'OSSERVATORIO SULLA CRIMINALITA' IN AGRICOLTURA E AGROALIMENTARE"

INTERVISTA A STEFANIA LIMITI  "SCRITTRICE" A CURA DEGLI OUR VOICE.

IN  COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV TERRESTRE INTERREGIONALE ED RST SAIUZ ONLINE

   

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