Sabato, Gennaio 20, 2018
   
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FALCONE, MANNOIA E L'APPUNTO SU BERLUSCONI, PARLA L'AUTORE DEI VERBALI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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(IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA GIORNALISTICA ONLINE ANTIMAFIA DUEMILA ALL NEWS DI PALERMO).

 

di Aaron Pettinari

L’ex ispettore Ortolan: “Il pentito disse: Andate a vedere Berlusconi come ha fatto i soldi”


“Il pentito Francesco Marino Mannoia mi disse: Andate a vedere come ha fatto i primi soldi. Non aggiunse altro”. A raccontarlo è Maurizio Ortolan, ispettore in pensione della polizia, agente di scorta del pentito Mannoia e poi, nel 2006, componente della squadra che arrestò il boss Bernardo Provenzano. E’ un testimone oculare degli interrogatori che Giovanni Falcone tenne con il collaboratore di giustizia. Il giornalista di La Repubblica, Salvo Palazzolo, lo ha raggiunto dopo il ritrovamento da parte di uno dei più stretti collaboratori del magistrato, Giovanni Paparcuri, dell’appunto di un foglio di block notes all’interno dell’ufficio-museo al Tribunale di Palermo. Un documento in cui è scritto “Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni a Grado e anche a Vittorio Mangano“. Nomi che compariranno anche nell’inchiesta che ha portato alla condanna di Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa.

Oggi Ortolan, che si era anche occupato della protezione di Mannoia e che scrisse diversi verbali degli interrogatori, racconta: “Fu il pentito Francesco Marino Mannoia a parlare di Berlusconi al dottore Falcone, che chiedeva di grosse estorsioni, di imprenditori che pagavano. Eravamo alla fine del 1989. Mi sembra di ricordare che quel giorno Mannoia faceva riferimento a soldi pagati da Berlusconi per proteggere i ripetitori tv in Sicilia. Il pentito parlò e il giudice prese un appunto su un foglio”.

Secondo il racconto del testimone quando Mannoia parlò del Cavaliere di Arcore Falcone chiese: “Di quello che lei mi sta raccontando c’è la possibilità di trovare il riscontro?" Mannoia si mise a ridere e commentò: “Dottore, Cosa nostra non è come un’assemblea di condominio, che per ogni cosa si fa un verbale. Falcone prese nota su un foglio, ma non verbalizzò”. Il poliziotto spiega anche il motivo di quell’azione: “Il giudice prendeva sempre appunti prima di dettare ciò che dovevo scrivere. Voleva essere sicuro che ogni dichiarazione del pentito si potesse provare attraverso i necessari riscontri che poi il nostro nucleo doveva cercare. Falcone era ossessionato dai riscontri, diceva: Altrimenti, fanno passare per matto me e pure il collaboratore”. Negli anni successivi il pentito non parlò più di Berlusconi, neanche quando testimoniò al processo Dell’Utri. E quelle parole stavano per essere dimenticate finché non è riemerso l’appunto tra i verbali degli interrogatori conservati al “bunkerino”.

 

 

“Quando ho saputo del foglio ritrovato mi sono stupito - commenta Ortolan - non pensavo che fosse ancora in giro. Anche perché, spesso, Falcone strappava i promemoria. Invece, le parole su Berlusconi mai verbalizzate sono rimaste nel suo ufficio di Palermo. Lo dimenticò, quell’appunto? O, forse, volle lasciarlo a futura memoria?". Domande che sembrano essere destinate a restare senza risposta. L’ex investigatore rimase comunque incuriosito da quanto detto da Mannoia, tanto che chiese ulteriori informazioni: “Mi disse: Andate a vedere come ha fatto i primi soldi. Non aggiunse altro”.

 

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