Sabato, Gennaio 20, 2018
   
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SCARPINATO: "DOPO MORTE RIINA CAMBIA LA CUPOLA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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di AMDuemila
Per il Pg di Palermo possibile rischio di nuove guerre

Dopo la morte di Riina "o ci sarà l'investitura di un nuovo capo, nella persona di Matteo Messina Denaro, che dovrebbe però avere un riconoscimento unanime come erede e allora potrebbe stabilire nuove regole, più moderne, per Cosa Nostra. O si aprirà una fase di transizione difficile, in cui alcuni personaggi emergenti potrebbero imporre la loro leadership con azioni violente. Oppure, ancora, potrebbe essere raggiunto un accordo tra i capi più prestigiosi che potrebbero ricostituire la Commissione, stabilendo nuove regole".
E’ questo il rischio paventato dal Procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, intervistato da Il Fatto Quotidiano sui futuri scenari all’interno di Cosa nostra dopo la morte del capomafia corleonese. Secondo il magistrato “la morte di un capo assoluto e carismatico come Totò Riina determina certamente un cambio

d'epoca per Cosa Nostra”. Ma non è solo il decesso di un boss a poter determinare un “cambiamento”. “In questi anni - dice Scarpinato - è completamente cambiato l'habitat sociale, economico e politico in cui operava la mafia nella Prima Repubblica. Oggi Cosa Nostra ha dovuto riconvertirsi al traffico degli stupefacenti, al settore del gioco on line e si sta trasformando in qualcosa di diverso". Con l'arresto di Riina e degli altri capi, "in Cosa Nostra si è creato un vuoto, non si è potuta più riunire la Commissione provinciale di Cosa Nostra. Negli ultimi tempi - spiega il Pg - si era costituita una sorta di 'Cupola' anomala, con persone senza il ruolo formale di capo-mandamento, che hanno cercato di mantenere una direzione unitaria dell'organizzazione e di evitare conflitti tra le famiglie e di fare affari con tutti". Adesso che Riina è morto, aggiunge ricordando le stesse parole dei capomafia “una ristrutturazione di Cosa Nostra adeguata alle nuove esigenze è possibile".
Nell’intervista Scarpinato ricorda anche che “Riina, come Badalamenti, come Provenzano, è stato protagonista non soltanto delle vicende di mafia trattate nei processi, ma anche di quello che Giovanni Falcone chiamava ‘il Gioco Grande’. Cioé di quella parte della storia del potere che è stata giocata nel fuoriscena, attraverso atti violenti come stragi e omicidi eseguiti da mafiosi, ma non nell’esclusivo interesse della mafia: come l’omicidio di Carlo Alberto dalla Chiesa. Ma il ‘Gioco Grande’ non è raccontabile perché i documenti sono stati distrutti (come quelli che erano a casa di Riina dopo il suo arresto), alcuni soggetti a conoscenza di importanti segreti sono stati uccisi poco prima che iniziassero a collaborare, e i testimoni non parlano essendo consapevoli che questi segreti sono così grandi che nessuno potrebbe garantire loro, se parlassero, la certezza di uscire indenni”.
In un’altra intervista al Corriere della Sera il Pg di Palermo, alla domanda se con Riina finisce per sempre la strategia stragista risponde: “Dipende. Io non ho mai creduto che Riina abbia lanciato da solo la sfida allo Stato ma ci sono stati interessi convergenti che hanno utilizzato quella strategia per obiettivi di destabilizzazione politica. Quindi una ripresa di quella strategia non potrebbe rispondere soltanto a interessi di Cosa nostra ma dovrebbe iscriversi in un disegno più complesso”. E quando il giornalista ricorda le sue dichiarazioni sulla volontà di Riina di tornare alle maniere forti conclude: “Erano considerazioni che derivavano dalle esternazioni dello stesso Riina in carcere. Del resto, come ha riferito il pentito Vito Galatolo, era arrivato da Messina Denaro l’ordine di preparare l’attentato al pm Di Matteo. Anche qui nell’ambito di una strategia più complessiva. Non a caso Galatolo riferisce che Messina Denaro doveva procurare l’artificiere ma gli altri non ne dovevano conoscere il nome. E se quell’attentato non c’è stato lo si deve al fatto che abbiamo arrestato chi lo stava preparando. Fino all’ultimo abbiamo avuto una linea di continuità legata alla leadership di Riina che non possiamo escludere prosegua anche dopo la sua morte”.

 

 

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