Martedì, Ottobre 16, 2018
   
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GUARDIE O LADRI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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(IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIADUEMLIA ONLINE DI PALERMO)

di Giorgio Bongiovanni
Su Il Sole 24 Ore le dichiarazioni di Di Matteo su via d'Amelio Da lunedì, su ilsole24ore.com, il giornalista Roberto Galullo, nel suo blog “Guardie o ladri”, sta ricostruendo a puntate alcuni spunti investigativi, finora trascurati, sulla strage di via d'Amelio che il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo ha spiegato alla Commissione parlamentare Antimafia. Il magistrato è stato sentito, il 13 settembre, a seguito delle dichiarazioni di Lucia Borsellino, figlia del giudice Paolo Borsellino, sulla possibile esistenza di un depistaggio nella prima inchiesta sulla strage di via d'Amelio. Finalmente anche un giornale nazionale (per ora preceduto solo da “Il Fatto Quotidiano”) ha deciso di approfondire e provare a fare chiarezza su questi 25 anni di pezzi di verità, depistaggi e interrogativi riguardo la strage di via d’Amelio.


Come riporta anche Galullo, nell’audizione il pm elenca riscontri e circostanze che possono far supporre l'esistenza di indagini che si sono allontanate dalla ricerca della verità. Sottolineando gli elementi sui quali vale ancora la pena indagare, quanto al possibile ruolo ricoperto nelle stragi da soggetti esterni a Cosa nostra. Come la telefonata tra il pentito Mario Santo Di Matteo e la moglie, Francesca Castellese, quando quest'ultima implora il marito di non parlare della strage del 19 luglio '92 perché c’era il coinvolgimento di “infiltrati della Polizia”. O il fatto che alcuni ufficiali del Ros, in particolare Umberto Sinico, dissero che la prima pattuglia intervenuta in via d'Amelio aveva notato il dottor Bruno Contrada allontanarsi da quella via. Fino all'episodio della “procura paramassonica”, in relazione alle dichiarazioni del pentito Salvatore Cancemi: “All'epoca eravamo due giovani magistrati, io e il dottor Tescaroli. - racconta alla Commissione antimafia Di Matteo - Davanti al procuratore capo, dottor Tinebra, che venne alla riunione con Il Giornale che titolava in prima pagina “le balle di Cancemi”, pretendemmo che venissero iscritti per concorso in strage Berlusconi e Dell'Utri, con i nomi di copertura Alfa e Beta”. Proprio Cancemi aveva riferito che Riina avrebbe detto: “Ora e in futuro noi dobbiamo sempre appoggiare Berlusconi e Dell’Utri. Dobbiamo fare riferimento a queste persone. Cosa nostra ne avrà dei benefici”.
E che dire, poi, delle recenti intercettazioni del boss Giuseppe Graviano in carcere, secondo la procura reggina uno dei mandanti degli attentati in Calabria contro i Carabinieri nel '94? Qui, il capomafia di Brancaccio, racconta il pm di Palermo, “parlando del '92 e '93 e delle stragi fa riferimento a cortesie fatte e contatti politici con Berlusconi”. “Ammesso e non concesso che sapesse di essere intercettato – allerta Di Matteo – il fatto che si riferisse a quelle vicende e persone, in relazione al periodo delle stragi, in ogni caso un significato dovrà pur averlo”.
Quello del collega Galullo, che si occupa da anni di inchieste giornalistiche su ‘ndrangheta e mafie, è un approfondimento dettagliato che ricorda cosa significhi la stampa libera. Un lavoro che permette ai lettori di comprendere con chiarezza la posizione del pm Di Matteo, oltre ad offrire una chiave di lettura per le vicende calabresi su cui oggi indaga la Procura di Reggio Calabria. Invitiamo alla lettura degli articoli fin ora pubblicati in attesa delle prossime puntate.

 

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