Martedì, Giugno 27, 2017
   
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DI MATTEO: "MAFIA FATTORE DI CONDIZIONAMENTO DELLA DEMOCRAZIA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA ONLINE

di Francesca Mondin - Video all'interno!
Il magistrato palermitano: “Impegno politico di un pm non mi scandalizza ma scelta definitiva”

“La lotta alla mafia dovrebbe essere quello che finora non è stato: il primo obiettivo di ogni governo di qualsiasi colore e orientamento politico" ha detto ieri alla Camera il magistrato Nino Di Matteo, che vanta oltre vent’anni di indagini sulla mafia e corruzione, intervenuto al convegno del Movimento 5 stelle "Questioni e visioni di giustizia - Prospettive di Riforma".
Infatti, “la questione mafiosa - ha spiegato il pm - costituisce oggi un gravissimo fattore di condizionamento della democrazia, una intollerabile violazione dei diritti costituzionali”.

Il magistrato palermitano non ha fatto sconti alla politica ed ha puntato il dito sull’assurdità di aver avuto al potere figure poi risultate contigue alla mafia: “Per troppo tempo, fingendo di rispettare la presunzione di innocenza, la politica ha sovrapposto due tipi di responsabilità che sono ontologicamente diversi: la responsabilità penale e quella politica. E' - ha continuato Di Matteo - grazie a questo meccanismo perverso che si è creata la santificazione di Andreotti, per cui Cuffaro e Dell'Utri sono stati rieletti ed è per questo che l'onorevole Berlusconi è ancora in grado di ricoprire un ruolo importante nel contesto politico nazionale. Da cittadino, ancora prima che da magistrato, questo mi sembra paradossale".
Una situazione assurda che si riflette tutt’ora nel contesto politico italiano: “Un Parlamento che mentre dibatteva sulla decadenza di un membro condannato, si poneva negli stessi giorni il problema di fare norme per non far candidare magistrati" è lo specchio di "un mondo al contrario” ha dichiarato il pm antimafia. Per questo motivo “è invece necessario richiamare i meccanismi di responsabilità politica” ha detto Di Matteo complimentandosi per “l’approvazione del codice del M5s" che richiamandosi all'articolo 54 della Costituzione, richiede di "adempiere funzioni pubbliche con disciplina ed onore".
Sulla possibilità che un magistrato si candidi in politica il pm palermitano ha detto: “L'eventuale impegno politico di un pm non mi scandalizza ma penso che un'eventuale scelta di questo tipo debba essere fatta in maniera definitiva e irreversibile, ovvero è incompatibile con la pretesa poi di tornare a fare il giudice". E sulla sua disponibilità di scendere in campo, rispondendo a Marco Travaglio, Di Matteo ha detto: “Io non rispondo alla domanda che riguarda l'eventuale mio impegno politico, ma dico che non sono d'accordo con Davigo e Cantone e con chi pensa che l'esperienza di un magistrato non possa essere utile alla politica”.
Il 23 maggio scorso ci sono state le commemorazioni per il venticinquesimo dalla strage di Capaci, in riferimento ad alcune manifestazioni avvenute a Palermo il pm ha detto: "Nei giorni dell'anniversario della strage di Capaci abbiamo assistito al trionfo dell'ipocrisia, alla sterile retorica di chi fingeva di commemorare i morti dopo averli mortificati da vivi. Mi sono volutamente astenuto dal partecipare al coro di dichiarazioni, di passerelle televisive".
"Oggi per non tradire e calpestare la memoria di Falcone - ha quindi concluso il pm - abbiamo una sola strada che costerà sangue a chi avrà il coraggio di tracciarla: dobbiamo pretendere noi cittadini verità e giustizia. Solo così la memoria di Falcone continuerà a vivere oggi".

 

 

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