Giovedì, Ottobre 19, 2017
   
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CIAMPI E QUELL'ESTATE DEL '93: TRA BOMBE E POSSIBILI PRESSIONI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA

di Aaron Pettinari
In agosto la Dia era alla ricerca di un vecchio dossier dell'Alto Commissarato, datato 1989, in cui emergevano contatti tra il Governatore di Bankitalia e un uomo all'epoca ritenuto in odor di mafia

C'è un nuovo spunto investigativo su cui il pool che indaga sulla trattativa Stato-mafia sta concentrando le proprie attenzioni. Nel pieno della stagione delle bombe, pochi giorni dopo la notte del 28 luglio, quella degli attentati contemporanei al Padiglione di arte contemporanea di Milano e alle basiliche di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio al Velabro, a Roma, uomini della Dia si recarono all'Alto Commissariato a recuperare alcuni documenti. Ad attestarlo un appunto dell'organo investigativo, datato 5 agosto 1993, firmato dal tenente colonnello Filippo Calcaterra, in cui si riporta la notizia che che il giorno prima “Il capitano Sorgente, appartenente al secondo reparto (indagini giudiziarie) su specifico incarico del Direttore della Dia (Gianni De Gennaro, ndr) delegato dal colonnello Tomaselli, ha estratto copia di documenti (…) contenenti intercettazioni telefoniche preventive eseguite su richiesta dell’Alto commissariato antimafia, nel periodo di giugno 1989, concernenti conversazioni del noto presunto mafioso Rosario Spadaro attivo nell’isola di Saint Maarten e riguardanti presunti incontri e colloqui da questi avuto con l’allora Governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, in visita nell’isola”.



Il caso del presunto viaggio nelle Antille Olandesi
Le conversazioni di Spadaro erano state rese note alcuni anni prima su l'Espresso e lo scorso 7 gennaio il quotidiano “La Verità”, diretto da Maurizio Belpietro, ha riportato in auge la vicenda di quelle “intercettazioni preventive” rivelando anche i contenuti di un'informativa dell'Alto Commissariato. “Spadaro - riporta il giornale - è costretto a rinviare al 29 giugno 1989 il già programmato rientro in Italia dal momento che il 24 giugno è previsto l’arrivo a Saint Maarten del governatore della Banca d’Italia Azelio (sic) Ciampi. Spadaro ha interessa a incontrare il Governatore”. Inoltre l'imprenditore al telefono con la moglie avrebbe commentato dicendo “Speriamo che Ciampi mi dia una mano adesso che viene”.
L'informativa, secondo quanto riportato dal quotidiano, proseguirebbe dicendo: “Non sono note le ragioni del viaggio del dottor Ciampi in Saint Maarten e le ragioni dell’interesse che Spadaro manifesta nei suoi confronti. Tuttavia dalla telefonata intercettata alle ore 00.15 del 25 giugno 1989 .. risulta che Spadaro deve nuovamente incontrarsi con il Ciampi che ospiterà a cena al ristorante “Le Rose” e che il giorno successivo è in programma una gita in barca con costui”.
Il caso dei presunti incontri tra l'ex Presidente della Repubblica e Spadaro, mai condannato per mafia, era stato già affrontato nel marzo del 1990.
L'ex Governatore della Banca d'Italia aveva immediatamente affermato di non essere mai stato nell'isola di S.Maarten, né di avere mai progettato di recarvisi e che il 24 giugno 1989, nonché nei giorni vicini a quella data, non si era allontanato da Roma. Intervenne dunque il figlio Claudio, all’epoca era dirigente dell’ufficio di New York della Bnl, spiegando che il Ciampi che veniva citato da Spadaro era lui stesso e non il padre. Non solo. Spiegò anche i motivi di quegli incontri dicendo che “Rosario è cliente della Bnl da molti anni, più di dieci. Siccome io mi occupo dell\'area commerciale, mi sembra naturale che io abbia contatti con lui. Credo non sia reato e tantomeno peccato andare in barca con qualcuno”. E poi ancora “non ho letto da nessuna parte che Spadaro sia stato giudicato colpevole di qualche reato”. Inoltre il Governatore a cui si fa riferimento nelle intercettazioni non sarebbe stato quello di Bankitalia, ma dell’isola di Saint Martin.
Quel che è certo è che Spadaro, incensurato, era attenzionato dagli investigatori tanto che nel 1993 venne arrestato dalla polizia olandese nelle Antille per un’inchiesta sulle tangenti. Nello stesso anno era stato indagato dalla procura di Messina per traffico internazionale di armi mentre nel 2005 Spadaro è stato arrestato una seconda volta nell’ambito dell’inchiesta “Gioco d’azzardo”. La sua posizione venne poi archiviata e non ci furono sviluppi giudiziari

Pressioni al premier?
Perché dunque nel 1993, durante l'offensiva stragista, c'era quel nuovo interesse per quelle indagini dell'Alto Commissariato? Qualcuno avrebbe potuto usare le stesse, nella migliore delle ipotesi, per mettere in imbarazzo Ciampi? Probabilmente è questo che i pm palermitani vogliono capire. La notte delle bombe di Roma e Milano Palazzo Chigi subì un black out telefonico di oltre due ore. Anche per questo il Presidente Ciampi, così come disse ai magistrati nel 2010, temette l'esecuzione di un “golpe”. Preoccupazioni che riportò anche nelle sue agende, acquisite al processo. “Decido di rientrare a Roma – scriveva l'ex premier - Cerco contattare anche Scalfaro (gli parlo quando sono già in macchina); mie preoccupazioni sono accresciute dal fatto che alle 0,20 circa si interrompe funzionamento telef. con P. Chigi. Anche nel mio ufficio non funziona collegamento con centralini”. Proprio quel black out a Palazzo Chigi, venne letto da alcuni come un messaggio nei suoi riguardi.
C'era dunque una volontà di mettere sotto pressione il Presidente del Consiglio che fino a pochi mesi prima in un appunto del 24 giugno del '93 (ci sono già state le stragi di via Fauro e di via dei Georgofili, ndr), riportava i contenuti di un colloquio con il capo della Dia del tempo, Gianni De Gennaro concludendo in maniera perentoria “Continuare nella linea della fermezza”? Chi c'era dunque dietro a quelle pressioni? E' possibile che De Gennaro aveva intuito qualcosa e per questo motivo inviò i suoi uomini a recuperare tutte le documentazioni rispetto ad una vicenda che avrebbe potuto mettere in imbarazzo l'allora Presidente del Consiglio?
Certo è che De Gennaro, nella famosa nota del 10 agosto, indica chiaramente i motivi che c'erano dietro a quelle azioni terroristico-mafiose. Un documento in cui per la prima volta compare il termine “trattativa” e in cui si avverte che “un’eventuale revoca anche solo parziale dei decreti che dispongono l’applicazione dell’Art. 41 bis” avrebbe potuto “rappresentare il primo concreto cedimento dello Stato, intimidito dalla stagione delle bombe”. Fatto che poi avviene nel novembre del 1993 con la revoca del carcere duro ad oltre trecento mafiosi, nel più totale silenzio politico.

 

 

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