Lunedì, Dicembre 11, 2017
   
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DI MATTEO: "HO CHIESTO APPLICAZIONE AL PROCESSO TRATTATIVA. LA DNA NON E' UNA FUGA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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“In passato sulla mia nomina veti istituzionali"


di Aaron Pettinari - Audio
“La mia scelta di presentare domanda come sostituto alla Pna non è una resa, ma la ferma volontà di continuare a dare un contributo alla lotta alla mafia”. E’ così che il pm di Palermo Antonino Di Matteo, poco prima che avesse inizio l’udienza del processo trattativa Stato-mafia, ha commentato la decisione del Csm di dare l’ok alla sua nomina. Il magistrato ha subito chiarito che la sua “non è una fuga dal processo” tanto che ha già chiesto l’applicazione al Procuratore capo, Francesco Lo Voi ed al Procuratore nazionale, Franco Roberti: “Subito dopo la proposta della Commissione (avvenuta lo scorso febbraio, ndr) ho preannunciato al Procuratore Capo di Palermo ed al Procuratore Nazionale la mia volontà di essere applicato al processo trattativa Stato-mafia e a qualche indagine collegata alla stessa. Questo lo reputo come un dovere in quanto io, assieme al dottor Ingroia, ho iniziato queste indagini. Con i colleghi Teresi, Del Bene e Tartaglia in questi anni abbiamo attraversato un percorso difficile, irto di ostacoli, anche strumentalmente posti lungo il nostro cammino. E reputo serio e doveroso tentare di concludere il mio sforzo. Questa dunque non è una fuga ma una scelta per poter continuare a lavorare in maniera continua”.



La scelta difficile
Non è a cuor leggero che Di Matteo va a Roma, lasciando la Sicilia dopo 25 anni di impegno in due delle Procure di frontiera della lotta alla mafia, Palermo e Caltanissetta.
“Non è facile lasciare la Sicilia dopo 25 anni di impegno gravoso e costante - ha detto il pm - Un impegno condotto in maniera totalizzante, certamente anche con tutti i miei limiti. La scelta è dovuta per continuare ad impegnarmi nella lotta alla mafia nella consapevolezza che per far ciò si è dovuto cambiare ruolo ed ufficio”.
“Purtroppo - ha proseguito il magistrato - non ero più in condizioni di lavorare a tempo pieno su inchieste delicatissime che a mio parere richiedono un tipo di impegno totalizzante. Negli ultimi anni sono stato costretto a conciliare la delicatezza e la gravosità dell’impegno che conoscete, come il processo trattativa, con la necessità di occuparsi di centinaia di procedimenti di piccoli furti, truffe, reati comuni, guida in stato d’ebbrezza, per una situazione che stava diventando paradossale con l’accentuarsi dei rischi nei confronti miei e della mia famiglia. Ho ritenuto, dunque, che la scelta di cambiare ufficio ed andare alla Dna, sarebbe stata più utile per dare un contributo su vicende su cui ho sempre lavorato”. “Spero di poter dare un contributo - ha aggiunto - seppur con un ruolo diverso, anche nel percorso di approfondimento per arrivare alla verità sulle stragi, su quanto avvenuto nel 1992-1993, su rapporti alti della mafia con la politica ed il potere in generale”.

Veti istituzionali
Per arrivare a questa nomina ci sono voluti diversi anni. Un percorso in cui non sono mancate clamorose bocciature da parte dello stesso Csm. “A prescindere dal valore che so essere professionalmente altissimo dei colleghi preferiti in altre circostanze - ha commentato senza mezzi termini - Sono convinto che in passato ci sia stato qualche veto o pregiudizio e che qualche esponente istituzionale ha posto, in qualche modo. Veti o pressioni affinché quella mia domanda non fosse accolta. E’ questo il mio pensiero, basato su alcuni elementi, anche se mi auguro che ciò non sia accaduto”.

L'applicazione al processo
Sull’eventualità che la sua richiesta di applicazione non fosse perorata dai vertici della Procura e della Procura nazionale antimafia ha poi aggiunto: “Il mio intendimento di finire questo percorso l’ho manifestato da tempo ed ho colto anche una certa disponibilità da parte del Procuratore nazionale antimafia. Adesso sta al Procuratore di Palermo attivare ufficialmente la procedura per l’applicazione. Io credo che ci sia questa possibilità. E’ previsto dalle leggi che regolamentano la Dna l’applicazione a singoli processi e a singole indagini e mi auguro che ciò avvenga anche in questo caso. Se mi occuperò anche di altre indagini sulla lotta alla mafia in Sicilia dipenderà dal Procuratore nazionale antimafia. La mia esperienza è maturata in questa terra con indagini sulle stragi, le cosche siciliane ed i rapporti di Cosa nostra con la politica e le istituzioni. Spero che la mia esperienza possa essere utile anche al nuovo ufficio”.

 

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