Martedì, Luglio 17, 2018
   
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da Antimafia Duemila

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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Frore in su nie

L'orgoglio del popolo sardo per rendere giustizia a Paolo Borsellino

di Lorenzo Baldo 

 

Le nuvole si dipanano e lasciano intravedere una terra antica baciata dal mare. La Sardegna si presenta ai nostri occhi in tutta la sua selvaggia bellezza. Giovedì 24 febbraio è la prima giornata di questo viaggio per presentare il libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino” scritto insieme a Giorgio Bongiovanni, destinazione: Sassari. Giorgio non è potuto venire per una serie di impegni legati all'organizzazione dell'Opera che lo obbligano a spostarsi costantemente tra il nord e il sud d'Italia, ma è come se fosse lì con noi. Dall'aeroporto di Cagliari saliamo su un pulmino insieme agli organizzatori di Zahr Records, Luca e Daniela, per andare a 200 km a nord di quest'isola.

Maria è seduta al mio fianco, osserva la sua terra come una figlia tenuta per mano dalla propria madre. Il legame profondo con questa terra non si spezza mai. Soprattutto per chi vive lontano da essa. Arriviamo a Sassari accompagnati da un vento pungente che non accenna a diminuire. Sento forte l'emozione dei miei genitori venuti per la prima volta ad ascoltare la presentazione di questo libro.

 

Lentamente la sala della biblioteca comunale si riempie di un centinaio di persone, qualcuno rimane in piedi. Il dibattito con il giornalista dell'Unione Sarda, Giuseppe Meloni, scorre fluido e incalzante. Il collega mi chiede di iniziare il racconto dalla parte umana del giudice Borsellino ripercorrendo gli ultimi 57 giorni di vita. Attraverso le testimonianze raccolte nel libro cerco di descrivere lo stato d'animo di un uomo consapevole dell'epilogo che lo attendeva, ma soprattutto

 cerco di inquadrare la sua sete di giustizia e di verità fino all'ultimo giorno della sua vita.

 

In sala non vola una mosca. E' un lungo viaggio dentro un pezzo di storia del nostro Paese, quella storia troppo spesso dimenticata, occultata o travisata. Il cronista dell'Unione Sarda insiste nel voler approfondire alcune tematiche legate alle nuove indagini sui mandanti esterni nelle stragi del '92-'93. Ecco che viene focalizzata la figura di Marcello Dell'Utri quale anello di congiunzione tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. E sono le carte processuali a fare da cornice alle mie dichiarazioni, dalle archiviazioni per le prime indagini sui mandanti esterni nelle stragi '92-'93 che vedevano coinvolti Dell'Utri e Berlusconi, fino alle sentenze nei processi celebrati contro Dell'Utri, accusato e condannato in I° e II° grado per concorso esterno in associazione mafiosa (manca ancora il verdetto della Cassazione).

Percepisco il disgusto del pubblico presente manifestato nel silenzio composto, attraverso qualche applauso improvviso e nei successivi interventi. E' un popolo orgoglioso quello sardo. A tratti indignato con molti dei loro conterranei che si sono fatti abbindolare da un ingannatore che presiede il nostro governo.

La mattina dopo ci rechiamo ad Oristano al liceo classico “De Castro”. La palestra della scuola è strapiena, oltre 300 ragazzi ci accolgono con un applauso. Un'emittente locale segue una parte dell'evento e mi fa una piccola intervista per l'edizione odierna del telegiornale. Il preside, prof. Guido Tendas, introduce l'incontro e passa subito la parola a Maria che modera il dibattito. Con grande professionalità ed altrettanta dolcezza Maria introduce il contenuto del libro facendomi di seguito alcune domande mirate. In questo modo riesco a toccare gli aspetti più profondi della persona e del giudice avvalendomi delle testimonianze di Leonardo Guarnotta e di Letizia Battaglia racchiuse nel libro.

La maggior parte dei ragazzi è letteralmente rapita dal racconto. Hanno una necessità quasi fisica di conoscere questi pezzi di storia a loro sconosciuti. A malapena sanno qualcosa di Falcone e Borsellino, pochissimi di loro erano appena nati nel '92, tutti gli altri sono nati qualche anno dopo. Si  discute dell'attacco vergognoso della classe politica contro la magistratura che cerca di indagare sui mandanti esterni nelle stragi. Interviene anche il procuratore della Repubblica di Oristano, Andrea Padalino, presente in sala fin dall'inizio dell'incontro. Il dott. Padalino spiega ai ragazzi l'enorme difficoltà per un magistrato di lavorare costantemente sotto attacco. Con grande saggezza spiega ugualmente l'importanza di fare il proprio dovere anche in simili condizioni, per onorare il principio sacrosanto della giustizia. Il magistrato cita il nostro libro come esempio di chi è “schierato” ed esorta i ragazzi a “schierarsi” nella vita contro le ingiustizie e a favore di una società più giusta.

Gli studenti ascoltano attentamente. Qualcuno si alza e mi chiede cosa possono fare i giovani per contrastare tutto questo orrore. Cerco di trasmettere loro l'importanza di impegnarsi per rendere vivo quel sogno per il quale sono morti tutti i martiri che hanno sacrificato la propria vita per un ideale. Solo unendosi in un impegno comune quel sogno di una società senza più mafia, senza più una classe politica corrotta, collusa che si è macchiata le mani del sangue di tanti innocenti si potrà realizzare. Un applauso lunghissimo mi riempie il cuore di speranza. La rabbia, l'indignazione e l'orgoglio di volersi impegnare che molti ragazzi presenti esternano mi dà la forza di sperare che alcuni di loro potranno davvero cambiare lo stato delle cose. Ma anche per loro sarà una lotta contro il tempo. Nuvole di guerra continuano ad estendersi su tutte le nazioni, il pianeta è saturo di inquinamento e di contaminazioni.

Proprio in Sardegna lo scandalo del Poligono Sperimentale di Addestramento Interforze del Salto di Quirra  brucia ancora e grida vendetta al Cielo per tutte le vittime innocenti che ha causato e che continua a causare attraverso la contaminazione della terra e del mare. Non c'è quindi tempo da perdere e molti di questi ragazzi lo hanno compreso. Salutiamo gli studenti del liceo “De Castro” con una grande emozione e dopo una breve pausa per il pranzo ci dirigiamo a Cagliari per l'ultima presentazione.

Il salone dello spazio “Search” è stipato oltre misura. Quasi 150 persone attendono l'inizio. Dopo una breve intervista da parte di un'emittente televisiva di Cagliari è la volta dell'introduzione dei due organizzatori di Radio Press, Paola e Alberto, che danno la parola a Maria per illustrare l'attività di Antimafia Duemila. Subito dopo Alberto e Paola iniziano a domandarmi temi specifici per approfondire determinati aspetti del libro.

A un certo punto entra in sala Claudia Loi, la sorella di Emanuela Loi, l'agente di scorta di Paolo Borsellino uccisa nella strage di via D'Amelio insieme al giudice e ai suoi quattro colleghi. Claudia è accompagnata dal marito, Maria li fa accomodare in prima fila. Parte un lunghissimo applauso da parte di tutto il pubblico. Claudia è emozionata e a stento trattiene le lacrime. Anche per me non è facile proseguire. Ma proprio per la responsabilità di trovarmi di fronte chi come lei ha pagato un prezzo altissimo nella strage di via D'Amelio so che è mio dovere continuare. Ed è nel nome di Emanuela Loi, giovane poliziotta sarda fatta a pezzi a 24 anni, chiedo alle persone presenti di pretendere ora e sempre la verità su questa strage.

Anche in questo caso la percezione di assoluto rispetto nei confronti della mia testimonianza è totale. Davanti a me uomini e donne, giovani e meno giovani, intere famiglie con bambini ascoltano in religioso silenzio. Nella profondità dei loro sguardi rivedo quel moto di orgoglio e quella grande sensibilità di un popolo antico. Un lungo applauso chiude questo terzo appuntamento. La sete di giustizia e di verità di Paolo Borsellino ha toccato la Sardegna, la promessa di lottare nel suo nome vibra ancora nelle tante voci che si sono accavallate in questo viaggio. 

Ripenso ad una vecchia canzone del gruppo sardo dei Tazenda “Frore in su nie”, fiore nella neve. Un fiore capace di superare il freddo della violenza e della sopraffazione per far arrivare finalmente la primavera su questa Terra.

“Deo intr’e sos silentzios ‘e Deus, intro ‘e su coro meu. Sas manos ‘alu unidas, asie chi parent in pregatoria. Deo contr’e su tempus, su tempus contr’a mie, deo comente frore in su nie.

Io dentro i silenzi di Dio, dentro al mio cuore. Le mani ancora unite, così che sembrano in preghiera. Io contro il tempo, il tempo contro di me. Io come fiore nella neve”.

 

Lorenzo Baldo

Sant'Elpidio a Mare, 1 marzo 2011

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