Sabato, Aprile 21, 2018
   
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Presentazione del libro "Gli Ultimi Giorni di Paolo Borsellino

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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Con la collaborazione di Mara Della Coletta e Sandra De Marco vi proponiamo la parte piu' importante dell'intervista a Giorgio Bongiovanni relativa alla presentazione del libro "Gli Ultimi Giorni di Paolo Borsellino" www.antimafiaduemila.com

D: Incontriamo Giorgio Bongiovanni. Sui temi di Antimafia. Ecco un libro molto interessante, altresì importante che hai realizzato insieme a Lorenzo Baldo. Un libro che non è solo un racconto ma anche un’inchiesta giornalistica. Ce ne puoi parlare?

 

R: Il libro s’intitola “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino”. È stato scritto da un mio collega e amico Lorenzo Baldo e da me, dove abbiamo con onore ospitato la prefazione di Antonio Ingroia, il giudice Antimafia che oramai tutti conoscete. In particolare il libro narra gli ultimi cinquantasette giorni della vita di Paolo Borsellino, quindi cerchiamo di far vivere minuto per minuto, giorno per giorno, ora per ora, i sentimenti, le emozioni, quello che Paolo Borsellino pensava e faceva soprattutto nel suo lavoro e con la sua famiglia.

 

Abbiamo avuto l’onore di intervistare il figlio Manfredi in un’intervista mi permetto di dire quasi esclusiva, perchè è nota la riservatezza, la discrezione e l’aristocrazia di questa famiglia che ha sofferto nel silenzio questa perdita gravissima del marito, per quanto riguarda la signora Agnese, e del padre per quanto riguarda i figli, e di un fratello per quanto riguarda i fratelli che Paolo Borsellino aveva, e di un figlio per sua madre che era viva quanto è morto Paolo. Quindi una perdita gravissima a causa di una strage, di un assassinio mafioso, ma non solo mafioso.  E quindi Manfredi si apre, senza entrare nel merito delle indagini per l’assoluto rispetto che appunto la famiglia Borsellino ha per le istituzioni e dice chiaramente, fa capire perlomeno, che il padre non è stato ucciso solo dalla mafia. Che c’era dell’altro. Noi abbiamo indagato a fondo, abbiamo cercato di leggere a fondo le migliaia di pagine delle indagini e dei processi di via D’Amelio, abbiamo intervistato alcuni collaboratori di giustizia. Io personalmente ho intervistato il pentito Salvatore Cancemi, uno dei boss mafiosi più importanti di Cosa Nostra. Mi sono incontrato con lui varie volte in sette mesi. Abbiamo dato il nostro piccolo, ma credo importante contributo nel ritrovamento di una fotografia dove un agente dei carabinieri, un funzionario dello Stato, prende la valigetta di Paolo Borsellino mentre ancora i corpi e le macchine bruciavano alcuni secondi dopo lo scoppio della bomba; valigia all’interno della quale, secondo molti investigatori, secondo noi e secondo la logica, e secondo soprattutto la famiglia che ha testimoniato, c’era la famosa agenda rossa. Infatti, in seguito al ritrovamento della foto, grazie ad una informazione pervenuta a noi giornalisti di AntimafiaDuemila, si è aperta un’indagine contro

 il colonnello Arcangioli, che è stato assolto. È stato dimostrato che è innocente, ma fa parte dei misteri e delle illogicità del fatto, in quanto questo carabiniere prende la valigetta fumante di Paolo Borsellino e se la porta a spasso per via D’Amelio mentre i corpi sono ancora li sfracellati. Ma per quale ragione prende la valigetta, se la porta in giro per via D’Amelio e poi la rimette a posto dentro la macchina? Io vorrei sapere una qualsiasi ragione per la quale, mentre c’è una qualsiasi strage, anche di Stato ma comunque mafiosa dove sono stati uccisi un magistrato e cinque agenti di scorta, arrivano i funzionari dello Stato, carabinieri e polizia, e un carabiniere con un distintivo speciale prende la valigetta dentro la macchina e se la porta in giro per via D’Amelio passando sui corpi dei morti. Si fa un giro con questa valigetta, perchè poi il carabiniere con la valigetta scompare dalle fotografie e dal filmato, e torna indietro con la stessa valigetta e la rimette dentro la macchina. Indagato per furto aggravato di un'agenda, verrà poi assolto. Ma io voglio sapere perchè ha preso la valigetta. Questo lui non l’ha mai saputo spiegare. Ha dato delle spiegazioni assurde e illogiche. Io chiedo ai telespettatori e al pubblico qui presente: “ Ma voi, se scoppia una bomba e muoiono dieci persone tra cui un magistrato.... vi viene in mente di prendere la valigetta, di farvi un giretto e poi di rimetterla al suo posto, se non c’è qualcosa di importante che dovete fare con quella valigetta? E se invece di preoccuparvi dei feriti o di vedere se c’è qualcuno che si può salvare nella macchina, vi preoccupate di cosa c’è dentro la valigetta, vi fate un giretto, cento, duecento metri, ritornate indietro con la valigetta e la rimettete a posto, non ci trovate niente di male?

 Questa è l’assurdità delle cose che succedono in Italia, anche dei processi, caro Massimo, e lasciamelo dire visto che la tua televisione è libera. In questo libro noi dimostriamo che è stato commesso un reato gravissimo, e dimostriamo che dentro la valigia di Paolo Borsellino c’erano documenti, l’agenda rossa, ma comunque dei documenti scottanti che i servizi segreti, perchè un agente dei carabinieri può benissimo far parte dei servizi segreti, hanno preso per nascondere determinate indagini o verità tremende che Paolo Borsellino in quei giorni, tra i più gravi della storia della nostra Repubblica, stava indagando. Anzi noi crediamo che lui sia stato ucciso proprio per ciò che c’era scritto all’interno di quella agenda rossa. Nel libro poi parliamo anche degli ultimi collaboratori di giustizia. Non c’è ancora il processo ma tra poco si aprirà, di un pentito che si chiama Gaspare Spatuzza che accusa nuovi personaggi che hanno partecipato alla strage di Capaci e che dimostra che c’è stato un depistaggio di Stato della polizia quando sono stati uccisi Falcone e Borsellino, e che quella squadra di polizia ha creato un falso pentito per depistare le indagini. E si è scoperto che il capo di quel gruppo di poliziotti, amico personale di Falcone e Borsellino faceva parte dei Servizi segreti e anche di Stato. E questo noi lo scriviamo, lo dimostriamo. E questa è una delle cose più spregievoli, vergognose, che possano accadere in uno Stato. Si è dimostrato che mentre i mafiosi, nel libro noi lo ricordiamo, preparavano nel garage a Palermo la bomba di 100-150 kg di esplosivo militare molto potente da mettere nella 126 verde che è esplosa in via D’Amelio, e mentre la posizionavano nel vano motore della macchina, i mafiosi e un personaggio dei servizi segreti italiani assistevano a questa preparazione Questa è un altra cosa aberrante della mafia: che viene assistita dallo Stato italiano per uccidere Paolo Borsellino. Questa verità noi non la tiriamo fuori dal cilindro. Molti nostri colleghi l’hanno scritto, ma noi l’abbiamo accorpata in un volume.  Parliamo della trattativa, delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, la trattativa tra mafia e Stato, probabilmente la causa, una delle cause che hanno scatenato la strage di via D’Amelio. E infine le testimonianze dei familiari, Salvatore Borsellino e dei giudici amici che lavoravano con Falcone e Borsellino. Tutto questo ed altro lo troverete nel libro. Spero che vi piaccia, anzi spero che non vi piaccia, che vi faccia arrabbiare e reagire. Questo è il nostro intento.

 

 

D: Un ultima domanda. Molti si chiedono che relazione c'è tra la tua esperienza spirituale, cioè le stigmate, e l'antimafia.

R: La relazione è semplice. Io sono credente e cristiano. Sono uno stigmatizzato, ho avuto questo miracolo a Fatima e ho un’esperienza spirituale che oramai tutti conoscono. Per me fare la lotta alla mafia non consiste semplicemente nel dare un contributo alla società, e nel mio caso di giornalista professionale dando informazioni giuste e cercando di illuminare i cittadini su questo gravissimo e serio problema che è la mafia. C’è anche una componente spirituale mia personalissima, condivisibile o meno, che è quella che io considero la mafia l’anticristo, una parte dell’anticristo, quel anticristo che Gesù nel Vangelo ci indica con nomi simbolici: satana, demonio, male, lucifero. Quello che nella Bibbia l’Apocalisse chiama la Bestia, il 666. Essendo la mia fede cristiana io ci vedo anche una parte teologica e per tale ragione il mio impegno nella lotta contro la mafia ha anche una ragione spirituale .

D: Quindi in conclusione, l’aiutare i bambini - so che sei uno dei fondatori di un’associazione molto importante che è la Funima International - parlare dei segreti di Stato come ad esempio l’ufologia, l’antimafia, e la tua esperienza spirituale apparentemente sembra che non siano collegati tra di loro. Invece c'è una relazione.

R: La mia passione per la vita extraterrestre, il cosmo, l’universo, la mia fede cristiana, il Vangelo, le profezie, l’apocalisse, sono strettamente collegate fra loro e apparentemente scollegate, o all’antitesi se volete, della lotta alla mafia. Ed è così sul piano umano, umanistico e storico. Non c’entrano niente. In realtà, se voi ragionate dal punto di vista spirituale, le tre cose si collegano. Perchè un buon cristiano deve annunciare la parola di Cristo che contempla tutto, la teologia, la scienza, l’universo, le profezie, i valori etici, i comandamenti, il rispetto della vita e quant’altro; deve, e questo fa parte dei precetti cristiani, aiutare i poveri e chi soffre, soprattutto se sono bambini; e il terzo precetto che molti dimenticano ma che alcuni laici, e alcuni cristiani come don Ciotti e come me ricordano , è quello della denuncia dei mali del mondo e dei delinquenti. Gesù nel Vangelo, e vi invito a leggerlo, denunciava i delinquenti. Puntava il dito agli scribi, ai farisei, ai re, ai potenti. Le sue prediche erano una continua denuncia di Cristo del potere che opprimeva i deboli. E poi Gesù pregava e guariva gli infermi. Questa era la missione di Gesù. Siccome Gesù ci ha detto ‘seguitemi’ lo dobbiamo seguire, ma non solo nelle cose che sono più comode come aiutare gli altri e volersi bene. Anche nelle cose che sono scomode come quello di dare la faccia. Gesù non è stato ucciso perchè guariva, Gesù non è stato ucciso perchè invitava alla fratellanza. Gesù è stato ucciso perchè smascherava i criminali, perchè diceva la verità. Per quello è stato ucciso.

D: Quindi da questa tua esperienza, da questo tuo esempio che stai dando alla società, emerge un messaggio molto importante, e cioè quello della salvaguardia della vita.

 

R: Assolutamente si. Della salvaguardia della vita, però con giustizia. Altrimenti la vita senza giustizia è meglio non viverla.

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