Martedì, Novembre 12, 2019
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

IL PM LOMBARDO: "MAFIE GRAVE MINACCIA PER SISTEMA ECONOMICO MONDIALE. ALTERANO GLI EQUILIBRI DEL MERCATO"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

“La ‘Ndrangheta è un'enorme holding mafiosa, organizzata come una moderna blockchain criminale”
di AMDuemila

“Le mafie sono una minaccia molto seria per il sistema economico mondiale. Avendo enormi capitali da investire, le grandi, mafie, la ‘Ndrangheta in particolare, sono protagoniste di importanti movimentazioni finanziarie, generano meccanismi pericolosissimi che tendono ad alterare gli equilibri del mercato”.
E’ così che si è espresso il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo riguardo il rischio che rappresentano le mafie per l’economia finanziaria mondiale in un’intervista al settimanale “Il Venerdì”. Il magistrato, spiegato cosa sia il capitalismo mafioso, ha detto che “la ‘Ndrangheta è da tempo protagonista assoluta del narcotraffico mondiale, che cura con particolare attenzione perché genera eccezionali profitti da sfruttare attraverso strumenti finanziari sempre più evoluti, straordinariamente insidiosi per la loro capacità di inserirsi in abiti operativi non tradizionali e di condizionare anche le scelte di politica economica”. Per Lombardo la crimintalità organizzata calabrese si è “dimostrata ‘affidabile’ e questo ha generato un impareggiabile capitale sociale fatto di contatti e relazioni. - ha proseguito - Per questo, per trovare il vero patrimonio della ‘Ndrangheta, dobbiamo essere in grado di analizzare a fondo le tendenze finanziarie andando oltre le tracce documentali su cui basava fino a qualche anno fa”.
Secondo il magistrato calabrese il vero “tesoro” della ‘Ndrangheta non sono tanto i beni che vengono posti sotto sequestro, in quanto “i grandi capitali non saranno mai direttamente spendibili o collocabili sul mercato senza passare da complesse operazioni di ripulitura". Lombardo ha poi precisato che "non può sopravvivere un sistema criminale che non sia in grado di produrre profitti a favore delle sue articolazioni di più basso livello, perché le ricadute economiche verso il territorio d’origine e ‘i soldati’ sono indispensabili per generare consenso e reclutare forze nuove. - ha continuato il pm - Ma i picciotti di Reggio Calabria, di San Luca o di Rosarno, come di altri territori in Italia o all’estero, dell’enorme ricchezza che arriva dal traffico di droga intravedono solo gli spiccioli”.
Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria ha poi spiegato

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OUR VOICE, RENUNCIA PINERA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

di Matias Guffanti - Video
Dopo 30 anni di politiche restrittive nei confronti delle fasce meno abbienti e a tutto vantaggio delle famiglie più ricche del Paese il popolo cileno, capitanato dagli studenti e dai movimenti sociali si è recentemente ribellato all'attuale Presidente Sebastiàn Piñera. Una rivolta esplosa in seguito all'aumento del prezzo della metro, solo la scintilla che ha scatenato la reazione dei manifestanti scesi in strada per chiedere la fine del modello neoliberista attuato da diversi governi - sia di destra che di sinistra - dai tempi della dittatura di Augusto Pinochet fino ai giorni nostri.
Già da qualche tempo infatti gli studenti, in segno di protesta, avevano iniziato ad utilizzare la metropolitana senza pagare il biglietto, mentre in differenti zone della città si erano registrati anomali incendi e saccheggi nei centri commerciali. Episodi per i quali erano state ritenute responsabili le forze di sicurezza, ma che in seguito allo scoppio della protesta erano stati strumentalizzati al fine di giustificare la grande repressione messa in atto contro i manifestanti.
Anche i “cacerolazos” - caratteristici delle proteste in Sudamerica, che esprimono il loro pacifico dissenso e chiedono condizioni di vita più dignitose percuotendo coralmente comuni oggetti da cucina - si sono fatti subito sentire in tutto il Cile. Tanto che il governo ha deciso di rispondere con ancor maggiore violenza e repressione.

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CILE: DOPO LE PROTESTE CANCELLATO IL SUMMIT SUL CLIMA E VERTICE APEC

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Ad annunciarlo lo stesso Presidente Piñera
di AMDuemila
Il Cile non ospiterà più la conferenza globale sul clima in dicembre e il summit Asia-Pacifico a metà novembre. Lo ha detto il presidente cileno Sebastian Piñera, spiegando che di fronte alle proteste di questi giorni la sua priorità è affrontare le richieste dei cittadini. E' "con profondo dolore" che il Cile ha deciso di non ospitare più i due summit internazionali, ha detto Piñera in un incontro con la stampa al palazzo de la Moneda. "Date le difficili circostanze che sta vivendo il nostro Paese", ha affermato Piñera, il nostro governo intende concentrarsi "in primo luogo sul ristabilimento dell'ordine pubblico, la sicurezza delle città e la pace sociale, come secondo punto nel dare impulso con tutta la forza e l'urgenza necessarie ad una nuova agenda sociale che risponda alle principali richieste dei nostri cittadini, e infine ad avviare un profondo processo di dialogo per ascoltare i nostri compatrioti".

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RADIO MONUMENTAL AM 1080 KHZ OSPITI GLI OUR VOICE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Entrevista en el programa En la Voz, que se emite de lunes a viernes de 14 a 16 hs. por Radio Monumental 1080 AM de la ciudad de Asunción, Paraguay.

Si parla anche del brutale assassino del noto Giornalista corrispondente di Antimafia Duemila nostro amico Pablo Medina,

www.antimafiaduemila.com

 www.ourvoice.it

 

 

IN PRIMO PIANO, PALESTINA: ASSASSINATO IL GIOVANE RAED, AVEVA 25 ANNI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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Ucciso al Checkpoint di Jbara
di AMDuemila

Questa sera intorno alle ore 19 nei territori palestinesi occupati, il giovane Raed Al Bahre (25 anni) del villaggio di Kufr Zebad (in provincia di Tulkarem) è stato brutalmente assassinato dalle forze di sicurezza israeliane con dei colpi di fucile. Raed si era recato nei pressi del checkpoint di Jbara a Tulkarem per consegnare in dono delle olive alla nonna, che abita al di là del muro nella città di Tira, lasciandole alle nipoti di quest'ultima. Il giovane, dopo aver consegnato il dono, è stato inspiegabilmente fermato da alcuni soldati israeliani che lo hanno accusato di stringere in mano un coltello. L'esercito ha quindi fatto fuoco lasciando per terra il cadavere senza chiamare i soccorsi. Fonti rivelano che il giovane non era in possesso di alcuna lama. Il corpo è ancora in mano dell'autorità israeliana ed ai famigliari al momento è stato impedito di vederlo. L’esecuzione a sangue freddo di Raed non è un caso isolato ma una pratica diffusa lungo i checkpoint o durante un controlli di esercito e polizia israeliani. L’ultima vittima fu una donna al checkpoint di Qalandiya, il 18 settembre scorso. Il caso peggiore fu il 21 marzo scorso quando quattro palestinesi furono uccisi in 24 ore. Secondo Amnesty International, e altre associazioni per i diritti umani, solamente nell’ultimo anno sono centinaia i casi come questo, dove l’esercito israeliano, in territorio occupato, agisce con eccessivo uso della forza, fino ad assassinare, contro civili palestinesi disarmati o che non presentano una minaccia per i soldati o per chiunque altro.

 

 

LE CAMICIE NERE ISRAELIANE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

di Giorgio Bongiovanni
Si chiamava Raed Al Bahre aveva 25 anni ed era palestinese. Raed viveva a Kufr Zebad, un piccolo villaggio di 1500 anime sulle aspre collinette della provincia di Tulkarem dove lavorava insieme al padre e ai fratelli nella tipografia di famiglia. Ieri sera, intorno alle ore 19, Raed si era recato al Checkpoint di Jbarah dove ad attenderlo c’era la cugina. Raed le stava consegnando delle olive come dono per sua nonna che vive a Tira, in Israele (al di là del muro di separazione). Lì dove le fertili terre palestinesi hanno preso il posto dei palazzi in cemento costruiti dalle mani israeliane neocolonialiste. Un regalo per quella donna anziana che lo ha cullato da piccolo e che a causa dell’occupazione e dell’avanzare degli anni non ha potuto veder crescere come una nonna dovrebbe poter fare con il proprio nipote. Un umile gesto di amore. L’ultimo, a dire la verità. Sì perché Raed è stato inspiegabilmente fermato dalle forze di sicurezza israeliane al checkpoint che, insospettite, lo hanno accusato di tenere in mano un coltello. I soldati hanno quindi fatto fuoco esplodendo diversi colpi. Il ragazzo si è accasciato a terra ed è morto dissanguato, l’esercito infatti non ha chiamato i soccorsi, lasciando che morisse in un lago di sangue. Una volta deceduto si sono limitati a coprire il cadavere con un sacco nero, quelli che in genere si usano per la spazzatura. al bahre raed assassinioCome un cane Raed è stato assassinato dai criminali fascisti del cosiddetto Stato di Israele. Uno Stato che si identifica come messianico, voluto da Dio. Un Dio tiranno, indifferente verso i deboli, verso i perseguitati, adorato dagli israeliani come lo adorava Hitler. Questo è oggi Israele. “L’unica democrazia del medio oriente”, come la descrive la stampa occidentale. Una farsa. A ben vedere, con determinati atti, si rivela essere una democrazia governata da assassini, fanatici, che così facendo sputano sulla parola del Signore, da loro così “rispettato” e “adorato”.
Esprimiamo la nostra solidarietà alla famiglia e ai nostri cronisti di ANTIMAFIADuemila Karim El Sadi e Jamil El Sadi, parenti della giovane vittima. E’ stata una coincidenza che un nostro cronista condivida un legame di parentela con il martire, non siamo complottisti o demagoghi, non è stato uno sfregio alla nostra redazione. Semmai, nel segreto delle preghiere per chi è credente, cercheremo di capire perché accadano queste cose. Quella che invece non può essere definita una coincidenza è la modalità in cui è caduto vittima il povero ragazzo. Un modus operandi adottato più e più volte da Israele. L’esecuzione a sangue freddo di Raed, infatti, non rappresenta un caso isolato ma risulta essere una pratica particolarmente diffusa lungo i checkpoint o durante i controlli di esercito e polizia israeliani.netanyahu flag isra naz Prima di ieri l’ultima vittima era stata una donna, al checkpoint di Qalandiya, il 18 settembre scorso. Il caso peggiore era avvenuto il 21 marzo scorso quando quattro palestinesi furono uccisi in 24 ore. Secondo Amnesty International ed altre associazioni per i diritti umani solamente nell’ultimo anno sono centinaia i casi come questo, dove l’esercito israeliano, in territorio occupato, ha agito (e continua ad agire) con eccessivo uso della forza contro civili palestinesi disarmati o che non rappresentano una minaccia per i soldati o per chiunque altro.
Ci auspichiamo, in futuro, che l’Europa intervenga con determinazione contro la tirannia dello stato israeliano affinché la popolazione palestinese possa finalmente respirare aria di libertà.

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Palestina: assassinato il giovane Raed, aveva 25 anni

 

   

GR SPAZIO APERTO - EDIZIONE SPECIALE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

ASSASSINATO IN PALESTINA UN RAGAZZO DI APPENA 25 ANNI CUGINO DI KARIM DEL GRUPPO OUR VOICE.

IN COLLEGAMENTO TELEFONICO KARIM.

 

A SEGUIRE LE ALTRE NOTIZIE DI CRONACA DAL FRIULI V.G. IN COLLABORAZIONE CON TELEFRIULI DI UDINE

www.telefriuli.it

 

REGIA CENTRALE ROSARIO MORENO

IN STUDIO MASSIMO BONELLA

 

   

ECCO I NOMI DEI MANDANTI ESTERNI DELL'ASSASSINIO DEL NOSTRO AMICO PABLO MEDINA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio


 

Questa sera, in Paraguay, dibattito e spettacolo teatrale “Democracia?” - Diretta streaming!
di Giorgio Bongiovanni e Matías Guffanti

Questa sera, alle ore 24 italiane (alle 19 in Paraguay), ad Asunción, all'Auditorio Ruy Díaz de Guzmán de la Manzana de la Rivera, Ayolas 129 c/ El Paraguayo Independiente, andrà in scena lo spettacolo teatrale del Movimento Culturale Internazionale "Our Voice", dal titolo "Democracia?". L'opera sarà seguita da un dibattito, visibile in streaming nel nostro sito, sui temi della mafia e dell'antimafia, interamente dedicato alla memoria del giornalista paraguaiano Pablo Medina, corrispondente di ABC Color. Un nostro amico, prima ancora che collega. Con la nostra testata è stato autore di numerose inchieste sul narcotraffico in Paraguay.
Il 16 ottobre 2014 è stato ucciso insieme all'assistente Antonia Almada.

 

Dopo cinque anni di indagini giornalistiche, di indizi probatori, investigazioni della polizia e della magistratura i contorni di quel delitto sono sempre più delineati ed abbiamo un quadro chiaro sul perché, e da chi, è stato ucciso Pablo Medina. Nel dicembre 2017 una parte di verità è stata svelata con la condanna di Vilmar “Neneco” Acosta, ex sindaco di Ypejhú e mandante del doppio omicidio, a 39 anni di carcere. Uno dei killer, Flavio Acosta, nipote dell’ex sindaco, si trova detenuto in una prigione del Brasile. Nel frattempo il fratello di Vilmar, Wilson, sospettato di essere anche lui autore materiale del duplice omicidio, è ancora latitante probabilmente per quei segreti che può detenere sulle complicità istituzionali e su quei mandanti esterni che hanno permesso l'esecuzione.
Ma il livello delle complicità è ancora più alto. E' un fatto noto che il Paraguay è a tutti gli effetti un Narco-Stato. Per fortuna ci sono anche figure e funzionari di Stato che cercano di contrapporsi a questo sistema, come il Ministro Segretario Esecutivo della Segreteria Nazionale Antidroga del Paraguay (SENAD), Dr. Arnaldo Giuzzio, che ai nostri microfoni ha confermato come "la 'Ndrangheta è presente in Paraguay", ma la lotta resta impari.

Rispetto a certi fenomeni i politici di questo Paese, nella migliore delle ipotesi, sono deboli, omertosi e silenziosi. Nella peggiore la politica, fino ad arrivare al Presidente della Repubblica, è compromessa e corrotta con il lato più oscuro del Potere.
Cinque anni dopo il delitto è ora di dire basta, di fare i nomi dei responsabili e di tutti coloro che in qualche maniera hanno permesso che il corpo di Pablo fosse crivellato di colpi.
Responsabilità che raggiungono il magnate Horacio Cartes, già Presidente della Repubblica che controlla l'economia del Paese e che ha avuto fortissimi legami con i clan del narcotraffico.
Ma responsabile è stato anche il direttore di “ABC Color”, Aldo "Acero" Zuccolillo (oggi deceduto, ndr) che tolse la scorta privata, fino a quel momento garantita dal giornale, a Pablo Medina pochi giorni prima della sua morte, offrendo così una sponda ai killer per assassinare il giornalista.
Qui pubblichiamo una fotografia inedita di Zuccolillo in compagnia dell'ex dittatore del Paraguay Alfredo Stroessner. Dimostrazione di una certa vicinanza a certi ambienti di Potere. Questa sera parlerò di questi argomenti, senza sconti, facendo nomi e cognomi.

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Pablo Medina, morte di un giusto (Dossier/Documentario)

 

 

   

ECCO I NOMI DEI MANDANTI ESTERNI DELL'ASSASSINIO DEL NOSTRO AMICO PABLO MEDINA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Questa sera, in Paraguay, dibattito e spettacolo teatrale “Democracia?” - Diretta streaming!
di Giorgio Bongiovanni e Matías GuffantiQuesta sera, alle ore 24 italiane (alle 19 in Paraguay), ad Asunción, all'Auditorio Ruy Díaz de Guzmán de la Manzana de la Rivera, Ayolas 129 c/ El Paraguayo Independiente, andrà in scena lo spettacolo teatrale del Movimento Culturale Internazionale "Our Voice", dal titolo "Democracia?". L'opera sarà seguita da un dibattito, visibile in streaming nel nostro sito, sui temi della mafia e dell'antimafia, interamente dedicato alla memoria del giornalista paraguaiano Pablo Medina, corrispondente di ABC Color. Un nostro amico, prima ancora che collega. Con la nostra testata è stato autore di numerose inchieste sul narcotraffico in Paraguay.
Il 16 ottobre 2014 è stato ucciso insieme all'assistente Antonia Almada.


   

POPOLI INDIGENI: 500 ANNI DI LOTTA, ADESSO BASTA!

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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 (Da Antimafia Duemila online)

di Marta Capaccioni - Foto
Intervista a Derlis Lopez, leader della comunità Takua'i

Loro, i popoli nativi, erano in armonia con il Sole, la Terra e la Luna. Ascoltavano il cinguet-tio degli uccelli e aspettavano il loro ritorno per la primavera. Sorridevano agli animali e li accarezzavano come bambini. Respiravano all’unisono con gli alberi e il vento. Tutto gioiva nel veder danzare le loro grandi piume colorate. Tutti s’inchinavano davanti alla loro saggezza.
Nessuno si era mai permesso di turbare la pace e la tranquillità che avevano trovato nelle loro case e nelle loro comunità. Ma poi arrivarono, arrivarono in quel fatidico 1492, cavalcando, con cappello e grandi stivali, agitando corde e puntando i fucili contro tutto ciò che appariva ai loro occhi nemico. Una pallottola contro una pietra. Le due Americhe si tinsero di rosso, si bagnarono di un sangue puro e la terra pianse per il dolore. Tribù per tribù, sterminarono e distrussero. Tenda per tenda, saccheggiarono e incendiarono. Piuma per piuma, violentarono e uccisero.
Sono ormai più di 500 anni che i popoli nativi americani combattono per i loro boschi, per le loro terre e per la loro vita. È una lotta che continua ancora oggi, contro il nuovo impero. Un impero che, nonostante abbia cambiato colore o bandiera, è rimasto spietato come nel passato.
Questo sta succedendo anche in Paraguay, dove le popolazioni indigene, insieme a centi-naia di contadini, vengono ogni giorno brutalmente espropriate dai loro territori. Non è ri-masto più nulla: non ci sono foreste, non c’è biodiversità, non ci sono più quegli unici paesaggi invidiati dal mondo intero. Rimangono solo distese di campi, campi di soia, di marijuana e di grano, campi intensivamente sfruttati dall’oligarchia potente che governa e dalle multinazionali statunitensi.
Il paese infatti, non appartiene al popolo paraguayo, ma al 2% dell’intera popolazione, che in poche parole, si riduce a qualche migliaio su 7 milioni di abitanti. Il popolo paraguayo è schiavo all’interno di una grande casa, di proprietà di qualcun altro.

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AMPIO SPAZIO PER OUR VOICE A RADIO NANDUTY DI ASUNCION

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

di Jean Georges Almendras - Foto
Bellissima atmosfera ed un’accoglienza che ci ha lusingato e ci ha permesso di esprimere noi stessi liberamente e spontaneamente. Siamo stati ospiti nel programma "Tiempo libre" di Radio Ñanduti di Asuncion condotto da Santiago Montes, maestro di cerimonia che ha coordinato un incontro inedito traboccante di simpatia.
Per quasi 60 minuti i giovani di Our Voice ed i redattori di Antimafia Dos Mil si sono rivolti a un’audience particolare, guidati in modo egregio da un professionista della comunicazione.
Lui ha curato personalmente l'intervista rendendo l’incontro coinvolgente e partecipativo. Si è parlato di teatro, della storia di Our Voice, dei problemi del mondo, dell’assassinio del giornalista Pablo Medina, della democrazia in cui viviamo (che poi tanta democrazia non è), e dell'opera teatrale "Democrazia"? che Our Voice porterà in scena all'auditorium della Manzana de la Rivera, mercoledì prossimo 16 ottobre alle ore 19.
Sonia Tabita Bongiovanni, direttrice e fondatrice di Our Voice, ha approfondito con il temperamento e la convinzione dei suoi giovani anni l'anima del Movimento, dalle sue origini fino ai nostri giorni.
Matías Guffanti, coordinatore di Our Voice per il Sudamerica, ha parlato degli ideali del Movimento.
La figlia di Pablo Medina, Dyrsen, membro di Our Voice, ha ricordato e reso omaggiò a suo padre, facendo anche una profonda analisi del contesto criminale e politico attorno alla morte di suo padre. Un'analisi profonda, convincente e coerente.
Da parte nostra abbiamo messo in evidenza l'arte teatrale di Our Voice in sé, affrontando anche la realtà sociale e politica del Paraguay e della regione, sintetizzando in questo modo l’essenza della sceneggiatura preparata per mercoledì prossimo.
Molti altri interventi hanno arricchito la serata di “Tiempo libre”. Patricio, Marta e Stefano. Ognuno ha dato il proprio contributo, in italiano o spagnolo, sempre con sorrisi e buon umore. Era presente anche Jorge Figueredo, direttore di Antimafia Paraguay, che in questa occasione non è intervenuto. Mentre Stefano scattava le foto.

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ELEZIONI CSM, UNA FOLATA DI VENTO NUOVO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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di Giorgio Bongiovanni
Il pm di Palermo, Nino Di Matteo, è stato eletto come consigliere per il Consiglio superiore della magistratura. Ha ottenuto 1184 voti, secondo solo al procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere, Antonio D'Amato, che ha invece raccolto 1460 preferenze sui 6799 magistrati che hanno preso parte alle elezioni suppletive che si sono svolte domenica 6 e lunedì 7 ottobre. Un risultato importante per diversi punti di vista.
Questo giornale è stato sempre critico, esprimendoci anche con toni duri ed aspri, nei confronti dell'organo di autogoverno della magistratura. Nel corso della sua storia è lungo l'elenco degli errori, delle sviste, delle maliziose persecuzioni e dei tradimenti che il Csm ha compiuto nei confronti di coloro che hanno dato la vita per la magistratura ed in nome del popolo italiano. Su tutti, basta ricordare quanto avvenne con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, oggi amati e ricordati come simboli, ma al tempo osteggiati e denigrati proprio per il loro operato.
Poi ci sono stati gli scandali sulle nomine, come quello scoperto dalla Procura di Perugia, che hanno macchiato enormemente l'intera struttura, e che hanno reso manifesto un modus operandi che, purtroppo, si ripeteva da tempo.
Per rompere lo schema era necessario un cambiamento profondo e queste nuove elezioni, che hanno seguito logiche diverse rispetto la spartizione tra correnti, dimostrano che ciò è possibile.
Va colto il dato che Nino Di Matteo era, e resta ancora oggi, tra quei candidati "indipendenti" che non fanno parte di alcuna delle "correnti" in cui è divisa la magistratura e che mai hanno partecipato all’associazionismo. E' una folata di vento nuova, positiva, quella che si respira nel momento in cui i magistrati scelgono come rappresentante qualcuno che non appartiene a quel mondo. Una scelta che viene fatta, dunque, per merito e che riconosce il lavoro svolto fin qui dallo stesso.
L'elezione di Di Matteo è dunque la vera novità, ed il segno che una grossa parte della magistratura vuole davvero una riforma del Csm che sappia andare oltre l'ideologia delle correnti e della politica.
Una riforma che potrà essere raggiunta se tutti i membri del Consiglio sapranno cogliere questi segnali.
Di Matteo e D'Amato si aggiungono a Davigo, Ardita ed altri membri già presenti all'interno del Csm, per mettere in atto una riforma dell'Organo, tanto attesa per quanto mai raggiunta.
Abbiamo seguito la campagna elettorale dei candidati ed ascoltato le relazioni che sono state presentate lo scorso 15 settembre ai membri dell'Anm. E in tutti i sedici candidati si è colta proprio la necessità di un rinnovamento all'interno del Consiglio superiore della magistratura.
E già allora Di Matteo espresse in maniera chiara come, a suo modo di vedere, al Csm sia "possibile dare una spallata al sistema invaso da un cancro".
In una lettera, inviata ai colleghi prima del voto, non ha solo approfondito il concetto ma ha espresso un'idea di grande valore etico-morale, dove a prevalere non è l'aspetto tecnico ma il piano umano-filosofico e sociale. Nella missiva si evince il desiderio del magistrato eventualmente eletto per far sì che sia messa in atto una riforma seria e concreta dall'interno del Consiglio superiore della magistratura, fermo restando l'impegno nella lotta contro la mafia che non può essere in alcun modo trascurata. Di seguito vi proponiamo la trascrizione integrale.

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UNA RAGNATELA DI POLITICI INDIZIATI NELL'ASSASSINIO DI PABLO MEDINA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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di Jean Georges Almendras* - Foto
Si chiamava Pablo Medina, il giornalista paraguaiano ucciso all'età di 53 anni, il 16 ottobre 2014, lungo un’isolata strada vicino alla località balneare di Villa Ygatimi nella zona di Curuguaty, nel dipartimento di Canindeyú, a circa 350 chilometri da Asuncion. I sicari del narcotraffico spararono raffiche di fucile e di pistola di grosso calibro falciando la vita di Pablo. Nell'attacco criminale morì anche la sua assistente, Antonia Almada, di 19 anni. La notizia scosse e indignò la famiglia del giornalismo paraguayano. Si sentì sgomenta, oltraggiata. D’altra parte, era il 19º giornalista caduto dall’istaurazione della democrazia, dopo 35 anni di dittatura militare.
Ma il giornalismo libero paraguaiano non è stato l'unico ad essere stato colpito con le armi in America Latina, sono caduti (e continuano a cadere sotto i proiettili assassini del crimine organizzato), anche molti giornalisti messicani e centro americani. Il crimine organizzato si è diffuso (e continua ad estendersi), pericolosamente, sulle società democratiche. Alcune delle quali non sono altro che illusioni di democrazie, perché in realtà sono democrazie che non fanno altro che contribuire e facilitare ai criminali, le strade necessarie per concretare i loro affari illeciti, trasformandole in democrazie che sono il vivaio di governanti che si corrompono, in alcuni casi con i narcos, per cedere il passo ai narco Stati.
Ed a proposito di tutto questo scenario per niente incoraggiante mi sento nell'obbligo di denunciare, come una sorta di omaggio al nostro collega Pablo Medina e come istintivo meccanismo di autodifesa, di una professione che è stata oltraggiata e divorata da elementi del potere economico e politico del Paraguay perché dietro il doppio crimine di Villa Igatimi c’è una brutale ragnatela del sistema politico paraguaiano. Una rete di intrighi tesa per catturare la sua vittima: un lavoratore della stampa ed una giovane assistente le cui rispettive famiglie hanno vissuto le perdite con stoicismo ammirabile. Tutto una ragnatela di intrighi mirato a liberarsi dal nemico. Il nemico che denunciava con i suoi articoli il capo narcos della zona di Ipehjú: niente meno che il sindaco eletto per il Partito Colorado, Vilmar "Neneco" Acosta. E la sua denuncia, costante e ricorrente negli ultimi anni, è stata la causa del suo decesso.
Dopo il duplice omicidio, sia in Paraguay che oltre confine, c’era la certezza quasi assoluta che dietro ci fossero alcuni membri del sistema politico paraguaiano.
Nel novembre del 2014, appena un mese dopo il fatto di sangue, quando giornalisti italiani, argentini, uruguaiani e paraguaiani che conoscevano Pablo Medina organizzarono un evento pubblico in omaggio al collega nella Plaza de la Democracia, era ormai di dominio pubblico il fatto che la narco politica era coinvolta nel doppio assassinio. Come avvenuto con i 18 giornalisti assassinati dall’inizio della vita democratica in Paraguay. Primo tra tutti il collega Santiago Leguizamón il cui omicidio è ancora senza colpevoli, come quello di tanti altri.
Sia la cittadinanza che il giornalismo paraguaiano hanno indicato come complici della morte di Pablo e di Antonia certi personaggi della ragnatela politica installata nel Parlamento nazionale del paese fratello e in diverse posizioni politiche dell'interno del territorio guaranì. La morte di Medina, che lavorava per il giornale ABC Color, e di Antonia, quel tragico 14 ottobre 2014, scoperchiò la punta di un iceberg chiamato corruzione ai massimi livelli.

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OUR VOICE VISITA LA CASA DEGLI ORRORI DELLA DITTATURA DI STROESSNER

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

di Jean Georges Almendras - Foto
Orrore. Orrore degli orrori. Orrori di ieri, ma anche di oggi perché sono gli orrori delle dittature militari che non si dimenticano, rimangono impressi nella nostra memoria, sebbene ci sia chi vorrebbe - ostinatamente e in maniera machiavellica - cancellarli dalla nostra memoria (dalla memoria collettiva). Come se cancellandoli (con decreti, manipolazioni politiche o sotterfugi legali), tutti quegli indescrivibili orrori svanissero dall'anima dei popoli. Dei popoli latinoamericani vittime del saccheggio, del genocidio, con particolare accanimento. Accanimento che si è scagliato su uomini, donne, bambini e bambine.
Orrore degli orrori.
Insieme ai giovani di Our Voice abbiamo visitato il "Museo della Memoria, dittatura e diritti umani", un'iniziativa promossa dalla "Fundación Celestina Pérez di Almada", a seguito della scoperta dell'Archivio del Terrore, il 22 dicembre del 1992, come strategia di lotta contro l'impunità delle violazioni dei Diritti Umani commessi nella seconda metà del secolo scorso sotto il governo dittatoriale del Generale Alfredo Stroessner, dal 1954 al 1989.
Un vecchio casolare in Via Chile 1072, al centro della città di Asuncion, rappresentò durante la dittatura militare uno degli edifici scenario degli orrori. Siamo stati lì. Ci sono venuti i brividi, perché la vibrazione del dolore è ancora percepibile in ogni punto dell'edificio. Un edificio che dall'esterno non lascia intuire gli orrori inimmaginabili vissuti tra quelle mura.
Orrore degli orrori.
In quel vecchio casolare era in funzione la Dirección Nacional de Asuntos Técnicos (DNAT). Un vecchio casolare dove l'apparato repressore del Piano Condor mise in atto la più grande tortura ai danni di circa 8.000 esseri umani che sono passati per le sue viscere. Un vecchio casolare costruito da una rinomata famiglia di Asuncion negli anni ‘30. Successivamente fu affittato al Governo di Alfredo Stroessner che installò lì la sede della Dirección Nacional de Asuntos Técnicos, un sinistro organismo con un alone di morte e di tormento. Un sinistro organismo destinato all'eliminazione degli oppositori al regime dittatoriale e di tutti coloro che erano animati da ideali del marxismo leninismo. Così dispotico. Così criminale.
Orrore degli orrori.
Siamo entrati: i giovani che non hanno vissuto nella propria carne le dittature militari e noi più anziani che abbiamo vissuto quei tempi di terrore, nei nostri paesi di residenza. Lì, le nuove generazioni hanno scoperto l’orrore. Attraverso fotografie, riportanti le rispettive storie, di desaparecidos e torturati: esseri umani in preda a delle bestie. Alla mercé della repressione. I visitatori trovano davanti ai loro occhi le stesse pareti, alcune delle stesse celle di tortura e in una vetrina gli attrezzi utilizzati per i tormenti. È un Museo della Memoria che permette veramente di addentrarsi nel passato, per conoscere nel minimo dettaglio, tutte le cose che accaddero lì. Le cose che in quei giorni tutti sapevano e le cose che in quei giorni tutti ignoravano (o occultavano), perché la repressione operava nell'ambiguità: nel silenzio, nella menzogna, nei discorsi ufficiali adornati sempre da rose e colori. Quando in realtà non c’erano né rose né colori, c’erano morti, persecuzioni e soprusi fisici bestiali.
Un vecchio casolare al cui interno (e anche all’esterno) venivano spezzate vite e schiacciati idee e diritti. Un vecchio casolare, oggi sede di un Museo, che oggi schiaffeggia il presente, affinché la memoria sia un sentiero verso la giustizia e non un sentiero che conduce all’oblio. Quell’oblio, quel voltare pagina, che in tanti si augurano. Quei tanti in uniforme e in giacca e cravatta seduti nel sistema politico, nel governo e nei balconi del potere economico.
Orrore degli orrori.

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ELEZIONI CSM, D'AMATO E DI MATTEO ELETTI COME CONSIGLIERI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

(DA ANTIMAFIA DUEMILA)

 

di Aaron Pettinari
Sono Antonio D'Amato e Nino Di Matteo i due magistrati eletti al Consiglio superiore della magistratura alla tornata di elezioni suppletive indette dopo le dimissioni dei togati Antonio Lepre e Luigi Spina, a seguito dello scandalo che ha travolto il Csm per i fatti emersi dall'inchiesta di Perugia, anche nota come caso Palamara.
D'Amato, procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, ha avuto 1460 voti, mentre Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia ed in passato pm di punta del processo sulla trattativa Stato-Mafia, ne ha ottenuti 1184. Lo spoglio dei voti, che si è tenuto nel corso della mattinata, ha visto un lungo testa a testa tra Di Matteo e Francesco De Falco, sostituto procuratore di Napoli, giunto terzo con ben 950 voti.
A seguire, nella lista di sedici candidati che hanno concorso, sono seguiti Fabrizio Vanorio, sostituto procuratore a Napoli, 615 voti; Anna Canepa, sostituto alla Dna ed ex segretario di Magistratura democratica, che ha ottenuto 584 voti; Tiziana Siciliano procuratore aggiunto a Milano, 413 voti; Paola Cameran, sostituto procuratore generale a Venezia, 311 voti; Simona Maisto, sostituto a Roma, 163 voti; Gabriele Mazzotta aggiunto a Firenze, 151 voti; Alessandro Milita, aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, 146 voti; Grazia Errede, sostituto a Bari, 134 voti; Andrea Laurino, sostituto ad Ancona, 127 voti; Alessandro Crini, procuratore a Pisa, 105 voti; Francesco De Tommasi, sostituto a Milano, 79 voti; Anna Chiara Fasano, sostituto a Nocera Inferiore, 51 voti; Lorenzo Lerario, sostituto procuratore generale a Bari, 25 voti. Le schede bianche sono state 301, nessuna scheda nulla.
All’esito delle consultazioni elettorali, comunque, il Csm non è ancora al completo: nuove suppletive, per sostituire l’ultimo dei togati che si sono autosospesi dopo il caos nomine, Paolo Criscuoli, giudice di merito di Magistratura Indipendente, si terranno l′8 e il 9 dicembre. Entro la fine dell’anno sarà nominato anche il nuovo procuratore generale della Cassazione. Sarà il successore di Riccardo Fuzio, anche lui finito nello scandalo a seguito di un colloquio con Palamara intercettato nel corso dell'indagine. Solo a quel punto non ci saranno più sedie vacanti nella sala del plenum. Sull'elezione dei due togati è intervenuto il vice presidente del Csm David Ermini, oggi a Marsala per l'inaugurazione del nuovo Tribunale: "Bene la nomina dei due pubblici ministeri al Csm, da lunedì saremo già a lavoro in commissione. Domani penso che potranno già prendere possesso, appena rientro convocheremo la commissione verifica titoli e spero che già domani possano operare. Sicuramente da lunedì saranno in servizio. Nel fine settimana ricostituiremo le commissioni, come sapete si cambiano tutti gli anni, e abbiamo atteso la nomina dei due pubblici ministeri che da lunedì prenderanno parte ai lavori".

 

   

ERGASTOLO OSTATIVO, CASELLI: "RESTI 41 BIS, EVITIAMO CHE MAFIOSI RIPRENDANO ARMI"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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di AMDuemila
Esentare i mafiosi ergastolani dal 41 bis "significherebbe mettere i peggiori mafiosi irriducibili in condizione di riprendere le armi, un rischio micidiale che occorre assolutamente evitare”. E’ così che si è espresso l’ex magistrato Gian Carlo Caselli in un intervento sul quotidiano il “Corriere della Sera”, riguardo la pronuncia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sull’"ergastolo ostativo”. Per l’ex capo della Procura di Palermo “sarebbe un colossale arretramento stabilire che il 41 bis non va applicato ai mafiosi ergastolani, che sono al 41 bis in quanto non pentiti e perciò ancora indissolubilmente legati (in perpetuo) alla 'casa madre’”. Secondo il presidente onorario di Libera “il problema si pone dopo che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accolto, il 13 giugno, un ricorso contro l'ergastolo ostativo per i mafiosi al 41 bis - ha spiegato - quelli più pericolosi, che non hanno scelto di pentirsi, cioè di collaborare con lo Stato riparando almeno in parte i tremendi guasti causati”. Dunque, l’eventuale decisione favorevole della Cedu all’ergastolo ostativo "comporterebbe per un numero consistente di criminali 'irriducibili' un recupero di spazi di libertà - permessi, lavoro esterno, misure alternative - che consentirebbe loro, senza troppa fatica, di darsi alla macchia e tornare a delinquere”. In conclusione Caselli ha detto che non si tratta di “cattivismo”, ma "bensì di ‘riflessioni basate sulla realtà”, ricordando anche che il 41 bis è una norma "intrisa del sangue di Falcone e Borsellino" e "ha isolato i mafiosi detenuti privandoli del sostegno del gruppo e ha spinto gran parte di loro a pentirsi".

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QUEI BAMBINI MAI NATI FATTI A PEZZI PER IL MERCATO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Il Governo italiano intervenga
di Giorgio Bongiovanni - Margherita Furlan

In questo articolo a firma di Margherita Furlan, che di seguito potete leggere, è possibile trovare dati specifici e spaventosi sulla "nuova moda", in voga negli Stati Uniti, di concepire un figlio per abortire, esclusivamente per fini commerciali vendendo gli organi già formati. Un situazione gravissima che avrebbe proiezioni anche in Europa e, suppostamente, anche in Italia. Le nostre domande sono rivolte al Premier Giuseppe Conte e al ministro della Salute, Roberto Speranza. Sono loro al corrente di quanto sta accadendo con il beneplacito di industrie farmaceutiche mafiose, per non dire naziste, che manovrerebbero questa spaventosa azione criminale cinica e sadica? Sono stati presi provvedimenti nel nostro Paese per verificare che nei vari istituti siano totalmente rispettate le regole? Sono state avvisate le Competenti Procure distrettuali per dare il via ad indagini e verificate le notizie di reato presenti?
Aspettiamo risposta.

Quei bambini mai nati fatti a pezzi per il Mercato


di Margherita Furlan

Negli Stati Uniti l'ultima moda si chiama “kinky”, concepire un figlio per abortire. All’Associated Press un giovane uomo ha serenamente raccontato la sua esperienza di vita: “La mia ragazza ama essere messa incinta e le piace l’aborto. Non ha mestruazioni ed è sessualmente molto attiva. Negli ultimi dieci anni abbiamo abortito sette volte".

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CANNA DA ZUCCHERO E BIOCARBURANTE: IL NUOVO BUSINESS CHE SPAZZA VIA LE TRIBU' ETIOPI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

CANNA DA ZUCCHERO E BIOCARBURANTE: IL NUOVO BUSINESS CHE SPAZZA VIA LE TRIBÙ ETIOPI Etiopia: la generosa terra rossa dell’antica Sacra Alleanza oggi trasuda fatica, dolore, abbandono, pur mostrandosi in tutta la sua straripante bellezza primigenia. La valle dell’Omo, un’immensa distesa di 25mila chilometri quadrati che si espandono nel sud del Paese, è caratterizzata da una molteplicità di ecosistemi, culture e lingue. Gli abitanti, circa 700mila persone, appartengono ad almeno 16 distinti gruppi etnici, che hanno mantenuto fino a oggi uno stile di vita tradizionale. Il fiume Omo, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, è la principale risorsa per la popolazione locale. Il fiume, lì, ancora oggi, rappresenta la vita stessa. Per la finanza globale invece significa soldi. Così facoltose compagnie straniere lì oggi sviluppano colture intensive di canna da zucchero e di jatropha, palma, mais, utili per i nuovi biocarburanti che tanto vanno di moda in Europa. Per fare spazio al business, i Bodi, i Kwegu, i Suri e i Mursi sono stati sfrattati dalle loro case ancestrali e dalle loro terre e trasportati in campi di reinsediamento. Popoli che ora denunciano la fame, a causa dell’allontanamento dalle loro mandrie e del sistema d’irrigazione artificiale delle nuove piantagioni, che sta prosciugando il fiume. Là dove c’erano foreste naturali, pascoli estensivi, terreni fertili, zone d’insediamento umano, ora c’è la cosiddetta sedentarizzazione forzata. E questa non tiene in considerazione la storia, le abitudini, le tradizioni, i sentimenti dei popoli, che qui hanno da sempre vissuto. Almeno fino ad ora. A cura di Margherita Furlan Editing Francesca Mallozzi Una produzione Cometa Associazione Tratto da: https://revoluzione.unoeditori.com/gl...

   

AMAZZONIA. HRV DENUNCIA: "JAIR BOLSONARO INDIFFERENTE NELLA LOTTA ALLA MAFIA DELLE FORESTE"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

(DA ANTIMAFIA DUEMILA ONLINE)

di AMDuemila
Dal suo insediamento gli incendi nella selva brasiliana sono aumentati del 91,9%

Gli incendi in Brasile che hanno devastato la selva amazzonica le scorse settimane hanno un grande e intoccabile responsabile: “la mafia delle foreste”. Una rete di criminali che, secondo l'ultimo rapporto stilato da Human Rights Watch (Hrw), intitolato "Le mafie della foresta tropicale”, ha "la capacità logistica di coordinare il taglio degli alberi, il trasporto e la vendita del legno su vasta scala. Nel contempo - si legge - assoldano uomini armati per intimidire, in alcuni casi uccidere, quanti cercano di difendere le foreste”. Tuttavia, se questi personaggi sono liberi di fare ciò che vogliono con “il polmone del mondo” gran parte del merito va al presidente del Brasile Jair Bolsonaro che dal suo insediamento al potere è rimasto quasi sempre a braccia conserte. Parlano i numeri. Dall'inizio della sua carica (gennaio 2019) ad oggi, gli incendi in Amazzonia sono aumentati precisamente del 91,9%, un dato spaventoso se si considera che già quando gli incendi erano quasi la metà, ad agosto 2018, ammontavano a 3336 in tutto il territorio dell'Amazzonia brasiliana. Inoltre, secondo altri dati diffusi da enti governativi, tra gennaio e agosto 2019, la deforestazione dell'Amazzonia brasiliana è raddoppiata rispetto allo stesso periodo del 2018, da 3337 a 6404 km2, l'equivalente di 640 mila campi da calcio. “Fin quando il Brasile non adotterà misure urgenti contro la violenza che facilita il taglio illegale del legno - ha denunciato il direttore dei diritti umani e dell'ambiente di Hrw, Daniel Wilkinson - la distruzione della più grande foresta tropicale del mondo sarà sfrenata”.

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PROCESSO DEPISTAGGIO VIA D'AMELIO, BORSELLINO QUATER: "SOGGETTI ESTERNI POTREBBERO AVER AGITO NELLA STRAGE DI VIA D'AMELIO"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 (DA ANTIMAFIA DUEMILA)

di Aaron Pettinari
"Trattativa può aver accelerato morte del giudice". Nella requisitoria Pg Sava anticipa la richiesta di conferma delle condanne

Ventisette anni dopo le stragi del 1992, tanto sull'Attentatuni di Capaci quanto su quella di via d'Amelio, la verità non è ancora completa. Ci sono stati processi, sentenze e ancora oggi proseguono le inchieste per far luce su quelle zone d'ombra presenti in entrambi gli eccidi che hanno portato alla morte Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Oggi a Caltanissetta è iniziata la requisitoria del Procuratore generale Lia Sava (presente assieme al sostituto Antonino Patti) al processo Borsellino quater. Un Processo importante che in primo grado ha sancito in via definitiva che Vincenzo Scarantino, il cui reato di calunnia è stato prescritto, è stato "indotto" a mentire. Nel corso della requisitoria iniziata questa mattina il Pg ha già fatto intendere che chiederà la conferma della sentenza della Corte d'Assise (ergastolo per i boss palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino; 10 anni ciascuno per i falsi collaboratori di giustizia Calogero Pulci e Francesco Andriotta e reato prescritto per Scarantino), ma ha anche evidenziato come "la ricerca della verità" non si è fermata e che vi sono elementi che possono portare all'individuazione di responsabilità esterne attorno alla strage.
"Secondo la procura generale - ha detto oggi la Sava - lo sviluppo delle indagini sta via via delineando altre strade che, se doverosamente riscontrate, possono far individuare altri soggetti che hanno potuto contribuire alle stragi". Secondo il magistrato "anche qualora si arrivasse ad individuare i soggetti esterni e allorquando sarà fatta luce sull'agenda rossa ciò non farà venir meno le responsabilità degli uomini di Cosa nostra che misero in atto lo scellerato progetto di Riina".
Facendo riferimento ad alcuni atti inerenti la strage di Capaci il Pg ha sottolineato che "sono oggetto di ulteriori approfondimenti". "Questo materiale - ha aggiunto la Sava - costituisce la dimostrazione che senza alcuna remora si sta cercando di battere ogni pista percorribile per far luce sui coni d'ombra". Per il Pg si tratta "di dichiarazioni di sicuro interesse e che consentono allo stato di formulare alcune considerazioni. Il materiale sopra richiamato non incide in alcun modo sulla sentenza della quale oggi vi chiediamo conferma. Deve evidenziarsi che la auspicabile, futura individuazione di responsabilità di soggetti esterni al sodalizio mafioso, che ben potrebbero aver agito prima della strage di via d'Amelio, concorrendo alla relativa esecuzione e determinandone l'accelerazione, e dopo la strage, a realizzare il colossale depistaggio evidenziato nella motivazione della sentenza impugnata, non possono, comunque, scalfire la validità ed efficacia delle argomentazioni logico-giuridiche utilizzate nella sentenza impugnata per ricostruire il profilo di responsabilità in relazione a ciascuno degli imputati di questo processo".L'accelerazione possibile nella Trattativa

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