Mercoledì, Maggio 22, 2019
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

SAVERIO LODATO: GIOVANNI FALCONE MI CHIAMO' PER RACCONTARMI DELLE MENTI RAFFINATISSIME

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

(DA ANTIMAFIA DUEMILA PUBBLICHIAMO)

di AMDuemila - Video

http://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/74558-saverio-lodato-giovanni-falcone-mi-chiamo-per-raccontarmi-delle-menti-raffinatissime.html


Strage di Capaci: le verità scomode, Andrea Purgatori ieri su La7

Giovanni Falcone, a un certo punto, capisce che tirando il bandolo della parola mafia in realtà vengono dietro una serie di fili che sono ben più complessi e corposi come Gladio. Questa è la ragione per cui Falcone deve morire, non più soltanto perchè si era permesso di sfidare il braccio militare della mafia”. Sono parole che fanno riflettere, con un senso di sgomento, quelle pronunciate dal giornalista e scrittore Saverio Lodato, seduto insieme al collega Andrea Purgatori davanti all’unica cosa tangibile che permane all’umanità della strage di il patto sporco integraleCapaci di cui ormai a breve, il prossimo 23 maggio, ci si accinge a ricordare. La carcassa della Fiat Croma bianca che venne colpita nell’attentato, sulla quale il giudice Giovanni Falcone sedeva assieme alla moglie Francesca Morvillo e all’autista giudiziario Giuseppe Costanza. Saverio Lodato, in un’ampia intervista racchiusa all’interno dello speciale intitolato “Capaci: le verità nascoste" del programma Atlantide, del giornalista Andrea Purgatori, trasmesso ieri in prima serata su La 7, ha parlato di Falcone, con il quale condivideva “un rapporto di stima reciproca”, degli anni difficili che precedettero la sua morte e di quelli ancora coperti da un velo di mistero che la seguirono. Come gli anni delle stragi nel continente o quelli della latitanza di Matteo Messina Denaro, fino ad arrivare alla “madre di tutti i processi” quello sulla trattativa Stato-mafia, tematica scottante che Saverio Lodato ha ampiamente affrontato nel suo ultimo libro “Il Patto Sporco”, scritto insieme al pm Nino Di Matteo che di quel processo è stato protagonista indiscusso per 5 anni.

Dossier Giovanni Falcone

 

 

MINACCE DI MORTE ALLA CANDIDATA SINDACO DI PAESE ROSELLA LORENZETTO. ANDREA ZANONI (PD): SONO VICINO A ROSELLA E AI SUOI FAMIGLIARI, CREDO CHE I COLPEVOLI ABBIANO LE ORE CONTATE".

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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In merito alle gravissimi minacce di morte recapitate a Rosella Lorenzetto, candidata sindaco di Paese per la coalizione di centrosinistra, formata delle liste Paese Democratico, Ambiente Sostenibile e Rosella Lorenzetto Sindaco, interviene Andrea Zanoni, consigliere regionale e Vice presidente della Commissione Ambiente.

 “Esprimo massima solidarietà e soprattutto vicinanza a Rosella Lorenzetto e ai suoi cari per le gravi e pesanti minacce ricevute, questo è un atto vigliacco, direi di stampo mafioso e gravemente intimidatorio, dato che le hanno recapitato fisicamente a casa le minacce di morte - ha dichiarato Zanoni -  la invito a tenere duro e a non farsi intimorire. La battaglia che sta conducendo Rosella con la nostra coalizione è sacrosanta, evidentemente a qualcuno ha dato molto fastidio il contenuto del volantino, nel quale sono state scritte le minacce, intitolato “Basta torturare il nostro territorio e trascurare la salute dei cittadini”. Un volantino relativo al disastro ambientale di cava campagnole di Padernello di Paese dove sono arrivati illegalmente 200.000 tonnellate rifiuti poi sequestrati grazie alla Procura Distrettuale Antimafia di Venezia,

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DA ANTIMAFIA DUEMILA VI SEGNALIAMO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

" ATLANTIDE RACCONTA, CAPACI: LE VERITA' NASCOSTE"

Su La7 puntata speciale nel programma di Andrea Purgatori
di Giorgio BongiovanniVentisette anni dopo la strage di Capaci, a pochi giorni dall'inizio delle commemorazioni, sabato 18 maggio, alle 21.15, Andrea Purgatori torna su La7 con un nuovo appuntamento di Atlantide con uno speciale dal titolo "Capaci: le verità nascoste".
il patto sporco integraleUna puntata in cui vengono messi in fila dubbi e sospetti, cercando di dare risposta ai tanti "perché" ancora oggi presenti sull'attentato che ha ucciso Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti di scorta.
Come annunciato dallo stesso Purgatori sarà un "lungo racconto" con un'intervista esclusiva al sostituto procuratore nazionale antimafia, Antonino Di Matteo e che vedrà anche l'intervento di un altro "testimone" dell'epoca, il giornalista e scrittore Saverio Lodato, coautore con Di Matteo del libro "Il Patto Sporco" (ed. Chiarelettere).Dossier Giovanni Falcone

 

STRAGE DI CAPACI: GLI ASSASSINI DI STATO DEL GIUDICE FALCONE. IL RUOLO DELL'INFORMAZIONE IERI ED OGGI - PALERMO, 22 MAGGIO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

 

20190522 strage capaci informazioneIn occasione del 27° anniversario della strage di Capaci martedì 22 maggio, presso l'Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo (via Maqueda, 172), alle ore 17, avrà luogo la conferenza dal titolo “Strage di Capaci. Gli assassini di Stato del giudice Falcone. Il ruolo dell’informazione ieri ed oggi”, organizzata dall'Associazione culturale Falcone e Borsellino in collaborazione con Rete Universitaria Mediterranea e ContrariaMente. Un'occasione per fare memoria ma anche discutere sui molti interrogativi che in questi anni sono rimasti aperti.
Dopo inchieste e processi, ci sono ancora molte verità nascoste e da individuare ci sono ancora i volti di quei soggetti esterni a Cosa nostra che si intravedono sullo sfondo dell'eccidio. Chi ha voluto la morte di Falcone? Chi ha manomesso i supporti informatici del giudice presso il suo ufficio del Ministro di Grazia e Giustizia? E che ruolo possono avere gli organi di informazione nell'accertamento della verità?

Interverranno in qualità di relatori l’ex magistrato, oggi avvocato, sopravvissuto alla strage di Pizzolungo, Carlo Palermo; il direttore della sede siciliana della RAI, Salvatore Cusimano, e il giornalista di Rai3 - Report, Paolo Mondani.

Alla conferenza moderata dal direttore di ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni, saranno proiettati anche dei contributi video del procuratore aggiunto di Firenze, Luca Tescaroli, dell’autore e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci e del giornalista-scrittore, Giulietto Chiesa.

Parte integrande dell'incontro, il movimento giovanile Our Voice, che dedicherà un monologo ai caduti della strage del 23 maggio in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, insieme agli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

La pagina Facebook dedicata

INGRESSO LIBERO

L'evento sarà trasmesso in diretta streaming!

http://www.antimafiaduemila.com/home/ci-vediamo-a/240-am-duemila/74508-strage-di-capaci-gli-assassini-di-stato-del-giudice-falcone-il-ruolo-dell-informazione-ieri-ed-oggi-palermo-22-maggio.html

 

 

STRAGE DI CAPACI E VIA D'AMELIO, 27 ANNI DOPO AD UN PASSO DALLA VERITA'

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

DA ANTIMAFIA DUEMILA PUBBLICHIAMO:

 

Non è generoso affermare che non è stato fatto nulla
Magistrati ancora a rischio della vita
di Giorgio Bongiovanni

Ventisette anni sono passati da quel 1992 di sangue e bombe. Come ogni anno, da allora, si avvicinano i giorni delle commemorazioni che inizieranno il 23 maggio, nel ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, e che si concluderanno 57 giorni dopo, il 19 luglio, quando verrà il tempo della memoria di Paolo Borsellino, e gli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Ventisette anni di misteri, interrogativi ed inquietanti verità taciute e nascoste.
Vicende che vanno ricordate se non si vuole assistere all'ennesimo trionfo dell’ipocrisia, della sterile retorica e dei molti che fingono di commemorare i morti dopo averli mortificati da vivi. Da quando è uscito il primo numero di ANTIMAFIADuemila abbiamo sempre cercato di trovare una risposta a queste domande cercando di dare il nostro piccolo contributo nella ricerca della verità sui mandanti esterni delle stragi del 1992-1993 perché, ne siamo fermamente convinti, è in quel biennio che il potere ha costruito la sua nuova immagine.
In questi ventisette anni, diversamente da quanto sostenuto anche di recente, in un articolo scritto su MicroMega, da Fiammetta Borsellino, non è vero che non si è fatto molto o che "dopo tutti questi anni, si può parlare solo di depistaggi ed errori giudiziari".
Dal 1992 ad oggi, grazie ad uno sforzo importante ed impegnativo di molti magistrati ed investigatori, con i processi che si sono celebrati sulle stragi del ’92 e ‘93, sono stati raggiunti dei risultati importanti, non affatto scontati e che sarebbe profondamente ingiusto sottovalutare. In un Paese come quello italiano, dove non mancano le stragi impunite, non è certo poca cosa la condanna definitiva di quei mandanti ed esecutori mafiosi che hanno partecipato a vario titolo a quei delitti. Ma non ci si ferma qui perché processi come quelli sulla strage di Capaci, il Borsellino ter, quelli sulle bombe in "Continente", le inchieste successive che poi hanno portato anche al processo trattativa Stato-mafia ed anche al Borsellino quater, hanno fatto emergere, nelle stragi, sempre più evidenti responsabilità di ambienti e uomini estranei a Cosa Nostra.
Sono veramente numerosi e concreti gli spunti, gli indizi ed i fatti che, messi in fila, permettono di comprendere il reale motivo per cui quelle stragi possono considerarsi a tutti gli effetti come stragi di Stato. Elementi che oggi, anche grazie al contributo della Procura nazionale antimafia che ha ufficialmente predisposto un pool di magistrati che potrà occuparsi di stragi e mandanti esterni offrendo impulsi investigativi anche alle procure competenti, potranno avere ulteriori approfondimenti per completare in maniera definitiva il percorso di ricerca della verità.
montalto sentenza trattativa aprile 2018Il giudice Alfredo Montalto legge la sentenza del processo trattativa Stato-mafia
Ripartire dalla "trattativa" Stato-mafia

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IL CONSIGLIO DI STATO DA RAGIONE AD ANTONIO INGROIA: "SIA RIPRISTINATA LA SCORTA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

di Aaron Pettinari
Ribaltata la decisione del Tar del Lazio

L'ex magistrato Antonio Ingroia, oggi avvocato, avrà nuovamente il servizio di tutela. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, presieduto da Franco Frattini, dopo il ricorso presentato dallo stesso a seguito della decisione del Tar del Lazio che si era espresso negando la sospensione del provvedimento con il quale gli era stata revocata la misura di sicurezza personale e, in particolare, della misura di 4° livello, in quanto i giudici non ravvisano i presupposti per il ripristino immediato.
In particolare i giudici, valutando l'attività istruttoria svolta dal Ministero in seguito alle sollecitazioni dello stesso Ingroia, hanno ravvisato come la stessa "ha mostrato che un rischio non possa ritenersi ad oggi del tutto escluso".
Rischi per l'incolumità che possono essere connessi "alla sua pregressa attività di magistrato", tenuto conto che si tratta di un "soggetto che è stato a lungo impegnato nella lotta contro la mafia". Pertanto i giudici hanno disposto il ripristino immediato del servizio di tutela, chiedendo al contempo all'Ucis comunque di riesaminare il caso in maniera più approfondita, tenendo conto proprio delle indicazioni precedenti.

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RITA E IL GIUDICE - LOTTA ALLA MAFIA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Reading teatrale

RITA E IL GIUDICE – LOTTA ALLA MAFIA
Piazzetta Aldo Moro Treviso (TV)

01 maggio 2019 ore 10.00

Organizzato dal CGIL Treviso, Cisl Belluno Treviso, UIL Belluno Treviso in occasione della FESTA DEI LAVORATORI in collaborazione con Luisa Trevisi-Idee che danno spettacolo, il reading teatrale RITA E IL GIUDICE – LOTTA ALLA MAFIA di e con Marco Artusi e Evarossella Biolo della compagnia Matàz Teatro.

“Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare forse, se ognuno di noi prova a cambiare forse, ce la faremo”.

Queste le parole di Rita Atria figlia e sorella di mafiosi e testimone di giustizia, nel tema di maturità, poco prima di togliersi la vita.

Fatale la notizia della morte di colui che l’ha guidata e protetta dopo la coraggiosa scelta di Rita di ribellarsi alla mafia: Paolo Borsellino.

Rita aveva diciassette anni, capelli castani e una incredibile voglia di vivere la sua breve vita, fatta di amore, coraggio, ribellione e senso di giustizia è intessuta in un periodo della storia italiana tra i più intensi degli ultimi decenni.

Periodo che ha visto nascere e crescere un fortissimo bisogno di legalità e onestà.

Evarossella Biolo

Laureata in Sc. dell’Educazione e Dottoressa in Sc. Storiche specializzata in ricerche su teatro e territorio.

Attrice professionista e formatrice.

Nell’ambito del teatro si è formata principalmente con Eugenio Allegri, Carlos Alsina, Enrico Bonavera, Cristina Pezzoli sul lavoro d’attore.

Ha approfondito per diversi anni il clown con alcuni insegnanti della scuola francese di stampo lecoquiano tra cui Giovanni Fusetti, Paola Coletto, Ted Kaijser, Andres Casaca.

Ha costantemente lavorato sul corpo approfondendone le possibilità espressive con la danza di Carolin Carson, attraverso il teatro-danza e il canto con la compagnia il Balletto Civile diretto da Michela Lucenti e, negli ultimi anni, con il danzatore butoh Atsushi Takenouchi.

Ha approfondito il lavoro sul racconto e sulla scrittura con Laura Curino, Roberto Anglisani ma soprattutto con Ascanio Celestini e Giuliana Musso, due artisti che uniscono ricerca e teatro, seguendoli e studiando anche da un punto di vista accademico il loro approccio.

Collabora con l’Università di Padova (Dipartimento di Geografia): l’ambito di ricerca è il teatro e le relazioni con il territorio.

Fa parte di Manonuda Teatro. Manonuda Teatro è un contenitore nel quale sviluppano i propri progetti, in costante dialogo e confronto ma in autonomia, il danzatore e formatore Alberto Cacopardi e l’attore e formatore Mirco Trevisan.

Ha collaborato con La Piccionaia-I Carrara al progetto di compagnia giovane La Piccionaia-Tradimenti, con la quale ha prodotto spettacoli sia come attrice sia come ideazione e regia.

Produce spettacoli di clown con il C’art (Castelfiorentino - FI) e di teatro con Matàz (Dueville - Vicenza).

In ambito formativo si occupa di racconto a diversi livelli: sia con professionisti che all’interno di scuole e progetti di teatro sociale. Il filo conduttore è la persona, posta al centro del percorso: fare teatro è un’occasione di scambio e di messa in gioco che non può risolversi nella costruzione di forme estetiche.

Marco Artusi

Attore e regista.

Inizia il proprio percorso artistico con la danza, lavorando in seguito con diverse compagnie, tra le quali: compagnia Comini, compagnia ErAcquario, Tanzprojekt di München.

Si diploma nel 1992 alla scuola del Teatro stabile di Genova.

Da allora entra in pianta stabile nella compagnia La Piccionaia –

i Carrara, lavorando con registi quali Armando Carrara, Marcello Bar- toli, Enrico Bonavera, Mirko Artuso, Tonino Conte, Antonella Cirigliano, Flavio Albanese, Maril Van den Broek.

Sua la regia de “La seconda sorella” su testo di F. Bertozzi che vince il premio Palcoscenico 2004 di Bassano Operaestate 2004.

Dal 2002 al 2005 collabora, in qualità di regista e direttore artistico, con il gruppo sloveno di teatrodanza Skysma col quale nel 2005 vince il premio Župancic con lo spettacolo “Pogon” di cui cura la regia.

Lo spettacolo “Corpo in affitto” è finalista del “Premio Off del Teatro Stabile del Veneto”, sua la regia.

A febbraio di quest’anno ha debuttato con la compagnia Matàz Teatro con lo spettacolo "Sogno di mezz'estate" scritto e diretto da Andrea Pennacchi.

Promozione e organizzazione: Luisa Trevisi 347/8217393 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

   

IN 25 MILA CON GRETA THUMERG A ROMA: "SIAMO A UN BIVIO PER L'UMANITA'"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

IN COLLABORAZIONE CON ANTIMAFIA DUEMILA.

 

di Karim El Sadi - Video e Foto
Il Friday For Future celebrato in Piazza del Popolo insieme alla piccola attivista svedese

What do we want? Climate justice! When do we want it? Now!”. E' un coro potente, quello gridato dai 25 mila manifestanti (secondo gli organizzatori) presenti in Piazza del Popolo a Roma ieri mattina in occasione del “Fridays for future”. Un coro tutto in inglese a dimostrazione dell’internazionalità dell’emergenza climatica, sentita in tutto il globo soprattutto tra i giovani, coloro che potrebbero essere in futuro i primi testimoni di una devastazione mondiale frutto dell’avarizia e della negligenza umana. Per l’occasione in piazza del Popolo è stato installato un rivoluzionario palco a pedali, ovvero alimentato dall’energia delle persone in sella a 128 biciclette collegate a una dinamo e a un generatore, sul quale sono intervenuti i diversi responsabili del movimento Friday’s For Future in Italia. Un movimento nato spontaneamente su idea di Greta Thunberg, la famosa sedicenne svedese, (indicata per il Premio Nobel per la Pace), che dallo scorso anno, ogni venerdì, si presenta silenziosamente, armata solo di un cartellone, sotto il Parlamento a Stoccolma per denunciare l’inquinamento e di conseguenza il cambio climatico mondiale. I 25 mila sono venuti da tutto da tutta Italia anche per lei; per vedere di persona chi, con tanta umiltà e coraggio, è riuscita, nonostante le difficoltà (Greta soffre di Sidnrome di Asperger), a scuotere le alte sfere del potere svedese, europeo (memorabile il suo discorso al Cop24 a Katowice in Polonia) e mondiale. Attimi entusiasmanti e calorosi, sia per il sole ormai estivo, che per gli interventi dei bambini e ragazzi sul palco, hanno preceduto l’arrivo di Greta Thunberg in Piazza del Popolo.Tutti interventi duri contro la politica e certi media, i primi responsabili dell’assopimento su quanto accade in tutto il globo. "Siamo semplici studenti, ci hanno detto che siamo un po' ignoranti non andiamo da nessuna parte. Dimostriamo il contrario” ha detto una ragazza al microfono.
Non è un gioco, dunque, o un’occasione per saltare ore di scuola, come accusa qualche opinionista o quotidiano, ma un’opportunità per denunciare anche quelle ingiustizie climatiche riguardanti in maniera diretta e in primo luogo l’Italia, come la Tav, il Mose, gli inceneritori, l’Ilva, il capitalismo e le infrastrutture in genere. Temi questi che i ragazzi sul palco hanno denunciato uno ad uno con grande determinazione. All’ora di pranzo il calore della folla ha raggiunto l’apice quando il pubblico ha iniziato a chiamare a gran voce Greta, ancora in attesa degli ultimi interventi degli organizzatori del Fryday For Future di Roma. Greta Thunberg è salita sul palco insieme alla sua famiglia e alla giovane amica belga, nonché compagna di battaglie, Anuna De Wever, accolta dal coro “con Greta salviamo il pianeta”. Momenti emozionanti che hanno raccolto migliaia e migliaia di giovani uniti da una stessa causa, quella della difesa del pianeta e la salvaguardia del futuro delle nuove generazioni. Greta, a dispetto dell'età, dal palco ha mostrato quella maturità di chi è consapevole delle parole dette, fendenti contro l’ignoranza, la negligenza e contro tutti coloro che si ostinano incredibilmente a negare l’emergenza climatica mondiale.


Qui ci sono ragazzi di tutte le età, tanti piccoli e tanti anche intorno ai 20. - ha esordito l’attivista - È una bella età con tutta la vita davanti a noi. Ma il nostro futuro è stato venduto perché poche persone possano fare molti soldi. Quando ci dicono che il cielo è l'unico limite ci dicono una bugia. L'unica cosa di cui abbiamo veramente bisogno è il futuro. Molti di noi lo capiranno quando sarà troppo tardi. Siamo a un bivio per l'umanità. È ora che dobbiamo scegliere il sentiero da prendere. Siamo qui ora per scegliere e per invitare gli altri a seguire il nostro esempio. È un problema che accomuna tutti i paesi. Ancora non c'è nessun cambiamento concreto in vista. Le emissioni continuano a crescere. Il nostro movimento deve continuare. Non basteranno le settimane o i mesi. Non protestiamo perché gli adulti si facciano i selfie con noi. Noi bambini lo facciamo perché si agisca in concreto. Non siamo noi ad aver causato questa crisi. Ci siamo solo nati in mezzo. E vediamo - ha concluso - che le promesse che ci vengono fatte non vengono rispettate. Ma noi continueremo a combattere per il nostro futuro e il nostro pianeta".

Una volta terminato il discorso seguito da uno scroscio di applausi i 25 mila manifestanti tra studenti, bambini, boy scout, mamme e papà hanno alzato ancor di più i coloratissimi striscioni e la voce e piano piano hanno iniziato a svuotare la piazza per fare ritorno a casa. Cosa che non ha potuto fare Greta che, invece di tornare in Svezia, è dovuta partire subito per l’Inghilterra dove si terrà un altro venerdì per il clima la prossima settimana. Perché non c’è tempo da perdere se si vuole fare il possibile per evitare ciò che è “quasi inevitabile”. Le previsioni degli esperti dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, sono spaventose. I dati dicono che “ci restano 11 anni per salvare il pianeta dalla catastrofe climatica” e se i trend rimarranno come quelli attuali (o peggio), la temperatura media globale aumenterà di 1,5 °C e a quel punto l’umanità non potrà più far nulla.

 

Foto © Imagoeconomica

   

OUR VOICE IN ARGENTINA, LE MADRI DEI DESAPARECIDOS NON SI ARRENDONO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

di Sonia Bongiovanni
Occhi di madre che raccontano storie indelebili, vite spezzate, ma ancora vive.
Pugni chiusi che ispirano lotta, giurano resistenza e gridano giustizia.
Viso soave e coraggioso, rughe di saggezza che insegnano perseveranza.
Sangue di un figlio che rimarrà vivo in eterno; ricordo che vola, sorride e respira nell’aria. Voce che trema, ma resta sicura; risuona nelle menti e con speranza canta vittoria: in realtà è certezza, perché loro hanno già vinto. Anima pura e libera, viva per amore.
Meraviglia e forza.
Corpo gracile che ogni mattina si alza, mano che sfiora quel panno bianco e lo afferra, lo sente, lo stringe, lo abbraccia, lo vive; lo lega al capo ancora una volta e cammina, a testa alta.


Lo scorso 24 marzo a Buenos Aires abbiamo partecipato alla 43esima Marcia per la Memoria che ricorda i “desaparecidos” durante l’ultima dittatura militare Argentina. Abbiamo avuto l’onore di intervistare tante persone importanti nella lotta a favore dei diritti umani, tra queste una delle tante madri del movimento “Madres y Abuelas de Plaza De Mayo” che marciano ogni giovedì della settimana chiedendo verità e giustizia per i propri figli e nipoti.

Tratto da: ourvoice.it

 

   

SEMINARIO ANTIMAFIA IN ARGENTINA

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Obbiettivi comuni ma l'Italia si appella all'assoluta indipendenza della magistratura
di Jean Georges Almendras - Foto

Mentre nei pressi del Congresso Nazionale della Repubblica Argentina, si svolgeva una massiccia e rumorosa mobilitazione di lavoratori dell'industria del pneumatico, una in più, delle tante proteste sociali che si fanno quasi quotidianamente nell'Argentina di oggi, frutto della crisi economica e sociale che sta facendo stragi nei settori popolari di tutto il territorio, nelle viscere dell'edificio annesso dell'edificio legislativo, della strada Rivadavia, si chiudeva il Seminario Antimafia italo-argentino, che è stato inaugurato il passato 25 marzo dal presidente della Nazione, Mauricio Macri. L'ultima giornata comprese relazioni e successivamente un dibattito-discussione, ed infine un epilogo con alte autorità del governo nazionale e del Potere Giudiziale. E fu precisamente in questa cornice che ad uno dei principali conferenzieri della delegazione italiana abbiamo sollecitato una sua riflessione finale. Il nostro intervistato fu il Magistrato Antonino Di Matteo le cui parole definirono con nitidezza ammirabile il vero significato dell'incontro, dal suo particolare, e molto preciso, punto di vista, che si è caratterizzato sempre per il suo senso di equanimità, professionalità e trasparenza indiscutibili.
"La riflessione finale è che abbiamo avuto un bel scambio di esperienze e di conoscenze. Penso senza voler peccare di presunzione che il sistema italiano, sia nel suo aspetto investigativo che giudiziale può costituire un esempio da seguire - per chi voglia seguirlo - in Argentina ed in tutti i paesi del Sud-America. Penso anche che per ottenere qualunque risultato davvero incisivo nella lotta contro la mafia - che ha la capacità di condizionare il potere e la politica - si deve innanzitutto portare avanti la lotta per la riaffermazione di una vera indipendenza della magistratura in tutti i paesi latinoamericani. La lotta contro la mafia e l'indipendenza della magistratura devono correre in parallelo. Per quel motivo credo che il lavoro che hanno davanti i paesi del Sud-America sarà lungo e complesso, ma spero che lo facciano. Come italiano convinto delle bontà del sistema italiano, siamo venuti con la speranza di lavorare insieme, affinché esso possa essere conosciuto ed adottato. Penso che il magistrato che voglia essere realmente indipendente può esserlo. Sicuramente a volte a costo di molti sacrifici, perfino isolamento, ma nelle nostre leggi e nella nostra Costituzione il magistrato trova sempre la protezione per mantenersi autonomo ed indipendente da ogni influenza politica. Credo che sia anche necessario dotarla di risorse sufficienti per mantenere davvero autonoma alla magistratura".



L'inviato Almendras intervista il Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho

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300MILA IN PIAZZA A BUENOS AIRES. A 43 ANNI DALLA DITTATURA ARGENTINA IL POPOLO RESISTE CONTRO L'AUTORITARISMO

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di Jean Georges Almendras - Foto e video
Giovani di Our Voice a Plaza de Mayo, per i 30.000 desaparecidos

È difficile camminare tra la moltitudine, ma dovevamo farlo. Abbiamo camminato in mezzo a centinaia di persone nelle prime ore del pomeriggio di domenica 24 marzo: ricorrevano 43 anni dal colpo di stato militare in Argentina. E non si tratta di un festeggiamento, ma di una mobilitazione di massa (che si ripete ogni anno), per dire sostanzialmente che 30.000 desaparecidos erano presenti e per lottare tutti con lo stesso slogan: per l'unità e per la memoria. Abbiamo continuato ad approssimarci alla storica Plaza de Mayo. Alle mie spalle, in fila indiana (e chiedendo continuamente permesso, ma senza spintoni di alcun tipo), i giovani di Our Voice. Membri del Movimento che per la prima volta partecipavano ad una manifestazione di questa natura. Sotto un sole splendente, ci siamo fatti strada camminando sul prato della Piazza, superando famiglie, altri giovani, bambini, adulti, attivisti di sindacati, studenti, lavoratori.
In poche parole: il popolo. Un popolo consapevole del fatto che sono già trascorsi 43 anni dalla dittatura militare e coscienti del fatto che l'autoritarismo macrista non è tanto diverso dagli anni del terrorismo di Stato di 43 anni fa. Pensando a tutto ciò continuavamo ad aprirci la strada tra la folla. Una moltitudine di cittadini liberi che rivendicavano libertà e che venga preservata la memoria dei desaparecidos. Una moltitudine che si è riunita lì, pacificamente. Una moltitudine, di cui facevamo parte anche noi come giornalisti di Antimafia Dos Mil e come giovani del Movimento Our Voice. La leader e fondatrice del gruppo, Sonia Bongiovanni, ha condiviso con noi questa esperienza insieme a compagni della sua amata Italia, del Paraguay, dell'Uruguay e dell'Argentina.
Una esperienza di impegno, solidarietà e denuncia. Ma fondamentalmente di esercizio della libertà in un paese: dove le ingiustizie sociali sono la normalità; dove le proteste sociali sono soffocate duramente dalle forze di sicurezza (o dell’insicurezza?); dove i popoli originari sono assoggettati cinicamente come all’epoca orrenda della colonizzazione in America Latina ed in Africa; dove la povertà sta toccando livelli preoccupanti; dove il giornalismo è soffocato e dove il giornalismo asservito al sistema e al potere si rende complice dell'autoritarismo imposto dalla Casa Rosada (sede del governo), da loschi personaggi, come il Ministro della Sicurezza Patrizia Bullrich e lo stesso presidente della Nazione, Mauricio Macri; dove la Corte Suprema di Giustizia si rende complice dello Stato (del terrorismo di Stato in tempo di democrazia) favorendo la cultura dell'impunità, ponendo ostacoli all’avvio di processi contro militari repressori o alla ricerca dei nipoti e delle nipoti delle Nonne di Plaza de Mayo; dove ci sono obiettori di coscienza e dove c’è sopraffazione a diversi livelli e ambiti della vita nazionale.

 

Dove i tentacoli dell'impero del Nord, Stati Uniti, ovviamente (non poteva essere altrimenti), sono presenti con diverse forme: nell’ingerenza nel modello economico di un paese (attraverso il FMI), a scapito dei settori della società più vulnerabili e tra altre cose con la presenza di truppe nordamericane in diverse parti del territorio, con l’avallo del parlamento e dei poteri dello Stato. Con questi pensieri, continuavamo il nostro percorso fino a giungere ai piedi del palco da dove venivano lette le adesioni dei comitati, sindacati e associazioni; da dove veniva ricordato continuamente che i 30.000 desaparecidos sono presenti (Ora e sempre!!).

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IL DEPISTAGGIO DI VIA D'AMELIO

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La nefasta “vicenda Scarantino” non sia alibi per delegittimare la ricerca dei mandanti esterni della strage che ha assassinato Paolo Borsellino e gli agenti di scorta
di Giorgio Bongiovanni
In attesa che la Prima Commissione del Csm decida se archiviare o meno la pratica sui depistaggi nelle indagini sulla strage in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti di scorta (Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina), aperta nella consiliatura precedente sulla base dell'esposto presentato dalla figlia del giudice, Fiammetta Borsellino, che chiedeva conto delle eventuali responsabilità dei magistrati che si occuparono delle indagini su via d'Amelio, sembra opportuno fare un pò di chiarezza su certi fatti che in tutta la vicenda della strage non possono essere dimenticati e che, a nostro avviso, si stanno tenendo gravemente in secondo piano.
Da inchieste e processi appare ormai evidente che l'eccidio del 19 luglio 1992 sia stato parte di un disegno stragista che andava ben oltre alla semplice vendetta personale della mafia nei confronti di un giudice. Le stragi del biennio '92-'93 rappresentano un momento chiave della storia politica del nostro Paese e non vi sono dubbi che sul sangue di quelle vittime sia stata sancita la fine della Prima Repubblica con la conseguente nascita della Seconda.
Frammenti di questo passaggio sono stati ricostruiti nel corso di questi ventisei anni e la sentenza dello scorso anno, del processo trattativa Stato-mafia, mette in fila diversi pezzi partendo dall'analisi dei motivi che portarono all'accelerazione dell'attentato contro Paolo Borsellino. Anche il processo Borsellino quater ha fornito elementi di verità importanti sulla strage ma ancora oggi non abbiamo una verità completa su quei fatti.
Essa potrà essere raggiunta quando conosceremo tutti i nomi dei concorrenti esterni che hanno partecipato a quella strage. Soggetti appartenenti a settori dello Stato deviato, dei servizi segreti, dell'alta finanza e dei poteri occulti;

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PROGRAMMA "L'ALTROPARLANTE"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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DECEDUTA AUGUSTA SCHIERA, LA MAMMA DELL'AGENTE AGOSTINO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

agostino vincenzo augusta c ansa franco cufari

di Aaron Pettinari
Il suo grido di giustizia resta forte "anche oltre la morte"

Una "madre coraggio" che già con il solo sguardo trasmetteva forza e determinazione chiedendo giustizia per "Nino e Ida". Così può essere ricordata Augusta Schiera, madre di Antonino, l'agente ucciso a colpi di pistola dai killer di Cosa nostra (due sicari in motocicletta), il 5 agosto 1989, assieme a sua moglie Ida Castelluccio (incinta).
Stamattina, all'alba, si è spenta, all'età di 80 anni a causa di un male incurabile che negli ultimi tempi l'aveva colpita.
Assieme a suo marito Vincenzo era diventata un simbolo che per trent'anni ha girato l'Italia intera chiedendo di sapere il perché di quell'omicidio efferato, commesso davanti ai loro occhi, ad appena un mese e quattro giorni dal loro matrimonio. Un caso in cui non sono mancati i depistaggi, con le indagini che sono state archiviate e riaperte più volte, senza che si sia riusciti ad arrivare ad un processo. Ad indagare oggi è la Procura generale di Palermo che ha avocato l'indagine dopo l'opposizione della famiglia di Agostino alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura. Proprio in questi mesi sono attese novità per decidere sull'inchiesta aperta nei confronti dei boss Antonino Madonia e Gaetano Scotto. Oggi più che mai il grido di verità coinvolge tutti e restano nei cuori le parole della stessa Augusta.
"Il giorno che si sono sposati ero la donna più felice del mondo - ricordava alla trasmissione "L'altrastoria", su Radio In 102 qualche anno fa - Una serenità che poi sfuma quando li hanno uccisi in riva al mare.

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I MISTERI DELLE CANZONI E DELLA MORTE DI RINO GAETANO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Puntata del 27 febbraio, sui misteri legati alla morte e alle filastrocche generate dal cantautore RINO GAETANO. Per l’occasione, è stato intervistato l’avv. Bruno Mautone, autore di due libri dedicati proprio alle vicende del paroliere crotonese, che ha risposto alle domande di Denise, Antonio, Valentina, Mattia e Claudio, studenti dell’Istituto Tecnico Economico e Liceo Linguistico ITC Romanazzi di Bari. Una puntata ricca di colpi di scena che hanno svelato vicende storiche che s’intrecciano con massonerie, politici, nomi noti, sistema internazionale, ecc. Tra gli intervistati, anche la prof.ssa di diritto Ketty Locuratolo. Alla conduzione Ludovica di Chiara e Savino Percoco.

 

   

GUATEMALA: QUANDO GLI ANGELI PIANGONO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

aquila cielo

 

di Giovanni Bongiovanni
In ogni viaggio mi accompagna sempre una canzone, e la ascolto, in continuazione, fino ad impararne ogni parola. Cuando los angeles lloran - Quando gli angeli piangono - è la canzone della band latinoamericana Maná. Questa canzone l'hanno scritta in ricordo di Chico Mendes, difendeva i diritti dei lavoratori e divenne un simbolo internazionale contro il disboscamento della foresta amazzonica in Brasile, venne ucciso dai latifondisti nel 1988. Diceva “La foresta ci unisce, ci rende fratelli... ”.
Non sono in Brasile, ma in Guatemala, in una delle zone più verdi mai viste in vita mia dove piante da frutto e da caffè sbucano ad ogni angolo.
Insieme a 60 medici italiani, chirurghi, ortopedici, infermieri sono ospite dell'associazione italiana Sulla Strada Onlus che ha realizzato il suo progetto principale a 50 km dalla capitale, creando un centro di accoglienza con una scuola elementare, mensa, attività ricreative per ben 220 bambini. Inoltre è garantita l’assistenza sanitaria per tutte le famiglie più povere di questa località La Granadilla, una zona poverissima dove molti villaggi “case” hanno pareti e tetti di lamiera.
Gli angeli di cui parla la canzone io li ho visti in questi medici, con cui ho vissuto pochi ma intensi giorni nell'ospedale a Llano de la Virgen. Vestiti di azzurro, bianchi di carnagione si distinguevano rispetto alle caratteristiche degli abitanti locali di origini indios, Maya. Per un attimo mi viene in mente l'immagine dell'invasione spagnola in queste terre, secoli fa. I racconti descrivono l'impressione che i Maya ebbero al loro arrivo, alti, rispetto alla loro statura minuta, bianchi, con le armature e la tecnologia bellica, in grandi mezzi, navi, ancora sconosciute.

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LODATO: "LA SENTENZA TRATTATIVA? UN'OTTIMA BASE PER CERCARE LA VERITA' NON SOLO SU VIA D'AMELIO MA SU TUTTE"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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lodato

di AMDuemila - Video e Foto
“I giornali italiani non hanno dato una notizia e non hanno mai raccontato i fatti che stavano emergendo in quel processo. In un paese normale quegli stessi giornali avrebbero dovuto dedicare pagine di commenti alle 5mila pagine di motivazione e raccontato come si è arrivati alla colpevolezza di Subranni, Mori, De Donno, Marcello Dell’Utri e i boss. Ma siccome questo non è un Paese normale, è sufficiente che all’indomani della sentenza non si parli più dell’argomento”. A dirlo è il giornalista e scrittore Saverio Lodato presentando il libro "Il Patto Sporco" scritto assieme al pm Nino Di Matteo. Lodato ha detto che l’ottimismo oggi “viene dal fatto che l’opinione pubblica partecipa a questi dibattiti nella condizione che bisogna conoscere quello che è emerso”. Ma per poter far questo “abbiamo bisogno anche di uno sforzo supplementare di tutti i famigliari delle vittime di mafia che devono giungere alla consapevolezza che bisogna chiedere la verità su tutte le stragi e delitti perché non esistono stragi di serie A e B”. Riferendosi in particolare a quella di via D’Amelio, il giornalista ha detto che “quella di Borsellino è una strage apicale in quanto fa seguito a quella di Capaci e viene prima di quelle di Roma, Firenze e Milano” e che “se ci fosse una maggiore consapevolezza” si comprenderebbe che “non è vero che non si è fatto niente, ma che da questa sentenza si può ripartire per andare avanti e rivendicare l’accertamento della verità”.
Il giornalista ha poi concluso, ricordando le parole di Rita Borsellino a commento della sentenza sulla Trattativa Stato-Mafia: “Poco prima di morire disse che la sentenza della trattativa doveva diventare la base della lotta alla mafia. E io penso che le parole di Rita per noi possano essere un ottimo viatico, perché Rita non cercava la verità solo sulla strage di Via D’Amelio”
Lodato: “La sentenza trattativa ha svelato l’intreccio perverso tra la mafia e gli apparati deviati dello Stato”
di AMDuemila
“Domandatevi se questo documentario fosse trasmesso in TV quale impatto sugli italiani potrebbe avere. Perchè racconta la storia di un paese che non è normale. Di un Paese che dopo Portella della Ginestra fino ai giorni nostri è stato falciato da decine e centinaia di stragi e delitti politici”. E’ così che il giornalista Saverio Lodato, autore insieme al pm Nino Di Matteo de “Il Patto Sporco”, ha iniziato il suo intervento alla presentazione del libro all’Università di Catania.
Lodato ha ricordato come il documentario proiettato all’inzio dell’evento “racconta la storia di un paese anomalo” visto che è comunque capace di “arrivare alla verità dopo un quarto di secolo, come nel caso della sentenza sulla trattativa Stato-Mafia”. Per lo scrittore non è possibile che un “imputato-condannato in una sentenza di primo grado, generale dei carabinieri e rappresentante dei servizi segreti può andare in una scuola e partecipare a un dibattito di legalità”. Non solo questo. Ma che in quella circostanza “auguri la morte ai suoi nemici e che non si parli più dei fatti che riguardano la sentenza”.
Il giornalista ha poi detto a gran voce che “noi questa sera continueremo a parlare di questi fatti fin quando in questo Paese, dopo le stragi che ci sono state e una sentenza dopo 25 anni di ritardo, non accada più che un imputato, invitato dalla preside di una scuola che a sua volta è la sorella di un co-imputato condannato, vada in una scuola a parlare di legalità”. “Com'è possibile che telegiornali non ne hanno parlato o non è stata fatta un'interrogazione parlamentare?” si è chiesto lo scrittore. “In questo Paese - ha continuato - quando qualche vecchietto delle Brigate Rosse va nelle università italiane e giustamente ci si indigna se i cattivi maestri del terrorismo tornano in cattedra, ma poi nessuno dice niente se un condannato, seppur in primo grado, come Mori augura la morte ai suoi accusatori e parla di legalità nelle scuole”.relatori pubblicoLodato si è chiesto “come è possibile che da circa 60 anni esiste una commissione parlamentare antimafia che indaga sul fenomeno da prima che crollasse il muro di Berlino?” e che da “sempre indaga e danno dati”. E riguardo a questo ha spiegato come “il maxiprocesso di Falcone e Borsellino durò meno di un anno e mezzo” e che “fino a quel momento, prima del pool antimafia, si negava l’esistenza della mafia”. Inoltre, il giornalista ha rammentato anche la durata del processo a Giulio Andreotti, che è durato 7 anni, e quello sulla Trattativa Stato-Mafia, durato più di 5 anni. Questo per dire che “quando si voleva apparentemente liquidare la mafia militare perchè il paese era stato messo in ginocchio con le stragi si poteva scegliere una strada sbrigativa”, ma nel momento in cui “i magistrati decisero di guardare ai rapporti tra mafia e potere allora a quel punto bisognava mettere parecchi guanti di vari colori”. “E’ con questi dati - ha poi proseguito - che oggi dicono che di questa sentenza non si vuole più parlare, perché ha svelato la fine di una favoletta. In Italia è esistito un potere criminale che si era fatto da solo ma che si è rapporto in un intreccio perverso con lo Stato e i suoi apparati deviati. Ecco perché la fine di quella favoletta, determina la fine della retorica che ci porta ogni anno per il ricordo della strage di Capaci ad avere tutte le tv che parlano di mafia con le navi della legalità, con finanziamenti a centri studi intitolati a vittime di mafia, ma in un contesto in cui la verità non si vuole raccontare”.
Lo scrittore ha poi concluso ricordando quei soggetti che in qualche maniera avevano scritto contro il processo mentre questo era ancora in pieno svolgimento. Da Giuliano Ferrara, a Giuseppe Sottile, passando per Giorgio Mulé, Enrico Deaglio, Pino Arlacchi, Marcelle Padovani ed Eugenio Scalfari.

Di Matteo: ''La magistratura non agisca secondo logiche diopportunità politica''di matteo 1

di AMDuemila
"La magistratura non deve mai valutare l'opportunità politica del proprio agire ma deve semplicemente valutare la doverosità dell'azione penale perché altrimenti noi stessi ci consegnamo alla volontà di tanta parte del potere politico, e non solo, che ci vuole far diventare un potere collaterale rispetto a quello esecutivo". A dirlo è il magistrato Nino Di Matteo, intervenendo alla presentazione a Catania del libro da lui scritto assieme a Saverio Lodato, "Il Patto Sporco", edito da Chiarelettere. Il sostituto Procuratore nazionale antimafia ha poi aggiunto: "Se il Csm scegliesse a chi dare gli incarichi degli uffici direttivi valutando i criteri di affidabilità significa che si tiene conto se uno si avventura o meno nel fare certe inchieste o se tiene conto degli equilibri politici del Paese. E se continua così non avremmo perso noi magistrati ma il Paese e, soprattutto, sarebbe a rischio non solo il principio di separazione dei poteri ma anche libertà e l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge".
Infine Di Matteo si è detto convinto che "questo processo abbia offerto gli elementi per compiere ulteriori passi in avanti per capire i motivi delle stragi e soprattutto delineare la strada da percorrere per dare un nome e un cognome a chi insieme a Cosa nostra ha voluto e organizzato le stragi del 1992 e del 1993".

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PRESENTAZIONE DEL LIBRO "IL PATTO SPORCO" - CATANIA, 11 FEBBRAIO

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20190211 patto sporco catania defLunedì 11 febbraio alle ore 18 presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Catania in Piazza Università 2 si terrà la presentazione del libro “Il Patto Sporco” (ed. Chiarelettere) scritto da Nino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia, e il giornalista e scrittore, Saverio Lodato.
Insieme agli autori, interverranno Alfia Milazzo, presidente fondazione “La città invisibile”, Felice Lima, magistrato, Enzo Guarnera, avvocato, i prof. Giuseppe Mulone e Anna Maria Maugeri dell’Università di Catania.
Ospite della serata il direttore di ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni.
La presentazione sarà accompagnata dalle letture di Carmelo Galati e Paride Benassai.
L’incontro sarà introdotto dalle note musicali dell'Orchestra giovanile "Falcone Borsellino".
L’evento è realizzato dalla Fondazione "La città invisibile", con l'adesione delle associazioni "Agende rosse Catania Gruppo Francesca Morvillo", "Antimafia e Legalità", "Città insieme", "Cives pro civitate", "Scorta Civica Catania". Media Partner. ANTIMAFIADuemila e Radio Voce della Speranza di Catania.

Ingresso libero.L’evento sarà trasmesso in diretta streaming!L'evento facebook.com/events/1038769476306153
IL LIBRO
Gli attentati a Lima, Falcone, Borsellino, le bombe a Milano, Firenze, Roma, gli omicidi di valorosi commissari di polizia e ufficiali dei carabinieri. Lo Stato in ginocchio, i suoi uomini migliori sacrificati. Ma mentre correva il sangue delle stragi c’era chi, proprio in nome dello Stato, dialogava e interagiva con il nemico.
La sentenza di condanna di Palermo, contro l’opinione di molti “negazionisti”, ha provato che la trattativa non solo ci fu ma non evitò altro sangue. Anzi, lo provocò. Come racconta il pm Di Matteo a Saverio Lodato in questa appassionata ricostruzione, per la prima volta una sentenza accosta il protagonismo della mafia a Berlusconi esponente politico, e per la prima volta carabinieri di alto rango, Subranni, Mori e De Donno, sono ritenuti colpevoli di aver tradito le loro divise. Troppi i non ricordo e gli errori di politici e forze dell’ordine dietro vicende altrimenti inspiegabili come l’interminabile latitanza (43 anni!) di Provenzano, la cattura di Riina e la mancata perquisizione del suo covo, il siluramento del capo delle carceri, Nicolò Amato, la sospensione del carcere duro per 334 boss mafiosi.
Anni di silenzi, depistaggi, pressioni ai massimi livelli (anche dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), qui documentati, finalizzati a intimidire e a bloccare le indagini. Ora, dopo questa prima sentenza che si può dire storica, le istituzioni appaiono più forti e possono spazzare via per sempre il tanfo maleodorante delle complicità e della convivenza segreta con la mafia.“Chiediamoci perché politica, istituzioni, cultura, abbiano avuto bisogno delle parole dei giudici per cominciare finalmente a capire... Un manipolo di magistrati e di investigatori ha dimostrato di non aver paura a processare lo Stato. Ora anche altri devono fare la loro parte”.
Nino Di Matteo“Volevo che nelle pagine di questo libro parlasse il magistrato, parlasse l’uomo, protagonista e testimone di un processo destinato a lasciare il segno”.
Saverio Lodato

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STRAGI DEL '93 E MANDANTI ESTERNI, PARLA GIOVANNA MAGGIANI CHELLI

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chelli strage georgofili

"Nino Di Matteo un valido magistrato che non è accusabile di nulla". "In alcune esternazioni di Fiammetta Borsellino rischio di strumentalizzazioni per delegittimare altri processi”
di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari - Intervista
"Mori dovrebbe chiedere scusa alle vittime di via dei Georgofili”

"Le stragi in Continente erano qualcosa fuori Cosa nostra; ci stavamo portando dietro dei morti che non ci appartenevano". Gaspare Spatuzza, ex boss di Brancaccio, con queste parole ha descritto più volte le stragi compiute nel 1993. Attentati che hanno colpito al cuore un intero Paese già traumatizzato dagli eccidi di Capaci e via d'Amelio, nell'anno precedente. In totale, tra Firenze-Roma e Milano, furono 10 i morti e 95 i feriti, vittime di quel piano stragista che si inseriva in una strategia ancora più grande.
A Firenze l’autobomba provocò un cratere della lunghezza di 4 metri e 20, profondo un metro e 30, spazzando via la vita dell'intera famiglia dei custodi dell'Accademia dei Georgofili (Fabrizio Nencioni, 39 anni, sua moglie Angela Fiume, di 36 e le due bambine, Nadia di 8 anni e mezzo e Caterina di appena 50 giorni) e di Dario Capolicchio. Assieme a quest'ultimo vi era anche Francesca Chelli, la fidanzata, che porta ancora i segni di un'invalidità permanente e che ha visto bruciare il suo ragazzo davanti ai propri occhi. Oltre a lei rimasero ferite altre 47 persone. Abbiamo raggiunto telefonicamente la madre di Francesca, Giovanna Maggiani Chelli, Presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della Strage di via dei Georgofili, che da ventisei anni grida e lotta affinché sia completamente fatta giustizia su quell'attentato.

Venticinque anni sono passati dalla strage della notte tra il 27 e il 28 maggio del 1993, secondo lei a che punto siamo nella ricerca della verità?
Ci sono già stati processi importanti che hanno stabilito una parte di verità sulle modalità di quell'attentato e sulle responsabilità dei mafiosi che hanno compiuto il delitto. Adesso però vogliamo andare oltre e contiamo fortemente sulle indagini in corso alla procura di Firenze. Lo scorso 27 maggio il Procuratore capo di Firenze, che ha in mano le indagini sulle stragi del 1993, ha parlato di significativi indizi rispetto ai nuovi elementi emersi sui mandanti esterni. Noi contiamo su questi affinché si arrivi finalmente ad un processo per stabilire quel che avvenne. La verità è una e va trovata completa.

Quali sono le domande che attendono una risposta?
Sono diverse le cose che vogliamo sapere. Tra tante c'è un dubbio che ci assale da tempo. Vorremmo un confronto tra Giovanni Brusca e Monticciolo con quest'ultimo che al Procuratore di Firenze Gabriele Chelazzi, nel 1999, parlò di un viaggio in Lombardia a Milano. Brusca sul punto non ha mai detto nulla mentre Monticciolo, successivamente, ha ritrattato quel verbale che per un vizio di forma non è potuto entrare nel processo trattativa. Chelazzi, infatti, non chiese al tempo a Monticciolo se intendeva avvalersi della facoltà di non rispondere. Dal 2015 è stata disposta una legge retroattiva per cui anche per i verbali effettuati prima del 2001 quella formula doveva essere obbligatoria. Così sul punto non c'è mai stato uno sviluppo. Noi siamo convinti che qui, invece, possa esserci una chiave importante di verità.

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CASO MANCA, ANGELINA: "CHI SA PARLI! A BONAFEDE E A FICO CHIEDO DI STARCI VICINO"

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La madre del giovane urologo ai figli di Provenzano: “E’ a noi che è stato dato il 41 bis”
di Lorenzo Baldo - IntervistaE’ il grido di una madre che si rivolge al Presidente della Camera e al ministro della Giustizia per chiedere giustizia e verità sulla morte del figlio. Sono passati 15 anni da quel 12 febbraio 2004 quando fu ritrovato il cadavere di Attilio Manca. A tutt’oggi ci sono persone che potrebbero raccontare dettagli importanti su questo mistero ma che tacciono per paura. Ed è anche a loro che Angelina si rivolge “come una madre consapevole di non avere più tanto tempo”. E se la verità dovesse arrivare quando lei e suo marito non ci saranno più non importa: “Non è mai troppo tardi. Quello che conta è restituire giustizia ad Attilio”. In risposta alle dichiarazioni di Angelo Provenzano sul padre morto al 41 bis le parole di questa donna sono inappellabili: “A loro dico che noi familiari delle vittime viviamo tutta la vita al 41 bis e niente e nessuno potrà mai liberarci”.

In questi 15 anni dalla morte di Attilio, dopo un iter giudiziario controverso, abbiamo assistito alla sentenza di condanna nei confronti di Monica Mileti, unica imputata nell'inchiesta di Viterbo, e poi all'archiviazione del fascicolo - per omicidio di mafia - di cui si era occupata la procura di Roma. Come è cambiata per lei e per la sua famiglia la ricerca della verità dopo questi eventi?
Dalla Procura di Roma non ci aspettavamo nulla, ma ci siamo illusi fino alla fine che la dott.ssa Tamburelli ci concedesse la riesumazione della salma. Il giorno in cui abbiamo appreso la notizia dell'archiviazione definitiva del fascicolo è stata l'ennesima dura prova. Per qualche istante ho pensato di abbandonare l'impari lotta, ma poi ho capito che non era giusto per Attilio e per tutti coloro a cui viene negata la verità. D'altronde se Davide ha vinto contro Golia, perché non sperare?

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