Sabato, Marzo 23, 2019
   
Text Size

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

IL DEPISTAGGIO DI VIA D'AMELIO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

arcangioli giovanni eff c 850px

 

La nefasta “vicenda Scarantino” non sia alibi per delegittimare la ricerca dei mandanti esterni della strage che ha assassinato Paolo Borsellino e gli agenti di scorta
di Giorgio Bongiovanni
In attesa che la Prima Commissione del Csm decida se archiviare o meno la pratica sui depistaggi nelle indagini sulla strage in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti di scorta (Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina), aperta nella consiliatura precedente sulla base dell'esposto presentato dalla figlia del giudice, Fiammetta Borsellino, che chiedeva conto delle eventuali responsabilità dei magistrati che si occuparono delle indagini su via d'Amelio, sembra opportuno fare un pò di chiarezza su certi fatti che in tutta la vicenda della strage non possono essere dimenticati e che, a nostro avviso, si stanno tenendo gravemente in secondo piano.
Da inchieste e processi appare ormai evidente che l'eccidio del 19 luglio 1992 sia stato parte di un disegno stragista che andava ben oltre alla semplice vendetta personale della mafia nei confronti di un giudice. Le stragi del biennio '92-'93 rappresentano un momento chiave della storia politica del nostro Paese e non vi sono dubbi che sul sangue di quelle vittime sia stata sancita la fine della Prima Repubblica con la conseguente nascita della Seconda.
Frammenti di questo passaggio sono stati ricostruiti nel corso di questi ventisei anni e la sentenza dello scorso anno, del processo trattativa Stato-mafia, mette in fila diversi pezzi partendo dall'analisi dei motivi che portarono all'accelerazione dell'attentato contro Paolo Borsellino. Anche il processo Borsellino quater ha fornito elementi di verità importanti sulla strage ma ancora oggi non abbiamo una verità completa su quei fatti.
Essa potrà essere raggiunta quando conosceremo tutti i nomi dei concorrenti esterni che hanno partecipato a quella strage. Soggetti appartenenti a settori dello Stato deviato, dei servizi segreti, dell'alta finanza e dei poteri occulti;

Leggi tutto: IL DEPISTAGGIO DI VIA D'AMELIO

 

PROGRAMMA "L'ALTROPARLANTE"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

IN COLLEGAMENTO IN DIRETTA CON RADIO IN DI PALERMO TRAMITE RST RADIO SAIUZ TV

www.radiosaiuz.it

 

 

DECEDUTA AUGUSTA SCHIERA, LA MAMMA DELL'AGENTE AGOSTINO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

agostino vincenzo augusta c ansa franco cufari

di Aaron Pettinari
Il suo grido di giustizia resta forte "anche oltre la morte"

Una "madre coraggio" che già con il solo sguardo trasmetteva forza e determinazione chiedendo giustizia per "Nino e Ida". Così può essere ricordata Augusta Schiera, madre di Antonino, l'agente ucciso a colpi di pistola dai killer di Cosa nostra (due sicari in motocicletta), il 5 agosto 1989, assieme a sua moglie Ida Castelluccio (incinta).
Stamattina, all'alba, si è spenta, all'età di 80 anni a causa di un male incurabile che negli ultimi tempi l'aveva colpita.
Assieme a suo marito Vincenzo era diventata un simbolo che per trent'anni ha girato l'Italia intera chiedendo di sapere il perché di quell'omicidio efferato, commesso davanti ai loro occhi, ad appena un mese e quattro giorni dal loro matrimonio. Un caso in cui non sono mancati i depistaggi, con le indagini che sono state archiviate e riaperte più volte, senza che si sia riusciti ad arrivare ad un processo. Ad indagare oggi è la Procura generale di Palermo che ha avocato l'indagine dopo l'opposizione della famiglia di Agostino alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura. Proprio in questi mesi sono attese novità per decidere sull'inchiesta aperta nei confronti dei boss Antonino Madonia e Gaetano Scotto. Oggi più che mai il grido di verità coinvolge tutti e restano nei cuori le parole della stessa Augusta.
"Il giorno che si sono sposati ero la donna più felice del mondo - ricordava alla trasmissione "L'altrastoria", su Radio In 102 qualche anno fa - Una serenità che poi sfuma quando li hanno uccisi in riva al mare.

Leggi tutto: DECEDUTA AUGUSTA SCHIERA, LA MAMMA DELL'AGENTE AGOSTINO

 

I MISTERI DELLE CANZONI E DELLA MORTE DI RINO GAETANO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Puntata del 27 febbraio, sui misteri legati alla morte e alle filastrocche generate dal cantautore RINO GAETANO. Per l’occasione, è stato intervistato l’avv. Bruno Mautone, autore di due libri dedicati proprio alle vicende del paroliere crotonese, che ha risposto alle domande di Denise, Antonio, Valentina, Mattia e Claudio, studenti dell’Istituto Tecnico Economico e Liceo Linguistico ITC Romanazzi di Bari. Una puntata ricca di colpi di scena che hanno svelato vicende storiche che s’intrecciano con massonerie, politici, nomi noti, sistema internazionale, ecc. Tra gli intervistati, anche la prof.ssa di diritto Ketty Locuratolo. Alla conduzione Ludovica di Chiara e Savino Percoco.

 

 

GUATEMALA: QUANDO GLI ANGELI PIANGONO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

aquila cielo

 

di Giovanni Bongiovanni
In ogni viaggio mi accompagna sempre una canzone, e la ascolto, in continuazione, fino ad impararne ogni parola. Cuando los angeles lloran - Quando gli angeli piangono - è la canzone della band latinoamericana Maná. Questa canzone l'hanno scritta in ricordo di Chico Mendes, difendeva i diritti dei lavoratori e divenne un simbolo internazionale contro il disboscamento della foresta amazzonica in Brasile, venne ucciso dai latifondisti nel 1988. Diceva “La foresta ci unisce, ci rende fratelli... ”.
Non sono in Brasile, ma in Guatemala, in una delle zone più verdi mai viste in vita mia dove piante da frutto e da caffè sbucano ad ogni angolo.
Insieme a 60 medici italiani, chirurghi, ortopedici, infermieri sono ospite dell'associazione italiana Sulla Strada Onlus che ha realizzato il suo progetto principale a 50 km dalla capitale, creando un centro di accoglienza con una scuola elementare, mensa, attività ricreative per ben 220 bambini. Inoltre è garantita l’assistenza sanitaria per tutte le famiglie più povere di questa località La Granadilla, una zona poverissima dove molti villaggi “case” hanno pareti e tetti di lamiera.
Gli angeli di cui parla la canzone io li ho visti in questi medici, con cui ho vissuto pochi ma intensi giorni nell'ospedale a Llano de la Virgen. Vestiti di azzurro, bianchi di carnagione si distinguevano rispetto alle caratteristiche degli abitanti locali di origini indios, Maya. Per un attimo mi viene in mente l'immagine dell'invasione spagnola in queste terre, secoli fa. I racconti descrivono l'impressione che i Maya ebbero al loro arrivo, alti, rispetto alla loro statura minuta, bianchi, con le armature e la tecnologia bellica, in grandi mezzi, navi, ancora sconosciute.

Leggi tutto: GUATEMALA: QUANDO GLI ANGELI PIANGONO

 

LODATO: "LA SENTENZA TRATTATIVA? UN'OTTIMA BASE PER CERCARE LA VERITA' NON SOLO SU VIA D'AMELIO MA SU TUTTE"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

lodato

di AMDuemila - Video e Foto
“I giornali italiani non hanno dato una notizia e non hanno mai raccontato i fatti che stavano emergendo in quel processo. In un paese normale quegli stessi giornali avrebbero dovuto dedicare pagine di commenti alle 5mila pagine di motivazione e raccontato come si è arrivati alla colpevolezza di Subranni, Mori, De Donno, Marcello Dell’Utri e i boss. Ma siccome questo non è un Paese normale, è sufficiente che all’indomani della sentenza non si parli più dell’argomento”. A dirlo è il giornalista e scrittore Saverio Lodato presentando il libro "Il Patto Sporco" scritto assieme al pm Nino Di Matteo. Lodato ha detto che l’ottimismo oggi “viene dal fatto che l’opinione pubblica partecipa a questi dibattiti nella condizione che bisogna conoscere quello che è emerso”. Ma per poter far questo “abbiamo bisogno anche di uno sforzo supplementare di tutti i famigliari delle vittime di mafia che devono giungere alla consapevolezza che bisogna chiedere la verità su tutte le stragi e delitti perché non esistono stragi di serie A e B”. Riferendosi in particolare a quella di via D’Amelio, il giornalista ha detto che “quella di Borsellino è una strage apicale in quanto fa seguito a quella di Capaci e viene prima di quelle di Roma, Firenze e Milano” e che “se ci fosse una maggiore consapevolezza” si comprenderebbe che “non è vero che non si è fatto niente, ma che da questa sentenza si può ripartire per andare avanti e rivendicare l’accertamento della verità”.
Il giornalista ha poi concluso, ricordando le parole di Rita Borsellino a commento della sentenza sulla Trattativa Stato-Mafia: “Poco prima di morire disse che la sentenza della trattativa doveva diventare la base della lotta alla mafia. E io penso che le parole di Rita per noi possano essere un ottimo viatico, perché Rita non cercava la verità solo sulla strage di Via D’Amelio”
Lodato: “La sentenza trattativa ha svelato l’intreccio perverso tra la mafia e gli apparati deviati dello Stato”
di AMDuemila
“Domandatevi se questo documentario fosse trasmesso in TV quale impatto sugli italiani potrebbe avere. Perchè racconta la storia di un paese che non è normale. Di un Paese che dopo Portella della Ginestra fino ai giorni nostri è stato falciato da decine e centinaia di stragi e delitti politici”. E’ così che il giornalista Saverio Lodato, autore insieme al pm Nino Di Matteo de “Il Patto Sporco”, ha iniziato il suo intervento alla presentazione del libro all’Università di Catania.
Lodato ha ricordato come il documentario proiettato all’inzio dell’evento “racconta la storia di un paese anomalo” visto che è comunque capace di “arrivare alla verità dopo un quarto di secolo, come nel caso della sentenza sulla trattativa Stato-Mafia”. Per lo scrittore non è possibile che un “imputato-condannato in una sentenza di primo grado, generale dei carabinieri e rappresentante dei servizi segreti può andare in una scuola e partecipare a un dibattito di legalità”. Non solo questo. Ma che in quella circostanza “auguri la morte ai suoi nemici e che non si parli più dei fatti che riguardano la sentenza”.
Il giornalista ha poi detto a gran voce che “noi questa sera continueremo a parlare di questi fatti fin quando in questo Paese, dopo le stragi che ci sono state e una sentenza dopo 25 anni di ritardo, non accada più che un imputato, invitato dalla preside di una scuola che a sua volta è la sorella di un co-imputato condannato, vada in una scuola a parlare di legalità”. “Com'è possibile che telegiornali non ne hanno parlato o non è stata fatta un'interrogazione parlamentare?” si è chiesto lo scrittore. “In questo Paese - ha continuato - quando qualche vecchietto delle Brigate Rosse va nelle università italiane e giustamente ci si indigna se i cattivi maestri del terrorismo tornano in cattedra, ma poi nessuno dice niente se un condannato, seppur in primo grado, come Mori augura la morte ai suoi accusatori e parla di legalità nelle scuole”.relatori pubblicoLodato si è chiesto “come è possibile che da circa 60 anni esiste una commissione parlamentare antimafia che indaga sul fenomeno da prima che crollasse il muro di Berlino?” e che da “sempre indaga e danno dati”. E riguardo a questo ha spiegato come “il maxiprocesso di Falcone e Borsellino durò meno di un anno e mezzo” e che “fino a quel momento, prima del pool antimafia, si negava l’esistenza della mafia”. Inoltre, il giornalista ha rammentato anche la durata del processo a Giulio Andreotti, che è durato 7 anni, e quello sulla Trattativa Stato-Mafia, durato più di 5 anni. Questo per dire che “quando si voleva apparentemente liquidare la mafia militare perchè il paese era stato messo in ginocchio con le stragi si poteva scegliere una strada sbrigativa”, ma nel momento in cui “i magistrati decisero di guardare ai rapporti tra mafia e potere allora a quel punto bisognava mettere parecchi guanti di vari colori”. “E’ con questi dati - ha poi proseguito - che oggi dicono che di questa sentenza non si vuole più parlare, perché ha svelato la fine di una favoletta. In Italia è esistito un potere criminale che si era fatto da solo ma che si è rapporto in un intreccio perverso con lo Stato e i suoi apparati deviati. Ecco perché la fine di quella favoletta, determina la fine della retorica che ci porta ogni anno per il ricordo della strage di Capaci ad avere tutte le tv che parlano di mafia con le navi della legalità, con finanziamenti a centri studi intitolati a vittime di mafia, ma in un contesto in cui la verità non si vuole raccontare”.
Lo scrittore ha poi concluso ricordando quei soggetti che in qualche maniera avevano scritto contro il processo mentre questo era ancora in pieno svolgimento. Da Giuliano Ferrara, a Giuseppe Sottile, passando per Giorgio Mulé, Enrico Deaglio, Pino Arlacchi, Marcelle Padovani ed Eugenio Scalfari.

Di Matteo: ''La magistratura non agisca secondo logiche diopportunità politica''di matteo 1

di AMDuemila
"La magistratura non deve mai valutare l'opportunità politica del proprio agire ma deve semplicemente valutare la doverosità dell'azione penale perché altrimenti noi stessi ci consegnamo alla volontà di tanta parte del potere politico, e non solo, che ci vuole far diventare un potere collaterale rispetto a quello esecutivo". A dirlo è il magistrato Nino Di Matteo, intervenendo alla presentazione a Catania del libro da lui scritto assieme a Saverio Lodato, "Il Patto Sporco", edito da Chiarelettere. Il sostituto Procuratore nazionale antimafia ha poi aggiunto: "Se il Csm scegliesse a chi dare gli incarichi degli uffici direttivi valutando i criteri di affidabilità significa che si tiene conto se uno si avventura o meno nel fare certe inchieste o se tiene conto degli equilibri politici del Paese. E se continua così non avremmo perso noi magistrati ma il Paese e, soprattutto, sarebbe a rischio non solo il principio di separazione dei poteri ma anche libertà e l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge".
Infine Di Matteo si è detto convinto che "questo processo abbia offerto gli elementi per compiere ulteriori passi in avanti per capire i motivi delle stragi e soprattutto delineare la strada da percorrere per dare un nome e un cognome a chi insieme a Cosa nostra ha voluto e organizzato le stragi del 1992 e del 1993".

Leggi tutto: LODATO: "LA SENTENZA TRATTATIVA? UN'OTTIMA BASE PER CERCARE LA VERITA' NON SOLO SU VIA D'AMELIO MA SU TUTTE"

   

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "IL PATTO SPORCO" - CATANIA, 11 FEBBRAIO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

20190211 patto sporco catania defLunedì 11 febbraio alle ore 18 presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Catania in Piazza Università 2 si terrà la presentazione del libro “Il Patto Sporco” (ed. Chiarelettere) scritto da Nino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia, e il giornalista e scrittore, Saverio Lodato.
Insieme agli autori, interverranno Alfia Milazzo, presidente fondazione “La città invisibile”, Felice Lima, magistrato, Enzo Guarnera, avvocato, i prof. Giuseppe Mulone e Anna Maria Maugeri dell’Università di Catania.
Ospite della serata il direttore di ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni.
La presentazione sarà accompagnata dalle letture di Carmelo Galati e Paride Benassai.
L’incontro sarà introdotto dalle note musicali dell'Orchestra giovanile "Falcone Borsellino".
L’evento è realizzato dalla Fondazione "La città invisibile", con l'adesione delle associazioni "Agende rosse Catania Gruppo Francesca Morvillo", "Antimafia e Legalità", "Città insieme", "Cives pro civitate", "Scorta Civica Catania". Media Partner. ANTIMAFIADuemila e Radio Voce della Speranza di Catania.

Ingresso libero.L’evento sarà trasmesso in diretta streaming!L'evento facebook.com/events/1038769476306153
IL LIBRO
Gli attentati a Lima, Falcone, Borsellino, le bombe a Milano, Firenze, Roma, gli omicidi di valorosi commissari di polizia e ufficiali dei carabinieri. Lo Stato in ginocchio, i suoi uomini migliori sacrificati. Ma mentre correva il sangue delle stragi c’era chi, proprio in nome dello Stato, dialogava e interagiva con il nemico.
La sentenza di condanna di Palermo, contro l’opinione di molti “negazionisti”, ha provato che la trattativa non solo ci fu ma non evitò altro sangue. Anzi, lo provocò. Come racconta il pm Di Matteo a Saverio Lodato in questa appassionata ricostruzione, per la prima volta una sentenza accosta il protagonismo della mafia a Berlusconi esponente politico, e per la prima volta carabinieri di alto rango, Subranni, Mori e De Donno, sono ritenuti colpevoli di aver tradito le loro divise. Troppi i non ricordo e gli errori di politici e forze dell’ordine dietro vicende altrimenti inspiegabili come l’interminabile latitanza (43 anni!) di Provenzano, la cattura di Riina e la mancata perquisizione del suo covo, il siluramento del capo delle carceri, Nicolò Amato, la sospensione del carcere duro per 334 boss mafiosi.
Anni di silenzi, depistaggi, pressioni ai massimi livelli (anche dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), qui documentati, finalizzati a intimidire e a bloccare le indagini. Ora, dopo questa prima sentenza che si può dire storica, le istituzioni appaiono più forti e possono spazzare via per sempre il tanfo maleodorante delle complicità e della convivenza segreta con la mafia.“Chiediamoci perché politica, istituzioni, cultura, abbiano avuto bisogno delle parole dei giudici per cominciare finalmente a capire... Un manipolo di magistrati e di investigatori ha dimostrato di non aver paura a processare lo Stato. Ora anche altri devono fare la loro parte”.
Nino Di Matteo“Volevo che nelle pagine di questo libro parlasse il magistrato, parlasse l’uomo, protagonista e testimone di un processo destinato a lasciare il segno”.
Saverio Lodato

Leggi tutto: PRESENTAZIONE DEL LIBRO "IL PATTO SPORCO" - CATANIA, 11 FEBBRAIO

   

STRAGI DEL '93 E MANDANTI ESTERNI, PARLA GIOVANNA MAGGIANI CHELLI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

chelli strage georgofili

"Nino Di Matteo un valido magistrato che non è accusabile di nulla". "In alcune esternazioni di Fiammetta Borsellino rischio di strumentalizzazioni per delegittimare altri processi”
di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari - Intervista
"Mori dovrebbe chiedere scusa alle vittime di via dei Georgofili”

"Le stragi in Continente erano qualcosa fuori Cosa nostra; ci stavamo portando dietro dei morti che non ci appartenevano". Gaspare Spatuzza, ex boss di Brancaccio, con queste parole ha descritto più volte le stragi compiute nel 1993. Attentati che hanno colpito al cuore un intero Paese già traumatizzato dagli eccidi di Capaci e via d'Amelio, nell'anno precedente. In totale, tra Firenze-Roma e Milano, furono 10 i morti e 95 i feriti, vittime di quel piano stragista che si inseriva in una strategia ancora più grande.
A Firenze l’autobomba provocò un cratere della lunghezza di 4 metri e 20, profondo un metro e 30, spazzando via la vita dell'intera famiglia dei custodi dell'Accademia dei Georgofili (Fabrizio Nencioni, 39 anni, sua moglie Angela Fiume, di 36 e le due bambine, Nadia di 8 anni e mezzo e Caterina di appena 50 giorni) e di Dario Capolicchio. Assieme a quest'ultimo vi era anche Francesca Chelli, la fidanzata, che porta ancora i segni di un'invalidità permanente e che ha visto bruciare il suo ragazzo davanti ai propri occhi. Oltre a lei rimasero ferite altre 47 persone. Abbiamo raggiunto telefonicamente la madre di Francesca, Giovanna Maggiani Chelli, Presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della Strage di via dei Georgofili, che da ventisei anni grida e lotta affinché sia completamente fatta giustizia su quell'attentato.

Venticinque anni sono passati dalla strage della notte tra il 27 e il 28 maggio del 1993, secondo lei a che punto siamo nella ricerca della verità?
Ci sono già stati processi importanti che hanno stabilito una parte di verità sulle modalità di quell'attentato e sulle responsabilità dei mafiosi che hanno compiuto il delitto. Adesso però vogliamo andare oltre e contiamo fortemente sulle indagini in corso alla procura di Firenze. Lo scorso 27 maggio il Procuratore capo di Firenze, che ha in mano le indagini sulle stragi del 1993, ha parlato di significativi indizi rispetto ai nuovi elementi emersi sui mandanti esterni. Noi contiamo su questi affinché si arrivi finalmente ad un processo per stabilire quel che avvenne. La verità è una e va trovata completa.

Quali sono le domande che attendono una risposta?
Sono diverse le cose che vogliamo sapere. Tra tante c'è un dubbio che ci assale da tempo. Vorremmo un confronto tra Giovanni Brusca e Monticciolo con quest'ultimo che al Procuratore di Firenze Gabriele Chelazzi, nel 1999, parlò di un viaggio in Lombardia a Milano. Brusca sul punto non ha mai detto nulla mentre Monticciolo, successivamente, ha ritrattato quel verbale che per un vizio di forma non è potuto entrare nel processo trattativa. Chelazzi, infatti, non chiese al tempo a Monticciolo se intendeva avvalersi della facoltà di non rispondere. Dal 2015 è stata disposta una legge retroattiva per cui anche per i verbali effettuati prima del 2001 quella formula doveva essere obbligatoria. Così sul punto non c'è mai stato uno sviluppo. Noi siamo convinti che qui, invece, possa esserci una chiave importante di verità.

Leggi tutto: STRAGI DEL '93 E MANDANTI ESTERNI, PARLA GIOVANNA MAGGIANI CHELLI

   

CASO MANCA, ANGELINA: "CHI SA PARLI! A BONAFEDE E A FICO CHIEDO DI STARCI VICINO"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

manca angelina attilio homepage

La madre del giovane urologo ai figli di Provenzano: “E’ a noi che è stato dato il 41 bis”
di Lorenzo Baldo - IntervistaE’ il grido di una madre che si rivolge al Presidente della Camera e al ministro della Giustizia per chiedere giustizia e verità sulla morte del figlio. Sono passati 15 anni da quel 12 febbraio 2004 quando fu ritrovato il cadavere di Attilio Manca. A tutt’oggi ci sono persone che potrebbero raccontare dettagli importanti su questo mistero ma che tacciono per paura. Ed è anche a loro che Angelina si rivolge “come una madre consapevole di non avere più tanto tempo”. E se la verità dovesse arrivare quando lei e suo marito non ci saranno più non importa: “Non è mai troppo tardi. Quello che conta è restituire giustizia ad Attilio”. In risposta alle dichiarazioni di Angelo Provenzano sul padre morto al 41 bis le parole di questa donna sono inappellabili: “A loro dico che noi familiari delle vittime viviamo tutta la vita al 41 bis e niente e nessuno potrà mai liberarci”.

In questi 15 anni dalla morte di Attilio, dopo un iter giudiziario controverso, abbiamo assistito alla sentenza di condanna nei confronti di Monica Mileti, unica imputata nell'inchiesta di Viterbo, e poi all'archiviazione del fascicolo - per omicidio di mafia - di cui si era occupata la procura di Roma. Come è cambiata per lei e per la sua famiglia la ricerca della verità dopo questi eventi?
Dalla Procura di Roma non ci aspettavamo nulla, ma ci siamo illusi fino alla fine che la dott.ssa Tamburelli ci concedesse la riesumazione della salma. Il giorno in cui abbiamo appreso la notizia dell'archiviazione definitiva del fascicolo è stata l'ennesima dura prova. Per qualche istante ho pensato di abbandonare l'impari lotta, ma poi ho capito che non era giusto per Attilio e per tutti coloro a cui viene negata la verità. D'altronde se Davide ha vinto contro Golia, perché non sperare?

Leggi tutto: CASO MANCA, ANGELINA: "CHI SA PARLI! A BONAFEDE E A FICO CHIEDO DI STARCI VICINO"

   

COSI' LA CINA HA COLONIZZATO L'AFRICA IN MENO DI 10 ANNI SENZA VIOLENZA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

(In collaborazione da Antimafia Duemila)

di George Tubei
Fino al 2010, la presa dell’Africa da parte della Cina è stata silenziosa, ma tutto è cambiato nel 2012, quando la Conferenza di Pechino ha avuto luogo senza far rumore e da allora la Cina è diventata lo “sceriffo in città”.

La Cina aveva prestato un totale di 143 miliardi di dollari a 56 nazioni africane messi a disposizione principalmente dall’Export-Import Bank of China e dalla China Development Bank.
È solo ora che i paesi africani stanno iniziando a rendersi conto di quanto si siano indebitati con la Cina e rischiano di perdere la loro indipendenza conquistata a fatica.

Diversi paesi africani hanno combattuto lunghe guerre sanguinose dagli inizi del XV secolo fino agli inizi del XIX secolo per ottenere l’indipendenza e dopo il 1994, quando il Sudafrica divenne l’ultimo paese africano ad ottenere l’indipendenza, sembrava che l’Africa avesse ormai superato il peggio. In meno di dieci anni, però, la Cina ha colonizzato con successo l’Africa senza sparare un solo proiettile.
Fino al 2010, la conquista dell’Africa da parte della Cina è stata silenziosa, ma tutto è cambiato nel 2012, quando la Conferenza di Pechino ha avuto luogo senza clamore e da allora la Cina è diventata lo sceriffo in città e l’Africa è effettivamente diventata una provincia cinese de facto. Dal 2010 la Cina ha impegnato oltre 100 miliardi di dollari per lo sviluppo di progetti commerciali in Africa e da allora la colonizzazione finanziaria dell’Africa da parte del paese asiatico è solo aumentata.
Durante il vertice 2018 del Forum per la cooperazione tra Cina e Africa (FOCAC), il presidente Xi Jinping ha annunciato un nuovo fondo comune da $ 60 miliardi per lo sviluppo dell’Africa come parte di una serie di nuove misure per rafforzare i legami tra Cina e Africa.
“La Cina e l’Africa possono creare un partenariato globale e strategico più forte. La Cina promette di impegnarsi con l’Africa su un principio di sincerità e risultati concreti", ha affermato il presidente Xi.
Secondo uno studio condotto dalla China-Africa Research Initiative presso la Johns Hopkins School of Advanced International Studies, la Cina ha prestato un totale di 143 miliardi di dollari a 56 nazioni africane messi a disposizione principalmente dall’Export-Import Bank of China e dalla China Development Bank.
Per settore, circa un terzo dei prestiti era destinato a finanziare progetti di trasporto, un quarto all’energia e il 15% destinato all’estrazione di risorse, compresa l’estrazione di idrocarburi. Solo l’1,6% dei prestiti cinesi è stato dedicato ai settori dell’istruzione, della sanità, dell’ambiente, alimentare e umanitario, a conferma che tutto ciò che interessava alla Cina era costruire un gigantesco polo di approvvigionamento commerciale e militare.
Solo sette paesi - gli strategicamente importanti Angola, Camerun, Etiopia, Kenya, Repubblica del Congo, Sudan e Zambia - rappresentano i due terzi del totale dei prestiti cumulati nel 2017 dalla Cina, con la sola Angola ricca di petrolio che rappresenta una quota del 30% o $ 43 miliardi (il 35% del PIL dell’Angola 2017). Secondo uno studio dell’Fmi dell’aprile 2018, a partire dalla fine del 2017, circa il 40% dei paesi dell’Africa subsahariana a basso reddito sono ora in difficoltà di indebitamento o valutati come ad alto rischio di difficoltà di indebitamento, tra cui l’Etiopia, la Repubblica del Congo e Zambia.
È solo ora che i paesi africani stanno iniziando a rendersi conto di quanto siano debitori verso la Cina e rischiano di perdere la loro indipendenza per cui hanno tanto combattuto.

Leggi tutto: COSI' LA CINA HA COLONIZZATO L'AFRICA IN MENO DI 10 ANNI SENZA VIOLENZA

   

OUR VOICE, DEDICATO A PAOLO BORSELLINO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Auguri ad un grande uomo. Auguri a te che hai riempito le nostre vite, senza saperlo. Auguri Paolo. #OurVoice

   

PIANETA OGGI REPORTER - SPECIALE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

DA VENEZIA - S. MARCO INTERVISTA AL SOSTITUTO PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA ANTONINO DI MATTEO, A SEGUIRE

SAVERIO LODATO NOTO GIORNALISTA SCRITTORE ANTIMAFIA.

IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEL LORO LIBRO "IL PATTO SPORCO".

PROGRAMMA IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV D.T. INTERREGIONALE, AM R.D.E. DIFFUSIONE EUROPEA E WEB RST SAIUZ.

REALIZZAZIONE MASSIMO BONELLA DIRETTORE DELLA TESTATA PIANETA OGGI TV ALLNEWS.

 

 

   

PIANETA OGGI REPORTER - SPECIALE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

DA VENEZIA - S. MARCO INTERVISTA AL SOSTITUTO PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA ANTONINO DI MATTEO, A SEGUIRE

SAVERIO LODATO NOTO GIORNALISTA SCRITTORE ANTIMAFIA.

IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEL LORO LIBRO "IL PATTO SPORCO".

PROGRAMMA IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV D.T. INTERREGIONALE, AM R.D.E. DIFFUSIONE EUROPEA E WEB RST SAIUZ.

REALIZZAZIONE MASSIMO BONELLA DIRETTORE DELLA TESTATA PIANETA OGGI TV ALLNEWS.

 

   

LIBRO "LA BESTIA": INTERVISTA ALL'AUTORE CARLO PALERMO, DI GIORGIO BONGIOVANNI DIRETTORE DI ANTIMAFIA DUEMILA ONLINE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Carlo Palermo, già giudice istruttore presso il Tribunale di Treno (prima) e di Trapani (poi), ha scritto un libro (La Bestia-ed. Sperling & Kupfer) in cui ripercorre diversi accadimenti che lo hanno visto protagonista anche in prima persona. Palermo, oggi avvocato, è infatti un sopravvissuto di quella strage dl 2 aprile 1985, anche nota come strag di Pizzolungo, che lo vedeva come obiettivo e che spazzò via le vite di Barbara Rizzo, 30 anni, e dei suoi figli, i gemellini Salvatore e Giuseppe Asta, di appena 6 anni. A 33 anni di distanza la richiesta di verità e giustizia su quel delitto è ancora forte ed è più che mai necessario comprendere ciò che è avvenuto in merito a questa storia. Una vicenda che ha segnato profondamente Carlo Palermo il quale, anche dopo aver lasciato la magistratura nel 1990, non ha mai smesso di indagare sui rapporti tra mafia e Stato. Anche se per l'attentato sono stati condannati i boss mafiosi, appare evidente che a voler eliminare il magistrato non fosse solo Cosa nostra. Di questo abbiamo parlato direttamente con Carlo Palermo, affrontando le tematiche del libro ma anche altro.

IN STUDIO

AARON PETTINARI CAPOREDATTORE DI ANTIMAFIA DUEMILA

   

DA VENEZIA S.MARCO, PRESENTAZIONE DEL LIBRO " IL PATTO SPORCO" - VENEZIA 2018

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Giovedì 20 dicembre si e' tenuta a Venezia presso la Sala del Portego del Palazzo Cavalli-Franchetti, S. Marco 2847, la presentazione del libro “Il Patto Sporco. Il processo Stato-mafia nel racconto di un suo protagonista” (ed. Chiarelettere). All'evento, organizzato dall'Associazione culturale Falcone e Borsellino, l’Associazione Agende Rosse Venezia, la casa editrice Chiarelettere e il Movimento Culturale Internazionale Our Voice, interverranno gli autori; il sostituto procuratore nazionale antimafia, Nino Di Matteo, ed il giornalista e scrittore, Saverio Lodato. Previsto l’intervento del direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni assieme al collega vice-direttore Lorenzo Baldo che modera la presentazione. Ad accompagnare i relatori durante la serata ci saranno le letture dell’attrice Lunetta Savino.

LA DIRETTA VERRA' TRASMESSA DAL CIRCUITO RST SAIUZ, PREVISTI SERVIZI DI APPROFONDIMENTO SUL CIRCUITO PIANETA OGGI TV DIGITALE TERRESTRE ED AM RDE - DIFFUSIONE EUROPEA.

 

   

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "IL PATTO SPORCO" - VENEZIA 20 DICEMBRE 2018

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

 

20181220 il patto sporco veneziaGiovedì 20 dicembre si terrà a Venezia alle ore 18.30, presso la Sala del Portego del Palazzo Cavalli-Franchetti, S. Marco 2847, la presentazione del libro “Il Patto Sporco. Il processo Stato-mafia nel racconto di un suo protagonista” (ed. Chiarelettere). All'evento, organizzato dall'Associazione culturale Falcone e Borsellino, l’Associazione Agende Rosse Venezia, la casa editrice Chiarelettere e il Movimento Culturale Internazionale Our Voice, interverranno gli autori; il sostituto procuratore nazionale antimafia, Nino Di Matteo, ed il giornalista e scrittore, Saverio Lodato. Previsto l’intervento del direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni assieme al collega vice-direttore Lorenzo Baldo che modera la presentazione. Ad accompagnare i relatori durante la serata ci saranno le letture dell’attrice Lunetta Savino.Entrata libera.
L'evento facebook.com/events/725985207777768
La presentazione sarà trasmessa in diretta streaming!
Sinossi

“Chiediamoci perché politica, istituzioni, cultura, abbiano avuto bisogno delle parole dei giudici per cominciare finalmente a capire... Un manipolo di magistrati e di investigatori ha dimostrato di non aver paura a processare lo Stato. Ora anche altri devono fare la loro parte”.

Nino Di Matteo“Volevo che nelle pagine di questo libro parlasse il magistrato, parlasse l’uomo, protagonista e testimone di un processo destinato a lasciare il segno”.
Saverio LodatoGli attentati a Lima, Falcone, Borsellino, le bombe a Milano, Firenze, Roma, gli omicidi di valorosi commissari di polizia e ufficiali dei carabinieri. Lo Stato in ginocchio, i suoi uomini migliori sacrificati. Ma mentre correva il sangue delle stragi c’era chi, proprio in nome dello Stato, dialogava e interagiva con il nemico.
La sentenza di condanna di Palermo, contro l’opinione di molti “negazionisti”, ha provato che la trattativa non solo ci fu ma non evitò altro sangue. Anzi, lo provocò. Come racconta il pm Di Matteo a Saverio Lodato in questa appassionata ricostruzione, per la prima volta una sentenza accosta il protagonismo della mafia a Berlusconi esponente politico, e per la prima volta carabinieri di alto rango, Subranni, Mori e De Donno, sono ritenuti colpevoli di aver tradito le loro divise. Troppi i non ricordo e gli errori di politici e forze dell’ordine dietro vicende altrimenti inspiegabili come l’interminabile latitanza (43 anni!) di Provenzano, la cattura di Riina e la mancata perquisizione del suo covo, il siluramento del capo delle carceri, Nicolò Amato, la sospensione del carcere duro per 334 boss mafiosi.
Anni di silenzi, depistaggi, pressioni ai massimi livelli (anche dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), qui documentati, finalizzati a intimidire e a bloccare le indagini. Ora, dopo questa prima sentenza che si può dire storica, le istituzioni appaiono più forti e possono spazzare via per sempre il tanfo maleodorante delle complicità e della convivenza segreta con la mafia.Gli autori

Nino Di Matteo
Sostituto procuratore della Repubblica a Caltanissetta e poi a Palermo, Nino Di Matteo è ora sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Ha indagato sulle stragi dei magistrati Chinnici, Falcone, Borsellino e delle loro scorte, e sull’omicidio del giudice Saetta. Pm in processi a carico dell’ala militare di Cosa Nostra, si è occupato anche dei processi a Cuffaro, al deputato regionale Mercadante, al funzionario dei servizi segreti D’Antone, e alle “talpe” alla procura di Palermo. Diverse amministrazioni comunali (tra queste Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova) gli hanno conferito la cittadinanza onoraria per il suo impegno nella ricerca della verità. È autore dei libri “Assedio alla toga” (con Loris Mazzetti, Aliberti) e “Collusi” (con Salvo Palazzolo, Rizzoli).Saverio Lodato

Leggi tutto: PRESENTAZIONE DEL LIBRO "IL PATTO SPORCO" - VENEZIA 20 DICEMBRE 2018

   

CATTOLICA CONTRO LA MAFIA - 11 DICEMBRE 2018

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

20181211 cattolica contro mMartedì 11 dicembre a Cattolica Our Voice, assieme all’Associazione Culturale Falcone e Borsellino, Funima International ONLUS e Radio Talpa, farà “sentire la propria voce” nella giornata intitolata “Cattolica contro la mafia”. La giornata si svolge come segue:

- dalle ore 9 alle ore 13 presentazione di “Menti Colpevoli”: spettacolo teatrale replicato 2 volte nel corso della mattinata, per le classi seconde e terze medie dell’Istituto Comprensivo Emilio Filippini;

- alle ore 21 ci sarà la presentazione del libro "Quel terribile '92" Imprimatur editore, dove il giovane autore, il giornalista Aaron Pettinari, caporedattore di ANTIMAFIADuemila, dialogherà con Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, sul potere delle mafie in Italia e nel mondo. Ad onorare la serata la partecipazione di Salvatore Borsellino, fratello del giudice tragicamente scomparso nella strage di via d’Amelio assieme ai suoi agenti di scorta il 19 luglio 1992. Ad aprire la presentazione ci saranno i giovani di Our Voice, con un estratto del loro spettacolo “Menti colpevoli”.

Clicca qui per seguire la diretta streaming della mattinata!

Anche l'evento serale sarà in diretta streaming sul sito della rivista ANTIMAFIADuemila.

LO SPETTACOLO: “MENTI COLPEVOLI”

Lo spettacolo spiega attraverso le arti della recitazione, del canto e del ballo, i punti ed i momenti salienti di quella che è stata la Trattativa tra lo Stato e la Mafia del biennio ‘92-’94, che una sentenza di primo grado espressa dalla Corte d'Assise di Palermo, il 20 aprile corrente anno, attesta esserci stata. Il tema verrà trattato con un linguaggio idoneo e adattato all’età degli alunni e dei docenti che aderiranno. L’obiettivo che ci si propone è coinvolgere e suscitare interesse, domande e approfondimenti ai giovani studenti grazie all’informazione sulle gravi tragiche vicende che sono accadute negli ultimi 25/30 anni della storia del nostro paese, facendo memoria e onorando le tante vittime di mafia.

Tratto da: ourvoice.it

 

   

IL PATTO SPORCO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Presentazione del libro ''Il Patto Sporco'' - Palermo, 18 Dicembre

20181218 il patto sporco palermo teatro biondo
                vertMartedì 18 dicembre si terrà a Palermo alle ore 17.30, presso il Teatro Biondo (Via Roma, 258), la presentazione del libro “Il Patto Sporco. Il processo Stato-mafia nel racconto di un suo protagonista” (ed. Chiarelettere). All'evento interverranno gli autori Nino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia, e Saverio Lodato, giornalista e scrittore.
Parteciperanno, insieme agli autori, Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Carlo Smuraglia, Presidente emerito A.N.P.I., e Armando Sorrentino, avvocato. Ad accompagnare gli interventi vi saranno anche le letture degli attori Claudio Gioè e Carmelo Galati. L'incontro sarà moderato dal direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni.

Entrata libera.

L'evento facebook.com/events/335709297026004


Sinossi

“Chiediamoci perché politica, istituzioni, cultura, abbiano avuto bisogno delle parole dei giudici per cominciare finalmente a capire... Un manipolo di magistrati e di investigatori ha dimostrato di non aver paura a processare lo Stato. Ora anche altri devono fare la loro parte”.

Nino Di Matteo

“Volevo che nelle pagine di questo libro parlasse il magistrato, parlasse l’uomo, protagonista e testimone di un processo destinato a lasciare il segno”.
Saverio Lodato

Gli attentati a Lima, Falcone, Borsellino, le bombe a Milano, Firenze, Roma, gli omicidi di valorosi commissari di polizia e ufficiali dei carabinieri. Lo Stato in ginocchio, i suoi uomini migliori sacrificati. Ma mentre correva il sangue delle stragi c’era chi, proprio in nome dello Stato, dialogava e interagiva con il nemico.
La sentenza di condanna di Palermo, contro l’opinione di molti “negazionisti”, ha provato che la trattativa non solo ci fu ma non evitò altro sangue. Anzi, lo provocò. Come racconta il pm Di Matteo a Saverio Lodato in questa appassionata ricostruzione, per la prima volta una sentenza accosta il protagonismo della mafia a Berlusconi esponente politico, e per la prima volta carabinieri di alto rango, Subranni, Mori e De Donno, sono ritenuti colpevoli di aver tradito le loro divise. Troppi i non ricordo e gli errori di politici e forze dell’ordine dietro vicende altrimenti inspiegabili come l’interminabile latitanza (43 anni!) di Provenzano, la cattura di Riina e la mancata perquisizione del suo covo, il siluramento del capo delle carceri, Nicolò Amato, la sospensione del carcere duro per 334 boss mafiosi.
Anni di silenzi, depistaggi, pressioni ai massimi livelli (anche dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), qui documentati, finalizzati a intimidire e a bloccare le indagini. Ora, dopo questa prima sentenza che si può dire storica, le istituzioni appaiono più forti e possono spazzare via per sempre il tanfo maleodorante delle complicità e della convivenza segreta con la mafia.

Gli autori

Nino Di Matteo
Sostituto procuratore della Repubblica a Caltanissetta e poi a Palermo, Nino Di Matteo è ora sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

Leggi tutto: IL PATTO SPORCO

   

LADRI "PROFESSIONISTI" IN CASA DI ANTONIO INGROIA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

ingroia antonio c imagoeconomica 4

di Lorenzo Baldo
Rubate alcune pendrive dell’ex pm (senza scorta) con documenti su importanti inchieste

Ladri all’opera. Che non hanno lasciato impronte, anzi, una sola, “guantata”. Dei veri “professionisti”, non si sa se del mestiere o se di altri “uffici”. Certo è che ad Antonio Ingroia hanno portato via alcune pendrive contenenti atti processuali del periodo in cui era magistrato e di quelli attuali da avvocato. Ma ci sono anche suoi appunti e considerazioni su inchieste delicate. A dare la notizia è l’edizione odierna del Fatto Quotidiano che sottolinea alcune peculiarità di questo furto. Nella notte tra martedì e mercoledì scorso, dopo che Ingroia aveva lasciato Roma alle due del pomeriggio per una trasferta di lavoro in Sicilia (di due giorni) assieme alla moglie, i ladri sono entrati da una terrazza condominiale sul tetto. Non hanno forzato nulla, hanno unicamente segato le grate divisorie dell’appartamento all’ultimo piano. Una volta entrati hanno messo a soqquadro la casa del legale di alcuni familiari di vittime di mafia come Attilio Manca e Angelo Vassallo per poi portare via la preziosa refurtiva. Proprio in merito all’omicidio del sindaco pescatore, qualche giorno fa l’ex pm aveva rilasciato un’intervista spiegando che nel suo ruolo di avvocato di parte civile nell’inchiesta bis sull’assassinio Vassallo sarebbe andato fino in fondo per cercare la verità. Meno di una settimana fa al processo calabrese “’Ndrangheta stragista”, durante le audizioni dell’ex ambasciatore Francesco Fulci e del Generale dell’Arma, Giampaolo Ganzer, Antonio Ingroia (legale di parte civile dei familiari dei carabinieri Fava e Garofalo uccisi negli attentati), aveva affrontato i tanti misteri che ruotano attorno ai ruoli ambigui del Sisde e del Sismi nelle stragi del ‘92 e del ‘93 arrivando a lambire il campo minato della mancata

Leggi tutto: LADRI "PROFESSIONISTI" IN CASA DI ANTONIO INGROIA

   

ESTERI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

Aumenta il business delle armi italiane verso il Medio Oriente

di Margherita Furlan

Rwm, la fabbrica di bombe situata a Domusnovas in Sardegna, triplicherà la sua produzione e aprirà due nuovi reparti produttivi nel comune di Iglesias. La richiesta di autorizzazione all’ampliamento è stata formulata in modo che i due nuovi reparti impiegati nel processo di miscelazione, caricamento e finitura di materiali esplodenti non vengano inquadrati come impianti chimici, così da eludere le valutazioni d’impatto ambientale e il coinvolgimento della Regione Sardegna. La produzione passerà da 5mila a 15mila bombe all’anno.

La fabbrica è una filiale dell’azienda tedesca di armamenti Rheinmetall, il cui presidente Papperger già a maggio scorso dichiarava, durante il consiglio di amministrazione, il rinnovo di investimenti per il sito di Domusnovas. I progetti di espansione oggi però vanno nella direzione contraria a quella indicata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che in relazione al caso Kashoggi ha minacciato di sospendere il commercio di armi con l’Arabia Saudita. Di fatto però la Merkel sa benissimo che in mancanza di una regolamentazione definita sulle filiali all’estero, le grosse aziende tedesche di armi possono continuare a commerciare impunite.

Leggi tutto: ESTERI

   

Pagina 1 di 46

CONDIVIDI / SOCIAL NETWORK

Video in evidenza

Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie. Cookie Policy.