Martedì, Dicembre 12, 2017
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

PAPA FRANCESCO: "UMANITA' AL LIMITE DELL'AUTODISTRUZIONE"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

“Ho pianto con i Rohingya”

di AMDuemila

"Oggi con l'arsenale nucleare così sofisticato, rischiamo la distruzione dell'umanità. Con le armi nucleari non è lecito spingersi oltre. Siamo al limite. Il rischio è che l'umanità finisca". E’ preoccupato Papa Francesco rispetto al clima internazionale che si respira dopo le tensioni tra il presidente Trump e Kim Jong-un. Sul volo di ritorno dal viaggio in Myanmar e Bangladesh il Papa ha voluto rispondere ad alcune domande dei giornalisti senza esimersi dall’affrontare un tema tanto delicato: “Oggi siamo al limite, è la mia opinione convinta, della liceità di avere e usare le armi nucleari. Perché oggi con un arsenale nucleare così sofisticato si rischia la distruzione dell'umanità o almeno di gran parte di essa. È cambiato questo: la crescita dell'armamento nucleare, le armi sono capaci di distruggere le persone senza toccare le strutture. Da Papa mi faccio questa domanda: è lecito mantenere gli arsenali nucleari così come stanno o per salvare il creato e l'umanità non è forse necessario tornare indietro? Pensiamo a Hiroshima e Nagasaki, settant'anni fa. E pensiamo a ciò che succede quando dell'energia atomica non si riesce ad avere tutto il controllo. Pensate all'incidente in Ucraina. Per questo, tornando alle armi che servono per vincere distruggendo dico che siamo al limite della liceità".

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IN PRIMO PIANO: ATTENTATO A DI MATTEO, INDAGINE IN ARCHIVIO MA PROGETTO ANCORA ATTIVO

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di Giorgio Bongiovanni
Da una parte la conferma su un progetto di attentato “certamente operativo per gli uomini di Cosa nostra”. Dall’altra l’archiviazione dell’indagine, chiesta ed ottenuta dai pm di Caltanissetta (competenti per i procedimenti che coinvolgono i magistrati palermitani) a causa di elementi non ritenuti sufficienti per giungere ad un processo. E’ così che l’inchiesta sul progetto di morte nei confronti del sostituto procuratore nazionale antimafia Antonino Di Matteo viene conclusa. Nella richiesta di archiviazione, firmata dal Gip Antonia Leone che ha ritenuto “pienamente condivisibili” i contenuti, viene sancito come “deve ritenersi provata l’esistenza di un progetto criminoso teso all’eliminazione del dr. Di Matteo, magistrato da sempre impegnato sul fronte antimafia, da ultimo protagonista delle indagini sulla cosiddetta trattativa fra Stato e mafia ai tempi delle vicende stragiste dei primi anni Novanta". Inoltre gli inquirenti nisseni hanno anche espresso “un giudizio di sostanziale attendibilità” rispetto alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vito Galatolo, ovvero il soggetto principale che ha ricostruito tutti i passaggi del piano di morte.
L’ex boss dell’Acquasanta, pentitosi nel novembre 2014, aveva parlato di un progetto di attentato, mai revocato, deliberato sin dalla fine del 2012. Interrogato dai pm aveva riferito di una richiesta inviata con una lettera da Matteo Messina Denaro letta in un summit ristretto a cui partecipò assieme al suo vice, Vincenzo Graziano, ed i capi mandamento di San Lorenzo e Porta Nuova, Girolamo Biondino e Alessandro D’Ambrogio. Inoltre aveva spiegato anche il motivo per cui il pm doveva essere ucciso: “si era spinto troppo oltre”.
Dichiarazioni che si aggiungevano a quelle espresse  in carcere durante le passeggiate in cortile dal Capo dei Capi, Totò Riina (oggi deceduto), in compagnia del

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TELEFRIULI HD - TG FVG

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PRESENTAZIONE DEL LIBRO "QUEL TERRIBILE '92", DI AARON PETTINARI "GIORNALISTA SCRITTORE CAPOREDATTORE DELLA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA DI PALERMO" www.antimafiaduemila.com

 

MASSONERIA-MAFIA, PARLA L'EX GRAN MAESTRO GIULIANO DI BERNARDO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

I rapporti svelati nell’intervista di Sandro Ruotolo

Intervista: http://www.antimafiaduemila.com/rubriche/giorgio-bongiovanni/67988-massoneria-mafia-parla-l-ex-gran-maestro-giuliano-di-bernardo.html


di Giorgio Bongiovanni - Video
Da quando il capomafia corleonese Totò Riina è morto portando con sé tanti “indicibili segreti” il nostro Paese sembra davvero aver fatto un salto indietro nel tempo. Si torna a discutere di abolizione dell’ergastolo ostativo, dell’inopportunità di sistemi detentivi come il 41 bis (il regime carcerario duro fortemente voluto da Giovanni Falcone e diventato legge dello Stato soltanto dopo la morte di Paolo Borsellino) e si torna a raccontare la storia di una mafia sconfitta o quasi. E’ anche il tempo in cui “presunti luminari” come Eugenio Scalfari, fondatore storico del quotidiano “La Repubblica”, anziché invocare un cambio di passo arrivano a definire “di sostanza” il populismo di Berlusconi dichiarando di preferire il Cavaliere di Arcore (pluri-indagato e già condannato in via definitiva a quattro anni, di cui tre condonati dall'indulto, per frode fiscale nel processo Mediaset) al candidato premier del Movimento Cinque Stelle, Di Maio. Ferma restando la libertà di opinione la sensazione è davvero quella di essere ripiombati nel “Medioevo”. Ed è sempre più evidente “l’oscurantismo” rispetto ad atroci verità che stanno emergendo e che contribuiscono a fornire nuovi elementi su quanto avvenuto nel corso della nostra storia. Fortunatamente non mancano le eccezioni con investigatori, magistrati, avvocati, politici, membri della società civile e giornalisti che cercano di “squarciare il velo di Maya”. Tra questi sicuramente il collega Sandro Ruotolo che su fanpage.it intervista Giuliano Di Bernardo, l’ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, al vertice dell’organismo massonico nel periodo che va dal 1990 al 1993.
Anni terribili nella nostra memoria in particolare proprio per quelle stragi che hanno terrorizzato il nostro Paese. Di Bernardo è uno dei testimoni che saranno sentiti dal pm di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, al processo sulla 'Ndrangheta Stragista, per la prima volta davanti ad una telecamera svela una serie di retroscena di quel periodo storico confermando che, nonostante il divieto dopo la legge Spadolini-Anselmi e dopo lo scandalo della P2 di Licio Gelli, in realtà sono state costituite logge coperte nel Grande Oriente d'Italia. Le sue dichiarazioni danno anche riscontro a quanto era emerso in altre indagini dei pm reggini ovvero che “non c’è soltanto infiltrazione della ‘Ndrangheta nelle logge, ma che addirittura la ‘Ndrangheta controlla le logge”. Rispondendo alle domande del collega aggiunge: “Massoneria e ‘Ndrangheta sono due organizzazioni che hanno alcuni aspetti in comune. Cioé laprocedura, la modalità di iniziazione. In Calabria la ‘Ndrangheta entra in tutte le massonerie, però in concreto, continuano ad avere questi incontri proprio per poter realizzare i progetti, che non sono più quelli dell’etica, i principi etici, universali, ma sono quelli delle organizzazioni criminali”. Infiltrazioni che, secondo quanto riferito dall’ex Gran Maestro, erano presenti anche sul fronte siciliano. Ciò significa che le nostre mafie già all’epoca era ben più che un gruppo di viddani o pecorari vestiti di coppola e lupara, ma aveva già raggiunto un livello ulteriore intrecciato con segmenti della politica, dell’imprenditoria, della finanza, dei servizi deviati. Un “universo” che nella massoneria trova il suo punto di contatto. Di fronte alle dichiarazioni di una figura come Di Bernardo cosa avranno da dire i “benpensanti oscurantisti”?

 

IN PRIMO PIANO, IMPORTANTE INIZIATIVA DEI LICEI POLIZIANI A MONTEPULCIANO (SIENA)

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Nel XXV anniversario delle stragi di mafia, i Licei Poliziani ospiteranno una prestigiosa tavola rotonda dedicata a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Pino Puglisi

Sabato 25 novembre alle ore 11.30 in Aula Magna

Siederanno al tavolo dei relatori il prof. Maurizio Artale (discepolo di Pino Puglisi) del Centro di accoglienza antimafia "Padrenostro" di Palermo e l'on. Presidente della Commissione antimafia della Camera Rosi Bindi.

 

 

SCARPINATO: "DOPO MORTE RIINA CAMBIA LA CUPOLA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

di AMDuemila
Per il Pg di Palermo possibile rischio di nuove guerre

Dopo la morte di Riina "o ci sarà l'investitura di un nuovo capo, nella persona di Matteo Messina Denaro, che dovrebbe però avere un riconoscimento unanime come erede e allora potrebbe stabilire nuove regole, più moderne, per Cosa Nostra. O si aprirà una fase di transizione difficile, in cui alcuni personaggi emergenti potrebbero imporre la loro leadership con azioni violente. Oppure, ancora, potrebbe essere raggiunto un accordo tra i capi più prestigiosi che potrebbero ricostituire la Commissione, stabilendo nuove regole".
E’ questo il rischio paventato dal Procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, intervistato da Il Fatto Quotidiano sui futuri scenari all’interno di Cosa nostra dopo la morte del capomafia corleonese. Secondo il magistrato “la morte di un capo assoluto e carismatico come Totò Riina determina certamente un cambio

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NUOVE MINACCE AL GIORNALISTA PAOLO BORROMETI

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Il cronista dell'agenzia Agi è stato insultato da Francesco De Carolis, pluripregiudicato e fratello di Luciano, boss di Siracusa.
di AMDuemila
"Gran pezzo di merda, carabiniere, appena vedo di nuovo la mia faccia, di mio fratello, in un articolo tuo ti vengo a cercare fino a casa e ti massacro. E poi denunciami sta minchia, con le mani non c'è il carcere, pezzo di merda te lo dico già subito". Con queste parole Francesco De Carolis, pluripregiudicato e fratello di Luciano, condannato per essere uno degli "elementi di spicco del clan Bottaro-Attanasio di Siracusa", ha insultato e minacciato il giornalista e collaboratore dell'AGi Paolo Borrometi. Le minacce si sentono nell'audio pubblicato dallo stesso cronista su "La Spia.it" in seguito ad un articolo d'inchiesta in cui venivano descritti gli affari mafiosi cittadini ed i boss in libertà,

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DA ANTIMAFIA DUEMILA, CON LA MORTE DI RIINA CAMBIA COSA NOSTRA

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Quando i boss dicevano di lui e Provenzano: “Se non muoiono tutti e due, luce non ne vede nessuno”
di Aaron Pettinari

La morte del Capo dei capi, Totò Riina Totò Riina, segna la fine dell’epoca dei corleonesi? Forse è troppo presto per esprimere certe considerazioni, certo è che la morte di Totò Riina apre a nuovi scenari in seno all’organizzazione di Cosa nostra. Nella relazione della Dia, relativa al periodo gennaio-giugno 2016, si metteva in evidenza come all’interno della mafia siciliana vi fosse un “clima instabile” e di “insofferenza verso il potere esercitato dalla frangia corleonese di Cosa nostra, in passato garanzia di massima coesione verticistica e la cui autorità, sebbene spesso criticata, finora non era mai stata messa apertamente in discussione”.

Che “u’ curtu”, nonostante la carcerazione al 41 bis, fosse ancora ritenuto il capo indiscusso della mafia è stato ribadito in più occasioni dagli inquirenti (così lo descrive l’ultima relazione della Dia), ma anche gli stessi boss confermavano il dato.
Nel gennaio 2015 mafiosi di primissimo piano come Santi Pullarà e Mariano Marchese, intercettati, commentavano le notizie in merito alle condizioni di salute dell’altro boss corleonese (morto nel 2016), Bernardo Provenzano: “Minchia hai visto Bernardo Provenzano...? Sta morendo... mischino...”, diceva Santi Pullara, figlio dell'ex reggente Ignazio. “E se non muoiono tutti e due, luce non ne vede nessuno... è vero zio Mario?”, chiedeva al potente e influente capomafia di Villagrazia-Santa Maria di Gesù. E questi concordava: “Lo so... non se ne vedono lustro e niente li frega... ma no loro due soli, tutto 'u vicinanzo’... era sotto a loro... Graviano, Bagarella, questo di Castelvetrano...”.

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TOTO' RIINA NON DIVENTERA' IMMORTALE, NON DIVENTERA' LEGGENDA

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di Saverio Lodato
È morto, ma difficilmente diventerà Immortale.
È morto, ma difficilmente diventerà Leggenda.
E c'è, di sicuro, che è morto.
Con Totò Riina, se ne va all'altro mondo un macellaio che incuteva terrore, un sadico sanguinario che godeva nel vedere agonizzare le sue vittime, un generale dissennato che portò Cosa Nostra in un vicolo cieco. Nessuno lo rimpiangerà. Nessuno sentirà il bisogno di emulare le sue gesta. Neanche altri grandi assassini come lui. Anche il Mondo del Crimine ha un suo vago senso del pudore.
Resteranno i suoi familiari, unici sulla faccia della terra, a dirsi orgogliosi di portare il suo nome. Riuscendo, magari, a strappare anche qualche comparsata TV.
Non c'è da stupirsi,

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MORTE RIINA: SEGRETI E TRATTATIVE DIETRO UNA GUERRA NON ANCORA FINITA

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di Lorenzo Baldo
“‘A morte ‘o ssaje ched’‘e? … è una livella. ‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘nu grand’ommo, trasenno stu canciello ha fatt’o punto c’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme: tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?”. Diceva bene, Antonio De Curtis, in arte Totò, con la sua straordinaria poesia “‘A livella”. E proprio quello strumento utilizzato nel campo dell’edilizia per “livellare” una superficie veniva preso come metafora della morte capace di azzerare ogni tipo di disparità esistente tra i vivi. Totò Riina, “il boia” di uno Stato che non si è limitato a guardare, è morto stanotte. ‘A livella è arrivata anche per lui che da carnefice si ritrova ad essere giudicato di fronte alle vittime della sua furia omicida. Quelle vittime che su questa terra non trovano pace per l’assenza di verità e giustizia in un Paese che ha fretta di dimenticare. Chi non dimentica, però, sono quegli stessi familiari che continuano a vedere davanti ai loro occhi i corpi martoriati dei propri congiunti, caduti in una guerra dove la linea di confine nemica è contrassegnata da continue aperture. “Dove sta la logica secondo cui avete dovuto firmare delle carte di Stato per autorizzare i familiari di Riina ad assistere alla morte del loro congiunto il capo di Cosa Nostra, una organizzazione criminale a struttura piramidale, che in Italia ha provocato più lutti, miseria e disperazione di quanta ne hanno prodotta i nazisti nei campi di concentramento? Perché avete messo noi, le vittime di Riina, a dover affrontare il torto della Vostra umana pietà intrisa di ipocrisia e vigliaccheria?”. Le parole di Giovanna Maggiani Chelli, trascritte ieri sera in un comunicato inviato prima della notizia della morte di Riina, si scontrano contro quel muro di gomma istituzionale intriso di cinismo e ipocrisia. La presidente dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili ha pagato sulla sua pelle un prezzo altissimo per quell’accordo “indicibile” tra Stato e mafia. Sua figlia Francesca è l’unica sopravvissuta del crollo della Torre dei Pulci, ma le ferite che l’hanno condannata ad una vita di inferno non si sono mai rimarginate. E a ricordare come stanno le cose a quello Stato che – a corrente alternata – recita la parte del misericordioso, ci pensa Luciano Traina, fratello dell’agente di scorta di Paolo Borsellino, Claudio Traina che sulla sua pagina facebook risponde alla “clemenza” del ministro della giustizia Andrea Orlando nei confronti della famiglia Riina. Il ricordo di quest’uomo, che assieme a sua sorella Giusi continuano a pretendere la verità sui mandanti esterni della strage di via D’Amelio,

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"25 ANNI ALLA RICERCA DI UNA SCOMODA VERITA'".

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IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA DI PALERMO, IL DOCUVIDEO DELL'INTERVISTA DI SAVERIO LODATO A NINO DI MATTEO.

A venticinque anni di distanza dalle stragi di Capaci e via d’Amelio, che hanno portato alla morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti di scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, sono ancora diversi i pezzi mancanti che si intravedono sotto le macerie. Quali sono queste “verità scomode” celate? Si potrà mai raggiungere una completa verità? Perché quello della mafia è un fenomeno che resiste nel nostro Paese da oltre 150 anni? Sono questi alcuni temi affrontati a Pavia, nella meravigliosa aula del ‘400, in occasione dell’ultimo incontro organizzato per la XIII edizione di "Mafie, Legalità ed Istituzioni" 2017, dedicato alla memoria del Prof. Grevi, ed intitolato “25 anni alla ricerca di una scomoda verità”.Da una parte Saverio Lodato, giornalista, scrittore, autore del best seller “Quarant'anni di mafia” ed editorialista della nostra testata. Dall’altra Nino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia, pm di punta del pool impegnato nel processo sulla trattativa Stato-mafia e per anni pm nella indagini sulla ricerca dei mandanti delle stragi. A seguito della condanna a morte di Totò Riina, e con l’arrivo a Palermo di duecento chili di tritolo per compiere un attentato nei suoi confronti, Di Matteo è diventato il magistrato più scortato d’Italia.
Con le sue domande, di fronte ad una platea composta soprattutto da giovani universitari, Lodato e Di Matteo hanno fatto il punto sulla lotta alla mafia sottolineando come l’impegno nel contrasto sia un preciso dovere non solo per gli addetti ai lavori ma, soprattutto, per la politica.
Un impegno che ogni singolo cittadino deve pretendere in questa lotta per i diritti e per la libertà.

   

E' MORTO NELLA NOTTE IL BOSS CORLEONESE, TOTO' RIINA

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Il capo dei capi è deceduto alle 3,37 nel reparto detenuti del carcere di Parma. Era in coma farmacologico dopo due interventi chirurgici
di Aaron Pettinari e Francesca Mondin
E' morto questa notte alle 3,37 Salvatore Riina, detto “Totò u curtu”. Era ricoverato, in stato di coma farmacologico, dopo essere stato sottoposto a due delicatissimi interventi chirurgici, presso il reparto detenuti del carcere di Parma. In particolare sarebbe stato durante il secondo intervento che si sarebbero verificate delle pesanti complicazioni che hanno reso necessaria una pesante sedazione. Così si è spento, all'età di 87 (compiuti giusto ieri), il boss corleonese considerato fino a poche ora fa il Capo dei capi. Il “viddano” che fece emergere il lato più feroce della mafia siciliana. Sotto il suo dominio Cosa nostra portò a termine i principali omicidi eccellenti degli anni '80 e insanguinò le strade di tutto “il continente” con la strategia stragista.
Riina, rinchiuso al 41 bis dal 15 gennaio '93, quando venne arrestato dopo una latitanza durata 24 anni. Stava scontando 26 condanne all’ergastolo dopo aver commesso stragi (tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del ’92 in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e quelli del 1993 a Milano, Roma e Firenze) ed omicidi efferati. In tutto questo tempo non aveva mai manifestato la volontà di collaborare con la giustizia, non si è mai pentito degli omicidi commessi e non ha nemmeno mai tentato di dissociarsi da Cosa nostra. Un giuramento che aveva ribadito a sua moglie Ninetta Bagarella: “Io non mi pento ... a me non mi piegheranno. Io non voglio chiedere niente a nessuno mi posso fare anche 3000 anni no 30 anni". E poi ancora: “Io sono Salvatore Riina ... e resterò ... e resterò nella storia".
Proprio la Dia, lo scorso luglio, nella relazione semestrale confermava il ruolo del boss corleonese al vertice di Cosa nostra. Intercettato in carcere durante il passeggio con il compagno d’ora d’aria, Alberto Lorusso, “La belva” (così è soprannominato), oltre a rivendicare le stragi e a vantarsi di aver fatto fare la "fine del tonno" a Falcone era tornato a minacciare magistrati in vita. Nel 2013 venne infatti intercettato durante l'ora d'aria con il suo compagno di cella Alberto Lorusso mentre additava come prossimo obiettivo da uccidere il magistrato Nino Di Matteo, pm di punta al processo sulla trattativa Stato-mafia.
Ed è proprio in questo processo, ancora in corso,

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ELEZIONI IN SICILIA, VINCE BERLUSCONI

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Il ritorno del Caimano nella terra che non vuole cambiare mai
di Giorgio Bongiovanni - 07 Novembre 2017

La vittoria di Berlusconi. Il “day after” delle elezioni siciliane riconsegna all’Italia il ritorno del Caimano sulla scena politica. E’ questa l’amara realtà che emerge analizzando il successo del candidato di centrodestra, Nello Musumeci, nella corsa al “trono” di Palazzo dei Normanni. Prima del voto Musumeci era considerato un “fascista perbene”, onesto, ma oggi, dopo i risultati, un tale appellativo appare addirittura eccessivo. Con il ritorno di B. ha vinto il lato più “Oscuro” della destra, quello che non rinuncia ad affiancarsi ad un partito che con i mafiosi (uno dei suoi fondatori, Marcello Dell’Utri, è in carcere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) ha avuto a che fare. Non solo. Musumeci non potrà mai cancellare l’onta di aver accettato nelle sue liste quegli impresentabili che comunque hanno portato “acqua” al suo mulino, rafforzando il 40% finale (circa 870mila voti).
Non possiamo sapere se, e in che misura, la mafia possa essere stata determinante in questa tornata elettorale. Si può essere certi che la mafia non ha votato Claudio Fava, l’unico ad aver avuto il coraggio di fare nomi e cognomi di quei soggetti in qualche maniera vicini a Cosa nostra. Mafia che non avrà avuto ugualmente alcun interesse a votare Giancarlo Cancelleri.
Non si può certo essere allegri del risultato finale ma grazie a Fava la vera sinistra, anche se con un solo seggio, è tornata a sedersi dietro i banchi dell’Ars, mentre il Pd di Renzi-Micari, è affondato irrimediabilmente rimanendo sotto la soglia del 20%.
Chi ha raddoppiato i voti raccolti cinque anni fa è il Movimento 5 Stelle, primo partito della Regione, con Giancarlo Cancelleri che ha raccolto 770mila voti (il 35%). Ma anche i grillini, a prescindere dagli eventuali riconteggi di voti che forse verranno richiesti, non possono essere soddisfatti. Non è possibile alla luce del dato che si evince dai numeri del vero vincitore di queste elezioni: l’astensionismo. Il 53,24% dei siciliani ha deciso di rimanere a casa e non votare. Una sconfitta per tutti, anche per il “vittorioso” neo Governatore che “regnerà” sulla Sicilia con l’appoggio di circa il 18% degli aventi diritto al voto. Paolo Borsellino diceva che “la rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello”. Il risultato delle elezioni ha dimostrato, ancora una volta, che il popolo, sfiduciato, non è intervenuto in prima persona per cambiare lo stato delle cose. Per capire se l’esito delle elezioni siciliane sarà veramente specchio delle prossime politiche non resta che attendere.

   

A PORDENONE PRESENTAZIONE DEL LIBRO "QUEL TERRIBILE '92" DI AARON PETTINARI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Sabato4novembre alle ore 20.45 presso il Bocciodromo di Torre in via Musile 1 aPordenone

Aaron Pettinari presenta "Quel terribile '92".

Durane l’incontro parteciperà con l’autore il direttore di Antimafia Duemila Giorgio Bongiovanni

è previsto l’intervento telefonico dell’attrice Annalisa Insardà.

ModeraAlviano Appi.

L'eventofacebook.com/events/2074815209464630


 

   

STRAGI '93, BERLUSCONI E DELL'UTRI INDAGATI A FIRENZE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

(IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA ALLNEWS DI PALERMO)

Riaperto il fascicolo sui mandanti esterni
di Aaron Pettinari
L’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e l’ex senatore Marcello Dell’Utri (già condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa) sono nuovamente indagati nell'inchiesta sui mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993, che colpirono Firenze (in via dei Georgofili), Roma (chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro) e Milano (via Palestro). La Procura di Firenze ha chiesto e ottenuto dal giudice delle indagini preliminari la riapertura del fascicolo a loro carico dopo la trasmissione di atti, pervenuti da Palermo, con le intercettazioni dei colloqui in carcere del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano, effettuate nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

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DA ANTIMAFIA DUEMILA TV INTERVISTA A GIULIETTO CHIESA GIORNALISTA SCRITTORE, PRESIDENTE DI PANDORA TV ONLINE

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Intervista di Giorgio Bongiovanni “Il mondo è in pericolo”. Non si tratta di congetture apocalittiche ma di una serie di fatti e testimonianze enunciati dal giornalista e scrittore Giulietto Chiesa, sul possesso della bomba atomica da parte dell’Arabia Saudita. “Tutti gli organi di stampa italiani ed europei hanno taciuto di fronte a questa rivelazione – ha dichiarato – Israele e Arabia Saudita hanno collaborato con il Pakistan, con il beneplacito degli Stati Uniti”. E questo, secondo il giornalista, costituisce “un pericolo mondiale senza precedenti”. Nel corso dell’intervista Chiesa spiega come e perché l’umanità sta andando incontro alla terza guerra mondiale.

   

GUARDIE O LADRI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

(IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIADUEMLIA ONLINE DI PALERMO)

di Giorgio Bongiovanni
Su Il Sole 24 Ore le dichiarazioni di Di Matteo su via d'Amelio Da lunedì, su ilsole24ore.com, il giornalista Roberto Galullo, nel suo blog “Guardie o ladri”, sta ricostruendo a puntate alcuni spunti investigativi, finora trascurati, sulla strage di via d'Amelio che il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo ha spiegato alla Commissione parlamentare Antimafia. Il magistrato è stato sentito, il 13 settembre, a seguito delle dichiarazioni di Lucia Borsellino, figlia del giudice Paolo Borsellino, sulla possibile esistenza di un depistaggio nella prima inchiesta sulla strage di via d'Amelio. Finalmente anche un giornale nazionale (per ora preceduto solo da “Il Fatto Quotidiano”) ha deciso di approfondire e provare a fare chiarezza su questi 25 anni di pezzi di verità, depistaggi e interrogativi riguardo la strage di via d’Amelio.

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'NDRANGHETA, IL BUSINESS DEI RIFIUTI DEI PIROMALLI

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(ARTICOLI PUBBLICATI IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA ONLINE ALLNEWS)

Operazione “Metauros”, 7 arresti: “Fanghi come fertilizzanti, pericolo per la salute"
di Miriam Cuccu
Per le cosche il termovalorizzatore di Gioia Tauro era il crocevia dello smaltimento di rifiuti: un business interamente nelle mani del clan Piromalli, dalla manutenzione, allo smaltimento dei fanghi, al trasporto, grazie anche all'utilizzo di false fatturazioni e all'inserimento di propri uomini nel ciclo dello smaltimento e della lavorazione dei rifiuti. L'enorme giro d'affari emerge dall'operazione “Metauros”, scattata per opera della Squadra mobile di Reggio Calabria e del Comando provinciale dei carabinieri, che ha portato all'arresto di sette soggetti considerati affiliati ai Piromalli.

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RICORDANDO CLAUDIO DOMINO, IL VOLTO DELL'INNOCENZA

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di Davide de Bari
“I figli, se li ami, ti lasciano quando scompaiono una ferita talmente profonda che solo il tempo aiuterà a guarire. Sono passati trentuno anni, il tempo non ha fatto altro che togliere i punti a quella ferita che si apre ogni anno e ti lascia sempre il segno”. Con l’emozione che trabocca delle sue parole Antonio Domino, padre del piccolo Claudio Domino, ucciso da Cosa Nostra all’età di undici anni il 7 ottobre 1986, è intervenuto durante la trasmissione de L’Altroparlante andata in onda su Radio In 102 lo scorso mercoledì sera. Ancora una volta è giunto il giorno del ricordo ma la volontà di rendere onore alla memoria del piccolo Claudio e a quella degli altri 107 bambini uccisi dalle mafie, della famiglia Domino è una promessa che si rinnova quotidianamente.


La vicenda di Claudio
La storia della famiglia Domino è davvero drammatica. Quando Claudio venne ucciso era ancora in corso il maxiprocesso e all’epoca il padre gestiva un'azienda che aveva ricevuto in appalto il servizio di pulizia all'interno dell'aula bunker. Il bambino stava giocando davanti

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LA FINANZA CRIMINALE PADRONA DEL MONDO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

di Giorgio Bongiovanni
I numeri del traffico di droga, il viaggio che la cocaina compie dal Sudamerica al porto di Gioia Tauro, le rotte, la rete degli affari, gli interessi dei clan, gli investimenti all’estero. Sono solo alcuni degli argomenti che il Procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha affrontato nell’intervista che potete leggere nel nostro giornale. Ai dati drammatici che ci ha fornito con le sue risposte si aggiungono le parole di un’altra figura autorevole nel panorama internazionale, ovvero quelle dell’economista Antonio Maria Costa, già vice segretario generale delle Nazioni Unite. Questi, interpellato dalla Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice per approfondire sui traffici di persone e sulla criminalità economica e finanziaria, ha spiegato come collettivamente le varie forme di crimine del mondo (mafie in testa con il traffico di droga per poi passare alla corruzione ed i reati finanziari) generano un giro d’affari di oltre mille miliardi di euro l’anno. “Collettivamente, le varie forme di crimine rappresentano la più grande industria del mondo” ha detto l’economista senza mezze misure. Quindi ha snocciolato i numeri stimando il traffico di droga mondiale (abbiamo visto come la ‘Ndrangheta detiene il monopolio del traffico di cocaina in Occidente) in una cifra pari a 350 miliardi di euro l’anno. La vendita illegale di armi è stimata attorno agli 80-100 miliardi di euro l’anno, mentre il danno che produce la corruzione “secondo il Fondo Monetario Internazionale raggiunge i 1.000 miliardi di euro l’anno.

Leggi tutto: LA FINANZA CRIMINALE PADRONA DEL MONDO

   

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