RICORDANDO SALVADOR MEDINA

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di Jorge Figueredo
Omaggio al giornalista paraguaiano Salvador Medina, ucciso dalla mafia 17 anni fa
Salvador Medina e Gaspar, suo fratello, viaggiavano lungo una strada di sabbia, tortuosa, caratteristica della campagna paraguaiana, quando furono vittime di un agguato. Era il 5 gennaio del 2001, quindici minuti prima delle 20:00, e iniziava ad imbrunire. Una pallottola centrò il cuore di Salvador. Lui cadde dalla moto sulla quale viaggiavano e dopo qualche minuto di agonia espirò tra le braccia di suo fratello. Il suo assassino, Milciades Mailyn, sparò ancora. La sua intenzione era uccidere anche Gaspar, ma il colpo andò a vuoto. Nella penombra un terzo sparo, ma il proiettile miracolosamente non esplose. Gaspar ebbe salva la vita, Salvador la perse. Il sicario fuggì protetto dall’ombra della notte.
Il giovane giornalista Salvador Medina era un rivoluzionario. Pochi secondi dopo lo sparo che gli trafisse il cuore, ebbe il coraggio e la forza necessaria per guardare in faccia il suo carnefice e dirgli in lingua guaranì: “Che japireiete” (mi hai sparato senza alcun motivo). Dopo aver pronunciato queste parole si spense la luce di Salvador su questa terra. Il buio del crimine organizzato e della mafia aveva vinto ancora una battaglia. Ma non la guerra, che ancora continua.
Sono trascorsi circa due decenni dal suo assassinio e possiamo sostenere che l’esempio di vita di Salvador Medina è

comune a quello di altri martiri rivoluzionari morti ugualmente per mano della mafia, come il giornalista Giuseppe Fava, in Italia; Santiago Leguizamón e Pablo Medina in Paraguay; Berta Cáceres in Honduras; Chico Méndez in Brasile e tanti altri. Uomini e donne scomparse fisicamente, ma che vivono nel cuore di migliaia di persone le cui azioni sono allineate alle loro idee e principi.
Salvador fu ucciso nella via 1° de Marzo di Capiibary. Il killer fu catturato e condannato all’ergastolo, ma lo scorso anno è uscito di prigione in libertà condizionata. Dei mandanti del crimine nessuna traccia, ma solo impunità.
Salvador Medina era direttore della Radio Comunitaria “Ñemity” (che in lingua guaranì significa seminare). Ed è proprio quello che faceva: come giornalista, come studente, come contadino, come operaio e militante delle cause giuste. Lungo la sua vita seminò idee e valori umani che ci avrebbero portato a raggiungere la “terra senza male” - da sempre cercata dai nostri antenati guaranì -, quella terra promessa dove prevale la giustizia, l’amore, l’armonia, la pace, la solidarietà.
Salvador Medina aveva 27 anni, ma nella sua breve vita ci dimostrò che era possibile essere coerente tra pensieri ed azioni. Fu sempre fedele ai suoi principi attraverso la sua attività di denuncia della corruzione, del narcotraffico e del traffico di legname che devastava il dipartimento di Capiibary.
Mai venne a meno ai suoi ideali. Era umile. Aveva la saggezza di un anziano. Nonostante la sua giovane età, nelle conversazioni con i suoi compagni e amici trasmetteva pace interiore e quei valori eterni che lo caratterizzavano e che cercava di trasmettere agli altri. Mai cedette di un passo nonostante la solitudine della sua lotta contro la mafia. Sempre allegro e ottimista, credeva che fosse possibile vivere in una nuova civiltà.
Non si è mai ufficialmente saputo chi furono i mandanti. Lui ci ha lasciato la sua integrità, forza interiore, gioia di vivere, il suo impegno militante di lotta contro il crimine organizzato e la mafia fino alla fine, anche a costo della vita.

 

Il miglior modo di ricordarlo è compiere il massimo sforzo nel cercare di seguire i suoi passi, ed essere coscienti che nonostante non abbiamo ricchezze materiali, abbiamo avuto in eredità da questo pioniere nella lotta contro la mafia in Paraguay, valori eterni di una ricchezza straordinaria, che trascendono il visibile. 
Sta ad ognuno di noi indossare quei valori invisibili, fare sì che impregnino cuore e mente. E renderli visibili attraverso la lotta militante contro la mafia. Non è un compito facile, ma nemmeno impossibile, è solo questione di possedere forza di volontà e amare la vita, fatta di sogni, di lotte, di ideali, di denunce, di impegno militante e di cercare sempre la verità e la giustizia nel mondo di oggi.
Così come ha fatto Salvador.

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