Sabato, Settembre 21, 2019
   
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Osservatorio Planetario

AMAZZONIA. HRV DENUNCIA: "JAIR BOLSONARO INDIFFERENTE NELLA LOTTA ALLA MAFIA DELLE FORESTE"

(DA ANTIMAFIA DUEMILA ONLINE)

di AMDuemila
Dal suo insediamento gli incendi nella selva brasiliana sono aumentati del 91,9%

Gli incendi in Brasile che hanno devastato la selva amazzonica le scorse settimane hanno un grande e intoccabile responsabile: “la mafia delle foreste”. Una rete di criminali che, secondo l'ultimo rapporto stilato da Human Rights Watch (Hrw), intitolato "Le mafie della foresta tropicale”, ha "la capacità logistica di coordinare il taglio degli alberi, il trasporto e la vendita del legno su vasta scala. Nel contempo - si legge - assoldano uomini armati per intimidire, in alcuni casi uccidere, quanti cercano di difendere le foreste”. Tuttavia, se questi personaggi sono liberi di fare ciò che vogliono con “il polmone del mondo” gran parte del merito va al presidente del Brasile Jair Bolsonaro che dal suo insediamento al potere è rimasto quasi sempre a braccia conserte. Parlano i numeri. Dall'inizio della sua carica (gennaio 2019) ad oggi, gli incendi in Amazzonia sono aumentati precisamente del 91,9%, un dato spaventoso se si considera che già quando gli incendi erano quasi la metà, ad agosto 2018, ammontavano a 3336 in tutto il territorio dell'Amazzonia brasiliana. Inoltre, secondo altri dati diffusi da enti governativi, tra gennaio e agosto 2019, la deforestazione dell'Amazzonia brasiliana è raddoppiata rispetto allo stesso periodo del 2018, da 3337 a 6404 km2, l'equivalente di 640 mila campi da calcio. “Fin quando il Brasile non adotterà misure urgenti contro la violenza che facilita il taglio illegale del legno - ha denunciato il direttore dei diritti umani e dell'ambiente di Hrw, Daniel Wilkinson - la distruzione della più grande foresta tropicale del mondo sarà sfrenata”.

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PROCESSO DEPISTAGGIO VIA D'AMELIO, BORSELLINO QUATER: "SOGGETTI ESTERNI POTREBBERO AVER AGITO NELLA STRAGE DI VIA D'AMELIO"

 (DA ANTIMAFIA DUEMILA)

di Aaron Pettinari
"Trattativa può aver accelerato morte del giudice". Nella requisitoria Pg Sava anticipa la richiesta di conferma delle condanne

Ventisette anni dopo le stragi del 1992, tanto sull'Attentatuni di Capaci quanto su quella di via d'Amelio, la verità non è ancora completa. Ci sono stati processi, sentenze e ancora oggi proseguono le inchieste per far luce su quelle zone d'ombra presenti in entrambi gli eccidi che hanno portato alla morte Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Oggi a Caltanissetta è iniziata la requisitoria del Procuratore generale Lia Sava (presente assieme al sostituto Antonino Patti) al processo Borsellino quater. Un Processo importante che in primo grado ha sancito in via definitiva che Vincenzo Scarantino, il cui reato di calunnia è stato prescritto, è stato "indotto" a mentire. Nel corso della requisitoria iniziata questa mattina il Pg ha già fatto intendere che chiederà la conferma della sentenza della Corte d'Assise (ergastolo per i boss palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino; 10 anni ciascuno per i falsi collaboratori di giustizia Calogero Pulci e Francesco Andriotta e reato prescritto per Scarantino), ma ha anche evidenziato come "la ricerca della verità" non si è fermata e che vi sono elementi che possono portare all'individuazione di responsabilità esterne attorno alla strage.
"Secondo la procura generale - ha detto oggi la Sava - lo sviluppo delle indagini sta via via delineando altre strade che, se doverosamente riscontrate, possono far individuare altri soggetti che hanno potuto contribuire alle stragi". Secondo il magistrato "anche qualora si arrivasse ad individuare i soggetti esterni e allorquando sarà fatta luce sull'agenda rossa ciò non farà venir meno le responsabilità degli uomini di Cosa nostra che misero in atto lo scellerato progetto di Riina".
Facendo riferimento ad alcuni atti inerenti la strage di Capaci il Pg ha sottolineato che "sono oggetto di ulteriori approfondimenti". "Questo materiale - ha aggiunto la Sava - costituisce la dimostrazione che senza alcuna remora si sta cercando di battere ogni pista percorribile per far luce sui coni d'ombra". Per il Pg si tratta "di dichiarazioni di sicuro interesse e che consentono allo stato di formulare alcune considerazioni. Il materiale sopra richiamato non incide in alcun modo sulla sentenza della quale oggi vi chiediamo conferma. Deve evidenziarsi che la auspicabile, futura individuazione di responsabilità di soggetti esterni al sodalizio mafioso, che ben potrebbero aver agito prima della strage di via d'Amelio, concorrendo alla relativa esecuzione e determinandone l'accelerazione, e dopo la strage, a realizzare il colossale depistaggio evidenziato nella motivazione della sentenza impugnata, non possono, comunque, scalfire la validità ed efficacia delle argomentazioni logico-giuridiche utilizzate nella sentenza impugnata per ricostruire il profilo di responsabilità in relazione a ciascuno degli imputati di questo processo".L'accelerazione possibile nella Trattativa

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DALLA CHIESA, VIA CARINI UN OMICIDIO DI STATO

(DA ANTIMAFIA DUEMILA ONLINE)

di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari -

“Appena è uscito lui con sua moglie, lo abbiamo seguito a distanza. Potevo farlo là, per essere più spettacolare, nell’albergo, però queste cose a me mi danno fastidio… L’indomani gli ho detto: 'Pino, Pino (si riferisce a Pino Greco detto "Scarpuzzedda", uno dei più famigerati killer di Cosa Nostra) vedi di andare a cercare queste cose che … prepariamo armi'. A primo colpo, a primo colpo ci siamo andati noi altri… eravamo qualche sette, otto di quelli terribili, eravamo terribili. Nel frattempo lui era morto ma pure che era morto gli abbiamo sparato là dove stava, appena è uscito fa… ta… ta..., ta… ed è morto”. E' il 4 settembre 2013 quando la Dia, nel carcere Opera di Milano, registra le parole del Capo dei Capi, Salvatore Riina, mentre parla con il suo compagno d'ora d'aria, Alberto Lorusso. La sua è una descrizione macabra e violenta dell'attentato del 3 settembre 1982 quando, in via Carini a Palermo, vennero uccisi a colpi di kalashnikov, da un commando di Cosa Nostra, il generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.
Un omicidio di mafia, come accertato nelle sentenze che hanno condannato in via definitiva i killer (Raffaele Ganci, Giuseppe Lucchese, Vincenzo Galatolo, Nino Madonia, insieme ai collaboratori di giustizia Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci) e i mandanti interni a Cosa nostra (Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci) ma che presentano anche quei contorni, tra pezzi mancanti e misteri, propri delle grandi stragi di Stato.
Dalla Chiesa, alto ufficiale dell'Arma dei Carabinieri, fu prefetto a Palermo per appena 100 giorni. Al più volte presidente del Consiglio Giulio Andreotti, poco prima di partire per la Sicilia, disse: "Non avrò riguardo per quella parte dell'elettorato alla quale attingono i suoi grandi elettori". Lo ha raccontato chiaramente il figlio, Nando dalla Chiesa, nel libro "Delitto Imperfetto". "Mio padre disse a noi dopo quel colloquio: 'Sono stato da Andreotti e quando gli ho detto tutto quello che si dice sul conto dei suoi in Sicilia è sbiancato in faccia'". Parole che furono testimoniate anche nel processo. Nando dalla Chiesa accusava quantomeno di complicità morali gli appartenenti alla corrente andreottiana della Democrazia cristiana.
Del resto il prefetto dalla Chiesa aveva chiesto poteri speciali per combattere la mafia così come aveva combattuto il terrorismo. Gli furono promessi dal ministro Rognoni ma concretamente non gli furono mai dati.
Anche le altre figlie del generale dalla Chiesa, Rita e Simona, sono più volte intervenute negli anni per chiedere verità giustizia. Qualche anno fa Simona ha ricordato un fatto semplice: "La mafia in quel momento non aveva convenienza nell’uccidere mio padre. Non aveva ancora i poteri per mettere in atto quel che aveva in mente. E non poteva nemmeno compiere delle indagini specifiche proprio perché non è quello il compito del Prefetto. E la mafia sapeva anche che uccidendo lui, la moglie e l’agente Russo avrebbe portato anche ad una reazione dell’opinione pubblica. Dunque perché si doveva uccidere?”.
E' proprio questa una delle domande rimaste fin qui inevase. Del resto sono diversi i punti oscuri da chiarire come ad esempio la scomparsa dei documenti dalla cassaforte e dalla valigetta del generale. E' sempre Totò Riina ad aver confermato di recente: “Gli hanno portato via tutto”.
Chi ha voluto, dunque, la morte del Generale dalla Chiesa, vero padre della Patria?
Quel che appare evidente a 37 anni di distanza è che a volere ed a beneficiare della sua morte non è stata solo Cosa nostra così come, certamente, non furono uomini di Cosa nostra ad entrare nell'abitazione del Prefetto a Villa Pajno nel corso della notte fra il 3 e il 4 settembre 1982, per svuotare la cassaforte che lì era presente.

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VICTOR JARA AVREBBE CANTATO CON OUR VOICE

 

"Il mondo gira e crea perché esiste l'amore" (Víctor Jara)
di Jean Georges Almendras
- "Io sono un lavoratore della musica, non sono un artista. Il paese ed il tempo diranno se sono artista. In questo momento sono un lavoratore, un lavoratore che ha la consapevolezza di far parte della classe lavoratrice che lotta per costruire una vita migliore".
Così si era espresso Víctor Jara appena un mese e dieci giorni prima di essere assassinato con 44 proiettili dalla dittatura di Pinochet nel settembre del 1973. Si esprimeva in questo modo perché era così che concepiva il suo talento di musicista, compositore e cantante, come lavoratore che lotta per una vita degna e per un mondo più giusto. Un lavoratore combattente, che proprio per questo suo modo di essere così diretto e puro nelle sue idee (sempre a favore della vita e dell'uguaglianza), pagò con la sua vita il confrontarsi tanto appassionatamente contro il potere e contro il sistema.
Víctor Jara che oggi, nonostante sia assente fisicamente, è ancora vivo tra noi.
Tra noi, i giovani di Our Voice ed i redattori di Antimafia Dos Mil, che abbiamo visitato la Fondazione che porta il suo nome, in un’abitazione in Via Almirante Riveros al 067, nel Comune di La Providencia.
Mentre prendevamo posto in un settore all’ingresso della struttura ci ha accolto Cristian Galaz, direttore esecutivo della Fondazione. Una Fondazione nata 26 anni fa.
"Io non lo l’ho conosciuto personalmente, ma lo vedevo cantare, lo vedevo nelle manifestazioni, perché Víctor Jara si era trasformato in un vero attivista dei diritti sociali, in un'epoca in cui il Cile viveva un periodo molto particolare. Gli eventi di quel tempo lo portarono in prima linea in un movimento culturale artistico che accompagnava quel processo sociale e politico. Lui si esibiva in grandi luoghi ma anche in posti molto piccoli. L'ultima esibizione la tenne, accogliendo l’invito di una piccola scuola, in località San Bernardo dove cantò per gli alunni. Era la vigilia del colpo di Stato. Egli era presente nel grande e nel piccolo. Per lui non c'erano differenze. E si vedeva. Per questo motivo la gente lo amava e lo ama fino al giorno d’oggi. Il popolo lo ama e lo porta nel suo cuore".
Víctor Jara, come molti alunni e professori dell'Università in cui si trovava, decise di rimanere sul posto ed accompagnare la resistenza, quell’11 settembre del 1973.
"Lui avrebbe potuto non rispondere all’appello che alcuni mesi addietro era stato fatto per difendere il presidente Allende, ma scelse di rispondere a quella chiamata, per andare incontro, alla fine, come tanti altri, alla tortura e alla morte. Victor era molto conosciuto e molto amato. Grazie a questo lui oggi non è un desaparecido in più. Cercarono di occultare il suo corpo ma la gente lo riconobbe nel luogo dove era stato abbandonato. Grazie a questo i suoi resti furono portati all'obitorio. Oggi il posto dove collocarono il suo cadavere è indicato come luogo di memoria accanto alla ferrovia, a fianco di un muro divisorio del Cimitero Metropolitano, nel comune di El Espejo. Lo lasciarono lì Victor, senza vita, ed un vicino lo trovò.

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PIANETA OGGI REPORTER

RICORDANDO L' ARTISTA GIOVANNI ANTONIO DE SACCHIS CON L'ASSOCIAZIONE TERRA MATER DI PORDENONE

www.blogterramater.it

DA VENEZIA INTERVISTE A MARA PREZZON CON MARIA MARZULLO.

PROGRAMMA IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO PIANETA OGGI TV INTERREGIONALE DTT AM FM E WEB

 

ENORME CROCE SUI CIELI DI SANTA CRUZ DE RIO PARDO

 

ENORME CROCE APPARE SUI CIELI DI SANTA CRUZ DE RIO PARDO

SAN PAOLO (BRASILE), 25 LUGLIO 2019
Di Sante Pagano

25 Luglio 2019, una croce appare sui cieli di Santa Cruz do Rio Pardo , è quanto si apprende dal noto giornale locale “Debatenews” e quanto riporta il Global Network “Red Climática Mundial”. Nel comune Brasiliano dello Stato di San Paolo con una popolazione di circa 44.000 abitanti, sono stati in molti a vedere questo fenomeno durato solo qualche secondo, giusto il tempo di fotografarlo, per chi ci è riuscito come Deni Ferrari e Giovana Zanoni Lanfranchi. Una croce nel cielo di tali dimensioni da essere passata inosservata da parte di molti cittadini seppur comparsa in un lasso di tempo davvero breve. Il giornalista Sérgio Fleury Moraes fondatore nel 1977 del giornale locale “Debate” (Dibattito in lingua italiana) ha riportato questo fenomeno sia nel suo giornale online che cartaceo collegando il fenomeno ad un avvenimento messianico più’ che ad una pareidolia come afferma il Red Climática Mundial, un Global Network finalizzato a segnalare tutti gli avvenimenti e le fenomenologie climatiche a livello mondiale.

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Abbiamo contattato direttamente il giornalista Fleury Moraes il quale ci ha confermato direttamente la veridicità delle foto da lui ricevute riferendoci di aver avuto molte segnalazioni a riguardo e tutte riportavano la stessa descrizione e dinamica. Un fenomeno davvero interessante che abbiamo voluto indagare di persona per accettarne l’attendibilità, ed oltre le varie conferme riportateci dal giornalista e riscontrate nei vari social abbiamo anche potuto ricevere direttamente varie segnalazioni di testimoni oculari residenti nel paese, i quali confermano l’ autenticità del fenomeno e ci hanno fornito una versione che corrisponde esattamente a tutte le altre.

 

   

USA FALL OUT

 (In collaborazione con Antimafia Duemila)

di Giorgio Bongiovanni
Da giorni i media italiani si stanno occupando della morte del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso con undici coltellate lo scorso 26 luglio, mentre svolgeva il proprio servizio. Una vicenda che, come ha dichiarato il Procuratore facente funzioni di Roma, Michele Prestipino, vede una narrazione ufficiale che non ha chiarito ancora tutti i dubbi e non sono poche le incongruenze che emergono sia prima che dopo la morte del militare.
Al centro del dibattito, però, non vi sono solo le modalità con cui Cerciello Rega ed il suo collega Andrea Varriale sono intervenuti presumibilmente per il semplice recupero di un borsello, ma a rendere ancor più tenebrosa e drammatica l'intera vicenda è la pubblicazione della foto choc dell’americano bendato e ammanettato, diffusa dapprima nelle chat interne all’Arma e poi giunte sui giornali di mezzo Pianeta.
Fonti investigative hanno spiegato che Christian Gabriel Natale Hjort, arrestato assieme al 19enne Finnegan Lee Elder (colui che ha ammesso di aver accoltellato e ucciso il vicebrigadiere dei carabinieri, ndr) avrebbe tenuto il foulard sugli occhi "per quattro, cinque minuti al massimo" prima di essere spostato in un'altra stanza.
Ma non è certo la durata con cui si è svolto un atto simile che diminuisce o giustifica un gesto sicuramente grave e deprecabile e che non rende onore ai valori che, diversamente, sono propri dell'Arma dei Carabinieri. Anche su questo l'autorità giudiziaria italiana sta effettuando tutti gli accertamenti e non abbiamo dubbi che si interverrà contro gli autori.
Immediatamente lo sdegno è arrivato anche oltreoceano, negli Stati Uniti. I più grandi media hanno pubblicato la foto accompagnata dai titoloni ad effetti come “Scioccante” (Cnn), “Intollerabile” (Washington Post), “Esposto come un trofeo” (Bloomberg), “Intollerabile, intollerabile, intollerabile” (Los Angeles Times).
C'è chi, come Alan Dershowitz, maestro del diritto penale “liberale” statunitense, è arrivato addirittura a chiedere l'"invalidazione dell’intero procedimento penale. Altri hanno ipotizzato la richiesta di estradizione da parte del governo Usa. Ipotesi non solo remote ma infondate alla luce delle prove acquisite, ma che vengono messe comunque sul piatto.
Certo è che leggendo il livore degli organi di informazione Usa per questa fotografia si rimane sorpresi.
Gli americani oggi gridano giustamente allo scandalo di fronte alla terribile foto ma nel passato più recente si sono sempre voltati dall'altra parte quando le pratiche di tortura venivano applicate nei confronti di soggetti arrestati negli Stati Uniti d'America. E ancora oggi, nel più classico dei "due pesi, due misure", gli Stati Uniti preferiscono ricordare il caso Amanda Knox, condannata e poi assolta assieme a Raffaele Sollecito per la morte di Meredith Kercher, anziché fare autocritica contro ogni forma di tortura nel mondo; torture perpetrate anche dal proprio stesso governo come testimoniano le prigioni a Guantanamo, o casi come quello di Abu Omar, presunto terrorista, catturato illegalmente in Italia dai servizi segreti americani e trasferito, anche con la nostra complicità, nelle galere egiziane perché potesse essere torturato.
E quando compiono tali "rimozioni" ricordano il peggior razzismo di Adolf Hitler. Come Hitler riteneva la razza ariana superiore alle altre così gli Stati Uniti d'America ritengono di poter agire come meglio credono, torturando ed uccidendo impunemente e violando qualsiasi regola del diritto internazionale.

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POOL STRAGI, DE RAHO: "MASSIMA DISPONIBILITA' A TROVARE UNA SOLUZIONE SU DI MATTEO"

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Il sostituto procuratore: "Specificate le ragioni per cui ritengo ingiusto il provvedimento di estromissione"
di AMDuemila

 

"Massima disponibilità a trovare una soluzione, con la migliore composizione della vicenda per il conseguimento dei risultati a cui aspira l'ufficio". Con queste parole il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho si sarebbe espresso quest'oggi davanti alla Settima Commissione del Csm, presieduta dalla togata Loredana Miccichè, chiamata ad esprimersi sulla legittimità dell'atto con cui lo scorso maggio lo stesso Capo della Procura nazionale ha estromesso il sostituto procuratore Antonino Di Matteo dal pool che indaga sulle "stragi ed entità esterne nei delitti eccellenti di mafia", costituito i primi mesi del 2019.
Le audizioni di de Raho e Di Matteo, ascoltati separatamente, sono durate un'ora ciascuno.
Nello specifico la Commissione, che a quanto è dato sapere non presenterà le sue conclusioni prima della ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, dovrà verificare, dal punto di vista tecnico, se il provvedimento con cui il capo della Dna ha tolto tali deleghe all'ex pm di Palermo sia in linea con le regole in materia di organizzazione - e dunque sia legittimo - oppure se vi sia stata qualche discrepanza con quanto previsto dalle norme. Anche se lo ritenesse fuori dalle regole, il Csm non ha il potere di annullarlo, ma potrebbe formulare dei rilievi di cui il procuratore nazionale non potrebbe non tenere conto.

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DECEDUTO FRANCESCO SAVERIO BORRELLI, IL CAPO DEL POOL MANI PULITE

(In collaborazione con la Testata Antimafia Duemila allnews)

di AMDuemila
"Resiste, resistere, resistere" erano le sue parole nella battaglia contro le leggi vergogna ai tempi di Berlusconi.

"Resistere, resistere, resistere, come sulla linea del Piave". Le parole di Francesco Saverio Borrelli nel suo celebre discorso da procuratore generale della Corte d'Appello, nel 2002, a difesa dell'indipendenza della magistratura tornano oggi nella mente degli italiani, per ricordare il magistrato, deceduto questa mattina presso l'Istituto dei Tumori di Milano, dove si trovava ricoverato.
Un magistrato integerrimo, padre del pool Mani Pulite, con una carriera vissuta praticamente nelle aule di giustizia del tribunale di Milano dove è stato pretore, giudice fallimentare e poi civile, pubblico ministero, procuratore capo dal 1988 fino alla nomina di procuratore generale nel 1999.
Borrelli è morto all'età di 89 anni. Lascia la moglie Maria Laura, i figli Andrea e Federica e quattro nipoti. Figlio e nipote di magistrati e a sua volta con un figlio magistrato, Borrelli, trasferitosi a Firenze, ha studiato al conservatorio (la musica, insieme alla montagna, e' stata una delle sue passioni) e si è laureato in legge con una tesi su 'Sentimento e sentenza'. Relatore fu Piero Calamandrei.
Il suo primo processo importante per Borrelli fu quello sull’omicidio di Luigi Calabresi, ma il suo nome è profondamente legato alla stagione di Tangentopoli, creando il pool composto da Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo e Gerardo D’Ambrosio. Una squadra a cui si aggiunsero poi Ilda Boccassini, Tiziana Parenti, Paolo Ielo, Armando Spataro e Francesco Greco, attuale capo della procura milanese.
Tra le dichiarazione celebri dell'ex magistrato c'è quella rilasciata il 20 dicembre 1993, prima delle elezioni che avrebbero portato Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Suona come un messaggio ai partiti: "Chi sa di avere scheletri nell'armadio, vergogne del passato, apra l'armadio e si tiri da parte. Tiratevi da parte prima che arriviamo noi"

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PIANETA OGGI REPORTER

INTERVISTA A GAETANO PEDULLA' "IL RACCONTO DELLA SUA ESPERIENZA"

IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO CTV PIANETA OGGI

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RETE YOU TUBE: GaetanoPed1973

 

   

PALERMO, CONFERENZA

 

L'evento sarà trasmesso in diretta streaming!

20190717 paolo borsellino strage stato vertIn occasione del 27° anniversario della strage di via d’Amelio mercoledì 17 luglio, alle ore 20.30 si terrà, presso l’atrio della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, in via Maqueda 172, il convegno organizzato da ANTIMAFIADuemila e dall'Associazione Culturale Falcone e Borsellino, in collaborazione con Contrariamente e Rum, dal titolo “Paolo Borsellino: strage di Stato. Sulle orme dei mandanti esterni”. Numerosi sono ancora oggi gli interrogativi sull’attentato che il 19 luglio 1992 uccise il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli. Per quale motivo venne ucciso il magistrato appena 57 giorni dopo la strage di Capaci? Chi, oltre Cosa nostra, voleva la morte di Borsellino? Chi sono i mandanti esterni di quell'efferato delitto? Perché scompare l'agenda rossa? Chi si cela dietro a quello che i giudici hanno descritto come “il più grande depistaggio della storia della Repubblica italiana”?
A che punto siamo nella ricerca della verità sulle stragi?
A cercare di rispondere a questi interrogativi su quanto avvenne in quel 1992, in qualità di relatori, interverranno il pubblico ministero al processo Andreotti, Guido Lo Forte; il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo; Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo e il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni. Alla conferenza, moderata dal caporedattore, Aaron Pettinari, saranno proiettati anche dei contributi video del Presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, del magistrato e oggi consulente della Commissione, Roberto Tartaglia, dell'ex pm e oggi avvocato Antonio Ingroia e del sostituto procuratore generale di Messina, Felice Lima.

Nel corso della serata è previsto anche un intervento artistico del Movimento Giovanile Internazionale Our Voice

Per gli studenti di Giurisprudenza è previsto 1 CFU

INGRESSO LIBERO

L'evento facebook.com/events/1919136558188620

Per info: 091 6684590 / 0734 277448

 

   

QUASI CENTOMILA FIRME PER IL PM DI MATTEO

 

Saranno consegnate al Csm
di Giorgio BongiovanniE’ passato un mese da quando abbiamo lanciato sulla piattaforma di change.org un appello alle istituzioni competenti, affinché il sostituto procuratore nazionale antimafia Antonino Di Matteo non sia delegittimato. Così abbiamo chiesto ai cittadini di manifestare la propria solidarietà e sostegno nei confronti del magistrato firmando la petizione e condividendola, e la risposta è stata estremamente positiva. In questo mese, infatti, sono state sfiorate le centomila firme. Un numero importantissimo che ha superato decisamente le nostre aspettative. Per questo motivo vogliamo ringraziare uno ad uno questi 97.744 cittadini, che hanno aderito a questa iniziativa dimostrando la propria sensibilità su questo tema che si è ancor di più rappresentato dopo la delicata, quanto grave, vicenda dell'allontanamento del sostituto procuratore nazionale antimafia dal pool "stragi e mandanti esterni". Tutte le firme saranno trasmesse al Consiglio Superiore della Magistratura, che ha la sua massima rappresentazione nelle persone del Presidente Sergio Mattarella, Capo dello Stato, ed il suo vice David Ermini con l’augurio che l’organo di autogoverno possa tener conto della solidarietà manifestata al pm Di Matteo, evitando così quell'isolamento che distrugge e devasta quanto una bomba. Con questa petizione non si vuole condizionare a furor di popolo le autorità competenti, che saranno chiamate a decidere sul caso nel pieno diritto delle proprie decisioni, ma caso mai sensibilizzare le stesse a valutare attentamente i fatti affinché lo stesso magistrato possa essere reintegrato e proseguire quell'attività che lo ha visto impegnato in oltre vent'anni di carriera, ovvero cercare la verità sulle stragi del 1992 e del 1993 e dare un volto ai mandanti dal volto coperto dietro cui si nascondono personaggi potenti e settori deviati dello Stato.

 

   

L'IRAN SI DIFENDE SCHIACCIATO DALLA "TROIKA DEL MALE"

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di Margherita Furlan

Le riserve di uranio arricchito dell'Iran hanno superato il limite di 300 kg stabilito nell'accordo sul nucleare del 2015. Dopo l’annuncio di ieri, 1 luglio, da parte del ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, in queste ore arriva la conferma dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Il prossimo passo sarà quello di aumentare il grado di arricchimento dell’uranio (fino al 20%) e la soglia di acqua pesante (che potrebbe arrivare a 13 tonnellate), avverte Teheran, che potrebbe così aprire la strada allo sviluppo di armi nucleari.

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IN PRIMO PIANO, MESSICO. I CORPI SENZA VITA DI PAPA' OSCAR E DELLA PICCOLA ANGIE VALERIA, LO SCATTO CHE HA FATTO PIANGERE IL PIANETA

 

di AMDuemila
Trovati sulle rive del Rio Grande. Papa Francesco: “profondamente addolorato per la loro morte

Messico, Rio Grande. Una bambina di due anni è immersa nell’acqua con la faccia rivolta in basso, accanto a lei si trova un uomo, suo padre, al quale ancora stringe le esili braccia al collo, come se fosse stata l’ultima ancora di salvezza prima dell’inevitabile. Entrambi i corpi senza vita galleggiano tra il fango e la melma nella sponda del fiume che segna il confine tra Messico e Stati Uniti. Un confine maledetto che ogni anno migliaia e migliaia di cittadini del centro-America cercano di oltrepassare, molte volte senza successo, come accaduto a papà e figlia. La fotografia raffigurate la piccola Angie Valeria e suo padre salvadoregno Oscar Alberto Martinez, di 25 anni, è stata scattata da Julia Le Duc, reporter de la Journada e sta già facendo il giro del mondo scatenando le prime reazioni di dolore e indignazione da parti di alcuni e totale indifferenza da parte di altri. Papa Francesco ad esempio "ha visto con immensa tristezza, l'immagine del papà e della sua bambina morti annegati nel Rio Grande mentre cercavano di passare il confine tra Messico e Stati Uniti. Il Papa è profondamente addolorato per la loro morte, prega per loro e per tutti i migranti che hanno perso la vita cercando di sfuggire alla guerra e alla miseria”. Come lo scatto shock del piccolo Aylan trovato su una spiaggia turca è divenuto il triste simbolo dell'immigrazione verso l'Europa, quello della piccola Angie e di suo padre è destinato a diventare l’emblema delle carovane latine che tentano di entrare negli Stati Uniti in cerca di un futuro migliore. La disgrazia sarebbe avvenuta domenica e i due corpi sono stati ritrovati lunedì e saranno rimpatriati nei prossimi giorni. Il ministro degli affari esteri di El Salvador ha intanto invitato le famiglie che tentano di migrare negli Usa di ripensarci: "Non rischiate". Poche ore dopo il ritrovamento però sono stati già avvistati altri quattro cadaveri vicino al Rio Grande e proprio nella zona dove è in costruzione una sezione del muro voluto dal presidente Donald Trump: si tratta di una giovane donna, due bambini e un neonato. Le principali emittenti Usa e i media sul web ripropongono in continuazione quelle immagini che sono come un pugno nello stomaco. Ma dalle autorità americane nessuno osa profererir parola. Kamala Harris, candidata democratica alla Casa Bianca di origini indiane e afroamericane ha commentato: “Queste famiglie che cercano asilo stanno spesso fuggendo da una violenza estrema. E cosa accade quando arrivano? Trump dice tornate da dove siete venuti. Questo è inumano. Dei bambini stanno morendo. Questa è una macchia nella nostra coscienza morale”. La Camera a maggioranza democratica ha deliberato uno stanziamento di 4,5 miliardi da destinare alla crisi del confine sud, ma la Casa Bianca è già pronta a imporre il veto. Nel frattempo, il massimo responsabile dell’agenzia federale che gestisce i campi al confine del Messico dove vengono trattenuti i bambini separati dalle famiglie illegali è costretto a dichiarare le dimissioni, dopo che un gruppo di avvocati ha testimoniato le condizioni terribili in cui i minori sono costretti a vivere: senza cibo adeguato, con scarsa assistenza medica, i neonati accuditi da altri minori.

 

   

DOVE STA ANDANDO L'ETIOPIA?

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DI MARGHERITA FURLAN

Sei morti eccellenti, tra cui il generale che si ritiene a capo dell’operazione, Asamnew Tsige. È l’unica certezza che resta del fallito colpo di stato in Etiopia, avvenuto nella notte tra sabato 22 e domenica 23 giugno. Le dinamiche, al contrario, non sono ancora del tutto chiare, come non è agevolmente identificabile la portata degli avvenimenti, ridimensionati dal governo in carica a “golpe regionale”.

I fatti si sono svolti a Bahir Dar, capoluogo dell’Amhara, uno dei nove Stati dell’Etiopia, Paese federale. Il portavoce del primo ministro Abiy Ahmed, Negussu Tilahun, ha riferito di un commando che, guidato dal capo della sicurezza dell’Amhara, avrebbe fatto irruzione durante una riunione sabato sera, uccidendo sul colpo il presidente della regione, Ambachew Mekonnen, e il suo consigliere, Ezez Wassie, mentre il procuratore generale, Migbaru Kebede, è morto nelle ore successive in seguito alle gravi ferite riportate. “Diverse ore dopo – ha spiegato il portavoce governativo – in ciò che appare essere stato un attacco coordinato, il Capo di stato maggiore delle forze armate etiopi, generale Seare Mekonnen, è stato ucciso dalla sua guardia del corpo nella sua abitazione”, ad Addis Abeba. Morto insieme a lui anche un generale in pensione che si era recato a fargli visita. Poche ore prima l’ambasciata degli Stati Uniti aveva diramato un’allerta nella capitale.

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PATRICIA BULLRICH, IL PEGGIORE MINISTRO DELLA SICUREZZA DELL'ARGENTINA DEMOCRATICA

 

di Matías Guffanti*
È dall'ultima dittatura civico-militare, che il paese non aveva dovuto subire una gestione della sicurezza così violenta e sanguinosa, con una evidente linea ideologica verso l'estrema destra.
Morte, repressione nei confronti di popoli originari, pensionati e lavoratori; grilletto facile, persecuzione politica a mezzi di comunicazione ed organizzazioni politiche, sindacali e di diritti umani, e a una parte della giustizia, a cui si aggiunge una politica che dimostra sempre di più un costante disprezzo verso i più vulnerabili, non si erano visti così palesemente nel nostro paese in questi ultimi 36 anni di democrazia.
Se ciò non fosse già motivo sufficiente per provare un forte senso di indignazione e di impotenza, le dichiarazioni e risposte a questo elenco nefasto, sembrano provenire da un film surreale, dove ogni cosa viene portata all’esagerazione per coinvolgere emotivamente i spettatori. La cosa triste è che tutto questo non è un film. È la nostra realtà.maldonado veronica silvia

La ragazza Silvia Verónica Maldonado
Ieri una ragazza di 17 anni è morta dopo due giorni di agonia per essere stata colpita in fronte da un proiettile. A sparare un poliziotto impegnato in una perquisizione nel suo domicilio senza alcun mandato giudiziario. La giovane, Silvia Verónica Maldonado, che al momento dei fatti teneva in braccio il suo bebè di 2 mesi, cercò di respingere l’ingresso delle forze

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LA FRECCIA DI MARGHERITA FURLAN

Per Stefano Sylos Labini “i vincoli europei impediscono l’attuazione di politiche economiche espansive. La politica economica perseguita dal governo Conte, come dai suoi predecessori, mantiene un avanzo primario che drena invece di aggiungere risorse all’economia reale." Soluzioni? “I Certificati di Credito Fiscale (CCF) sono sconti fiscali non rimborsabili alla scadenza e dunque non generebbero alcun impegno dello Stato a sborsare euro. Proprio per tale motivo vengono classificati come 'non payable tax credits' che non danno luogo a un aumento del debito all’emissione. Inoltre, non sono moneta ma titoli fiscali." Intervista all’economista Stefano Sylos Labini a cura di Margherita Furlan Editing Francesca Mallozzi

   

SETTANTAMILA FIRME PER IL PM ANTONINO DI MATTEO

 

di Giorgio Bongiovanni
Prosegue l'appello alle istituzioni competenti per non delegittimare il magistrato

Tre settimane sono passate da quando abbiamo lanciato l'appello alle Istituzioni competenti, non delegittimate il pm Di Matteo chiedendo ai cittadini di manifestare la propria solidarietà e sostegno nei confronti del magistrato Antonino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia, firmandolo e condividendolo. In tre settimane è stata raggiunta e superata la quota di settantamila firme. Un numero importante, dal nostro punto di vista, che ha superato le nostre aspettative. Vogliamo ringraziare uno ad uno questi 70.659 cittadini, che hanno aderito a questa iniziativa dimostrando la propria sensibilità su una vicenda che è delicata quanto grave, come l'allontanamento del sostituto procuratore nazionale antimafia dal pool "stragi e mandanti esterni". Con questa petizione non si vuole condizionare a furor di popolo le autorità competenti nel pieno diritto delle proprie decisioni ma caso mai sensibilizzare le stesse a valutare attentamente i fatti affinché lo stesso magistrato possa essere reintegrato e proseguire quell'attività che lo ha visto impegnato in oltre vent'anni di carriera, ovvero cercare la verità sulle stragi del 1992 e del 1993 e dare un volto ai mandanti dal volto coperto dietro cui si nascondono personaggi potenti e settori deviati dello Stato. L'augurio, ovviamente, è che il numero delle firme possa ancora aumentare. Evitando quell'isolamento che distrugge e devasta quanto una bomba.

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OLTRE CINQUANTAMILA FIRME IN UNA SETTIMANA PER IL PM DI MATTEO

 

Prosegue l'appello alle istituzioni competenti per non delegittimare il magistrato
di Giorgio Bongiovanni

Una settimana è passata da quando abbiamo lanciato l'appello alle Istituzioni competenti, non delegittimate il pm Di Matteo chiedendo ai cittadini di manifestare la propria solidarietà e sostegno nei confronti del magistrato Antonino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia, firmandolo e condividendolo. In una settimana è stata raggiunta e superata la quota di cinquantamila firme. Un numero importante, dal nostro punto di vista, che ha superato le nostre aspettative. Vogliamo ringraziare uno ad uno questi 57028 cittadini (questo il dato al momento della pubblicazione), che hanno aderito a questa iniziativa dimostrando la propria sensibilità su una vicenda che è delicata quanto grave, come l'allontanamento del sostituto procuratore nazionale antimafia dal pool "stragi e mandanti esterni". Con questa petizione non si vuole condizionare a furor di popolo le autorità competenti nel pieno diritto delle proprie decisioni ma caso mai sensibilizzare le stesse a valutare attentamente i fatti affinché lo stesso magistrato possa essere reintegrato e proseguire quell'attività che lo ha visto impegnato in oltre vent'anni di carriera, ovvero cercare la verità sulle stragi del 1992 e del 1993 e dare un volto ai mandanti dal volto coperto dietro cui si nascondono personaggi potenti e settori deviati dello Stato. L'augurio, ovviamente, è che il numero delle firme possa ancora aumentare. Evitando quell'isolamento che distrugge e devasta quanto una bomba.

FIRMA LA PETIZIONE!

Foto © Reuters

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CONFERENZA "I GIGANTI SULLA TERRA, LA VERITA' OCCULTATA

L'ASSOCIAZIONE TERRA MATER DI BRUGNERA PRESENTA:

"I GIGANTI SULLA TERRA, LA VERITA' OCCULTATA"

www.blogterramater.it

www.piergiorgiocaria.it

   

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