Martedì, Novembre 12, 2019
   
Text Size

Osservatorio Planetario

PIANETA OGGI REPORTER

UFOLOGIA

INTERVISTA AL RICERCATORE REPORTAGISTA PIERGIORGIO CARIA

IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV TERRESTRE INTERREGIONALE AM RDE, FM STEREO E LA RETE RST SAIUZ.

YOU TUBE: PIERGIORGIOCARIA29

 

IL PM LOMBARDO: "MAFIE GRAVE MINACCIA PER SISTEMA ECONOMICO MONDIALE. ALTERANO GLI EQUILIBRI DEL MERCATO"

 

“La ‘Ndrangheta è un'enorme holding mafiosa, organizzata come una moderna blockchain criminale”
di AMDuemila

“Le mafie sono una minaccia molto seria per il sistema economico mondiale. Avendo enormi capitali da investire, le grandi, mafie, la ‘Ndrangheta in particolare, sono protagoniste di importanti movimentazioni finanziarie, generano meccanismi pericolosissimi che tendono ad alterare gli equilibri del mercato”.
E’ così che si è espresso il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo riguardo il rischio che rappresentano le mafie per l’economia finanziaria mondiale in un’intervista al settimanale “Il Venerdì”. Il magistrato, spiegato cosa sia il capitalismo mafioso, ha detto che “la ‘Ndrangheta è da tempo protagonista assoluta del narcotraffico mondiale, che cura con particolare attenzione perché genera eccezionali profitti da sfruttare attraverso strumenti finanziari sempre più evoluti, straordinariamente insidiosi per la loro capacità di inserirsi in abiti operativi non tradizionali e di condizionare anche le scelte di politica economica”. Per Lombardo la crimintalità organizzata calabrese si è “dimostrata ‘affidabile’ e questo ha generato un impareggiabile capitale sociale fatto di contatti e relazioni. - ha proseguito - Per questo, per trovare il vero patrimonio della ‘Ndrangheta, dobbiamo essere in grado di analizzare a fondo le tendenze finanziarie andando oltre le tracce documentali su cui basava fino a qualche anno fa”.
Secondo il magistrato calabrese il vero “tesoro” della ‘Ndrangheta non sono tanto i beni che vengono posti sotto sequestro, in quanto “i grandi capitali non saranno mai direttamente spendibili o collocabili sul mercato senza passare da complesse operazioni di ripulitura". Lombardo ha poi precisato che "non può sopravvivere un sistema criminale che non sia in grado di produrre profitti a favore delle sue articolazioni di più basso livello, perché le ricadute economiche verso il territorio d’origine e ‘i soldati’ sono indispensabili per generare consenso e reclutare forze nuove. - ha continuato il pm - Ma i picciotti di Reggio Calabria, di San Luca o di Rosarno, come di altri territori in Italia o all’estero, dell’enorme ricchezza che arriva dal traffico di droga intravedono solo gli spiccioli”.
Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria ha poi spiegato

Leggi tutto: IL PM LOMBARDO: "MAFIE GRAVE MINACCIA PER SISTEMA ECONOMICO MONDIALE. ALTERANO GLI EQUILIBRI DEL MERCATO"

 

OUR VOICE, RENUNCIA PINERA

di Matias Guffanti - Video
Dopo 30 anni di politiche restrittive nei confronti delle fasce meno abbienti e a tutto vantaggio delle famiglie più ricche del Paese il popolo cileno, capitanato dagli studenti e dai movimenti sociali si è recentemente ribellato all'attuale Presidente Sebastiàn Piñera. Una rivolta esplosa in seguito all'aumento del prezzo della metro, solo la scintilla che ha scatenato la reazione dei manifestanti scesi in strada per chiedere la fine del modello neoliberista attuato da diversi governi - sia di destra che di sinistra - dai tempi della dittatura di Augusto Pinochet fino ai giorni nostri.
Già da qualche tempo infatti gli studenti, in segno di protesta, avevano iniziato ad utilizzare la metropolitana senza pagare il biglietto, mentre in differenti zone della città si erano registrati anomali incendi e saccheggi nei centri commerciali. Episodi per i quali erano state ritenute responsabili le forze di sicurezza, ma che in seguito allo scoppio della protesta erano stati strumentalizzati al fine di giustificare la grande repressione messa in atto contro i manifestanti.
Anche i “cacerolazos” - caratteristici delle proteste in Sudamerica, che esprimono il loro pacifico dissenso e chiedono condizioni di vita più dignitose percuotendo coralmente comuni oggetti da cucina - si sono fatti subito sentire in tutto il Cile. Tanto che il governo ha deciso di rispondere con ancor maggiore violenza e repressione.

Leggi tutto: OUR VOICE, RENUNCIA PINERA

 

CILE: DOPO LE PROTESTE CANCELLATO IL SUMMIT SUL CLIMA E VERTICE APEC

 

Ad annunciarlo lo stesso Presidente Piñera
di AMDuemila
Il Cile non ospiterà più la conferenza globale sul clima in dicembre e il summit Asia-Pacifico a metà novembre. Lo ha detto il presidente cileno Sebastian Piñera, spiegando che di fronte alle proteste di questi giorni la sua priorità è affrontare le richieste dei cittadini. E' "con profondo dolore" che il Cile ha deciso di non ospitare più i due summit internazionali, ha detto Piñera in un incontro con la stampa al palazzo de la Moneda. "Date le difficili circostanze che sta vivendo il nostro Paese", ha affermato Piñera, il nostro governo intende concentrarsi "in primo luogo sul ristabilimento dell'ordine pubblico, la sicurezza delle città e la pace sociale, come secondo punto nel dare impulso con tutta la forza e l'urgenza necessarie ad una nuova agenda sociale che risponda alle principali richieste dei nostri cittadini, e infine ad avviare un profondo processo di dialogo per ascoltare i nostri compatrioti".

Leggi tutto: CILE: DOPO LE PROTESTE CANCELLATO IL SUMMIT SUL CLIMA E VERTICE APEC

 

SPAZIO APERTO PROGRAMMA RADIOFONICO DELLA RETE SAIUZ

INTERVISTA A GAETANO PEDULLA'

DOPO LA SUA IMPORTANTE ESPERIENZA MISTICA, OGGI GAETANO SI DEDICA AD AIUTARE IL PROSSIMO IN DIFFICOLTA' NELLE VARIE FASI DELLA VITA.

www.radiosaiuz.it

www.ondaradio.net

 

 

RADIO MONUMENTAL AM 1080 KHZ OSPITI GLI OUR VOICE

Entrevista en el programa En la Voz, que se emite de lunes a viernes de 14 a 16 hs. por Radio Monumental 1080 AM de la ciudad de Asunción, Paraguay.

Si parla anche del brutale assassino del noto Giornalista corrispondente di Antimafia Duemila nostro amico Pablo Medina,

www.antimafiaduemila.com

 www.ourvoice.it

 

   

IN PRIMO PIANO, PALESTINA: ASSASSINATO IL GIOVANE RAED, AVEVA 25 ANNI

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

Ucciso al Checkpoint di Jbara
di AMDuemila

Questa sera intorno alle ore 19 nei territori palestinesi occupati, il giovane Raed Al Bahre (25 anni) del villaggio di Kufr Zebad (in provincia di Tulkarem) è stato brutalmente assassinato dalle forze di sicurezza israeliane con dei colpi di fucile. Raed si era recato nei pressi del checkpoint di Jbara a Tulkarem per consegnare in dono delle olive alla nonna, che abita al di là del muro nella città di Tira, lasciandole alle nipoti di quest'ultima. Il giovane, dopo aver consegnato il dono, è stato inspiegabilmente fermato da alcuni soldati israeliani che lo hanno accusato di stringere in mano un coltello. L'esercito ha quindi fatto fuoco lasciando per terra il cadavere senza chiamare i soccorsi. Fonti rivelano che il giovane non era in possesso di alcuna lama. Il corpo è ancora in mano dell'autorità israeliana ed ai famigliari al momento è stato impedito di vederlo. L’esecuzione a sangue freddo di Raed non è un caso isolato ma una pratica diffusa lungo i checkpoint o durante un controlli di esercito e polizia israeliani. L’ultima vittima fu una donna al checkpoint di Qalandiya, il 18 settembre scorso. Il caso peggiore fu il 21 marzo scorso quando quattro palestinesi furono uccisi in 24 ore. Secondo Amnesty International, e altre associazioni per i diritti umani, solamente nell’ultimo anno sono centinaia i casi come questo, dove l’esercito israeliano, in territorio occupato, agisce con eccessivo uso della forza, fino ad assassinare, contro civili palestinesi disarmati o che non presentano una minaccia per i soldati o per chiunque altro.

 

   

LE CAMICIE NERE ISRAELIANE

di Giorgio Bongiovanni
Si chiamava Raed Al Bahre aveva 25 anni ed era palestinese. Raed viveva a Kufr Zebad, un piccolo villaggio di 1500 anime sulle aspre collinette della provincia di Tulkarem dove lavorava insieme al padre e ai fratelli nella tipografia di famiglia. Ieri sera, intorno alle ore 19, Raed si era recato al Checkpoint di Jbarah dove ad attenderlo c’era la cugina. Raed le stava consegnando delle olive come dono per sua nonna che vive a Tira, in Israele (al di là del muro di separazione). Lì dove le fertili terre palestinesi hanno preso il posto dei palazzi in cemento costruiti dalle mani israeliane neocolonialiste. Un regalo per quella donna anziana che lo ha cullato da piccolo e che a causa dell’occupazione e dell’avanzare degli anni non ha potuto veder crescere come una nonna dovrebbe poter fare con il proprio nipote. Un umile gesto di amore. L’ultimo, a dire la verità. Sì perché Raed è stato inspiegabilmente fermato dalle forze di sicurezza israeliane al checkpoint che, insospettite, lo hanno accusato di tenere in mano un coltello. I soldati hanno quindi fatto fuoco esplodendo diversi colpi. Il ragazzo si è accasciato a terra ed è morto dissanguato, l’esercito infatti non ha chiamato i soccorsi, lasciando che morisse in un lago di sangue. Una volta deceduto si sono limitati a coprire il cadavere con un sacco nero, quelli che in genere si usano per la spazzatura. al bahre raed assassinioCome un cane Raed è stato assassinato dai criminali fascisti del cosiddetto Stato di Israele. Uno Stato che si identifica come messianico, voluto da Dio. Un Dio tiranno, indifferente verso i deboli, verso i perseguitati, adorato dagli israeliani come lo adorava Hitler. Questo è oggi Israele. “L’unica democrazia del medio oriente”, come la descrive la stampa occidentale. Una farsa. A ben vedere, con determinati atti, si rivela essere una democrazia governata da assassini, fanatici, che così facendo sputano sulla parola del Signore, da loro così “rispettato” e “adorato”.
Esprimiamo la nostra solidarietà alla famiglia e ai nostri cronisti di ANTIMAFIADuemila Karim El Sadi e Jamil El Sadi, parenti della giovane vittima. E’ stata una coincidenza che un nostro cronista condivida un legame di parentela con il martire, non siamo complottisti o demagoghi, non è stato uno sfregio alla nostra redazione. Semmai, nel segreto delle preghiere per chi è credente, cercheremo di capire perché accadano queste cose. Quella che invece non può essere definita una coincidenza è la modalità in cui è caduto vittima il povero ragazzo. Un modus operandi adottato più e più volte da Israele. L’esecuzione a sangue freddo di Raed, infatti, non rappresenta un caso isolato ma risulta essere una pratica particolarmente diffusa lungo i checkpoint o durante i controlli di esercito e polizia israeliani.netanyahu flag isra naz Prima di ieri l’ultima vittima era stata una donna, al checkpoint di Qalandiya, il 18 settembre scorso. Il caso peggiore era avvenuto il 21 marzo scorso quando quattro palestinesi furono uccisi in 24 ore. Secondo Amnesty International ed altre associazioni per i diritti umani solamente nell’ultimo anno sono centinaia i casi come questo, dove l’esercito israeliano, in territorio occupato, ha agito (e continua ad agire) con eccessivo uso della forza contro civili palestinesi disarmati o che non rappresentano una minaccia per i soldati o per chiunque altro.
Ci auspichiamo, in futuro, che l’Europa intervenga con determinazione contro la tirannia dello stato israeliano affinché la popolazione palestinese possa finalmente respirare aria di libertà.

ARTICOLI CORRELATI

Palestina: assassinato il giovane Raed, aveva 25 anni

 

   

GR SPAZIO APERTO - EDIZIONE SPECIALE

ASSASSINATO IN PALESTINA UN RAGAZZO DI APPENA 25 ANNI CUGINO DI KARIM DEL GRUPPO OUR VOICE.

IN COLLEGAMENTO TELEFONICO KARIM.

 

A SEGUIRE LE ALTRE NOTIZIE DI CRONACA DAL FRIULI V.G. IN COLLABORAZIONE CON TELEFRIULI DI UDINE

www.telefriuli.it

 

REGIA CENTRALE ROSARIO MORENO

IN STUDIO MASSIMO BONELLA

 

   

ECCO I NOMI DEI MANDANTI ESTERNI DELL'ASSASSINIO DEL NOSTRO AMICO PABLO MEDINA


 

Questa sera, in Paraguay, dibattito e spettacolo teatrale “Democracia?” - Diretta streaming!
di Giorgio Bongiovanni e Matías Guffanti

Questa sera, alle ore 24 italiane (alle 19 in Paraguay), ad Asunción, all'Auditorio Ruy Díaz de Guzmán de la Manzana de la Rivera, Ayolas 129 c/ El Paraguayo Independiente, andrà in scena lo spettacolo teatrale del Movimento Culturale Internazionale "Our Voice", dal titolo "Democracia?". L'opera sarà seguita da un dibattito, visibile in streaming nel nostro sito, sui temi della mafia e dell'antimafia, interamente dedicato alla memoria del giornalista paraguaiano Pablo Medina, corrispondente di ABC Color. Un nostro amico, prima ancora che collega. Con la nostra testata è stato autore di numerose inchieste sul narcotraffico in Paraguay.
Il 16 ottobre 2014 è stato ucciso insieme all'assistente Antonia Almada.

 

Dopo cinque anni di indagini giornalistiche, di indizi probatori, investigazioni della polizia e della magistratura i contorni di quel delitto sono sempre più delineati ed abbiamo un quadro chiaro sul perché, e da chi, è stato ucciso Pablo Medina. Nel dicembre 2017 una parte di verità è stata svelata con la condanna di Vilmar “Neneco” Acosta, ex sindaco di Ypejhú e mandante del doppio omicidio, a 39 anni di carcere. Uno dei killer, Flavio Acosta, nipote dell’ex sindaco, si trova detenuto in una prigione del Brasile. Nel frattempo il fratello di Vilmar, Wilson, sospettato di essere anche lui autore materiale del duplice omicidio, è ancora latitante probabilmente per quei segreti che può detenere sulle complicità istituzionali e su quei mandanti esterni che hanno permesso l'esecuzione.
Ma il livello delle complicità è ancora più alto. E' un fatto noto che il Paraguay è a tutti gli effetti un Narco-Stato. Per fortuna ci sono anche figure e funzionari di Stato che cercano di contrapporsi a questo sistema, come il Ministro Segretario Esecutivo della Segreteria Nazionale Antidroga del Paraguay (SENAD), Dr. Arnaldo Giuzzio, che ai nostri microfoni ha confermato come "la 'Ndrangheta è presente in Paraguay", ma la lotta resta impari.

Rispetto a certi fenomeni i politici di questo Paese, nella migliore delle ipotesi, sono deboli, omertosi e silenziosi. Nella peggiore la politica, fino ad arrivare al Presidente della Repubblica, è compromessa e corrotta con il lato più oscuro del Potere.
Cinque anni dopo il delitto è ora di dire basta, di fare i nomi dei responsabili e di tutti coloro che in qualche maniera hanno permesso che il corpo di Pablo fosse crivellato di colpi.
Responsabilità che raggiungono il magnate Horacio Cartes, già Presidente della Repubblica che controlla l'economia del Paese e che ha avuto fortissimi legami con i clan del narcotraffico.
Ma responsabile è stato anche il direttore di “ABC Color”, Aldo "Acero" Zuccolillo (oggi deceduto, ndr) che tolse la scorta privata, fino a quel momento garantita dal giornale, a Pablo Medina pochi giorni prima della sua morte, offrendo così una sponda ai killer per assassinare il giornalista.
Qui pubblichiamo una fotografia inedita di Zuccolillo in compagnia dell'ex dittatore del Paraguay Alfredo Stroessner. Dimostrazione di una certa vicinanza a certi ambienti di Potere. Questa sera parlerò di questi argomenti, senza sconti, facendo nomi e cognomi.

ARTICOLI CORRELATI

Pablo Medina, morte di un giusto (Dossier/Documentario)

 

 

   

ECCO I NOMI DEI MANDANTI ESTERNI DELL'ASSASSINIO DEL NOSTRO AMICO PABLO MEDINA

 

Questa sera, in Paraguay, dibattito e spettacolo teatrale “Democracia?” - Diretta streaming!
di Giorgio Bongiovanni e Matías GuffantiQuesta sera, alle ore 24 italiane (alle 19 in Paraguay), ad Asunción, all'Auditorio Ruy Díaz de Guzmán de la Manzana de la Rivera, Ayolas 129 c/ El Paraguayo Independiente, andrà in scena lo spettacolo teatrale del Movimento Culturale Internazionale "Our Voice", dal titolo "Democracia?". L'opera sarà seguita da un dibattito, visibile in streaming nel nostro sito, sui temi della mafia e dell'antimafia, interamente dedicato alla memoria del giornalista paraguaiano Pablo Medina, corrispondente di ABC Color. Un nostro amico, prima ancora che collega. Con la nostra testata è stato autore di numerose inchieste sul narcotraffico in Paraguay.
Il 16 ottobre 2014 è stato ucciso insieme all'assistente Antonia Almada.


   

POPOLI INDIGENI: 500 ANNI DI LOTTA, ADESSO BASTA!

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 (Da Antimafia Duemila online)

di Marta Capaccioni - Foto
Intervista a Derlis Lopez, leader della comunità Takua'i

Loro, i popoli nativi, erano in armonia con il Sole, la Terra e la Luna. Ascoltavano il cinguet-tio degli uccelli e aspettavano il loro ritorno per la primavera. Sorridevano agli animali e li accarezzavano come bambini. Respiravano all’unisono con gli alberi e il vento. Tutto gioiva nel veder danzare le loro grandi piume colorate. Tutti s’inchinavano davanti alla loro saggezza.
Nessuno si era mai permesso di turbare la pace e la tranquillità che avevano trovato nelle loro case e nelle loro comunità. Ma poi arrivarono, arrivarono in quel fatidico 1492, cavalcando, con cappello e grandi stivali, agitando corde e puntando i fucili contro tutto ciò che appariva ai loro occhi nemico. Una pallottola contro una pietra. Le due Americhe si tinsero di rosso, si bagnarono di un sangue puro e la terra pianse per il dolore. Tribù per tribù, sterminarono e distrussero. Tenda per tenda, saccheggiarono e incendiarono. Piuma per piuma, violentarono e uccisero.
Sono ormai più di 500 anni che i popoli nativi americani combattono per i loro boschi, per le loro terre e per la loro vita. È una lotta che continua ancora oggi, contro il nuovo impero. Un impero che, nonostante abbia cambiato colore o bandiera, è rimasto spietato come nel passato.
Questo sta succedendo anche in Paraguay, dove le popolazioni indigene, insieme a centi-naia di contadini, vengono ogni giorno brutalmente espropriate dai loro territori. Non è ri-masto più nulla: non ci sono foreste, non c’è biodiversità, non ci sono più quegli unici paesaggi invidiati dal mondo intero. Rimangono solo distese di campi, campi di soia, di marijuana e di grano, campi intensivamente sfruttati dall’oligarchia potente che governa e dalle multinazionali statunitensi.
Il paese infatti, non appartiene al popolo paraguayo, ma al 2% dell’intera popolazione, che in poche parole, si riduce a qualche migliaio su 7 milioni di abitanti. Il popolo paraguayo è schiavo all’interno di una grande casa, di proprietà di qualcun altro.

Leggi tutto: POPOLI INDIGENI: 500 ANNI DI LOTTA, ADESSO BASTA!

   

INTERVISTA A GIORGIO BONGIOVANNI SU RADIO NANDUTI

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

UN SEGNO INEQUIVOCABILE, GIORGIO BONGIOVANII IN PARAGUAY
ADDITANDO L'ANTICRISTO

Memorabile intervista a Giorgio Bongiovanni, dure parole del Cielo a Radio Ñandutí

Di Jean Georges Almendras, da Asuncion, Paraguay - 13 ottobre 2019

Il linguaggio giornalistico si accolla il peso delle frivolezze del mondo consumistico.

Carica le noxae di una professione che fa onore alla libertà, ma a volte, (con frequenza quasi demoniaca), aliena e sovverte le verità umane e le verità della fede. Sgambetti propri di un attore sistemico famoso che opera a viso scoperto dalle redazioni dei quotidiani, dai canali televisivi, dagli studi di emittenti radio, ed in questo tempo anche dalle molteplici reti sociali. Ciononostante, non tutti i lavoratori dei mezzi di diffusione si sono lasciati fagocitare dalla superficialità, dal consumismo mediatico o dall'ignoranza. Nel mondo ci sono ancora delle palesi eccezioni.

Una di queste eccezioni, e lo dico sinceramente senza fanatismi né estrosità giornalistiche, è stata (e lo è ancora) la giornalista Mariana Rubín, conduttrice del programma "En la Mira" di radio Nañdutí, di Asuncion, Paraguay, persona saggia e di fede che ci ha aperto i microfoni del suo programma quotidiano. A noi che alla lotta sociale, uniamo come indiscussa fonte ispiratrice della nostra attività di rivoluzionari della spiritualità, la vita nel cosmo, le profezie mariane - in particolare quella di Fatima - il ritorno di Cristo, i segni dei tempi e l'opera spirituale di Giorgio Bongiovanni, opera di cui facciamo parte, come operatori. Operatori del Cielo, perché è questo che siamo, affinché l'uomo "sia libero, ma libero davvero" come disse Cristo.

Mariana Rubín, in Paraguay, ha sempre ospitato nel suo programma Omar Cristaldo, uno storico punto di riferimento spirituale dell'Opera del Cielo alla Terra, del Paraguay; e in questo mese di ottobre, che per noi scorre frenetico, ci ha invitato nuovamente negli studi di Radio Ñandutí, per parlare in in maniera approfondita della Profezia di Fatima, del Cosmo abitato e del ritorno del Cristo, come preambolo della conferenza pubblica che si terrà martedì 15 ottobre, alle 18:00, presso l'auditorium dell’Hotel Guaranì, nel centro di Asunción, con ingresso libero. Saranno presenti come relatori Giorgio Bongiovanni e Pier Giorgio Caria, entrambi preparati dal Cielo, per illuminare e richiamare le anime che desiderano conoscere la Verità "come duemila anni fa”. Giorgio Bongiovanni parlerà del suo padre spirituale Eugenio Siragusa, della sua esperienza mistica, delle sue stigmate, delle sue esperienze di contatto con gli Esseri di Luce, dei suoi incontri con la Vergine e con Cristo, e del ritorno di Cristo. Pier Giorgio Caria parlerà delle sue investigazioni sulla realtà extraterrestre (con approfondimenti sulle prove documentali del contattato Antonio Urzi) e delle ragioni per le quali dobbiamo mettere in relazione la presenza dei fratelli del Cosmo con il messaggio spirituale, con i messaggi di Giorgio Bongiovanni e con l'annuncio del ritorno di Cristo.

Le mie parole, a questo punto, sono superflue; più importanti quelle della conduttrice Mariana che presenta Giorgio Bongiovanni, come ospite principale del programma; le parole di Omar Cristaldo, introducono l'intervista, e infine le parole di Giorgio Bongiovanni, il nostro Maestro di Vita.

Omar Cristaldo, con la lealtà che lo caratterizza (di grande levatura come essere umano e come fratello spirituale), ha parlato dei messaggi della Vergine di Fatima, di ogni passo tracciato dal Maestro Gesù, trasportandolo nel contesto della realtà mondiale e sottolineando il significato del ritorno di Cristo e la missione di Giorgio Bongiovanni di additare e smascherare l'Anticristo, compito principale della sua missione spirituale, da quando ricevette le stigmate, nel settembre del 1989.

Il programma di Mariana Rubín offre un contributo ineguagliabile all'Opera del Cielo, trattandosi di un programma libero e senza strutture. Uno spazio radiofonico che mira a risvegliare l'uomo, non ad addormentarlo. Uno spazio radiofonico che vuole aiutarlo ad elevare la spiritualità, e ad insegnargli che anche quando c’è scetticismo o mancanza di fede, ci deve essere almeno rispetto nei confronti del credente. Che ci sia umiltà, e non la superbia dell'uomo ateo, dell'uomo materialista, dell'uomo capitalista che, prima o poi, finisce per fare il gioco della criminalità, della corruzione… dell’Anticristo.

Mariana Rubín si è espressa con consapevolezza riguardo i misteri della fede, e la presenza di esseri di altri mondi ("degli angeli di ieri e extraterrestri di oggi"), delle rivelazioni della Vergine di Fatima, delle stigmate di Giorgio Bongiovanni, della sua missione in questo terzo millennio "come messaggero del Cielo", e di Dio. Persona aperta e lo è stata ancora di più, se vogliamo, quella sera, nel suo programma “En la mira”. Una operatrice del Cielo. Semplicemente.

Giorgio Bongiovanni, per l'ennesima volta (e ne sono testimone perché ho condiviso con lui, da 30 anni, viaggi in missione per il mondo per divulgare il Messaggio del Cielo, e l'ho ascoltato innumerevole volte dire con la serenità e la pace riflesse nei suoi occhi “la mia storia di stigmatizzato inizia il 2 settembre 1989…").

È iniziata così un’intervista storica, per alcuni (specialmente per gli ascoltatori che videro Giorgio per la prima volta in Paraguay, all'inizio degli anni 90); sublime, per altri, per l'alto contenuto mistico e spirituale delle sue parole; e chiarificatrice, specialmente per chi, lontano dalla fede, ancora prigioniero delle limitazioni della paure o della mancanza di informazione, non è ancora riuscito a trovare il cammino verso Dio, benché Dio abbia trovato loro.

- Come stai Giorgio?

"Fisicamente non sto molto bene, ma interiormente mi sento bene, mi sento felice, nonostante un mondo pieno di sofferenze, mi sento felice di fare quello che faccio fino all'ultimo istante della mia vita”.

- Giorgio, in che momento inizia la tua trasformazione, l'incontro con la Vergine, le stigmate, soprattutto per i giovani che forse non ti conoscono, puoi raccontarci la tua storia, visto che sei qui, chi è Giorgio Bongiovanni?

"Tutto incominciò quando io avevo 27 anni, ora ne ho 56. Sono passati 30 anni da quel 2 settembre del 1989, quando io ero un giovane imprenditore italiano che incominciava ad avere successonegli affari. Sognavo di avere un'impresa, una famiglia, ed avere un buon guadagno di soldi per i miei figli, come il sogno americano, diciamo, e ci sono riuscito; ma nel momento migliore della mia mia carriera di imprenditore ebbi un'esperienza mistica. Sono stato sempre credente, una persona molto religiosa, grazie ai miei genitori cattolici, mi sono sempre interessato all’aspetto spirituale, al paranormale, ai miracoli, al Cosmo, ma ero uno studente, una persona che amava queste cose, per hobby, perché io avevo una professione completamente differente, vendevo accessori per scarpe di firma made in Italy".

"Un giorno ebbi un'apparizione, dal niente, un Signora molto bella, piena di luce, apparve davanti ai miei occhi. Io avevo impiegati ed impiegate, non ero una persona che tutti i giorni pensava alla religione. Ed ebbi questa visione nel mezzo del mio ufficio, nessuno dei miei impiegati vedeva niente, solamente io. Iniziò a parlarmi. Mi disse di pregare, questo si è ripetuto per diversi giorni, fino a quando mi disse di andare a Fatima, in Portogallo, un luogo sacro molto conosciuto dai credenti cattolici per la famosa apparizione di Fatima. Ed ero lì il 2 settembre, perché Lei mi aveva promesso un segno ed io che avevo un padre spirituale laico che si chiamava Eugenio Siragusa, molto conosciuto in Italia come ufologo e mistico, mi disse di avere fede e di non avere paura”.

"Quindi sono andato e tutti, me compreso, pensavamo che il segno sarebbe stata una Croce, o qualcosa che si sarebbe manifestato per dimostrare che Dio esiste, qualcosa del genere, non sapevo, non pensavo a niente; tuttavia, il segno aveva un’altra importanza, drammatica, straordinaria allo stesso tempo, ed erano le stigmate. Vidi due raggi emanare dal petto della Vergine che mi colpirono perforandomi le mani, ed iniziò ad uscire il sangue che tutta la gente che era lì a Fatima potè vedere, in particolare due amici che mi accompagnavano; e da quel momento la mia vita cambiò. Da imprenditore che ero, con un’azienda che avrebbe contato in futuro con centinaia di impiegati sono diventato un umile missionario che vive di elemosina, alla giornata" .

Sono passati 30 anni, ho avuto l'opportunità di girare il mondo, sono stato il primo italiano ad andare nella Russia comunista e mi accolsero con molto rispetto; mi diedero addirittura l'opportunità di parlare nella televisione nazionale a centinaia di milioni di russi, perché grazie a Dio, ebbi l'opportunità di conoscere il presidente Gorbachov che fu la causa della caduta del muro di Berlino. E da lì incominciai a girare il mondo parlando della Vergine di Fatima, con questi segni che tutti vedevano, sanguinando, e sottoponendomi alle visite mediche”.

"All'inizio fu molto difficile con la chiesa cattolica che mi rifiutava, non mi credevano, mi mettevano molti ostacoli; dopo 30 anni la chiesa si è convinta che sono onesto, non riconosce il miracolo, ma mi rispetta perché la mia attività non è solamente mistica; ho iniziato anche a svolgere la mia missione nella mia terra, in Sicilia e nel mondo attaccando la mafia, i narcotrafficanti, nel nome di Dio, e questo mi ha portato il rispetto da parte della chiesa, dei missionari della chiesa cattolica. Oggi sono qui in Paraguay, perché è una terra che io amo profondamente perché ho fratelli spirituali come Omar e come Almendras che viene dall'Uruguay, ed altri… Avevo un amico e fratello che si chiamava Pablo Medina, assassinato dalla mafia paraguaiana, ed era un giornalista che scriveva /per la mia rivista, perché io ho anche una rivista, in Sicilia, a Palermo, "Antimafia"; ti piace che a Palermo, la capitale della mafia, c’è una rivista che si chiama Antimafia"?

- E… sembra complicato la rivista in un posto come quello…

"Eh si…, sembra complicato ma sono felice; e se mi ammazzano sarò ancora più felice”.

- Mi sembra molto interessante tutta la trasformazione, il cambiamento della tua vita come tu lo racconti; la Vergine di Fatima, oltre a darti le stigmate, comunica con te, ti parla dei misteri, perché tu fai sempre questa lotta, impartendo giustizia, rimarchi molto il tema del narcotraffico…Hai un messaggio specifico, politico, della Vergine?

"Si, ce l'ho, della Vergine ed anche di Cristo; il primo è che la Vergine mi promise, e anche Cristo stesso, che Lui ritornerà concorde alla profezia del vangelo che parla della Seconda Venuta del Cristo per giudicare il mondo”.

- Perché dici la Vergine “mi promise"?

“Mi promise nel senso che annunciò la prossima Seconda Venuta di Cristo sulla terra. La ragione per la quale faccio la lotta contro la mafia è per questo motivo; perché la Vergine mi spiegò che l'anticristo, Satana, il demonio, ha molti adepti; e sono i narcotrafficanti, i mafiosi, i politici corrotti, gli ecclesiastici corrotti e pedofili, i grandi potenti della terra, i potenti del Paraguay stesso, perché solamente demoni, anticristi, esseri cattivi possono permettere che un paese bello come il Paraguay possa avere gente che vive nella miseria, che non ha da mangiare, mentre pochi potenti hanno cento, mille volte di più della gente; e sono i potenti politici, corrotti, mafiosi, questi sono demoni, e la Vergine mi indicò contro chi dovevo fare la lotta e minacciare tutti che la giustizia di Dio avrebbe colpito molto forte come fece con il diluvio universale. Questa è la mia missione finale, affinché il popolo paraguaiano - in questo caso mi trovo in Paraguay ma mi riferisco a tutto il pianeta - deve avere la speranza che Dio esiste e farà giustizia, e i potenti non avranno perdono, compresi quelli di questo nostro caro paese, il Paraguay, che noi amiamo”.

Leggi tutto: INTERVISTA A GIORGIO BONGIOVANNI SU RADIO NANDUTI

   

AMPIO SPAZIO PER OUR VOICE A RADIO NANDUTY DI ASUNCION

di Jean Georges Almendras - Foto
Bellissima atmosfera ed un’accoglienza che ci ha lusingato e ci ha permesso di esprimere noi stessi liberamente e spontaneamente. Siamo stati ospiti nel programma "Tiempo libre" di Radio Ñanduti di Asuncion condotto da Santiago Montes, maestro di cerimonia che ha coordinato un incontro inedito traboccante di simpatia.
Per quasi 60 minuti i giovani di Our Voice ed i redattori di Antimafia Dos Mil si sono rivolti a un’audience particolare, guidati in modo egregio da un professionista della comunicazione.
Lui ha curato personalmente l'intervista rendendo l’incontro coinvolgente e partecipativo. Si è parlato di teatro, della storia di Our Voice, dei problemi del mondo, dell’assassinio del giornalista Pablo Medina, della democrazia in cui viviamo (che poi tanta democrazia non è), e dell'opera teatrale "Democrazia"? che Our Voice porterà in scena all'auditorium della Manzana de la Rivera, mercoledì prossimo 16 ottobre alle ore 19.
Sonia Tabita Bongiovanni, direttrice e fondatrice di Our Voice, ha approfondito con il temperamento e la convinzione dei suoi giovani anni l'anima del Movimento, dalle sue origini fino ai nostri giorni.
Matías Guffanti, coordinatore di Our Voice per il Sudamerica, ha parlato degli ideali del Movimento.
La figlia di Pablo Medina, Dyrsen, membro di Our Voice, ha ricordato e reso omaggiò a suo padre, facendo anche una profonda analisi del contesto criminale e politico attorno alla morte di suo padre. Un'analisi profonda, convincente e coerente.
Da parte nostra abbiamo messo in evidenza l'arte teatrale di Our Voice in sé, affrontando anche la realtà sociale e politica del Paraguay e della regione, sintetizzando in questo modo l’essenza della sceneggiatura preparata per mercoledì prossimo.
Molti altri interventi hanno arricchito la serata di “Tiempo libre”. Patricio, Marta e Stefano. Ognuno ha dato il proprio contributo, in italiano o spagnolo, sempre con sorrisi e buon umore. Era presente anche Jorge Figueredo, direttore di Antimafia Paraguay, che in questa occasione non è intervenuto. Mentre Stefano scattava le foto.

Leggi tutto: AMPIO SPAZIO PER OUR VOICE A RADIO NANDUTY DI ASUNCION

   

ELEZIONI CSM, UNA FOLATA DI VENTO NUOVO

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

di Giorgio Bongiovanni
Il pm di Palermo, Nino Di Matteo, è stato eletto come consigliere per il Consiglio superiore della magistratura. Ha ottenuto 1184 voti, secondo solo al procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere, Antonio D'Amato, che ha invece raccolto 1460 preferenze sui 6799 magistrati che hanno preso parte alle elezioni suppletive che si sono svolte domenica 6 e lunedì 7 ottobre. Un risultato importante per diversi punti di vista.
Questo giornale è stato sempre critico, esprimendoci anche con toni duri ed aspri, nei confronti dell'organo di autogoverno della magistratura. Nel corso della sua storia è lungo l'elenco degli errori, delle sviste, delle maliziose persecuzioni e dei tradimenti che il Csm ha compiuto nei confronti di coloro che hanno dato la vita per la magistratura ed in nome del popolo italiano. Su tutti, basta ricordare quanto avvenne con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, oggi amati e ricordati come simboli, ma al tempo osteggiati e denigrati proprio per il loro operato.
Poi ci sono stati gli scandali sulle nomine, come quello scoperto dalla Procura di Perugia, che hanno macchiato enormemente l'intera struttura, e che hanno reso manifesto un modus operandi che, purtroppo, si ripeteva da tempo.
Per rompere lo schema era necessario un cambiamento profondo e queste nuove elezioni, che hanno seguito logiche diverse rispetto la spartizione tra correnti, dimostrano che ciò è possibile.
Va colto il dato che Nino Di Matteo era, e resta ancora oggi, tra quei candidati "indipendenti" che non fanno parte di alcuna delle "correnti" in cui è divisa la magistratura e che mai hanno partecipato all’associazionismo. E' una folata di vento nuova, positiva, quella che si respira nel momento in cui i magistrati scelgono come rappresentante qualcuno che non appartiene a quel mondo. Una scelta che viene fatta, dunque, per merito e che riconosce il lavoro svolto fin qui dallo stesso.
L'elezione di Di Matteo è dunque la vera novità, ed il segno che una grossa parte della magistratura vuole davvero una riforma del Csm che sappia andare oltre l'ideologia delle correnti e della politica.
Una riforma che potrà essere raggiunta se tutti i membri del Consiglio sapranno cogliere questi segnali.
Di Matteo e D'Amato si aggiungono a Davigo, Ardita ed altri membri già presenti all'interno del Csm, per mettere in atto una riforma dell'Organo, tanto attesa per quanto mai raggiunta.
Abbiamo seguito la campagna elettorale dei candidati ed ascoltato le relazioni che sono state presentate lo scorso 15 settembre ai membri dell'Anm. E in tutti i sedici candidati si è colta proprio la necessità di un rinnovamento all'interno del Consiglio superiore della magistratura.
E già allora Di Matteo espresse in maniera chiara come, a suo modo di vedere, al Csm sia "possibile dare una spallata al sistema invaso da un cancro".
In una lettera, inviata ai colleghi prima del voto, non ha solo approfondito il concetto ma ha espresso un'idea di grande valore etico-morale, dove a prevalere non è l'aspetto tecnico ma il piano umano-filosofico e sociale. Nella missiva si evince il desiderio del magistrato eventualmente eletto per far sì che sia messa in atto una riforma seria e concreta dall'interno del Consiglio superiore della magistratura, fermo restando l'impegno nella lotta contro la mafia che non può essere in alcun modo trascurata. Di seguito vi proponiamo la trascrizione integrale.

Leggi tutto: ELEZIONI CSM, UNA FOLATA DI VENTO NUOVO

   

UNA RAGNATELA DI POLITICI INDIZIATI NELL'ASSASSINIO DI PABLO MEDINA

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

di Jean Georges Almendras* - Foto
Si chiamava Pablo Medina, il giornalista paraguaiano ucciso all'età di 53 anni, il 16 ottobre 2014, lungo un’isolata strada vicino alla località balneare di Villa Ygatimi nella zona di Curuguaty, nel dipartimento di Canindeyú, a circa 350 chilometri da Asuncion. I sicari del narcotraffico spararono raffiche di fucile e di pistola di grosso calibro falciando la vita di Pablo. Nell'attacco criminale morì anche la sua assistente, Antonia Almada, di 19 anni. La notizia scosse e indignò la famiglia del giornalismo paraguayano. Si sentì sgomenta, oltraggiata. D’altra parte, era il 19º giornalista caduto dall’istaurazione della democrazia, dopo 35 anni di dittatura militare.
Ma il giornalismo libero paraguaiano non è stato l'unico ad essere stato colpito con le armi in America Latina, sono caduti (e continuano a cadere sotto i proiettili assassini del crimine organizzato), anche molti giornalisti messicani e centro americani. Il crimine organizzato si è diffuso (e continua ad estendersi), pericolosamente, sulle società democratiche. Alcune delle quali non sono altro che illusioni di democrazie, perché in realtà sono democrazie che non fanno altro che contribuire e facilitare ai criminali, le strade necessarie per concretare i loro affari illeciti, trasformandole in democrazie che sono il vivaio di governanti che si corrompono, in alcuni casi con i narcos, per cedere il passo ai narco Stati.
Ed a proposito di tutto questo scenario per niente incoraggiante mi sento nell'obbligo di denunciare, come una sorta di omaggio al nostro collega Pablo Medina e come istintivo meccanismo di autodifesa, di una professione che è stata oltraggiata e divorata da elementi del potere economico e politico del Paraguay perché dietro il doppio crimine di Villa Igatimi c’è una brutale ragnatela del sistema politico paraguaiano. Una rete di intrighi tesa per catturare la sua vittima: un lavoratore della stampa ed una giovane assistente le cui rispettive famiglie hanno vissuto le perdite con stoicismo ammirabile. Tutto una ragnatela di intrighi mirato a liberarsi dal nemico. Il nemico che denunciava con i suoi articoli il capo narcos della zona di Ipehjú: niente meno che il sindaco eletto per il Partito Colorado, Vilmar "Neneco" Acosta. E la sua denuncia, costante e ricorrente negli ultimi anni, è stata la causa del suo decesso.
Dopo il duplice omicidio, sia in Paraguay che oltre confine, c’era la certezza quasi assoluta che dietro ci fossero alcuni membri del sistema politico paraguaiano.
Nel novembre del 2014, appena un mese dopo il fatto di sangue, quando giornalisti italiani, argentini, uruguaiani e paraguaiani che conoscevano Pablo Medina organizzarono un evento pubblico in omaggio al collega nella Plaza de la Democracia, era ormai di dominio pubblico il fatto che la narco politica era coinvolta nel doppio assassinio. Come avvenuto con i 18 giornalisti assassinati dall’inizio della vita democratica in Paraguay. Primo tra tutti il collega Santiago Leguizamón il cui omicidio è ancora senza colpevoli, come quello di tanti altri.
Sia la cittadinanza che il giornalismo paraguaiano hanno indicato come complici della morte di Pablo e di Antonia certi personaggi della ragnatela politica installata nel Parlamento nazionale del paese fratello e in diverse posizioni politiche dell'interno del territorio guaranì. La morte di Medina, che lavorava per il giornale ABC Color, e di Antonia, quel tragico 14 ottobre 2014, scoperchiò la punta di un iceberg chiamato corruzione ai massimi livelli.

Leggi tutto: UNA RAGNATELA DI POLITICI INDIZIATI NELL'ASSASSINIO DI PABLO MEDINA

   

OUR VOICE VISITA LA CASA DEGLI ORRORI DELLA DITTATURA DI STROESSNER

 

di Jean Georges Almendras - Foto
Orrore. Orrore degli orrori. Orrori di ieri, ma anche di oggi perché sono gli orrori delle dittature militari che non si dimenticano, rimangono impressi nella nostra memoria, sebbene ci sia chi vorrebbe - ostinatamente e in maniera machiavellica - cancellarli dalla nostra memoria (dalla memoria collettiva). Come se cancellandoli (con decreti, manipolazioni politiche o sotterfugi legali), tutti quegli indescrivibili orrori svanissero dall'anima dei popoli. Dei popoli latinoamericani vittime del saccheggio, del genocidio, con particolare accanimento. Accanimento che si è scagliato su uomini, donne, bambini e bambine.
Orrore degli orrori.
Insieme ai giovani di Our Voice abbiamo visitato il "Museo della Memoria, dittatura e diritti umani", un'iniziativa promossa dalla "Fundación Celestina Pérez di Almada", a seguito della scoperta dell'Archivio del Terrore, il 22 dicembre del 1992, come strategia di lotta contro l'impunità delle violazioni dei Diritti Umani commessi nella seconda metà del secolo scorso sotto il governo dittatoriale del Generale Alfredo Stroessner, dal 1954 al 1989.
Un vecchio casolare in Via Chile 1072, al centro della città di Asuncion, rappresentò durante la dittatura militare uno degli edifici scenario degli orrori. Siamo stati lì. Ci sono venuti i brividi, perché la vibrazione del dolore è ancora percepibile in ogni punto dell'edificio. Un edificio che dall'esterno non lascia intuire gli orrori inimmaginabili vissuti tra quelle mura.
Orrore degli orrori.
In quel vecchio casolare era in funzione la Dirección Nacional de Asuntos Técnicos (DNAT). Un vecchio casolare dove l'apparato repressore del Piano Condor mise in atto la più grande tortura ai danni di circa 8.000 esseri umani che sono passati per le sue viscere. Un vecchio casolare costruito da una rinomata famiglia di Asuncion negli anni ‘30. Successivamente fu affittato al Governo di Alfredo Stroessner che installò lì la sede della Dirección Nacional de Asuntos Técnicos, un sinistro organismo con un alone di morte e di tormento. Un sinistro organismo destinato all'eliminazione degli oppositori al regime dittatoriale e di tutti coloro che erano animati da ideali del marxismo leninismo. Così dispotico. Così criminale.
Orrore degli orrori.
Siamo entrati: i giovani che non hanno vissuto nella propria carne le dittature militari e noi più anziani che abbiamo vissuto quei tempi di terrore, nei nostri paesi di residenza. Lì, le nuove generazioni hanno scoperto l’orrore. Attraverso fotografie, riportanti le rispettive storie, di desaparecidos e torturati: esseri umani in preda a delle bestie. Alla mercé della repressione. I visitatori trovano davanti ai loro occhi le stesse pareti, alcune delle stesse celle di tortura e in una vetrina gli attrezzi utilizzati per i tormenti. È un Museo della Memoria che permette veramente di addentrarsi nel passato, per conoscere nel minimo dettaglio, tutte le cose che accaddero lì. Le cose che in quei giorni tutti sapevano e le cose che in quei giorni tutti ignoravano (o occultavano), perché la repressione operava nell'ambiguità: nel silenzio, nella menzogna, nei discorsi ufficiali adornati sempre da rose e colori. Quando in realtà non c’erano né rose né colori, c’erano morti, persecuzioni e soprusi fisici bestiali.
Un vecchio casolare al cui interno (e anche all’esterno) venivano spezzate vite e schiacciati idee e diritti. Un vecchio casolare, oggi sede di un Museo, che oggi schiaffeggia il presente, affinché la memoria sia un sentiero verso la giustizia e non un sentiero che conduce all’oblio. Quell’oblio, quel voltare pagina, che in tanti si augurano. Quei tanti in uniforme e in giacca e cravatta seduti nel sistema politico, nel governo e nei balconi del potere economico.
Orrore degli orrori.

Leggi tutto: OUR VOICE VISITA LA CASA DEGLI ORRORI DELLA DITTATURA DI STROESSNER

   

ELEZIONI CSM, D'AMATO E DI MATTEO ELETTI COME CONSIGLIERI

(DA ANTIMAFIA DUEMILA)

 

di Aaron Pettinari
Sono Antonio D'Amato e Nino Di Matteo i due magistrati eletti al Consiglio superiore della magistratura alla tornata di elezioni suppletive indette dopo le dimissioni dei togati Antonio Lepre e Luigi Spina, a seguito dello scandalo che ha travolto il Csm per i fatti emersi dall'inchiesta di Perugia, anche nota come caso Palamara.
D'Amato, procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, ha avuto 1460 voti, mentre Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia ed in passato pm di punta del processo sulla trattativa Stato-Mafia, ne ha ottenuti 1184. Lo spoglio dei voti, che si è tenuto nel corso della mattinata, ha visto un lungo testa a testa tra Di Matteo e Francesco De Falco, sostituto procuratore di Napoli, giunto terzo con ben 950 voti.
A seguire, nella lista di sedici candidati che hanno concorso, sono seguiti Fabrizio Vanorio, sostituto procuratore a Napoli, 615 voti; Anna Canepa, sostituto alla Dna ed ex segretario di Magistratura democratica, che ha ottenuto 584 voti; Tiziana Siciliano procuratore aggiunto a Milano, 413 voti; Paola Cameran, sostituto procuratore generale a Venezia, 311 voti; Simona Maisto, sostituto a Roma, 163 voti; Gabriele Mazzotta aggiunto a Firenze, 151 voti; Alessandro Milita, aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, 146 voti; Grazia Errede, sostituto a Bari, 134 voti; Andrea Laurino, sostituto ad Ancona, 127 voti; Alessandro Crini, procuratore a Pisa, 105 voti; Francesco De Tommasi, sostituto a Milano, 79 voti; Anna Chiara Fasano, sostituto a Nocera Inferiore, 51 voti; Lorenzo Lerario, sostituto procuratore generale a Bari, 25 voti. Le schede bianche sono state 301, nessuna scheda nulla.
All’esito delle consultazioni elettorali, comunque, il Csm non è ancora al completo: nuove suppletive, per sostituire l’ultimo dei togati che si sono autosospesi dopo il caos nomine, Paolo Criscuoli, giudice di merito di Magistratura Indipendente, si terranno l′8 e il 9 dicembre. Entro la fine dell’anno sarà nominato anche il nuovo procuratore generale della Cassazione. Sarà il successore di Riccardo Fuzio, anche lui finito nello scandalo a seguito di un colloquio con Palamara intercettato nel corso dell'indagine. Solo a quel punto non ci saranno più sedie vacanti nella sala del plenum. Sull'elezione dei due togati è intervenuto il vice presidente del Csm David Ermini, oggi a Marsala per l'inaugurazione del nuovo Tribunale: "Bene la nomina dei due pubblici ministeri al Csm, da lunedì saremo già a lavoro in commissione. Domani penso che potranno già prendere possesso, appena rientro convocheremo la commissione verifica titoli e spero che già domani possano operare. Sicuramente da lunedì saranno in servizio. Nel fine settimana ricostituiremo le commissioni, come sapete si cambiano tutti gli anni, e abbiamo atteso la nomina dei due pubblici ministeri che da lunedì prenderanno parte ai lavori".

 

   

ERGASTOLO OSTATIVO, CASELLI: "RESTI 41 BIS, EVITIAMO CHE MAFIOSI RIPRENDANO ARMI"

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

di AMDuemila
Esentare i mafiosi ergastolani dal 41 bis "significherebbe mettere i peggiori mafiosi irriducibili in condizione di riprendere le armi, un rischio micidiale che occorre assolutamente evitare”. E’ così che si è espresso l’ex magistrato Gian Carlo Caselli in un intervento sul quotidiano il “Corriere della Sera”, riguardo la pronuncia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sull’"ergastolo ostativo”. Per l’ex capo della Procura di Palermo “sarebbe un colossale arretramento stabilire che il 41 bis non va applicato ai mafiosi ergastolani, che sono al 41 bis in quanto non pentiti e perciò ancora indissolubilmente legati (in perpetuo) alla 'casa madre’”. Secondo il presidente onorario di Libera “il problema si pone dopo che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accolto, il 13 giugno, un ricorso contro l'ergastolo ostativo per i mafiosi al 41 bis - ha spiegato - quelli più pericolosi, che non hanno scelto di pentirsi, cioè di collaborare con lo Stato riparando almeno in parte i tremendi guasti causati”. Dunque, l’eventuale decisione favorevole della Cedu all’ergastolo ostativo "comporterebbe per un numero consistente di criminali 'irriducibili' un recupero di spazi di libertà - permessi, lavoro esterno, misure alternative - che consentirebbe loro, senza troppa fatica, di darsi alla macchia e tornare a delinquere”. In conclusione Caselli ha detto che non si tratta di “cattivismo”, ma "bensì di ‘riflessioni basate sulla realtà”, ricordando anche che il 41 bis è una norma "intrisa del sangue di Falcone e Borsellino" e "ha isolato i mafiosi detenuti privandoli del sostegno del gruppo e ha spinto gran parte di loro a pentirsi".

Leggi tutto: ERGASTOLO OSTATIVO, CASELLI: "RESTI 41 BIS, EVITIAMO CHE MAFIOSI RIPRENDANO ARMI"

   

QUEI BAMBINI MAI NATI FATTI A PEZZI PER IL MERCATO

Il Governo italiano intervenga
di Giorgio Bongiovanni - Margherita Furlan

In questo articolo a firma di Margherita Furlan, che di seguito potete leggere, è possibile trovare dati specifici e spaventosi sulla "nuova moda", in voga negli Stati Uniti, di concepire un figlio per abortire, esclusivamente per fini commerciali vendendo gli organi già formati. Un situazione gravissima che avrebbe proiezioni anche in Europa e, suppostamente, anche in Italia. Le nostre domande sono rivolte al Premier Giuseppe Conte e al ministro della Salute, Roberto Speranza. Sono loro al corrente di quanto sta accadendo con il beneplacito di industrie farmaceutiche mafiose, per non dire naziste, che manovrerebbero questa spaventosa azione criminale cinica e sadica? Sono stati presi provvedimenti nel nostro Paese per verificare che nei vari istituti siano totalmente rispettate le regole? Sono state avvisate le Competenti Procure distrettuali per dare il via ad indagini e verificate le notizie di reato presenti?
Aspettiamo risposta.

Quei bambini mai nati fatti a pezzi per il Mercato


di Margherita Furlan

Negli Stati Uniti l'ultima moda si chiama “kinky”, concepire un figlio per abortire. All’Associated Press un giovane uomo ha serenamente raccontato la sua esperienza di vita: “La mia ragazza ama essere messa incinta e le piace l’aborto. Non ha mestruazioni ed è sessualmente molto attiva. Negli ultimi dieci anni abbiamo abortito sette volte".

Leggi tutto: QUEI BAMBINI MAI NATI FATTI A PEZZI PER IL MERCATO

   

Pagina 1 di 33

CONDIVIDI / SOCIAL NETWORK

Video in evidenza

Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie. Cookie Policy.