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Smog, dall’Ue nuovo processo contro l’Italia. Zanoni (PD): “Incentivi per auto ibride ed elettriche e, soprattutto, priorità al trasporto pubblico

Venezia, 7 marzo 2019

“Un deferimento annunciato. L’Unione Europea aveva mandato segnali chiari, rimasti inascoltati per troppo tempo visto che i primi ‘avvisi’ risalgono al 2015. L’Italia, purtroppo, è in testa alla classifica degli sforamenti sia di Pm10 che di biossido di azoto, No2, con la Pianura Padana che è una vera e propria camera a gas. Finora però si è fatto poco o niente, a partire dal Veneto”. Così Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente a Palazzo Ferro Fini, commenta il deferimento dell’Italia per violazione della Direttiva sulla qualità dell’aria in merito al biossido di azoto. “Troppi sforamenti e mancata adozione di misure appropriate per garantire la conformità e mantenere il periodo di superamento il più breve possibile” le ragioni alla base del provvedimento.

“Serve un cambiamento culturale e l’ammissione che siamo di fronte a un’emergenza. La Regione dovrebbe stanziare più soldi per rottamare le vetture inquinanti e incentivare il passaggio ad auto ibride o elettriche invece anche nell’ultimo bilancio ci sono solo briciole. Ci vorrebbero colonnine per la ricarica elettrica in ogni Comune: la Regione assuma un ruolo di regia e coordinamento, garantendo adeguati finanziamenti. Così come dovrebbero essere aiutate quelle eccellenze industriali locali che investono per la produzione di tecnologia utile ai veicoli elettrici ed ibridi e al fotovoltaico. Ma non c’è solo il trasporto privato - sottolinea Zanoni - Un servizio pubblico efficiente è infatti uno dei migliori alleati per combattere l’inquinamento da biossido di azoto. Invece la Regione guarda altrove: dopo anni attese e ritardi, il Sistema ferroviario metropolitano regionale (Sfmr) è stato accantonato, mentre tutti i fondi sono stati dirottati sulla Pedemontana”, protesta Zanoni.

 

“Speriamo che questo campanello d’allarme venga finalmente ascoltato, anche perché, in parallelo, c’è il deferimento alla Corte di Giustizia Europea del maggio 2018 legato alle polveri sottili. Dopo aver ricevuto una condanna nel 2012, l’Italia rischia una multa miliardaria. Ma, prima che una questione economica, è un problema sanitario: per l’Onu l’inquinamento atmosferico provoca una vittima ogni cinque secondi, ottocento morti premature ogni ora. Mi sembrano dati più che sufficienti per chiedere, a qualsiasi livello, un deciso cambio di rotta”.

 

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