Venerdì, Ottobre 20, 2017
   
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COMITATO ALLAGATI FAVARO VENETO - VENEZIA INFORMA

Favaro Veneto Oggi

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Carissimi tutti,

IN RIFERIMENTO al COMUNICATO STAMPA in allegato.  

Innanzitutto ci sembra doveroso confermare la nostra estraneità politica dichiarandoci appunto apolitici, come lo

dimostra il nostro percorso in questi tanti anni di “Partecipazione”, collaborando in tutti questi anni  per migliorare

il problema del rischio idraulico.

Per questo vogliamo, restare nel merito delle dichiarazioni fatte dal premier Matteo Renzi che annuncia, in riferimento

Al  "Sforbicia Italia" e relativa ai consorzi, pensiamo che prima di smantellare questi enti, sarà indispensabile riformare

la politica e solo allora si potrà pensare di rivedere i ruoli dei “Consorzi”…

Ricordiamoci che il problema della sicurezza idraulica nel nostro paese non è una questione da demagoghi ma è una realtà

da prendere in vera considerazione e perciò va ben studiata senza usare veloci sforbiciate, probabilmente deleterie per noi Allagati…

Grazie Cordiali saluti Fabrizio Zabeo

Rappr. Del Comitato Allagati di Favaro

COMUNICATO STAMPA :  Comitato Allagati di Favaro V.to

Leggiamo sulla stampa di oggi (7 Aprile 2014) che il Primo Ministro italiano Matteo Renzi  intende perseguire una politica di contenimento della spesa pubblica, eliminando enti pubblici o para pubblici inutili ed obsoleti.

Finiscono nel mirino di Palazzo Chigi i cosiddetti “santuari rimasti nell’ombra”: sotto tiro le spese – e gli sprechi - di quegli enti che nel tempo hanno mostrato la loro dipendenza dalla politica, come nel caso di molte imprese municipalizzate con la loro pletora di poltrone ed incarichi, o dei i Consorzi di Bonifica.

 

Si tratta di riforme, spiegano al governo, che non necessariamente hanno un effetto diretto o particolarmente significativo in termini di risparmio nella spesa pubblica. L’Europa, è la tesi riportata da Palazzo Chigi, non chiede di intervenire su qualche decimale di punto di deficit/Pil, ma di rendere il paese più “smart” ed efficiente. Ad esempio, eliminando doppioni, enti inutili, organismi che svolgono funzioni obsolete o funzioni utili ma in modo inefficiente.

Il discorso dovrebbe valere per i Consorzi di Bonifica, enti privati che gestiscono le opere pubbliche idriche nei territori, e che sono finanziati da contributi dei proprietari dei terreni e dai Comuni.

Pur condividendo gli obbiettivi di efficientemente della spesa pubblica, il Comitato allagati di Favaro esprime preoccupazione per il progressivo smantellamento di un’architettura istituzionale e di gestione del territorio che aveva nelle Province e nei Consorzi di Bonifica riferimenti importanti.

Il Comitato degli Allagati di Favaro, come le molte associazioni e cittadini che hanno animato il dibattito culturale sulla tutela del territorio in questi anni (anche all’interno del Forum per il Contratto di Fiume Marzenego – Osellino), hanno manifestato critiche al modello di governo del territorio, autoritario, dispotico, poco sostenibile, settoriale. Per questo da molto tempo ha aderito con entusiasmo alla proposta di un modello di governance del territorio, partecipato, inclusivo, sostenibile, intelligente, noto come Contratto di Fiume.

Tutto questo, tuttavia, non può prescindere dal riconoscimento dell’importante ruolo svolto dai Consorzi di Bonifica nella tutela e per la sicurezza idraulica del territorio.

Noi crediamo che i Consorzi di Bonifica debbano essere riformati: crediamo che non debba più essere un ente privato (direttamente interessato alle risorse idriche) ad occuparsi di un bene comune e prezioso quale la rete idraulica superficiale. La necessità di una riforma dell’ente ed del modello di gestione del territorio, tuttavia, non giustifica la sua abolizione.

Chi resterà a presiedere il territorio quando non ci saranno più le Province e i Consorzi?

Prima di procedere all’eliminazione dei Consorzi, si proponga un modello di governance del territorio alternativo, più efficiente, più intelligente, più sostenibile.

Auspichiamo che lo stesso processo del Contratto di Fiume diventi un’opportunità di riflessione su un nuovo modello di gestione partecipata e sostenibile del territorio.

 

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