Domenica, Luglio 22, 2018
   
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"PAOLO BORSELLINO: PEZZI MANCANTI DI UNA STRAGE ANNUNCIATA"

 

Trasmesso dal vivo in streaming il 17 lug 2018
Palermo, lunedì 17 luglio 2018 ore 20,30 presso l'Atrio della Facoltà di Giurisprudenza (via Maqueda, 172) in occasione dell'anniversario della strage di via d'Amelio avrà luogo la conferenza "Paolo Borsellino: pezzi mancanti di una strage annunciata", organizzato dall'Associazione culturale Falcone e Borsellino in collaborazione con la Rete Universitaria Mediterranea e ContrariaMente. Ventisei anni dopo la bomba che uccise il giudice Paolo Borsellino insieme agli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, due sentenze (trattativa Stato-Mafia e Borsellino quater) hanno offerto nuovi segmenti di verità su quella stagione di stragi facendo sorgere, alla luce dei numerosi pezzi mancanti, ulteriori interrogativi su una strage "annunciata". Oltre al depistaggio il quesito che resta ancora aperto è chi, dietro Cosa nostra, volle e ordinò l'eliminazione del magistrato a soli 57 giorni dalla strage di Capaci. Dopo i saluti di Giuseppe Di Chiara, professore ordinario di diritto processuale penale, e di Manfredi Germanà per Contrariamente, interverranno in qualità di relatori Antonio Ingroia, avvocato ed ex pm di Palermo; Salvatore Borsellino, fondatore del movimento Agende Rosse e fratello di Paolo Borsellino; Giorgio Bongiovanni ed Anna Petrozzi, direttore e capo redattrice di ANTIMAFIADuemila; e l'attrice Annalisa Insardà che leggerà alcuni stralci della requisitoria del processo Trattativa.
 
 
 
 

 

 

TELEIDEA CHIANCIANO

 

La mostra "Montepulciano e la Città Eterna", visitabile fino al 7 ottobre 2018 presso il Museo Civico Pinacoteca Crociani, racconta di due città a confronto Montepulciano e Roma
 
 

 

 

XXVI ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI VIA D'AMELIO - PALERMO 17-19 LUGLIO

 

 

20180711 anniversario strage via damelio palermoCome tutti gli anni dal 2009, anche quest’anno ci troviamo a Palermo insieme a Salvatore Borsellino in occasione del 19 luglio, 26° anniversario della strage in cui persero la vita Paolo Borsellino e cinque dei suoi agenti di scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli.
La manifestazione si articolerà su tre giorni con una serie di iniziative.PROGRAMMA MARTEDÌ 17 LUGLIOVia della Vetriera, 57, Palermo
ore 17 - 3° compleanno della "Casa di Paolo"-
ore 18 - 4° edizione del triangolare di calcetto "La legalità scende in campo".Facoltà di Giurisprudenza, Via Maqueda 172, Palermo
ore 20:30Convegno promosso da AntimafiaDuemila "Paolo Borsellino: pezzi mancanti di una strage annunciata".MERCOLEDÌ 18 LUGLIOore 17 - Presentazione del libro della ciclostaffetta "L’agenda ritrovata - Il diario", Prospero Editore (Cantieri culturali della Zisa sala Deseta)
ore 21 - "Acchianata" (salita) in notturna al monte Pellegrino (partenza da via D’Amelio)
ore 23 - Veglia in via D’AmelioGIOVEDÌ 19 LUGLIOParco Uditore, Palermo
ore 9 - Piantumazione di alberi in memoria di Agende Rosse (parco Uditore)Via D’Amelio Palermo
ore 15Interventi dal palco in Via D’Amelio “Le nuove generazioni respireranno il fresco profumo di libertà?”
Concorso Laura Borruso “Un giorno questa terra sarà bellissima”ore 16.58 - Minuto di silenzio
ore 18 - Presentazione del libro “La Repubblica delle Stragi”. Intervengono Salvatore Borsellino, Roberto Scarpinato, Giovanni Spinosa, Fabio Repici e Giuseppe Lo Bianco.
ore 19.30 - Video con materiale inedito “Nuove ipotesi sul furto dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino”Per accrediti stampa: Clicca qui!Fonte: 19luglio1992.com

 

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RAPPORTO ECOMAFIE, UN BUSINESS DA 14 MILIARDI

 

rapporto ecomafie 2018Nel 2017 cresciuti il numero di arresti ed inchieste
di AMDuemila
Quattordici miliardi di euro. E' questo il "fatturato" che il business delle Ecomafie è stato capace di "chiudere" lo scorso anno, con un incremento del 9,4%, secondo i dati del rapporto "Ecomafie 2018" stilato da Legambiente e presentato oggi alla Camera.
Dal traffico dei rifiuti agli abusi edilizi, ancora una volta sono stati messi in fila i danni che le criminalità organizzate mettono in atto. Osservando il dato delle Regioni emerge che la Campania è ancora una volta in testa per il numero di reati seguita da Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio. Il settore più a rischio è proprio quello dei rifiuti dove si concentra quasi un quarto dei crimini ambientali. A seguire ci sono quello degli animali e della fauna selvatica (23%), incendi boschivi (21%) e ciclo illegale del cemento e abusivismo edilizio (13%) con ben 17mila costruzioni illegali.
Di fronte a questa situazione c'è però un dato confortante, ovvero che nel 2017 c'è stata un'importante crescita nel numero di arresti per crimini contro l'ambiente e di inchieste sui traffici illegali di rifiuti come mai prima nel nostro Paese.
Infatti nel 2017 sono state avviate 76 inchieste per traffico organizzato di rifiuti (erano 32 nel 2016), con 177 arresti, 992 presunti trafficanti denunciati a cui si aggiunge il sequestro di 4,4 milioni di tonnellate di spazzatura.
E Legambiente per rendere l'immagine la paragona ad "una fila ininterrotta di 181.287 tir per 2.500 km” con fanghi industriali, polveri di abbattimento fumi, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, materiali plastici, scarti metallici, carta e cartone tra i tipi di rifiuti più trafficati.
Importanti le inchieste sviluppate dalla Dda di Brescia e Noe di Milano che ha fatto luce sulle nuove rotte del traffico di rifiuti da Sud a Nord, o ancora le inchieste condotte dalla Dda di Firenze, dalla Procura di Livorno ed i Carabinieri forestali.
Purtroppo diminuiscono solo in maniera lieve i reati sull'edilizia con 3908 infrazioni e quasi 5mila persone denunciate. Secondo Legambiente la flessione “testimonia come - dopo anni di recessione significativa - l’edilizia, e quindi anche quella in nero, abbia ricominciato a lavorare”.
Ed è proprio in questo settore che per il Presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, è necessario un nuovo impegno per "completare la rivoluzione avviata con la legge sugli ecoreati e affidare allo Stato la competenza sulle demolizioni degli abusi edilizi".
In questo momento, infatti, "solo pochi e impavidi sindaci hanno il coraggio di far muovere le ruspe, rischiando in prima persona. Più in generale, le poche demolizioni realizzate sono da attribuire al lavoro delle procure”.

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I MANDANTI ESTERNI DELLA STRAGE DI VIA D'AMELIO

 

borsellino paolo tg1 agenda rossadi Giorgio Bongiovanni
Il 19 luglio 1992, in via d'Amelio, è andata in scena una vera e propria strage di Stato. Ecco quel che è accaduto ormai 26 anni fa. Le motivazioni della sentenza della Corte d'Assise di Caltanissetta sul processo Borsellino quater mettono in evidenza i contorni del depistaggio e di quelle zone d'ombra su cui oggi è necessario far luce.
La mafia ha eseguito materialmente una parte della strage ma, possiamo dirlo, è sempre più evidente che non fosse da sola.
Quando intervistai il collaboratore di giustizia, Totò Cancemi, mi disse che “Riina è stato preso per la manina per fare le stragi”. I giudici nisseni, parlando dell'accelerazione sulla strage, appena 57 giorni dopo quella di Capaci, hanno ricordato le parole dell'ex boss di Porta nuova, il quale aveva spiegato che da giugno 1992 i "discorsi" su Borsellino diventarono più pressanti e che lo stesso capo dei capi si assumeva la responsabilità e la paternità di uccidere subito il giudice. E anche le parole del collaboratore Nino Giuffré sui sondaggi e le "tastate di polso" esterne a Cosa nostra non possono essere dimenticate.
Ed è espressamente chiarito che il magistrato palermitano "rappresentava un pesantissimo ostacolo alla realizzazione dei disegni criminali non soltanto dell’associazione mafiosa, ma anche di molteplici settori del mondo sociale, dell’economia e della politica compromessi con 'Cosa Nostra'".
Quindi, senza entrare nel merito della questione "trattativa Stato-mafia" (oggetto di altro procedimento su cui si è espressa lo scorso 20 aprile la Corte d'assise di Palermo -, i giudici scrivono che "appare incontestabile come la strage di Via D’Amelio, inserita nella complessiva strategia stragista di cui si è ampiamente riferito, oltre a soddisfare un viscerale istinto vendicativo, si proponesse il fine di “spargere terrore” allo scopo di “destare panico nella popolazione”, di creare una situazione di diffuso allarme che piegasse la resistenza delle Istituzioni, così costringendo gli organi dello Stato a sedere da 'vinti' al tavolo della 'trattativa' per accettare le condizioni che il Riina ed i suoi sodali intendevano imporre".
Come giustamente ha ricordato Saverio Lodato le sentenze di Palermo e di Caltanissetta hanno il merito di mettere alla luce le responsabilità che pezzi di Stato e delle istituzioni hanno avuto negli anni delle bombe.
Il "nodo” dei mandanti esterni si intreccia anche con la scomparsa dell'agenda rossa ed il depistaggio che è stato definito come il "più grande della storia".
I processi che si sono fin qui celebrati hanno offerto una parte della verità. E non è un caso se anche la sentenza del "quater" riprende le motivazioni del "Borsellino ter". Proprio in quest'ultimo si parla delle piste che portano al possibile collegamento tra l’accelerazione della strage di via d'Amelio e la trattativa Ciancimino-Ros dei Carabinieri; ma anche del fatto (così come riferiva sempre Cancemi) che Riina citava Berlusconi e Dell’Utri come soggetti da appoggiare "ora e in futuro", e rassicurava gli altri componenti della Cupola che fare quella strage sarebbe stato alla lunga "un bene per tutta Cosa nostra".
La motivazioni della sentenza, depositate sabato, affrontano anche il tema degli "elementi di verità" con cui è stato imboccato Scarantino chiarendo che il depistaggio, così come aveva spiegato il pm Nino Di Matteo in Commissione antimafia, era iniziato immediatamente dopo la strage (due anni prima dal momento in cui Di Matteo si era occupato delle indagini).
Una "pista" viene indicata in seno a quei Servizi di sicurezza che già il giorno dopo la strage furono coinvolti direttamente dal Procuratore capo di Caltanissetta, Gianni Tinebra. Fu lui a chiedere aiuto per le indagini all'ex numero due del Sisde Bruno Contrada. E pesano come macigni le note che lo stesso Servizio segreto civile diffuse proprio nelle prime fasi delle indagini.
La prima è quella del 13 agosto 1992 dove il Centro di Palermo comunicava alla Direzione del Sisde di Roma che “a seguito di ‘contatti informali’ con gli investigatori della Questura di Palermo, anticipazioni sullo sviluppo delle indagini relative alla strage di via d’Amelio circa gli autori del furto della macchina ed il luogo ove la stessa ‘sarebbe stata custodita prima di essere utilizzata nell’attentato'”.
Un'informazione incredibile tenuto conto della tempistica che precede di diverso tempo la comparsa sulla scena di Candura e Scarantino (ufficialmente le prime fonti di accusa che portavano in direzione della Guadagna). Poi ci sono le note del 17 ottobre '92, firmata da Lorenzo Narracci (vice capocentro del Sisde di Palermo), in cui venivano inseriti i nomi di Luciano Valenti, Roberto Valenti e Salvatore Candura; e sempre di ottobre è la nota del centro Sisde di Palermo che informò gli uffici centrali del servizio e quindi la Questura di Caltanissetta circa le parentele mafiose “importanti” di Scarantino. Tra queste non vi era solo il cognato Salvatore Profeta, uomo d’onore della famiglia mafiosa di S. Maria di Gesù ma che con Scarantino non aveva alcun legame di collaborazione criminale. L'intelligence ipotizzava, infatti, una lontana, ma mai accertata, parentela con la famiglia Madonia di Resuttana. Ci fu dunque una spinta dei Servizi verso quella falsa verità? La Corte d'Assise punta il dito contro gli investigatori ed in particolare contro l'allora Capo della Polizia, Arnaldo La Barbera, stabilendo un collegamento anche con la vicenda della sparizione dell'Agenda Rossa.
Misteri su misteri. Questi elementi, a cui si aggiungono le dichiarazioni coincidenti tra Gaspare Spatuzza e Scarantino sulle modalità del furto dell'auto e del ricovero in un garage; ma anche gli aspetti riguardanti la presenza di un uomo "non appartenente a Cosa

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NEWS - FLASH

ANOMALIE CLIMATICHE NEL MONDO CANADA E GIAPPONE.

ALCUNI GIOVANI SALVATI NELLA GROTTA IN THAILANDIA.

 

 

CITAZIONE DEL CAPO INDIANO LEON SHENANDOAH

 

Citazione del Capo indiano Leon Shenandoah


L’uomo talvolta crede di essere stato creato per dominare, per dirigere. Ma si sbaglia. Egli è solamente parte del tutto. La sua funzione non è quella di sfruttare, bensì è quella di sorvegliare, di essere un amministratore. L’uomo non ha né potere, né privilegi. Ha solamente responsabilità. Nascere uomo su questa terra è un incarico sacro. Abbiamo una responsabilità sacra, dovuta a questo dono eccezionale che ci è stato fatto, ben al di sopra del dono meraviglioso che è la vita delle piante, dei pesci, dei boschi, degli uccelli e di tutte le creature che vivono sulla terra. Noi dobbiamo prenderci cura di loro.

Tratto dal libro “Il Grande spirito parla al nostro cuore”, ed. RED

Notizia:
I Sioux sono arrivati a Washington, marcia indiana contro Trump

Video: https://www.youtube.com/watch?v=_aLFrpjQwQM

 

 

 

MIGRANTI, APPELLO DI ALEX ZANOTELLI AI GIORNALISTI ITALIANI

Pade Alex Zanotelli, missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell'Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace, ha rivolto un appello ai giornalisti italiani sul tema dei migranti

«Rompiamo il silenzio sull'Africa. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo
Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.
Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.
So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.
Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l'omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull'Africa.
È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell'Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell'Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent'anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull'Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l'Europa.

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LA MUSICA E' CAMBIATA. LO STATO DIETRO VIA D'AMELIO

 

lodato saverio cprof c paolo bassani 2018di Saverio Lodato
"È uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana". Che si poteva dire di più? Parole che non potrebbero essere più chiare. Parole che sono alla base della riapertura delle indagini su poliziotti ancora in servizio, sospettati di reati pesantissimi. Parole che definiscono un orrendo scenario sullo sfondo della strage in cui persero la vita Paolo Borsellino e uomini e donne della sua scorta. E che si spingono oltre, indicando in quell'Arnaldo La Barbera, poliziotto che guidava la task force sulle indagini, il Depistatore Principe con un ruolo diretto nella sparizione "dell'Agenda rossa".
Le motivazioni della sentenza quater su via d'Amelio, Corte d'Assise presieduta da Antonio Balsamo, giudice a latere, Janos Barlotti, andranno a fare il paio con quelle, che presto leggeremo, di Alfredo Montalto, presidente della seconda Corte d'Assise di Palermo, e di Stefania Brambille, a seguito della pesante condanna inflitta agli imputati per la Trattativa Stato-Mafia.
Cosa diranno ora i minimalisti della materia, quelli che volevano convincerci che avevamo assistito a uno stragismo straccione, frutto solo di responsabilità mafiose?
La suoneranno ancora la musichetta dei pubblici ministeri che, divorati dal protagonismo, inseguono "entità superiori", oltre Cosa Nostra, che invece non esistono in natura?
E certi storici la diranno qualche parolina per spiegarci i comportamenti di interi pezzi deviati dello Stato?
Capiranno tutti, minimalisti, storici e opinionisti del travestimento della verità, che la musica è cambiata? Che, un quarto di secolo dopo, con piede lento, la magistratura sta rimettendo ordine?
Si rassegneranno all'evidenza che non di solo Mafia fu insanguinata l'Italia?
Ne dubitiamo. Ci sono sempre sembrati troppo ostinati nell'errore, quasi avessero qualche peccatuccio da farsi perdonare.Foto © Paolo Bassani Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. La rubrica di Saverio Lodato

 

 

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