Domenica, Ottobre 20, 2019
   
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Pianeta Oggi TV - Online All News

GR SPAZIO APERTO - EDIZIONE SPECIALE

ASSASSINATO IN PALESTINA UN RAGAZZO DI APPENA 25 ANNI CUGINO DI KARIM DEL GRUPPO OUR VOICE.

IN COLLEGAMENTO TELEFONICO KARIM.

 

A SEGUIRE LE ALTRE NOTIZIE DI CRONACA DAL FRIULI V.G. IN COLLABORAZIONE CON TELEFRIULI DI UDINE

www.telefriuli.it

 

REGIA CENTRALE ROSARIO MORENO

IN STUDIO MASSIMO BONELLA

 

 

ECCO I NOMI DEI MANDANTI ESTERNI DELL'ASSASSINIO DEL NOSTRO AMICO PABLO MEDINA


 

Questa sera, in Paraguay, dibattito e spettacolo teatrale “Democracia?” - Diretta streaming!
di Giorgio Bongiovanni e Matías Guffanti

Questa sera, alle ore 24 italiane (alle 19 in Paraguay), ad Asunción, all'Auditorio Ruy Díaz de Guzmán de la Manzana de la Rivera, Ayolas 129 c/ El Paraguayo Independiente, andrà in scena lo spettacolo teatrale del Movimento Culturale Internazionale "Our Voice", dal titolo "Democracia?". L'opera sarà seguita da un dibattito, visibile in streaming nel nostro sito, sui temi della mafia e dell'antimafia, interamente dedicato alla memoria del giornalista paraguaiano Pablo Medina, corrispondente di ABC Color. Un nostro amico, prima ancora che collega. Con la nostra testata è stato autore di numerose inchieste sul narcotraffico in Paraguay.
Il 16 ottobre 2014 è stato ucciso insieme all'assistente Antonia Almada.

 

Dopo cinque anni di indagini giornalistiche, di indizi probatori, investigazioni della polizia e della magistratura i contorni di quel delitto sono sempre più delineati ed abbiamo un quadro chiaro sul perché, e da chi, è stato ucciso Pablo Medina. Nel dicembre 2017 una parte di verità è stata svelata con la condanna di Vilmar “Neneco” Acosta, ex sindaco di Ypejhú e mandante del doppio omicidio, a 39 anni di carcere. Uno dei killer, Flavio Acosta, nipote dell’ex sindaco, si trova detenuto in una prigione del Brasile. Nel frattempo il fratello di Vilmar, Wilson, sospettato di essere anche lui autore materiale del duplice omicidio, è ancora latitante probabilmente per quei segreti che può detenere sulle complicità istituzionali e su quei mandanti esterni che hanno permesso l'esecuzione.
Ma il livello delle complicità è ancora più alto. E' un fatto noto che il Paraguay è a tutti gli effetti un Narco-Stato. Per fortuna ci sono anche figure e funzionari di Stato che cercano di contrapporsi a questo sistema, come il Ministro Segretario Esecutivo della Segreteria Nazionale Antidroga del Paraguay (SENAD), Dr. Arnaldo Giuzzio, che ai nostri microfoni ha confermato come "la 'Ndrangheta è presente in Paraguay", ma la lotta resta impari.

Rispetto a certi fenomeni i politici di questo Paese, nella migliore delle ipotesi, sono deboli, omertosi e silenziosi. Nella peggiore la politica, fino ad arrivare al Presidente della Repubblica, è compromessa e corrotta con il lato più oscuro del Potere.
Cinque anni dopo il delitto è ora di dire basta, di fare i nomi dei responsabili e di tutti coloro che in qualche maniera hanno permesso che il corpo di Pablo fosse crivellato di colpi.
Responsabilità che raggiungono il magnate Horacio Cartes, già Presidente della Repubblica che controlla l'economia del Paese e che ha avuto fortissimi legami con i clan del narcotraffico.
Ma responsabile è stato anche il direttore di “ABC Color”, Aldo "Acero" Zuccolillo (oggi deceduto, ndr) che tolse la scorta privata, fino a quel momento garantita dal giornale, a Pablo Medina pochi giorni prima della sua morte, offrendo così una sponda ai killer per assassinare il giornalista.
Qui pubblichiamo una fotografia inedita di Zuccolillo in compagnia dell'ex dittatore del Paraguay Alfredo Stroessner. Dimostrazione di una certa vicinanza a certi ambienti di Potere. Questa sera parlerò di questi argomenti, senza sconti, facendo nomi e cognomi.

ARTICOLI CORRELATI

Pablo Medina, morte di un giusto (Dossier/Documentario)

 

 

 

POPOLI INDIGENI: 500 ANNI DI LOTTA, ADESSO BASTA!

 (Da Antimafia Duemila online)

di Marta Capaccioni - Foto
Intervista a Derlis Lopez, leader della comunità Takua'i

Loro, i popoli nativi, erano in armonia con il Sole, la Terra e la Luna. Ascoltavano il cinguet-tio degli uccelli e aspettavano il loro ritorno per la primavera. Sorridevano agli animali e li accarezzavano come bambini. Respiravano all’unisono con gli alberi e il vento. Tutto gioiva nel veder danzare le loro grandi piume colorate. Tutti s’inchinavano davanti alla loro saggezza.
Nessuno si era mai permesso di turbare la pace e la tranquillità che avevano trovato nelle loro case e nelle loro comunità. Ma poi arrivarono, arrivarono in quel fatidico 1492, cavalcando, con cappello e grandi stivali, agitando corde e puntando i fucili contro tutto ciò che appariva ai loro occhi nemico. Una pallottola contro una pietra. Le due Americhe si tinsero di rosso, si bagnarono di un sangue puro e la terra pianse per il dolore. Tribù per tribù, sterminarono e distrussero. Tenda per tenda, saccheggiarono e incendiarono. Piuma per piuma, violentarono e uccisero.
Sono ormai più di 500 anni che i popoli nativi americani combattono per i loro boschi, per le loro terre e per la loro vita. È una lotta che continua ancora oggi, contro il nuovo impero. Un impero che, nonostante abbia cambiato colore o bandiera, è rimasto spietato come nel passato.
Questo sta succedendo anche in Paraguay, dove le popolazioni indigene, insieme a centi-naia di contadini, vengono ogni giorno brutalmente espropriate dai loro territori. Non è ri-masto più nulla: non ci sono foreste, non c’è biodiversità, non ci sono più quegli unici paesaggi invidiati dal mondo intero. Rimangono solo distese di campi, campi di soia, di marijuana e di grano, campi intensivamente sfruttati dall’oligarchia potente che governa e dalle multinazionali statunitensi.
Il paese infatti, non appartiene al popolo paraguayo, ma al 2% dell’intera popolazione, che in poche parole, si riduce a qualche migliaio su 7 milioni di abitanti. Il popolo paraguayo è schiavo all’interno di una grande casa, di proprietà di qualcun altro.

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DAL TG DI TELEIDEA

TV REGIONALE CANALE 190.

MONTEPULCIANO, SCIOPERO DIPENDENTI AUTOGRIL

E' iniziato il periodo di agitazione per i dipendenti dell'Autogrill di Montepulciano in attesa di comprendere quale sarà il loro futuro lavorativo.

 

SPAZIO APERTO - RST SAIUZ

IN COLLABORAZIONE CON ONDA RADIO ALLNEWS DI TRIESTE

www.ondaradio.net

INTERVISTA A SARA D'ANGELO PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE VITA DA CANI ORGANIZZATRICE DI MIVEG

www.miveg.org

 

AMPIO SPAZIO PER OUR VOICE A RADIO NANDUTY DI ASUNCION

di Jean Georges Almendras - Foto
Bellissima atmosfera ed un’accoglienza che ci ha lusingato e ci ha permesso di esprimere noi stessi liberamente e spontaneamente. Siamo stati ospiti nel programma "Tiempo libre" di Radio Ñanduti di Asuncion condotto da Santiago Montes, maestro di cerimonia che ha coordinato un incontro inedito traboccante di simpatia.
Per quasi 60 minuti i giovani di Our Voice ed i redattori di Antimafia Dos Mil si sono rivolti a un’audience particolare, guidati in modo egregio da un professionista della comunicazione.
Lui ha curato personalmente l'intervista rendendo l’incontro coinvolgente e partecipativo. Si è parlato di teatro, della storia di Our Voice, dei problemi del mondo, dell’assassinio del giornalista Pablo Medina, della democrazia in cui viviamo (che poi tanta democrazia non è), e dell'opera teatrale "Democrazia"? che Our Voice porterà in scena all'auditorium della Manzana de la Rivera, mercoledì prossimo 16 ottobre alle ore 19.
Sonia Tabita Bongiovanni, direttrice e fondatrice di Our Voice, ha approfondito con il temperamento e la convinzione dei suoi giovani anni l'anima del Movimento, dalle sue origini fino ai nostri giorni.
Matías Guffanti, coordinatore di Our Voice per il Sudamerica, ha parlato degli ideali del Movimento.
La figlia di Pablo Medina, Dyrsen, membro di Our Voice, ha ricordato e reso omaggiò a suo padre, facendo anche una profonda analisi del contesto criminale e politico attorno alla morte di suo padre. Un'analisi profonda, convincente e coerente.
Da parte nostra abbiamo messo in evidenza l'arte teatrale di Our Voice in sé, affrontando anche la realtà sociale e politica del Paraguay e della regione, sintetizzando in questo modo l’essenza della sceneggiatura preparata per mercoledì prossimo.
Molti altri interventi hanno arricchito la serata di “Tiempo libre”. Patricio, Marta e Stefano. Ognuno ha dato il proprio contributo, in italiano o spagnolo, sempre con sorrisi e buon umore. Era presente anche Jorge Figueredo, direttore di Antimafia Paraguay, che in questa occasione non è intervenuto. Mentre Stefano scattava le foto.

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ELEZIONI CSM, UNA FOLATA DI VENTO NUOVO

 

di Giorgio Bongiovanni
Il pm di Palermo, Nino Di Matteo, è stato eletto come consigliere per il Consiglio superiore della magistratura. Ha ottenuto 1184 voti, secondo solo al procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere, Antonio D'Amato, che ha invece raccolto 1460 preferenze sui 6799 magistrati che hanno preso parte alle elezioni suppletive che si sono svolte domenica 6 e lunedì 7 ottobre. Un risultato importante per diversi punti di vista.
Questo giornale è stato sempre critico, esprimendoci anche con toni duri ed aspri, nei confronti dell'organo di autogoverno della magistratura. Nel corso della sua storia è lungo l'elenco degli errori, delle sviste, delle maliziose persecuzioni e dei tradimenti che il Csm ha compiuto nei confronti di coloro che hanno dato la vita per la magistratura ed in nome del popolo italiano. Su tutti, basta ricordare quanto avvenne con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, oggi amati e ricordati come simboli, ma al tempo osteggiati e denigrati proprio per il loro operato.
Poi ci sono stati gli scandali sulle nomine, come quello scoperto dalla Procura di Perugia, che hanno macchiato enormemente l'intera struttura, e che hanno reso manifesto un modus operandi che, purtroppo, si ripeteva da tempo.
Per rompere lo schema era necessario un cambiamento profondo e queste nuove elezioni, che hanno seguito logiche diverse rispetto la spartizione tra correnti, dimostrano che ciò è possibile.
Va colto il dato che Nino Di Matteo era, e resta ancora oggi, tra quei candidati "indipendenti" che non fanno parte di alcuna delle "correnti" in cui è divisa la magistratura e che mai hanno partecipato all’associazionismo. E' una folata di vento nuova, positiva, quella che si respira nel momento in cui i magistrati scelgono come rappresentante qualcuno che non appartiene a quel mondo. Una scelta che viene fatta, dunque, per merito e che riconosce il lavoro svolto fin qui dallo stesso.
L'elezione di Di Matteo è dunque la vera novità, ed il segno che una grossa parte della magistratura vuole davvero una riforma del Csm che sappia andare oltre l'ideologia delle correnti e della politica.
Una riforma che potrà essere raggiunta se tutti i membri del Consiglio sapranno cogliere questi segnali.
Di Matteo e D'Amato si aggiungono a Davigo, Ardita ed altri membri già presenti all'interno del Csm, per mettere in atto una riforma dell'Organo, tanto attesa per quanto mai raggiunta.
Abbiamo seguito la campagna elettorale dei candidati ed ascoltato le relazioni che sono state presentate lo scorso 15 settembre ai membri dell'Anm. E in tutti i sedici candidati si è colta proprio la necessità di un rinnovamento all'interno del Consiglio superiore della magistratura.
E già allora Di Matteo espresse in maniera chiara come, a suo modo di vedere, al Csm sia "possibile dare una spallata al sistema invaso da un cancro".
In una lettera, inviata ai colleghi prima del voto, non ha solo approfondito il concetto ma ha espresso un'idea di grande valore etico-morale, dove a prevalere non è l'aspetto tecnico ma il piano umano-filosofico e sociale. Nella missiva si evince il desiderio del magistrato eventualmente eletto per far sì che sia messa in atto una riforma seria e concreta dall'interno del Consiglio superiore della magistratura, fermo restando l'impegno nella lotta contro la mafia che non può essere in alcun modo trascurata. Di seguito vi proponiamo la trascrizione integrale.

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UNA RAGNATELA DI POLITICI INDIZIATI NELL'ASSASSINIO DI PABLO MEDINA

 

di Jean Georges Almendras* - Foto
Si chiamava Pablo Medina, il giornalista paraguaiano ucciso all'età di 53 anni, il 16 ottobre 2014, lungo un’isolata strada vicino alla località balneare di Villa Ygatimi nella zona di Curuguaty, nel dipartimento di Canindeyú, a circa 350 chilometri da Asuncion. I sicari del narcotraffico spararono raffiche di fucile e di pistola di grosso calibro falciando la vita di Pablo. Nell'attacco criminale morì anche la sua assistente, Antonia Almada, di 19 anni. La notizia scosse e indignò la famiglia del giornalismo paraguayano. Si sentì sgomenta, oltraggiata. D’altra parte, era il 19º giornalista caduto dall’istaurazione della democrazia, dopo 35 anni di dittatura militare.
Ma il giornalismo libero paraguaiano non è stato l'unico ad essere stato colpito con le armi in America Latina, sono caduti (e continuano a cadere sotto i proiettili assassini del crimine organizzato), anche molti giornalisti messicani e centro americani. Il crimine organizzato si è diffuso (e continua ad estendersi), pericolosamente, sulle società democratiche. Alcune delle quali non sono altro che illusioni di democrazie, perché in realtà sono democrazie che non fanno altro che contribuire e facilitare ai criminali, le strade necessarie per concretare i loro affari illeciti, trasformandole in democrazie che sono il vivaio di governanti che si corrompono, in alcuni casi con i narcos, per cedere il passo ai narco Stati.
Ed a proposito di tutto questo scenario per niente incoraggiante mi sento nell'obbligo di denunciare, come una sorta di omaggio al nostro collega Pablo Medina e come istintivo meccanismo di autodifesa, di una professione che è stata oltraggiata e divorata da elementi del potere economico e politico del Paraguay perché dietro il doppio crimine di Villa Igatimi c’è una brutale ragnatela del sistema politico paraguaiano. Una rete di intrighi tesa per catturare la sua vittima: un lavoratore della stampa ed una giovane assistente le cui rispettive famiglie hanno vissuto le perdite con stoicismo ammirabile. Tutto una ragnatela di intrighi mirato a liberarsi dal nemico. Il nemico che denunciava con i suoi articoli il capo narcos della zona di Ipehjú: niente meno che il sindaco eletto per il Partito Colorado, Vilmar "Neneco" Acosta. E la sua denuncia, costante e ricorrente negli ultimi anni, è stata la causa del suo decesso.
Dopo il duplice omicidio, sia in Paraguay che oltre confine, c’era la certezza quasi assoluta che dietro ci fossero alcuni membri del sistema politico paraguaiano.
Nel novembre del 2014, appena un mese dopo il fatto di sangue, quando giornalisti italiani, argentini, uruguaiani e paraguaiani che conoscevano Pablo Medina organizzarono un evento pubblico in omaggio al collega nella Plaza de la Democracia, era ormai di dominio pubblico il fatto che la narco politica era coinvolta nel doppio assassinio. Come avvenuto con i 18 giornalisti assassinati dall’inizio della vita democratica in Paraguay. Primo tra tutti il collega Santiago Leguizamón il cui omicidio è ancora senza colpevoli, come quello di tanti altri.
Sia la cittadinanza che il giornalismo paraguaiano hanno indicato come complici della morte di Pablo e di Antonia certi personaggi della ragnatela politica installata nel Parlamento nazionale del paese fratello e in diverse posizioni politiche dell'interno del territorio guaranì. La morte di Medina, che lavorava per il giornale ABC Color, e di Antonia, quel tragico 14 ottobre 2014, scoperchiò la punta di un iceberg chiamato corruzione ai massimi livelli.

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OUR VOICE VISITA LA CASA DEGLI ORRORI DELLA DITTATURA DI STROESSNER

 

di Jean Georges Almendras - Foto
Orrore. Orrore degli orrori. Orrori di ieri, ma anche di oggi perché sono gli orrori delle dittature militari che non si dimenticano, rimangono impressi nella nostra memoria, sebbene ci sia chi vorrebbe - ostinatamente e in maniera machiavellica - cancellarli dalla nostra memoria (dalla memoria collettiva). Come se cancellandoli (con decreti, manipolazioni politiche o sotterfugi legali), tutti quegli indescrivibili orrori svanissero dall'anima dei popoli. Dei popoli latinoamericani vittime del saccheggio, del genocidio, con particolare accanimento. Accanimento che si è scagliato su uomini, donne, bambini e bambine.
Orrore degli orrori.
Insieme ai giovani di Our Voice abbiamo visitato il "Museo della Memoria, dittatura e diritti umani", un'iniziativa promossa dalla "Fundación Celestina Pérez di Almada", a seguito della scoperta dell'Archivio del Terrore, il 22 dicembre del 1992, come strategia di lotta contro l'impunità delle violazioni dei Diritti Umani commessi nella seconda metà del secolo scorso sotto il governo dittatoriale del Generale Alfredo Stroessner, dal 1954 al 1989.
Un vecchio casolare in Via Chile 1072, al centro della città di Asuncion, rappresentò durante la dittatura militare uno degli edifici scenario degli orrori. Siamo stati lì. Ci sono venuti i brividi, perché la vibrazione del dolore è ancora percepibile in ogni punto dell'edificio. Un edificio che dall'esterno non lascia intuire gli orrori inimmaginabili vissuti tra quelle mura.
Orrore degli orrori.
In quel vecchio casolare era in funzione la Dirección Nacional de Asuntos Técnicos (DNAT). Un vecchio casolare dove l'apparato repressore del Piano Condor mise in atto la più grande tortura ai danni di circa 8.000 esseri umani che sono passati per le sue viscere. Un vecchio casolare costruito da una rinomata famiglia di Asuncion negli anni ‘30. Successivamente fu affittato al Governo di Alfredo Stroessner che installò lì la sede della Dirección Nacional de Asuntos Técnicos, un sinistro organismo con un alone di morte e di tormento. Un sinistro organismo destinato all'eliminazione degli oppositori al regime dittatoriale e di tutti coloro che erano animati da ideali del marxismo leninismo. Così dispotico. Così criminale.
Orrore degli orrori.
Siamo entrati: i giovani che non hanno vissuto nella propria carne le dittature militari e noi più anziani che abbiamo vissuto quei tempi di terrore, nei nostri paesi di residenza. Lì, le nuove generazioni hanno scoperto l’orrore. Attraverso fotografie, riportanti le rispettive storie, di desaparecidos e torturati: esseri umani in preda a delle bestie. Alla mercé della repressione. I visitatori trovano davanti ai loro occhi le stesse pareti, alcune delle stesse celle di tortura e in una vetrina gli attrezzi utilizzati per i tormenti. È un Museo della Memoria che permette veramente di addentrarsi nel passato, per conoscere nel minimo dettaglio, tutte le cose che accaddero lì. Le cose che in quei giorni tutti sapevano e le cose che in quei giorni tutti ignoravano (o occultavano), perché la repressione operava nell'ambiguità: nel silenzio, nella menzogna, nei discorsi ufficiali adornati sempre da rose e colori. Quando in realtà non c’erano né rose né colori, c’erano morti, persecuzioni e soprusi fisici bestiali.
Un vecchio casolare al cui interno (e anche all’esterno) venivano spezzate vite e schiacciati idee e diritti. Un vecchio casolare, oggi sede di un Museo, che oggi schiaffeggia il presente, affinché la memoria sia un sentiero verso la giustizia e non un sentiero che conduce all’oblio. Quell’oblio, quel voltare pagina, che in tanti si augurano. Quei tanti in uniforme e in giacca e cravatta seduti nel sistema politico, nel governo e nei balconi del potere economico.
Orrore degli orrori.

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SPAZIO APERTO - RST SAIUZ - ONDARADIO.NET - TELEPIANCAVALLO ONLINE - RADIOVALDICHIANA ONLINE

 

"SOCIETA' OGGI"

CON IL GIORNALISTA SPORTIVO STEFANO BOSCARIOL COLLEGATO DA PN.

 

ELEZIONI CSM, D'AMATO E DI MATTEO ELETTI COME CONSIGLIERI

(DA ANTIMAFIA DUEMILA)

 

di Aaron Pettinari
Sono Antonio D'Amato e Nino Di Matteo i due magistrati eletti al Consiglio superiore della magistratura alla tornata di elezioni suppletive indette dopo le dimissioni dei togati Antonio Lepre e Luigi Spina, a seguito dello scandalo che ha travolto il Csm per i fatti emersi dall'inchiesta di Perugia, anche nota come caso Palamara.
D'Amato, procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, ha avuto 1460 voti, mentre Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia ed in passato pm di punta del processo sulla trattativa Stato-Mafia, ne ha ottenuti 1184. Lo spoglio dei voti, che si è tenuto nel corso della mattinata, ha visto un lungo testa a testa tra Di Matteo e Francesco De Falco, sostituto procuratore di Napoli, giunto terzo con ben 950 voti.
A seguire, nella lista di sedici candidati che hanno concorso, sono seguiti Fabrizio Vanorio, sostituto procuratore a Napoli, 615 voti; Anna Canepa, sostituto alla Dna ed ex segretario di Magistratura democratica, che ha ottenuto 584 voti; Tiziana Siciliano procuratore aggiunto a Milano, 413 voti; Paola Cameran, sostituto procuratore generale a Venezia, 311 voti; Simona Maisto, sostituto a Roma, 163 voti; Gabriele Mazzotta aggiunto a Firenze, 151 voti; Alessandro Milita, aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, 146 voti; Grazia Errede, sostituto a Bari, 134 voti; Andrea Laurino, sostituto ad Ancona, 127 voti; Alessandro Crini, procuratore a Pisa, 105 voti; Francesco De Tommasi, sostituto a Milano, 79 voti; Anna Chiara Fasano, sostituto a Nocera Inferiore, 51 voti; Lorenzo Lerario, sostituto procuratore generale a Bari, 25 voti. Le schede bianche sono state 301, nessuna scheda nulla.
All’esito delle consultazioni elettorali, comunque, il Csm non è ancora al completo: nuove suppletive, per sostituire l’ultimo dei togati che si sono autosospesi dopo il caos nomine, Paolo Criscuoli, giudice di merito di Magistratura Indipendente, si terranno l′8 e il 9 dicembre. Entro la fine dell’anno sarà nominato anche il nuovo procuratore generale della Cassazione. Sarà il successore di Riccardo Fuzio, anche lui finito nello scandalo a seguito di un colloquio con Palamara intercettato nel corso dell'indagine. Solo a quel punto non ci saranno più sedie vacanti nella sala del plenum. Sull'elezione dei due togati è intervenuto il vice presidente del Csm David Ermini, oggi a Marsala per l'inaugurazione del nuovo Tribunale: "Bene la nomina dei due pubblici ministeri al Csm, da lunedì saremo già a lavoro in commissione. Domani penso che potranno già prendere possesso, appena rientro convocheremo la commissione verifica titoli e spero che già domani possano operare. Sicuramente da lunedì saranno in servizio. Nel fine settimana ricostituiremo le commissioni, come sapete si cambiano tutti gli anni, e abbiamo atteso la nomina dei due pubblici ministeri che da lunedì prenderanno parte ai lavori".

 

 

ERGASTOLO OSTATIVO, CASELLI: "RESTI 41 BIS, EVITIAMO CHE MAFIOSI RIPRENDANO ARMI"

 

di AMDuemila
Esentare i mafiosi ergastolani dal 41 bis "significherebbe mettere i peggiori mafiosi irriducibili in condizione di riprendere le armi, un rischio micidiale che occorre assolutamente evitare”. E’ così che si è espresso l’ex magistrato Gian Carlo Caselli in un intervento sul quotidiano il “Corriere della Sera”, riguardo la pronuncia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sull’"ergastolo ostativo”. Per l’ex capo della Procura di Palermo “sarebbe un colossale arretramento stabilire che il 41 bis non va applicato ai mafiosi ergastolani, che sono al 41 bis in quanto non pentiti e perciò ancora indissolubilmente legati (in perpetuo) alla 'casa madre’”. Secondo il presidente onorario di Libera “il problema si pone dopo che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accolto, il 13 giugno, un ricorso contro l'ergastolo ostativo per i mafiosi al 41 bis - ha spiegato - quelli più pericolosi, che non hanno scelto di pentirsi, cioè di collaborare con lo Stato riparando almeno in parte i tremendi guasti causati”. Dunque, l’eventuale decisione favorevole della Cedu all’ergastolo ostativo "comporterebbe per un numero consistente di criminali 'irriducibili' un recupero di spazi di libertà - permessi, lavoro esterno, misure alternative - che consentirebbe loro, senza troppa fatica, di darsi alla macchia e tornare a delinquere”. In conclusione Caselli ha detto che non si tratta di “cattivismo”, ma "bensì di ‘riflessioni basate sulla realtà”, ricordando anche che il 41 bis è una norma "intrisa del sangue di Falcone e Borsellino" e "ha isolato i mafiosi detenuti privandoli del sostegno del gruppo e ha spinto gran parte di loro a pentirsi".

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