Sabato, Novembre 25, 2017
   
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Pianeta Oggi TV - Online All News

IN PRIMO PIANO, IMPORTANTE INIZIATIVA DEI LICEI POLIZIANI A MONTEPULCIANO (SIENA)

 

Nel XXV anniversario delle stragi di mafia, i Licei Poliziani ospiteranno una prestigiosa tavola rotonda dedicata a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Pino Puglisi

Sabato 25 novembre alle ore 11.30 in Aula Magna

Siederanno al tavolo dei relatori il prof. Maurizio Artale (discepolo di Pino Puglisi) del Centro di accoglienza antimafia "Padrenostro" di Palermo e l'on. Presidente della Commissione antimafia della Camera Rosi Bindi.

 

 

SCARPINATO: "DOPO MORTE RIINA CAMBIA LA CUPOLA"

di AMDuemila
Per il Pg di Palermo possibile rischio di nuove guerre

Dopo la morte di Riina "o ci sarà l'investitura di un nuovo capo, nella persona di Matteo Messina Denaro, che dovrebbe però avere un riconoscimento unanime come erede e allora potrebbe stabilire nuove regole, più moderne, per Cosa Nostra. O si aprirà una fase di transizione difficile, in cui alcuni personaggi emergenti potrebbero imporre la loro leadership con azioni violente. Oppure, ancora, potrebbe essere raggiunto un accordo tra i capi più prestigiosi che potrebbero ricostituire la Commissione, stabilendo nuove regole".
E’ questo il rischio paventato dal Procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, intervistato da Il Fatto Quotidiano sui futuri scenari all’interno di Cosa nostra dopo la morte del capomafia corleonese. Secondo il magistrato “la morte di un capo assoluto e carismatico come Totò Riina determina certamente un cambio

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NUOVE MINACCE AL GIORNALISTA PAOLO BORROMETI

Il cronista dell'agenzia Agi è stato insultato da Francesco De Carolis, pluripregiudicato e fratello di Luciano, boss di Siracusa.
di AMDuemila
"Gran pezzo di merda, carabiniere, appena vedo di nuovo la mia faccia, di mio fratello, in un articolo tuo ti vengo a cercare fino a casa e ti massacro. E poi denunciami sta minchia, con le mani non c'è il carcere, pezzo di merda te lo dico già subito". Con queste parole Francesco De Carolis, pluripregiudicato e fratello di Luciano, condannato per essere uno degli "elementi di spicco del clan Bottaro-Attanasio di Siracusa", ha insultato e minacciato il giornalista e collaboratore dell'AGi Paolo Borrometi. Le minacce si sentono nell'audio pubblicato dallo stesso cronista su "La Spia.it" in seguito ad un articolo d'inchiesta in cui venivano descritti gli affari mafiosi cittadini ed i boss in libertà,

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DA ANTIMAFIA DUEMILA, CON LA MORTE DI RIINA CAMBIA COSA NOSTRA

Quando i boss dicevano di lui e Provenzano: “Se non muoiono tutti e due, luce non ne vede nessuno”
di Aaron Pettinari

La morte del Capo dei capi, Totò Riina Totò Riina, segna la fine dell’epoca dei corleonesi? Forse è troppo presto per esprimere certe considerazioni, certo è che la morte di Totò Riina apre a nuovi scenari in seno all’organizzazione di Cosa nostra. Nella relazione della Dia, relativa al periodo gennaio-giugno 2016, si metteva in evidenza come all’interno della mafia siciliana vi fosse un “clima instabile” e di “insofferenza verso il potere esercitato dalla frangia corleonese di Cosa nostra, in passato garanzia di massima coesione verticistica e la cui autorità, sebbene spesso criticata, finora non era mai stata messa apertamente in discussione”.

Che “u’ curtu”, nonostante la carcerazione al 41 bis, fosse ancora ritenuto il capo indiscusso della mafia è stato ribadito in più occasioni dagli inquirenti (così lo descrive l’ultima relazione della Dia), ma anche gli stessi boss confermavano il dato.
Nel gennaio 2015 mafiosi di primissimo piano come Santi Pullarà e Mariano Marchese, intercettati, commentavano le notizie in merito alle condizioni di salute dell’altro boss corleonese (morto nel 2016), Bernardo Provenzano: “Minchia hai visto Bernardo Provenzano...? Sta morendo... mischino...”, diceva Santi Pullara, figlio dell'ex reggente Ignazio. “E se non muoiono tutti e due, luce non ne vede nessuno... è vero zio Mario?”, chiedeva al potente e influente capomafia di Villagrazia-Santa Maria di Gesù. E questi concordava: “Lo so... non se ne vedono lustro e niente li frega... ma no loro due soli, tutto 'u vicinanzo’... era sotto a loro... Graviano, Bagarella, questo di Castelvetrano...”.

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TOTO' RIINA NON DIVENTERA' IMMORTALE, NON DIVENTERA' LEGGENDA

di Saverio Lodato
È morto, ma difficilmente diventerà Immortale.
È morto, ma difficilmente diventerà Leggenda.
E c'è, di sicuro, che è morto.
Con Totò Riina, se ne va all'altro mondo un macellaio che incuteva terrore, un sadico sanguinario che godeva nel vedere agonizzare le sue vittime, un generale dissennato che portò Cosa Nostra in un vicolo cieco. Nessuno lo rimpiangerà. Nessuno sentirà il bisogno di emulare le sue gesta. Neanche altri grandi assassini come lui. Anche il Mondo del Crimine ha un suo vago senso del pudore.
Resteranno i suoi familiari, unici sulla faccia della terra, a dirsi orgogliosi di portare il suo nome. Riuscendo, magari, a strappare anche qualche comparsata TV.
Non c'è da stupirsi,

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MORTE RIINA: SEGRETI E TRATTATIVE DIETRO UNA GUERRA NON ANCORA FINITA

di Lorenzo Baldo
“‘A morte ‘o ssaje ched’‘e? … è una livella. ‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘nu grand’ommo, trasenno stu canciello ha fatt’o punto c’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme: tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?”. Diceva bene, Antonio De Curtis, in arte Totò, con la sua straordinaria poesia “‘A livella”. E proprio quello strumento utilizzato nel campo dell’edilizia per “livellare” una superficie veniva preso come metafora della morte capace di azzerare ogni tipo di disparità esistente tra i vivi. Totò Riina, “il boia” di uno Stato che non si è limitato a guardare, è morto stanotte. ‘A livella è arrivata anche per lui che da carnefice si ritrova ad essere giudicato di fronte alle vittime della sua furia omicida. Quelle vittime che su questa terra non trovano pace per l’assenza di verità e giustizia in un Paese che ha fretta di dimenticare. Chi non dimentica, però, sono quegli stessi familiari che continuano a vedere davanti ai loro occhi i corpi martoriati dei propri congiunti, caduti in una guerra dove la linea di confine nemica è contrassegnata da continue aperture. “Dove sta la logica secondo cui avete dovuto firmare delle carte di Stato per autorizzare i familiari di Riina ad assistere alla morte del loro congiunto il capo di Cosa Nostra, una organizzazione criminale a struttura piramidale, che in Italia ha provocato più lutti, miseria e disperazione di quanta ne hanno prodotta i nazisti nei campi di concentramento? Perché avete messo noi, le vittime di Riina, a dover affrontare il torto della Vostra umana pietà intrisa di ipocrisia e vigliaccheria?”. Le parole di Giovanna Maggiani Chelli, trascritte ieri sera in un comunicato inviato prima della notizia della morte di Riina, si scontrano contro quel muro di gomma istituzionale intriso di cinismo e ipocrisia. La presidente dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili ha pagato sulla sua pelle un prezzo altissimo per quell’accordo “indicibile” tra Stato e mafia. Sua figlia Francesca è l’unica sopravvissuta del crollo della Torre dei Pulci, ma le ferite che l’hanno condannata ad una vita di inferno non si sono mai rimarginate. E a ricordare come stanno le cose a quello Stato che – a corrente alternata – recita la parte del misericordioso, ci pensa Luciano Traina, fratello dell’agente di scorta di Paolo Borsellino, Claudio Traina che sulla sua pagina facebook risponde alla “clemenza” del ministro della giustizia Andrea Orlando nei confronti della famiglia Riina. Il ricordo di quest’uomo, che assieme a sua sorella Giusi continuano a pretendere la verità sui mandanti esterni della strage di via D’Amelio,

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"25 ANNI ALLA RICERCA DI UNA SCOMODA VERITA'".

IN COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ANTIMAFIA DUEMILA DI PALERMO, IL DOCUVIDEO DELL'INTERVISTA DI SAVERIO LODATO A NINO DI MATTEO.

A venticinque anni di distanza dalle stragi di Capaci e via d’Amelio, che hanno portato alla morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti di scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, sono ancora diversi i pezzi mancanti che si intravedono sotto le macerie. Quali sono queste “verità scomode” celate? Si potrà mai raggiungere una completa verità? Perché quello della mafia è un fenomeno che resiste nel nostro Paese da oltre 150 anni? Sono questi alcuni temi affrontati a Pavia, nella meravigliosa aula del ‘400, in occasione dell’ultimo incontro organizzato per la XIII edizione di "Mafie, Legalità ed Istituzioni" 2017, dedicato alla memoria del Prof. Grevi, ed intitolato “25 anni alla ricerca di una scomoda verità”.Da una parte Saverio Lodato, giornalista, scrittore, autore del best seller “Quarant'anni di mafia” ed editorialista della nostra testata. Dall’altra Nino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia, pm di punta del pool impegnato nel processo sulla trattativa Stato-mafia e per anni pm nella indagini sulla ricerca dei mandanti delle stragi. A seguito della condanna a morte di Totò Riina, e con l’arrivo a Palermo di duecento chili di tritolo per compiere un attentato nei suoi confronti, Di Matteo è diventato il magistrato più scortato d’Italia.
Con le sue domande, di fronte ad una platea composta soprattutto da giovani universitari, Lodato e Di Matteo hanno fatto il punto sulla lotta alla mafia sottolineando come l’impegno nel contrasto sia un preciso dovere non solo per gli addetti ai lavori ma, soprattutto, per la politica.
Un impegno che ogni singolo cittadino deve pretendere in questa lotta per i diritti e per la libertà.

 

E' MORTO NELLA NOTTE IL BOSS CORLEONESE, TOTO' RIINA

Il capo dei capi è deceduto alle 3,37 nel reparto detenuti del carcere di Parma. Era in coma farmacologico dopo due interventi chirurgici
di Aaron Pettinari e Francesca Mondin
E' morto questa notte alle 3,37 Salvatore Riina, detto “Totò u curtu”. Era ricoverato, in stato di coma farmacologico, dopo essere stato sottoposto a due delicatissimi interventi chirurgici, presso il reparto detenuti del carcere di Parma. In particolare sarebbe stato durante il secondo intervento che si sarebbero verificate delle pesanti complicazioni che hanno reso necessaria una pesante sedazione. Così si è spento, all'età di 87 (compiuti giusto ieri), il boss corleonese considerato fino a poche ora fa il Capo dei capi. Il “viddano” che fece emergere il lato più feroce della mafia siciliana. Sotto il suo dominio Cosa nostra portò a termine i principali omicidi eccellenti degli anni '80 e insanguinò le strade di tutto “il continente” con la strategia stragista.
Riina, rinchiuso al 41 bis dal 15 gennaio '93, quando venne arrestato dopo una latitanza durata 24 anni. Stava scontando 26 condanne all’ergastolo dopo aver commesso stragi (tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del ’92 in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e quelli del 1993 a Milano, Roma e Firenze) ed omicidi efferati. In tutto questo tempo non aveva mai manifestato la volontà di collaborare con la giustizia, non si è mai pentito degli omicidi commessi e non ha nemmeno mai tentato di dissociarsi da Cosa nostra. Un giuramento che aveva ribadito a sua moglie Ninetta Bagarella: “Io non mi pento ... a me non mi piegheranno. Io non voglio chiedere niente a nessuno mi posso fare anche 3000 anni no 30 anni". E poi ancora: “Io sono Salvatore Riina ... e resterò ... e resterò nella storia".
Proprio la Dia, lo scorso luglio, nella relazione semestrale confermava il ruolo del boss corleonese al vertice di Cosa nostra. Intercettato in carcere durante il passeggio con il compagno d’ora d’aria, Alberto Lorusso, “La belva” (così è soprannominato), oltre a rivendicare le stragi e a vantarsi di aver fatto fare la "fine del tonno" a Falcone era tornato a minacciare magistrati in vita. Nel 2013 venne infatti intercettato durante l'ora d'aria con il suo compagno di cella Alberto Lorusso mentre additava come prossimo obiettivo da uccidere il magistrato Nino Di Matteo, pm di punta al processo sulla trattativa Stato-mafia.
Ed è proprio in questo processo, ancora in corso,

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IN PRIMO PIANO: LEGGE "SALVA ICEBERG".

IL PARLAMENTO DANESE APPROVA LA LEGGE "SALVA ICEBERG". LA CAGNOLONA DI GIUSEPPE PERNA PRESTO IN ITALIA

ENPA Ente Nazionale Protezione Animali: vittoria straordinaria, ringraziamo tutti coloro che l’hanno resa possibile
 
Iceberg tornerà in Italia. Il Parlamento danese ha approvato poco fa all’unanimità e con effetto retroattivo la legge che permette alla polizia di Copenaghen di rilasciare la cagnolona, detenuta da fine maggio in una pensione per cani. La legge “Salva Iceberg” entrerà in vigore subito dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale danese. Non c’è ancora una data certa per il rientro della cagnolona ma potrebbe davvero essere questione di giorni anche perché non è escluso che la polizia danese, visto il via libera al testo normativo, possa accelerare la pratiche.

«La liberazione di Iceberg, ormai imminente, è un successo straordinario. Una vittoria meravigliosa ottenuta grazie a una mobilitazione senza precedenti. Dalla cantante Noemi agli europarlamentari 5 Stelle, dal ministro Angelino Alfano a Franco Frattini, Iceberg è riuscita a creare una catena di solidarietà trasversale. Ma – dichiara la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi – se la cagnolona potrà presto riabbracciare Giuseppe lo deve anche a centinaia di migliaia di italiani che si sono schierati al suo fianco premendo sulle istituzioni. Anche su quelle danesi. Desidero per questo ringraziare l’Ambasciatore danese in Italia e l’Ambasciatore italiano in Danimarca, il Ministro danese delle politiche agricole e alimentare, il governo e il parlamento danese».

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GIORNALISTI MINACCIATI: "SOLIDARIETA' AL COLLEGA NEMO, LIBERTA' DI STAMPA BENE DI TUTTI"

di Federica Angeli, Paolo Borrometi, Sandro Ruotolo e Nello Trocchia
“Le immagini rese pubbliche dalla redazione di Nemo Rai 2 sono la prova oggettiva di quello che è successo ieri a Ostia, quartiere di Roma. L’aggressione ad una troupe del settimanale di approfondimento di Rai 2. L’inviato Daniele Piervincenzi e il filmaker Edoardo Anselmi sono stati violentemente aggrediti da Roberto Spada, membro della famiglia Spada coinvolta in diverse inchieste giudiziarie. gli Spada sono gli stessi che costringono la giornalista di Repubblica Federica Angeli, a vivere sotto scorta. Un atto di una gravità enorme. Un crimine che non può rimanere impunito. La magistratura romana e gli investigatori procedano rapidamente. Il Gip si esprima rapidamente. Quel signore merita la condanna, secondo la legge.
Noi giornalisti, cronisti di strada, esprimiamo la nostra solidarietà ai colleghi di Nemo. Chiediamo a tutti, all’opinione pubblica innanzitutto, ma anche alle associazioni e alle istituzioni, di non sottovalutare episodi come quello avvenuto ieri ad Ostia.
Noi cronisti di strada rileviamo che aggressioni e minacce ai giornalisti si susseguono pericolosamente anche perché da tempo alcune forze politiche delegittimano l’informazione, creando un clima di isolamento, del quale fanno le spese giornalisti che cercano di raccontare i territori. La libertà di informazione è un bene che va salvaguardato da tutti”.

Lo scrivono in una nota per Articolo 21 i giornalisti Federica Angeli, Paolo Borrometi, Sandro Ruotolo e Nello Trocchia.Tratto da: articolo21.org

 

 

 

ETTORE ANDENNA: LA MIA ANTENNA 3, INTERVISTA DI MASSIMO EMANUELLI

Intervista di Massimo Emnanuelli realizzata in occasione della inaugurazione della mostra, "Ti ricordi quella sera?, dedicata ad Antenna 3. https://massimoemanuelli.wordpress.co... Intervista a Sandro Parenzo: https://youtu.be/88rTMMsbjNU

Si ringrazia per la collaborazione Massimo Emanuelli, pagina fb: https://www.facebook.com/massimo.emanuelli.33

canale You Tube: massimo emanuelli

 

ISTRIA OGGI NOTIZIARIO RST SAIUZ

IN COLLABORAZIONE CON L'UNIONE ITALIANA DI FIUME.

 

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